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11/9, intervista a un esperto italiano di demolizioni

Cospirazionismo undicisettembrino: proviamo a chiedere agli esperti. Quelli veri


Visto che quest'anno ricorre il decimo anniversario degli attentati dell'11 settembre, è prevedibile che rispunteranno le solite tesi di complotto raffazzonate, per cui vale la pena mettere alcuni paletti per evitare discussioni inutili. Segnalo quindi un'intervista a Danilo Coppe, esperto italiano di esplosivi e demolizioni, realizzata dal gruppo Undicisettembre per farsi spiegare da chi ne capisce se è per caso possibile che le Torri Gemelle siano state distrutte da una demolizione controllata segreta.

Colgo l'occasione per segnalare che l'articolo di Giulietto Chiesa sul complotto delle eurobanconote con la lettera Y che avevo linkato recentemente ed era stato oggetto di un inesorabile, allegro debunking da parte di Perle Complottiste, è stato vaporizzato. Al suo posto c'è un laconico messaggio: "L'articolo che si trovava in questa pagina conteneva errori di metodo e fattuali che sono stati rilevati da diversi lettori. Errori non difendibili e non emendabili. Per questa ragione ritiro l'articolo. Poiché questo non eviterà che altri lettori lo incontrino, navigando nel gran mare del web, mi scuso anticipatamente anche con loro".

Una decisione lodevole. Peccato che metta in luce il fatto che Chiesa non ha fatto neppure il minimo sindacale di verifica prima di pubblicare quell'articolo, e che quindi c'è da chiedersi quanto siano affidabili gli altri suoi scoop. Il bello è che l'articolo era classificato con quattro pallini di gradimento su cinque dai lettori di Megachip, come potete vedere nella schermata qui accanto. Senza lo sbufalamento di Perle Complottiste, sarebbe rimasto dov'era.

Per chi volesse godersi l'articolo oggi vaporizzato, è ancora nella cache di Google. E anche su Arianna Editrice, Informare per Resistere, Stampa Libera, Antimafia Duemila, La Voce delle Voci, Altra Informazione e nei tanti altri siti e blog che l'hanno ripubblicato. Ai loro lettori chi lo dice che stanno leggendo una stupidata smentita dal suo stesso autore?

Aspetto con curiosità di vedere quando Chiesa ritirerà l'altra marea di "errori non difendibili e non emendabili" che è il suo documentario sull'11/9 Zero, costato ben 500.000 euro agli ingenui che ci hanno creduto e l'hanno finanziato. Per chi fosse ancora interessato all'argomento, gli oltre 110 errori, falsi e granchi dilettanteschi di Zero sono catalogati in Zerobubbole (PDF gratuito).
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Le cose che non colsi - 2011/01/30

Egitto, Shuttle, Marte e altro in breve


Aerei di carta dallo spazio (o quasi). Portati a 36 km di quota da un pallone sopra la Germania, sembra che gli aeroplanini di Project Space Planes abbiano viaggiato fino in America e Sud Africa con i loro messaggi caricati su schedine SD da 8 giga. In attesa di conferme, godetevi il video: comunque sia, l'immagine di un aereo di carta contro il cielo nero e la curva dell'orizzonte è notevole.

Password di Amazon, occhio. Amazon accetta anche variazioni della password (se non è stata cambiata da tempo) e non gli importa se la si scrive in maiuscolo o minuscolo. Soluzione: cambiate la vostra password su Amazon (Wired.com).

Panorama dalla superficie di Marte. Da sette anni, un robot fedele esplora il pianeta rosso per noi. Questa è una delle più belle immagini che ci ha mandato Wall-E, ehm, voglio dire, Opportunity (APOD).


Venticinque anni fa il disastro del Challenger. Sette astronauti morti al decollo con il loro Shuttle, lanciato nonostante le raccomandazioni dei tecnici che sapevano che il freddo della notte danneggiava le guarnizioni dei motori laterali a propellente solido. Msnbc e Boston.com hanno delle fotografie struggenti; Gizmodo ha il video della diretta TV e del discorso di Reagan. Per chi ha lo stomaco di vedere la cabina di pilotaggio precipitare ancora intera dopo la deflagrazione e capire in dettaglio cosa andò storto, Airboyd.tv ha un'impietosa, clinica e meticolosa analisi video.

Egitto, rivoluzione via Internet. Fa impressione notare che il governo egiziano ha così tanta paura di Internet da disattivarla completamente in seguito alle sommosse popolari antigovernative. Chi può s'ingegna con connessioni dial-up vecchio stile e guarda Al-Jazeera. Dal paese escono foto e video impressionanti. C'è chi si chiede se poi toccherà alla Libia, grazie al contributo di Wikileaks che sta rivelando la corruzione della famiglia Gheddafi.

Rimborso per Windows indesiderato, parte la class action in Italia. L'ADUC ha depositato l'atto di citazione presso il Tribunale di Milano: il consumatore ha il diritto, indicato dalla licenza, di rifiutare Windows e ottenere un rimborso, ma questo diritto viene ostacolato in mille modi (HWfiles, ADUC).

Rapidshare nuovo covo di pirati? Non proprio. Rapidshare respinge l'accusa di Markmonitor e RIAA di essere la più grande piattaforma online di pirateria audiovisiva e di essere il rimpiazzo del P2P: Rapidshare rimuove i contenuti vincolati da copyright non appena ne riceve segnalazione, esattamente come fanno tutti i fornitori di servizi analoghi, compreso Youtube, come previsto dalla legge (The Inquirer). Prassi confermata anche in Germania nella causa intentata da Atari contro Rapidshare (Ars Technica). Interessante. Concordo su una cosa: chi usa il P2P è indietro e rischia e tribola inutilmente.

Worm per iPhone. Lo segnala Sophos, ma è solo per iPhone jailbreak-ati. Bah.

Anche Mac e Linux sono vulnerabili ai virus. Siamogeek fa il punto della situazione sulla diffusione di Jnanabot/Koobface/Boonana, malware scritto in Java che s'insedia su qualunque sistema operativo dotato di interprete Java, e mette in guardia contro i falsi e vecchi miti riguardanti il malware.

Stuxnet. Wikileaks pubblica un documento riservato in cui gli USA si preoccupano perché la Siemens continua a esportare in Iran prodotti sensibili usabili per produrre uranio adatto a bombe atomiche. F-Secure pubblica un dossier che suggerisce che Stuxnet sia il risultato di uno sforzo congiunto USA-Israele per sabotare in modo incruento le ambizioni nucleari iraniane e definisce Stuxnet il malware probabilmente più significativo del decennio. Fa il punto della situazione anche in video. Il manuale dei dispositivi Siemens colpiti da Stuxnet è online grazie a Cryptome.

Wikileaks e Svizzera. Rudolf Elmer rivelò a Wikileaks documenti scottanti sulle attività offshore della banca dove lavorava, la Julius Baer, i cui clienti evadevano il fisco. Ora è sotto processo per violazione del segreto bancario: sanzione (sospesa) di circa 6000 franchi. Wikileaks pubblicherà prossimamente i nomi degli imprenditori e politici che hanno usato la Julius Baer per evasioni fiscali. Giusto per ricordare che Wikileaks non è nata con i recenti documenti diplomatici trafugati e non fa sconti a nessuno (BBC).

Esaurimento degli indirizzi IP. Finiranno il 2 febbraio, scrive il Messaggero sulla base di una previsione piuttosto arbitraria. Ma niente panico. L'8 giugno Google, Yahoo e Facebook faranno una giornata di collaudo dell'IPv6. Tenetevi forte.

Cellulari spia, nuove tecniche. Complessa ma originale ed elegante l'idea del baseband hacking, che sfrutta bachi nel modo in cui il firmware dei chip presenti in molti cellulari comunica con le reti GSM (Computerworld).

