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89 commenti

Filtri antispesa per Internet: che fare se il problema non è il porno ma il portafogli?

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento ore 15:40.

Ricevo da una lettrice, e pubblico con il suo permesso, una domanda molto interessante che tocca un aspetto poco considerato: la sicurezza dell'uso di Internet non per i minori, ma per gli adulti che soffrono di acquisto compulsivo e disturbi analoghi. Il problema, per queste persone e soprattutto per chi si occupa di loro, non è bloccare la pornografia o la violenza (sono adulti, difficile che ne vengano turbati più di tanto), come di solito si chiede ai filtri per i minori, ma bloccare l'accesso a siti che vendono oggetti e anche alle offerte via mail. Voi come risolvereste il problema?

Sottolineo che si tratta di un caso serio di una persona affetta da problemi psichici che le impediscono di gestire le proprie finanze e che ha già qualcuno che le gestisce in sua vece. Alla persona sono già state ritirate le carte di credito, che avevano portato a un vero e proprio fiume di prodotti d'ogni sorta che arrivavano per posta. La persona oggi chiede di navigare in Internet per alleviare la propria grande solitudine: la sfida è darle questo sollievo bloccando però qualsiasi possibilità di acquisto, sia con carte di credito sia con pagamento alla consegna o tramite fattura.

Sarebbe necessario bloccare/filtrare qualunque sito che offra acquisti o almeno disabilitarne le funzioni di transazione online, e ho visto che i filtri per minori hanno a volte la funzione selettiva di bloccare i siti di shopping senza bloccare i siti erotici. Ma questi filtri funzionano?

Inoltre bisognerebbe realizzare un blocco o filtraggio anche per la mail, perché le offerte commerciali possono arrivare o essere completate via mail (la persona sta in Svizzera, dove questo genere di transazione sulla fiducia è ancora piuttosto diffuso). Forse una whitelist di indirizzi potrebbe essere accettabile.

Un blocco sull'HTTPS non farebbe altro che esporre ai siti che offrono transazioni commerciali non protette. Una whitelist Web che blocchi l'accesso a tutti i siti Internet tranne a quelli espressamente autorizzati sarebbe semplice e poco costosa, ma anche molto frustrante per l'utente.

Forse sarebbe praticabile fare sorveglianza remota in tempo reale della navigazione della persona, per esempio da un altro computer situato altrove (anche in un'altra abitazione), intervenendo solo se necessario. I costi sarebbero ovviamente alti e sarebbe probabilmente necessario concordare degli orari d'uso di Internet, ma sarebbe certamente un filtro intelligente senza falsi positivi.

Naturalmente esiste l'opzione di non dare accesso a Internet, ma questa sarebbe una resa molto triste.

Avete qualche idea? Parliamone nei commenti.


Aggiornamento ore 15:40


La lettrice, che si occupa di casi come questo per lavoro, ha letto con molto interesse i vostri suggerimenti e conferma che la persona ha seri problemi di salute, è da anni in cura da uno psichiatra, ed è seguita da un'assistente sociale e da una persona (la lettrice) per gestire le sue ormai scarne finanze. Sottolinea che in Svizzera "è ancora possibile ordinare l'inverosimile per posta e riceverlo a casa senza sborsare un franco. I problemi cominciano quando la consegna viene accettata. E giustamente sono coinvolti anche coloro che la merce la inviano e si aspettano di poter concludere una seria transazione commerciale."
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Commenti
Commenti (89)
Con OpenDNS è possibile applicare filtri di vario genere, esiste anche la categoria ecommerce/shopping. Per le altre categorie funziona, per questa non so, bisognerebbe provarlo.
Sul mio access point, un D-Link (ma immagino anche su altri modelli) esiste la possibilita' di bloccare l'accesso a siti specifici.
Di sicuro non e' la "soluzione perfetta" ma usata assieme ad altri sistemi puo' limitare fortemente il rischio pur lasciando abbastanza liberta' di accesso al web.

Saluti
Michele
Una decina di anni fa presso l'azienda in cui lavoravo avevamo un router/proxy (CISCO ?) che permetteva di bloccare in maniera selettiva le diverse categorie di siti (quindi non solo porno) basandosi su un database on-line dello stesso produttore di router previo mi pare un abbonamento minimo annuo. Scusate la vaghezza però purtroppo sono passati molti anni ed era interesse stesso dell'azienda mantenere nascoste queste informazioni.
Magari qualcuno si ricorda meglio.
Perdonatemi, a cosa servono i filtri in questo caso? Se ad un pc in casa vengono installati come si fa se si utilizza un altro pc nella stessa abitazione o fuori di essa? Se questa persona non riesce a smettere di fare shopping online lo farà da altri pc, magari andando in un internet point. Qualcuno potrebbe pensare di bloccare la carta di credito di questa persona ma chi le vieta di farsene un'altra? Se uno vuol smettere di fumare che facciamo, imponiamo a tutte le rivendite di tabacchi di vendergli le sigarette? Non è una questione di tecnologia.
Ho una buona notizia per questa persona che ha scritto a Paolo Attivissimo: non ha nessun disturbo, quello che fa è del tutto normale, normalissimo. E prego Paolo di riferirglielo. E chiunque le abbia detto che ha problemi psichici ha detto una grande sciocchezza. Inoltre sarebbe opportuno che riavesse le sue carte di credito. Insieme a questo sarebbe opportuno che riavesse una vita sociale, amicizie e tutto quello che un essere umano fa. Anzi c'è di più: come problem solver le consiglierei di fare più acquisti online, uno ogni due ore magari. Paradossale? No. E non sto scherzando. Sono serissimo. Perché tutto quello che è stato fatto va nella direzione opposta a quello di cui questa persona ha bisogno. Se vuole sono a disposizione per parlarne.
Ciao Paolo, secondo me la cosa più pulita è creare un proxy transparent tramite un firewall (anche qualcosa di "semplice" come ipcop) e installare DansGuardian (che è opensource) e delle blacklist commerciali.

Una di esse potrebbe essere comprata da urlblacklist.com (non metto link per non fare pubblicità, comunque esistono categorie specifiche come ecommerce, shopping e online payments)

Sulle blacklist a pagamento non ho esperienza, ma dansguardian funziona piuttosto bene e ipcop si installa senza tanti problemi su vecchi pc e in macchina virtuale.
un proxy intelligente? basta strippare tramite regexp ogni tentativo di invio di dati personali come l'indirizzo dell'abitazione

chiedi a Gio', secondo me te lo implementa in un nanosecondo :)

cheers,
Guido Serra aka Zeph
Un blocco algoritmico di "contenuti commerciali", per giunta a cavallo di piu' protocolli e' poco implementabile, anche perche' e' difficile are una definizione digeribile da un algoritmo di "contenuto commerciale".

Siamo nel campo del blocco semantico, ovvero nel blocco basato sui contenuti, che prevede, quindi, una "comprensione" del contenuto.

La soluzione non e' un firewall o un programma simile, ma la presa di coscienza del problema e la cura dello stesso per altre vie piu` mediche che informatiche. Sicuramente la persona che ti ha contattato ha fatto un notevole passo in avanti perche' e' conscia del suo problema e vuole trovare una soluzione.

