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Savetaro, triste epilogo [UPD 2010/02/12]

Savetaro.com: Taro non ce l'ha fatta


L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Nei giorni scorsi ha preso a circolare in Rete un appello per una raccolta di fondi per salvare la vita a Taro, un uomo di 38 anni abitante in Giappone, disperatamente alla ricerca di un trapianto urgente di fegato, senza il quale gli erano stati diagnosticati pochi mesi di vita. Il trapianto era fattibile solo negli Stati Uniti, ma a un prezzo molto alto: quasi 700.000 dollari da trovare entro tre settimane.

Ero in contatto con alcuni familiari di Taro, che si erano prodigati per fornire ogni ragionevole garanzia di autenticità in modo che potessi parlarne qui e confermare che non si trattava di un raggiro o di un falso appello. Mi ero ripromesso di pubblicare lunedì l'articolo con le informazioni che avevo raccolto.

Purtroppo tutto questo non ha più ragione d'essere. Mi hanno avvisato che Taro è morto improvvisamente oggi pomeriggio. Il sito Savetaro.com riporta laconicamente la notizia.

A differenza di quanto faccio di solito, non pubblico qui il testo integrale dell'appello, perché contiene i nomi delle persone e delle famiglie coinvolte e temo che la loro iniziativa continui a circolare in Rete e a tormentarli per anni come già accadde per Daniele Brandani.

La persona con la quale ero in contatto mi ha comunicato che le famiglie dirette decideranno come destinare i fondi raccolti dopo il funerale e che gli aggiornamenti saranno sul sito.

A tutte le persone coinvolte posso soltanto fare le mie silenziose condoglianze.


2010/02/12


Su Savetaro.com è stata annunciata la decisione di "rimborsare tutte le donazioni e di permettere a ciascuno di aiutare altre cause". Chi ha donato tramite Paypal, dice l'annuncio, riceverà automaticamente il rimborso; chi ha usato il bonifico bancario deve visitare il sito per fornire le coordinate bancarie.
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Facebook, le foto private sono pubbliche. Privacy in Facebook? “In realtà non esiste”, dice F-Secure

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "assant" e "gabriele.far****". L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2010/02/02.

Leggendo il magnifico blog di sicurezza della società F-Secure mi sono imbattuto in questa chicca molto educativa. Volete far capire a qualcuno che il concetto di foto privata su Facebook è pura fantasia? Fate anche voi quest'esperimento: andate alla vostra pagina Facebook, se ne avete una, o a quella dell'utente Facebook al quale volete dimostrare il concetto. Cliccate su Carica Foto e caricate una foto. Poi impostatene subito la privacy scegliendo Personalizzata e poi Solo io, come nell'esempio qui sotto.

In teoria dovreste poterla vedere soltanto voi, giusto? C'è scritto chiaro e tondo "Solo io posso vedere questo elemento". Ecco la foto privata, vista dall'interno del mio account su Facebook:

Date un'occhiata a cosa c'è scritto anche in fondo alla schermata: c'è un link che dice "Condividi questa foto con chiunque mandandogli questo link pubblico". Un momento. Se la foto è privata, perché ha un link pubblico, raggiungibile dall'esterno?

Provate voi stessi. L'esempio che ho mostrato qui sopra è reale e funzionante, e il link è questo. Per vederla non serve neanche essere membri di Facebook.

Non è difficile scoprire questi link a foto che gli utenti credono private. Morale della favola: se volete che una foto sia privata, non pubblicatela.


Aggiornamento ore 17:40


Una lettrice, Anna, poco convinta del rischio privacy di questi link, ha accettato simpaticamente la mia sfida: come potete leggere nei commenti qui sotto, ha impostato uno dei suoi album in modo che solo lei possa vedere le foto. Il suo nome su Facebook è Anna Calarco. Segnalate i link nei commenti qui sotto. Buona caccia.


Aggiornamento 2010/02/02


Non so se la caccia sta proseguendo e con quanto impegno, ma finora nessuno ha trovato la foto-bersaglio. Resta il fatto che è scorretto da parte di Facebook offrire un link pubblico, accessibile senza login, a una foto e al tempo stesso dichiararla privata e visibile soltanto all'utente.
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Megamulta USA per file sharing, storia infinita

USA, 24 canzoni piratate costano 222.000 dollari. No, 1,92 milioni. No, 25.000 trattabili


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "goligiac" e "valesaddiction".


Ricordate il caso di Jammie Thomas, la donna del Minnesota che nel 2007 fu al centro del primo processo per pirateria musicale tenuto negli Stati Uniti di fronte a una giuria? All'epoca ci fu molto clamore intorno alla megamulta di 222.000 dollari inflitta per aver condiviso su Internet ventiquattro canzoni. Una cifra stabilita per legge. La giuria arrivò alla decisione dopo ben cinque minuti di riflessione.

Da allora la lite legale è andata avanti con sviluppi decisamente inattesi: nel giugno del 2009 si è tenuto un secondo processo a carico della Thomas, dopo che il primo era stato invalidato da un errore procedurale. Ma alla signora non è andata molto bene: la giuria l'ha trovata colpevole di violazione del diritto d'autore e le ha irrogato una pena di quasi due milioni di dollari, pari a 80.000 dollari per ogni canzone. Poteva andarle anche peggio, perché la legge avrebbe consentito anche un ammontare quasi doppio.

Ma Jammie Thomas ha contestato che la sanzione era talmente sproporzionata rispetto ai danni reali da essere incostituzionale, e il giudice ha accolto l'obiezione, riducendo l'importo a 54.000 dollari, definendo i due milioni iniziali come "mostruosi e scioccanti". La casa discografica Capitol Records, controparte nella causa, ha offerto di patteggiare un importo di 25.000 dollari. Pagabili in comode rate e da devolvere in beneficenza.

Niente da fare: le ultime notizie sono che la Thomas ha rifiutato quest'ultima proposta e si va quindi verso un terzo processo, per la semplice ragione che la signora non è in grado di pagare nessuna cifra (l'avvocato la difende gratuitamente).

La reazione dell'opinione pubblica alla vicenda è stata molto deleteria per le case discografiche e per la loro associazione, la RIAA, nonostante sia stato dimostrato che la Thomas ha effettivamente violato il diritto d'autore. La RIAA non può mollare, perché questo costituirebbe un precedente che consentirebbe ai giudici di cambiare a piacimento l'ammontare delle sanzioni in altri processi analoghi. E allora si va avanti. Quanti sono i processi analoghi in corso? Esattamente uno: quello contro Joel Tenenbaum, che ha già avviato la procedura d'appello contro la sanzione di 675.000 dollari alla quale è stato condannato.

Alla fine, il messaggio poco confortante che passa è che non c'è certezza della pena, cosa che indebolisce l'efficacia di qualunque legge, e che gli unici che guadagnano dalle liti legali fra case discografiche e utenti disonesti sono gli avvocati, ed è per questo che negli USA non ci sono altre cause analoghe. La signora Thomas, oggi Thomas-Rasset, forse riuscirà a pagare poco o nulla, ma è rimasta in ballo per ben tre anni (l'azione legale iniziò nell'aprile del 2006). Per ventiquattro canzoni. Non sarebbe stato più semplice scaricarle legalmente o comperarle in negozio?

Per chi fosse interessato, ecco i titoli incriminati:

Aerosmith - Cryin'
Bryan Adams - Somebody
Def Leppard - Pour Some Sugar on Me
Destiny’s Child - Bills, Bills, Bills
Gloria Estefan - Here We Are; Coming Out of the Dark; Rhythm Is Gonna Get You
Goo Goo Dolls - Iris
Green Day - Basket Case
Guns N' Roses - Welcome to the Jungle; November Rain
Janet Jackson - Let's Wait Awhile
Journey - Faithfully; Don't Stop Believing
Linkin Park - One Step Closer
No Doubt - Bathwater; Hella Good; Different People
Reba McEntire - One Honest Heart
Richard Marx - Now and Forever
Sarah McLachlan - Possession; Building a Mystery
Sheryl Crow - Run Baby Run
Vanessa Williams - Save the Best for Last

Fonti: sintesi e articoli citati da Wikipedia; Ars Technica; PC World.
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Aiped, aipad, aipod: *yawn*

L'articolo è stato aggiornato e ampliato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2010/04/09.

NOTA: prima che scriviate per l'ennesima volta che non posso criticare l'iPad se non l'ho provato, leggete bene l'articolo e notate il fatto che tutte le critiche sono documentate e basate sull'esperienza concreta di chi l'ha provato. La settimana prossima proverò un iPad, così non ci sarà più questa obiezione.



The iPad - watch more funny videos

Niente Flash. Niente multitasking. Retro bombato che rischia di farlo dondolare quando lo appoggi su un tavolo per scrivere [aggiornamento: mi dicono che non c'è questo rischio. Dettagli qui sotto]. Niente webcam per Skype e simili. Batteria sigillata. Niente USB se non compri (a parte) dei ciondolosi accessori. Dipende da un PC per i backup. Niente software non autorizzato da Apple. DRM come se piovesse. Comunque troppo grande da portare sempre con sé. 629 dollari più accessori e forse IVA per la versione minima con 3G. Caratteristiche tecniche non entusiasmanti. E cos'è questa storia della micro-SIM? Quanti operatori cellulare la offrono?

Uhm, no, grazie.

Soprattutto, a che cosa serve? Forse è un'alternativa al computer per chi odia il computer e ha soldi da spendere. Boh.