Fotoacustica, scienza che pare fantascienza. Vedere l'interno del corpo umano senza usare i raggi X, ma soltanto grazie a impulsi luminosi che causano un minutissimo riscaldamento: l'espansione dei tessuti che ne consegue genera un'onda d'urto captabile da appositi microfoni ed elaborabile per generare immagini (Ars Technica).

Mappa dell'intero universo di Guerre Stellari. Non serve altro, se non il link.

PDF sempre più insicuri. Julia Wolf spiega al Chaos Communication Congress come annidare dentro un documento PDF uno scanner di reti che si attiva quando viene stampato, come inserire un virus dentro un file PDF e altre simpaticissime tecniche d'intrusione basate sulle falle di questo formato, nato come idea intelligente per la compatibilità universale dei documenti e oggi malato di gigantismo (H-Online).

Antimateria nei temporali? Forse. Interessante, ma da confermare. I lampi di raggi gamma emessi dai temporali sono noti, ma il telescopio spaziale Fermi in orbita intorno alla Terra ha rilevato il tipico segnale dell'annichilazione di elettroni e positroni in relazione ai temporali. Che bisogno c'è di UFO e pseudoscienze, quando la scienza vera ci mostra che l'universo è già pieno di fascino e di cose incredibili, come i raggi di antimateria lanciati verso lo spazio dai temporali terrestri? (Discover Magazine).

Facebook sfrutta gli utenti con Sponsored Story. Se un Facebookiano clicca sul "Mi piace" di un prodotto, Facebook diffonde l'evento alle pagine dei suoi amici, presentandola come una "Storia sponsorizzata" pagata dagli inserzionisti. Non c'è modo di evitarlo. Praticamente Facebook fa diventare l'utente un testimonial pubblicitario involontario (The Inquirer).
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Android: tastiera coreana a sorpresa

Se vi si coreanizza la tastiera del droide


Un appunto veloce su una magagna che mi capita spesso e magari può essere utile ad altri utenti di cellulari Android: ogni tanto la tastiera sullo schermo diventa coreana, probabilmente perché ripongo il telefono senza disattivarne la superficie tattile e qualche contatto casuale imposta la tastiera di quel paese. Se vi capita, la soluzione è aprire una qualunque applicazione che abbia un campo di immissione, far comparire la tastiera e tenere il dito sul punto d'immissione del testo. Questo fa comparire un menu dal quale si sceglie Metodo inserimento e si sceglie la tastiera desiderata.
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Stasera si parla di pirateria audiovisiva alla TV svizzera: sharing selvaggio suscita sanzioni salate

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2012/05/16.

Questa sera sarò ospite in diretta del programma Pattichiari della radiotelevisione svizzera per parlare insieme agli esperti e ai protagonisti di un caso che rischia di costare oltre 20.000 franchi a una famiglia ticinese, un cui membro ha messo in condivisione sui circuiti peer-to-peer oltre 3500 canzoni.

Sarò online sul sito del programma a partire dalle 20 circa per rispondere alle domande degli internauti e cercherò di fare un mini-liveblogging via Twitter finché non mi viene chiesto di spegnere il cellulare. Intanto segnalo i link alle leggi e ai siti di riferimento svizzeri sul tema e i risultati sorprendenti di alcune ricerche sul fenomeno della pirateria musicale: solo il 13% degli americani è da classificare come pirata, e se lo dice la Warner Music, che non ha interesse a minimizzare il fenomeno, c'è da crederci; ricerche europee forniscono dati analoghi.

L'altro tema della puntata di stamattina del Disinformatico radiofonico (scaricabile temporaneamente qui) è stato Facebook, con le violazioni (almeno apparenti) degli account o fanpage di Sarkozy e Zuckerberg e l'introduzione delle sessioni via HTTPS che dovrebbe ridurre il rischio di furto di credenziali via Wifi.


2011/04/16


I mesi passano e il servizio di Pattichiari non è più in prima pagina sul sito della trasmissione, per cui includo qui il link alla puntata in streaming e alla miniguida sulla pirateria audiovisiva che ho scritto per l'occasione.


2012/05/16


Sul sito ufficiale del Canton Ticino c'è una guida scaricabile alle regole di scaricamento e pubblicazione, intitolata Pubblicare e scaricare da Internet - Qualche riflessione. Ho inoltre pubblicato un elenco di siti che offrono il download puro (cyberlocker).
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Pirateria audiovisiva, i link alle info ufficiali

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

Soprattutto per chi segue Rete Tre e il Disinformatico dall'estero, ma anche per molti ascoltatori vicini, può sembrare sorprendente che in Svizzera lo scaricamento puro e semplice di musica o film non sia considerato illegale: è la condivisione ad essere punita. Ma è quello che dicono a chiare lettere i siti ufficiali che si occupano di diritto d'autore.

Per esempio, Suisa.ch, alla domanda se sia consentito masterizzare un CD o DVD, risponde che "È consentito se: si masterizza un CD o DVD esclusivamente per un uso personale oppure si masterizza un CD o DVD per regalarlo ad parente o ad un amico stretto. Non è consentito se: si masterizza un CD o DVD a scopo di vendita e non dispone di un'autorizzazione ad hoc dell'azienda discografica né di una relativa licenza della SUISA oppure si masterizza un CD o DVD per regalarlo a persone che non fanno parte della cerchia dei parenti e degli amici più stretti."

Alla domanda "Il download di brani musicali da offerte P2P (circuiti di scambio) è consentito?" risponde inoltre che "l'upload, vale a dire l'offerta on line di opere protette, è permesso solo previa approvazione degli aventi diritto (gli autori, gli editori o le loro società di gestione, i produttori di supporti sonori). I partecipanti ai circuiti di scambio che non richiedono tale consenso agiscono in maniera illegale. Secondo la stragrande maggioranza delle opinioni, il download privato in Svizzera è permesso anche senza l'approvazione degli aventi diritto, anche se l'offerta stessa è illegale. In merito non vi è tuttavia ancora alcuna sentenza giudiziaria; non è pertanto possibile rispondere al quesito in maniera definitiva (in Germania ad esempio scaricare le offerte «palesemente» illegali è proibito)."

Ma Suisa chiarisce anche che nella maggior parte dei casi chi scarica sta simultaneamente offrendo file in condivisione e quindi ha un comportamento punibile. Il principio è ribadito dall'Istituto Federale della Proprietà Intellettuale: è "vietato mettere a disposizione su Internet opere protette, anche se ciò non viene fatto a scopo lucrativo o a fini commerciali. È vero che il download di opere per uso privato è consentito. Tuttavia, nel caso delle borse di scambio è perlopiù impossibile limitarsi a scaricare opere senza caricarne, al contempo, altre." Lo stesso fa Dirittodautore.ch, che chiarisce con esempi pratici cosa è permesso e cosa non lo è e offre un pratico glossario dei termini tecnici di questo settore controverso.

La legge fondamentale sul diritto d'autore in Svizzera è l'articolo 19 della legge federale sul diritto d'autore e sui diritti di protezione affini, che definisce in dettaglio quanto descritto da Suisa.

L'articolo 20, invece, definisce il principio del compenso che si paga sui supporti multimediali vergini, dai lettori MP3 al CD e DVD registrabili alle ormai desuete videocassette e audiocassette. Anche i telefonini pagano un indennizzo per i diritti d'autore, come sottolinea Suisa. Maggiori informazioni sono disponibili presso la Commissione arbitrale federale per la gestione dei diritti d'autore e dei diritti affini.
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Facebook, meglio attivare la connessione sicura

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

È facile rubare le password degli utenti di Facebook: siccome lo scambio di dati fra il popolarissimo social network e i suoi circa 500 milioni di seguaci non è cifrato, intercettarlo è un gioco da ragazzi, per esempio quando un utente adopera un accesso Wifi pubblico (un blogger è riuscito a rubare almeno una ventina di password in mezz'ora in un locale a New York). Basta usare accessori gratuiti per Firefox come Firesheep, di cui il Disinformatico s'è occupato in una puntata recente.

