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Google Earth aggiunge il cielo stellato

Per vedere le stelle quando c'è nuvolo, usate Google Earth


La nuova versione 4.2 di Google Earth (Windows, Linux e Mac) ha aggiunto il cielo. Si può impostare qualsiasi luogo del pianeta Terra e sceglierlo come punto di vista per osservare stelle, costellazioni, galassie e pianeti. L'interfaccia è la stessa del Google Earth "terrestre": il cielo è zoomabile, e cliccando sugli oggetti compaiono informazioni di supporto.

La differenza fondamentale rispetto ai molti altri programmi di planetario è che in Google Earth le immagini sono fotografie autentiche, scattate dai migliori telescopi del mondo. Abbiamo insomma un'altra scusa per incantarci davanti allo schermo del computer a scoprire le meraviglie dell'universo. Ricordiamoci però di andare ogni tanto fuori a vedere il mondo reale: una pioggia di meteore, o un'eclissi di Luna come quella di questi giorni, non è uno spettacolo replicabile sul PC.
23 commenti

UFO a Haiti, il video del momento

Svelato il mistero degli UFO in video... o almeno questo è quello che vogliono farvi credere


Spopola in Rete, con oltre 3,2 milioni di contatti, un video di YouTube che sembra mostrare inequivocabilmente un sorvolo da parte di veicoli alieni in quel di Haiti. A differenza di molti altri filmati analoghi, qui gli oggetti si vedono in dettaglio. Cosa c'è sotto?

Cominciamo guardando il video:



Nel corso della diretta radio, esamineremo indizi e circostanze di questo filmato che ha subito scatenato in Rete la discussione ufologica. Come si indaga su un caso del genere? Sembra che ci sia ben poco a cui attaccarsi, ma un po' di esperienza e di buon senso permette di fare molte scoperte interessanti.

I primi sintomi della vera natura di questo video sono nell'audio: che senso ha che la persona fuori campo gridi dopo che sono comparsi gli "UFO" e dopo che ha iniziato la ripresa?

Secondo indizio: come mai i giornali haitiani o almeno il popolo dei blogger locali non parlano di quello che dovrebbe essere un evento straordinario?

Ma la smentita definitiva arriva in un modo molto semplice: basta risalire alla versione originale del video, quella pubblicata per prima dall'utente Youtube barzolff814, e immettere il suo nome in Google per trovare un articolo del Los Angeles Times che spiega l'arcano: barzolff814 è lo pseudonimo di un animatore digitale professionista che lavora nel settore da un decennio: ci ha messo 17 ore usando un laptop e programmi di animazione tridimensionale comunemente disponibili.

A che scopo tutto questo? Secondo Barzolff814, si tratta di una sperimentazione sociale per un film di cui si sta occupando per una società cinematografica francese: la storia riguarda, pensate un po', due persone che creano un finto evento ufologico così realistico che sfugge loro di mano. Molto calzante.

Per autenticare la paternità del video, l'animatore ha realizzato un ulteriore video per il Los Angeles Times, che potete vedere nella pagina Web dell'articolo.

Con la moderna tecnologia digitale, insomma, è estremamente facile creare video come questi, il cui realismo è facilitato dalla bassissima risoluzione di Youtube.

Questo significa che tutti i video sono falsi e che gli UFO non esistono? Niente affatto: vanno controllati uno per uno, e la semplice statistica (miliardi di galassie, ciascuna con miliardi di stelle e pianeti, facilità di formazione degli ingredienti chimici basilari della vita) suggerisce che non siamo soli. Ma il giorno che saremo accompagnati, lo sapremo senza ombra di dubbio in diretta TV mondiale, non grazie a un video amatoriale.
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Radio: i temi di oggi

UFO haitiani, antipirateria Windows in tilt, Google Sky, iPhone sbloccato, nuovo NeoOffice


Ecco i temi della puntata odierna del Disinformatico radiofonico, in onda in diretta dalle 11 alle 12 sulla Rete Tre della Radio Svizzera di lingua italiana:
  • Risolto il mistero del popolarissimo video su Youtube che mostra chiaramente dei dischi volanti ad Haiti. O almeno così pare...
  • Il sistema antipirateria di Microsoft è andato in tilt e dice agli utenti legittimi che sono pirati. Il problema ora è risolto, ma la lezione è eloquente per tutti: i pirati non vengono bloccati da questi sistemi, ma gli utenti regolari ne pagano il prezzo.
  • Google Earth raggiunge il cielo: ora include un planetario con foto di milioni di stelle, i pianeti, le galassie, le costellazioni, così come appaiono da qualunque punto del mondo.
  • Un giovane smanettone sblocca l'iPhone, il telefonino di Apple, e permette di usarlo su qualsiasi rete cellulare. Ma occhio, ci vuole il saldatore! Ne vale la pena?
  • L'etichetta di una celebre bibita con zero calorie contiene davvero un messaggio nascosto sugli attentati dell'11 settembre? In vista della ricorrenza della tragedia, proliferano le voci; e non è la prima volta che le etichette dei prodotti vengono "interpretate" in questo modo.
  • NeoOffice, una variante di OpenOffice.org per Mac, esce in una versione aggiornata e più potente. Ma attenzione: se il vostro Mac non è particolarmente vivace, NeoOffice potrebbe rivelarsi spesso troppo pesante.
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Videorimborsi, Google ci ripensa

Google Video restituirà tutto


Secondo il blog ufficiale di Google, chi ha acquistato video da Google Video riceverà un rimborso completo sulla propria carta di credito anziché cinque dollari in buoni acquisto di Google. La scadenza dei video, lucchettati con il DRM, è stata inoltre prorogata di sei mesi.

Un cambiamento significativo rispetto alle intenzioni iniziali, ma gli aspetti riguardanti il DRM non cambiano: questo episodio è la dimostrazione che chi compra musica e video lucchettati con sistemi anticopia è alla mercé del venditore e non è mai veramente libero di fruire di quello che ha comprato.
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CIA e Vaticano fra i vandali blasonati della Wikipedia

Chi modifica la Wikipedia non è anonimo: i lettori sorvegliano


E' stato da poco rilasciato su Internet un servizio, Wikiscanner di Virgil Griffith, che permette a chiunque di identificare l'origine delle modifiche fatte alle voci dell'enciclopedia libera Wikipedia.

