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Sono a Matrix stasera

Stasera Matrix torna sull'11 settembre, ci sono anch'io

Ho appena finito una giornata frenetica di collaborazione-lampo per telefono e via Internet con la redazione di Matrix, e mi dicono che stasera va in onda una puntata dedicata all'11 settembre, nella quale verranno messe a confronto le mie ricerche e le ipotesi alternative di Luogocomune.net.

Io non sarò in studio e non ho idea di come verrà strutturata la trasmissione, né di quali saranno gli eventuali ospiti in studio.

Paranoico e antibufalaro come sono, quando mi ha scritto Mentana pensavo fosse una burla ben congegnata, persino gli header erano plausibili. Infatti erano autentici :-).

Se la cosa vi interessa, sintonizzatevi su Canale 5 intorno alle 23.20, con focaccia e birra a volontà, oppure aspettate che venga pubblicata la registrazione in streaming sul sito di Matrix.
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Vignetta antibufala

Il ritorno di un'antica nemesi :-)

Dopo tutti questi articoli sulle tragedie dell'11 settembre, qualcosa di molto più leggero: un crossover fra la mia passione per Star Trek e quella per le indagini antibufala. Grazie a jpupe per la vignetta! Per chi non lo sapesse, Valentin è costui.

Vignetta Sticcon
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11/9, Chiesa ne parla a Matrix

Matrix sull'11 settembre, appunti di visione

Con questo articolo-fiume chiudo per un po' l'argomento 11 settembre. Non voglio trasformare questo blog in un canale monotematico. Continuo a lavorare all'argomento, ma pubblicherò altri articoli sul tema soltanto se ci sono novità davvero significative.

L'articolo è stato aggiornato dopo la sua pubblicazione iniziale.

Canale 5 ha dedicato una recente puntata di Matrix, quella del 24 maggio 2006, alle ipotesi alternative intorno all'11 settembre. Gli ospiti in studio erano Giulietto Chiesa e Marco Taradash. Vedo solo ora la registrazione, scaricata dal sito di Matrix; ecco alcuni appunti. I tempi e le parti si riferiscono alla versione online del programma.

Prima parte

3:30 Mentana osserva che bin Laden stesso ha rivendicato gli attentati nel suo più recente messaggio audio e si chiede come conciliare questa rivendicazione con le ipotesi di Boeing mancanti e di autoattentati.

4:00 Mentana presenta un filmato attribuito all'informazione alternativa, che però è rimosso dalla versione online di Matrix (forse un pezzo di Loose Change? Qualcuno che ha visto la diretta me lo sa dire?).

4:54 Mentana osserva che bin Laden non ha mai sconfessato il video nel quale discute degli attentati e che secondo molti complottisti è un falso realizzato con un sosia poco somigliante. Come mai?

5:27 Chiesa espone le sue tesi:
"io non ho un'interpretazione sulla vera storia dell'11 settembre. Mi sono occupato d'altro. Mi sono occupato di confrontare la versione ufficiale, che è emersa da una commissione ufficiale d'inchiesta, con tre anni di ritardo, per la verità, con quelle che sono le risultanze che in parte, una piccolissima, microscopica parte, abbiamo visto adesso. E questo dimostra in modo incontrovertibile che la versione ufficiale è falsa.... La falsità della versione ufficiale è dimostrabile. Ed è stata dimostrata..."
6:30 Mentana gli chiede di precisare cosa, esattamente è falso. Chiesa parla del Pentagono: obietta che mancano i filmati delle decine di telecamere presenti nella zona. Afferma anche che l'attentato sarebbe stato filmato dai satelliti (dimostrando così di non avere la minima conoscenza della tecnologia satellitare, che non riprende filmati, ma immagini statiche e soltanto su porzioni preordinate del terreno). Chiesa stima che la telecamera (più correttamente, le telecamere) dei filmati divulgati sin qui si trovi a 400 metri dal punto d'impatto.

Ma sappiamo tutti benissimo che ci sono altre registrazioni del momento dell'attentato sequestrate e segretate; la loro esistenza non è in dubbio. Lo sa anche Judicial Watch (come ha scritto nella sua richiesta FOIA) ed è documentato da molte fonti ufficiali. Resta da vedere se quelle registrazioni contengono qualcosa di utile e determinante o no. Fin qui, nulla di nuovo.

Una rapida controllata con Google Earth mi conferma che i 400 metri sono in realtà meno della metà: circa 180. Controllare le cifre prima di spararle in televisione è un'abitudine sempre più desueta.

9:15 Chiesa afferma che il nuovo filmato "invece di smentire, conferma pienamente che quello non può essere un Boeing 757 [indecifrabile]".

Seconda parte

0:00 Parla Taradash. Non ho capito perché chiamare proprio lui: cosa lo rende particolarmente qualificato a controbattere? E' un esperto di ipotesi alternative? Conosce a menadito la cronologia degli eventi? Macché: sbaglia alla grande nel dire (00:50) che le torri "sono crollate nello stesso istante in cui gli aerei sono penetrati dentro" (sono rimaste in piedi per 57 minuti, nel caso della Torre Sud, e 102 minuti nel caso della Torre Nord). Non sa neppure gli orari degli impatti. Fa il paragone con i negatori dell'Olocausto. Come al solito, inizia il battibecco e il sovrapporsi delle voci urlanti tipico di troppi programmi televisivi condotti da moderatori con poco polso (fosse per me, chiuderei automaticamente i microfoni appena il volume della voce supera la soglia dello strillo, ma io sono notoriamente poco paziente).

5:30 Chiesa espone un'altra sua obiezione: il Boeing è troppo grosso per fare i danni al Pentagono. "Ci sono i fatti. Allora, un aereo Boeing 757, avete visto com'è grande, è alto 17 metri [no, è alto 14, e soltanto se si include la deriva e l'aereo poggia al suolo col suo carrello]. Abbiamo le fotografie che ci dicono invece che dentro l'edificio, prima che crollasse, c'era un buco alto cinque metri. Si vede dalle fotografie [...] Un aereo [...] viaggiando a quattro metri da terra [da dove ha tratto questa misura così precisa? O è un'iperbole?] [...] ed è un gigantesco aereo, può fare un buco grande così senza rompere neanche i vetri delle finestre. [...] Si vede benissimo che le finestre tutto intorno a questo buco hanno addirittura i vetri intatti. [...] il buco di uscita si trova dopo sei muri maestri. [...] Un aereo di quelle dimensioni fa un solo buco?"

Anche qui nulla di nuovo:
  1. le dimensioni della fusoliera di un 757 sono compatibili con un foro di "cinque metri" (misura opinabile, ma fidiamoci un attimo del Chiesa), dato che il diametro massimo della fusoliera di un Boeing 757 è 3,76 metri. Le ali hanno inoltre lasciato ampi segni ai lati del foro centrale, estesamente documentati nelle foto delle Pentatracce.
  2. Le finestre non sono rotte (alcune sì, ma non tutte) per la semplice ragione che si tratta di vetri blindati antisfondamento: lo si nota dal fatto, visibile in molte foto, che lo strato esterno è "sciolto", comportamento tipico dei materiali antisfondamento ma non certo del vetro convenzionale.
  3. Che parte dell'aereo abbia trapassato vari muri è perfettamente plausibile, vista la massa (oltre 100 tonnellate) e la velocità alla quale questa massa è stata scagliata come un ariete. Il World Trade Center è stato addirittura trapassato (in alcuni filmati si vede un motore volare fuori dall'altra parte della torre). Il Jumbo della El Al caduto ad Amsterdam vari anni fa ha trapassato un intero palazzo (ho le foto, se serve). Inoltre, come ha notato un lettore, il Pentagono non ha "muri maestri", ma ha una struttura a colonne portanti. A parte quello esterno, i muri interni sono semplici divisori non portanti.
7:18 Chiesa aggiunge un altro dubbio: "il ministro della difesa Donald Rumsfeld, pochi minuti dopo l'impatto, ci sono tutte le agenzie che lo dimostrano, e sono mostrate in quel film e in molti altri filmati, dichiarò 'Hanno lanciato contro di noi aerei e missili'. L'ha detto lui. Poi questa versione è stata cancellata, ma nella prima versione ha detto 'aerei e missili'".

Sembra che Chiesa si riferisca a questa dichiarazione di Rumsfeld, che non è stata affatto cancellata ed è citata da vari filmati complottisti, compreso Loose Change:
Here we're talking about plastic knives and using an American Airlines flight filed with our citizens, and the missile to damage this building and similar (inaudible) that damaged the World Trade Center.
Traduco:
Qui stiamo parlando di coltelli di plastica e di usare un volo American Airlines pieno di nostri cittadini, e il missile per danneggiare questo edificio e simile/i [incomprensibile] che ha/hanno danneggiato il World Trade Center.
La dichiarazione di Rumsfeld è una trascrizione, come si nota dalla parola "inaudible" ("incomprensibile"), peraltro anche malfatta (filed è un errore al posto di filled), e potrebbe contenere errori di trascrizione. Infatti, guarda caso è sufficiente sostituire "and the" con "as a" (suoni molto simili) per trasformarne completamente il senso, rendendolo più logico:
Qui stiamo parlando di coltelli di plastica e di usare un volo American Airlines pieno di nostri cittadini come un missile per danneggiare questo edificio e simile/i [incomprensibile] che ha/hanno danneggiato il World Trade Center.
Sarebbe interessante ascoltare l'audio originale di questa intervista per levarsi il dubbio: a quanto pare, nessun complottista ha chiesto al Dipartimento della Difesa o alla redazione della rivista Parade Magazine (per la quale fu rilasciata l'intervista) se esiste quest'audio. Coraggio, signori, datevi da fare: il numero da contattare al DoD è +1 (703) 697-5131. O devo fare tutto io come al solito?

Terza parte

0:00 Taradash fornisce risposte assolutamente inconcludenti: "io francamente non lo so se è possibile o non è possibile che sia un Cruise [...] o qualcosa del genere". Sembra assolutamente fuori posto, come se stesse improvvisando le risposte, in perfetto stile Guy Goma (quello intervistato per errore dalla BBC). Cerca di portare il discorso sulle interpretazioni e sui mandanti, invece di ribattere a Chiesa affrontando le sue affermazioni riguardanti fatti concreti.

05:23 Chiesa tenta il colpo di scena annunciando il "vero responsabile dell'11 settembre... Vi stupite? Non è Osama bin Laden. Si chiama Mohammed Sheikh... eh... Khaled. [...] Chi vuole se la può andare a ritrovare su La Stampa negli archivi o su Le Monde [...] è stato lui ad andare da Osama bin Laden a convincerlo a fare l'11 settembre ed è stato lui a formare gli uomini...".