Per evitare questo genere di intercettazioni conviene ricorrere alla connessione cifrata, che Facebook ha iniziato a offrire da pochi giorni ai propri utenti. Lo scopo della pubblicazione del programma d'intercettazione Firesheep, fra l'altro, era proprio quello di spronare Facebook a colmare questa lacuna nella sua sicurezza.

La cifratura, basata sull'uso del protocollo sicuro HTTPS al posto del normale HTTP per tutto lo scambio di dati anziché soltanto per l'invio della password, non è ancora attiva per tutti gli utenti ma lo sarà entro poche settimane: per attivarla andate alla vostra pagina di Facebook, scegliete Account, Impostazioni account, Protezione dell'account e cliccate su Modifica. Se trovate un'opzione che parla di HTTPS, attivatela: da quel momento in poi la vostra connessione a Facebook sarà meno vulnerabile.

Il prezzo di questa maggiore sicurezza è un leggero rallentamento della connessione; inoltre alcune applicazioni Facebook realizzate da società esterne potrebbero non funzionare. Va detto, infine, che questa cifratura è attivabile al momento soltanto per le connessioni effettuate via computer: chi si collega a Facebook dal telefonino continuerà a trasmettere in chiaro e resta quindi maggiormente esposto al rischio d'intercettazione se usa accessi Internet pubblici.


Fonti: Facebook, Ars Technica.
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Pirateria audiovisiva in Rete a Pattichiari

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

Questa sera a Pattichiari (La1, 21.05) si parlerà di pirateria audiovisiva via Internet, affrontando un caso ticinese che non mancherà di suscitare discussioni e dibattiti. Io sarò ospite della trasmissione e del suo sito a partire dalle 20 circa per chattare con i visitatori. Intanto colgo l'occasione del Disinformatico per segnalare alcuni dati interessanti e poco intuitivi.

Secondo i ricercatori dell'Università Carlos III di Madrid, che hanno esaminato il comportamento degli utenti che scambiano film, telefilm, musica, fumetti e altre opere attraverso Mininova e The Pirate Bay, siti basati sul protocollo Bittorrent, il 66% del contenuto messo a disposizione per lo scaricamento viene offerto da poco più di un centinaio di grandi condivisori sparsi per il mondo. Gran parte del resto degli utenti è costituito dai faker o falsari, ossia da organizzazioni che cercano di sabotare i circuiti di scambio o di infettare gli utenti pubblicando finte copie pirata che in realtà contengono tutt'altro. Il rapporto dei ricercatori è scaricabile qui.

Perché i grandi condivisori sono così attivi? In alcuni casi c'è di mezzo il lucro (attraverso gli abbonamenti a pagamento che consentono lo scaricamento più veloce), ma molto spesso c'è una sorta di "sindrome di Robin Hood" che spinge a offrire film popolari o rari e introvabili.

Secondo una fonte decisamente al di sopra di ogni sospetto di voler minimizzare il problema della pirateria, ossia la Warner Music, arriva inoltre una ricerca che indica che solo il 13% degli americani è da classificare come pirata musicale. Oltretutto questi pirati sono descritti come grandi promotori di musica (i loro consigli sono altamente considerati e spingono altri a fare acquisti) e sono loro stessi grandi acquirenti legittimi. Dati analoghi sono stati raccolti in Europa; inoltre una ricerca universitaria statunitense sul file sharing indica che soltanto il 20% circa dei problemi dell'industria del disco è riferibile alle violazioni del diritto d'autore commesse in Rete: tutto il resto è dovuto al declino del concetto di album musicale, all'aumento delle vendite di singoli via Internet e al declino numerico dei CD venduti a prezzo pieno.


Fonti aggiuntive: TGDaily, Ars Technica.
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Facebook, rubata la password a Zuckerberg e Sarkozy?

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

Pochi giorni fa ha suscitato scalpore l'annuncio che il presidente francese Sarkozy non si sarebbe ricandidato nel 2012, perlomeno stando alla sua pagina Facebook. Sarkozy ha rimosso l'annuncio e lo ha smentito subito, spiegando che il suo profilo sul social network era stato violato.

Poi è stato il turno del boss di Facebook, Mark Zuckerberg: sulla pagina ufficiale dei fan di Zuckerberg è comparso un post che proponeva, in tono molto serio e credibile, di trasformare Facebook in un "social business". Inizialmente è stato preso per vero, ma poi è stato ammesso che c'era stata una violazione della sicurezza di Facebook.

E che violazione: non si tratta di un semplice furto di una password di un singolo utente molto famoso (o di quella di uno degli assistenti di Zuckerber autorizzati a postare a suo nome), ma di una vera e propria falla nel funzionamento dell'intero social network. Facebook ha scoperto che c'era un errore che permetteva a utenti non autorizzati di pubblicare aggiornamenti di stato nelle pagine fan pubbliche.

Questo è un bene, in un certo senso, perché significa che non c'è stata nessuna fuga di password degli account, ma significa che altri profili o pagine fan su Facebook, riguardanti altri utenti meno in vista, potrebbero essere stati infettati da messaggi fasulli contenenti link a siti-truffa o trappole di altro genere. Se siete titolari di una pagina fan, vi conviene dare un'occhiata ai messaggi che sono stati pubblicati e vedere se sono plausibili o contengono link sospetti. Già che ci siete, scegliete una password più difficile da indovinare e diversa da quella che usate per altri servizi, e attivate l'accesso con HTTPS.


Fonti: Naked Security, CNET, Sophos.com, BBC.
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Monitor triplo per Mac

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2013/02/03.

I Mac portatili, come praticamente tutti i laptop di ogni marca, hanno un connettore per un monitor esterno che permette di aumentare lo spazio di lavoro usando simultaneamente il monitor incorporato e quello esterno e visualizzando cose differenti sui due schermi. Avere più spazio rende più produttivi, perché permette di avere tutto immediatamente a portata di sguardo.

Ma perché fermarsi a due monitor, quando se ne possono combinare tre o più e aumentare ancora di più la produttività (o il divertimento)? Esistono infatti delle soluzioni che permettono di usare le porte USB come uscite video supplementari.

Il problema è che per il mondo Mac queste soluzioni sono rare e care: a chi usa Windows va molto meglio. Ma con un po' di ricerche online ne ho trovata una che funziona bene e l'ho pagata di tasca mia, senza alcun incentivo da parte del produttore: è la Diamond BVU195: una scatolina priva di alimentazione esterna che si attacca alla porta USB del computer (dalla quale viene alimentata) e al cavo video del monitor aggiuntivo. Costa 69 franchi (circa 53 euro) e se ne possono attaccare a uno stesso computer fino a sei per supportare altrettanti monitor esterni con connettore DVI, HDMI oppure VGA (tramite gli adattatori forniti nella confezione).

La scatola parla di supporto per Mac OS X (solo su processori Intel), ma il manuale e il CD allegati coprono solo Windows XP e Vista. Sul sito del produttore ci sono delle info in merito e nella scheda Support and Downloads c'è un driver da scaricare per Mac, ma secondo i consigli di Danny Sullivan su Daggle è meglio evitare tutto quanto e usare invece il driver disponibile presso Displaylink.com. È quello che ho fatto: ho usato la versione 1.5 del driver e ho avuto successo al primo colpo.

Ho lanciato il programma d'installazione del driver, ho scelto DisplayLink Software Installer con un doppio clic e ho seguito la normale procedura di installazione. Al termine dell'installazione è stato necessario un riavvio di Mac OS X. Dopo il riavvio, il monitor esterno collegato via USB è stato riconosciuto subito (è comparso il wallpaper standard di Mac OS X), ma è stato necessario andare nelle Preferenze di Sistema per decidere la disposizione degli schermi.