Le sorprese non si sono fatte attendere: fra gli autori di varie modifiche sono emersi la CIA, il Vaticano, la Reuters, la Disney e la BBC, identificati in base agli indirizzi IP dei computer dai quali sono state effettuate le alterazioni.

Fra l'altro, alcune delle alterazioni scoperte sono decisamente discutibili: tutt'altro che le normali revisioni e correzioni apportate dagli utenti. Per esempio, come segnalato da BoingBoing, Wired e Sydney Morning Herald, dei computer associati alla CIA sono stati l'origine di quasi trecento modifiche ad argomenti vari, compreso il presidente iraniano (al quale è stato aggiunto un "Wahhhhh" derisorio). Un computer situato al Vaticano è stato usato per cancellare riferimenti a prove che collegano Gerry Adams, il leader del movimento Sinn Fein, a un duplice omicidio di vari decenni fa.

Sarebbe interessante, inoltre, scoprire chi è il "rispettato giornalista italiano" nella cui voce di Wikipedia qualcuno, da un computer delle Nazioni Unite, ha inserito la qualifica di "razzista promiscuo". E qualche burlone alla BBC ha cambiato le cause delle palpitazioni cardiache dell'ex primo ministro britannico Blair da "caffé forte ed esercizio intenso in palestra" a "vodka e superlavoro in camera da letto"; per non parlare del computer della BBC dal quale il secondo nome del presidente Bush è stato "corretto" da Walker a Wanker (termine scurrile sul quale lascio al lettore ogni ulteriore indagine... solitaria) e di quello della Reuters che ha aggiunto "omicida di massa" alla descrizione di Bush.

Ma i nomi delle organizzazioni che hanno tentato di usare la Wikipedia per rifarsi una verginità o denigrare gli avversari non finiscono qui: Microsoft, il Congresso USA, la Diebold (coinvolta nello scandalo delle bacatissime macchine per il voto elettronico negli Stati Uniti), la catena di supermercati Wal-Mart, e così via. Buona caccia con il Wikiscanner.

I potenti, o coloro che si credono tali, faranno quindi bene a non tentare di autoincensarsi su Wikipedia, perché i lettori, a differenza che in passato con gli altri media, possono controllare chi effettua o commissiona le modifiche. Internet cambia davvero le carte in tavola: i sorveglianti diventano sorvegliati.
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Antibufala: perché i lampioni si spengono quando passate?

Il mistero del lampione stregato


Sarà capitato anche a voi di osservare questo fenomeno strano e apparentemente inspiegabile: a volte, quando passate in auto o a piedi sotto un lampione, specialmente sotto uno di quelli che emana luce gialla, si spegne. Dopo che siete passati, si riaccende.

Il fenomeno è particolarmente impressionante lungo le strade deserte. C'è chi ipotizza campi elettromagnetici generati dalle auto, magari dalle autoradio maldestramente schermate, o dai telefonini dei pedoni, che interferiscono con i circuiti dei lampioni; e c'è chi passa direttamente a "spiegazioni" basate su aura e fluido paranormale. Gli innamorati litigiosi, per esempio, sarebbero più inclini a generare il fenomeno rispetto a una persona serena che passeggia per i fatti propri.

Come stanno le cose in realtà? Un'indagine realizzata dal sito The Straight Dope, dedicato alle dicerie e ai misteri di Internet e dintorni, presenta dei risultati che sono forse deludenti per gli amanti del fantastico ma molto interessanti dal punto di vista della psicologia.

Il fenomeno, infatti, esiste, ma non ha spiegazioni paranormali o pseudoscientifiche: tutto avviene nella nostra testa. I lampioni, infatti, si spengono e accendono ciclicamente anche quando non passa nessuno: ma ovviamente, se non passa nessuno non c'è nessuno che se ne accorge, per cui il fenomeno viene notato soltanto quando c'è qualcuno che passa. E' un processo mentale che si osserva in modo analogo in molti eventi apparentemente paranormali: tendiamo per natura a notare quando avvengono cose insolite e a dimenticare quando non avvengono. L'esempio classico è quando si pensa a una persona e poco dopo squilla il telefono per una chiamata della persona pensata.

In questo caso, The Straight Dope cita le osservazioni di uno specialista di settore della General Electric: i lampioni si accendono e spengono ciclicamente perché il reattore o alimentatore (ballast in originale) è in grado di mantenere l'arco voltaico soltanto con una certa tensione massima. Ma man mano che le lampade al sodio ad alta pressione invecchiano, la loro tensione aumenta, perché viene perso del sodio per via di vari processi chimici. A un certo punto il reattore riesce soltanto ad accendere la lampada quando è fredda e a scaldarla fino a che raggiunge la tensione massima sopportabile, e a quel punto la lampada si spegne e inizia quindi a raffreddarsi. Quando la sua temperatura è scesa a sufficienza, si riaccende, e così via.
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25 anni di Compact Disc

Un quarto di secolo di CD


Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Il 17 agosto di 25 anni fa fu fabbricato a Langenhagen, vicino ad Hannover, il primo Compact Disc di serie: la Sinfonia Alpina di Richard Strauss, condotta da Herbert von Karajan. Concepito insieme da Philips e Sony, la prima presentazione mondiale del CD avvenne però il 9 marzo del 1979.

Il CD nacque dalle ceneri del videodisco, che fu un flop commerciale ma va ricordato come il primo supporto audiovisivo che lavorava senza contatto fisico con il dispositivo di lettura.

Una chicca riguardante le origini del curioso formato di 12 centimetri e 74 minuti: il progetto originale di Philips prevedeva un'ora di musica, poco più del long playing di vinile, con un diametro di 11,5 centimetri. Ma il vicepresidente della Sony, Norio Ohga, voleva che sul CD ci stesse la Nona Sinfonia di Beethoven, la cui versione più lunga (una registrazione mono fatta al Bayreuther Festspiele nel 1951 e diretta da Wilhelm Furtwängler) durava appunto 74 minuti.

Una chicca invece temporanea e involontaria è il titolo de La Stampa dedicato alla ricorrenza, immortalato qui accanto. Grazie a Infinity999 per la segnalazione.

Aggiornamento (15:15): l'errore è stato corretto.

Ricordiamo anche il crollo dei prezzi dei lettori: i primissimi, come quello della Philips mostrato qui sopra, costavano l'equivalente odierno di 1500 euro (2300 franchi svizzeri). Per molti, come me, rimasero a lungo inarrivabili oggetti del desiderio. Oggi si comprano per poche decine di euro nei supermercati.