Forse un medico della psiche o del comportamento riuscirebbe dove un software fallirebbe.
@Giuseppe Vitale: perdonami, ma non hai idea di ciò di cui stiamo parlando. Lo shopping compulsivo è una patologia grave e riconosciuta a livello medico. Shopping compulsivo è, per esempio, innamorarti di un tipo di asciugamano e comprarne QUARANTA tutti uguali, per poi continuare il giorno dopo con qualcos'altro...
il blocco su HTTPS è una buona idea per il pagamento online, mentre per le offerte via email si può far poco, anche se, vista la situazione descritta da Paolo, mi sembra di capire che la persona sia sotto tutela, quindi senza liquidità a disposizione (se non una giornaliera molto limitata), onde per cui il problema sarebbe circoscritto. Il monitoring del traffico dell'utente sarebbe auspicabile quantomento per creare una iniziale blacklist (o viceversa una whitelist).
Sono d'accordo con Giuseppe Vitale. Non credo sia la tecnologia la soluzione per questa persona quanto piuttosto la comprensione dei veri motivi del suo disturbo per risolverlo alla radice. Sono certo che se anche si riuscisse ad impedirgli gli acquisti il suo comportamento compulsivo si rivolgerebbe presto verso qualcos'altro forse anche di più pericoloso. Pensateci bene.
non ha nessun disturbo, quello che fa è del tutto normale, normalissimo

Perdonami ma sono molto scettico nei confronti delle diagnosi fatte a distanza, senza neanche sapere chi è il paziente.
basta strippare tramite regexp ogni tentativo di invio di dati personali come l'indirizzo dell'abitazione

Molto astuto, grazie!
Hai detto che hanno già tolto le carte di credito. Quindi non ha modo di fare acquisti online e basta rimandare indietro le spedizioni per contrassegno.
Detto ciò una seria terapia sembrerebbe consigliabile.
ci sono molti suggerimenti sul filtro dei contenuti che sono la cosa più pratica da realizzare - e possono aiutare sicuramente - ma non mi sembrano soluzioni definitive. tutti i filtri si aggirano, se le motivazioni sono forti. la sorveglianza remota sarebbe più efficace (una persona capisce a occhio se stai tentando un acquisto anche se il sito non è su una blacklist) e potrebbe essere anche economica se esistesse un sistema in grado di "condividerla". si potrebbe creare una nuova forma di volontariato, con persone che si impegnano 5/10 minuti al giorno per sorvegliare ognuno una decina di persone con problemi simili. servirebbero dei numeri, però, per capire la fattibilità.
Una terapia di supporto per prima cosa, il blocco degli acquisti contrassegno la seconda. Per i filtri internet non sono molto esperta, ma è un problema grave e delicato. Anche se si bloccano efficacemente gli accessi internet, una persona con dipendenze troverà un modo per evitare qualsiasi blocco (fidatevi, conoscevo giocatori patologici); il punto fondamentale è trovare un team di professionisti (psicologo, neurologo, psichiatra...) che facciano "risvegliare" la coscienza della persona, altrimenti continuerà nel suo comportamento devastante per sè e per gli altri.
Perché non un filtro sulla persona piuttosto che sul software/hardware?

Si potrebbe fare che solo il titolare della connessione ad internet può fare acquisti online. Se lo spendaccione di turno è il titolare stesso si potrebbe semplicemente cambiare l'intestatario (p.es. l'altro coniuge).
Sono scettico sull'impiego delle blacklist (non credo che possano essere omnicomprensive, in particolar modo sugli ecommerce italiani o svizzeri), propongo quindi le prime soluzioni alternative che mi vengono in mente.

Premetto, anche in risposta a Luigi Rosa, che i filtri antispam agiscono proprio tramite una sorta di comprensione del contenuto. Questo può già risolvere parzialmente il problema per quanto concerne l'email: basta addestrare i filtri antispam adeguatamente (ovvero dandogli in pasto come spam anche l'ham non desiderato, ovvero quello contenente promozioni commerciali) per ottenere il risultato voluto. Di contro serve una persona che abbia un po' di competenza per fare un'operazione del genere con i tweak del caso.

Un'alternativa più rozza ma anche più accessibile è quella del blocco totale dell'email (senza email agli ecommerce non ti registri) oppure all'impiego, come suggeriva Paolo, delle whitelist. Nel caso in cui anche questa sia troppo restrittiva una soluzione combinata con il controllo remoto (ovvero: ciò che non è in whitelist finisce al controllore, che decide se il mittente è da inserire o meno nella whitelist) potrebbe ovviare al problema.

Per quanto concerne la navigazione il problema è sicuramente più complesso. Le regexp suggerite su Guido su tutto ciò che è inviato via POST potrebbe essere una soluzione facile e sufficientemente efficace. In alternativa io avevo pensato al blocco completo dell'invio dei dati via POST con delle eccezioni in whitelist (Google, forum, ecc.), che potrebbero essere anch'esse aggiunte di volta in volta (se il proxy blocca qualcosa invia la segnalazione al controllore e il controllore decide se aggiungere il sito alla whitelist).

Bisogna tuttavia fare un assunto di base, ovvero che la persona non sia uno smanettone perché altrimenti diventa molto più complicato realizzare un blocco efficace.

E - come sempre quando si parla di sicurezza - ricordarsi il banale: magari si impazzisce per configurare alla perfezione i filtri antispam / web e poi la persona li scavalca semplicemente creando un account su GMail oppure installando un altro browser che ovviamente di default non è configurato per usare il proxy e va direttamente sul router. Insomma, bisogna blindare un minimo anche la macchina.
beh, io credo che la soluzione al problema non possa consistere nel attivare una sorte di "filtro" alla navigazione in internet per quelle persone che, soffrendo di tali disturbi, sono portati ad effettuare acquisti senza limiti.
La soluzione, a mio avviso, può essere ricercata affidando il soggetto in questione alle cure di medici specialisti in "dipendenze", visto che ormai tra le dipendenze riconosciute dalla medicina si annoverano oltre alla droga, all'alcool ed al fumo anche quelle come il gioco d'azzardo, gli acquisti senza limiti etc.!!!
Non mi fiderei mai delle liste commerciali per la categoria shopping, anche perchè si vende di tutto e ovunque.

Se la persona è adeguatamente consapevole del problema, non vedo perchè non usare una whitelist, magari con un controllo dinamico in modo che qualcuno veda la lista dei siti che ha tentato di visitare e gli renda disponibili quelli che non creano problemi.

Il controllo RegExp ci sta ma a che livello implementarlo? TCP? E' una soluzione da grand firewall cinese e inutilizzabile con HTTPS. Browser?
@Paolo Attivissimo: La mia non è una diagnosi a distanza. Consiglio a questa persona di lasciar perdere blocchi e filtri che non risolvono il problema, non lo sfiorano nemmeno. E' semmai necessario un intervento di problem solving strategico.
Visto che la persona è sotto tutela direi che sa benissimo in che situazione si trova, dunque direi che semmai si potrebbe attivare una whitelist con siti sicuri su cui possa iniziare a navigare, e un bell'ADBlock per eliminare ulteriori tentazioni.
La whitelist può essere poi ampliata nel proseguio della sua terapia.
FX, anche il controllo via POST a che livello lo implementi? Proxy trasparente? O gli dai un browser modificato?

Secondo ma così è catastrofico, diventa veramente difficile e costosa da gestire.

Con la whitelist hai risolto anche il problema delle mail: lo spam ti permette sempre si di acquistare, ma tramite appositi siti, mai via mail. E se vogliamo farla bene teniamo una lista dei siti bloccati che viene periodicamente controllata per vedere cosa può essere abilitato e cosa no.
Se non ci sono problemi di budget direi che con firewall Fortigate è possibile bloccare, tracciare e risolvere buona parte dei problemi.

Ci sono dei filtri basati sulla tipologia di sito web derivati da delle directory curate da Fortigate stessa. E poi è possibile bloccare siti web, whitelist, blacklist, etc.... anche solo sul suo pc e non quello di amici e parenti.