Staccare e riattaccare il monitor USB (per esempio a un hub USB alimentato) funziona e non causa problemi. Si nota un leggerissimo sfarfallio e ritardo di refresh quando si spostano o aggiornano le finestre sul monitor USB. Non ho provato applicazioni per la cattura di schermate (a parte la funzione Cmd-Shift-4 integrata in Mac OS X, che non funziona sul monitor USB) o per la riproduzione di video HD o VMWare e simili, ma posso dire che i video di Youtube funzionano e che per quello che serve a me (e probabilmente alla maggior parte degli utenti) un terzo monitor, ossia visualizzare testi o pagine Web o immagini piuttosto statiche da tenere come riferimento durante il lavoro, l'aggeggio della Diamond è più che sufficiente. Nelle foto e nel video qui sotto, il monitor collegato al Diamond BVU195 è quello di destra.


Il problema di avere uno spazio così ampio è che la barra menu fissa del Mac diventa molto scomoda (lo è già sui monitor grandi e per quel che mi riguarda è una delle maggiori pecche dell'interfaccia utente di OS X). A differenza di Windows e altri sistemi operativi, infatti, la barra menu delle applicazioni nel Mac è sempre fissa in alto anche se la finestra dell'applicazione alla quale si riferisce si sposta. Con le configurazioni multi-monitor può quindi capitare di avere la finestra dell'applicazione su un monitor e la barra menu dell'applicazione stessa su un altro monitor, e quando i monitor sono tre la cosa si fa pesante.

Certo, la barra menu può essere trascinata a un altro monitor nelle Preferenze di Sistema, ma rimane fissa su quel monitor e non segue l'applicazione che è di volta in volta in primo piano.

Gigaom suggerisce come rimedio Dejamenu, una utility gratuita che permette di richiamare, tramite una combinazione di tasti a scelta, un menu a cascata che corrisponde alla barra menu dell'applicazione che in quel momento è in primo piano. Il menu compare nella finestra dell'applicazione stessa, riducendo drasticamente la strada da fare con il mouse per usare i menu di un'applicazione.

Per installare Dejamenu si scarica il suo file DMG, lo si apre con un doppio clic e si trascina DejaMenu.app alla cartella Applicazioni. Prima di lanciarlo, assicuratevi di andare nelle Preferenze di Sistema, scegliere Universal Access e attivare "Enable access for assistive devices". Poi lanciate Dejamenu, scegliete la combinazione di tasti che preferite e siete pronti. L'unico neo di DejaMenu, perlomeno nelle mie prove, è che il menu non compare istantaneamente ma ha un piccolo ritardo abbastanza scomodo che ne riduce l'utilità.

Miki601, nei commenti, ha proposto MenuEverywhere (nagware). Michele ha suggerito SecondBar. Ho provato il primo e per ora mi trovo bene: quando sposto il puntatore del mouse su uno schermo, compare la barra menu in alto su quello schermo. MenuEverywhere ha anche molte altre opzioni, ma mi accontento di questa.


Aggiornamento (2013/02/03)


L'uscita di Lion e Mountain Lion ha reso inutilizzabili per parecchio tempo i driver DisplayLink citati nell'articolo, ma a fine gennaio è uscito un nuovo driver Display Link che funziona al primo colpo (perlomeno sul mio Mac).
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Tranquilli, Betelgeuse non sta per esplodere: è solo una sòla sui soli

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

La stella Betelgeuse potrebbe esplodere nel 2012 e la Terra potrebbe trovarsi “illuminata e riscaldata” da “due soli nel cielo”. Lo dice il Corriere della Sera, citando senza pudore il Daily Telegraph, che a sua volta cita un fisico australiano, Brad Carter dell'Università del Queensland. Poi il Corriere fa dietrofront e cita un professore di astrofisica dell'Università di Padova che dice che non è vero: “sapere quando accadrà è una sciocchezza”. Ma allora perché pubblicare un articolo con un incipit-esca che poi viene smentito?

La stessa storiella sensazionalista compare nell'articolo australiano di News.com.au che ha dato il via alla notizia (con l'inevitabile citazione dei due soli di Tatooine in Guerre Stellari) e che precisa, tuttavia, che l'esplosione “potrebbe anche accadere tra un milione di anni”. Idem con patate sul Huffington Post e in tanti altri siti che giocano bassamente sulla citazione del 2012 per fare notizia e attirare clic.

Per fortuna ci sono anche astronomi che scrivono direttamente come stanno i fatti, come Phil Plait su Bad Astronomy, e spiegano che sì, Betelgeuse prima o poi esploderà, ma potrebbe anche andare avanti per millenni e non c'è nulla, salvo la malizia del giornalista, che possa mettere il suo destino in relazione con il 2012. Plait chiarisce che non è impossibile che la stella esploda nel 2012 (o meglio, che la luce della sua esplosione arrivi sulla Terra nel 2012 dopo 640 anni di viaggio), ma è “semplicemente molto molto molto molto molto molto molto improbabile”.

Fra l'altro, nell'articolo originale il fisico Brad Carter non ha affatto menzionato il 2012: la menzione è in realtà un'invenzione del giornalista del Huffington Post ("The Star Wars-esque scenario could happen by 2012, Carter says... or it could take longer").

Inoltre, quand'anche Betelgeuse dovesse esplodere dopodomani o nel 2012, sarà uno scoppio innocuo per noi e non produrrà affatto un effetto in stile Guerre Stellari: sarà, secondo le stime degli astronomi, solo un puntino molto più luminoso di Venere, tanto da produrre un'ombra ma di certo non paragonabile al Sole.

Ne avevo già scritto a giugno dell'anno scorso, quando era saltata fuori questa storia con il solito codazzo di articoli catastrofisti, e lo stesso avevano fatto anche gli astronomi. Ma evidentemente quando c'è da vendere qualche copia o qualche clic in più non ci si ferma a fare neanche il minimo sindacale di ricerca.

Morale della favola: non usate i giornali generalisti per informarvi sull'astronomia. È uno spreco di tempo.
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Phobos come non l’avete mai visto

Questo è quello che sappiamo fare quando ci mettiamo d'impegno


La notizia che vorrei segnalarvi stride con quella di oggi dell'attentato suicida all'aeroporto di Mosca, ennesima riprova degli orrori di cui sono capaci gli esseri umani, ma è un contrasto importante. Mostra quanto possiamo essere bravi e grandi, se solo la piantiamo di scannarci per ragioni assolutamente idiote.

Siamo capaci di lanciare una sonda robotica, Mars Express, farle percorrere milioni di chilometri fino a raggiungere Marte e poi comandarla in modo che rivolga le sue fotocamere ad altissima risoluzione verso Phobos, una montagna larga 27 chilometri che orbita intorno a Marte, e scatti dalla distanza di centodieci chilometri immagini talmente nitide che il dettaglio più piccolo misura quattro metri.

È come stare a Milano e fotografare un pedalò che sta sul lago di Garda. E farlo mentre ci si sposta a tre chilometri al secondo, senza neanche far venire mossa la foto. Questo è quello che ci permette di fare la scienza. E queste sono le immagini di Phobos che né veggenti né contattisti ufologici possono anticipare o eguagliare:


Visto che Mars Express ha fatto vari scatti mentre passava vicino a Phobos, le immagini possono essere combinate per ottenerne una versione 3D, che potete godervi se avete gli occhialini rossi e blu.


Questo è Phobos che si staglia contro la superficie di Marte, in modo da far apprezzare quanto sia in realtà scuro e vicino al proprio pianeta questo satellite marziano.



Se volete il massimo, scaricate dall'apposito sito dell'ente spaziale europeo (ESA) la versione ad altissima risoluzione (fino a 7800 x 5200 pixel) dei primi piani di Phobos. Buona visione.

Fonti aggiuntive: APOD, Bad Astronomy.
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Le cose che non colsi - 2011/01/21

George Lucas crede (forse) al 2012 e altre in breve


L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Ai confini della realtà per dimostrare che su Internet si trova davvero qualunque cosa: cercate un video in cui giovani ragazzine giapponesi scandiscono in inglese "ho un brutto caso di diarrea" mentre fanno ginnastica? C'è. Non è un video fetish: è un corso d'inglese per giapponesi. O almeno così pare. Vi sfido a stare seri.