Questa è una forma di ragionamento davvero molto opinabile. E' come dire che un capomafia non è il vero responsabile di un omicidio: il responsabile è quello che usa materialmente la lupara o sceglie i sicari. Il signor Khaled (la cui storia è comunque reale) ha proposto l'attentato a bin Laden, e bin Laden non gli ha dato due sberloni prima di farlo arrestare, ma ha approvato la sua proposta. Questo è quel che si chiama, a casa mia, un mandante. Taradash interrompe e ridicolizza maldestramente.

7:47 Nonostante la squallida ironia di Taradash, Chiesa riesce a fare alcuni nomi di persone importanti che hanno dubbi sulla versione ufficiale: "... Paul Craig Roberts, che è stato assistente segretario di stato al tesoro". L'inquadratura mostra gli appunti di Chiesa, che sono in inglese e specificano che si tratta di un personaggio dell'amministrazione Reagan. C'è un suo profilo su Wikipedia che linka a un documento che espone le tesi di Roberts, citate da Chiesa: WTC crollato per demolizione controllata. Le prove, dice Roberts, sono la caduta verticale delle torri all'interno del loro perimetro e in condizioni di caduta libera. Entrambe queste "prove" sono già state discusse e smentite in alcuni miei articoli precedenti (come questo) e da foto come questa (cliccatevi sopra per vedere la versione ingrandita):

Vista dall'alto della zona danneggiata dai crolli del WTC

Quarta parte

0:00 Viene presentato un filmato con la ricostruzione ufficiale. Filmati già visti in parte, con alcune raccapriccianti riprese delle persone che si gettano nel vuoto dalle torri. Si vede, nel filmato del secondo impatto, un frammento d'aereo che trapassa la torre.

2:09 Un fatto interessante: il punto d'impatto è visibile fin dall'altra parte della presunta "collinetta" sulla quale scorre l'autostrada antistante il Pentagono. I complottisti sostengono invece che il dislivello è tale da rendere impossibile la manovra. Eppure qui si vede che esiste una traiettoria rettilinea che porta dritto al punto d'impatto senza dover fare repentine variazioni d'altitudine. Non è una conferma assoluta, ma è certamente un punto da ponderare. Viene citata la tesi complottista dei fotogrammi mancanti nei filmati del Pentagono.

4:50 Chiesa cita il secondo "personaggio di spicco", Andreas von Bulow, "ex segretario alla difesa della repubblica di Germania", che afferma (dice Chiesa leggendo) che "la storia ufficiale dell'11 di settembre è così inadeguata e manipolata che dev'essercene per forza un'altra". Secondo Chiesa, von Bulow ha scritto e detto questa cosa "in un libro".

Tuttavia la telecamera mostra, a 4:54, il foglio dal quale Chiesa sta leggendo: il foglio dice "The official story is so inadequate and far fetched that there must be a different one - Intervista con Alex Jones in diretta radiofonica". Scusate la mia pignoleria di madrelingua inglese, ma "Far fetched" non si traduce "manipolata": basta consultare un qualsiasi dizionario d'inglese per capire che si traduce "inverosimile".

Può sembrare una pignoleria, ma è forse importante. Primo, Chiesa non sta riferendo correttamente quello che si è scritto nei suoi appunti. Secondo, i suoi appunti sono, a quanto mi risulta, sbagliati: la citazione, infatti, non proviene da una diretta radiofonica con Alex Jones, ma da un programma olandese (archiviato su Google Video; la citazione è a 1:02). Se von Bulow non ha ripetuto la stessa affermazione altrove (smentitemi se potete), sembra che i complottisti siano così trasandati da non controllare neppure la fonte delle loro stesse dichiarazioni.

In ogni caso, l'affermazione di Von Bulow è una sensazione personale, nulla più, non suffragata da prove.

6:26 Chiesa chiarisce che non mette in dubbio la presenza di aerei al WTC: mette in dubbio che siano la causa del crollo. Sterile polemica di Taradash.

7.15 Chiesa afferma che gli edifici crollati a Manhattan sono stati sette e tira in ballo il WTC7:
"due sono le Twin Towers, altri quattro sono gli edifici che sono crollati perché sono stati investiti in varia forma dall'incendio e dai detriti delle due torri. Ma c'è il settimo edificio, il famoso settimo edificio, che -- guarda che sorpresa -- non è stato colpito da nessun aereo ed era un palazzo -- che sia chiaro, non una casupola -- era un palazzo di 47 piani che conteneva tra le altre cose gli archivi della Central Intelligence Agency e gli uffici del sindaco di New York, Giuliani. [...] Abbiamo le fotografie e i filmati che mostrano che c'erano due soli incendi, uno al quindicesimo piano e l'altro circa al settimo piano, incendi che tutti gli esperti dicono avrebbero potuto essere spenti da un normale sistema antincendio di un palazzo così importante. [...] Ci sono le registrazioni in cui il capo della sicurezza di questo edificio dice 'A questo punto lo facciamo venire giù'"
Non è chiaro chi sia questo "capo della sicurezza", ma forse si riferisce alla dichiarazione di Larry Silverstein (locatario del WTC, non "capo della sicurezza"), il famoso "pull it", che i complottisti interpretano come "farlo saltare" e che Silverstein ha chiarito voler dire "ritirare i pompieri": è storia vecchia, documentata qui. Del resto, dare l'ordine di demolire un palazzo di 47 piani mentre sta bruciando sarebbe pazzia pura.

Comunque sia, la domanda sulla dinamica del crollo del WTC7 è lecita. Raccoglierò foto e documentazione e cercherò appena posso di scrivere tutto quello che ho trovato, ma in estrema sintesi, il WTC aveva una struttura estremamente particolare, con alcuni punti deboli nella parte inferiore, è stato colpito massicciamente dai pesanti detriti dei crolli circostanti, ed ha subito (lo dice anche Chiesa) incendi che sono stati lasciati a se stessi. Ha retto un po' più a lungo, poi ha ceduto.

Del resto è difficile pensare che la CIA demolisca un palazzo contenente i suoi documenti segreti, col rischio che svolazzino fuori per strada. Usare un distruggidocumenti è forse meno pittoresco ma molto più efficace.

Quinta parte

0:00 Chiesa parla degli sbuffi durante i crolli e li chiama "esplosioni". Anche questo è un argomento già discusso e sviscerato: una vera demolizione controllata ha esplosioni lungo tutto il perimetro e a ogni piano nel quale sono piazzate le cariche; i filmati del WTC 1 e 2 mostrano, invece, soltanto qualche sbuffo qua e là. Vale la pena di visionare, in questo senso, un recentissimo filmato di una demolizione reale di una struttura a torre cava, disponibile qui. Noterete la vastità e la violenza degli scoppi. Un'interpretazione plausibile di questi sbuffi al WTC è che siano dovuti allo sfogo dell'aria che viene compressa fra i piani che stanno collassando l'uno sull'altro. Mentana obietta appunto che potrebbe trattarsi di schiacciamento.

1:42 Chiesa cita l'impatto di un aereo contro l'Empire State Building come dimostrazione dell'affermazione che un aereo non può far crollare un grattacielo. Anche questo è un tema già dibattuto a lungo (per esempio nei commenti a questo mio articolo): aereo molto più piccolo, fatto di legno e tela, bimotore a elica del peso complessivo di dieci tonnellate e molto più lento di un jet, contro un edificio con una struttura reticolare molto compatta. Taradash farnetica e strilla invece di cogliere l'occasione per argomentare, buttando la cosa in politica. Chiesa gli va dietro e si mettono a litigare come bambini.

Sesta parte

0:00 Si cita l'affermazione complottista secondo la quale tutti gli ebrei furono avvisati di non andare al lavoro l'11 settembre, e Mentana annuncia un filmato che però è assente nella versione online di Matrix. Chiesa se ne dissocia, poi segnala un libro che contiene affermazioni su bin Laden (la sua passata collaborazione con i servizi segreti USA in Afghanistan ai tempi dell'invasione sovietica, ma questo non è un mistero per nessuno, più varie sue vicissitudini diplomatiche che però non hanno a che vedere con la dinamica degli attentati). Anche Chiesa concorda che non c'entra nulla con l'11 settembre. "Noi abbiamo studiato i fatti", dice. Forse poteva applicarsi meglio.

Settima parte

0:23 Si parla di propaganda e non di dinamica. Finalmente Taradash dice qualcosa di costruttivo: "uno può scegliere la logica tradizionale dell'Occidente, che è quella di cercare di mettere insieme i fatti, di guardare quello che è successo, di andare a studiare i punti oscuri per capire i punti oscuri, oppure uno può avere un'altra logica: cercare i punti oscuri per negare i fatti". E' una buona sintesi degli atteggiamenti di debunker e complottisti.

0:52 Chiesa cita, lui dice, "il Daily Telegraph del 16 settembre 2001". Ma il foglietto davanti a lui dice The Guardian, e cita il testo di questo articolo del Guardian, che cita soltanto di striscio il Telegraph. Chiesa poi si corregge. Ma è interessante notare che l'autore dell'articolo del Guardian è Michael Meacher, che è guarda caso la persona che compare nel video olandese accanto a von Bulow.

4:00 Si parla del film sull'11 settembre di Oliver Stone e si fanno confronti con il terrorismo italiano ed europeo. Discorsi di psicologia, ma nulla di rilevante in termini d'indagine sulla dinamica dell'11 settembre.

Ottava e ultima parte

0:00 Chiesa s'infervora per le interruzioni di Taradash e ricomincia il battibecco.

2:50 Si parla del Volo 93 e del relativo film in uscita. Taradash interrompe e va fuori tema. Conclusioni finali di ordine politico. Nulla di rilevante.

In conclusione

Grazie all'impreparazione e alla litigiosità di Taradash, la trasmissione farà la gioia dei complottisti. Giulietto Chiesa ne esce televisivamente vincitore, ma è deprimente notare che tutte le accuse e le teorie esposte da Chiesa si fondano su argomentazioni già smentite, che sarebbe stato banale spiegare documentatamente avendo a disposizione, durante la trasmissione, un semplice laptop collegato a Internet e un po' di attenzione nella ricerca. Ci sarei riuscito persino io.

Lascia di stucco la scelta di Mentana di chiamare una persona totalmente incompetente e impreparata. Capisco che la trasmissione è stata improvvisata, se ho capito bene, a causa del malore di uno degli ospiti previsti originariamente per la serata, ma sarebbe bastata una ricerca in Google e una telefonatina per trovare qualche debunker meglio preparato di Taradash.

Speriamo in meglio per la prossima occasione.
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Mancano davvero dei fotogrammi nei filmati dell’impatto al Pentagono?

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "sarapro****" e "a_men".

La rete televisiva italiana La7 ha trasmesso, in un telegiornale del 23 maggio scorso, un filmato realizzato da Luogocomune.net, nel quale si sostiene che mancherebbero dei fotogrammi nei due filmati delle telecamere di sorveglianza del Pentagono rilasciati qualche giorno fa.