Aggiornamento 2010/01/31


Macworld se l'è presa un po' per il mio articolo e ha chiesto al giornalista Antonio Dini, che era alla presentazione dell'iPad, di verificare la mia ipotesi di rischio dondolio (sì, era un'ipotesi: non per nulla ho scritto "rischia"). Antonio, che ho il piacere di conoscere personalmente, dice che l'iPad non dondola, e se lo dice lui la questione è chiusa.

In quanto all'altra mia obiezione contestata ("troppo grande da portare sempre con sé"), Macworld cita sempre Antonio Dini, che dice che l'iPad sta nella tasca del suo giaccone. Anche qui accetto senza esitazione quello che dice Antonio. Dico solo che tasche da 25 x 19 centimetri sono belle grosse: e in estate che si fa? L'iPad è un oggetto da borsa, non da tasca, e questo ne limita la portabilità, esattamente come avviene per un netbook. Solo che il netbook è un vero computer sul quale installo quello che voglio io, non quello che decide qualcun altro.

Infine rispondo a tutti quelli che dicono che Flash non serve perché fra due anni non lo userà più nessuno: bene, allora aspetterò due anni per vedere se succede davvero, prima di comperare l'iPad. E a chi dice che la prossima versione di iPad risolverà varie lacune: bene, allora aspetterò di vedere che le risolva davvero ed eventualmente comprerò quella versione. Perché dovrei comperare questa? Per vedermela obsoleta nel giro di pochi mesi? Sulla fiducia? Sulla promessa di un venditore? Siamo seri.

Suvvia, mi pare di essere un ginecologo al MiSex. So ancora distinguere lavoro e passione. Solo perché l'argomento mi interessa e ne traggo grande soddisfazione, non vuol dire che mi debba piacere sempre e in qualunque forma si presenti.


Aggiornamento 2010/04/09: cose da sapere prima di decidere se comperare l'iPad


Ora che l'iPad è disponibile (negli Stati Uniti; arriverà ufficialmente in Europa a fine mese; qui accanto vedete quello arrivato a Rete Tre grazie ai potenti mezzi della RSI), riassumo qui alcuni fatti che è opportuno conoscere prima di decidere per l'acquisto. Praticamente tutti i recensori concordano sul fatto che l'iPad è un magnifico dispositivo, che trasforma l'esperienza d'uso della Rete e la rende più gradevole e intuitiva, se usato restando nei limiti delle sue capacità. L'importante è capire se questi limiti sono adatti alle esigenze del singolo acquirente potenziale.

Autonomia. La batteria dura molto a lungo: fino a 10 ore, secondo il produttore e i primi test.

Subito pronto. Come l'iPhone, e a differenza dei normali computer, l'iPad è sempre acceso e basta toccarlo per iniziare a usarlo. In viaggio è una differenza che si apprezza molto.

Solo Wifi, niente 3G. La versione attualmente disponibile è quella priva di funzioni di accesso alla rete cellulare: l'accesso a Internet funziona solo se connessa a una rete Wifi. Se nel vostro paese ci sono poche reti Wifi aperte, magari grazie a leggi antiterrorismo poco avvedute, avrete difficoltà a navigare o spedire posta quando siete in viaggio, oppure dovrete pagare per accedere alle reti degli alberghi.

Niente Flash. Se consultate siti che usano animazioni Flash, non funzioneranno correttamente sull'iPad. Questo è un problema significativo che potrebbe attenuarsi in futuro, se i realizzatori di siti Web decideranno di usare altre soluzioni, ma il vostro sito Web aziendale ultra-carino realizzato in Flash non sarà visibile sugli iPad dei vostri clienti.

Niente multitasking fino all'autunno 2010. Sull'iPad gira una sola applicazione per volta, a differenza di quanto avviene su un normale computer di oggi. Si torna all'equivalente del DOS, insomma. La versione 4 del sistema operativo di Apple per l'iPhone sarà installabile sull'iPad in autunno e risolverà in parte questa limitazione consentendo un multitasking limitato ma probabilmente sufficiente per l'uso medio dell'iPad.

Solo software autorizzato da Apple. Potete installare soltanto le applicazioni approvate da Apple, che sono tante, ma se non c'è quella che vi serve, non c'è niente da fare. Non potete neanche scriverla voi, se non pagate per diventare sviluppatori Apple.

Presentazioni e testi incompatibili. Keynote, il software per presentazioni di Apple, è disponibile sull'iPad, ma una presentazione creata su un Mac e trasferita all'iPad perde audio, note, commenti e grafici 3D. La versione iPad di Pages, il programma di scrittura di testi, perde note a piè pagina, note a fine testo e commenti, converte gli indici automatici in testo semplice e altera altri dati. Chi pensa di usare l'iPad per lavoro farà meglio a valutare il contenuto dei propri documenti e delle proprie presentazioni e le incompatibilità fra le versioni iPad e Mac di queste applicazioni.

Per ora serve un account dello Store USA. Per installare nuove applicazioni, al momento è indispensabile avere un account iTunes con indirizzo statunitense. Questa limitazione sarà probabilmente risolta quando l'iPad verrà commercializzato ufficialmente al di fuori degli USA.

Niente porte USB. Non è possibile collegare una stampante o una penna USB o altre periferiche che usano il diffusissimo standard USB. Potete stampare se avete una stampante dotata di connessione Wifi.

Dipende da un computer. L'iPad per ora si aggiorna tramite un computer esterno: serve un Mac (che deve essere dotato di sistema operativo recente, ossia Leopard o successivo) oppure un PC Windows (va bene anche XP con Service Pack 3). Questo limite verrà probabilmente ridotto nella prossima versione del suo sistema operativo.

Niente tethering. Scordatevi di usare l'iPhone o un altro dispositivo cellulare per navigare con la versione wifi dell'iPad. Steve Jobs ha detto "no". Letteralmente.

Retro bombato delicato e scivoloso. La curvatura del retro dell'iPad fa sì che se lo si appoggia su una superficie liscia, per esempio un tavolo, quando lo si sfiora per comandarlo tende a ruotare e scivolare. Inoltre l'alluminio, essendo tenero, si graffia facilmente. Una custodia è indispensabile.

Tastiera esterna. È disponibile una tastiera esterna che funge da reggi-iPad. Da autunno 2010 saranno usabili con l'iPad anche le tastiere Bluetooth.

Peso e ingombro. Il modello Wifi pesa 680 grammi, ed è un peso che si fa sentire, a detta di chi l'ha provato. La versione 3G peserà 730 grammi. È il doppio rispetto a un Kindle, per esempio, ed è un dato da considerare se si pensa di acquistare l'iPad come lettore di libri digitali. L'iPad misura 19 x 24 centimetri: sono dimensioni ottime per leggere libri, navigare in Rete o guardare film, ma lo rendono inevitabilmente molto meno portatile di un telefonino. Non è un oggetto da tasca, ma da valigetta o da borsetta.

Micro-SIM. La versione 3G userà SIM nel formato micro, che non tutti gli operatori cellulari forniscono. Di certo, quindi, non sarà possibile adoperare nell'iPad la SIM abilitata alla trasmissione dati del vostro telefonino, salvo che vogliate rischiare con lima e forbici.

Ditate. Anche se è trattato con un rivestimento protettivo, lo schermo si imbratta rapidamente di ditate, inevitabili visto che si tratta di un dispositivo con interfaccia tattile.

Surriscaldamento. La temperatura massima di utilizzo dell'iPad è 35°C (la stessa di altri laptop Apple). Se state in spiaggia o al sole, il rischio che si spenga per proteggersi dal surriscaldamento è molto alto.

Retroilluminazione e riflessi. A differenza dei lettori digitali di libri come il Kindle, l'iPad usa uno schermo da laptop, per cui i colori sono belli e vivaci, ma quando lo si colloca in un ambiente molto illuminato (all'aperto di giorno, per esempio) diventa molto difficile leggerne lo schermo; il Kindle, invece, usa un tipo di schermo che sfrutta l'illuminazione dell'ambiente, come i fogli di carta. Inoltre lo schermo dell'iPad è lucido e riflette quello che sta intorno all'utente, come si vede nella foto qui sopra, e questo può essere fastidioso.
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La Madonna in Google Street View [UPD 2011/10/06]

Svizzera, c'è la Madonna nel cielo di Google Street View?


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "e.diatto" e "manassi".

Mettete alla prova i vostri talenti collettivi di detective antibufala e trovate la spiegazione a quest'immagine tratta da Google Street View e scattata dalla Googlemobile in Svizzera, vicino a Näfels, nel canton Glarona: una sagoma in cielo che somiglia sorprendentemente alla forma di una Madonna accompagnata da una figura alta e scura.

Escludendo che le figure sacre cristiane abbiano deciso di farsi pubblicità tramite Google, quale sarà in realtà la causa del fenomeno, tenendo conto del fatto che persiste in molte immagini lungo lo stesso percorso stradale? Le coordinate dell'immagine sono queste. Buona caccia.



2010/01/29


Ora che è passato qualche giorno possiamo fare il punto delle indagini. Dico subito che non ho la soluzione: ho solo alcune ipotesi non confermate, ma possiamo valutare qualche dato ed escludere alcune possibilità (oltre ovviamente a quella soprannaturale).

Innanzi tutto, Google Street View non è nuovo ad apparizioni di questo genere, ma solitamente si tratta di fenomeni momentanei e localizzati, dovuti ad errori del programma automatico che "cuce" insieme le fotografie scattate dai tanti occhi simultanei della Googlemobile. Quest'immagine anomala, invece, rimane visibile per vari chilometri, e questo la rende particolarmente interessante. L'immagine, infatti, compare qui lungo l'autostrada, appena prima di uno svincolo dove si trova una gru (schermata qui sotto), e termina qui.