Esilarante anche Giulietto Chiesa, che spara l'ennesima teoria di complotto: le eurobanconote con il numero di serie che inizia per Y sono misteriosamente scomparse, ritirate alla chetichella dalla Banca Centrale Europea perché sono quelle della Grecia che sta andando in bancarotta. Poi la sua teoria viene sbugiardata impietosamente da Perle Complottiste grazie a una semplice ma rigorosa verifica dei fatti (quella che un buon giornalista dovrebbe fare prima di pubblicare), e allora il buon Giulietto che fa? Ammette di aver scritto una fesseria di dimensioni cosmiche oppure sposta i paletti e costruisce una nuova teoria di complotto? Indovinate. Chiunque voglia prendere sul serio quello che scrive Chiesa farebbe bene a riflettere su questa splendida dimostrazione di pensiero paranoico e catastrofista.

Fa il giro del mondo la notizia che George Lucas, il creatore di Star Wars, avrebbe detto a Seth Rogen che crede che la fine del mondo avverrà davvero nel 2012. L'agente di Lucas smentisce con discreta ironia. Non ci sono prove video di cosa abbia detto davvero Lucas: abbiamo solo la parola (non si sa quanto seria) di Rogen. Ma spero che Lucas ci creda davvero: almeno così non rimetterà mano alla Trilogia Classica.

Ecco come si chiama il creatore delle straordinarie recensioni (o dovrei dire autopsie fatte con motosega e bisturi di precisione) della saga di Star Wars fatte da Red Letter Media: Mike Stoklasa. Qui c'è un'intervista che spiega le ragioni del suo vetriolo.

Morie di animali: quella di oltre 200 storni nel South Dakota ha una causa ben precisa, ossia l'avvelenamento selettivo ad opera del Dipartimento per l'Agricoltura statunitense per ridurre l'infestazione di volatili le cui feci stavano contaminando un allevamento nelle vicinanze.

Finalmente un po' di debunking in televisione: Beatrice Mautino, del CICAP, mostra a Matrix (video qui, a partire da 1:00) come fanno i sedicenti sensitivi, come Rosemary Altea, a fare montagne di soldi sfruttando il dolore degli altri usando tecniche da prestigiatore per far credere alle proprie vittime di metterle in contatto con le persone care che hanno perso.

Sul fronte delle indagini paranormali del CICAP, segnalo quella sul poltergeist di Pavia, che è una bella dimostrazione del fatto che almeno un potere paranormale esiste, e ce l'ha il CICAP: non appena inizia a investigare un fenomeno paranormale, il fenomeno non si verifica più e il poltergeist si dà alla fuga.

Per quanto riguarda l'identificazione dello sfondo e di nuovi simboli nascosti nella Gioconda, Massimo Polidoro ha un po' di fatti per tenere a bada la pareidolia e le fantasie giornalistiche.

Su Query Online, invece, c'è una spiegazione molto interessante del risultato apparentemente straordinario di una doppia vincita al Superenalotto a Napoli.

Tron Legacy: c'è un cameo del tablet MeeGo di Nokia? Sempre in tema Tron, su Digital Content Producer c'è un magnifico articolo che spiega quanto fu innovativo per l'epoca e come la povertà dei mezzi (2 megabyte di RAM nel computer e 330 mega di disco rigido, modem a 1200 baud) spinse a soluzioni geniali.

Già che siamo in tema di fantascienza: dal passato riemerge questa foto con Gene Roddenberry (creatore di Star Trek) al matrimonio di James Doohan (Scotty in Star Trek). Chi è il testimone dello sposo? Nientemeno che Leslie Nielsen.

Alcune foto rubate sul set di Hill Valley di Ritorno al Futuro.

C'è Han Solo in Firefly. A modo suo, ma c'è.

È uscita la seconda puntata di Pioneer One, la serie di fantascienza finanziata interamente dalle donazioni degli appassionati come dimostrazione della fattibilità di un modello commerciale alternativo. I ritmi sono un po' da stringere e ogni tanto c'è qualche sbavatura, ma niente male, niente male.

Facebook fallirà? Un articolo su CNN propone un parallelo interessante: Quando Time Warner, una società "tradizionale", si fuse con AOL, una società della "nuova economia", fu l'inizio della fine per AOL: la fusione fu un disastro e la popolarissima AOL sostanzialmente sparì dalla scena (esiste ancora, ma è l'ombra di se stessa). Nel 2005, Murdoch comprò MySpace per 580 milioni di dollari, al picco della popolarità del social network, che adesso tutti snobbano. E se succedesse lo stesso con Facebook? Goldman Sachs sta investendo in Facebook e invitando altri investitori a fare altrettanto. Ma ha architettato le cose in modo da non perderci comunque, come fece nel 2008 con il mercato dei mutui. Fa pensare.

Film celebri ricreati con il Lego: non dico altro e vi passo subito il link ai capolavori di Alex Eylar. Anzi no, ve ne propongo uno.


Vele solari: la NASA ha confermato il successo dell'attivazione in orbita della vela solare NanoSail-D grazie anche alla collaborazione dei radioamatori di tutto il mondo. Il satellite è ricevibile sui 437.270 MHz. I dettagli sono qui.

Un sito intrigante per chi vuole conoscere il linguaggio dei segni americano usato da sordi e muti: Signingsavvy.com. Ogni parola è spiegata da un video. Tragicamente eloquente nel suo pragmatico cinismo il segno per indicare l'aborto.

Se non avete mai visto un fondamentalista americano all'opera, non perdetevi il Colbert Report in cui Bill O'Reilly dimostra l'esistenza di Dio con un'argomentazione sublime: il sole sorge e tramonta e le maree avvengono ogni giorno senza mai sbagliare o tardare, ergo non servono altre prove dell'esistenza della divinità. Non spiega come fa a sapere che la divinità che muove ogni giorno l'universo sia la sua e non Allah o Brahma o l'Unicorno Petomane, ma non perdiamoci nei dettagli. È vero, comunque, che non servono altre prove: prove dell'ignoranza ottusa dei fondamentalisti di ogni orientamento, intendo. Stephen Colbert riassume con efficienza letale la filosofia di fondo di O'Reilly e soci: “Dio deve esistere, perché io non so come funzionano le cose”. Offre anche una notevole spiegazione teologica delle maree che non svelo qui. Bonus: arriva l'astrofisico Neil deGrasse Tyson, che spiega con poche parole chiare e precise come funzionano davvero le maree: non c'è bisogno di offendere Dio relegandolo al compito banale di spingere in continuazione gli ingranaggi dell'universo.

Gatti in gravità zero: stavolta non è un effetto speciale, ma è un video d'epoca autentico.

Wikileaks e UFO: si parla da un po' dell'annuncio di materiale ufologico all'interno dei documenti riservati statunitensi acquisiti da Wikileaks, e il sito paranormalista All News Web afferma di sapere cosa dice questo materiale: "It is critical all embassy staff understand that they are not to discuss under any circumstance concerns DOD has with UFOs entering orbit, once again the seriousness of this matter cannot be overstated" (9 novembre 2005, dal Dipartimento di Stato a un diplomatico collegato all'ambasciata statunitense a Kiev, in Ucraina). Vero o falso? Per ora non si sa. Io9 fa alcune ipotesi pratiche.
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Disinformatico radiofonico di oggi (2011/1/21)

Nella puntata del Disinformatico radiofonico di stamattina, scaricabile temporaneamente qui (link diretto), mi sono occupato del decimo anniversario di Wikipedia e delle bufale pubblicate dai giornali che hanno usato maldestramente quest'enciclopedia libera. Poi ho segnalato un altro anniversario: il venticinquennale della comparsa di Brain, il primo virus per MS-DOS e soprattutto uno dei pochi firmati dai suoi autori con nome e indirizzo.