La mancanza dei fotogrammi, secondo questa analisi di Luogocomune, è prova di un complotto: "Ma due fotogrammi mancanti, innegabili, bastano e avanzano per dimostrare una manipolazione, e quindi l'evidente intenzione di coprire una verità diversa da quella che ci viene presentata."

La registrazione del servizio di La7 è qui; i filmati originali sono qui e qui. Il filmato integrale della sincronizzazione preparata da Luogocomune.net è qui.

Tuttavia l'ipotesi dei fotogrammi mancanti si basa sulla corretta sincronizzazione dei due filmati. Se la sincronizzazione fosse sbagliata, allora l'ipotesi cadrebbe, e i giornalisti di La7 sarebbero stati irresponsabili nel non verificarla prima di diffonderla.

In effetti, stando a un'analisi pubblicata in Rete, la sincronizzazione proposta da Luogocomune.net è sbagliata, e anche molti partecipanti al forum di Luogocomune.net avanzano dubbi sulla sua correttezza. Alcuni hanno anche preparato dei confronti fra i fotogrammi (come questo e questo) che mostrano il macroscopico disallineamento temporale della ricostruzione di Luogocomune.net andata in onda su La7.

Per esempio, nel fotogramma 5, che vedete qui sopra, in una versione l'auto ha già oltrepassato entrambe le colonnine d'ingresso che ospitano una delle telecamere, ma nel secondo vi si trova ancora davanti. Eppure, secondo la ricostruzione di Luogocomune.net, questi fotogrammi sarebbero pressoché simultanei.

Le due telecamere che hanno ripreso i filmati sono situate nelle posizioni indicate da questo grafico di Luogocomune.net, che sembra indicare che la telecamera che mostra la ripresa più ravvicinata si trovi nella colonnina di destra. Se questa localizzazione è corretta, allora l'errore di sincronizzazione è ancora maggiore.

Sarebbe corretto che il TG di La7 rettificasse la disinformazione proposta, ma sarebbe un gesto raro in un panorama giornalistico dove conta solo lo scoop, mentre la correttezza e il rigore si lasciano fuori dalla porta. Con questo approccio, si regala pubblicità gratuita alle tesi complottiste e si degrada ulteriormente il già basso livello del giornalismo televisivo italiano.

Paradossalmente, gli unici che si sono comportati tutto sommato correttamente in questa situazione sono stati i partecipanti a Luogocomune, che perlomeno si sono fatti autocritica, anche se non hanno rettificato, per ora, l'accusa dei fotogrammi rimossi né hanno tolto da Youtube il filmato con la sincronizzazione errata.

I filmati ufficiali dell'impatto al Pentagono non mostrano chiaramente cosa ha colpito l'edificio, ma da qui a dire che sono stati manipolati il passo è molto, molto lungo. Una testata giornalistica dovrebbe saperlo.
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Denise Amadio, allarme rientrato

Un appello diffuso vivacemente via Internet segnalava la scomparsa di Denise Amadio, ma non è più necessario diffonderlo: la vicenda si è conclusa felicemente da una settimana.

L'appello conteneva, insieme alla fotografia mostrata qui sopra, questo testo:

PURTROPPO NON E' UNA BUFALA.

E' LA FIGLIA DI UN MIO AMICO E' SCOMPARSA IERI NEL TARDO POMERIGGIO A
MILANO E DA QUEL MOMENTO NON SE NE HANNO PIU' NOTIZIE.

LE FORZE DELL'ORDINE HANNO AUTORIZZATO DA POCO LA DIVULGAZIONE DELLA
NOTIZIA AGLI ORGANI DI STAMPA E TELEVISIVI.

SE HAI LA POSSIBILITA' DI FAR GIRARE IL PIU' POSSIBILE QUESTO VOLANTINO TE NE SAREI GRATO CON TUTTO IL CUORE.

GRAZIE MILLE MASSIMO G*******

L'appello era accompagnato inoltre da due numeri di telefono cellulare e da un numero con il prefisso 02 di Milano (che ometto qui per evitare ulteriori disagi agli intestatari).

Numerosi lettori hanno contattato questi numeri e hanno avuto rassicurazioni sul fatto che Denise è tornata a casa. Il numero di rete fissa citato nell'appello corrisponde alle Suore Piccole Operaie Del Sacro Cuore di Milano, come indicato da Paginebianche.it. Ho contattato il numero in questione, e mi è stato detto che la vicenda si è conclusa felicemente già una settimana fa.

Visto il disagio che il diluvio di telefonate sta causando alle persone coinvolte, è estremamente importante non diffondere ulteriormente quest'appello.
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Domani 26 maggio sono a Milano per parlare di diritti digitali

Sono stato invitato all'Università Statale di Milano a parlare di diritti digitali e di diritto nell'era digitale nel corso di informatica giuridica del professor Mario Jori, alla Facoltà di Giurisprudenza.

Il tema è "Il giudice di silicio - Quando la tecnologia si sostituisce alla legge", e sarà una carrellata sui problemi e sulle sfide del Digital Rights Management (hardware e software), del diritto d'autore nell'era digitale, della computer forensics, e della conservazione della cultura.

Se vi va, ci vediamo domani (26 maggio) alle 9.30 nell'aula 208.
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Nuovo spot antipirateria della SIAE, davvero convincente

La SIAE ha pubblicato un nuovo spot contro la pirateria che è talmente demenziale da implorare una riedizione-parodia che mostri correttamente i fatti: lo spot SIAE, infatti, equipara il download in generale alla pirateria (sono criminale anche se scarico Firefox, l'aggiornamento dell'antivirus, Linux o Star Wreck? E se scarico da iTunes?) e sicuramente convincerà orde di teenager con il ragionamento "se scarichi non puoi permetterti poster e vestiti da figo".

Il nesso, francamente, mi sfugge; mi verrebbe da pensare il contrario (con quello che costano CD e DVD originali, devo rinunciare a poster e vestiti), ma non voglio sembrare un istigatore alla pirateria. Voglio soltanto segnalare che è scandaloso che si sprechino in questo modo i soldi dei contribuenti per propagandare messaggi fuorvianti, ingannevoli e inconcludenti.

Lo spot è qui, in formato Flash; c'è qualcuno che me lo scarica e me lo manda in un formato editabile? Volete cimentarvi anche voi in una versione-parodia, magari con l'audio debitamente riveduto e corretto, da pubblicare su Google Video o Youtube?
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Sicurezza: minacce legali da Pro.Sat.Studio, ma è il solito tranello virale

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "fabio.degius****" e "emc2".

Come altri lettori, anch'io stamattina ho ricevuto un'inquietante diffida, piena di errori di battitura, da una certa Simona Favini della Pro.Sat.Studio:

la scrivente società ha senganlato la presenza di continui tentativi di intrusione nei nostri Database dall'inizrizzo di posta topone@pobox.com, siete pregati di controllare lo stato di attivazione della vostra mail all'interno dei nostri archivi all'indirizzo sottostante, la mancata comunicazione all'internio del nostro sito ci vedrà costretti ad intreprendere vie legali

DETTAGLIO EMAIL: topone@pobox.com

Sistinti Saluti
PRO.SAT. STUDIO

Non rispondete a questo messaggio e non cliccate sul link che contiene: è una trappola.

Le parole "Dettaglio email [indirizzo]", infatti, portano all'indirizzo http://www.melagodo.biz/prosat_db. Melagodo.biz è un noto sito-trappola, già documentato in altre occasioni in questo blog.

Visitando l'indirizzo del link (non fatelo), che fra l'altro è già bloccato dalla barra antiphishing di Netcraft, compare una scritta che parla di un "Accesso Datatbase PRO.SAT. STUDIO". Non sembra succedere nulla, ma c'è una riga di codice molto particolare nell'HTML della pagina:
<"clsid:4F398B32-702D-4582-BFA0-F7052FC6A744" codebase="db_access.exe">

Sui sistemi Windows non adeguatamente protetti, questa riga può scaricare e tentare di eseguire un programma, db_access.exe, che l'analisi online di Kaspersky riconosce già come virus, denominandolo Trojan.Win32.Dialer.jw.

Per prevenire attacchi di questo genere, ricordate di non fidarvi mai dei link presenti nei messaggi inattesi e di fonte sconosciuta; ricordate che il mittente di un messaggio è facilmente falsificabile; e prendete opportune precauzioni, usando un antivirus ma soprattutto navigando con browser meno insicuri del solito Internet Explorer (per esempio Firefox o Opera) e con sistemi operativi meno vulnerabili di Windows.

Questo attacco ha efficacia soltanto sui sistemi Windows; gli utenti Mac e Linux e in generale di altri sistemi operativi non corrono rischi.

Se avete cliccato sul link e temete di essere infetti, non scrivetemi chiedendo aiuto: purtroppo non ho tempo per fare assistenza tecnica a tutti. Contattate uno specialista, pagatelo per disinfestare e cogliete l'occasione per riflettere sulle vostre abitudini informatiche.

Se non avete cliccato sul link, cestinate il messaggio e non preoccupatevi.
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11/9, Beppe Grillo e Giulietto Chiesa sposano le tesi complottiste

Quest'articolo è stato aggiornato dopo la sua pubblicazione iniziale. Alcuni commenti potrebbero, pertanto, non essere più pertinenti.

Due firme importanti della scena mediatica italiana sono scese in campo oggi a proposito degli attentati dell'11 settembre. Sul blog di Beppe Grillo è comparso un articolo (non un commento di un lettore, ma proprio un articolo) che ospita una lettera di Giulietto Chiesa. La lettera afferma che:

La versione ufficiale fornita dal governo degli Stati Uniti non spiega assolutamente nulla. Peggio: è dimostrabile che in decine di punti dice il falso, esplicitamente, e in altre decine di punti decisivi omette di dare una qualsiasi spiegazione.

Ho scritto a Chiesa tramite il suo sito, chiedendogli quali sono questi punti, così possiamo valutarli serenamente, e sono in attesa di risposta.

Giulietto Chiesa prosegue affermando, sempre nel blog di Grillo, che su Internet è già presente da tempo una impressionante quantità di materiali che dimostrano la menzogna" e invita tutti a fare riferimento a un dossier preparato dal sito Megachip e a visionare il film Loose Change 2nd edition.

Il dossier in questione è, per ora, soltanto un elenco di link a documentari e pubblicazioni complottiste già in gran parte discusse in questo blog e altrove.

Per esempio, il dossier presenta come prova il lavoro del professor David Ray Griffin, che è sì professore, ma di teologia, cosa che non lo qualifica certo come esperto di esplosivi o demolizioni controllate; eppure Griffin afferma con certezza che le torri del WTC sono state distrutte da una demolizione controllata, senza spiegare come sia stato possibile piazzare, oltretutto di nascosto, tutto l'esplosivo necessario per farlo, come discusso in un mio recente articolo.

