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Baco spettacolare in Excel 2007?

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Questa è talmente grossa che nonostante le prime apparenti conferme faccio davvero fatica a darla per buona. Secondo varie fonti, come The Inquirer e Slashdot, Microsoft Excel 2007 sbaglia una semplice moltiplicazione. Un difetto non da poco, considerato che lo scopo per il quale si usa uno spreadsheet è appunto fare calcoli. Chiedo quindi il vostro aiuto, visto che non dispongo di Excel 2007.

Provate a immettere in una cella il calcolo "=850*77.1". Il risultato giusto è 65535, ma Excel 2007 a quanto pare dice che è 100000 (OpenOffice.org fornisce il risultato corretto).

Provate anche altri calcoli che dovrebbero dare come risultato 65535:

=5.1*12850
=10.2*6425
=20.4*3212.5
=40.8*1606.25
=77.1*850
=154.2*425
=212.5*308.4
=308.4*212.5
=425*154.2

Segnalate i risultati dei vostri test nei commenti, anche con versioni di Excel differenti dalla 2007 e con altri programmi, e se trovate conferme del baco, mandatemi una schermata al solito indirizzo topone chiocciola pobox.com. Grazie!


Aggiornamento


Confermato. Ecco una delle tante schermate di Excel 2007 che mi avete mandato e per le quali vi ringrazio tutti (questa è quella di piefum: cliccatevi sopra per ingrandirla). Grazie anche per la segnalazione dello spiegone di Microsoft.


Microsoft dice che si tratta sostanzialmente di un mero errore di visualizzazione ("the issue is actually not in the calculation itself (the result of the calculation stored in Excel’s memory is correct), but only in the result that is shown in the sheet") e che è già in preparazione una correzione.

La giustificazione, tuttavia, non risponde a una domanda che non è tecnica ma credo venga spontanea: come mai un programma a pagamento, prodotto supportato da un'azienda che incassa utili per oltre 1 miliardo di dollari al mese, fa una cosa di questo genere, mentre programmi gratuiti e sviluppati dagli smanettoni (come Openoffice.org, Gnumeric e altri) non la fanno? Oppure ci sono altri bachi, magari meno spettacolari ma anche peggiori, nei programmi alternativi?
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Panico per l’antipirateria di Windows Vista

Vista piratato si disattiverà da solo, dice una rivista. Panico generale, ma è una bufala che la dice lunga


La rivista informatica australiana PC World è incappata in una bufala che rivela molte verità sulla situazione della pirateria software e della diffusa dipendenza da software revocabile.

PC World ha pubblicato, insieme a Computerworld, questo articolo, che riferisce di un e-mail che sarebbe stato inviato da un rappresentante Microsoft a un grande distributore OEM di Windows Vista per avvisare che le copie pirata di Vista sarebbero diventate subito inservibili: lo schermo del PC sarebbe diventato nero.

Ecco la traduzione dell'e-mail:

Buon pomeriggio, a partire da questa settimana, la Microsoft ha attivato una funzione di Vista denominata "Reduced Functionality" ["Funzionalità ridotta", N.d.T]. Si tratta di una funzione specifica di Vista che disattiva efficacemente le copie non originali di Windows. Pertanto, chiunque abbia una copia pirata di Vista subirà:

Una schermata nera dopo 1 ora di navigazione
Assenza di menu Start o barra delle applicazioni
Assenza di desktop

Siete pregati di comunicare quest'iniziativa antipirateria di Microsoft ai vostri rivenditori. Si noti che questa funzione è stata attivata solo da poco in Vista in tutto il mondo e che quindi qualsiasi problema con le versioni non originali inizierà a presentarsi da questo momento in poi.


Microsoft ha smentito rapidamente, per esempio alla rivista Wired, dicendo che non erano stati distribuiti aggiornamenti al sistema antipirateria di Vista. In effetti la Reduced Functionality esiste, ma non si comporta nel modo descritto dalle riviste australiane: si attiva quando le chiavi di autorizzazione di Vista non vengono accettate. Se Vista va in modalità Reduced Functionality, dice Wired, il menu Start e le icone del desktop scompaiono e lo sfondo del desktop diventa nero. Ma ci sono comunque trenta giorni di preavviso.

Qui trovate un'animazione che mostra il desktop nero e che alcuni hanno interpretato come una conferma dell'appello.

Si tratta insomma di un falso allarme, la cui plausibilità e accettazione anche da parte di chi dell'informatica fa il proprio pane quotidiano rivelano una situazione di fondo molto interessante.

Nonostante la tolleranza della pirateria software sia notoriamente uno dei mezzi preferiti dalle società di software per conquistare nuovi mercati (Cina, per esempio), a nessuno desta dubbi o sorpresa l'idea che una società di software possa decidere di disattivare da remoto le versioni pirata del proprio software. Sarebbe un suicidio commerciale, ma sembra quasi che non si voglia ammettere questo segreto di Pulcinella.

Un altro aspetto interessante è che nessuno sembra obiettare all'idea di una disattivazione arbitraria delle copie che un sistema automatico ritiene illegali, ma che non è detto che lo siano, date le segnalazioni di "falsi positivi" che accompagnano spesso i sistemi antipirateria.

Che cosa succede se per un disguido tecnico le copie del software usato da un'azienda vengono classificate come pirata? E che si fa se il software non è in grado di collegarsi via Internet al sistema di autenticazione? Chi paga il disagio e il lavoro perduto? Indovinate un po'. Per questo, qualsiasi software che "chiami casa" continuamente per essere autorizzato costituisce un rischio in più per la produttività.
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Antibufala: torna l’appello per leucemia fulminante

Terza variante dell'appello-bufala per Riccardo


Di questo appello ho già parlato in questo articolo, quando ha iniziato a circolare, a marzo 2007; ne ho riparlato un mese dopo, quando sono emerse nuove varianti; e mi tocca tornarvi ancora, perché ha subito una nuova mutazione che rende difficile cercare informazioni in proposito, dato che sono stati alterati sia il numero di telefono citato, sia il nome del bambino.

Ecco la variante attualmente in circolazione:

Fallo girare per favore, bimbo di 17 mesi necessita sangue B+ per forma di leucemia fulminante tel. 035-556625 Riccardo Capriccioli. Grazie.