Possiamo eliminare le ipotesi, fatte nei commenti, secondo le quali si tratterebbe di un riflesso o di oggetto situato sul parabrezza dell'auto di Google. Infatti le fotocamere di questi veicoli sono montate su un pilone collocato sul tetto e quindi non guardano attraverso il parabrezza.

Un altro aspetto da considerare è che l'oggetto in cielo è visibilmente sfocato, mentre le nuvole sono a fuoco: segno che l'oggetto è molto vicino alla fotocamera, perché anche i cartelli stradali a portale sono a fuoco.

Un lettore del sito della Rete Tre RSI, dove ho pubblicato lo stesso quiz, mi segnala che c'è anche un altro punto ancora più indietro, questo (all'uscita per Chur Sargans), dove succede una cosa curiosa: andando avanti sull'autostrada compare la "Madonna", come mostrato qui sotto, mentre uscendo non c'è.


Sempre più misterioso, vero?


Aggiornamenti


2011/10/06. Un lettore via Twitter, Coeranos, mi segnala un altro luogo dove si verifica la stessa “apparizione”: qui sull'autostrada A3, vicino a Quarten, sempre in Svizzera.
276 commenti (ultimi)

Per non dimenticare, per non diffondere bufale oscene

Nella Giornata della Memoria, evitiamo di diffondere fandonie e mezze verità


Vista la ricorrenza, è rispuntata la catena di sant'Antonio secondo la quale il Regno Unito avrebbe rimosso l'Olocausto dai programmi scolastici perché offenderebbe i musulmani residenti.

Per favore, cerchiamo di non annacquare con dicerie sbagliate una delle pagine più atroci della nostra storia. Perché là fuori ci sono persone misere – compresi alcuni rappresentanti di governi – che non aspettano altro che appigli come questi per legittimare le proprie tesi che negano lo sterminio nazista.

Per i dettagli potete consultare la mia indagine sulla catena in questione.
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Ci vediamo a Grumolo (VI) il 19 febbraio?

19/2: invito a cena con complotto (lunare) del CICAP Veneto


Il 19 febbraio sarò ospite del CICAP Veneto per una cena di raccolta fondi dedicata ai complotti lunari, che analizzerò in una mini-conferenza informale insieme a molte chicche poco conosciute delle missioni spaziali. Sarà anche l'occasione per fare il punto sul documentario Moonscape che sto realizzando.

La cena è aperta a tutti, soci e non soci CICAP, dubbiosi e lunacomplottisti compresi: è un'occasione per conoscere le varie attività del comitato creato da Piero Angela e scoprire quanto sanno essere allegri gli scettici, a differenza dei complottisti menagramo, specialmente quando c'è nelle vicinanze del buon cibo.

Il luogo dell'incontro è l'Hotel Ristorante Giada in via Nazionale 10, a Grumolo delle Abbadesse (VI); la serata inizia alle 20. I dettagli dell'evento sono qui su Cicap.org.
35 commenti

Polli cinesi, rischio di rimetterci le penne [UPD 2010/01/27]

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "luca.cat****" e "laura.baran****". L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Sta circolando in questi giorni un appello che offre una serie d'immagini allarmanti, come quella qui accanto, accompagnate dal testo riportato qui sotto. L'appello mette in guardia contro il pericolo sanitario dovuto alle pessime condizioni igieniche nelle quali sarebbero confezionate le carni di pollo provenienti dalla Cina.

IMPORTANTE
Fate attenzione nel mangiare polli arrostiti o comunque aromatizzati se non sapete la provenienza...quello che vedrete potrebbe essere un problema anche per noi mangiando carne importata dalla Cina!!! Pensate che i cinesi sono in grado di fornire tutte le settimane migliaia di tonnellate di polli.

All’alba inizia la raccolta dei polli morti



cercando dappertutto polli morti



molti lavorano per raccogliere i polli morti



un pollo morto costa 1 RMB ed è rivenduto a 9 RMB dopo il trattamento.



inserimento dei polli nei sacchi



le carcasse sono gettate un pò dappertutto



anche a terra.....



gli addetti iniziano a togliere le penne dopo aver dato uno scotto in acqua bollente contenuta in un recipiente arrugginito



sopportando un odore così nauseabondo che qualche volta è talmente forte da impedire anche ai veterani di preseguire con il lavoro.



gli addetti tolgono poi le piume



e vengono aggiunti dei prodotti chimici per decontaminare i polli



sono aggiunti dei coloranti...



per rendere i polli teneri e molto appetibili allo sguardo



così presentati, sono pronti per la spedizione in Europa



Per preservare la vostra salute, fate attenzione ai prodotti alimentari importati dalla Cina...

Consumate soprattutto prodotti locali più sicuri

Come sapere se un prodotto arriva dalla Cina ?

Le prime 3 cifre del codice a barre di un prodotto indicano il codice del paese d’origine del prodotto.

Esempio Tutti i codici che iniziano per :
690, 691, 692 fino a 695 sono tutti della Cina.

il codice 471 indica un prodotto fatto a Taiwan.

E’ un nostro diritto essere informati !

Ecco tutti i codici-barra utilizzati :
00 fino a 13 : Etats-Unis et Canada
30 fino a 37 : France
40 fino a 44 : Allemagne
49 : Japon
50 : Grande-Bretagne
57 ~ : Danemark
64 ~ : Finlande
76 ~ : Suisse et Liechtenstein
628 ~ : Arabie Saoudite
629 ~ : Émirats Arabes Unis
740 fino a 745 : Amérique Centrale
480 fino a 489 : Philippines

Informate i vostri familiari ed amici !.


Origine


L'italiano traballante del documento, che circola  solitamente in formato PDF o Word, e i nomi degli stati nella parte finale dell'appello indicano che si tratta di una traduzione dal francese. La versione PDF del documento che ho esaminato ha come autore "Salimata" e ha come titolo interno, nei metadati, "l'aube c'est la course pour la collecte des poulets morts". La data di creazione indicata è il 13 gennaio 2010. La versione Word ha gli stessi metadati, più Boomscud come nome dell'azienda, ha la data di creazione del 15 luglio 2009 ed è stata salvata l'ultima volta da un utente di nome "UE00397".

Le fotografie puntano al sito cinese di notizie News.163.com. Un lettore, ValterVB, dopo la pubblicazione iniziale di quest'articolo ha scovato questo articolo di News.163.com (immagine qui accanto), datata 10 agosto 2005, che mostra la stessa serie di fotografie, distribuite su più pagine.

Il testo cinese che accompagna queste fotografie, stando almeno alla grossolana traduzione automatica di Google in inglese e in italiano (chi sa il cinese dia una mano!), parla di denunce di cittadini a proposito della raccolta illegale di polli malati o morti per trasformarli in polli arrosto per il consumo umano nella città di Shenyang e presenta le foto come un reportage giornalistico realizzato di nascosto, che documenta il traffico illecito. La raccolta disinvolta dei polli non sarebbe, quindi, una prassi approvata dalla popolazione o dalle autorità.

Un altro lettore, Niulai, segnala inoltre che la sequenza completa di foto è pubblicata anche in un altro sito in cinese, Info.china.alibaba.com, e che secondo il traduttore di Google è accompagnata da didascalie il cui significato è uguale a quello dell'appello.

ValterVB segnala anche che il sito antibufala Snopes.com cita quest'appello anche in versione inglese, con le medesime immagini, sin da agosto 2007. Hoaxbuster.com ne segnala una possibile origine datata febbraio 2006 e alcune delle foto risalgono al 2005 nell'articolo di News.163.com. Quale che sia la datazione esatta, è abbastanza chiaro che non si tratta di una notizia nuova; semplicemente è arrivata in italiano con almeno due anni e mezzo, e forse cinque, di ritardo.


Autenticità


Finora non sono emersi dati che permettano di confermare o smentire le accuse gravi contenute nell'appello, e anche il formidabile Snopes ha lasciato in sospeso l'indagine: se qualcuno riesce a scoprire qualcosa di più, mi contatti.

I codici a barre citati, secondo lo standard UPC, sembrano essere in parte esatti rispetto alla lista ufficiale, ma sono comunque ingannevoli: le loro cifre iniziali riguardanti i paesi, infatti, non indicano il paese d'origine delle materie prime, che possono provenire da qualunque parte del mondo: "GS1 Prefixes do not provide identification of country of origin for a given product. They simply provide number capacity to different countries for assignment from that location to companies who apply. Those companies in turn may manufacture products anywhere in the world", sottolinea la pagina dei codici UPC.

Il prefisso di questi codici indicano semplicemente il paese dell'ente che ha assegnato il codice a un prodotto. In questo senso, quindi, l'appello è sicuramente ingannevole. Maggiori dettagli sulla struttura dei codici a barre sono disponibili qui.

I consumatori che vogliono sapere il paese d'origine delle materie prime di un prodotto, secondo Snopes.com, possono guardare l'indicazione "Made in", che indica la provenienza della parte prevalente del prodotto. In Europa, inoltre, esiste un tracciamento piuttosto dettagliato dell'origine delle carni vendute in negozi e supermercati. Il consiglio di basarsi sul codice a barre, insomma, è molto fuorviante.
21 commenti

Kaspersky inciampa in Google Adsense

Google Adsense infetto? No, un errore di Kaspersky


Se usate i prodotti di sicurezza di Kaspersky come antivirus e avete ricevuto segnalazioni che il Disinformatico o altri siti contengono minacce virali, niente panico.