Griffin, inoltre, non spiega come sia possibile che un'impresa di raffinatezza sublime come minare di nascosto due grattacieli di cento piani ciascuno (più il WTC 7), con un rischio di errore altissimo, sia stata ordita da un governo come quello statunitense, che non riesce neppure a nascondere gli orrori di Abu Ghraib o a "trovare" le armi irachene che sarebbero state così utili per giustificare un'invasione.

Si cita In Plane Site, che ho già analizzato e trovato gravemente lacunoso sui fatti e fazioso nel presentarli, per cui non ripeto qui l'elenco dei suoi errori e delle sue distorsioni.

Si cita anche Steven Jones, che a differenza di Griffin è un professore universitario di fisica; questo dovrebbe qualificarlo maggiormente per valutazioni sulla fisica degli eventi dell'11 settembre, ma va notato che Jones è il tipo di persona che afferma di avere prove materiali che Gesù Cristo s'è fatto un giretto in America dopo la crocifissione (lo dimostrano inoppugnabilmente, dice Jones, dei reperti dei Maya).

Affermazioni come queste gettano dubbi sul rigore generale delle sue pubblicazioni. Altrove, in questo blog, si è già discusso della sua citazione scientificamente scorretta delle leggi della termodinamica, con errori che un fisico non dovrebbe assolutamente fare ("i circa 34 piani superiori cominciano a ruotare in blocco, verso sud e est. Cominciano a rovesciarsi, come previsto dalla seconda legge della termodinamica"; consiglio di consultare la definizione della seconda legge della termodinamica, che non ha alcuna attinenza ai crolli).

Cosa più importante, si cita Loose Change 2nd edition, che sembra essere il documentario complottista più in voga del momento. Non ho tempo di guardarmelo tutto stasera, e il documentario fa un enorme numero di affermazioni prive di fonti (come capita spesso), che andrebbero verificate una per una, con un lavoro immane. Ne ho comunque guardato i primi venti minuti ed ho trovato alcune perle interessanti.

  • Viene presentata come oggetto sospetto la copertina di un manuale sul terrorismo, datato giugno 2000, che mostra una delle torri del WTC nel mirino. Il WTC era stato oggetto di un attentato-bomba nel 1993 che fece molto scalpore: è quindi più che logico metterlo in copertina su un manuale antiterrorismo.

  • Si presenta come elemento sospetto la polizza antiterrorismo da 3,5 miliardi di dollari sottoscritta da Larry Silverstein poche settimane prima degli attentati. Sarebbe semmai sospetto, anzi stupido, se il proprietario di un edificio che è già stato oggetto di un attentato non si fosse premunito assicurandosi contro attentati futuri.

  • A 10 minuti circa viene mostrato il crollo delle torri del WTC. La vista dal basso, a distanza ravvicinata, non mostra alcuno dei famosi squib, o sbuffi, che i sostenitori della demolizione controllata indicano come prova della loro teoria. Un'altra ripresa mostra la pioggia dei frammenti del WTC che cadono più velocemente di quanto crolli l'edificio, dimostrando che il crollo non è avvenuto a velocità da caduta libera come affermano invece i complottisti come Griffin.

  • Si mostra il crollo del WTC7, indicandolo come sospetto, ma lo si mostra dalla facciata opposta a quella colpita dai detriti del crollo delle torri; questo dà l'impressione che l'edificio sia molto meno danneggiato di quanto sia realmente. Cercando in Internet, tuttavia, ci sono foto che mostrano l'altra facciata, quella colpita, prima del crollo, e rivelano chiaramente che l'edificio era tutt'altro che intatto ed era in preda a un incendio molto vasto.

  • A 11.00 circa, si vede che il crollo "controllato" delle torri ha lasciato in piedi delle altissime "guglie" della struttura. Ho in archivio altre foto che mostrano ancora più chiaramente queste guglie. Sembra improbabile che una demolizione controllata possa avere un effetto di questo genere.

  • A 12:00 circa, si cita la famosa frase di Rumsfeld che parla di "missile to damage this building". Ma missile in inglese si usa per indicare genericamente qualsiasi oggetto lanciato nell'aria: per esempio, "After the final whistle, people started overturning cars and throwing missiles and stones" (cito dalla cronaca sportiva della BBC). Inoltre sembra improbabile che Rumsfeld sia così cretino da svelare il complotto con un lapsus freudiano.

  • A 14:00 circa, prima si teorizza che Hani Hanjour fosse totalmente incapace di pilotare, poi si mostra un testimone che dichiara che Hanjour era già certificato e aveva già la licenza da pilota commerciale. La cosa più grave che il testimone riesce a dire (ricordiamoci che questo è un testimone per l'accusa) è che Hanjour "aveva capacità di pilotaggio medie o inferiori alla media". Quindi non un asso, ma di certo non un incapace, se ha comunque già una certificazione ottenuta in USA.

  • Si afferma che il volo 77 è riuscito a "sradicare cinque pali della luce senza danneggiare le ali o i pali". Non è chiaro come facciano questi documentaristi a sapere che le ali non si sono danneggiate, visto che l'aereo s'è schiantato pochi istanti dopo. Per quanto riguarda i pali "intatti", direi che le foto parlano da sole, se si considera che i pali sono ancorati in modo che gli ancoraggi cedano se colpiti con forza sufficiente, come ovvia misura antinfortunistica.

  • Si afferma che "basta guardare le foto di quel giorno per rendersi conto che qualunque cosa abbia colpito il Pentagono non è rimbalzato sul prato...". Infatti nessuno afferma che l'aereo sia rimbalzato sul prato. Bella tecnica, quella di mettere in bocca all'avversario cose che non ha detto e poi smentirgliele per "provare" la sua malafede. È una tecnica ricorrente in Loose Change come in altri documentari complottisti.

  • Si dice "perché non c'è assolutamente alcuna traccia del Volo 77?". Eppure le tracce ci sono, come mostrato da queste foto.

  • Si dice "la spiegazione ufficiale è che il calore intenso del carburante avio ha vaporizzato l'intero aereo". Questa è una bugia messa in bocca all'avversario per far bella figura, come già fatto prima. Non c'è alcun punto della versione ufficiale che affermi una cosa del genere. Come consueto, inoltre, i documentaristi evitano accuratamente di fornire fonti per le loro affermazioni.

  • Una delle perle migliori del pezzo che ho visto finora è a 18 minuti circa: dicono che hanno chiamato la Boeing per sapere di cosa sono fatti i Boeing 757, ma la centralinista ha detto che la Boeing non fornisce queste informazioni a causa dell'11 settembre. Il tutto viene presentato come se vi fosse un mistero, un segreto orribile da non rivelare. Ma non c'è nessun mistero: gli aerei di linea sono fatti di titanio, alluminio, materiali compositi, eccetera. Diamine, lo so io che sono un semplice appassionato d'aerei. A parte il fatto che un giretto sul sito della Boeing basterebbe a farsi un po' di cultura: ci sono persino le percentuali dei vari materiali.

  • Altra perla a 18 minuti circa: "il 757 ha due motori Pratt & Whitney". Sbagliato. Il 757 del volo 77 era un Boeing 757-223, matricola N644AA, equipaggiato con motori Rolls-Royce RB211-535. Questi sono dati facilissimi da trovare in Rete presso fonti super partes, eppure i documentaristi non li hanno trovati (o non li hanno cercati). Eppure il tipo di motore è indicato proprio in un fotogramma del documentario a 19:19 ("if the aircraft that struck the Pentagon was a Boeing 757-200 owned by American Airlines, then it would have to be a Rolls Royce engine", dichiara per iscritto Mark Sullivan, portavoce della Pratt & Whitney). Non si tratta di un dettaglio trascurabile, visto che sull'identificazione dei motori viene imbastita tutta una serie di "prove" nei minuti successivi.

  • A 19:00 circa, i documentaristi dicono che il loro esperto afferma che il frammento circolare trovato al Pentagono è un "turbogetto JT8D di un A3 Skywarrior della US Air Force". Per cui l'aereo che ha colpito il Pentagono, sembrano sottintendere i documentaristi, è un A3 Skywarrior, non un aereo di linea. Ma gli A3 Skywarrior, vecchi aerei militari nati nel 1952 e pensionati nel 1991, non hanno mai montato motori JT8D, per cui l'intero ragionamento cade. Gli A3 usavano sì motori della Pratt & Whitney, ma dei J57, non dei JT8D; per chi se ne intende è uno svarione colossale, come dire che le Ferrari montano motori diesel. L'esperto, quindi, non sembra essere molto esperto.

  • A 20:40 circa, i documentaristi mostrano il disegno di un componente di motore che, a loro dire, è quello di un Boeing 757 (non ne viene specificata la marca o il modello). Poi mostrano il frammento di motore presente in alcune foto del Pentagono e dicono che è diverso (gli mancano dei particolari triangolari) e quindi non può appartenere a un Boeing 757. Ergo, dicono loro, l'aereo del Pentagono non è un Boeing 757. Ma si è visto prima che i documentaristi non sanno quali motori montava il 757 della American Airlines, e di conseguenza hanno probabilmente preso il disegno di un motore che non c'entra nulla: non c'è da stupirsi, quindi, che il disegno presentato dai documentaristi non combacia con la foto. Questo, infatti, è il disegno esatto, fornito dalla Boeing, dei motori Rolls Royce presenti sui 757 della American Airlines. Corrisponde al frammento fotografato al Pentagono.

  • A 21:00 si mostra un'immagine (quella che vedete qui sotto) di "dipendenti del Pentagono che portano via una grande scatola coperta da un telo blu. Perché tanto mistero?". Nessun mistero: è una tenda, non una scatola. È semplicemente una tenda come quelle che si vedono, cerchiate in giallo, nella parte inferiore della foto qui sotto. Se fosse una scatola, magari anche piena, come farebbero a sollevarla a forza di braccia e tenersela disinvoltamente sopra la testa?
    Scatola? No, tenda!

Basta. Mi fermo qui, ai primi venti minuti, perché se tanto mi dà tanto, il resto del filmato è una pari accozzaglia di errori, manipolazioni e stupidaggini. Il vero mistero è come mai una persona qualunque come me, nel tempo libero e senza sponsor milionari ma con una semplice connessione a Internet e una manciata di neuroni già logori, riesce a trovare queste contraddizioni, questi errori e queste scorrettezze, mentre gente ben più blasonata e dotata di risorse se le fa scivolare sotto il naso.

E questo sarebbe il meglio che i complottisti riescono a produrre in cinque anni di ricerche? Signori Chiesa e Grillo, siete ancora dell'idea che questo filmato dimostri che la versione ufficiale dice il falso?