E' una dimostrazione eloquente dell'effetto distorsivo del passaparola persino nei media digitali, dove un "inoltra a tutti" in teoria non dovrebbe alterare il contenuto del messaggio. Eppure succede lo stesso, perché sia il numero di telefono, sia il nome del bambino sono errati. L'appello, quindi, non va diffuso. Tutti i dettagli della vicenda sono negli articoli precedenti dedicati a questo caso.

2008/07/09


L'appello continua a girare con nuove coordinate e con un nome ancora differente:

giralo x favore bImbo 17 mesi necessita di sangue gruppo b positivo per leucemia fulminante tel 3282694447 riccardo capriccio li fai girare è urgente se la fermi sei un mostro senza cuore è importante

Lo cito qui in questa nuova variante in modo che chi cerca informazioni tramite Google possa trovare quest'articolo.
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One Laptop per Child, paghi due, ottieni uno (l’altro lo regali)

Il laptop da 100 dollari costa 400, ma va bene così


Gli smanettoni potranno presto mettere le mani sul desideratissimo "laptop da 100 dollari", concepito per informatizzare i paesi emergenti con una tecnologia a basso costo ed estremamente robusta (addirittura resistente all'immersione in acqua).

Inizialmente la vendita di questi laptop doveva essere limitata ai paesi emergenti, appunto, ma la passione dei geek è stata tale da indurre gli organizzatori dell'iniziativa a offrire un "paghi due, prendi uno": a 399 dollari sarà possibile acquistare due di questi laptop, ma uno di essi verrà donato automaticamente a un bambino del Terzo Mondo.

Tutti i dettagli sono presso Xogiving.org. Per ora le prenotazioni (basta immettere il proprio indirizzo di e-mail, senza impegno) sono limitate agli Stati Uniti, ma visto l'interesse e il rapido evolversi dell'iniziativa, conviene comunque tentare di mettersi in coda.
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Dieci anni di Google

Google compie dieci anni, le foto dei server originali



Il 15 settembre 1997 veniva registrato il nome di dominio Google.com, nome definitivo di quello che sarebbe poi diventato il motore ricerca per antonomasia. Ma inizialmente si chiamava Backrub.

Qualcuno è riuscito ad archiviare le immagini dei server iniziali di quello che sembrava uno dei tanti progetti di un paio di smanettoni eccentrici: qui sotto ne vedete una, le altre sono qui.

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Bobine di Tesla suonano “Fuga da New York”

Non provateci a casa: bobine di Tesla musicali e non solo


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Una bobina di Tesla è una macchina elettrica ad altissima tensione che sembra tratta direttamente da un film di Frankenstein (e infatti veniva usata come oggetto di scena in questi film), perché scaglia veri e propri fulmini, e questo ne fa un oggetto di passione fra gli smanettoni.

Attenzione: è tecnologia pericolosa, che può uccidere in mani inesperte (e a volte anche in mani esperte). Non provate a fare queste cose a casa se non sapete cosa state facendo. Io vi ho avvisato.

Gli appassionati si divertono a fare di tutto con le bobine di Tesla: c'è chi le mette nel proprio giardino per spaventare i vicini o fare spettacolo durante i party, e c'è chi si diverte a programmarle in modo che suonino musica. Ecco un assieme di bobine di Tesla che suona il tema del film-culto Fuga da New York.



Se vi interessa qualche altra dimostrazione della spettacolarità degli effetti delle bobine di Tesla, non dovete fare altro che immettere "Tesla coil" in Google. In alternativa, date un'occhiata a questo sito, dal quale traggo una foto dell'"antifurto" basato su bobina di Tesla.



E qui abbiamo il signor e la signora Megavolt (probabilmente è un nome d'arte) che si dilettano a farsi fulminare dalle bobine al Burning Man del 2006.


Buon divertimento, e prudenza!
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Radio: i temi di oggi

Disinformatico radio di stamattina: i temi



Come ogni martedì, anche oggi alle 11 la Radio Svizzera di lingua italiana è così incosciente da farmi parlare in diretta. Potete seguire la trasmissione anche in streaming e in differita come podcast. Ecco i temi di oggi:
  • A volte ritornano: un appello per un bambino affetto da leucemia fulminante riprende a circolare con il nome cambiato; una dimostrazione eloquente dell'effetto distorsivo del passaparola.
  • Dieci anni di Google: com'è cambiata Internet, e qualche chicca sull'onnipresente motore di ricerca che alcuni temono diventi troppo onnipresente.
  • Il "laptop da 100 dollari" sarà acquistabile anche da chi non vive nel Terzo Mondo, ma bisognerà comperarne due: uno andrà ai bambini dei paesi emergenti. I dettagli tecnici di una macchina originalissima che fa riflettere sullo spreco dei nostri attuali computer e sistemi operativi.
  • Un pesce d'aprile fuori stagione fa riflettere sul guinzaglio informatico dal quale dipendiamo: la schermata nera antipirateria di Windows Vista.
  • Chicca finale: la musica di Fuga da New York eseguita da uno strumento d'eccezione: una bobina di Tesla. Se non sapete cos'è, preparatevi a un'esperienza elettrizzante.
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Novità Openoffice.org

OpenOffice.org: versione 2.3, IBM si allea, Aqua alpha per Mac


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Grandi novità per chi usa OpenOffice.org e sostiene i formati liberi, in particolare il formato OpenDocument, lo standard ISO 26300 utilizzato da OpenOffice.org e da un numero crescente di programmi.

E' uscita la versione 2.3 di OpenOffice.org, per Windows, Linux, Solaris, FreeBSD e Mac. Le novità più significative sono riassunte qui in italiano: eliminate alcune vulnerabilità, potenziata la gestione delle estensioni (simili a quelle di Firefox, che permettono di aggiungere facilmente funzioni supplementari in maniera modulare, tipo l'esportazione automatica a Google Docs), una riscrittura completa della creazione assistita di grafici, e affinamenti alle funzioni di spreadsheet e scrittura. La versione italiana è scaricabile qui.

E' sceso in campo anche il peso massimo IBM, che ha presentato pochi giorni fa Lotus Symphony, suite gratuita basata su Openoffice.org, disponibile per Windows e Linux, e contribuirà allo sviluppo di OpenOffice.org.

Google, da parte sua, offre gratuitamente nel Google Pack StarOffice, altra variante di OpenOffice.org realizzata da Sun, e aggiunge a Google Docs la funzione di generazione di presentazioni in forma collaborativa.