Il nome Compact Disc non fu scelto subito: ne furono proposti altri, fra cui Mini Rack, MiniDisc (proprio così) e Compact Rack. Alla fine fu scelto il nome attuale perché richiamava il nome della Compact Cassette, la popolarissima musicassetta.

La commercializzazione del CD fu esplosiva. I primi CD furono messi in vendita a novembre del 1982, e già nel 1985 l'album Brothers in Arms dei Dire Straits (il primo album DDD, ossia interamente digitale dalla registrazione alla vendita) vendeva un milione di copie in questo nuovo formato. Da allora sono stati venduti oltre 200 miliardi di CD.

Ma i tempi d'oro del CD sono passati: il picco fu raggiunto nel 2000, con 2,4 miliardi di album venduti. I dati 2006 indicano vendite per 1,7 miliardi di dischi.

Non va dimenticato, infine, che una delle ragioni del successo del formato CD fu la decisione di adottare uno standard aperto e unico invece di farsi la forca come sta avvenendo attualmente con la concorrenza fra HD-DVD e Blu-Ray: come ricorda Jacques Heemskerk, all'epoca ingegnere della Philips, "i dirigenti avevano detto di essere il più possibile aperti e di condividere tutto, perché era l'unico modo per avere successo".

Fonti: BBC, BBC, Philips, Wikipedia, CDMan.
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Il grande blackout di Skype: colpa di zio Bill?

Skype tira in ballo Microsoft per il blackout

Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Panico generale: da giovedì scorso, e per ben due giorni, i milioni di utenti di Skype, il popolarissimo programma di telefonia via Internet, si sono trovati tutti zittiti. Impossibile connettersi; i pochi che ci riuscivano non trovavano i propri amici e contatti. Ora le cose si sono sistemate, ma chi si era affidato a Skype per risparmiare sulla bolletta telefonica e per stabilire nuove amicizie s'è trovato tagliato fuori e ha avuto una buona occasione per riflettere su quanto era diventato importante l'uso di questo servizio.

Sono circolate le teorie più disparate: dal possibile attacco informatico al sabotaggio da parte delle compagnie telefoniche tradizionale, insidiate dal successo della telefonia via Internet. Il blog ufficiale di Skype, tuttavia, punta il dito contro un "colpevole" ben diverso: Microsoft.

Zio Bill è un colpevole involontario, s'intende: in realtà è stato soltanto il fattore scatenante di una serie di disguidi dovuti a falle del software di Skype.

In sintesi, il 16 agosto Microsoft ha rilasciato il blocco mensile di aggiornamenti del proprio software. Questo ha causato il riavvio pressoché simultaneo di milioni di computer in giro per il mondo, molti dei quali hanno installato Skype, configurandolo per riconnettersi automaticamente al circuito Skype dopo un riavvio.

L'elevatissimo numero di tentativi di riconnessione simultanei, combinato con una carenza di risorse di rete P2P, ha sovraccaricato Skype. Sovraccarichi di questo genere vengono normalmente gestiti dal software di Skype, che però conteneva un difetto che non era mai stato rilevato prima e che è emerso soltanto in queste condizioni molto particolari.

Secondo il blog di Skype, la causa del collasso è stata "identificata esplicitamente all'interno di Skype", e non ci sono stati pericoli per la sicurezza degli utenti: "Possiamo confermare categoricamente che non sono state ascritte attività ostili e che la sicurezza dei nostri utenti non è mai stata in pericolo".

Per evitare che il pasticcio si ripeta al prossimo aggiornamento di Microsoft, previsto per la fatidica data dell'11 settembre (un martedì, proprio come sei anni fa), "Skype ha identificato e già introdotto varie migliorie nel proprio software per garantire che i nostri utenti non verranno colpiti allo stesso modo nell'improbabile ipotesi che si verifichi di nuovo questa combinazione di eventi".

Speriamo in bene. Ora il servizio ha ripreso a funzionare egregiamente, ma la relativa reticenza delle fonti ufficiali di Skype lascia chiaramente spazio a dubbi e ipotesi alternative. GigaOm ha una discussione tecnica molto interessante sull'argomento, che ipotizza il coinvolgimento dei supernodi della rete Skype oltre che dei server di autenticazione di Skype.

L'architettura della rete, insomma, non è così distribuita e peer-to-peer come potrebbe sembrare; a questo punto diventa interessante valutare anche alternative come Gizmo, che nei giorni del blackout ha avuto un'impennata di iscritti davvero spettacolare. Gizmo è multipiattaforma e, a differenza di Skype, è basato su standard aperti; inoltre e integra varie funzioni supplementari che in Skype si pagano a parte, come la registrazione delle chiamate.

La lezione di questo blackout è che la popolarità, su Internet, si acquisisce in fretta, ma si perde altrettanto rapidamente.

Grazie a Inchiostro Simpatico per i dettagli tecnici della vicenda.
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Radio: i temi di oggi

Blackout di Skype, 25 anni di CD, Wikivandali blasonati, lampioni stregati


Nel Disinformatico radiofonico di oggi, in onda come consueto alle 11 sulla Rete Tre della RTSI (streaming e podcast), toccherò alcuni argomenti disinformaticamente caldi di questa settimana:
  • il grande blackout di Skype: milioni di utenti si trovano privi della possibilità di chattare e telefonare via Internet per giorni. Circolano le voci più incontrollate, ma ora che il fumo s'è diradato sembra che il colpevole sia stato individuato.
  • Il Compact Disc compie 25 anni: breve storia di un supporto che ha cambiato per sempre il modo di fare e ascoltare musica.
  • La CIA e il Vaticano colti a taroccare le voci della Wikipedia grazie a un nuovo strumento software: il sorvegliante diventa sorvegliato grazie a Internet.
  • Antibufala: perché i lampioni si spengono quando vi passiamo sotto? Quali forze misteriose sono all'opera?
A fra poco!
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Antibufala: l’uomo che si ridusse i pollici per usare l’iPhone

Pollici troppo grossi per il cellulare? Ci pensa il chirurgo


Vediamo se riesco a prevenire l'arrivo nei media italiani di una bufala decisamente originale. Un articolo del North Denver News dell'8 agosto scorso ha descritto il caso di Thomas Martel, un ventottenne dai pollici molto grandi che se li è fatti ridurre chirurgicamente per poter usare i moderni cellulari con tutti i loro minuscoli bottoni e con i loro schermi sensibili al tatto, come quello del suo nuovo iPhone.