Parliamone. Sapete dove trovarmi.
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Disponibile il video della TSI sulle truffe online

Se vi siete persi la puntata del programma Falò della televisione svizzera italiana di giovedì scorso, che parlava di truffe online, con tanto di adescamento di truffatori e indagini alle quali ho avuto il piacere di partecipare, è ora disponibile qui in versioni streaming ad alta e bassa risoluzione, in formato Real.

Qui accanto vedete uno dei tanti assegni (falsi) che abbiamo ricevuto durante la preparazione del programma, sostituendoci alle vittime.

Buona visione, e prudenza!
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Da Windows a Mac: come bloccare alla fonte i siti indesiderati

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "triskell" e "robertominer****".
L'articolo è stato corretto e aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Come forse sapete, sto scrivendo un non-libro intitolato Da Windows a Mac. È un "non-libro" perché non lo sto scrivendo come libro, ma come raccolta di articoli. Quello che state leggendo è uno di questi articoli; gli altri li trovate qui.

Avete sicuramente qualche sito che vi interessa consultare ma che è appestato da orrendi banner pubblicitari, o addirittura da intere finestre pubblicitarie che coprono quello che state cercando di leggere, persino se usate le funzioni blocca-popup integrate di Firefox. Uno dei miei preferiti è Worth1000.com, sito dedicato agli artisti del fotoritocco umoristico o satirico, che ha l'atroce difetto di far comparire (almeno qui in Svizzera) l'infernale Jamba. Anche Tvtorrents.com non scherza, e la Rai sta diventando insopportabile.

Ho già descritto in dettaglio come modificare in Windows il file hosts e ho scritto un sunto dell'equivalente operazione Mac in un microarticolo un annetto fa: ecco una versione meno ermetica.

La prima cosa da fare, se avete configurato correttamente il vostro Mac in modo da lavorare come utenti comuni senza privilegi di amministratore, è passare all'account amministratore: in genere basta sceglierlo dal menu a tendina nell'angolo destro della barra menu e digitarne la password.

Fatto questo, aprite una finestra di Terminale e date il comando sudo nano /etc/hosts. Questo comando ordina al programma nano di editare il file /etc/hosts, e lo fa con privilegi temporanei di amministratore grazie al comando sudo.

A questo punto vi viene chiesta la password di amministratore: datela. Il file hosts compare dentro la finestra di Terminale. Dovrebbe avere un aspetto di questo genere:

editing hosts 1.png

Usando i tasti freccia (il mouse non funziona dentro la finestra di terminale) e i comandi indicati nella zona inferiore della finestra di Terminale, modificate il file hosts in modo che a ogni sito che volete bloccare corrisponda 127.0.0.1, come mostrato qui sotto. Lasciate intatte le tre righe già presenti nel file, servono al Mac. Per allineare le colonne potete usare gli spazi o le tabulazioni.

editing hosts 2.png

Chiudete il file hosts salvandolo: digitate Ctrl-X e poi Y e Invio.

Sempre nella finestra di Terminale, digitate sudo killall -HUP lookupd e chiudete la finestra di Terminale (in OS X Leopard, Snow Leopard e Lion questo comando non funziona e si digita invece dscacheutil -flushcache, secondo Appzdev.com).

Non occorre riavviare Mac OS X né riavviare il browser: provate ora a visitare i siti che prima vi facevano soffrire. Dovreste notare una notevole differenza. I banner saranno scomparsi e la pagina che vi interessa verrà caricata molto più rapidamente.

Il trucco funziona in questo modo: quando il browser carica una pagina Web, ne esegue tutti i link (compresi quelli pubblicitari). Per eseguirli, la prima cosa che fa è leggere il file hosts per vedere se per caso il nome del sito indicato nel link è presente in questo file; se non c'è, lo va a cercare su Internet alla maniera solita. Ma se c'è, ed accanto ad esso c'è l'indirizzo IP numerico 127.0.0.1, che è quello interno del vostro computer, il Mac crede che il sito in questione si trovi nel vostro computer e non lo va a cercare su Internet. Ovviamente il sito non esiste nel vostro computer, per cui non viene visualizzato nulla di quel sito. Se il sito è pubblicitario, non vengono visualizzate le sue pubblicità.

Per scoprire i nomi dei siti da bloccare, date un'occhiata alla barra di stato o alla barra del titolo delle finestre del vostro browser: dovrebbe essere indicato lì. Inoltre, se sapete leggere il codice HTML delle pagine Web, potete visualizzarlo e cercarvi i link che portano a siti esterni.
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Bruce Schneier scrive parole chiare sul valore della privacy. Anche per chi non ha nulla da nascondere

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "rosstefan" e "lontanolontano".
Diversamente dagli altri articoli di questo blog, quest'articolo è soggetto al diritto d'autore di Bruce Schneier, al quale ho donato la mia traduzione.


Lo scandalo del calcio truccato risolleva la questione delle intercettazioni e del diritto alla privacy, già stimolata dall'allarme terrorismo. L'intrusione nelle comunicazioni e la sorveglianza sembrano sempre più necessarie e giustificate. Ma Bruce Schneier, uno dei più rispettati esperti di crittografia e sicurezza (non solo informatica), ha scritto per Wired un articolo di riflessione lucido e penetrante, che è un forte richiamo alla realtà e credo meriti particolare diffusione anche in italiano. Con il suo permesso, lo traduco qui dall'inglese.


Il valore eterno della privacy


di Bruce Schneier
18 maggio 2006
Translated from the English original by Paolo Attivissimo. Copyright to this translation belongs to Bruce Schneier.

Coloro che sono favorevoli a controlli d'identità, telecamere e database di sorveglianza, data mining e altre misure di sorveglianza generalizzata rispondono spesso a chi sostiene il diritto alla privacy con quest'obiezione: "Se non stai facendo niente di male, che cos'hai da nascondere?".

Ecco alcune risposte argute:
  • "Se non sto facendo niente di male, allora non hai motivo di sorvegliarmi"
  • "Perché è il governo che decide cosa è male, e continua a cambiare la definizione di cosa è male"
  • "Perché potresti usare in modo sbagliato le mie informazioni"

Frecciate come queste, per quanto valide, mi turbano, perché accettano il presupposto che la privacy consista nel nascondere qualcosa di male. Non è così. La riservatezza è un diritto umano intrinseco ed è un requisito necessario per mantenere la condizione umana con dignità e rispetto.

Ci sono due proverbi che esprimono in modo perfetto questo concetto: quis custodiet custodes ipsos? (Chi sorveglia i sorveglianti?) e "il potere assoluto corrompe in modo assoluto".

Il cardinale Richelieu aveva ben presente il valore della sorveglianza quando pronunciò la celebre frase "Se mi si dessero sei righe scritte dal pugno del più onesto degli uomini, vi troverei certo qualcosa per condannarlo all'impiccagione". Sorvegliate chiunque abbastanza a lungo e troverete qualche elemento per arrestarlo – o più semplicemente ricattarlo. La privacy è importante perché senza di essa le informazioni derivanti dalla sorveglianza verranno abusate: per fare i guardoni, per venderle ai maghi del marketing e per spiare i nemici politici, chiunque essi siano in quel particolare frangente.

La privacy ci protegge dagli abusi di coloro che sono al potere, anche se non stiamo facendo nulla che sia considerato sbagliato nel momento in cui viene effettuata la sorveglianza.

Non facciamo nulla di male quando facciamo l'amore o andiamo al gabinetto. Non nascondiamo nulla intenzionalmente quando cerchiamo un luogo privato dove riflettere o conversare. Teniamo diari privati, cantiamo in privato sotto la doccia, scriviamo lettere ad amanti segreti e poi le bruciamo. La riservatezza è un bisogno umano fondamentale.

Un futuro nel quale la privacy è costantemente sotto attacco era talmente inconcepibile per i creatori della Costituzione americana che essi non si posero neppure il problema di specificare la riservatezza come un diritto esplicito. Era intrinseca nella nobiltà del loro vivere e nella loro causa. Era evidente che essere sorvegliati in casa propria era irragionevole. Osservare e spiare erano atti così indecenti da essere inconcepibili fra i gentiluomini dell'epoca. Si sorvegliavano i criminali, non i liberi cittadini. Si era padroni in casa propria. Sono valori intrinseci nel concetto di libertà.

Perché se veniamo osservati in tutto ciò che facciamo, siamo sotto costante minaccia di correzione, giudizio, critica, persino plagio della nostra individualità. Diventiamo bambini, tenuti in catene sotto occhi sempre vigili, col timore costante che – ora o nell'incerto futuro – le tracce e le abitudini che ci lasciamo dietro verranno riesumate per implicarci da qualunque autorità si sia concentrata improvvisamente su quei nostri atti allora privati e innocenti. Perdiamo la nostra individualità, perché tutto ciò che facciamo è osservabile e registrabile.

Quanti di noi, negli ultimi quattro anni e mezzo, si sono fermati di colpo durante una conversazione, improvvisamente consapevoli di poter essere ascoltati di nascosto? Magari si trattava di una telefonata, oppure di uno scambio di e-mail, di una chattata o di una chiacchierata in un luogo pubblico. Magari stavamo parlando di terrorismo o di politica o di Islam. Ci blocchiamo e per un istante temiamo che le nostre parole possano essere tolte dal loro contesto; ma poi ridiamo della nostra stessa paranoia e proseguiamo. Ma il nostro comportamento è cambiato e il nostro modo di parlare viene sottilmente alterato.

Questa è la perdità di libertà che ci si pone di fronte quando ci viene tolta la nostra privacy. Questa è la vita nell'ex Germania Est o nell'Iraq di Saddam Hussein. Ed è il nostro futuro, man mano che permettiamo a occhi incessantemente spioni di entrare nelle nostre vite personali e private.
Sono in troppi a definire erroneamente la questione contrapponendo sicurezza e privacy. La vera scelta è fra libertà e controllo. La tirannia, sia che emerga sotto la minaccia di un attacco fisico straniero, sia che derivi da un'autorevole sorveglianza domestica, resta comunque tirannia. La libertà richiede sicurezza senza intrusione, sicurezza abbinata alla privacy. Una sorveglianza generalizzata da parte della polizia è, per definizione, uno stato di polizia. Ed è per questo che dobbiamo essere paladini della riservatezza anche quando non abbiamo nulla da nascondere.
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Un po’ di foto degli attori di Star Trek sbarcati in Italia

Come ho raccontato qualche giorno fa, sono stato alla Sticcon, uno dei raduni dei fan di Star Trek italiani, a tradurre per gli attori ospiti. Con l'occasione ho fatto un po' di foto a qualche volto noto. Se vi interessano, sono qui.