The Register segnala che si tratta di un errore: un falso positivo di Kaspersky che ritiene a rischio l'URL di Google Adsense (quello che inserisce nei blog e nei siti le pubblicità di Google). L'errore verrà corretto con il prossimo aggiornamento.

La discussione sul sito di Kaspersky è qui.
12 commenti

Siti svizzeri per la sicurezza

Svizzera, siti utili per la navigazione sicura


L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Ieri sera, durante una conferenza insieme a Raffaele Mattei della fondazione Amilcare, organizzata a Cadenazzo dall'Assemblea dei genitori, ho presentato alcuni dei siti realizzati dalle istituzioni svizzere per aiutare gli utenti a districarsi nelle trappole della Rete.

La presentazione – senza alcune delle immagini dimostrative che non posso pubblicare in Rete – è scaricabile (PDF, 22 MB), ma chi volesse direttamente le coordinate dei siti (utili anche per gli italofoni di ogni paese) le trova qui sotto:

  • www.educa.ch – Server svizzero per l'educazione
  • www.cybercrime.ch – Servizio di coordinazione per la lotta contro la criminalità su Internet
  • www.ch.ch – La sezione Private/Cultura e media/Internet contiene molte informazioni su chi gestisce la sicurezza online e guide alla navigazione sicura
  • www.melani.admin.ch – Centrale di registrazione e d'analisi per la sicurezza dell'informazione
  • www.ti.ch/infogiovani – Informazioni per i giovani
  • www.safersurfing.ch/2/it/ – Contiene anche test informali di abilità e competenza online e guide all'impostazione sicura di Netlog e altri social network
  • www.security4kids.ch/it/Default.aspx – Guide per bambini, ragazzi e genitori alla sicurezza in Rete
  • www.ditelo.ch – Rete svizzera per la prevenzione degli abusi sessuali nei confronti dei bambini e degli adolescenti

Grazie a tutti coloro che hanno partecipato alla serata e l'hanno organizzata!
69 commenti

Allarme virus per Peteivan e Invito

Quiz: se l'allerta virus è diffuso dalla Federazione Italiana Teatro Amatoriale, ci devo credere?


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "remo.iann****" e "luigi.mi***". Immagine tratta da Thefacepalm.org.

Da qualche giorno ricevo segnalazioni a badilate di questo nuovo allarme virale (il testo a volte cambia leggermente, il senso no):

abbiamo ricevuto dalla segreteria della FITA ( federazione italiana teatro amatoriale) il messaggio urgente che di seguito riportiamo ,ritenendolo,per la serietà della fonte di importanza primaria.Per questo ci permettiamo di scrivere oltre le nostre normali informazioni.
grazie della collaborazione

IMPORTANTE

Dì a tutti i contatti della tua lista, di non accettare nè il contatto peteivan@hotmail.com nè un video di Bush. In realtà si tratta di un hacker, che formatta il computer, ti cancella i contatti e ti toglie la password alla posta elettronica.

ATTENZIONE, se i tuoi contatti lo accettano, pure tu lo prenderai, così invia il messaggio urgentemente a tutti, questo è di molta importanza, semplicemente FAI "copia e incolla".

URGENTISSIMO! PER FAVORE, INVIA QUESTO AVVISO A TUTTI I TUOI
CONTATTI!!!

Nei prossimi giorni devi stare attent@: Non aprire nessun messaggio con un allegato chiamato:Invito, indipendentemente da chi te lo invia. E' un virus che BRUCIA tutto l'hard disk del computer. Questo virus verrà da una persona conosciuta che ti aveva nei contatti. E' per questo che devi inviare questo messaggio ai tuoi contatti.. E' preferibile ricevere questo messaggio 25 volte che ricevere il virus e aprirlo.

Se ricevi il messaggio chiamato: Invito, anche se è inviato da un amico, non aprirlo e spegni subito il computer. E' il peggior virus annunciato dalla CNN.. 'Un nuovo virus è stato scoperto recentemente ed è stato classificato da Microsoft come il virus più distruttivo che sia MAI esistito. Questo virus è stato scoperto ieri pomeriggio dalla Mc Afee e non c'è rimedio contro questa classe di virus.

Questo virus distrugge semplicemente il Settore Zero dell'Hard Disk, dove le informazioni vitali della sua funzione vengono conservate.

INVIA QUESTA E-MAIL A CHI CONOSCI. COPIA QUESTO TESTO E INVIALO A
TUTTI I TUOI AMICI. RICORDA: SE LO INVII A LORO, CI BENEFICI TUTTI.
E' URGENTISSIMO !!!

E' una bufala: si tratta semplicemente dell'ibridazione contro natura di alcuni vecchi appelli fasulli della categoria Bufalovirus mittensis e Bufalovirus subjectii, già documentati in questo articolo del 2006. L'allerta per Peteivan risale a novembre 2008; quello per "Invito" o "Invitation" risale a gennaio 2006 (e il virus era stato scoperto "ieri pomeriggio" anche allora).

Oggi come allora, il nome di un messaggio o di un mittente non è un criterio serio per gestire la propria sicurezza. Esattamente come non lo è affidarsi a un appello che non cita fonti serie e precise ma propone come garante un'organizzazione del mondo dello spettacolo (oppure, come ho visto in un caso "RAGAZZI ME LO HA INVIATO UN MIO AMICO INGENIERE CHE LA SUA DITTA E’ STATA FREGATA CON QUESTO ECCO PERCHE’ VE LO GIRO, CREDO SIA MOLTO IMPORTANTE E DI LUI MI FIDO…. CIAO". Con tutto il rispetto per la FITA e per gli ingenieri, non credo che li si possa chiamare fonti serie quando si tratta d'informatica. Ma qualcuno evidentemente pensa di sì.

A questo punto dovrei concludere con il solito suggerimento di cancellare questi appelli inutili senza inoltrarli, magari avvisando il mittente che è incappato in una bufala. Ma dopo tutti questi anni di caccia inutile ai bufalovirus, che tuttora mietono vittime così facilmente, mi viene voglia di offrire un suggerimento differente: rispondete a chi vi ha mandato l'appello con un messaggio intitolato "Invito". Così magari seguirà il consiglio dell'appello e spegnerà il computer. Per sempre, se possibile.

Perché è vergognoso che a distanza di tutti questi anni, e con la facilità con la quale oggi basta immettere in Google "peteivan@hotmail.it" per trovare la risposta, ci sia ancora in giro gente che inoltra qualunque scemenza ricevuta da chissà chi, senza prendersi la briga di riflettere un microsecondo.
209 commenti (ultimi)

Repubblica, il giornalismo “professionale” saccheggia Internet e rimedia figuracce

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori e grazie alla segnalazione di Claudio Mira*****. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2016/08/23 23:40.

Repubblica ha pubblicato quelle che dice essere "sensazionali immagini di un'onda imponente che si ghiaccia ancora prima di infrangersi".

L'autrice della didascalia, Giuditta Mosca, scrive che "Questo fenomeno naturale è stato raramente documentato dall'uomo e avviene grazie alla bassa temperatura dell'acqua che a contatto con l'aria ancora più fredda resta bloccata per pochi secondi, il tempo sufficiente affinché la temperatura proibitiva la solidifichi in blocchi di ghiaccio".

Onde che si ghiacciano a mezz'aria? Si vede che qualcuno ha scambiato The Day After Tomorrow per un trattato di climatologia. E dormiva durante le lezioni di chimica e fisica del liceo.

Come se non bastasse, il fenomeno viene descritto come se fosse una prova dell'abbassamento delle temperature mondiali: le immagini, dice Repubblica, "vengono dal lago di Huron di Mackinaw City, nel Michigan, Stato USA ai confini con il Canada" e sono un "avvenimento naturale di grande fascino fino ad oggi comune solo alle zone polari".

In realtà le immagini non vengono dal Michigan, ma da Internet: Repubblica le ha saccheggiate senza il benché minimo controllo e naturalmente senza riconoscerne la paternità o il diritto d'autore. Infatti Snopes.com spiega che si tratta di una bufala risalente a marzo del 2008. Le immagini sono autentiche, ma si riferiscono a un fenomeno che avviene in Antartide, non nel Michigan, ed è prodotto dalla fusione del ghiaccio antartico profondo.

Questo ghiaccio, infatti, riaffiora a causa degli spostamenti della calotta antartica e viene sagomato dall'esposizione alle intemperie. La fusione produce le striature verticali che sembrano la cresta di un'onda, e la magnifica trasparenza del ghiaccio è dovuta alla sua formazione a grande profondità.

Le fotografie in questione provengono specificamente dalla base antartica di Dumont D'Urville e sono state scattate da Tony Travouillon nel 2002. Ne trovate altre qui.

Complimenti, come sempre, a Repubblica per aver dimostrato ancora una volta che i giornalisti veri, quelli stipendiati dalle redazioni, lavorano meglio di quei cialtroni di blogger.


2010/01/25


Ieri sera e stamattina sono stato contattato via mail dall'autrice della didascalia. La cortesia m'impone di non divulgare i dettagli dello scambio di vedute senza il suo permesso. Dico solo che per ora non c'è stato alcun chiarimento sulla fonte dalla quale è stata presa la notizia-bufala.

13:00. I lettori segnalano che la galleria fotografica e la didascalia non sono più presenti alle coordinate indicate a inizio articolo. Al momento il testo è ancora presente nella cache di Google.


2016/08/23


Riordinando i miei archivi di posta mi sono imbattuto nella discussione fra me e Giuditta Mosca. Il 24 gennaio aveva minacciato di rivolgersi a un giudice e aveva promesso che mi avrebbe fatto pervenire le prove che lei aveva ragione e le fonti autorevoli dalle quali aveva preso la notizia. Non sono mai arrivate.