A questo punto abbiamo tre grandi nomi dell'informatica che supportano attivamente il formato libero OpenDocument: Sun, Google, IBM. Con prodotti sia gratuiti, sia a pagamento, che garantiscono l'accesso dell'utente ai propri documenti senza dover dipendere da un singolo produttore, grazie appunto all'adozione di un formato standard ed esente da royalty.

Dall'altra parte c'è Microsoft, con il suo formato OOXML che non riesce ad essere approvato come standard ISO (ecco il comunicato ufficiale ISO in proposito). I tempi stanno davvero cambiando.

OpenOffice.org Aqua per Mac: niente X11, niente peso di Java


Sul versante Mac, è disponibile una versione Aqua per Mac. Non richiede X11, non è pesante e lenta come NeoOffice, ed è disponibile sia per processori Intel, sia per processori PPC. Attenzione: è software alpha, ed è indicato a chiare lettere che non va usato in ambiente di lavoro ma solo per sperimentazione, quindi prendetelo con le pinze.

Io lo sto provando, e finora sta comportandosi molto bene: veloce e scattante anche sul mio iBook G4 di tre anni fa, sia pure con qualche inciampo. Ecco alcuni dei bachi che ho trovato fin qui:
  • come vedete nell'immagine, i menu sono ancora rudimentali nella grafica (ma funzionano)
  • l'apertura di documenti dal Finder e il trascinamento dell'icona del documento sull'icona di OOo non funzionano (questo credo sia il difetto peggiore, fin qui)
  • il trascina-e-molla per spostare una parola o un paragrafo non va
  • ogni volta che si aggiorna una cella di uno spreadsheet, OOo si ferma a ricalcolare per vari secondi
  • l'assegnazione delle funzioni ai tasti non è modificabile
  • perlomeno sul Mac Intel, ci sono occasionali problemi di refresh della finestra e di gestione di alcuni font.
Nonostante tutto, per i documenti più semplici il programma sembra comportarsi adeguatamente, considerato che è appunto una alpha. Per chi ha fretta e/o ha un Mac sul quale NeoOffice è sonnolento e OpenOffice.org/X11 è una croce per gli occhi, la versione Aqua è un piacevole sollievo; speriamo che cresca presto e diventi stabile e pulita.

Conferenza italiana di OpenOffice.org


La Terza Conferenza Italiana di OpenOffice.org, la prima organizzata sotto l’egida dell’Associazione PLIO, si terrà a Firenze il 25 ottobre. Tutti i dettagli sono sul sito dell'associazione. Verranno presentate relazioni sullo stato del progetto, casi di successo nell'adozione di OpenOffice.org, e le caratteristiche della versione 2.3. Chi volesse contribuire con relazioni ed esperienze può contattare il PLIO per proporre presentazioni.
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Istruzioni anti-attacco cardiaco, la grigliata fatale di Ingrid. O era Federica?

Antibufala: istruzioni su come riconoscere un attacco cardiaco


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Nella puntata del Disinformatico ho raccontato un appello che sta impazzando in Rete: quello per una certa Ingrid (o in alcuni casi Federica) che sarebbe caduta durante una grigliata ed è poi morta perché non sono stati riconosciuti i sintomi di un "attacco cardiaco".

L'appello descrive una tecnica per riconoscerli: chiedere alla persona di sorridere, di pronunciare una frase completa, di alzare le braccia e mostrare la lingua. Se la persona non ci riesce, occorre chiamare il pronto soccorso, stando all'appello.

Ecco il testo integrale dell'appello:

Come riconoscere un attacco cardiaco

Durante una grigliata Federica cade.

Le si offre di chiamare l'ambulanza ma rialzandosi dice di essere inciampata con le scarpe nuove in una pietra.

Siccome era pallida e tremante la si aiutò a rialzarsi, si diede una mano a pulirsi e le si diede un piatto nuovo.

Federica trascorse il resto della serata serena ed in allegria.

Il marito di Federica mi telefona la sera stessa che ha portato sua moglie in ospedale.

Verso le 23.00 mi richiama e mi dice che Federica è deceduta.

Federica ha avuto un attacco cardiaco durante la grigliata. Se gli amici avessero saputo riconoscere i segni di un attacco cardiaco, Federica sarebbe ancora viva.

La maggior parte delle persone non muoiono immediatamente, restano bisognosi d'aiuto in una situazione disperata.


Basta 1 minuto per leggere il seguito:

Un neurologo sostiene che se si riesce ad intervenire entro tre ore dall'attacco si può facilmente porvi rimedio ed evitarne le conseguenze. Il trucco è riconoscere per tempo l'attacco cardiaco, riuscire a diagnosticarlo e portare il paziente entro tre ore in terapia; cosa che non è facile.

Nei prossimi 4 punti vi è il segreto per riconoscere se qualcuno ha avuto un attacco di cuore:

* Chiedete alla persona di sorridere (non ce la farà);

* Chiedete alla persona di pronunciare una frase completa(esempio: oggi è una bella giornata); se non ce la fa è sotto attacco;

* Chiedete alla persona di alzare le braccia (non ce la farà o ci riuscirà solo parzialmente);

* Chiedete al paziente di mostrarvi la lingua. (se la lingua sembra ingrandita o la muove solo lateralmente è anche questo un segno di chi è colpito da attacco cardiaco).

Nel caso si verifichino uno o più dei sovra citati punti chiamate immediatamente il pronto soccorso e descrivete i sintomi della persona per telefono.

Un cardiologo sostiene che se mandate questa è- mai l ad almeno 10 persone, si può essere certi che avremmo salvato la vita di Federica, ed eventualmente anche la nostra.

Quotidianamente mandiamo tanto rottame per il Globo, usiamo i collegamenti per una volta per essere d'aiuto a noi ed agli altri.

Sei d'accordo?


Il problema è che una persona in arresto cardiaco (questa la dizione più corretta, secondo Claudio Benvenuti, responsabile del Progetto Rianimazione e Defibrillazione Precoce a Ticinocuore) non è assolutamente in grado di fare queste cose: se si segue il consiglio dell'appello, si perde tempo prezioso. E' invece opportuno chiamare immediatamente i soccorsi (in Svizzera, il 144).

Va detto, per completezza, che quelle istruzioni non sono del tutto campate in aria ma hanno un fondamento di verità: infatti provengono dal Cincinnati Prehospital Stroke Scale o CPSS, che però si riferisce agli ictus, non agli arresti cardiaci, come raccontato qui. Riguardano insomma un problema medico completamente diverso dall'arresto cardiaco.