Mhhh versione stupida. Utilizzare Adblock e simili su Firefox per fare lo stip dalle pagine di tutti i form input e di tutti gli indirizzi email e di telefono presenti sulle pagine. Tramite regex si dovrebbe fare semplicemente.

Quello che mi sfugge è:

Se non ha carte di credito come fa a comprare?
Se ordina via posta, sarà un contrassegno... con cosa paga?
Se ordina via posta e non è un contrassegno, cosa fa? Un assegno, una cambiale, o boh?
Il problema è che la società di oggi spera di trovare una soluzione a tutto con un App...

A quando la richiesta di un App che si cura dei nostri anziani?

Purtroppo nessun software si puo' sostituire al controllo di un adulto ad esempio su un bambino, o su una persona con delle difficoltà, in modo altrettando efficente e preciso.

Poi si possono inventare soluzioni tecniche di tutti i tipo, ma cosa vieterà alla persona di questione di alzare il telefono e ordinare qualcosa? o di mandare un fax?

Siamo punto e a capo.

Il segreto di pulcinella, diversamente da quanto ci vogliono far credere, è che non ci puo' essere un App per tutto.
Beh oddio credo non sia necessario un Fortigate, un catorcio con SquidGuard installato e sei a posto, il problema è la difficoltà tecnica.

E' facile infilare controlli regexp in firefox?
Scusate la mia ignoranza: conosco solo pochi filtri che devono essere impostati con una password; ebbene, se un individuo vive da solo o non ha la possibilità -o si vergogna- di chiedere ad un conoscente di impostare in segreto la pswd, è giocoforza costretto a conoscerla (la sceglie lui!) e quindi ogni volta che si presenta un attacco compulsivo può disinserire il filtro e procedere con la navigazione! E' come se un bulemico avesse le chiavi della dispensa.
Qualcuno sa se esistono dei filtri internet che possono essere installati senza password amministratore/genitore? Che so, che generano una password random o che si disinstallano dopo un certo periodo...
E' solo una mia curiosità.
Pier, per dirla con parole semplici io metterei una macchina che fa il controllo dei siti tra il pc della persona e internet, da cui è OBBLIGATO a passare (attaccando il cavo direttamente al router dovrebbe essere bloccato) e a cui non ha accesso.

Deve esserci un'altra persona per forza, altrimenti la lista chi la gestisce?
Alle soluzioni fin qui poste, di cui molte interessanti, aggiungo quella di filtrare tutte le pagine contenenti una qualsiasi valuta.
Usando un proxy risulterebbe molto semplice da realizzare e magari potrebbe essere affiancata ad una whitelist.
Quello che secondo me bisogna capire è che cosa esattamente vogliamo impedire, se l'acquisto vero e proprio oppure cercare di evitare le tentazioni, filtrando pure banner ecc..

C'è poi il problema di capire in che luogo va limitata la connettività, se parliamo del luogo di lavoro o una struttura pubblica è facile limitare quello che si vuole.
Se invece si parla di operare a casa della signora, risulta aggirabile (più o meno facilmente) quasi qualsiasi filtro. In questo caso credo che un buon compromesso (anche economicamente) sia un router con un semlpice filtro MAC collegato a un pc che fa da proxy agli altri pc della rete (che non hanno accesso diretto a internet)


@Giuseppe Vitale: Penso che qui nessuno creda che filtrare internet a questa donna sia LA soluzione ai suoi problemi, ovviamente sarà necessario un intervento psicologico/psichiatrico, nel frattempo però si cerca di non tagliarle ogni mezzo di comunicazione
"Alle soluzioni fin qui poste, di cui molte interessanti, aggiungo quella di filtrare tutte le pagine contenenti una qualsiasi valuta."
Si rischia di impedire l'accesso ad un sacco di pagine come giornali on-line e i forum stessi (se scrivo "è costato 1.000.000€" ad esempio).

Per le regole di filtraggio, temo che l'unica soluzione veramente efficace sia un supervisore umano, però, tanto vale bloccare tutto..........
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Di solito, chi va dal dottore per un problema imbarazzante dice "ho un amico che...", oppure "mio cugino ha un problema..", e cose del genere.

E` la prima volta che sento qualcuno dire "ricevo da una lettrice..."

Paolo, il primo passo per risolvere il proprio problema e` ammetterlo. Ammetti che sei tu lo shopper compulsivo. Alzati in piedi, di` ad alta voce "mi chiamo Paolo ed ho un problema".

Ti saremo vicini. Ricordiamo bene i giorni in cui spingevi per il passaggio a Linux (che notoriamente e` fatto apposta per chi non vuole pagare licenze), ed avremmo dovuto iniziare a preoccuparci quando hai iniziato a passare verso il Macintosh (e sappiamo tutti come al giorno d'oggi la Apple sopravviva soprattutto grazie agli shopper compulsivi, quelli che devono comprare tutto cio` che inizia per i, iMac, iPod, iPhone, iPad, iMortacciloro, etc. etc.).

Scusaci se ogni volta che ti vedevamo con un nuovo gadget appena acquistato (penne con funzionalita` strane che qui non citero`, modellini in scala 1:1 del Saturno 5) non abbiamo capito il tuo problema.

Scusa se abbiamo tralasciato l'innegabile sintomo... il tuo acquistare qualsiasi immagine o filmato presente sul sito della NASA; la scusa, effettivamente, era risibile... un documentario, figurati. E` ovviamente un sintomo dell'acquisto compulsivo.

Ma ora che abbiamo capito il tuo problema, saremo vicini a te ed alla tua famiglia.

Alla prossima convention, se ti vedremo avvicinarti ad un bancone di un ferengi, gli daremo fuoco piuttosto che lasciarti spendere soldi.

Appena scopriremo un nuovo sito di gadget per geek, lanceremo un attacco DDoS per farlo cadere, in modo che tu non possa piu` collegartici.

Chiederemo ai nostri e tuoi amici rettiliani, che ti vogliono bene, di fare un attacco nucleare contro tutti i siti NASA, per evitare che tu possa continuare a comprare immagini ad alta risoluzione (che poi sappiamo tutti che sono false, hai contribuito anche tu a fare le immagini false, il fatto che tu poi vada a ricomprare cio` che tu stesso hai prodotto e` un sintomo innegabile).

Sara` un grande sforzo, lo ammetto. Ma per un amico questo ed altro.

Gino

P.S. Ovviamente questo mio pezzo ironico non vuole assolutamente sminuire il problema dello shopping compulsivo, che e` davvero una malattia. Concordo con chi ha scritto che e` inutile pensare di risolverlo per via tecnologica. Ogni ostacolo tecnologico e`, credo, solo un palliativo.
Credo che non esista uno strumento unico per evitare l'accesso ad alcuni tipi di siti, ma solo una combinazione che può essere così fatta:

1-un filtro centrale a livello di server/router (http://www.checkpoint.com/) che a volte può generare falsi positivi,
2-un filtro locale su ogni computer sul file hosts (basato sul file prelevabile da http://www.mvps.org/winhelp2002/ e interamente personalizzabile) che reindirizza o blocca la navigazione dei browser
3-strippare tramite regexp l'invio dei dati come consigliato da altri nei commenti
4-il controllo da parte di persone in carne ed ossa

Nel caso patologico descritto, oltre a filtri efficaci per la maggior parte, ma non per tutti i siti, credo sia fondamentale il controllo da parte di un parente, un amico, un conoscente, un medico, volontario o chi per lui che possa stare accanto senza sembrare invadente.
Le vie di Internet sono infinite, come sono "infiniti" i siti che bypassano i filtri.
Solo una persona fidata può essere il completamento veramente utile alla dotazione di sicurezza.
Spero di aver dato uno spunto, buona navigazione.
Lo hanno già chiesto in molti: se non ha carte di credito e il suo denaro è gestito da un tutore, che razza di domanda e di questione si pone in questo articolo?
se non ha carte di credito e il suo denaro è gestito da un tutore, che razza di domanda e di questione si pone in questo articolo?