Martel, riferisce l'articolo, aveva problemi a toccare i tasti giusti e perdeva in continuazione gli stili utilizzati da alcuni cellulari. Ha dichiarato che la procedura è stata costosa, ma conta di recuperare la spesa nell'arco di dieci o quindici anni; e la frustrazione eliminata, chiaramente, non ha prezzo.

Il medico, il dottor Robert Fox Spars, è il creatore della procedura, secondo l'articolo, denominata whittling: una piccola incisione su entrambi i pollici e la limatura delle ossa, seguite da un'attenta correzione dei muscoli delle dita e dalla correzione delle unghie.

E' tutta una burla: l'articolo era costellato di indizi (non ci sono muscoli nei pollici e l'operazione con relativa convalescenza avrebbe richiesto molto più tempo di quello per il quale è stato disponibile l'iPhone), ma questo non ha impedito a molti di cascarci, come testimonia per esempio questa ricerca in Google.

Dopo pochi giorni di frenetico passaparola su Internet, il North Denver News ha deciso che era il caso di fermare la notizia prima che se ne perdesse il controllo e ha pubblicato la smentita. Si trattava di satira sul fatto che la società americana accetta tranquillamente la chirurgia plastica e la "deformazione decorativa" del corpo umano per motivi di vanità ma non per altre ragioni più pratiche e sull'ossessione per la tecnologia trasformata in oggetto di moda e tifoseria.

Si è trattato anche di un piccolo esperimento sociale: una dimostrazione efficace di quanto siano poco scettici i lettori, cosa che in questo momento (in cui si consultano sempre più le fonti online, comprese quelle prive di garanzie) può comportare errori dalle conseguenze molto serie. Quindi in futuro, mi raccomando, siate più cauti anche nei confronti delle notizie pubblicate dai media tradizionali: chiedetevi sempre se la notizia ha perlomeno una propria coerenza interna.
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Anticopia: Google chiude i video a pagamento, utenti buggerati

Gioie del DRM: clienti paganti bidonati da Google Video

Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

A Ferragosto, Google chiuderà il servizio a pagamento di Google Video e chiunque abbia acquistato video lucchettati da questo servizio non potrà più vederli. E non c'è assolutamente nulla da fare per cambiare le cose.

Questa, in sintesi, la lezione più bruciante ed esemplare di cosa significa il DRM: l'arroganza del potere applicata al mondo digitale. Quello che rende ancora più irritante la notizia è la fonte di questo sopruso: Google, il dittatore illuminato della Rete, la società che non sbaglia un colpo, il colosso che ci dovrebbe aiutare a sconfiggere il monopolio di zio Bill.

Forse è ora di svegliarsi e capire che Google è come tutte le altre aziende: non fa beneficenza, e se deve scegliere fra i propri interessi e quelli dei suoi clienti, sceglie i propri senza batter ciglio, e al diavolo la Difesa della Cultura Digitale e tutte quelle fesserie con cui spesso i pensatori della Rete imbellettano le dispute online.

Qui trovate la mail di annuncio della chiusura: chi ha pagato non potrà più vedere i video a partire dal 15 agosto. Trovate altri dettagli qui e qui, e un articolo profetico di Cory Doctorow qui. Ai clienti verranno dati cinque dollari di rimborso, da spendere nei siti convenzionati con il sistema di pagamento Google Checkout. Entro 60 giorni.

Questo è quello che chi è contrario al DRM paventava da tempo: comperando musica o video lucchettati, l'acquirente si espone alla revocabilità dei suoi diritti di visione o ascolto. Il DRM che consente il ritiro dei diritti di fruizione, come quello di Google Video, è equivalente a un poliziotto privato che ti entra in casa e ti porta via i libri che hai comprato e che credevi di possedere per sempre. E lo fa perché gli gira così, punto e basta. E tu, misero cliente, devi stare zitto e non fiatare, altrimenti sei un pirata, un sovversivo.

Per citare una celebre battuta, Google è come Darth Vader: "Ho cambiato le regole del nostro accordo. Prega che non le cambi ancora".

Aggiornamento (2007/08/22)


Google ha cambiato le regole dell'accordo. Ora sono leggermente migliori, ma la sostanza non cambia. I dettagli sono qui.
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Antibufala: anche Reuters inciampa nelle immagini false

Bufala titanica per la Reuters


MediaGuardian segnala uno spettacolare inciampo dell'agenzia Reuters, smascherato da un tredicenne particolarmente attento, al quale va subito il distintivo di Detective Antibufala honoris causa.

La Reuters ha distribuito la settimana scorsa delle immagini che a suo dire mostravano dei sommergibili russi sul fondo del Mare Glaciale Artico (ne vedete un esempio qui accanto). Le immagini sono state poi riprese e ripubblicate da numerosi giornali in tutto il mondo. Ma in realtà le immagini provenivano dal film Titanic: la scoperta è opera di un tredicenne finlandese, che ha chiamato un giornale locale per riferire la strana somiglianza fra le immagini del kolossal di James Cameron e le riprese della missione russa.

La Reuters ha chiesto scusa e ha detto di aver preso le immagini dal canale televisivo nazionale russo RTR e di averle titolate erroneamente descrivendole come immagini d'archivio provenienti dall'Artico.

Attenzione, quindi, alle foto che accompagnano i servizi anche nelle emittenti più blasonate: come dimostra questo episodio, c'è infatti chiaramente di mezzo una catena di fiducia di cui molti anelli non vengono affatto verificati e quindi un'immagine fasulla può approdare facilmente sulle pagine dei giornali e in televisione. Molto più facilmente e vistosamente di quanto appaia invece la relativa smentita in caso di bufala.
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Strani allegati PDF

Ondata di allegati PDF, spam o virus?


Da qualche giorno stanno circolando dei messaggi di e-mail contenenti allegati abbastanza insoliti in formato PDF. Arrivano dagli indirizzi più disparati, non contengono testo nel corpo del messaggio, e il nome dell'allegato a volte contiene il nome utente del destinatario. Il titolo del messaggio ha in genere a che fare con la finanza.

Aprendo i PDF, vi si trova dentro un consiglio d'investimento in azioni, seguito da una serie priva di senso di lettere e numeri che può insospettire.