Vale, dunque come sempre, la raccomandazione di non affidare la propria salute e quella altrui a un e-mail di dubbia provenienza, ma di chiedere alle persone realmente competenti.
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Decisione antitrust UE-Microsoft, i dettagli

Perché l'UE obbliga un'azienda a rivelare i propri segreti?

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Ne parlano tutti i giornali, anche quelli non specialistici: il Tribunale di Primo Grado dell'Unione Europea ha confermato tutti i punti, tranne uno, della sentenza antitrust del 2004 contro Microsoft, che prevede fra le altre cose una mega-multa da 497 milioni di euro. La decisione del Tribunale è disponibile qui (in inglese e francese; grazie a Punto Informatico per la dritta).

La megamulta fa colpo, e l'attenzione dei media generalisti si è concentrata lì, forse senza considerare che Microsoft ha un fatturato di oltre 50 miliardi di dollari l'anno e un utile netto di 14 miliardi di dollari (dati Microsoft per l'anno fiscale concluso il 30/6/2007), per cui la multa UE (pari a circa 613 milioni di dollari) è relativamente trascurabile: equivale grosso modo a quindici giorni di utili.

Ma la vera questione, più tecnica, è un'altra. C'è un ordine dell'Unione Europea, datato 2004 e ora confermato dalla Corte (Microsoft può comunque ancora appellarsi entro due mesi), che impone a Microsoft di condividere con i concorrenti le specifiche di funzionamento del proprio software di comunicazione a livello server, in modo da consentire ai concorrenti di interoperare, ossia realizzare prodotti pienamente compatibili con quelli di Microsoft e quindi consentire agli utenti di scegliere fra più fornitori ed evitare distorsioni del mercato. Il Tribunale ha confermato che Microsoft non ha rispettato quest'ordine.

Lo stesso ordine prevede anche che Microsoft fornisca al mercato una versione di Windows priva di Windows Media Player, perché obbligando di fatto gli utenti ad acquistare WMP insieme a Windows (o regalandolo insieme a Windows, a seconda dei punti di vista), Microsoft ha approfittato della propria posizione dominante nel settore dei sistemi operativi per tentare di creare un'altra posizione dominante nel settore della riproduzione audio-video.

Infatti è chiaro che se l'utente si trova Windows Media Player preinstallato, difficilmente andrà a procurarsi un altro software analogo (non che sia impossibile, ma la pigrizia è una grande forza di mercato), e questo di fatto ha strangolato i concorrenti: prima che Microsoft prendesse il sopravvento con questa strategia contestata dall'UE, il mercato dei file multimediali era appannaggio di altri nomi, come per esempio Real Networks.

C'è anche un terzo aspetto di quest'ordine UE che invece è stato respinto dalla decisione del Tribunale, ed è l'unico punto sul quale Microsoft ha avuto una vittoria, sia pure modesta: la decisione UE del 2004 prevedeva la nomina di un supervisore indipendente per controllare il rispetto delle decisioni della commissione antitrust UE da parte di Microsoft. Il supervisore, il professor Neil Barrett, fu nominato, ma il Tribunale ha ritenuto ora che quest'imposizione sia eccessiva.

Questi sono i fatti principali. Ma cosa cambia per l'utente comune? In sostanza, niente: Windows non verrà certo sequestrato o bandito, né ci saranno sconti o risarcimenti agli utenti. Non ci saranno modifiche ai Windows attualmente in circolazione. Sarà possibile acquistare una versione di Windows priva di Media Player o equivalenti Microsoft, ma con una differenza di prezzo trascurabile, e Media Player sarà comunque scaricabile gratuitamente dal sito Microsoft.

La teoria è che se l'utente è costretto a scaricarsi il software multimediale, sarà invogliato a scegliere e questo ridurrà gli squilibri del mercato. Se siete poco convinti di questa teoria, non siete i soli. Il problema è che Windows Media Player supporta soltanto i formati Microsoft, e i formati Microsoft sono onnipresenti (non perché tecnicamente superiori, ma grazie alla posizione dominante di Windows), per cui chi vuole ascoltare e vedere file multimediali nei formati più diffusi in Rete (quelli Microsoft, appunto) deve alla fine procurarsi Windows Media Player. Diavolo, l'ho dovuto fare anch'io sul mio Mac (con l'aiuto di Flip4Mac e VLC), per non restare tagliato fuori, ma anche così certi file video nei formati Microsoft non mi funzionano.

Ma questa parte della decisione UE è anche quella meno comprensibile per gli utenti: dopotutto, si obietta, da sempre i produttori di software allegano altri programmi al proprio sistema operativo. Che differenza c'è nel caso di Windows Media Player? Dover scaricare il player, invece di averlo preinstallato, non è una scocciatura inutile, un'imposizione che non offre nessun beneficio agli utenti?

Sono perfettamente d'accordo. La decisione UE, su questo punto, suona come un esercizio formalmente rigoroso ma piuttosto sterile. Sarebbe stato forse più costruttivo, per gli utenti, imporre a Microsoft di integrare in Windows Media Player anche altri formati esenti da royalty, come OGG, in modo da creare meno vincoli all'uso di formati non-Microsoft.

Ma questa è un'altra storia, e comunque la decisione UE arriva con un ritardo di anni, nei quali l'informatica è andata avanti. Una sentenza del 2004, basata su atti risalenti fino al 1998, è preistoria per i ritmi della tecnologia moderna. Nel frattempo, Microsoft per molti versi ha perso la battaglia del multimediale: i colossi del video online, come Youtube, usano formati Flash universalmente leggibili; iTunes di Apple è il leader di mercato nella musica digitale; e sullo Zune, il lettore multimediale portatile di Microsoft, è meglio calare un velo pietoso (non fatemi tirar fuori il videoclip di recensione della CNN).

Ben diverso è il discorso per la questione server, che è ancora attualissima e sentita, perlomeno dagli addetti ai lavori. Con il suo comportamento, dice l'UE, Microsoft ha ostacolato la creazione di ambienti compatibili, causando un danno agli utenti. Esempio semplice: se solo Microsoft sa come funziona il proprio software server, solo Microsoft può creare client perfettamente compatibili. Tutti gli altri sono tagliati fuori, e questo non solo uccide la concorrenza, ma impedisce per esempio agli utenti di usare alternative libere e meno costose o gratuite (Linux e Samba, giusto per fare qualche nome).