Inoltre a gennaio 2016 Massimo Mantellini ha segnalato pubblicamente che molti indizi specifici fanno presumere che la giornalista abbia fatto uso della norma UE sul diritto all’oblio per far rimuovere dai risultati di Google almeno un articolo di Mantellini che riguardava questa vicenda.
57 commenti

Avete Shining?

Lunacomplotti: Kubrick lasciò un indizio in Shining?


Quiz veloce: qualcuno ha una copia di Shining di Stanley Kubrick e mi può confermare se questo fotogramma è reale o un falso? Se è reale, a che punto del film è? Si vede in altri momenti del film?

Come probabilmente sapete, il regista Stanley Kubrick è accusato da molti lunacomplottisti di essere l'autore delle riprese del finto sbarco sulla Luna. C'è una tesi particolarmente delirante, pubblicata qui, secondo la quale Shining sarebbe disseminato di indizi che confessano il suo misfatto, un po' come i dischi dei Beatles conterrebbero indizi che rivelano che Paul McCartney è morto ed è stato sostituito da un sosia.

La tesi non sta in piedi, naturalmente, ma se quest'immagine fosse vera e ci fosse davvero un maglioncino con la scritta Apollo 11 in Shining, sarebbe una chicca molto divertente.


Aggiornamento


Siete velocissimi come sempre! Sì, il fotogramma è autentico e compare a circa 41 minuti dall'inizio; ce ne sono anche altri. Tutti i dettagli sono nei commenti qui sotto. Grazie!
32 commenti

Salvare i video di Youtube

Ecco tre trucchi veloci per salvare i video di Youtube in modo da poterli rivedere con comodo e conservare.

Il primo è prendere l'indirizzo del video desiderato (per esempio questo) e sostituire la Y di Youtube con un 3: il sito 3outube.com vi offrirà una schermata dalla quale potrete scaricare il video in formato MP4 o FLV.

Il secondo è aggiungere la parola inglese kick davanti a Youtube nell'indirizzo del video: Kickyoutube.com vi mostrerà una pagina in stile Youtube ma con una barra di opzioni in più che consente di scaricare il file nei formati FLV, MPG, MP3 e MP4 in alta definizione.

Il terzo è andare a Keepvid.com e immettervi l'indirizzo del video su Youtube o altri siti e poi cliccare su Download per ottenere due link dai quali scaricare il video in formato FLV o MP4, oppure installare il plug-in o bookmarklet (nei browser compatibili basta trascinarlo alla barra dei link): comparirà nella barra dei link l'opzione "Keep It!". Fatto questo, andate al video che vi interessa, cliccate sull'opzione "Keep It!" che avete appena aggiunto e vi verrà offerta la possibilità di scaricare in vari formati.
37 commenti

Youtube e Vimeo senza Flash

HTML5 alleggerisce Youtube e Vimeo, ma anche i nostri PC


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "elanoryaht" e "alfredo.lo****" ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Siete afflitti anche voi dai rallentamenti e dalle piantate secche del vostro browser quando sfogliate i video di Youtube o Vimeo? E' in gran parte colpa di Flash, la tecnologia utilizzata finora per visualizzare i video in streaming nei siti Web. Funziona, per carità, ma è pesantissima.

Il nuovo standard HTML5 di descrizione delle pagine Web introduce la possibilità di inserire video in streaming senza ricorrere a Flash, e Youtube e Vimeo stanno già sperimentando il servizio.

Occorre prima di tutto avere un browser compatibile: Safari, Chrome o Internet Explorer con Chrome Frame. Il nuovissimo Firefox 3.6 non è compatibile, perché gli sviluppatori hanno scelto, per ragioni etiche e di licenza, di non supportare il codec proprietario H.264 attualmente usato da Youtube standard e da questa versione sperimentale (Firefox supporta invece OGG).

Fatto questo, si va a questa pagina di Youtube e si sceglie Join the HTML5 Beta. Tutto qui: i video di Youtube verranno inviati al vostro browser usando l'HTML5 invece di Flash. Se tutto funziona, non vi accorgerete di nulla (a parte il fatto che il computer non farà versi da elicottero in decollo): i video Youtube preesistenti non hanno bisogno di essere ricaricati o modificati in alcun modo.

In caso di problemi, tornare indietro è semplicissimo: basta tornare alla stessa pagina di Youtube e cliccare sul link di disattivazione dell'HTML5. Le istruzioni per Vimeo sono invece qui. Buon divertimento.
30 commenti

Arriva Firefox 3.6

Firefox a dieta, pronto per i video senza Flash


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "alemarc****" e "mbjsrl".

Firefox, uno dei più usati browser alternativi all'onnipresente Internet Explorer, ha presentato da poco la nuova versione, la 3.6, che offre molte migliorie e novità.

Il nuovo Firefox si basa sempre sul modello open source di sviluppo (niente segreti, tutto il codice del software è pubblico e viene sviluppato e corretto dalla comunità degli informatici), resta sempre gratuito e multilingue, ma estende il supporto per il nascente standard HTML5, che dovrebbe rappresentare il futuro di Internet.

In particolare, l'HTML5 permette di includere nelle pagine Web dei video, anche a tutto schermo, senza ricorrere al pesante Flash. Firefox 3.6 non supporta ancora tutti i formati video (per ora gestisce solo il formato OGG) promette il completamento automatico dei moduli, un 20% di velocità in più nell'esecuzione dei Javascript (sempre più indispensabili per i siti Web evoluti), un avvio più veloce e una visualizzazione delle pagine più rapida, e molte altre cose descritte in dettaglio qui.

Ma la cosa che piacerà subito, a livello istintivo ed estetico, è la presenza delle skin (o "Persona", come le chiama Mozilla): immagini per personalizzare l'aspetto di Firefox, come vedete nell'esempio qui sopra. Molto facili da provare: dopo aver scaricato e installato Firefox 3.6, basta passare il cursore del mouse sopra gli esempi, raccolti qui, per vedere istantaneamente l'aspetto che assumerà il browser.

Incuriositi? Firefox è pronto subito, anche in italiano, per Mac, Windows e Linux, presso Getfirefox.com oppure presso http://www.mozilla-europe.org/it.
24 commenti

Pronta la patch per IE

Microsoft appronta di corsa il rattoppo per Internet Explorer: installatelo


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La vulnerabilità di Internet Explorer sfruttata per i clamorosi attacchi informatici provenienti dalla Cina contro Google e altre grandi aziende è stata corretta.

Da poche ore è disponibile l'aggiornamento apposito, descritto nel bollettino MS10-002 e valido per tutte le versioni recenti di Internet Explorer. L'aggiornamento si installerà da solo in tutti i Windows configurati per ricevere gli aggiornamenti automatici; in alternativa è scaricabile visitando Update.microsoft.com con Internet Explorer. Il rattoppo corregge anche sette altre vulnerabilità la cui risoluzione era già in cantiere. E' inoltre consigliabile aggiornare Internet Explorer alla versione più recente, la 8, se non lo avete già fatto.

L'aggiornamento è da considerare straordinario perché viene pubblicato al di fuori dello schema consueto degli aggiornamenti mensili, ogni secondo martedì del mese, il Patch Tuesday, ai quali Microsoft ci ha abituato ormai dal 2003. Aggiornamenti out-of-band come questo sono capitati soltanto una dozzina di volte in questi anni.

Del resto, ora che i dettagli delle tecniche utilizzate per gli attacchi informatici sono stati resi noti, cominciano a moltiplicarsi i tentativi di adoperare le stesse metodologie per nuove intrusioni. Secondo Symantec, citata da The Register, sono già "centinaia" i siti-trappola di questo genere, e alcuni appartengono ad aziende legittime che sono state violate e infettate a loro insaputa. Visitare uno di questi siti-trappola usando un Internet Explorer non aggiornato, magari dopo aver ricevuto un e-mail d'invito contenente un link irresistibile, comporta il rischio di trovarsi il PC infetto.

Anche se non usate Internet Explorer come programma di navigazione, se usate Windows è comunque importante effettuare l'aggiornamento. Microsoft segnala infatti che c'è anche un altro canale di attacco che sfrutta questa vulnerabilità: aprire un file ostile, contenente un controllo ActiveX, usando Access, Word, Excel o PowerPoint. Per chiudere anche questa falla, Microsoft consiglia di disabilitare i controlli ActiveX in Microsoft Office, come indicato nelle istruzioni apposite.

Anche Websense segnala che sono tuttora in corso attacchi mirati contro agenzie governative e società nel settore della difesa e dell'energia negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Anche se gli attacchi finora osservati hanno riguardato Internet Explorer 6, alcuni esperti hanno dimostrato che anche le versioni 7 e 8 sono violabili se non vengono aggiornate.
24 commenti

Buzz Aldrin compie 80 anni

Happy Birthday, Dr. Rendezvous!


Buzz Aldrin, uno dei primi due uomini (insieme a Neil Armstrong) a mettere piede sulla Luna, compie oggi 80 anni. Se volete fargli gli auguri, qui c'è la pagina apposita del suo sito. In alternativa, lo trovate qui su Twitter.

Buzz invita tutti a fare una donazione al fondo Clinton-Bush per i soccorsi post-terremoto ad Haiti. Fatto.
24 commenti

Zio Ballmer e il Baco Quasi Maggiorenne [UPD 2010/01/21]

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "g_giamma****" e "maurat****". L'articvolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Come se non bastassero i guai con Internet Explorer, adesso sbuca anche una falla che è presente in tutte le versioni di Windows prodotte dal 1993 in poi. C'è in XP, Server 2003, Vista, Server 2008 e in Windows 7. E permette a un utente non privilegiato di iniettare codice direttamente nel kernel del sistema operativo. Ops.