Sul fronte dei social network ho parlato di un dato impressionante: nel 2011 moriranno 1,78 milioni di utenti di Facebook. Non è una maledizione: è un'inevitabilità statistica, quando si hanno 600 milioni di utenti. O almeno così sostiene Facebook, anche se potrebbe non essere del tutto vero. Nei social network si teme molto l'effetto di una foto imbarazzante che non si può più far sparire dalla Rete, e così nasce X-Pire, un servizio che applica una data di scadenza alle immagini.

Infine ho fatto una prova pratica di Google Translate per Android: riconoscimento vocale, traduzione e sintesi vocale della traduzione. Praticamente il traduttore universale di Star Trek. I risultati sono notevoli anche se non perfetti.
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Benny Hill e Star Wars

Benny Hill incontra Darth Vader




Che c'entra Star Wars? Il culturista dello sketch è David Prowse: l'uomo dentro la tuta di Darth Vader.
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Quasi 2 milioni di utenti Facebook moriranno quest’anno!

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

Ogni minuto muoiono tre utenti di Facebook. Non è una maledizione, anche se detta così fa venire i brividi: è la constatazione emersa da un'indagine statistica della società Entrustet, che ha fatto una considerazione molto semplice. Se Facebook ha davvero 600 milioni di utenti, è inevitabile che alcuni di loro passino a miglior vita.

La società ha confrontato i dati dichiarati da Facebook con la mortalità media della popolazione statunitense indicata dal Center for Disease Control ed è giunta alla conclusione che nel 2011 circa 1,78 milioni di profili Facebook saranno inattivi a causa del decesso dei loro titolari. Lo stesso vale, naturalmente, per qualunque altro social network e per qualunque gruppo di persone: Facebook non ha nulla di speciale in questo senso.

Il dato è interessante non solo come curiosità, ma ha effetti importanti: mette in discussione il numero di utenti attivi dichiarato da Facebook, che è una delle attrattive di maggiore interesse per gli investitori. Il numero degli utenti reali dei social network potrebbe essere parecchio inferiore a quello dichiarato, appunto perché i profili di chi non è più in vita persistono e vengono conteggiati se vengono tenuti aggiornati dai familiari.

A questo si aggiunge un altro dato sorprendente: secondo Entrustet, il 150% degli americani di età compresa fra i 20 e 24 anni ha un profilo Facebook. Sì, il 150%: segno che moltissimi utenti hanno più di un profilo.

Inoltre esistono profili automatici o “bot”, creati dalle aziende per farsi pubblicità e interagire con gli utenti dando loro l'impressione di comunicare con una persona reale.

Va detto che Facebook ufficialmente considera inattivo qualunque profilo il cui utente non faccia login per trenta giorni di fila e offre un sistema che permette ai familiari di un utente defunto di custodire il profilo dell'utente stesso ma escluderlo dal conteggio degli utenti attivi, ma questo sistema è puramente su base volontaria. Anche la gestione e la segnalazione di profili multipli appartenenti alla medesima persona dipende dall'iniziativa degli utenti stessi. In ogni caso le cifre dichiarate vanno prese con un pizzico di prudenza.

Fonti aggiuntive: CNN, Allfacebook.com.
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25 anni fa il primo virus per PC

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

Festeggiamo in questi giorni (si fa per dire) il venticinquennale del primo virus per personal computer basati su MS-DOS: risale infatti al gennaio del 1986 Brain, che non può vantarsi di essere il primo virus in assoluto per gli allora esordienti personal computer (prima di lui ci fu Elk Cloner, per Apple II, nel 1982), ma è memorabile per una particolarità pressoché unica.

Brain fu infatti un virus sostanzialmente innocuo (rallentava soltanto un po' il computer e occupava qualche kilobyte di memoria), ma soprattutto fu un virus firmato. Si sapeva infatti chi l'aveva scritto: i fratelli Basit e Amjad Farooq Alvi, che abitavano vicino a Lahore, in Pakistan. Lo avevano creato come sistema anticopia per difendere il proprio software medico di monitoraggio delle funzioni cardiache opppure, secondo alcuni storici, come primissima forma di marketing virale: un PC infettato, infatti, visualizzava il nome della ditta sullo schermo.

Brain conteneva il nome, l'indirizzo e il numero di telefono della ditta dei fratelli, la Brain Computer Services, e un invito a contattarli per la "vaccinazione". Il virus si diffondeva copiandosi automaticamente su ogni dischetto inserito in un PC infetto e sfuggì al controllo dei suoi autori, che rimasero stupiti nel ricevere telefonate di protesta da tutto il mondo da parte di utenti inferociti che reclamavano l'intervento dei fratelli Alvi per disinfestare il loro computer.

Alla fine le loro linee telefoniche furono staccate e Brain, dopo essere stato modificato da mani ignote, girò per il mondo per anni, finché l'MS-DOS fu soppiantato da Windows e altri sistemi operativi immuni a questo specifico virus. Oggi i fratelli Alvi sono ancora attivi in Pakistan: sono fornitori di accesso a Internet.

Fonti: DF-Secure, Securityfocus, Brain.net.pk.
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Dieci anni di Wikipedia

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

Fondata nel 2001 da Jimmy Wales e Larry Sanger, Wikipedia è ormai un punto di riferimento di Internet e non solo e viene spesso usata maldestramente, con risultati a volte esilaranti e a volte imbarazzanti. In occasione del suo decimo compleanno è stata pubblicata una lista delle dieci più grandi bufale perpetrate attraverso l'enciclopedia libera e riprese dai mezzi di comunicazione.

I sostenitori appassionati di Wikipedia sottolineano che nessuna enciclopedia è esente da errori: l'enciclopedia offre anche una pagina dedicata agli errori nell'Encyclopaedia Britannica e non si prende troppo sul serio in materia, tanto da pubblicare un proprio elenco di bufale Wikipediane.

Intendiamoci: Wikipedia è utilissima se la si usa correttamente, altrimenti è inaffidabile tanto quanto qualunque altra pagina di Internet. Molti però commettono l'errore di leggere una voce di Wikipedia e fidarsene automaticamente e ciecamente, ma questo è un approccio che bisognerebbe evitare con qualunque fonte d'informazione.

È più prudente e corretto presumere che la voce sia valida ma dubitarne se si nota qualunque elemento che a buon senso appare sospetto. Si può guardare la cronologia per sapere se sono state apportate modifiche da parte di vandali; anche la scheda di discussione è utile per scoprire se qualcuno ha sollevato obiezioni in merito a qualche dato. È importante esaminare anche le fonti citate dalla voce di Wikipedia. Se trovate errori, spendete qualche minuto a correggerli: è così, grazie al lavoro paziente di tanti utenti, che Wikipedia è cresciuta ed è diventata quello che è oggi. Non è un sistema perfetto, ma ha permesso di creare comunque una risorsa insostituibile.
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X-Pire, immagini con data di scadenza

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La società tedesca X-Pire! è riuscita a far parlare molto di sé (per esempio su BBC, Slashdot, Yahoo, La Stampa) promettendo una funzione molto desiderata: una data di scadenza per le nostre fotografie in Rete. Chi spera in un rimedio infallibile agli imbarazzi del passato, però, farà bene a non essere troppo ottimista.

X-Pire propone infatti un plug-in (solo per Firefox) che permette di cifrare le immagini prima di pubblicarle su Internet, associandole a una data. Fino a quella data, chiunque abbia installato lo stesso plug-in potrà vederle automaticamente. Gli utenti normali, invece, vedranno solo riquadri neri con un invito a scaricare X-Pire, come quello mostrato qui sopra.

Passata la data di scadenza, le immagini non saranno più decodificate per nessuno. Il plug-in non costa nulla, ma si paga la codifica delle immagini (da 7 euro per tre mesi a 24 euro per un anno), che è permanente: le immagini restano codificate anche se si cessa di pagare l'abbonamento. La visualizzazione è invece completamente gratuita.