Una chicca: se avete comperato Sorrisi e Canzoni di questa settimana, date un'occhiata alla foto del servizio sul Telefilm Festival che mostra Kate Mulgrew, il capitano Janeway di Star Trek: Voyager. Per pura combinazione, Sorrisi ha scelto proprio l'immagine che mostra mia figlia Lisa, che adesso si compiace della sua celebrità :-)
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Nuova forma d’arte: rifare i trailer classici nello stile hollywoodiano di oggi

Date un'occhiata a questo trailer amatoriale ma molto professionale, che fa una parodia de I Dieci Comandamenti rimontando scene e musica in modo da produrre un trailer moderno in stile giovanile, secondo i canoni (o dovrei dire cliché) della produzione moderna dei trailer cinematografici. Anche se è in inglese, le immagini e il ritmo parlano da soli.

A quelli che dicono che i sistemi anticopia vanno bene così e non causano fastidio a nessuno se non ai pirati e ai disonesti, esempi come questo ricordano che il collage è una forma d'arte riconosciuta, basata sulla giustapposizione creativa di materiale altrui, ma vietata dai sistemi anticopia. Sistemi che per ora si possono eludere tecnicamente, ma al prezzo di violare la legge.

Ci sarebbe poi da considerare che i sistemi anticopia, in quanto eterni (privi di limiti temporali), violano l'attuale diritto d'autore, secondo il quale ogni opera tutelata diventa liberamente fruibile dopo un certo periodo (settant'anni dopo la morte dell'autore per i libri, per esempio). Un disco o un film protetto da sistemi anticopia non diventa mai liberamente fruibile. È legale che una misura tecnologica imponga limiti di fruizione più restrittivi di quelli previsti dalla legge?

Ma non voglio distogliervi dal videoclip. Oh, e se vi è piaciuto questo, date un'occhiata a un altro videotrailer dello stesso autore: Lo Squalo di Spielberg trasformato in una tragica storia d'amore incompreso fra uomo e pesce.
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Demolizioni controllate al WTC?

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "stefano.f" e "gmaroso".

Una delle affermazioni predilette dei sostenitori di ipotesi alternative agli attentati dell'11 settembre (non li chiamo "complottisti", perché altrimenti s'arrabbiano) è che le torri del World Trade Center siano state abbattute non dall'impatto degli aerei e dal conseguente incendio, ma da cariche esplosive piazzate precedentemente negli edifici.

Ho evidenziato la parola torri perché in quest'articolo parlo soltanto del WTC 1 e 2; il crollo dell'altro edificio assai controverso, il WTC 7, è un altro paio di maniche da discutere separatamente. Vi pregherei sin d'ora di limitare i commenti al tema specifico delle torri.

La "prova" principale portata a supporto di quest'affermazione è che il crollo delle torri è "troppo veloce": le torri, dicono, sono crollate a velocità simili a quella della caduta libera, senza alcun effetto frenante prodotto dalla resistenza dei piani sottostanti. L'effetto frenante manca, affermano costoro, perché i piani sottostanti non hanno opposto resistenza, e l'unico modo per far sì che non opponessero resistenza era farli saltare progressivamente con delle cariche accuratamente temporizzate.

Si può tentare di obiettare, usando un po' di buon senso, che una demolizione controllata di quelle dimensioni (due grattacieli di 400 metri, larghi 64 metri) non s'improvvisa e che i suoi preparativi non passerebbero inosservati. Oltretutto sarebbe bastato un minimo errore per fare una figuraccia colossale e rivelare il trucco. Ma i sostenitori delle realtà alternative controbattono con pagine su pagine di calcoli di accelerazioni, decelerazioni, resistenze dei materiali, analisi cronometrate dei filmati, reperti sismografici, e quant'altro.

Di fronte alla massa impressionante di calcoli dall'aria molto erudita si può restare intimiditi. Una controanalisi è alla portata di pochi, e comunque lascia il dubbio ed è poco comprensibile. Così molti si lasciano sedurre dall'apparente serietà del metodo matematico utilizzato e accettano la teoria della demolizione controllata. Sarà stato anche difficile minare di nascosto due grattacieli per un totale di oltre duecento piani di 3600 metri quadri ciascuno, ma se i calcoli dimostrano che non poteva cadere così in fretta come tutti abbiamo visto, vuol dire che i geni della CIA (o del Mossad o degli Illuminati, a seconda dei gusti) l'hanno fatto.

Invece di una controanalisi matematica, vorrei proporre un'argomentazione più semplice e diretta, comprensibile a tutti: una foto il cui contenuto mostra così chiaramente l'errore di fondo dei calcoli dei sostenitori della demolizione controllata da dissipare ogni dubbio. Una foto, oserei dire, taurocefalectomica.

Immagine 12.png

Questa foto (e in Rete ne trovate molte altre analoghe) mostra la pioggia di frammenti durante il crollo di una delle due torri. I frammenti che stanno cadendo lateralmente si trovano, in quest'istantanea, molto più in basso della sommità di quel che resta della torre.

Poiché si tratta di frammenti metallici, alcuni dei quali hanno dimensioni notevolissime, possiamo escludere che stiano planando, frenati dall'aria. Vista la forma arcuata delle loro traiettorie (visibile nei filmati e testimoniata dalla forma della nube di polvere), inoltre, possiamo escludere che vengano spinti verso il basso da qualche forza che si aggiunge alla gravità.

Quei frammenti sono, quindi, in caduta libera, e cadono alla velocità e con l'accelerazione imposte dalla forza di gravità, senza sconti (salvo la trascurabile resistenza dell'aria) e senza aiutini. E' inoltre evidente che i frammenti provengono dalla parte della torre che in questa foto si è già sbriciolata, quindi provengono da una quota superiore o perlomeno uguale a quella dell'ultimo piano ancora intero.

Ma se quei frammenti sono in caduta libera e sono partiti da un'altezza superiore alla sommità del moncone della torre, e se si trovano una ventina di piani più in basso del punto più alto di quel che resta della torre, vuol dire che la torre sta crollando a una velocità inferiore a quella di caduta libera.

Pertanto, l'affermazione "le torri sono crollate a velocità di caduta libera" è falsa e non può essere usata come premessa per tentare di dimostrare l'ipotesi della demolizione controllata. Con buona pace di chi ha speso ore a sciorinare calcoli evidentemente basati su premesse fallaci.
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Stasera la televisione svizzera spiega le truffe online adescando i truffatori. L’esca sono io

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "mb" e "giambattista".

Questa sera il programma d'inchiesta Falò (TSI1, 21.00, in replica e in streaming come indicato qui) parlerà, in uno dei suoi servizi, di truffe perpetrate via Internet. Verranno presentati esempi pratici, casi vissuti raccontati dagli infelici protagonisti e un incontro-candid camera con i truffatori.

Ho partecipato alla realizzazione del programma, offrendomi fra l'altro come esca sotto falso nome e mettendo in vendita la mia auto su un sito di compravendita online. Un truffatore belga mi ha contattato ed ha accettato senza fiatare il mio prezzo di vendita totalmente fuori mercato (tipico sintomo di acquirente truffaldino), mandandomi un assegno per un importo maggiorato.

Come descritto nella mia pagina antitruffa, il raggiro consiste nel fatto che l'assegno maggiorato è falso, ma la vittima onesta non lo sa (e la banca lo accetta e lo accredita, ma salvo buon fine) e così restituisce al truffatore l'eccedenza dell'importo mandandola tramite Western Union o metodi simili. Cosa che mi sono ben guardato dal fare, ovviamente: ma non è andata altrettanto bene ad alcune delle vittime contattate da Falò, che si sono trovate ad aver mandato irrevocabilmente soldi buoni al truffatore in cambio di un assegno fabbricato in casa (peraltro piuttosto bene).

La redazione ha poi realizzato un appostamento per contattare un altro genere di truffatori: quelli che si spacciano per rappresentanti di funzionari stranieri altolocati e dicono di voler acquistare immobili in Svizzera, pagandoli in parte in contanti. In realtà è solo un pretesto per indurre la vittima a varcare la frontiera (i truffatori operano in territorio italiano) con un sostanzioso importo in contanti che gli verrà scippato o, in alcuni casi, rapinato sotto la minaccia di una pistola.

Può sembrarvi improbabile che qualcuno abbocchi, ma la speranza di un guadagno facile, la pressione psicologica e l'abilità di persuasione di questi truffatori, organizzati in vere e proprie strutture gerarchiche, giocano brutti scherzi anche a chi crede di non essere ingenuo. Persino noi, che eravamo al corrente del raggiro, abbiamo faticato non poco per non cadere nei tranelli mentali confezionati dai criminali.

Abbiamo girato, come sempre, moltissimo materiale, e io stesso vedrò il servizio montato stasera per la prima volta, per cui sarà una sorpresa anche per me. Buona visione, e occhio alle truffe!


Aggiornamento (2006/05/18 23:50)


Ho visto il servizio: è difficile per me valutarlo obiettivamente, perché ho in mente tutto il materiale girato che i tempi televisivi hanno imposto di tagliare (mi spiace in particolare per un gentilissimo direttore d'albergo a Stresa che avevamo intervistato sulle truffe alberghiere), ma spero che il messaggio di stare in guardia contro le offerte troppo allettanti sia passato. Spero vi sia anche piaciuta la scelta del mio nome d'arte :-)


Aggiornamento (2006/05/22 18:10)


La puntata è disponibile in streaming Real qui.
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Diffusi due nuovi video dell’impatto al Pentagono. Non si vede niente di risolutivo

Questo articolo vi arriva grazie alla donazione straordinaria di “sruga***”.
L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Il Dipartimento della Difesa statunitense ha diffuso oggi due filmati che mostrano gli istanti dell'impatto avvenuto l'11 settembre 2001 al Pentagono.

I filmati erano stati annunciati dall'associazione statunitense Judicialwatch.org come risolutivi nel “mettere a tacere le ipotesi di complotto riguardanti il volo American Airlines 77”, ma in realtà non mostrano praticamente nulla che non si fosse già visto nei fotogrammi pubblicati poco dopo gli attentati dell'11 settembre 2001. Chi sperava di trovare nei nuovi filmati immagini chiare di un aereo di linea che colpisce il Pentagono dovrà attendere ancora.

Infatti uno dei due filmati è quello della medesima telecamera di sorveglianza della quale erano già stati mostrati anni fa i fotogrammi più significativi; l'altro filmato, invece, proviene da un'altra telecamera situata a pochissimi metri di distanza dalla prima e quindi mostra gli eventi da un'angolazione pressoché identica. Entrambi i filmati sono in realtà una sequenza di immagini fisse a bassa risoluzione, e il numero di fotogrammi al secondo non consente una visione fluida.

I filmati sono disponibili in formato Youtube (Flash) su Judicialwatch (qui) in streaming (WMV) su Defenselink.mil (rispettivamente qui e qui), e in formato Real sulla BBC (qui e qui in sintesi con commento e analisi). Alcuni fotogrammi salienti sono qui.