A quanto risulta fin qui, però, non c'è pericolo virale: si tratta di un nuovo approccio allo spam. I filtri antispam stanno imparando a riconoscere o eliminare direttamente lo spam di testo e quello grafico (nel quale il messaggio è visualizzato come immagine), e così gli spammer stanno tentando un'altra tattica. Siccome gli utenti, e specialmente le aziende, hanno un notevole traffico di allegati in formato PDF (Acrobat), di norma i file PDF non sono inclusi nei file bloccati dai filtri antispam e vengono quindi recapitati senza problemi al destinatario.

Gli spammer stanno approfittando di questa situazione e stanno quindi generando messaggi che contengono un allegato PDF nel quale c'è il testo dello spam. Questo permette appunto di eludere i filtri.

In termini antivirali, i messaggi sembrano innocui: inviandoli al controllo online di Kaspersky non hanno rivelato codice ostile. Tuttavia rappresentano comunque una perdita di tempo (superiore a quella normalmente comportata dallo spam testuale, perché qui bisogna prendersi la briga di aprire l'allegato) e un carico per la Rete e per chi paga Internet a consumo.

Il consiglio è semplicemente evitare di aprire, e se possibile filtrare a monte, qualsiasi allegato che non provenga da mittenti noti e il cui messaggio non contenga chiari riferimenti al destinatario che lo distinguano da un invio di massa. L'importante è non farsi prendere dal panico e naturalmente non seguire i consigli d'investimento così disinteressati che arrivano dagli spammer, che fanno parte di una truffa pump-and-dump.

In questo tipo di raggiro, lo spammer acquista un titolo di pochissimo valore appena prima di inviare la propria campagna di spam. Questo fa lievitare artificialmente il valore del titolo, così gli investitori ingenui che abboccano allo spam vedono che in effetti il titolo è salito e vi investono, facendo lievitare ulteriormente il valore; poi il titolo viene venduto dai truffatori (a un valore molto superiore a quello al quale l'avevano acquistato) e viene lasciato a precipitare al suo valore reale. I truffatori si arricchiscono, gli investitori ingenui restano spennati. Prudenza.
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Second Life, crack economico virtuale

Conti correnti congelati in Second Life. Dentro ci sono soldi veri


Il mondo virtuale di Second Life emula quello reale in tutto e per tutto, comprese le crisi di panico dei correntisti che hanno depositato soldi nelle banche virtuali di Second Life. Soldi veri, perché questo mondo virtuale ha una moneta propria, il Linden dollar, convertito attualmente a circa 269 per un dollaro USA (vero), e per mettere soldi virtuali nel conto virtuale della banca virtuale bisogna convertire denaro reale oppure fare compravendite vantaggiose all'interno di Second Life.

Tutto bello, tutto multimediale, tutto entusiasmante, ma cosa c'è dietro la facciata? Il sito australiano The Age riferisce che Ginko Financial, la più grande banca virtuale di Second Life, ha congelato tutti i conti il 9 agosto scorso perché i correntisti hanno cercato in massa di ritirare i propri fondi. Sono a rischio alcune centinaia di migliaia di dollari. Dollari veri, s'intende.

Ginko è di proprietà di un brasiliano, Andre Sanchez. Ha attratto i correntisti offrendo lo 0,1% giornaliero di interessi, pari al 44% annuo: un classico sintomo di qualcosa che non quadra. Ginko asserisce di avere 18.000 correntisti e fondi versati pari a 700.000 dollari statunitensi reali. Adesso ha smesso di accettare versamenti, ha bloccato tutti i prelievi e ha convertito i saldi dei conti in titoli virtuali, che ora sono trattabili presso una delle Borse virtuali di Second Life, anch'essa gestita da un singolo individuo, l'australiano Luke Connell. In questo momento i titoli vengono scambiati a un valore molto più basso di quello nominale, per cui venderli significa una perdita netta per i correntisti.

La causa del crack, secondo Ginko, è stata la decisione di vietare il gioco d'azzardo all'interno di Second Life a seguito di nuove norme federali statunitensi. Se non ci fosse stato il panico conseguente a questa decisione, non ci sarebbero stati problemi, sembra suggerire Ginko, e la promessa è che se gli investitori terranno duro, tutto tornerà come prima.

C'è chi però non condivide tanto ottimismo e mette in guardia gli utenti contro le trappole della finanza virtuale, come Reuters, che ricorda che Ginko è esente dalle normali regolamentazioni e non è sottoposta alle verifiche ispettive che caratterizzano una banca vera. C'è chi si spinge oltre e definisce Ginko una piramide di denaro.

Non è la prima volta che il sistema economico virtuale di Second Life viene colpito da problemi che si ripercuotono anche nella vita reale. A fine luglio, la Reuters ha segnalato il furto di 12.000 dollari reali da parte di un ex dipendente della Borsa virtuale World Stock Exchange, perpetrato tramite la rete di bancomat virtuali di Second Life.
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Universal prova a vendere musica senza DRM

Dopo EMI, anche Universal molla i lucchetti anticopia. Per prova


La Universal, la più grande delle case discografiche mondiali, svolgerà una sperimentazione vendendo via Internet brani di migliaia di album di artisti come Sting, Stevie Wonder, Black Eyed Peas e 50 Cent senza sistemi anticopia (DRM) dal 21 agosto prossimo al 31 gennaio 2008. Lo riferisce per esempio FindLaw e BoingBoing.

Le vendite, però, non passeranno attraverso il colosso della musica online iTunes di Apple, ma saranno gestite direttamente dai siti Web dei singoli artisti e da vari rivenditori online, come Amazon, Google, i supermercati Wal-Mart e altri. Slashdot segnala che i brani saranno disponibili anche in versione a 256 kbps.

Anche Universal, come EMI, ha finalmente visto la luce e ha capito che il DRM è male, che trattare il cliente come un ladro fino a prova contraria è stupido e oltretutto soffoca le vendite legali? Improbabile. La ragione più plausibile è che vendere senza lucchetti è l'unico modo per contrastare il sostanziale monopolio dell'iPod e di iTunes di Apple nel mondo della musica scaricata, cosa che EMI non ambisce a fare. EMI, infatti, veicola i propri brani senza DRM attraverso iTunes. Universal, invece, vuole fare a meno di Apple.

BoingBoing riassume molto chiaramente il problema di Universal e delle case discografiche in generale: lo strapotere di Apple nel settore dei lettori musicali.
L'iPod è in grado di riprodurre due tipi di musica: quella menomata con il DRM di Apple e gli MP3. Se [siete una casa discografica e] volete menomare la vostra musica usando il DRM di Apple, dovete dare ad Apple il controllo totale sui prezzi delle vostre canzoni. Nessun altro negozio può veicolare la musica menomata da Apple. Ogni volta che noi [consumatori] acquistiamo una canzone menomata da Apple, diventa più difficile e costoso passare a prodotti alternativi rispetto all'iPod e a iTunes.