Da quello che ho capito, il problema è costituito dal rischio che ordini qualcosa online e se lo faccia recapitare con pagamento al postino. Se c'è di mezzo dogana o altro, non si può semplicemente rifiutare il pacco. La dogana si paga comunque, per esempio.
Un controllo a distanza della navigazione in Internet è una violazione della privacy della persona (almeno qui in Italia di sicuro). Quindi quello che proponi è illegale. Ma in ogni caso è solo uno spostamento dei paletti: se la persona è affetta da shopping compulsivo bisogna curare la malattia e non solo attenuare i sintomi.
Poi se è sotto tutela e se non ha a disposizione soldi, carte di credito etc etc come fa a comprare?
@FiglioDiAnubi:
Il segreto di pulcinella, diversamente da quanto ci vogliono far credere, è che non ci puo' essere un App per tutto.

Chi sarà mai che ce lo vuole far credere? :-)
"Si rischia di impedire l'accesso ad un sacco di pagine come giornali on-line e i forum stessi (se scrivo "è costato 1.000.000€" ad esempio)."

Si è vero,infatti per quello suggerivo di associarlo ad una whitelist. A mio avviso potrebbe essere preso in considerazione essendo molto semplice da implementare.
Permette un riscontro dei positivi prossimo al 100%, mentre i falsi positvi (come questa pagina dopo il tuo commento) ritengo (ma potrei sbagliarmi) che siano tutto sommato contenuti.
Inoltre dovrebbe avere il pregio di bloccare non solo l'acquisto ma anche la visione degli articoli in vendita, diminuendo sicuramente la tentazione. A questo proposito resta però il problema dei migliaia di banner/promozioni che hanno l'importo inserito nell' immagine
Paolo Attivissimo wrote

Da quello che ho capito, il problema è costituito dal rischio che ordini qualcosa online e se lo faccia recapitare con pagamento al postino. Se c'è di mezzo dogana o altro, non si può semplicemente rifiutare il pacco. La dogana si paga comunque, per esempio.

Non vorrei essere presa per insensibile, ma un'altra questione è quella dei venditori, per cui a volte perdere una vendita è un grosso problema (soprattutto piccoli negozi on line e/o ebay).
@Streamer:
1-un filtro centrale a livello di server/router (http://www.checkpoint.com/) che a volte può generare falsi positivi,
2-un filtro locale su ogni computer sul file hosts (basato sul file prelevabile da http://www.mvps.org/winhelp2002/ e interamente personalizzabile) che reindirizza o blocca la navigazione dei browser
3-strippare tramite regexp l'invio dei dati come consigliato da altri nei commenti
4-il controllo da parte di persone in carne ed ossa


Sono d'accordo.
Ma soprattutto bisogna curare la malattia e fornire diversivi (se una persona ha di meglio da fare, non compra).

Tutto ciò sapendo che bisogna fare tutto controcorrente, visto che le aziende tipicamente incoraggiano lo shopping compulsivo, anziché tentare di bloccarlo.
Purtroppo il problema per questa persona deve essere risolto alla radice, con una terapia medica specifica per il suo problema. Bloccare o filtrare internet sarebbe solo un palliativo e sull'efficacia di un filtro non attivo (ovvero una persona che in tempo reale monitori la navigazione) ho i miei dubbi.
Ciao a tutti!
Ad un mio amico, che voleva limitare la navigazione al figlio, ho installato K9 web protection, un software per il controllo genitori gratuito per uso personale.
E'possibile filtrare una gran varietà di categorie tra cui anche gioco d'azzardo e shopping.

Può essere utile allo scopo? Comunque penso anche io che l'unico controllo completamente efficace sia quello umano.
Da quello che ho capito, il problema è costituito dal rischio che ordini qualcosa online e se lo faccia recapitare con pagamento al postino. Se c'è di mezzo dogana o altro, non si può semplicemente rifiutare il pacco. La dogana si paga comunque, per esempio.

Non penso esistano molti venditori che accettano ancora un pagamento in contrassegno (magari dall'estero), se il rischio fosse solo questo non lo vedo un problema grave. Per il resto vedo troppe poche informazioni riguardo il problema per proporre una soluzione (tecnologica o meno) concreta.
Concordo con quelli che hanno detto che il problema va affrontato alla radice con una cura psicologica, ma dato che quest'ultima non è una bacchetta magica ma richiede di solito molto tempo, forse bisogna evitare che nel frattempo la persona finisca sul lastrico! In questo caso penso che un controllo sulla sua navigazione sia d'obbligo.
Aggiungo: anche perchè, se resta senza un soldo, come lo paga lo psicologo?
@Gino Lucrezi
LOL!!!
Il "nostro" Paolo non spende nulla per mangiare (si nutre solo di focaccia), i suoi denari dovrà pur usarli in qualche modo.
Con affetto.
Lavoro con le persone che soffrono di disagio mentale e sono rimasta molto colpita da questo messaggio, visto che nei gruppi d'auto aiuto che gestisco ci sono molte persone legate allo shopping compulsivo. Ammetto di essere stata pure io una compratrice folle di manga e gadget sulle varie aste on line ed è per questo che capisco il perchè una persona apparentemente sana può agire così. Spesso è la solitudine che circonda coloro che soffrono di disagio mentale, specialmente se è lieve (depressione, disturbo dell'umore di tipo 2 che fa sì che l'individuo sia troppo "sano" per i centri diurni, ma eccessivamente "malato" per vivere relazioni sane con i "normotici"), che li spinge a vivere su Internet o a riempire il vuoto esistenziale che hanno dentro con cose costose ed inutili.
E se poi la persona viene "bloccata" nello spendere si crea dentro di lei un senso di frustrazione maggiore che la fa sentire ancora più incapace rispetto agli altri.
Io ci sono uscita fuori frequentando un'associazione che si occupa di riabilitazione psichiatrica tramite l'auto aiuto e l'arte terapia, dove mi sono fatta tantissimi amici che mi hanno compresa, non giudicata ed accettata in ogni mio momento bello o brutto che fosse.
Ed ho trasformato la mia debolezza in forza, visto che aiuto le persone che come me attraversano momenti difficili.
Per la signora non occorrono nè filtri nè blocchi ma solo un gruppo di persone, che magari abbiano un passato simile al suo, disposte a starle vicino, aiutarla e parlare con lei, perchè questo è quello di cui ha bisogno. Baci
Purtroppo il problema per questa persona deve essere risolto alla radice, con una terapia medica specifica per il suo problema.

Secondo me rispondere in questo modo è dimostrazione di non aver capito il problema. Paolo non chiede come guarire la persona, ma solo come permetterle di usufriuire di internet senza rischiare. Se voglio aiutare un diabetico, sicuramente l´unico modo per "guarire" è quello medico, ma posso fare molto per aiutarlo: invece che rinchiuderlo in casa per evitare che veda le vetrine delle pasticcerie, posso programmargli il percorso per andare al lavoro in modo che non ci siano pasticcerie. Quello che Paolo chiede è appunto questo: a me è parso chiaro fin dall´inizio, visto che Paolo dice: La persona oggi chiede di navigare in Internet per alleviare la propria grande solitudine: la sfida è darle questo sollievo bloccando però qualsiasi possibilità di acquisto, sia con carte di credito sia con pagamento alla consegna o tramite fattura e pure Naturalmente esiste l'opzione di non dare accesso a Internet, ma questa sarebbe una resa molto triste.