L'idea è originale e interessante, ma non va interpretata come una garanzia assoluta: gli stessi realizzatori di X-Pire sottolineano che il servizio non può impedire la copia intenzionale di immagini durante il periodo in cui sono visibili e non blocca le catture delle schermate (men che meno le fotografie ai monitor che mostrano un'immagine protetta). Restano quindi necessarie le normali cautele di difesa della privacy.
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Il traduttore universale portatile di Google

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Google Translate è un dei tanti servizi di traduzione automatica presenti su Internet, ma Google ne ha annunciato una versione per tutti i dispositivi (tablet e telefonini) che usino la versione 2.1 o successiva di Android come sistema operativo. È scaricabile visitando l'Android Market oppure puntando il lettore di codici del dispositivo Android sull'immagine qui accanto.

Avere un traduttore portatile tascabile integrato nel telefonino è molto comodo, ma Google Translate per Android offre di più del solito sistema in cui si scrive una frase e si chiede a Google di tradurla nella lingua desiderata. Translate ha infatti un'intrigantissima opzione Conversation mode che riconosce la voce di chi parla, traduce la frase pronunciata e poi genera una voce sintetica (solo femminile) che legge la traduzione. Questa modalità supporta 15 delle 53 lingue gestite da Translate.

I risultati sono notevoli, anche se non perfetti: è importante che non ci sia rumore di fondo, che le parole siano ben scandite e che non ci siano giochi di parole o altre ambiguità. Non è necessario alcun periodo di addestramento per fargli riconoscere lo stile di pronuncia di una persona specifica. Il servizio funziona, in sostanza, per la comunicazione elementare: chiedere un paio di scarpe taglia 42, farsi dire gli ingredienti di un piatto al ristorante, e così via.

Google Translate sorprende particolarmente quando azzecca frasi apparentemente difficili o insolite. Lo fa ricorrendo a un trucchetto: cerca negli smisurati archivi di Google una frase corrispondente a quella pronunciata e poi ne cerca una traduzione nella lingua di destinazione desiderata. Per questo, frasi comuni o espressioni celebri tratte dalla letteratura vengono riconosciute e tradotte con precisione inquietante.

Per contro, l'analisi, l'elaborazione e la traduzione del parlato vengono effettuate trasmettendo l'audio dal dispositivo Android via Internet ai computer di Google, che poi ritrasmettono sempre via Internet il risultato corrispondente. Di conseguenza ogni utilizzo del sistema comporta una trasmissione di dati che, se effettuata su una rete cellulare, può risultare costosa. Se poi, come avviene spesso, si ha bisogno di Translate mentre ci si trova all'estero (e quindi in roaming cellulare), il servizio può comportare costosissime tariffe di roaming dati. A volte anche una spesa considerevole è giustificabile se permette di risolvere una situazione difficile, ma è opportuno cercare di usare Translate quando si è connessi a una rete Wi-Fi se possibile.
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Le scie degli aerei viste dallo spazio

Credete alle “scie chimiche”? Allora preparatevi a un coccolone


Domenica scorsa (16 gennaio 2011) l'astronauta italiano Paolo Nespoli ha scattato questa fantastica foto proprio mentre era sopra il Maniero Digitale:

Lake area, northern Italy
Credit: ESA/NASA

Chicca nella chicca, nella foto si vede una scia di condensazione di un aereo, di quelle che terrorizzano chi crede alle tesi delle “scie chimiche” venefiche:


Si sapeva che le scie degli aerei sono visibili dallo spazio grazie alle immagini dei satelliti meteorologici, ma non capita spesso che vengano immortalate nelle foto scattate dagli astronauti.

Nespoli ha poi voluto proprio strafare con queste due foto, scattate il 15 gennaio scorso:

Aircraft contrails 1
Credit: ESA/NASA

Aircraft contrails 2
Credit: ESA/NASA


Non è indicata la zona del pianeta inquadrata nelle immagini, ma va notato che Nespoli descrive le foto senza la minima preoccupazione e anzi segnala le scie come un fatto positivo: “Scie di condensazione degli aerei - prove della presenza di vita sul pianeta Terra!”. Dunque gli sciachimisti dovranno spiegare come mai anche un nostro astronauta vede le scie, oltretutto in grande quantità e da una posizione privilegiata, eppure non parla e non sposa le loro tesi. Farà parte anche lui del colossale complotto mondiale?
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Compleanni e San Valentino “spaziali”

Auguri, Buzz! Rendezvous con la cometa


Segnalo brevemente che oggi è l'ottantunesimo compleanno dell'astronauta Buzz Aldrin e che c'è una chicca per il prossimo San Valentino: la sonda Stardust della NASA, lanciata a febbraio del 1999 e già protagonista del primo tentativo riuscito di portare a Terra un campione di materiale cometario nel 2006, incontrerà la cometa Tempel 1 il prossimo 14 febbraio, a 336 milioni di chilometri dalla Terra, tentando di fotografare il cratere prodotto nella cometa da un'altra sonda, Deep Impact, nel luglio del 2005.

I più fortunati e previdenti potranno dire ai propri cari di aver portato il loro nome nello spazio, visto che a bordo di Stardust c'è un chip che contiene un milione di nomi di persone che si iscrissero gratuitamente all'iniziativa della NASA nel 1998. Se date un'occhiata qui, troverete un nome che vi suonerà familiare.

Potete seguire il conto alla rovescia per l'incontro con la cometa sull'apposito sito dedicato della NASA.
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Il sole sorge con due giorni d’anticipo in Groenlandia: si è spostato l’asse terrestre?

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente su Wired.it, dove non è più disponibile, per cui lo ripubblico qui.

Nella cittadina groenlandese di Ilulissat gli abitanti festeggiano ogni anno il ritorno del sole il 13 gennaio dopo una notte artica ininterrotta lunga un mese e mezzo. Ma quest'anno il sole ha fatto capolino sull'orizzonte con ben due giorni d'anticipo, scatenando nei media di tutto il mondo le congetture più disparate e il solito panico preapocalittico.

L'aspetto interessante di questo caso è che stavolta il coro dei menagramo che interpretano ogni avvenimento come un sintomo dell'imminente fine del mondo è accompagnato da spiegazioni scientifiche che vengono attribuite ad esperti ma che non stanno in piedi, perché poggiano su basi costruite in fretta e furia e con pochi dati a disposizione.

Si può scartare serenamente l'ipotesi catastrofista di uno spostamento dell'asse terrestre, proposta per esempio nel forum di David Icke (l'ex cronista sportivo della BBC che oggi sostiene che i governanti del mondo sono alieni rettiliani camuffati in stile Visitors). Uno spostamento tale da anticipare di due giorni il sorgere del sole alle latitudini artiche sarebbe stato rilevato immediatamente da tutti gli astronomi e astrofili del mondo, perché avrebbe fatto sorgere e calare in anticipo anche tutte le stelle in tutto il pianeta. Invece il mio piccolo telescopio amatoriale, dotato di puntamento automatico basato sul GPS, continua a trovare gli astri esattamente come prima.

Inoltre un anticipo dovuto a uno spostamento dell'asse della Terra avrebbe avuto effetto sul sorgere del sole ovunque nel mondo anziché soltanto in una remota cittadina groenlandese. La notizia, insomma, non conferma affatto le fosche profezie attribuite (falsamente) ai Maya, che annunciano catastrofi per la fine del 2012 e citano disastrose alterazioni della rotazione del nostro pianeta.

Però vanno prese con un pizzico di dubbiosa cautela anche le spiegazioni scientifiche pubblicate dai giornali e attribuite a vari esperti. Varie fonti citano Thomas Posch, dell'Istituto di Astronomia dell'Università di Vienna, che avrebbe spiegato l'alba anticipata dicendo che la causa è un cambiamento dell'orizzonte locale, abbassatosi per via dello scioglimento dei ghiacci. La Stampa, fidandosi di Posch, ha sposato questa spiegazione. Ma Posch ha probabilmente fatto questa congettura senza informarsi prima sulla geografia locale e senza fare due conti, incalzato dai giornalisti.