Un aspetto particolarmente importante di questa decisione del Tribunale è che conferma che Microsoft non può considerare il funzionamento di alcune parti del proprio software come una sua proprietà intellettuale e non ha nessun motivo di temere che divulgare questo funzionamento danneggi la sua capacità di innovare.

Ma la domanda di fondo rimane: perché l'UE può imporre a un'azienda di rivelare il modo in cui funziona il proprio prodotto? Non esiste il diritto al segreto industriale? La risposta della Corte UE è che questo diritto deve piegarsi all'interesse più ampio della libera concorrenza e del beneficio ai consumatori, quando il prodotto diventa, come dice la decisione del Tribunale, uno "standard di fatto": cosa che Windows indubbiamente è.

Grandi poteri comportano grandi responsabilità, e la lezione vale per tutti, non solo per Microsoft: chi ha prodotti che diventano standard di fatto si prepari a divulgarne i meccanismi, se non l'ha già fatto, perché altrimenti verrà accusato di abusare della propria posizione dominante. Chi è il prossimo? Il nome Apple viene spontaneo, con la sua posizione di assoluto rilievo nel mercato della musica online.
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Radio: i temi di oggi

Sentenza Microsoft e istruzioni anti-attacco cardiaco al Disinformatico di oggi



La puntata del Disinformatico di oggi (Rete Tre della Radio svizzera di lingua italiana, in diretta alle 11) sarà dedicata quasi interamente alla sentenza antitrust Microsoft, alle sue motivazioni e alle sue implicazioni per gli utenti. La materia è complessa e richiede quindi una trattazione più estesa del solito.

Ma non ci sarà soltanto spazio per il legalese (che prometto di evitare il più possibile): c'è un appello, quello che fornisce istruzioni contro gli infarti e racconta la storia di Ingrid (o Federica) e la grigliata, che sta imperversando sia in Italia, sia in Svizzera. Andrò a vedere cosa c'è dietro e quanto sia affidabile quest'appello.

A dopo!
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Microsoft perde l’appello antitrust

Il Tribunale di Primo Grado UE conferma: Microsoft ha abusato della propria posizione dominante


Un ostacolo in meno per convincere Microsoft a comportarsi correttamente in base alle proprie responsabilità di monopolista di fatto: il Tribunale di Primo Grado ha confermato pressoché integralmente i risultati dell'indagine e della sentenza antitrust UE del 2004, che accusavano Microsoft di abusare della propria posizione dominante nei sistemi operativi per creare nuovi monopoli nel settore dei server e del lettori di media, impedendo lo sviluppo della libera concorrenza.

Nell'immediato, per gli utenti Microsoft non cambia granché. Microsoft ha ancora due mesi di tempo per un ulteriore appello. Ma l'idea che Microsoft sia obbligata a condividere le specifiche delle tecnologie che finora ha usato per tenere fuori dal mercato i concorrenti fa già esultare, per esempio, la Free Software Foundation e gli autori di Samba (software che consente anche a sistemi non-Microsoft di condividere file e risorse con PC Windows).

The Register nota che il Tribunale ha rilevato che "Microsoft in effetti non ha fornito ai concorrenti informazioni sufficienti a consentire l'interoperabilità efficace dei server. Non ha dimostrato che le API costituivano proprietà intellettuale o che distribuirle gratuitamente avrebbe avuto un effetto negativo sulla sua capacità di innovare."

Sto raccogliendo tutti i dettagli e preparando un articolo che pubblicherò domani insieme all'edizione radio del Disinformatico.
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Star Trek: Marina Sirtis (Deanna Troi) a Bologna

Incontro con Marina Sirtis il 15/9


Il 15 settembre Marina Sirtis, l'interprete della consigliera Troi nella serie Star Trek: The next generation, sarà a Bologna alle 14.30 per un incontro con i fan (me compreso, nel ruolo di traduttore).

Tutti i dettagli e il modulo di prenotazione sono sui siti dello Star Trek Italian Club e del negozio Ultimo Avamposto, che organizzano l'incontro.

Il limite dei posti a sedere è 120; al momento in cui scrivo c'è ancora posto. Fino a 14 anni, l'ingresso è gratuito; evitate di presentarvi senza prenotazione, per non trovarvi senza posto e pagare sovrapprezzi.

L'appuntamento è alle 14.15 presso Ultimo Avamposto, in via Boldrini 22/C. L'incontro si terrà in una sala attrezzata a pochi passi dal negozio.

Per chi volesse una chicca su Marina Sirtis, c'è questo spot del Cinzano Bianco, nel quale una giovanissima Marina (era il 1979) s'è trovata a lavorare accanto a Joan Collins, altra cara conoscenza dei Trekker della Serie Classica, e Leonard Rossiter, che i veri fan della SF ricorderanno come il dottor Smyslov in 2001: odissea nello spazio.

La biografia Wikipediana di Marina è qui.

Aggiornamento


Ecco un po' di foto. Marina si è confermata un ospite allegro e simpatico, senza peli sulla lingua e perfetta padrona della scena (non capita spesso che un attore per il quale devo tradurre segua così bene i consigli tecnici che devo dare per far funzionare la traduzione fatta consecutivamente).

L'informalità, come forse si vede dalle foto, è regnata sovrana, ed è questo il bello di questi miniraduni: ti trovi davvero gomito a gomito, o anche piadina contro piadina come in questo caso, con gli attori che ti tengono compagnia e divertono sul piccolo e grande schermo.

Ci sono moltissime altre foto di cose che ho visto e per le quali posso veramente dire "che voi umani neanche potete immaginare", ma che per promessa di riservatezza non posso mostrare. Voglio solo dire grazie a chi mi ha dato la rara opportunità non solo di vedere, ma di toccare dei veri pezzi di storia della fantascienza cinematografica e televisiva. E grazie anche a tutti gli amici Trekker ritrovati!

















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Storm, supercomputer virtuale in mano ai vandali

Il worm Storm inizia a flettere i muscoli



Nuove frontiere dell'informatica virale. Il worm Storm sembra aver infettato silenziosamente un numero record di computer, creando una botnet composta da 2 a 50 milioni di computer. I suoi padroni hanno quindi a disposizione una potenza di calcolo distribuita ampiamente superiore a quella di tutti i supercomputer del mondo.