Il primo filmato (quello mai visto prima) dura 3 minuti e 11 secondi e non mostra nulla di rilevante fino a 1:08, quando passa un'auto della polizia (forse la stessa visibile in alcune foto); a 1:24 avviene l'impatto (i tempi sono riferiti alla versione pubblicata su Judicialwatch). L'aereo è completamente invisibile, tranne forse in un fotogramma, quello che vedete qui sopra, nel quale si scorge qualcosa che potrebbe essere la parte anteriore di una fusoliera.

Si vede poi la palla di fuoco già nota e si scorgono frammenti molto grandi che vengono proiettati in alto verso l'interno del Pentagono. A 1:34 circa c'è un elemento nuovo: si scorgono alcuni frammenti di dimensioni modeste che cadono nelle vicinanze della telecamera. A 2:32, un'auto (forse quella vista prima) corre sul prato del Pentagono verso la zona dell'esplosione.

Il secondo filmato (quello del quale erano già stati pubblicati alcuni fotogrammi) è pressoché identico al primo e dura 3 minuti e 22 secondi. Rispetto ai suoi fotogrammi già pubblicati, l'inquadratura è leggermente più larga (si vede la vignettatura negli angoli). Il filmato inizia con l'arrivo dell'auto di polizia. A 0:24 mostra una macchia bianca che ha l'aspetto di una scia di fumo e un paio di pixel che precedono questa scia, sporgendo oltre il contorno degli alberi ed edifici sullo sfondo, e non sono presenti negli altri fotogrammi: questi pixel potrebbero mostrare la deriva di un aereo e la scia di fumo potrebbe essere polvere sollevata dall'oggetto o fumo rilasciato dai motori dopo aver aspirato i frammenti dei pali della luce colpiti durante l'avvicinamento.

Anche in questo secondo filmato si scorgono grandi frammenti proiettati oltre il Pentagono (0:28), una chiazza rosso fuoco a 00:29 nelle vicinanze della telecamera (un riflesso? un frammento?). A 0:34 c'è un repentino cambio di luminosità che produce una forte sovraesposizione: non è chiaro il motivo per cui si verifica. I frammenti caduti nelle vicinanze, visti nell'altro filmato, non sono visibili.

A 0:53 entra momentaneamente nell'inquadratura una persona. A 1:26 si vede sfrecciare l'auto della polizia sul prato del Pentagono. A 1:29 la sbarra del cancello d'ingresso si alza senza che passino auto (forse viene alzata per agevolare i soccorsi). A 2:02 si scorge qualcuno o qualcosa muoversi nella parte sinistra dell'inquadratura. A 2:51 entra di corsa un'auto bianca priva di insegne militari o di polizia. Nient'altro.

Uno dei pochi aspetti interessanti dei “nuovi” filmati è che permettono di notare più chiaramente la brevissima durata della palla di fuoco, sostituita subito da una colonna di fumo, e il suo sviluppo. Per la sua forma ed evoluzione, la palla di fuoco è compatibile con l'incendio di una grande quantità di materiale infiammabile e non con un'esplosione (che non formerebbe volute ma proietterebbe materiale in tutte le direzioni).

Vale la pena, inoltre, notare la ragione per la quale i filmati non sono stati divulgati prima: perché si attendeva la fine del processo contro Zacarias Moussaoui, accusato e condannato per aver partecipato alla preparazione degli attentati:

"This is in response to your December 14, 2004 Freedom of Information Act Request, FOIA appeal of March 27, 2005, and complaint filed in the United States District Court for the District of Columbia," wrote William Kammer, Chief of the Department of Defense, Office of Freedom of Information. "Now that the trial of Zacarias Moussaoui is over, we are able to complete your request and provide the video."

[da Judicialwatch.org]

Per il resto, nulla di nuovo. Gli appassionati delle ipotesi di complotto possono continuare a ricamare le loro trame più o meno sconclusionate.

Lo stillicidio dei filmati, tuttavia, potrebbe riservare qualche novità più ricca. Infatti Judicial Watch ha chiesto al governo USA, sulla base del Freedom of Information Act che consente ai cittadini di esaminare le informazioni governative, di pubblicare anche le registrazioni dell'attacco fatte dallo Sheraton National Hotel, dalla stazione di rifornimento Nexcomm/Citgo, dalle telecamere di sicurezza del Pentagono e dal Dipartimento dei Trasporti della Virginia. Ora che il processo Moussaoui è finito, è plausibile che verranno divulgati anche questi filmati. Staremo a vedere.
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Antibufala: la petizione contro i costi di ricarica dei cellulari prepagati

Questo articolo vi arriva grazie alla donazione straordinaria di "sruga***".
L'articolo è stato aggiornato dopo la sua pubblicazione iniziale.

Sta circolando freneticamente un appello che promuove una petizione per abolire i costi di ricarica per le schede prepagate dei telefoni cellulari. L'appello è autentico ma va precisato.

Subject: COSTI RICARICHE TELEFONICHE

facciamo un pò di democrazia economica:

Ciao,
In questi giorni è passata sotto esame alla Commissione Europea la richiesta di abolizione dei costi di ricarica per le schede cellulari (i famosi 5 euro sui 30 che paghiamo) presentata da un comune cittadino italiano. Questo fenomeno è tutto italiano,negli altri paesi del mondo il
credito telefonico corrisponde a quello che si ha pagato per la ricarica!
La notizia che la C.E. si stia mobilitando (e ha già preso contatti con l'Authority italiana) ci rinfranca moltissimo, ed è un segnale chiaro e pulito del fatto che qualcosa può cambiare. Per questo riporto qui sotto un link nel quale si può firmare (online) la petizione per l'abolizione dei suddetti costi di ricarica. Bisogna arrivare a quota 50000 firme ... siamo solo a 15000!
(Ma quand'è che noi italiani la smetteremo di farci prendere per il ....?!?!? - ndr)

Il primo link qui sotto e quello che permette di accedere alla petizione:
http://www.petitiononline.com/costidir/petition.html

Questo secondo link è quello che permette di accedere ad un articolo sul tema:
http://punto-informatico.it/p.asp?id=1473614&r=Telefonia

Più avanti ne trovate ulteriori versioni aggiornate.

La "petizione" citata è una delle tante iniziative online gestite da siti come Petitiononline.com, che non hanno alcun valore legale (non si tratta di "firme" vere, raccolte in senso giuridicamente valido, ma soltanto di adesioni) ma hanno un'efficacia simbolica, come una sorta di sondaggio online per valutare quanto è sentito un determinato problema.

Quando ho scritto la prima versione di questo articolo erano già state raccolte oltre 226.000 adesioni virtuali, e le "firme" hanno successivamente superato quota 700.000, per cui la frase "Bisogna arrivare a quota 50000 firme ... siamo solo a 15000!" dell'appello è ormai ampiamente obsoleta.

Aderire alla petizione di Petitiononline.com non comporta rischi significativi di infezione o di bombardamento di spam. Gli unici dati richiesti sono il nome e l'indirizzo di e-mail; immettere l'indirizzo postale è facoltativo. L'indirizzo di e-mail rimane riservato e noto soltanto al gestore della petizione (a questo proposito, vi invito a leggere i commenti e aggiornamenti qui sotto). Non vi è alcun controllo sull'autenticità dei dati immessi.

L'articolo di Punto Informatico citato dall'appello esiste e cita la lettera che l'UE ha inviato ad Andrea D'Ambra, autore della petizione, che dichiara nel sito Aboliamoli.eu di essere un "semplice studente/consumatore" (ci sono precisazioni in materia negli aggiornamenti qui sotto). Punto Informatico ha anche pubblicato un ulteriore articolo di aggiornamento.

Il problema sollevato dalla petizione è reale: le tariffe dei telefonini prepagati sono dichiarate dagli operatori senza tenere conto dei costi di ricarica. Come dice Punto Informatico, "Se acquistando 25 euro di traffico telefonico in realtà se ne pagano 30 perché 5 euro sono costo di ricarica, allora anche il prezzo delle chiamate cambia per l'utente: ciò significa che il profilo tariffario adottato, pubblicizzato dagli operatori, nei fatti non corrisponde alla realtà della spesa effettuata."

Il consumatore, tuttavia, non può lamentarsi di essere stato gabbato: queste condizioni sono scritte a chiarissime lettere nelle condizioni di vendita pubblicate dai vari operatori cellulari. Sta al consumatore fare due conticini e capire che il costo di ricarica altera il costo reale delle telefonate e degli SMS prepagati. Per esempio, un costo di ricarica di 5 euro su una ricarica da 30 euro (25 euro di traffico) comporta una maggiorazione del 20%.

Per quanto riguarda l'affermazione che si tratti di un "fenomeno... tutto italiano", gli aggiornamenti a quest'indagine segnalano che stando a PrepaidGSM.net i costi di ricarica esistono invece anche in altri paesi.

La frase "la C.E. si sta mobilitando" era inizialmente ingannevole, perché all'epoca della prima diffusione dell'appello l'Unione Europea aveva semplicemente scritto una lettera abbastanza standard all'autore dell'iniziativa, ringraziandolo per i dati forniti e promettendo di contattare le autorità italiane per saperne di più. Nella lettera dell'UE non vi era alcuna accusa di comportamento scorretto da parte degli operatori cellulari. Successivamente, tuttavia, vi sono stati degli sviluppi che documento negli aggiornamenti qui sotto.

La petizione, insomma, non è pericolosa per chi vi aderisce, ma al tempo stesso non ha valore legale e può essere considerata al massimo come un sondaggio d'opinione. Ha inoltre l'effetto positivo di portare all'attenzione del pubblico una questione che molti, finora, hanno probabilmente tralasciato di considerare; e in questo senso si è rivelata efficace, come descritto negli aggiornamenti.

Va detto, comunque, che non occorre attendere l'ipotetico intervento dell'UE o dell'Autorità per le Telecomunicazioni italiana per risolvere il problema: basta informarsi e fare due calcoli. Prima di tutto, esistono operatori che non fanno pagare costi di ricarica: Wind (sulle ricariche da 60 euro e oltre) e 3 (su quasi tutte le ricariche, ma parte della ricarica va spesa in servizi).

In secondo luogo, i costi di ricarica incidono maggiormente sulle ricariche piccole, per cui conviene adottare tagli di ricarica grandi: 5 euro su 100 sono il 5%, mentre 5 euro su 30 sono quasi il 17%. Ricaricare tre volte al mese con 30 euro per volta e pagare così 15 euro di costi complessivi di ricarica è stupido, quando si può fare la stessa ricarica spendendo soltanto 5 euro con una singola ricarica di taglio superiore.