Per le etichette discografiche ci sono due sole opzioni [per essere presenti sugli innumerevoli iPod]: vendere musica menomata da Apple e aumentare il controllo di Apple sul commercio di musica online, oppure vendere musica non menomata. La musica non menomata (MP3 e altri file aperti) è superiore alla versione menomata: la si può suonare su un maggior numero di dispositivi ed è più versatile. Nessun cliente cerca musica perché è menomata: il DRM non fa vendere la musica. Nessuno dei clienti di iTunes ha comprato musica perché la voleva lucchettata all'iPod e non funzionava sui lettori della concorrenza.

Chi non vuole pagare la musica non fa altro che scaricarla dal P2P, dove è già disponibile gratis senza DRM. Se [una casa discografica] vuole convincere la gente a comprare musica, non può cominciare rendendola peggiore della versione gratuita: per cui è inevitabile che la Universal alla fine assuma quest'atteggiamento. Non vende tracce senza DRM tramite iTunes (dove Apple fa pagare un sovrapprezzo del 30%), ma lo fa tramite i concorrenti di Apple. Però, dato che sono tracce MP3, funzionano in iTunes e sugli iPod, per cui i clienti Apple possono avere brani degli artisti Universal che sono compatibili con i loro iPod a 99 centesimi di dollaro, senza DRM.
Un portavoce di Universal, Peter LoFrumento, ha detto che invece la casa discografica ha escluso Apple dalla vendita per tenerlo come "gruppo di controllo" col quale valutare l'effetto dell'iniziativa sui prezzi, sulla pirateria e sulle vendite. Certo, come no. Molto diplomatico.
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Radio: i temi di oggi

Universal e DRM, pollici ridotti per iPhone, bufala Reuters, fuga di denaro da Second Life, strani allegati PDF


Ecco i principali temi del Disinformatico radiofonico di stamattina, in onda dalle 11 alle 12 sulla Rete Tre della Radio Svizzera di lingua italiana e ascoltabile anche in streaming e podcast:

  • Addio ai lucchetti anticopia anche per Universal? Dopo EMI, ci prova anche la più grande casa discografica del mondo; ma non è certo per fare beneficenza.
  • Antibufala: l'uomo che si ridusse i pollici per usare l'iPhone.
  • Antibufala: anche Reuters incappa in foto false, spacciandole per le immagini dei russi che piantano la bandiera sotto il Polo Nord.
  • Second Life blocca i propri Bancomat virtuali, che però contengono soldi veri: correntisti inferociti.
  • Strani allegati in formato PDF: spam o virus?
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Linux preinstallato sbarca in Europa. Si fa per dire

Dell offre Linux preinstallato nel Regno Unito, in Francia e in Germania, ma per ora è una finta


Direct2dell.com ha annunciato che è possibile acquistare laptop e desktop con Linux Ubuntu 7.04 preinstallato in Germania, Francia e Regno Unito. L'annuncio formale di Dell indica la data dell'8 agosto come inizio dell'offerta.

La pagina per acquistare nel Regno Unito è questa, ma al momento in cui scrivo i suoi link portano a una pagina d'errore (di cui vedete un campioncino qui accanto, con tanto di ironica dicitura "Dell consiglia Windows Vista Business"). Idem per la pagina tedesca e quella francese.

Complimenti a Dell per l'ottima trovata di farsi pubblicizzare gratuitamente presso gli smanettoni con poca fatica. A quando la vera possibilità di acquistare un notebook preinstallato con Linux? Vorrei cambiare laptop a ottobre, e se non si sveglia nessuno con Linux, i miei soldi andranno a un Mac.

Aggiornamento (2007/08/08 22:05)


Adesso i link portano tutti a una pagina di scuse che inizia (per tutte le lingue) con "Apologies - We had a problem trying to process your last action". Sovraccarico del server? Nella pagina britannica, inoltre, non c'è più il pulsante per comperare desktop (bisogna telefonare... evviva la tecnologia moderna).

Viene da chiedersi: comprereste un computer da chi non sa neppure far funzionare il proprio sito Web?

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Linux preinstallato: e con questo sono due

Anche Lenovo offrirà laptop con Linux preinstallato


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Lenovo ha annunciato alla conferenza LinuxWorld di San Francisco che metterà in vendita computer portatili con Linux preinstallato (a quanto pare, la distribuzione SUSE Linux Enterprise Desktop). Una bella svolta, rispetto al "no" secco di un anno fa. Con quest'annuncio salgono a due le grandi marche che offrono la possibilità di avere un'alternativa a Windows: l'altra è Dell.

Avere Linux preinstallato elimina i problemi d'installazione e garantisce la compatibilità dell'hardware: due limitazioni che finora hanno ostacolato la diffusione di Linux al di fuori della cerchia degli smanettoni.

Secondo dati citati dalla BBC, il numero degli utenti Linux è pari a quello degli utenti Mac, ossia circa il 6% dell'utenza complessiva. Speriamo in bene.
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Foto digitali rovinate? Arrivano i soccorsi

Come recuperare foto perdute


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Bello, il digitale. La fotocamera ti permette subito di controllare se le foto sono venute bene: le vedi sullo schermino e te ne vai tranquillo. Poi arrivi a casa, attacchi la fotocamera al computer, e scopri che le foto sono rovinate: interi blocchi mancanti. Oppure nella foga cancelli la foto sbagliata, o scopri che, quando la vedi a tutto schermo, la foto è tragicamente mossa o sfocata.

Il problema dei blocchi mancanti è un errore di scrittura dei dati: può essere dovuto per esempio a un difetto della schedina di memoria o alla bassa tensione delle batterie della fotocamera, ed è un difetto particolarmente subdolo, perché l'anteprima della foto, anche sul computer, è perfetta. Il tragico difetto emerge soltanto quando si apre l'immagine. In questo caso non c'è nulla da fare: i dati non sono stati scritti correttamente, quindi non c'è nulla di recuperabile (tranne il pezzetto di foto eventualmente memorizzato bene, o l'anteprima stessa). L'unica soluzione è la prevenzione: batterie sempre fresche e schede di memoria di qualità.