Cosa verrà fatto con questo worm non è ancora chiaro. Alcuni siti dedicati alla lotta allo spam sono già stati presi di mira da questa botnet e si sospetta che un recente attacco su vasta scala all'infrastruttura informatica dell'Estonia abbia sfruttato Storm.

Si sa inolre che la botnet ha diffuso finora 1,2 miliardi di messaggi virali, con un picco di 22 milioni nella sola giornata del 22 agosto.

Occorre quindi massima vigilanza per evitare che il vostro computer finisca "zombificato": un buon antivirus e le normale tecniche di sicurezza (non visitare siti balordi, non aprire disinvoltamente gli allegati, usare software sicuro) sono sufficienti. L'infezione è particolarmente subdola perché non causa danni visibili al computer. Sono immuni tutti i sistemi operativi diversi da Windows, e per una curiosa scelta dei creatori di Storm lo è anche Windows Server 2003.

La cosa più inquietante è che Storm è in grado di difendersi dagli attacchi di chi cerca di ripulirlo, in perfetto stile Skynet di Terminator.
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Sette meraviglie informatiche

30 anni di uptime, roba davvero spaziale; e altre meraviglie dell'informatica



Cio.com ha pubblicato una simpatica lista di meraviglie informatiche: spicca, a mio avviso, l'incredibile uptime del computer di bordo della sonda Voyager 1, a 15,44 miliardi di chilometri dalla Terra, attivo ininterrottamente da trent'anni (è stato attivato il 5 settembre 1977).

Alimentato da 300 watt prodotti da un piccolo reattore nucleare, è talmente lontano che i comandi ci mettono 14 ore a raggiungerlo, alla velocità della luce, e ci vuole altrettanto per inviare la risposta a Terra.

Non ci sono più i computer di una volta.
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Occhio all’iPhone in roaming

4800 dollari di bolletta per l'iPhone



Newsday riferisce che lo statunitense Jay Levy ha comperato un iPhone per sé, per la moglie e per la figlia (c'è sempre qualcuno più fissato di voi nella gadgetmania) ed è andato in crociera nel Mediterraneo. Al suo ritorno si è trovato con una bolletta di 54 pagine, per un valore di 4800 dollari, perché il simpatico aggeggio ha continuato a usare i servizi di trasmissione dati per scaricare l'e-mail.

Nel contratto telefonico che si fa con l'iPhone è incluso il traffico dati illimitato, ma soltanto nel territorio USA: appena si esce, scattano tariffe di roaming salatissime, che non hanno alcun nesso con quelle per le comunicazioni in voce.

Il problema riguarda ovviamente non soltanto gli utenti iPhone, che sono un caso limite, ma chiunque usi le funzioni di trasmissione dati del proprio cellulare.
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Google Earth per le ricerche dei dispersi

Il miliardario Steve Fossett è disperso in Nevada, troviamolo con Google Earth



Da lunedì scorso il miliardario americano Steve Fossett, detentore di circa cento record mondiali nel campo dell'aeronautica e primo uomo a fare il giro del mondo in aereo senza scalo e senza rifornimento, è disperso da qualche parte nel Nevada, dove è caduto con il proprio aereo Bellanca Citabria Super Decathlon.

Poiché l'area dove potrebbe trovarsi è vastissima (circa 44000 chilometri quadrati), i normali metodi di perlustrazione sono in crisi, per cui è stata proposta una tecnica innovativa: Google ha acquisito immagini recentissime dell'area e le ha messe a disposizione come componente (.kmz) di Google Earth, per cui chiunque può partecipare alle ricerche. La partecipazione è gestita tramite il servizio Mechanical Turk di Amazon.

I primi risultati ci sono già stati: sono stati trovati sei relitti d'aereo dei quali s'ignorava l'esistenza.
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Radio: i temi di oggi

Appello-bufala compilation, in cerca di dispersi con Google Earth, il pericolo di Storm e qualche infochicca



Nella puntata di oggi del Disinformatico (Radio Svizzera di lingua italiana, Rete Tre, ore 11, podcast e streaming) non si parlerà della ricorrenza di oggi. Anche se vedo che in televisione ci sono personaggi che sparano teorie senza capo né coda che insultano i morti accusandoli di essere complici di una delirante cospirazione, non mi sembra opportuno, in un giorno come l'11 settembre, né dare dignità a queste teorie parlandone né affrontare il tema fra una canzone e l'altra. Ci saranno e ci sono luoghi e momenti più adatti per queste cose.

Per cui i temi di oggi sono strettamente informatici nonostante la ricorrenza:
  • Il miliardario Steve Fossett è dato per disperso nel Nevada dopo un volo con un aereo privato: chiunque può partecipare alle ricerche esplorando l'immensa area tramite le immagini aggiornatissime di Google Earth.
  • Attenti alle bollette di roaming per la trasmissione dati: una bolletta da quasi cinquemila dollari, spessa 54 pagine, colpisce un utente americano dell'iPhone.
  • Le sette meraviglie informatiche del mondo: quale computer è attivo ininterrottamente da trent'anni e ci mette 28 ore a rispondere a ogni comando?
  • La minaccia di Storm: una botnet, una rete di computer infettati al comando di ignoti criminali, ha una potenza di calcolo superiore a quella dei principali supercomputer. E sta cominciando ad attaccare e a difendersi da chi cerca di contrastarla.
  • Sta circolando un curioso appello-bufala che raduna in un singolo messaggio ben tre allarmi differenti: niente panico, sono tutti fasulli.
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11/9, due o tre cose prima di chiudere il tema

Matrix stasera torna sul tema dell'11 settembre, Twitteriamone e parliamone a Milano


Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Se vi interessa il tema del cospirazionismo undicisettembrino e dei misteri (veri e fittizi) che circondano quella tragedia e volete un po' di risposte alle domande e ai dubbi più frequenti, date un'occhiata a Matrix questa sera (Canale 5, ore 23.30 circa). Ho preparato per la redazione un po' di materiale che spero troverete interessante, e so che alcuni complottisti hanno fatto altrettanto.

Io seguirò la puntata in diretta commentandola via Twitter: per seguirla insieme, guardate la colonna di destra di questo blog, nella sezione Situazione, oppure usate questo link. A fine trasmissione troverete nel blog Undicisettembre un articolo di commento alla puntata, che conterrà anche le versioni Youtube di alcuni brani del documentario 11/9: Misteri da vendere che sto realizzando. Il documentario sarà disponibile soltanto via Internet e gratuitamente.