In secondo luogo, conviene valutare l'ipotesi dell'abbonamento, che comporta sì il pagamento di 5,16 euro mensili di tassa governativa (per gli abbonamenti privati), di un anticipo conversazioni e di un'imposta di bollo una sola volta quando si attiva l'abbonamento, ma a lungo termine è spesso più conveniente della tariffa ricaricabile, perché elimina i costi di ricarica, in alcuni casi non ha costi di canone, e in genere offre costi al minuto più bassi rispetto alle tariffe ricaricabili.

Per contro, l'abbonamento comporta un maggior rischio in caso di furto del cellulare: una volta esaurito il credito disponibile su una tessera prepagata, il ladro non può più fare danni, mentre con un abbonamento può fare telefonate a iosa e addebitare una bolletta spettacolare al derubato (che però può difendersi facendo rapida denuncia di furto e chiedendo all'operatore di bloccare l'abbonamento).

In sintesi, la "petizione" è interessante, ma la sua efficacia rischia di essere modesta. E' molto più efficace e immediato usare la propria testa, senza attendere eventuali interventi dell'UE, e fare due conti senza farsi distrarre dal martellamento degli spot pubblicitari degli operatori telefonici.

In questo senso, mi spiace notare che l'intervento di Beppe Grillo nel suo blog, dove dice "bastano 50.000 firme per toglierci dai piedi la tassa sulla ricarica", è pura disinformazione demagogica.


Aggiornamento (2006/05/16 20:00)


Mi è stato segnalato che l'autore della petizione ha una reputazione online piuttosto controversa: stando alle segnalazioni che ho ricevuto, l'autore, noto su Internet come Skugnizzo e gestore di www.skugnizzo.it, avrebbe inserito "numerosi vandalismi e spam-link su Wikipedia Italia", e per questo sarebbe stato proposto di bandirlo. In effetti su Wikipedia Italia c'è un'ampia discussione in merito.

Alcuni lettori hanno inoltre espresso nei commenti dubbi sulla congruità della cifra richiesta dall'autore presso Aboliamoli.eu per stampare e spedire le adesioni all'Unione Europea. Altri lettori hanno ridimensionati questi dubbi; pertanto è opportuno leggere tutti i commenti prima di giudicare. D'Ambra ha pubblicato sul proprio sito le ricevute di spedizione e stampa e un rendiconto delle donazioni e delle spese.

D'Ambra mi ha contattato a proposito di queste accuse. Per ovvio diritto di replica, pubblico qui integralmente l'e-mail di chiarimento che mi ha inviato e vi invito a leggere le sue ulteriori spiegazioni nelle FAQ di Aboliamoli.eu.

Caro Attivissimo,
innanzitutto complimenti per il servizio che offri a tutta la rete grazie al tuo sito documentatissimo ed interessantissimo.
Venendo al dunque, in riferimento al post sulla petizione lanciata dal sottoscritto desidero fare alcune precisazioni:

1) Non ho mai asserito che le firme avessero valore legale ma hanno un valore simbolico notevole che la Commissione senz'altro prenderà in considerazione da quanto mi è stato detto. Le petizioni di petitiononline.com hanno avuto molti successi, basta vedere sulla home page del sito arrivando a far rispondere mostri sacri come la CNN, Google etc... su molte questioni...
Difficilmente una petizione petitiononline.com supera le 10,000 firme, la mia modestamente ne ha raggiunte quasi 250,000 in un mese;

2) L'info secondo cui la Commissione Europea si sta mobilitando non è falsa anzi, è in contatto con le autorità italiane in attesa di risposte in merito a questa questione;

3) Non ritengo giusta permettimi la frase " esistono operatori che non fanno pagare costi di ricarica " in quanto andrebbe fatto un inciso che andrebbe a modificare la frase nel modo seguente: " esistono operatori che PER ALCUNI TAGLI DI RICARICA ELEVATI non fanno pagare costi di ricarica";

4) Secondo voi perché li hanno tolti sulle ricariche elevate? Il giovane, ma non solo il giovane, dispone di 60 o 90 Euro alla volta o fa 6 ricariche da 10 magari a distanza di poco tempo pagando in questo modo un costo notevole in costi di ricarica? Secondo me quest'ultima è molto piu' vicina alla realtà quest'ultima ipotesi

5) L'efficacia è modesta, il sottoscritto non ha mai sopravvalutato la capacità della petizione, diciamo però che una petizione on-line su petitiononline.com che raccoglie 250,000 firme in un mese non se ne vedono tutti i giorni e speriamo tutti che otterrà i risultati che ci attendiamo;

6) Beppe Grillo non ha fatto altro che rilanciare l'obiettivo di 50,000 firme che mi ero preposto al lancio della petizione, non potevo mai immaginare che Grillo rilanciasse la petizione e arrivassero cosi migliaia di firme di cui non posso che essere felice;

7) per quanto riguarda wikipedia i cosiddetti vandalismi di cui parlano si riferiscono ad una notizia su napolitano citata dal quotidiano libero su rimborso spede di viaggio che napolitano avrebbe fatto (google è tuo amico), poi da quel pezzo che hanno censurato sono andati a tutti gli articoli inseriti dal sottoscritto e hanno tolto tutto, persinon cose che nelle altre lingue esistono e restano li senza problemi;

8) riguardo poi i dubbi espressi sulla congruità della cifra richiesta dall'autore presso Aboliamoli.eu per stampare e spedire le adesioni all'Unione Europea informo tutti che sulla home page c'è spiegato in modo chiaro ed univoco la giustificazione di tali spese.
Un pacco di circa 25-30 kg (tanto pesano 3.000 pagine a4) costa dai 165 Euro in su basta andare a controllare qui http://www.poste.it/online/pacchi_estero/privati/index.php
E la stampa di 3.000 pagine nessuno me la fa gratis, quello è il costo che verrà documentato con la fattura una volta stampate le pagine. Sarà anche inserita la ricevuta del pacco con la spesa effettuata in modo chiaro e trasparente per tutti.

9) Ci sono dipendenti di gestori che mettono in giro false informazioni sulla petizione e sul sottoscritto. Vi invito a visitare le faq del sito all'indirizzo http://www.aboliamoli.eu/faq.htm per qualsiasi dubbio e se non trovate la risposta alla vostra domanda potete scrivermi a info@aboliamoli.eu

10) Vi do' un'info in anteprima: fra pochi giorni l'iniziativa andrà in TV, non su un canale "secondario" ma sulla RAI. Per info e aggiornamenti visitate www.aboliamoli.eu

GRAZIE A TUTTI PER IL SOSTEGNO CHE MI STATE DANDO QUOTIDIANAMENTE!!! SIETE GRANDISSIMI!

Andrea D'AMBRA
www.aboliamoli.eu


Aggiornamento (2006/06/29)


Secondo quanto segnalato da D'Ambra, a seguito della sua iniziativa "Il Consiglio dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, presieduto da Corrado Calabrò, ha deliberato oggi [7/6/2006] la formalizzazione dell'intesa con l'Autorità garante delle concorrenza e del mercato, per un'indagine congiunta sui costi di ricarica delle schede telefoniche prepagate."

Qualcosa si muove, per cui la petizione sembra avere avuto perlomeno questo effetto iniziale. Si tratta, per ora, di una semplice indagine conoscitiva e non di un provvedimento di abolizione o altro, per cui il risultato non è scontato. Tuttavia è già più di quanto avessero fatto le autorità garanti prima dell'iniziativa di D'Ambra.


Aggiornamento (2006/11/20)


Sono trascorsi sette mesi dall'avvio della petizione (datata aprile 2006), ma in sostanza non è cambiato nulla. I costi di ricarica ci sono ancora.

Certo, ne hanno parlato i giornali, l'autore della petizione è apparso più volte a Raitre e in altre trasmissioni radio e televisive, le adesioni (ancora chiamate impropriamente "firme") sono arrivate oltre quota 700.000, e le associazioni di consumatori hanno tentato un inelegante scippo dell'iniziativa presentandola come propria, mentre D'Ambra sottolinea che tutto è nato dalla sua petizione online e dalla sua parallela denuncia formale alla Commissione Europea.

La Direzione Generale Concorrenza della Commissione Europea ha scritto una lettera formale, che ha indotto l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni a svolgere una lentissima indagine conoscitiva (PDF) ricca di cifre molto interessanti, ma come dice lo stesso D'Ambra sul suo sito (19/11), "per ora sono soltanto tante belle parole e nulla di concreto". Le Authority invitano a una "rimodulazione" dei costi di ricarica, ma il loro invito per ora non ha alcuna efficacia formale.

E a proposito di efficacia, va chiarito che dall'ampia documentazione presente su Aboliamoli.eu risulta che la petizione fa rumore mediatico (che ha una sua utilità) ma non fa sostanza: la sostanza la fanno gli atti formali, come appunto la denuncia inviata da D'Ambra alla Commissione Europea. Tanti nomi, anche settecentomila, anche un milione, mandati via e-mail, non hanno alcun valore legale. Non sono firme.

In questo senso è fondamentale ricordare che la nuova versione dell'appello è una bufala quando parla di effetti automatici:

Dal blog di Beppe Grillo:

Un cittadino italiano ha finalmente deciso che gli fa troppo male pagare la tassa di ricarica sui cellulari e ha chiesto alla Commissione Europea l'abolizione dei costi di ricarica che esiste """solo""" in Italia. Una di tante innovazioni che ci rende (inconsapevolmente) poveri.

Lo hanno preso sul serio e la Commissione Europea ha contattato l'Authority, bastano 800.000 firme per toglierci dai piedi la tassa sulla ricarica.

Firmate la petizione!

Cogliamo questa opportunità e facciamone un'arma, anche per altre piccole battaglie.

Io l'ho giá fatto!!!

http://www.petitiononline.com/costidir/petition-sign.html

Purtroppo non è vero: non bastano affatto 800.000 nomi stampati su tanti fogli di carta (perché è soltanto questo che può generare la petizione) per abolire i costi di ricarica.

Esistono modi più efficaci per abolirli, indirettamente ma con effetto immediato, senza aspettare mesi e mesi: usare con parsimonia il cellulare, adottare tagli di ricarica più grandi sui quali il costo di ricarica incide meno, o passare all'abbonamento.


Aggiornamento (2007/06/05)


I costi di ricarica sono stati aboliti per decreto a febbraio 2007, con entrata in vigore il 4 marzo 2007, a distanza di undici mesi dall'avvio della petizione. Si può essere tentati di concludere che le petizioni online funzionano: tuttavia occorre tenere conto del fatto che la petizione online è stata accompagnata da una forte campagna mediatica tradizionale e toccava un argomento politicamente sfruttabile a livello governativo per far bella figura verso i cittadini a spese degli operatori cellulari.

Come previsto, i costi di ricarica sono stati ridistribuiti sulle nuove tariffe usando vari metodi, e la complicazione delle tariffe rende praticamente impossibile valutare quanto, alla fine, i cittadini abbiano effettivamente risparmiato.