Il problema risiede nella Virtual DOS Machine di Windows, come spiegato in dettaglio nell'annuncio pubblicato da Tavis Ormandy. Che lavora per Google. Volendo essere malizioso, direi che Google sta facendo i dispetti a Steve Ballmer.

Ormandy scrive di aver avvisato formalmente Microsoft del problema a giugno del 2009 e di aver tenuto segreta la scoperta della vulnerabilità, ma visto che i mesi passano e il problema non viene risolto, ha deciso di fare un annuncio pubblico.

Fortunatamente il baco è facilmente eliminabile disattivando i sottosistemi MSDOS e WOWEXEC, che di solito non servono comunque (servono per le applicazioni vecchie DOS e Windows 3.1 a 16 bit). Non ci sono attacchi noti in corso che sfruttino questa falla, ma probabilmente è questione di tempo.

Altre fonti: The Register.


2010/01/21


Microsoft ha confermato la vulnerabilità in Windows 2000 SP4, Windows XP SP2 e SP3, Windows Server 2003 SP2, Vista, Vista SP1 e SP2, Windows Server 2008 a 32 bit (anche con SP2) e Windows 7 a 32 bit. L'advisory di conferma include anche le istruzioni su come rimediare. Secondo Microsoft, la falla è sfruttable soltanto se l'aggressore ha credenziali di logon valide ed è in grado di fare logon localmente, ma non è sfruttabile da remoto o da utenti anonimi: in tal caso, la probabilità di attacchi significativi è abbastanza scarsa.
14 commenti

Bufale haitiane: aereo gratis per i medici

American Airlines non trasporta medici gratis


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "stefifederica" e "taniucci". Grazie a tutti i lettori che hanno segnalato la notizia.

Stanno circolando in Rete, in particolare su Facebook e Twitter e via mail, segnalazioni secondo le quali la compagnia aerea American Airlines offrirebbe trasporto gratis verso Haiti a medici e infermieri. Eccone un esempio:

"American Airlines trasporta gratis ad Haiti tutti i medici e gli infermieri che lo vogliono chiamando al numero +1 212-697-.9767. Per favore copiatelo nella vostra bacheca perchè lo vedano il maggior numero di persone possibili.Grazie."

Si tratta di appelli falsi. L'American Airlines ha smentito seccamente su CNN. Il numero corrisponde a quello del consolato generale haitiano a New York. Ci sono anche altre bufale circolanti intorno al disastroso terremoto haitiano: ne trovate una compilation su Snopes e UrbanLegends. Fate attenzione anche alle richieste di donazioni di denaro: gli sciacalli e gli impostori sono già in giro. Possano marcire.
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Il giornalista che parla con i morti

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "daniele" e "d.vago" e alle segnalazioni dei lettori. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento ore 18:15.

Francescocosta.net segnala che La Nazione del 14 gennaio scorso, nella cronaca di Firenze, ha pubblicato un'intervista a Guido Galli, funzionario delle Nazioni Unite ad Haiti, con tanto di citazioni fra virgolette, dopo il terremoto. Secondo l'articolo, siglato da "am ag", Galli sarebbe stato "rintracciato dalla nostra rappresentanza diplomatica" e si sarebbe salvato perché "scaraventato fuori, sulla strada".

Ma Galli è stato trovato morto sotto le macerie dell'albergo in cui stava, come conferma l'ONU.

La sigla alla quale è attribuito l'articolo dovrebbe corrispondere ad Amadore Agostini, che ho contattato via mail per chiarimenti.


Aggiornamento ore 18:15


I lettori mi segnalano che La Nazione ha pubblicato la seguente spiegazione: "Dobbiamo una spiegazione ai lettori e alla famiglia di Galli (con la quale ci siamo già scusati personalmente). Tutto è nato da un errore di persona dovuto alle difficoltà delle comunicazione e alla concitazione di quei primi momenti dopo il terremoto. La frase attribuita a Galli ci è stata riferita nel corso di decine di telefonate di controllo: in realtà non era stata pronunciata dal nostro concittadino ma da un altro dipendente delle Nazioni Unite, fortunatamente scampato al disastro. L’abbiamo riportata solo quando - in nottata - la notizia che Guido era salvo ci è stata confermata dalla famiglia, che ha aggiunto anche altri particolari di cui era venuta a conoscenza e che coincidevano con le informazioni raccolte. E’ stato un incidente che ha addolorato noi per primi e del quale ci scusiamo nuovamente."

Amadore mi ha risposto via mail dicendo che il giornale in edicola domani conterrà "tutte le spiegazioni del caso".
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Poster creazionisti per Lugano (UPD 20100122)

Creazionisti: "La materia è un'illusione". Vero: s'illudono che il creazionismo sia una materia


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "luca.bosc****" e "sweethingmarco".

Stamattina, al rientro dalla radio, mi è caduto l'occhio su questo poster vicino alla stazione di Lugano, e ho tirato fuori subito la mia fotocamera. Ero in auto, fermo al semaforo, per cui non ho avuto tempo di far di meglio. Gli amici mi segnalano che poster analoghi sono spuntati in altri luoghi molto frequentati della città.

Il poster dice "Darwin - una bestemmia alla scienza", mostra il classico disegno degli stadi dell'evoluzione umana, cancellato con una X e la scritta "FALSO", e sotto offre tre slogan: "L'inganno dell'evoluzione – Il Darwinismo non è una scienza – La materia è un [sic] illusione".

In basso c'è un indirizzo di un sito Web, www.lingannodellevoluzione.com.

Non ho ancora avuto tempo di riprendermi dalla crisi di risate e di scoprire chi c'è dietro e ha soldi da spendere in campagne pubblicitarie del genere, e di pensare come bisogna rispondere a una manifestazione di terrapiattismo di questo calibro. Sempre che ci sia bisogno di rispondere a chi sostiene che la materia sia un'illusione. Se nel frattempo scoprite qualcosa voi, segnalatelo nei commenti o via mail al solito topone chiocciola pobox.com. Garantisco l'anonimato a chi mi contatta privatamente.


2010/01/22


Visitando il sito citato dai poster, affissi in tutto il Canton Ticino ma non nel resto della Svizzera, risulta che pubblicizza gli scritti di Harun Yahya (foto qui accanto, tratta da Harunyahya.tv).

Wikipedia in inglese segnala che Harun Yahya è lo pseudonimo di Adnan Oktar, nato ad Ankara nel 1956, un sostenitore di spicco del creazionismo islamico. Migliaia di copie gratuite del suo libro, The Evolution Deceit (L'inganno dell'evoluzione), sono state distribuite in Turchia a partire dal 1998, accompagnate da frequenti pubblicità nei quotidiani turchi. Oktar ha anche acquistato un'inserzione nella rivista statunitense Time.

Un altro suo libro, The Atlas of Creation (L'atlante della creazione), un tomo di 800 pagine pesante più di cinque chili, è stato spedito gratuitamente in decine di migliaia di copie a scuole, ricercatori e istituti di ricerca in Europa e negli Stati Uniti. Il libro è ricco di errori e di affermazioni scientificamente sballate: in sostanza, confronta fossili con animali moderni e li dichiara identici. In realtà basta guardare le immagini per rendersi conto che sono differenti.

Adnan Oktar è qualcosa di più del solito eccentrico che autofinanzia la produzione delle proprie idee pseudoscientifiche. Negli anni scorsi, in Turchia è riuscito a far bloccare l'accesso a vari siti Web, compreso il popolare sito di blogging Wordpress.com e Google Gruppi, che Oktar ha accusato di diffamazione nei suoi confronti. Lo stesso è avvenuto per il sito di Richard Dawkins, notissimo teorico della biologia, e persino per il sito di uno dei giornali più importanti della Turchia, Vatan.

Come riferisce il Guardian britannico, Oktar è a capo di un'organizzazione altamente coordinata ma assai reticente nel rivelare le fonti della propria ampia disponibilità economica, e secondo Reuters nel 2008 è stato condannato a tre anni di carcere in Turchia per "aver creato un'organizzazione illegale per lucro personale".

Oktar dice di offrire un premio di dieci trilioni di lire turche, circa sette trilioni e mezzo di franchi (5 trilioni di euro) a chiunque gli mostri un singolo fossile che dimostri l'evoluzione. A suo dire, tutti i fossili finora scoperti mostrano che "piante, animali, umani e insetti non hanno mai subìto evoluzioni" e sono stati creati tali e quali. Eppure Oktar, per sua stessa ammissione, non ha alcuna esperienza o preparazione scientifica. Ha studiato architettura d'interni.

Chi invece di competenza ne ha, come Richard Dawkins, ha pubblicato varie critiche dell'Atlante della Creazione. Per esempio, questo articolo mostra i ripetuti, grossolani errori delle affermazioni di Oktar: non solo l'autore turco mostra animali vistosamente differenti e li dichiara identici, ma uno degli scivoloni più gustosi è quando Oktar presenta un insetto che sarebbe identico ai suoi antenati di milioni d'anni fa e mostra... un'esca da pesca, con tanto di amo visibile (foto qui accanto).

Chi volesse documentarsi sulle basi scientifiche solide e concrete dell'evoluzione e sul fatto che l'evoluzione non è in conflitto con la fede (come del resto dichiarato anche da Papa Giovanni Paolo II) ha a disposizione un buon numero di siti Internet, anche in italiano, come Pikaia.eu, L'orologiaio miope o questa del Cicap. In inglese segnalo in particolare la chiarissima FAQ dell'emittente pubblica statunitense PBS e Talkorigins.org.