Appuntamento a Milano


Il 10 settembre, alle 21, sarò alla redazione della rivista Altreconomia, in via Calatafimi 10 a Milano, per un incontro pubblico sul tema, nel quale verrà presentato formalmente 11 settembre, i miti da smontare, la traduzione italiana dell'indagine giornalistica sul cospirazionismo della rivista Popular Mechanics, preparata insieme agli esperti del gruppo Undicisettembre.

Ho collaborato anche a un libro degli amici del CICAP sull'argomento, 11/9 La Cospirazione Impossibile, scrivendone un capitolo: è il primo libro tutto italiano sul tema, e non mi sfugge l'ironia del fatto che è pubblicato dalla stessa casa editrice che pubblica il libro cospirazionista Zero di Giulietto Chiesa.

Con questo lavoro si chiude, spero, la lunga parentesi di sbufalamento delle teorie complottiste riguardanti gli attentati di cui si commemora la ricorrenza martedì prossimo. Spero di poter tornare a occuparmi a tempo pieno degli argomenti per i quali mi avete seguito così piacevolmente in questi anni di blog e newsletter, e mi scuso per la mia latitanza. Ma questa cosa andava fatta, magari da qualcuno più autorevole e attrezzato di me, per evitare di infangare la memoria dei morti dell'11 settembre.

Il blog Undicisettembre proseguirà, ma avrà un taglio meno orientato al controllo delle dicerie cospirazioniste e più mirato all'indagine tecnica. Ora che il complottismo made in USA è allo sbando per via del ritiro di alcuni suoi leader e le liti interne fra quelli rimasti, c'è spazio finalmente per le ricerche sulle zone grigie di quel giorno.

Grazie a tutti della sopportazione.

Aggiornamento


I video di Misteri da vendere sono a vostra disposizione qui sotto. Queste sono le versioni originali, leggermente differenti e aggiornate rispetto a quelle trasmesse da Matrix. La playlist include anche due brevi videoclip sperimentali che non fanno parte del materiale da trasmettere: considerateli dei trailer.

Il materiale preparato per Matrix include anche una parte dedicata alle reticenze e omissioni dei militari e degli enti civili, che però la redazione di Matrix ha scelto di non trasmettere in questa puntata per rispettare la par condicio sul minutaggio. La puntata integrale di Matrix, compreso il filmato preparato dai complottisti, è disponibile qui.

Note tecniche

Per realizzare i video ho usato semplicemente il software di editing preinstallato su ogni Mac, iMovie, con l'aggiunta di alcuni plug-in di Geethree per la titolazione e gli effetti. Ho dovuto tirarlo un po' per il collo, perché iMovie ha forti limitazioni sulla gestione delle tracce audio multiple (ne ha solo due) ed è installato su un Mac Mini, ma credo che i risultati siano stati dignitosi, come debutto. Ho già acquistato Final Cut Express HD, che ha una curva di apprendimento micidiale, e sto iniziando a studiarlo per i prossimi progetti video (che probabilmente toccheranno anche altri temi, compresi quelli più strettamente informatici). Foto e filmati provengono da libri e DVD che ho acquistato di tasca mia, come quello di Steve Spak, dagli archivi pubblicamente disponibili su Internet e da Youtube (catturati grazie al sito Keepvid.com e convertiti in MPEG4 con iSquint). L'estrazione dei filmati dai DVD è stata realizzata con Mac The Ripper e gli spezzoni sono stati isolati mediante MPEG Streamclip. E' stato necessario acquistare i convertitori MPEG-2 di Apple purtroppo non inclusi in OS X e il convertitore per formati WMV Flip4Mac. Le carrellate e zoomate sulle foto (effetti Ken Burns e simili) sono state realizzate con Photo to Movie. Il montaggio audio è stato realizzato con Audacity.

Grandi poteri, grandi responsabilità

L'esperienza dei video è stata molto educativa: anche se i tempi di realizzazione sono enormi rispetto alla scrittura di un articolo, in certi casi l'investimento di tempo molto più alto è compensato dalla maggiore efficacia dei risultati. Ma a parte lo specifico argomento, credo che la lezione più importante sia che il potere mediatico del singolo cittadino è diventato enorme, grazie a Internet e all'informatica. Matrix non ha fornito supporto tecnico (a parte l'aggiunta di uno speaker in una parte sottotitolata): è stato fatto tutto in casa, su un semplice personal computer. Lo speaker (che ha offerto la voce gratuitamente) ha mandato i file audio via Internet e si è coordinato con me via Skype, e lo stesso è avvenuto per la musica; la diffusione è assicurata da Youtube. Cose impensabili fino a pochi anni fa.

Ora che abbiamo questo potere, dobbiamo imparare sia ad usarlo, per evitare di diffondere panzane o danneggiare le persone, sia a non farcene irretire, imparando a riconoscerne i trucchi e le manipolazioni. Non c'è come provare a fare un video per rendersi conto di quanto si rischia di essere distorsivi se non si usano standard etici rigorosi e per accorgersi di quanto siano diffuse queste manipolazioni (specialmente nei video dei complottisti di ogni genere). Vale anche per i video prodotti da gente molto meglio attrezzata di me, dai realizzatori di spot ai telegiornali passando per Michael Moore.

E ora riprendiamo le normali trasmissioni...
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Simulatore di volo “nascosto” in Google Earth

Con Google Earth si vola


A quanto pare, spetta a uno smanettone sudafricano di nome Marco il merito della scoperta del simulatore di volo annidato nell'ultima versione di Google Earth.

Si tratta di un simulatore molto semplice, con due soli aerei da scegliere, ma è un'opzione di divertimento in più per un programma che già fornisce ore di fascino nell'esplorare il mondo grazie al suo collage di foto aeree e satellitari dell'intero pianeta.

Per attivare questo simulatore, digitate Ctrl-Alt-A (Comando-Opzione-A sul Mac). Funzionano anche i joystick. Ecco tutti i comandi disponibili, pubblicati proprio da Google (che quindi non sembra aver avuto grandi speranze di tenerlo nascosto).
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La fotocamera che scatta quando sorridi

Sony e Olympus presentano fotocamere con riconoscimento automatico del sorriso

Godetevi questo video della nuova fotocamera Sony Cybershot T200, che include un originale sistema di riconoscimento facciale che rileva il momento esatto in cui il soggetto sorride e scatta automaticamente la foto. Funzionerà anche al di fuori dell'ambiente controllato dello stand fieristico? Bella domanda. Di certo lo schermo grandissimo farà gola. Ma c'è anche la Olympus che offre un sistema analogo, con la FE-280.
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Nuove frontiere dello spam: la terza dimensione

Spam tridimensionale


La lotta allo spam è una continua innovazione tecnologica: gli spammer si dannano per eludere i filtri antispam sempre più sofisticati che tengono questa pubblicità-spazzatura fuori dalle nostre caselle di posta.