Non penso esistano molti venditori che accettano ancora un pagamento in contrassegno (magari dall'estero), se il rischio fosse solo questo non lo vedo un problema grave.
Beh se la persona ordina cento pezzi e di questi si devono pagare le spese di spedizione e di dogana, il problema potrebbe anche essere grosso.
Paolo Attivissimo ha commentato:

Da quello che ho capito, il problema è costituito dal rischio che ordini qualcosa online e se lo faccia recapitare con pagamento al postino. Se c'è di mezzo dogana o altro, non si può semplicemente rifiutare il pacco. La dogana si paga comunque, per esempio.


Va inoltre aggiunto che in Svizzera la merce che viene ordinata per posta, anche online, viene recapitata al domicilio con allegata polizza di pagamento a scadenza 30 giorni.

Comprendo che per una persona che soffre di shopping compulsivo ritrovarsi la casa stracolma di merce e di bollette da pagare è un problema serio; non ci vuole molto per raggiungere cifre di svariate migliaia di franchi.
Non c'è soluzione al problema così come è stato formulato.
Un istanza di Elbot potrebbe essere d'aiuto a questa persona.

http://elbot_e.csoica.artificial-solutions.com/cgi-bin/elbot.cgi

Se lo interroga prima di qualsiasi transazione, potrebbe calmarsi, quel risponditore è programmato per evitare accuratamente di fare dichiarazioni recise.
I miei due centesimi.

Naturalmente esiste l'opzione di non dare accesso a Internet, ma questa sarebbe una resa molto triste.

E' vero, sarebbe triste. Ma una cura da una dipendenza necessita di svariati passaggi, tra cui l'allontanamento forzato (e, si spera, temporaneo) dall'oggetto che la provoca: tale allonanamento non è certo sufficiente, ma è quantomeno necessario fino a quando la persona, con adeguata terapia, non acquisisce gli strumenti per potersi difendere.

Voi non curerete mai un'alcolista solo nascondendogli le bottiglie in casa, perchè tanto riuscirà a procurarsi dell'alcool in qualche modo; però all'inizio è necessario che voi facciate sparire l'alcool da casa sua, perchè lui, al momento, non è in grado di resistere alla tentazione.
Non sarebbe nemmeno in grado di andare da solo in un bar, cosa che invece l'ex-alcolista può fare senza temere di ordinare qualcosa di alcolico.

Un tossicodipendente non guarirà mai dalla sua dipendenza semplicemente forzandolo a non assumere più droga (rischiate solo di renderlo violento e farlo soffrire); però intanto nei primi tempi bisogna impedirgli che abbia accesso a certe sostanze. Solo una volta che la terapia ha fatto effetto, saprà resistere al richiamo della droga.

Un fumatore? Beh, a parte rari casi, è difficile che una persona smetta di fumare solo perchè non si trova più sigarette in tasca o perchè gli amici non gliele offrono: facilmente avrà bisogno di una "distrazione" (es. un hobby che gli tenga le mani occupate) o un forte incentivo a smettere (la nascita di un figlio, lo sport) che possonoessere considerate una specie di terapia. Ma quante volte avete visto un fumatore che smette di fumare semplicemente smettendo di girare con le sigarette in tasca? L'unica cosa che otterrete è di farvi scroccare le vostre...

Insomma: per me un problema come quello della spesa compulsiva non può essere risolto o arginato con una semplice macchina che è una continua fonte di tentazione. Finchè la persona non è in grado di gestire la propria dipendenza, non è nemmeno in grado di gestire la propria navigazione in rete.
Domanda per il signor Vitale: lei è uno psicologo o uno psichiatra?
@airone76: ok, allora l'unica soluzione che sicuramente funziona al problema sollevato da Paolo è il controllo attivo della navigazione del soggetto in questione da parte di qualcuno. Del resto la soluzione migliore per evitare ai propri figli contenuti sconvenienti è quella di supervisionare alle loro navigazioni. Certo, esistono i filtri e altre tecniche, ma la soluzione di cui ci si può fidare di più è questa. Punto.
Certo che un eventuale filtro (anche se funziona in modo perfetto) potrebbe generare una grande frustrazione. Da considerare il fatto che dopo aver navigato per lo shopping e messo nel carrello si è poi impossibilitati a fare submit. Forse può essere anche peggio che comprare. Una volta acquistato, infatti, si genera quel senso di appagamento che non avrebbe luogo con il filtro.

Forse la soluzione migliore è disintossicarsi da internet più che usare un filtro. Se è capito bene il soggetto naviga praticamente solo per lo shopping...non per lavoro e/o hobby.

Ciao
Concordo per una impossibilità tecnica di fondo e con ci propende per il controllo a distanza, (sarà che è una deformazione personale).
Non ho capito una cosa circa l'articolo quando si accenna a questa ipotesi: perchè "i costi sarebbero ovviamente alti"?

Sarebbe bellissimo trovare dei volontari da organizzare per giorno e ora che tamponino durante la fase di cura vera e propria, senza obbligare ad affidarsi a congegni software tra i più traballanti che esistano.

Sarebbe un bell'esempio di uso intelligente della Comunità Internet, io per esempio sarei dispostissimo a tenere una finestrella aperta e bombardare il browser dell'Amica con virus a testata atomica se apre un sito commerciale, ma come la mettiamo con la privacy, e con il certissimo imbarazzo (di entrambi, probabilmente)?

Se vogliamo sperimentare una cosa del genere mi prenoto sin da ora molto volentieri.
Inibire la compulsività, che è un sintomo, non fa niente per eliminare la causa e peggiora la situazione, spesso in modo devastante.

Se la persona è minimamente tecnica o sufficientemente disperata, non c'è rimedio che possa essere totalmente efficace. I vari rimedi suggeriti, in particolare quello delle regex che strippano i dati anagrafici, possono certo contenere i danni economici nel breve periodo.

Tutti gli altri danni richiedono terapia e supporto.
Comprendo le buone intenzioni di chi scrive, ma la domanda è chiara. Non mi pare che la risposta tecnica a "come si impedisce l'accesso ai siti di e-commerce" sia di farsi visitare da un medico.

Secondo me evitare di dare risposte del cavolo a uno che fa una domanda è solo indice di civiltà, specialmente se la domanda sembra seria.

Poi immagino che le persone che si occupano di queste problematiche esistono e sono probabilmente più competenti della maggior parte di chi scrive commenti qui.
@ Palin
Non mi pare che la risposta tecnica a "come si impedisce l'accesso ai siti di e-commerce" sia di farsi visitare da un medico.

Secondo me evitare di dare risposte del cavolo a uno che fa una domanda è solo indice di civiltà, specialmente se la domanda sembra seria.


L'indice di civiltà si può misurare anche in base al modo in cui si porgono le critiche agli altri e -soprattutto- la fondatezza delle stesse.

Anche perchè se si trattasse SOLO di bloccare l'accesso a certi siti, la questione sarebbe molto più semplice: basterebbe una blacklist, basterebbe impedire che in un qualsiasi form vengano immessi dati privati della persona (es. se pubblichi il nome della via in cui abiti, il pc ti blocca) oltre al già citato blocco delle carte di credito.

Peccato che esistano le mail, esistano i siti di transazioni "aumm' aumm'" e tanti altri che non possono essere fermati con i metodi citati.

Ed ecco che quindi la gente si pone la questione se sia sensato imporre dei blocchi a internet a persone che, in ogni caso, potrebbero trovare il modo di aggirarli.

A volte basterebbe connettere il cervello per dimostrare un briciolo di civiltà, anzichè accusare gli altri di non averlo fatto.


Poi immagino che le persone che si occupano di queste problematiche esistono e sono probabilmente più competenti della maggior parte di chi scrive commenti qui.