La campagna pubblicitaria sul creazionismo può quindi essere un'ottima occasione per conoscere meglio i fatti che stanno dietro all'evoluzione e sfatare alcuni dei luoghi comuni che circondano una delle scoperte meglio documentate e più importanti della storia.
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Internet Explorer vulnerabile? Che confusione [UPD 2010/01/24]

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "k4ez4r" e "m_maccio". L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

A proposito del recente articolo in cui segnalavo la vulnerabilità di Internet Explorer 6-8 che ha spinto il governo tedesco a sconsigliarne temporaneamente l'uso in seguito ad attacchi provenienti dal territorio cinese, ieri Microsoft Italia mi ha contattato offrendosi di chiarire i termini della questione.

Purtroppo il tempo mi è stato tiranno, per cui non ho potuto cogliere subito l'occasione. Ho chiesto qualche informazione scritta, e Microsoft Italia mi ha inviato una nota per la stampa in cui dice che "gli utenti delle recenti versioni di Internet Explorer sono al sicuro".

Gli attacchi, secondo Microsoft, colpiscono solo gli utenti di Explorer 6. Chi usa Internet Explorer 8, la versione più recente di IE, non è "oggetto di attacchi conosciuti e di exploit grazie alle migliorate protezioni di sicurezza".

L'azienda consiglia agli utenti che non hanno ancora aggiornato IE di farlo usando l'ultima versione (e questo mi pare il minimo per chiunque scelga di usare uno specifico browser), ma in ogni caso la nota non esclude una patch straordinaria rispetto a quelle a cadenza mensile regolare.

La nota segnala anche una pagina di Mclips.it, sito di blogger Microsoft, che offre un video di spiegazione (nel quale si ribadisce che solo IE6 su XP è vulnerabile all'exploit cinese) e parla di "clamore, davvero ingiustificato" intorno alla vicenda.

Il clamore indubbiamente c'è stato e dev'essere risultato piuttosto irritante per l'azienda: è infatti arrivata anche ai media generalisti (Corriere.it) la notizia della raccomandazione tedesca, e lo stesso è avvenuto per l'avviso dell'agenzia governativa francese CERTA, che si associa al consiglio tedesco di usare un browser alternativo in attesa della correzione da parte di Microsoft ("Dans l'attente d'un correctif de l'éditeur, Le CERTA recommande l'utilisation d'un navigateur alternatif").

E' senz'altro valida l'obiezione di Feliciano Intini, Chief Security Advisor di Microsoft Italia, che parte della colpa è delle aziende che hanno continuato a usare browser "paleolitici" e degli utenti che hanno visitato siti-trappola; però a questo punto il messaggio diventa un po' confuso.

E' vero che gli attacchi hanno riguardato bersagli molto precisi, ma ormai il codice dell'exploit sfruttato per commetterli, denominato Aurora da McAfee, è in circolazione (ed è già incluso nel software di penetration testing Metasploit). Quindi nulla vieta a qualche criminalucolo di adoperarlo su più vasta scala contro bersagli di altro genere. Quindi la necessità di vigilanza vale per tutti gli utenti e non solo per alcune utenze chiave delle grandi aziende.

Inoltre Microsoft dice ripetutamente nei comunicati che solo IE6 è vulnerabile a quell'exploit e che "gli utenti delle recenti versioni di Internet Explorer sono al sicuro", aggiungendo anche una tabella molto esplicita. Ma l'advisory 979352 della stessa Microsoft dice che fra i software colpiti ci sono IE7 per XP e Vista e IE8 in Windows Vista e Windows 7. Idem dicasi per i siti di sicurezza informatica del governo tedesco e di quello francese. Lo stesso Mclips.it linka una segnalazione del CERT-spc italiano che contiene questa frase (evidenziazioni aggiunte): "risulta che soltanto la versione di Internet Explorer 6 sia particolarmente esposta all'exploit rilevato in Rete, mentre le versioni successive funzionanti sui sistemi operativi XP, Vista e SEVEN, risultano vulnerabili unicamente in condizioni difficilmente replicabili per l’utenza comune; le misure di protezione disponibili nelle nuove versioni di Internet Explorer e negli ultimi sistemi operativi Micosroft [sic], sono in grado di mitigare il pericolo derivante da questa vulnerabilità (veggasi bollettino del CERT-SPC)."

"Mitigare", se non erro, non significa "eliminare". Allora qual è la versione giusta? Solo IE6 su XP, o anche altri IE su altri Windows? Spero di avere maggiori chiarimenti domani.


2010/01/19


Feliciano Intini di Microsoft mi chiarisce via mail che gli risulta che "cambia l'effetto che l'exploit è in grado di produrre sulle diverse versioni... solo su IE 6 è tale da produrre un'esecuzione di codice da remoto tale da mettere a rischio gli utenti".


2010/01/21


Microsoft ha rilasciato la patch che risolve la vulnerabilità. I dettagli sono in questo articolo.


2010/01/24


McAfee ha pubblicato un'analisi del protocollo di comunicazione utilizzato dall'attacco di origine cinese, denominato Aurora.
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Ecosia: ci possiamo fidare? Presto per dirlo [UPD 2010/01/22]

Ecosia.org, il motore di ricerca che "salva la foresta pluviale". Sul serio?


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "daniele-a****" e "giovannifan****". L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Sarà che ne ho viste troppe, sarà che l'età mi rende scettico, sarà che quando qualcuno propone un modo troppo facile per fare del bene ("Dai un'occhiata e inoltra questa email agli amici. Essere ecologisti non è mai stato così facile...") mi ronza subito il bufalometro, ma c'è qualcosa nella proposta di Ecosia.org che per ora non mi quadra. Mi farebbe molto piacere poterla confermare come autentica, ma per ora non ho elementi sufficienti a chiarire con certezza la situazione.

Di conseguenza, rispondo alle vostre richieste pubblicando qui quello che ho trovato fino a questo punto e chiedendo il vostro aiuto per risolvere il caso. Ho già contattato l'addetto stampa italiano di Ecosia per avere chiarimenti [aggiornamento: li trovate in fondo all'articolo].

Ecosia.org si dichiara un motore di ricerca "ecologico", come spiegano il video e le recensioni comparse nei media (Sole 24 Ore, Eweek). Lanciato il 7 dicembre 2009, dichiara di finanziare con l'80% dei propri ricavi un progetto di protezione della foresta pluviale nel Juruena National Park in Amazzonia. Funziona così: ogni volta che un utente effettua una ricerca tramite Ecosia.org e clicca sui link sponsorizzati, vengono "salvati" mediamente due metri quadrati di foresta pluviale. Inoltre Ecosia dichiara di usare energia pulita per le proprie attività, a differenza dei concorrenti (in particolare Google).

Ecosia dichiara di essere partner di Bing (Microsoft) e Yahoo ("Abbiamo stretto una partnership con il WWF, Bing e Yahoo per far funzionare il nostro motore di ricerca"), ma non ho trovato alcun accenno a questa collaborazione nel blog ufficiale di Bing o in quello di Yahoo [aggiornamento: Ecosia ha risposto a questa mia perplessità, come riportato più sotto].

Se ne parla invece nel sito del WWF, per esempio qui (link aggiornato), ma le informazioni risalgono a prima del lancio di Ecosia. Alcuni utenti manifestano perplessità nei commenti alla versione inglese dell'articolo del WWF.

Aggiornamento: la versione inglese dell'articolo a cui mi riferisco è stata rimossa e sostituita da una che non parla più di Ecosia e non contiene commenti; quella che ho visto io, con i commenti, è ancora presente nella cache di Google ed è mostrata qui sotto, cliccabile per ingrandirla.




Nelle FAQ di Ecosia viene detto che "Ecosia è registrata ufficialmente come società" e specificamente che il fondatore è "Christian Kroll (26 anni) e ha base a Wittenberg (Germania)". Un'altra pagina del sito indica come indirizzo della società "Berliner Chaussee 50 - 06886 Wittenberg - Germany". Tuttavia le mie ricerche nell'Handelsregister e nell'Unternehmensregister (registri delle società) non trovano nessuna società di nome Ecosia [aggiornamento: Ecosia ha risposto a questa mia perplessità, come riportato più sotto].

Nelle Pagine Gialle tedesche non c'è nessuna voce "Ecosia" (ma va detto che non è obbligatorio registrarsi). Nelle Pagine Bianche tedesche non c'è un Christian Kroll a quell'indirizzo di Wittenberg, ma c'è un Jürgen Kroll: parente?

Il nome di dominio Ecosia.org è registrato a nome di Christian Kroll all'indirizzo della società, secondo una consultazione di whois. Il profilo pubblico di Kroll è decisamente scarno, ma cita un progetto analogo precedente di Kroll, Forestle.org, che dichiara di aver "salvato piu di 3,618,700.3 m² di foresta!". Un'area equivalente a meno di Central Park a New York, secondo i dati del sito stesso.

Il progetto Forestle.org si appoggiava inizialmente a Google (era in pratica un semplice Custom Search che prometteva di dirigere i propri proventi a progetti ecologici, come descritto qui), ma dopo quattro giorni di attività Google terminò i rapporti con Forestle per una disputa su presunti "incentivi a cliccare artificialmente sui link sponsorizzati". Come raccontano per esempio Ars Technica e The Inquirer, Forestle ribatté di non aver fatto nulla del genere e invitò gli utenti a cliccare su Znout.com, un sito che non prometteva donazioni ecologiche. In seguito Forestle ha adottato Yahoo come partner.