Da qualche tempo gli spammer hanno iniziato a usare immagini grafiche contenenti il testo pubblicitario disegnato, ma i filtri antispam se ne sono accorti e si sono adattati. Così gli spammer hanno iniziato a usare lettere distorte ma leggibili, per confondere i sistemi di lettura automatica adoperati dai filtri.

Ma i filtri si sono adattati ancora, bloccando anche questa tecnica. Il passo successivo degli spammer è stato l'uso della terza dimensione: come racconta F-Secure, i messaggi pubblicitari ora vengono generati come immagini deformate in prospettiva tridimensionale, sempre per confondere i filtri.

La chicca, però, è che l'elusione dei filtri lavora anche su un altro livello: gli spammer generano i messaggi singolarmente per ogni destinatario o per piccoli gruppi di destinatari, in modo che i filtri non possano riconoscerli perché già visti e segnalati, e lo fanno utilizzando la potenza di calcolo dei computer di altri utenti, infettati appositamente dagli spammer.

E' insomma chiaro che la lotta allo spam sarebbe molto più facile, e vista la disperazione delle attuali tecniche spammatorie sarebbe forse già vinta, se gli utenti non fossero così incauti da farsi infettare in massa e non accorgersi del fatto che i loro computer vengono sfruttati dai venditori di spazzatura.
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iPhone craccato con e senza botto

L'iPhone è definitivamente sbloccato



Come ormai sanno tutti gli appassionati di gadget, l'iPhone, il desideratissimo ma lucchettatissimo cellulare di Apple, funziona soltanto negli Stati Uniti e soltanto con uno specifico operatore telefonico. Questo, perlomeno, nelle intenzioni del produttore: ma gli smanettoni non si sono fatti pregare e hanno ben presto scardinato le protezioni dell'iPhone, come già raccontato in una puntata precedente del Disinformatico.

Il problema di queste tecniche di sblocco, però, è che richiedono di mettere mano al saldatore e di sventrare l'iPhone. Questo non solo rende ovviamente nulla la garanzia, ma rischia anche di avere serie conseguenze sul telefonino (che non è proprio a buon mercato) in caso di smanettamenti maldestri. Qui, per esempio, trovate il resoconto di un utente iPhone che si è trovato con il cellulare dapprima fumante e poi fuso. Grazie a lorenzo per la segnalazione.

Ma stanno arrivando sul mercato anche tecniche non intrusive per sbloccare l'iPhone: ne parla CNN, che cita il sito iPhoneSIMfree.com. Saranno soluzioni a pagamento, e ovviamente comporteranno problemi di garanzia non trascurabili, ma siccome è possibile acquistare negli Stati Uniti l'iPhone senza contratto, sembra proprio fattibile l'idea di usare l'iPhone anche per gli utenti che abitano al di fuori degli USA.
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Microfono laser degno di 007 per pochi soldi?

Un video circolante su Internet asserisce di dimostrare come si fabbrica con pochi soldi un microfono laser degno del miglior 007: uno di quegli aggeggi che spara un raggio laser contro una finestra e ne capta le vibrazioni, prodotte dalle conversazioni in corso all'interno del locale al quale appartiene la finestra.


Gli ingredienti dichiarati sono molto semplici: un puntatore laser, una fotocellula al solfuro di cadmio, un cavetto microfonico e un comune laptop dotato di ingresso audio. Si posiziona il puntatore in modo che il suo raggio colpisca la finestra del locale da "sorvegliare" e ne venga riflesso; poi si piazza la fotocellula, collegata al cavetto, in modo che il riflesso del laser vi cada sopra. Secondo il video, le vibrazioni della finestra fanno variare l'illuminazione della fotocellula, che emette un segnale analogico corrispondente alle vibrazioni. In altre parole, funge da microfono.

Il video mostra non solo la semplicissima tecnica di fabbricazione, ma anche un campione di audio registrato con questo sistema.

Troppo bello per essere vero? Decidiamolo insieme: se siete esperti di elettronica, scrivete il vostro parere nei commenti, e se siete non solo esperti ma anche smanettoni e siete convinti che le istruzioni siano giuste, fabbricate uno di questi microfoni e mandatemi una dimostrazione: la trasmetteremo nelle prossime puntate del Disinformatico.
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Radio: i temi di oggi

Spam tridimensionale, foto con sorriso garantito, ancora Iphone craccati (col botto), lo Smanetton Challenge


Ecco qualche anticipazione sui temi che toccherò oggi nella puntata del Disinformatico radiofonico in onda dalle 11 sulla Rete Tre della Radio Svizzera di lingua italiana, ascoltabile come consueto in diretta anche in streaming e in differita come podcast.
  • Nuove frontiere dello spam: arriva la versione "tridimensionale" che elude i filtri. Gli spammer generano ormai uno spam personalizzato per ogni utente. Come fanno? Sfruttano la potenza di calcolo dei computer degli utenti infettati.
  • Una fotocamera "intelligente" che scatta quando il soggetto sorride (con demo).
  • L'iPhone è stato liberato dai suoi lucchetti digitali, stavolta senza saldatore. E meno male, perché c'è chi ha fuso il proprio cellulare nel tentativo di sbloccarlo. Occhio alle ustioni e al portafogli.
  • Nasce lo Smanetton Challenge, la sfida amichevole per i lettori e gli ascoltatori appassionati e virtuosi della tecnologia informatica: date un'occhiata a questo video che spiega come costruire per pochi soldi un microfono laser degno di una spia della CIA. Bufala o realtà? Date il vostro parere e, se siete all'altezza, costruitene uno da presentare alla radio!
Mi scuso se ultimamente aggiorno poco questo blog, ma c'è una buona ragione (anzi, più di una). Passata la bufera della ricorrenza dell'11 settembre, riprenderanno i ritmi abituali. Sopportatemi, ma questo tormentone squallido deve finire e vorrei fare l'ultimo sforzo per metterci una pietra sopra. Restate sintonizzati.