Sicuramente. Ma mi sembra che qui nessuno si è spacciato per medico o psicologo e si sta semplicemente discutendo sulla questione.
Concordo con Palin. Capisco anch'io le buone intenzione degli scriventi e capisco che in un modo o l'altro siate vicini alla tematica ma UNA DOMANDA PRECISA VUOLE UNA RISPOSTA PRECISA.

La patologia in se NON E' ARGOMENTO DI DISCUSSIONE. NON SCRIVEVANO A PAOLO SE VOLEVANO UN CONSULTO MEDICO, che peraltro avranno già e sicuramente da persone qualificate. Non a caso hanno scritto spiegando ESATTAMENTE di quale tipo di patologia è affetta la persona: significa che già sanno e già stanno curando.

Lo scopo della domanda è estremamente chiaro ed è contenuto nell'articolo di Paolo: rileggetevelo. MENTRE LA PERSONA VIENE CURATA SI VUOLE DARLE LA POSSIBILITA' DI FARE QUALCOSA. Oltre ad essere auspicabile mi sembra anche che POSSA FARE PARTE DI UNA TERAPIA NON LEGARE IN UNO SCANTINATO IL PAZIENTE ma cercare invece di dargli qualche elemento di normalità.

AnotherNetFellow: l'HTTPS lo blocchi e buonanotte.
caro Giuseppe Vitale,
Effettivamente, non è detto che si tratti di una patologia in sé: può essere solo uno dei sintomi di una malattia più complessa. Oltre allo shopping compulsivo, potrebbe trattarsi della fase maniacale di un disturbo bipolare, oppure dei sintomi c.d. positivi di una demenza in fase iniziale, o perfino di effetto collaterale di una terapia per il Parkinson (vi sono già state numerose cause legali, in USA ed Europa). Non si può neppure escludere un tumore cerebrale! O magari, appunto, solo un disturbo ossessivo-compulsivo (DOC). In ogni caso non si tratta di cose facili da curare. Poiché penso che anche un'interdizione, oltre ad essere veramente una soluzione estrema, non risolverebbe al 100% il problema (ci sarebbero comunque contenziosi legali), mi chedo, e chiedo a voi, se non si potrebbe installare una macro, attiva su tutti i programmi di Windows (o di Mac), che posponga alla firma, o all'indirizzo di casa, o a quello e-mail, un "legal warning" che dica, pressapoco: "Si avvisa che la persona che scrive questo testo non è abilitata ad effettuare acquisti o transazioni in denaro". Magari anche in tre lingue. A quel punto nessun venditore arrischierebbe una spedizione alla cieca.
C'è una frase che stride.

chiede di navigare in Internet per alleviare la propria grande solitudine

Si prenda in considerazione che "l'alleviare la propria grande solitudine" sia solo un pretesto per poter avere internet a disposizione - per far shopping.

Basta installare tutte le chat del mondo, Skype compreso, e la solitudine non sarà più un problema. Eventualmente, per trovare nuovi contatti, selezionare un certo numero di forum ed abilitare l'accesso web SOLO a quei determinati siti.

Incoraggerei inoltre lo psichiatra a far capire che la solitudine potrebbe risolverla uscendo di casa e attaccando bottone con chiunque - come tutto il resto del mondo. Se questo è fisicamente praticabile, ovviamente.
Un modo per aiutarla è toglierla da Internet non porle dei limiti perchè l'uso compulsivo di Internet favorisce la depressione.

Articolo preso dal lescienze.espresso.repubblica.it (oddio vedendo le fuffe che ha pubblicato non so quanto sia valido)

"Negli adolescenti il rischio di sviluppare il disturbo aumenta di due volte e mezzo rispetto a quanti ne fanno un uso moderato
Gli adolescenti che si dedicano in modo compulsivo a navigare in Internet sono a più elevato rischio di sviluppare una depressione rispetto a quanti non lo fanno. E' quanto risulta da uno studio condotto da ricercatori delle Università di Sidney e di Notre Dame a Fremantle, in Australia, in collaborazione con l'Università SunYat-Sen, a Guangzhou, in Cina, in corso di pubblicazione sugli Archives of Pediatrics & Adolescent Medicine.
Fin dagli anni novanta l'incontrollato e irragionevole utilizzo utilizzo di Internet è stato identificato come indice di un disturbo che ha punti di contatto con i comportamenti di dipendenza, associato a problemi di relazione.
Nello studio sono stati osservati 1041 adolescenti, dell'età media di 15 anni, sottoponendoli a test all'inizio e alla fine della ricerca per valutare i livelli di depressione e di ansia e il tempo passato su internet. All'inizio il 6,2 per cento dei ragazzi è stato identificato come utilizzatore moderatamente patologico della Rete, mentre solo lo 0,2 era a rischio depressione.
Nove mesi dopo, lo 0,2 per cento dei ragazzi mostrava segni di ansia e ben l'8,4 per cento aveva sviluppato una depressione. Disaggregando i dati in rapporto all'uso di Internet, è risultato che, mentre i livelli di ansia non mostravano un rapporto cin la navigazione in Rete, quanti avevano mostrato una tendenza a un uso patologico di Internet avevano un rischio due volte e mezzo superiore agli altri di cadere in depressione.
"I risultati suggeriscono che ragazzi inizialmente liberi da problemi di salute mentale possano sviluppare, con l'uso patologico di Internet, una forma depressiva", osservano gli autori.
"I problemi di salute mentale fra gli adolescenti comportano un significativo costo personale ma anche alla comunità. La prevenzione e un intervento precoce su gruppi in cui siano rilevati fattori di rischio può ridurre il rischio di depressione fra i giovani", aggiungono. "Lo screening dei soggetti a rischio nelle scuole potrebbe essere una strategia di prevenzione efficace, a quanto si può rilevare dagli studi di metanalisi di cui disponiamo. Fra questi potrebbe in particolare esserci uno screening sull'uso patologico di internet fra gli studenti delle scuole superiori, così da identificare i soggetti a rischio e offrire un servizio di supporto psicologico se non un trattamento."
L'articolo è dedicato solo agli adolescenti, ma una persona che soffre di disagio mentale è rimasta bloccata, a causa della sua patologia, in questa età.
@Rodri internet amplifica la solitudine, te lo dico per esperienza personale. La signora ha bisogno di un'associzione riabilitativa seria, come quella che ha salvato me!
Internet porta alla depressione, credimi!
@ FX

Invece di farti prendere dal nervosismo, potresti segnalare qual è la "domanda precisa che richiede una risposta precisa"?
No perchè nell'articolo ci sono più domande.

Il problema, [è] bloccare l'accesso a siti che vendono oggetti e anche alle offerte via mail. Voi come risolvereste il problema?

a cui segue

Sarebbe necessario bloccare/filtrare qualunque sito che offra acquisti o almeno disabilitarne le funzioni di transazione online, e ho visto che i filtri per minori hanno a volte la funzione selettiva di bloccare i siti di shopping senza bloccare i siti erotici. Ma questi filtri funzionano?

che sposta la discussione non tanto su QUALI metodi possano impedire l'accesso a certi siti, ma l'utilità degli stessi.

In ultimo arriva
Avete qualche idea? Parliamone nei commenti.

che fa capire come la discussione sia uno scambio di opinioni tra esperti, incompetenti, casalinghe di Voghera, nani, ballerine e quant'altro...senza alcuna pretesa di arrivare ad una soluzione definitiva.
Di sicuro tutti i commenti arrivati prima delle vostre sfuriate erano molto più utili alla discussione.