Se invece la foto c'è, ma l'avete cancellata per errore (per esempio perché pensavate di aver riversato le foto dalla schedina al PC ma non l'avete fatto), allora ho un programma che fa per voi: Photorescue, per Windows e Mac. Recupera le foto cancellate (se non sono già state sovrascritte) e in alcuni casi recupera le foto scritte erroneamente sulla schedina di memoria. E' molto semplice da usare e devo dire che funziona egregiamente.

Se la foto è stata salvata correttamente ma è disturbata, sfocata o mossa, entro certi limiti è correggibile e recuperabile usando vari programmi, come i plug-in di denoise (rimozione del rumore elettronico, tipico delle foto digitali scattate in poca luce) o il programma autonomo PictureCooler (per Windows). La sfocatura e il mosso si possono ridurre usando PictureCooler (immagini demo qui) un altro ottimo programma, FocusMagic (per Windows e, come plug-in Photoshop, anche per Mac).

Qui sotto vedete un esempio di recupero di una foto mossa: un'immagine di un rottame d'aereo davanti al Pentagono (uno di quei rottami che secondo i complottisti non esistono). Questo è l'originale:


E questa è la versione sistemata togliendo il mosso con FocusMagic:


I risultati sono molto variabili, e non c'è alcuna garanzia di recupero totale, ma quando la foto è irripetibile o si vogliono rivelare dettagli apparentemente perduti, questi programmi sono un toccasana.
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Gmail, Myspace, Hotmail e altri siti bucabili via Wifi

Usi il Wifi in giro? Occhio agli spioni, ti rubano la posta e l'identità


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La conferenza di sicurezza informatica Defcon tenutasi pochi giorni fa a Las Vegas ha visto riuniti alcuni dei migliori smanettoni del mondo per presentare le loro scoperte. Son dolori per tutti: una delle segnalazioni più clamorose è la facilità con la quale si può non soltanto intercettare una connessione a Internet effettuata in un luogo pubblico tramite i tanti siti Wifi di alberghi, locali e Internet café, ma addirittura assumere l'identità dell'intercettato, raccogliere le sue informazioni personali, leggere la sua posta e sostituirsi a lui o lei in tutto e per tutto, senza conoscere alcuna password.

Robert Graham, della Errata Security, ha dimostrato spettacolarmente l'efficacia della propria tecnica d'intrusione prendendo il controllo di una sessione Web di Gmail e leggendo la posta della vittima durante la sua presentazione. Ha poi ripetuto la dimostrazione per i giornalisti rubando l'account di posta sacrificale di George Ou di ZDNet. Le foto sono qui.

L'attacco si basa sul fatto che la maggior parte degli accessi Wifi pubblici o a pagamento lavora senza cifratura, per semplicità, per cui il flusso di dati grezzo trasmesso via radio è intercettabile da chiunque sia dotato di un normale laptop con scheda Wifi e di un apposito programma sniffer che legge e decifra i dati che girano in chiaro nell'etere. Graham ha usato Ferret su Windows, ma ci sono moltissimi altri programmi analoghi, quasi tutti gratuiti e per tutti i principali sistemi operativi.

In sé questa non è una novità: da anni si sa che usare un Wifi non cifrato è un rischio. La novità è che Graham ha dimostrato che pescando dal flusso di dati i cookie (file temporanei mandati dai vari siti per gestire le sessioni), basta immettere questi cookie nel proprio browser (usando un apposito programma scritto da Graham, di nome Hamster, mostrato in azione nella foto tratta da TGdaily.com) per assumere l'identità della vittima o spiarne l'attività e la corrispondenza presso qualsiasi sito che gestisca le sessioni tramite cookie non cifrati: Gmail, Google Maps (per sapere dove abita la vittima rubandone i luoghi preferiti), Myspace, Hotmail, Facebook e tanti altri. Non occorre conoscere né nome utente, né password.

La falla, secondo Graham, sta nel fatto che le sessioni di questi siti non sono cifrate completamente: lo sono soltanto all'inizio, quando ci si collega e si immettono i propri codici d'accesso. Da quel punto in poi, le sessioni proseguono in chiaro, sfruttando i cookie come chiavi di sessione per "garantire" (si fa per dire) l'identità dell'utente.

I rimedi sono di vario genere. Chi sa usare una shell protetta (Secure Shell, SSH) o una rete privata virtuale (Virtual Private Network, VPN) è bene che la usi: evitare gli accessi Wifi non cifrati è comunque altamente consigliabile; e in ogni caso la sessione andrebbe cifrata interamente ove possibile. Per esempio, Gmail non cifra la sessione se vi si accede digitando http://mail.google.com, ma lo fa se si digita https:// al posto di http://.

Purtroppo la maggior parte degli utenti non sa neppure di essere esposta a questo genere di rischio e quindi dissemina infinite tracce della propria identità che chiunque può raccogliere. Non sapendolo, non sa neanche di dover prendere delle contromisure, e i siti hanno la loro parte di responsabilità nel non gestire di default le sessioni usando la cifratura.
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Lunacomplottisti, tenetevi forte

In arrivo gli originali ad altissima risoluzione delle foto lunari


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I lunatici e i disinformati che credono che gli sbarchi umani sulla Luna siano stati una messinscena realizzata in studio hanno prosperato, creandosi un vero e proprio business della bufala, anche grazie al fatto che molte delle loro fantasiose teorie si basavano su versioni sgranate e di quarta mano delle fotografie degli sbarchi.

Le cose stanno per cambiare: la NASA e la Arizona State University stanno procedendo alla nuova scansione e alla pubblicazione delle foto lunari, partendo direttamente dalle pellicole originali e utilizzando una risoluzione mostruosa. Addio, quindi, pelucchi scambiati per lettere di riferimento della scenografia (foto qui accanto).

Questo non fermerà certo i lunacomplottisti, che s'inventeranno rapidamente qualcos'altro; anzi, probabilmente fornirà loro nuovi spunti per l'ennesima bordata di libri e DVD che faranno venire il torcibudella a chi sulla Luna c'è andato davvero per farlo ha rischiato la vita sedendosi in cima a un razzo di oltre 100 metri pieno d'idrogeno e ossigeno liquido, composto da "sei milioni di pezzi, tutti fabbricati dal subappaltatore che ha ha offerto il prezzo più basso", come disse Michael Collins dell'Apollo 11.