Eweek segnala la vena polemica di Ecosia nei confronti di Google, accusata di essere grande consumatrice d'energia, e verifica alcuni dei dati dichiarati nel video promozionale del motore di ricerca "ecologico". Viene subito un dubbio: se l'accusa di Ecosia è valida per Google, perché non lo è per Bing e Yahoo?

Inoltre la precisazione "i nostri server sono alimentati a energia verde" pare piuttosto ingannevole, perché non sono i server di Ecosia a fare le ricerche, ma quelli di Bing e Yahoo. Ecosia è soltanto una facciata: il vero lavoro di ricerca lo fanno i suoi grandi partner. Come sono alimentati i server di Bing e Yahoo?

C'è poi il testo della mail che Ecosia invita gli utenti ad inviare a tutti i propri contatti e-mail: "Di recente ho iniziato a utilizzare un motore di ricerca che salva 2 m² di foresta pluviale ogni ricerca effettuata. I risultati di ricerca sono buoni come quelli di Google o Yahoo ed è gratuito". È sbagliato su due livelli.

Il primo è che non è vero che Ecosia salva due metri quadrati di foresta per ogni ricerca effettuata: il meccanismo di introiti che consente di salvarli scatta soltanto se l'utente clicca sui link sponsorizzati, non quando l'utente effettua una ricerca. C'è una bella differenza.

Il secondo è che è sbagliato dire che i risultati delle ricerche di Ecosia sono "buoni come quelli di Google o Yahoo". Questo dà l'impressione che Ecosia abbia dei propri server di ricerca. In realtà i risultati non sono buoni come quelli di Google o Yahoo: sono proprio quelli di Yahoo (e Bing).

Insomma, per ora la situazione non è molto chiara: ci sono troppe carenze informative e troppe espressioni ingannevoli. Se qualcuno scopre dettagli ulteriori, me li segnali via mail o nei commenti.


2010/01/21


Il 18 gennaio ho inviato alcune domande via mail al Country Manager italiano di Ecosia, che mi ha risposto il giorno successivo.

Ho chiesto se esiste un comunicato stampa di Bing o Yahoo che annuncia la partnership: la risposta è che né Bing né Yahoo hanno pubblicato un comunicato stampa sul lancio di Ecosia, ma posso accertarmi della veridicità della partnership contattando degli indirizzi di Microsoft e di DDC (la società che gestisce le partnership di Yahoo).

Ho chiesto come mai non trovo la registrazione ufficiale di Ecosia come società: la risposta è che Ecosia è una società di persone di proprietà di un privato, Christian Kroll, e per questo non si trova nell'Handelsregister.

In effetti una GbR (Gesellschaft bürgerlichen Rechts) come quella di Kroll, una sorta di ditta individuale, non ha l'obbligo di registrarsi nell'Handelsregister, stando ad Angloinfo.com.

Sono in contatto via mail con Christian Kroll e gli ho girato altre domande riguardanti la poca chiarezza delle dichiarazioni presenti sul sito di Ecosia. Pubblicherò qui le sue risposte non appena le ricevo.


2010/01/22


Christian Kroll, fondatore di Ecosia, mi ha risposto via mail. Ecco le mie domande (in sintesi e in grassetto) e le sue risposte (in corsivo), che ho tradotto dall'inglese nel quale ci siamo scambiati i messaggi. I miei commenti sono in carattere normale.

La vostra home page dice che ogni ricerca web gratuita salva circa 2 metri quadrati di foresta pluviale. Tuttavia le vostre FAQ dicono che guadagnate sui click sui link sponsorizzati, visualizzati accanto ai risultati di ricerca generici, e che ciascun click su quei link sponsorizzati genera qualche centesimo di ricavi. La prima dichiarazione dà chiaramente l'impressione che ciascuna ricerca gratuita salvi una porzione di foresta pluviale; la seconda invece dice che solo i click sui link sponsorizzati vi danno soldi per salvare la foresta pluviale. Gli utenti potrebbero credere di contribuire al vostro progetto semplicemente effettuando ricerche tramite la vostra home page. Invece, se ho capito bene, contribuiscono soltanto se effettuano una ricerca e cliccano su un link sponsorizzato. Correggimi se sbaglio, ma non credi che questa differenza importante vada chiarita in home page?

È esatto che guadagniamo soltanto dai click sui link sponsorizzati. Ma non possiamo pubblicizzare questo fatto, perché porterebbe a cliccate artificiose sulle pubblicità da parte dei nostri utenti, che danneggerebbero le società che fanno inserzioni su Ecosia. Vogliamo che i nostri utenti usino Ecosia come userebbero qualunque altro motore di ricerca e che clicchino sulle inserzioni solo se sono veramente interessati ad esse.
Comunque gli utenti salvano circa 2 metri quadrati di foresta pluviale per ogni ricerca che effettuano. Grazie ai click sui link sponsorizzati, guadagniamo circa 0,0013 EUR per ricerca, sufficienti a salvare 2 metri quadrati di foresta pluviale. Questo è un valore facile da capire ed è per questo che abbiamo deciso di pubblicizzare questi 2 metri quadrati.

Quindi la formulazione corretta è che ogni ricerca gratuita salva mediamente 2 metri quadrati se c'è una certa percentuale di utenti che clicca sui link sponsorizzati, altrimenti niente da fare. Il dubbio è comunque risolto, anche se una dicitura più precisa lascerebbe meno spazio alle ambiguità.


Le vostre FAQ definiscono Ecosia un "motore di ricerca". Ma Ecosia non è un motore di ricerca: non svolge delle ricerche proprie. È semplicemente una pagina iniziale che porta ai motori di ricerca di Bing e Yahoo. Non credi che questo andrebbe chiarito?

Lascio a te valutare se vuoi definire Ecosia un motore di ricerca o meno. Ma se decidi di non definirci motore di ricerca, allora dovrai ridefinire molti altri servizi di ricerca, come Lycos, Altavista, Dogpile, ecc. Per me Ecosia è chiaramente un motore di ricerca. Adesso stiamo lavorando all'assemblaggio di varie API (per esempio Bing) per includerle nella nostra pagina di risultati di ricerca. A quel punto vedrai una differenza notevole fra Yahoo ed Ecosia.

In effetti oggi anche Lycos, Altavista e Dogpile sono basati su altri motori di ricerca: non hanno indici propri e non hanno grandi server farm proprie. Ma resta il fatto che Ecosia non ha propri server, e questo è importante per la domanda successiva.


Le vostre FAQ dicono inoltre che Ecosia è il motore di ricerca più verde anche perché i vostri server usano elettricità verde. Ma le ricerche vengono svolte sui server di Bing e Yahoo, non sui vostri. I vostri server non fanno altro che trasferire il lavoro alle grandissime server farm di Bing e Yahoo, che non usano elettricità verde. La quantità di energia elettrica usata dai vostri server è presumibilmente trascurabile rispetto alle grandi quantità utilizzate da Bing e Yahoo. Pertanto, non crede che la vostra dichiarazione sia ingannevole? Quanti server avete in concreto presso Ecosia?

Hai certamente ragione, nel senso che anche Bing e Yahoo emettono CO2. Stiamo attualmente rivedendo i contenuti del nostro sito per rendere più chiaro questo fatto. Resta in ascolto.
Comunque siamo chiaramente il motore di ricerca più verde, soprattutto per via della protezione della foresta pluviale e non per via dei server ecologici. Ho allegato alla mail un documento separato sui motori di ricerca e sulle emissioni di CO2 che contiene più informazioni in merito. Tieni presente che è stato scritto a dicembre e principalmente per uso interno.

Chiaro. Aspettiamo la riformulazione dei contenuti del sito.


Voi invitate gli utenti ad inviare il seguente messaggio: "Di recente ho iniziato a utilizzare un motore di ricerca che salva 2 m² di foresta pluviale ogni ricerca effettuata." Se ho ben capito, questo non è vero. La foresta pluviale viene salvata solo se la ricerca viene seguita da un click su un link sponsorizzato. Non sarebbe il caso di chiarirlo?

L'affermazione è vera. Salviamo davvero 2 metri quadrati di foresta pluviale per ricerca. Controlla la nostra pagina di statistiche www.Ecosia.org/statistics.php per avere un valore in tempo reale della quantità di foresta pluviale salvata in media per ogni ricerca.


Il vostro messaggio dice anche che "I risultati di ricerca sono buoni come quelli di Google o Yahoo ed è gratuito." Questo dà l'impressione che Ecosia sia un motore di ricerca che effettua le proprie ricerche. Questo non è vero. Inoltre i risultati non sono "buoni come" quelli di Yahoo: sono proprio i risultati di Yahoo. Non ritieni che quest'affermazione sia ingannevole e vada chiarita?

[Kroll non ha risposto a questa domanda, per cui gliel'ho sottoposta di nuovo]


Kroll ha inoltre risposto spontaneamente a questo paragrafo del mio articolo: Nelle Pagine Gialle tedesche non c'è nessuna voce "Ecosia" (ma va detto che non è obbligatorio registrarsi). Nelle Pagine Bianche tedesche non c'è un Christian Kroll a quell'indirizzo di Wittenberg, ma c'è un Jürgen Kroll: parente?

La mia società (Christian Kroll Internet Services GbR) è registrata presso il mio indirizzo di nascita, perché non ne ho un altro permanente. Amo viaggiare e raramente passo più di un anno nella stessa città. Così ho deciso di usare questo indirizzo per la mia attività. Sono inoltre legalmente registrato presso questo indirizzo, ma non volevo che fosse pubblicato nella guida telefonica tedesca. Ecco perché ci trovi soltanto mio padre.