Tralaltro la precisazione, secondo la quale la lettrice sarebbe già in cura, è arrivata solo dopo, quindi tutti i commenti arrivati prima di quel momento si sono -giustamente- posti il dubbio che la signora cercasse in questo filtro un rimedio alla propria patologia.
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Prima di tutto bisognerebbe capire se per questo genere di disturbo l'accesso a "Internet" sia opportuno.
Come TUTTI i "mondi" dove c'è interazione, questa interazione PUO' dare dei problemi la cui soluzione momentanea POTREBBE essere il non entrare.
Bisognerebbe, appunto, valutare.
La soluzione definitiva è difficile darla così su due piedi, ma se andiamo alla ricerca del miglior compromesso tra costi/prestazioni (avere una soluzione efficiente) e costi/lavoro (inteso come tempo investito nella realizzazione di una soluzione efficace) la strada è ancora un proxy locale (a bordo lan) che faccia content filtering impedendo (come più volte intelligentemente riportato) la divulgazione dell'indirizzo di casa. Vuoi farti spedire qualcosa a casa, pagando poi? Non puoi, non potendo fornire il tuo indirizzo dell'abitazione.
Basta filtrare HTTP, HTTPS, SMTP, POP e per sicurezza IMAP e vai tranquillo.
Ah, nel caso il nostro paziente sia un tecnico, blocchiamo anche TOR, non si sa mai :P
Per me dall'articolo di Paolo già traspariva nettamente il fatto che la malattia fosse riconosciuta come tale e pertanto anche affrontata di conseguenza. Se poi c'è bisogno di scrivere tutto, scriviamo tutto...

Tieni presente che partire dal presupposto opposto, ovvero che sia Paolo che la lettrice pensassero di curare un malato patologico con dei filtri internet, se ci pensi un attimo significa dar loro dei rincretiniti. Puoi capire di conseguenza la mia irritazione nel post precedente.
@Replicante Cattivo

Guarda che non è la lettrice ad essere in cura, leggi meglio l'aggiornamento di Paolo...
Il post precedente era ovviamente in risposta a Replicante.

GS: sulla correttezza e profondità della valutazione possiamo star qui a fare tutte le congetture che vogliamo, ma se viene posto l'interrogativo è evidente che comunque una valutazione è stata fatta.

Marco: concordo, c'è tuttavia da chiedersi se comunque è una soluzione alla portata (tecnica e/o economica). La lettrice magari sperava in una soluzione del tipo "software da scaricare e installare". In tal caso credo che la risposta sia negativa.

Tra l'altro volendo risparmiare qualcosa sull'hardware credo sia fattibile impiegare solamente il computer che viene usato come client. Un utente (molto) limitato privo di accessi amministrativi con una configurazione blindata e un proxy locale (in realtà se stai sulla stessa macchina ci possono essere anche altre soluzioni ma non entriamo nel dettaglio) potrebbe andare altrettanto bene.
Penso che a questo punto sia chiaro che, se e` vero che non si puo` pensare ad una soluzione puramente tecnologica al problema, il paziente e` comunque seguito da chi conosce il suo mestiere, e la soluzione tecnologica e` parte di tutto il sostegno che questa persona riceve.

Sarebbe da capire che tipo di uso gli si vuole proporre; in quel caso, una white list come suggerisce Rodri limitata a qualche forum (e al Disinformatico, ovviamente) sarebbe piu` che sufficiente, e soprattutto sarebbe praticamente inviolabile.

Se invece gli si vuole consentire un accesso piu` ampio, penso che nessuna soluzione possa essere a prova di bomba. A questo punto e` da chiedersi se la persona e` cosciente del proprio problema (e dunque occorre solo ridurre le tentazioni) o se anche un solo stimolo a comprare sarebbe deleterio.

Infine, vorrei capire come affronterebbero il seguente scenario la lettrice e gli altri professionisti che lo seguono, perche' dalla risposta e` piu` facile capire che tipo di soluzione tecnologica offrire.

Immaginiamo il paziente a passeggio. Vede un manifesto "Compra il nuovissimo Gizmo 3d cromato pre-fuffato ad avvitamento multiplo", seguito da numero gratuito per ordinarlo in contrassegno. Si infila in una cabina telefonica, chiama il numero gratutio, e chiede la spedizione a casa propria.

Se questa situazione e` inverosimile (perche' il tizio non e` cosi` incapace di controllarsi) allora fra tutte le proposte uscite fuori e` facile trovare una soluzione piu` che sufficiente.
Se la situazione e` verosimile, vorrei sapere le salvaguardie che sono state prese, per prendere ispirazione.

Ah, buona l'idea del disclaimer in fondo alle email (anche se andrebbe formulato nella maniera piu` discreta possibile, per non colpire troppo l'autostima del paziente).
@Gino Lucrezi

Nyah, il punto è un altro.

Questa persona ha sollevato un problema, al quale è opportuno cercare una soluzione.
Senza deroghe non si può avere una soluzione, per varie impossibilità e contraddizioni.
E siamo arrivati fin qui.

Ora, torniamo al "perchè?"

Ed abbiamo (almeno) due punti.

1) La persona soffre e forse si può alleviare tale sofferenza.

2) Non è l'unica, non è la prima e non sarà l'ultima.

Partendo dal punto due si possono stabilire le deroghe, la domanda è: quanti sono, come si possono collegare, se si possono collegare?

Risposta: la soluzione al saldo delle deroghe dovrebbe essere quanto più astratta e generale, in modo da non "salvarne uno per condannarne 100"

E questo è un nuovo punto di partenza.
Un dubbio banalissimo che mi è venuto (e che non mi pare sia stato chiarito): ammesso e non concesso di trovare un qualche tipo di soluzione tecnica-informatica (whitelist, filtro, ecc.), possiamo essere certi che la persona in questione non cercherà di scavalcare le protezioni in nessun modo? Ad esempio, molto banalmente, andando in un internet café a fare i suoi acquisti lì?

Se così è, ovviamente, non c'è alcuna soluzione al problema, e nemmeno bloccare internet in casa aiuterebbe.
Ho fatto una ricerca molto veloce fra i commenti e non mi sembra di aver trovato suggerimenti simili.
Si potrebbe mettere un'impostazione css prioritaria che renda invisibili tutti i tag di tipo input con il parametro type "submit" e "button", in modo da rendere totalmente non fruibili i pulsanti. Eventualmente si può fare anche con javascript usando l'estensione greasemonkey per firefox, che può essere più precisa e modellabile. (I css invece non saprei dove impostarli)
@Lilla

La signora ha bisogno di un'associzione riabilitativa seria, come quella che ha salvato me!

Vero. Il paziente ha probabilmente bisogno di un aiuto meglio concepito di quello che riceve ora; è una possibilità da non scartare, alla base del problema.

Ma togliere del tutto internet implica che il paziente (se ne ha la possibilità fisica) andrà DI SICURO a cercarsi una postazione internet (p. es. alla Manor), mentre una soluzione spartana come quella che ho suggerito limita la possibilità che ciò avvenga.

Certo una spinta fuori di casa con l'ordine di farsi un giro forse sarebbe terapeutica, ma non conoscendo il caso in dettaglio forse non è praticabile.
@ Spacesurfer
Guarda che non è la lettrice ad essere in cura, leggi meglio l'aggiornamento di Paolo...

Hai ragione. Ma comunque non cambia il pensiero che ho espresso nel mio primo commento (#50).

@Fx
Tieni presente che partire dal presupposto opposto, ovvero che sia Paolo che la lettrice pensassero di curare un malato patologico con dei filtri internet, se ci pensi un attimo significa dar loro dei rincretiniti. Puoi capire di conseguenza la mia irritazione nel post precedente.