Le prime foto del progetto di scansione, che durerà tre anni e comprenderà 36.000 immagini, sono già disponibili su Internet: la versione scaricabile in massima qualità di ciascuna immagine è un TIFF da 1,3 gigabyte (la versione PNG definita "piccola" è di soli 28 megabyte; le foto panoramiche arrivano a 11,8 giga). Per fortuna le foto sono anche esplorabili senza scaricarle, con un sistema simile a Google Maps che si chiama Zoomify e si basa su Flash.

Le foto attualmente disponibili non sono state scattate dagli astronauti sul suolo lunare, ma provengono dalle fotocamere automatiche installate a bordo dei loro veicoli e riprendono la superficie dall'orbita lunare, a scopo di ricognizione: permettono di scorgere oggetti di almeno circa sei metri di diametro, e in alcune immagini anche di un solo metro di grandezza.

Le immagini scattate al suolo promettono di essere una festa per gli occhi. Da quasi quarant'anni, le pellicole originali esposte dagli astronauti giacciono a -18°C in un freezer al Johnson Space Center di Houston e per la prima volta vengono utilizzate per una scansione: tutte le scansioni viste finora, comprese quelle presenti sui siti della NASA, sono tratte da copie realizzate con sistemi analogici, con conseguente calo qualitativo.

Verranno conservate nelle scansioni anche le rigature e gli aloni prodotti dalla finissima polvere lunare che riuscì a introdursi nei caricatori delle pellicole. L'inventario è vasto: 600 foto su pellicola 35 mm, circa 20.000 foto su pellicola 60 mm (a colori e in bianco e nero), oltre 10.000 scatti delle fotocamere di mappatura e circa 4600 foto panoramiche. La scansione arriva a 200 pixel per millimetro nelle immagini in bianco e nero e a 100-120 pixel per millimetro nelle immagini a colori.

Le scansioni, oltre ad avere un indubbio fascino storico, saranno utili per chiarire un fenomeno poco conosciuto: le trasformazioni della superficie lunare. La Luna, infatti, non è affatto un sasso morto come potrebbe sembrare. Nel corso dei secoli sono stati visti più volte fugaci lampi di luce provenire dalla sua superficie: non sono gli abbaglianti delle astronavi Vogon che chiedono strada, ovviamente, ma la loro esatta natura non è nota. Qui ne vedete un esempio in un articolo dedicato a questi Transient Lunar Phenomena.

Il confronto fra le foto di quarant'anni fa e quelle attuali (e anche con quelle delle prossime missioni di ricognizione automatica) permetterà di capire anche quanti meteoriti colpiscono la Luna e quindi valutare meglio i rischi per gli astronauti che vi torneranno.
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Radio: i temi di domani

Disinformatico radio: foto lunari, nanoparticelle, Gmail bucabile via Wifi; salvare le foto rovinate


Nella diretta del Disinformatico radiofonico di domattina (Rete Tre, ore 11, anche in streaming e podcast) fornirò un po' di nuovo pane per i denti dei lunacomplottisti, con la pubblicazione delle scansioni ad altissima risoluzione delle foto delle missioni lunari da parte della NASA, direttamente dagli originali (le versioni attualmente circolanti sono scansioni di copie di copie).

Tornerò poi sulla questione dell'appello-bufala sugli alimenti contaminati ospitando il ricercatore coinvolto suo malgrado, il dottor Stefano Montanari, che confermerà le profonde differenze rispetto ai fatti da lui scoperti.

Ci sarà spazio per parlare di un'allerta importante per chi va in vacanza o gira con il laptop attaccandosi ai punti d'accesso senza fili (Wifi): se la comunicazione non è cifrata, è facilissimo intercettare tutto quello che viene trasmesso e (qui sta la novità) prendere il controllo di una casella di posta di Gmail, come ha dimostrato l'esperto Robert Graham pochi giorni fa. Per fortuna esiste un modo semplice per limitare il rischio.

Visto che siamo in tema di vacanze, nasce il problema delle foto digitali venute male o addirittura (orrore!) registrate male sulla schedina di memoria a causa di difetti della scheda o batterie scariche, o cancellate per errore. Vi presenterò alcuni programmi per recuperare questi ricordi preziosi.

A domattina!


Aggiornamento (2007/08/07)


Il dottor Montanari è risultato irreperibile telefonicamente durante la diretta, per cui non è stato possibile farlo partecipare. In ogni caso, il testo e la registrazione di un'intervista fatta pochi giorni fa sono disponibili qui.
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Antibufala allarme Grillo: pronta la trascrizione

Disponibile la trascrizione dell'intervista a Stefano Montanari su nanopatologie e appello-bufala


Grazie allo splendido lavoro di squadra di Sblendorio, John_Wayne, Markogts, Exodus68, Ipsedigit e Dario T., la trascrizione integrale dell'intervista a Stefano Montanari di Nanodiagnostics.it è disponibile qui come PDF.
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Festival del cinema a Locarno

Piccolo test di blog mobile dalla prima europea di Bourne Ultimatum




Aggiornamento (2007/08/05)


Mi sto esercitando un po' con le funzioni di blogging mobile del cellulare Sony Ericsson K810i, visto che probabilmente mi capiteranno occasioni in cui un po' di fotoblogging in tempo reale potrebbe rivelarsi molto utile.

Sono davvero molto comode la funzione "Invia al blog" integrata, con la quale ho composto il post qui sopra, e quella di fotografia panoramica (il software cuce automaticamente tre foto scattate in sequenza, come qui sopra; lo so, la foto è leggermente mossa, era in luce ambiente). Più che un cellulare UMTS con fotocamera, è una fotocamera che fa anche da telefono: autofocus, flash, correzione foto, scatto multiplo.

Il film è molto spettacolare e chiude bene la trilogia di Bourne. Complimenti a Paul Greengrass, il regista: chissà cos'avrebbe pensato, lui che ha fatto United 93, la storia di uno dei voli dirottati l'11 settembre, se avesse saputo che il suo film è stato immediatamente preceduto dall'apparizione di Dario Fo, che sta contribuendo a un film che dice che l'11 settembre è invece una balla. Le ironie della vita.

Azione e divertimento a parte, ha fatto faville l'impianto del Festival, con uno schermo enorme, un'immagine incredibilmente stabile (ho dovuto chiedere e poi controllare con il binocolo che fosse pellicola e non un proiettore digitale) e un audio con i controfiocchi. Il tutto è ancora più sorprendente se si considera che è un impianto mobile.

Grazie a Lorenzo che mi ha procurato i pass e dato l'occasione di scoprire Locarno.