Su Paolo non ho alcun dubbio riguardo al fatto che manderebbe una persona del genere dritta da un terapista...

Purtroppo, non conoscendo la persona che ha spedito la mail (e siccome non era ancora stata fatta la precisazione in calce al post), non ho invece potuto escludere l'opzione "sono malata, ma anzichè andare da un'esperto, posso cavarmela da sola".
Anche perchè, come qualcun'altro aveva fatto notare, mi sembrava un po' forzata l'idea di una persona con seri problemi che cerca sollievo nella navigazione solitaria in internet.
E' come se una persona con tendenze autolesioniste decidesse di distrarsi facendo bricolage o taglio e cucito...per quanto puoi arrotondare o eliminare tutti gli oggetti taglienti, questa persona riuscirà sempre a farsi del male.
Nell'aggiornamento:
"E giustamente sono coinvolti anche coloro che la merce la inviano e si ASPETTO di poter concludere una seria transazione commerciale."
Bisognerebbe controllare se il paziente in questione ha anche uno smartphone con il collegamento internet abilitato! Potrebbe averlo tranquillamente già acquistato nascondendolo.
Il problema è che il paziente in oggetto è una persona libera, non un carcerato... qualsiasi soluzione proposta richiede la sua collaborazione. Può sempre uscire e dirigersi al primo internet caffé (o l'equivalente svizzero)
Non si possono curare comportamenti di questo tipo cercando di correggere la persona, cercando di farle avere dei comportamenti corretti perché è proprio questo sforzo, ciò che questi tentativi più o meno forzati innescano il problema. E' evidente che questa è una persona che soffre di solitudine e cercare di farla agire in questo o quell'altro modo le genera solo ansia. Insisto a ragion veduta nel dire che stia tranquilla questa persona, che smetta qualsiasi atteggiamento di controllo e di forzatura. La volontà e la consapevolezza del paziente non devono avere alcun ruolo. E' possibile che all'improvviso, senza alcun sforzo, esca dallo shopping compulsivo. E' l'approccio dello psichiatra americano Milton Erickson che consiglio di adottare perché ha risolto molti casi analoghi.
Zaku ha commentato:

Può sempre uscire e dirigersi al primo internet caffé (o l'equivalente svizzero)

wi-fi free McDonald’s ;)

http://www.caffe.ch/mycaffe/dettaglio.php?id=47740
@Giuseppe Vitale:
E' possibile che all'improvviso, senza alcun sforzo, esca dallo shopping compulsivo.

È anche possibile che però nel frattempo, senza alcuno sforzo, spenda tutto il proprio patrimonio prima di guarire.
Noi viviamo in una società dei consumi e questo ovviamente si riflette anche nella rete. Mettiamo conto che si riesca ad installare un filtro magico che blocchi tutti i siti di shopping. Poi proviamo ad andare su un sito di un quotidiano on-line tipo Corriere o Repubblica. Mettiamo anche che blocchiamo tutte le pubblicità. Cosa troviamo? Un articolo sull'Iphone4. Una guida alle tv 3d. Una recensione comparativa delle creme per il corpo. E tanti altri articoli/recensioni/guide su vari beni di consumo. Sarebbe come mettere un bulimico davanti a una vetrina di una pasticceria per fargli passare il tempo.

Temo che l'unica soluzione (nell'ambito tecnologico) sia una whitelist. Il paziente propone un sito, la terapista o chi per lei giudica se è il caso e lo si aggiunge alla lista dei siti permessi. Semplice e sicuro, tutte le altre soluzioni sono trppo macchinose.

Salut!
Forse la soluzione sarebbe far interdire legalmente la persona, almeno finchè il suo problema non sia guarito, in modo che tutti i contratti da lei stipulati siano privi di valore legale... so che è una soluzione drastica, ma a mali estremi estremi rimedi.
Sì, ma da quel che è stato scritto riguardo le "transazioni svizzere", mi pare di aver capito che anche un semplice forum o una chat potrebbero essere rischiose.
Una persona che ha una dipendenza repressa, farà di tutto per liberarla: ed ecco che, se l'unico sito a cui ha accesso è un comunissimo forum (visto che si parlava di alleviare la solitudine, non credo che le basti visitare il sito della CNN) ad un certo punto cercherà di soddisfare la sua voglia compulsiva, organizzando degli scambi commerciali con altri utenti di cui si è conquistata la fiducia.
Non ho approfondite conoscenze nel campo, ma leggendo le proposte, mi è sovvenuto che si potrebbe unirne due. Spesso le vendite on-line sono gestite da software e mettere qualcosa in calce alla firma come dice myollnir diventa semi-inutile. Però si potrebbe sostituire l´indirizzo (e non bloccarlo completamente) con una dicitura del genere (magari con pure i riferimenti per contattare chi si occupa della persona). Si avrebbero così i vantaggi:
- sul momento il malato avrebbe la "sensazione" di aver comprato qualcosa e la frustrazione di non poter comprare non ci sarebbe,
- il venditore sarebbe avvisato della cosa subito al momento dell´acquisto, non avrebbe dove spedire l´oggetto e potrebbe, per eventuali dubbi, contattare il referente della persona (che autorizzerebbe o no l´acquisto in base all´effettiva necessità),
- Il malato non dovrebbe essere al corrente della "sostituzione", ma solo del controllo (e magari è utile anche per la terapia reimparare quali sono le cose utili, che passano il controllo, e quali no).
- potrebbe infine essere integrato all´inizio con una white/blacklist (se il problema è legato anche al non farlo cadere in tentazione) che può essere modificata in base ai miglioramenti.
P.s.

sul momento il malato avrebbe la "sensazione" di aver comprato qualcosa e la frustrazione di non poter comprare non ci sarebbe

Ovviamente è utile se la principale componente del problema è nella "voglia di comprare qualcosa" (compra oggi e domani non importa quello che ha o non ha comprato) e non "l´avere l´oggetto fisico" (aspetta con ansia ogni nuovo acquisto).
Lavoro nel settore della sicurezza informatica ed ho già effettuato diversi interventi di "sanificazione" della Rete presso scuole pubbliche. Di solito io mi affido a ClarkConnect (ora ClearOS), una distribuzione Linux basata su CentOS e dedicata proprio a installazioni server che fa da proxy e content filtering sia per il web che per le email. E' ovviamente open source e si basa su tecnologie stratestate come Squid, DansGuardian, ClamAV etc. Ha un doppio sistema di filtraggio basato sia su black/grey list che su riconoscimento euristico del contenuto delle pagine e delle mail ed ho sempre trovato molto soddisfacenti i risultati del filtraggio. I filtri possono essere tarati su diversi livelli di "aggressività" e sono suddivisi per categorie in modo da poter scegliere quali contenuti sono consentiti e quali bloccati. Si possono anche impostare gli orari durante i quali la navigazione è consentita. Insomma è un bel prodotto, molto completo e facile da usare. Credo che sarebbe una buona scelta anche per il caso descritto dalla lettrice.
Molto d'accordo con il commento di airone76,
e aggiungo, da "filosofia spicciola", si potrebbe aiutare la persona facendole fare acquisti esclusivamente su internet per quanto riguarda i generi di prima necessità o di normale utilizzo, giusto per far capire cosa è corretto comprare e cosa è inutile.
Poi in realtà, chi sono io per dire che è sbagliato comprarsi un telefono nuovo, piuttosto che cambiare una vecchia lampadina piuttosto che comprare la pizza tutti i giorni?
Confermo l'efficacia di OpenDNS.
Configurando il router wifi con i suoi server DNS, poi, si risolve il problema per tutti i dispositivi che si collegano alla rete tramite esso, quindi qualunque PC, netbook, smartphone, ecc.
Antonio