Infatti un esame delle mappe locali mostra che gli unici ghiacci che possono modificare l'orizzonte di Ilulissat sono quelli del grande ghiacciaio che occupa il fiordo di Jakobshavn, situato a sud della cittadina, e una ricerca nelle pagine del Web dedicate al turismo in Groenlandia rivela che il punto di riferimento e di raduno rituale degli abitanti di Ilulissat per assistere al sorgere del sole il 13 gennaio è Holms Bakke, una collina nota anche come Seqinniarfik, a 113 metri sul livello del mare. Da lì l'orizzonte è costituito dalle montagne che stanno oltre il fiordo, come si può vedere in queste immagini scattate il 13 gennaio del 2008 dalla collina in questione o da queste scattate il 13 gennaio di quest'anno. Quindi lo scioglimento dei ghiacci non c'entra nulla, anche se questa è la spiegazione che ha fatto maggiormente presa nei media anche specialistici, probabilmente perché evoca (a sproposito) lo spauracchio degli sconvolgimenti climatici, che fa sempre notizia.

Un'altra spiegazione proposta è che i cristalli di ghiaccio sospesi nell'atmosfera possano aver riflesso l'immagine del sole, secondo il fenomeno noto come parelio o quello denominato alone: gli abitanti avrebbero scambiato questo riflesso per il sole vero e proprio. Ma il parelio genera immagini fantasma che stanno ai lati del sole, non sopra, e che quindi non sarebbero state visibili con il sole sotto l'orizzonte, mentre l'alone crea un anello molto sfumato intorno al sole, ben diverso da un disco solare.

C'è infatti un altro aspetto che contrasta con le tesi del parelio e dell'alone: la fonte originale della notizia. Molti blog e giornali hanno citato come fonte il Daily Mail, ma il Mail sembra averla pescata dal sito dell'emittente austriaca ORF: questo spiega il ricorso insolito a un astronomo austriaco da parte del giornale britannico. Ma la ORF a sua volta ha preso la notizia dall'emittente groenlandese KNR, che pubblica una fotografia dell'alba prematura, mostrata in piccolo qui accanto. L'immagine, se si riferisce (come sembra) effettivamente all'alba dell'11 gennaio, mostra una porzione di un disco solare brillante, non un vago riflesso.

La KNR ha poi approfondito la notiziola iniziale, segnalando l'interesse dei media internazionali, ma non ha fatto ipotesi dettagliate sulle cause dell'evento, limitandosi a scrivere che “la risposta è probabilmente nell'aria artica secca nella Groenlandia settentrionale”.

In effetti la rifrazione atmosferica è una delle spiegazioni meno traballanti: è noto che le variazioni di densità dell'atmosfera distorcono il percorso dei raggi luminosi, specialmente all'orizzonte (dove la luce attraversa l'atmosfera più obliquamente), per cui può capitare che il sole sia visibile parzialmente anche se dal punto di vista astronomico è sotto l'orizzonte, come avviene per i miraggi delle navi in mare. C'è inoltre un precedente storico molto calzante: si chiama effetto Novaja Zemlja.

Nel lontano 1597, Gerritt de Veer, un membro di una spedizione polare guidata da Willem Barents, si trovava nell'arcipelago artico della Novaja Zemlja quando osservò che il sole era sbucato all'orizzonte il 25 gennaio, nonostante i calcoli astronomici lo dessero invece sotto l'orizzonte. Non solo: il fenomeno si ripeté per due settimane di fila. Inizialmente il suo resoconto non fu creduto, ma oggi abbiamo ampia documentazione fotografica di questi anticipi. Le immagini dell'effetto Novaja Zemlja sono molto simili a quella mostrata dalla KNR per l'evento dell'11 gennaio scorso.

Secondo Accuweather, una delle possibili cause di queste variazioni di densità è una concentrazione atipica di metano nell'atmosfera, a sua volta legata allo scioglimento del permafrost in Russia.

Qualunque sia la spiegazione, va sottolineato un fatto: lo spuntare del sole a Ilulissat è assai meno regolare e puntuale di quello che potrebbe sembrare dalle notizie che circolano in questi giorni per il mondo. La tradizione fissa la data del 13 gennaio, ma il sito groenlandese Sermitsiaq segnala che il 13 gennaio di quest'anno il sole è spuntato con mezz'ora di ritardo, quando gran parte della gente radunatasi a Holms Bakke per l'occasione se n'era andata a casa, e che il giorno precedente non si è fatto vedere del tutto.

Quello che conta è sapere che l'evento groenlandese non è un oscuro presagio di cataclisma ma è una splendida occasione per conoscere meglio i fenomeni reali e affascinanti del mondo che ci circonda, e per ricordare che anche gli esperti più bravi, se messi sotto pressione senza dare loro il tempo e il modo di acquisire dati sufficienti, possono formulare spiegazioni sbagliate.
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Sole sorge con due giorni d’anticipo in Groenlandia

Tranquilli: neanche stavolta la fine del mondo è in arrivo. Mi sto rassegnando al fatto che da qui alla fine di dicembre 2012 ci sarà un fiume di articoli catastrofisti costruiti sul nulla. Stavolta, però, c'è una differenza interessante. Ho l'impressione che abbiano toppato anche gli esperti citati dai giornali.

Mi riferisco alla storia della notte artica che in Groenlandia s'è conclusa con due giorni d'anticipo, mandando a catafascio (almeno in apparenza) le previsioni degli astronomi e spingendo i soliti menagramo a dire che si tratta di una conferma dello spostamento dell'asse terrestre, esattamente come previsto dai seguaci delle (finte) profezie Maya. Ho fatto un'indagine per Wired (ripubblicata qui) ed è venuta fuori una storia molto interessante che arriva fino alla fine del Cinquecento. A volte anche le baggianate cataclismiche possono essere uno spunto per scoprire un fenomeno intrigante e reale.
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Finalmente un 3D senza occhiali e senza attenuazione

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2011/02/22

Uno dei difetti del cinema e della televisione in 3D è che gli occhialini sono scomodi e soprattutto riducono fortemente la luminosità. È come andare al cinema con gli occhiali da sole. Un ricercatore, Jonathan Post, ha trovato una soluzione semplice e originale: gli schermi 3D funzionano mostrando alternativamente l'immagine per l'occhio sinistro e quella per l'occhio destro e gli occhialini fanno in modo che ciascun occhio veda soltanto l'immagine che gli spetta, bloccando l'altra tramite polarizzazione oppure tramite una tendina attivata elettronicamente. Ma l'occhio umano dispone di un sistema naturale ed ecologico per bloccare un'immagine: la palpebra.

Utilizzando dei piccoli stimolatori e un dispositivo esterno di sincronizzazione (presumibilmente basato su compensatori di Heisenberg), nel video che potete vedere qui sotto lo sperimentatore sincronizza lo sbattimento naturale delle palpebre con le immagini alternate mostrate da uno schermo 3D. Straordinario.



2011/01/18


Dato che purtroppo molti non hanno capito che si tratta di umorismo (fatto indicato sia da un attimo di ragionamento, sia dall'etichetta humor qui sotto) e che il video è una burla, lo ribadisco esplicitamente: il video è una presa in giro realizzata con gli effetti speciali e il sistema 3D descritto non esiste. Il fatto che io scriva qualcosa in un articolo non significa che dobbiate spegnere le meningi e accettarlo senza spirito critico. A volte faccio anch'io degli scherzi (lasciando sempre indizi per chi è attento) e comunque non dovreste mai fidarvi di un ipse dixit.


2011/02/22


Un lettore, lobotomia, segnala la pubblicazione del video con la spiegazione dell'effetto.
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Disinformatico radio di ieri (2011/01/14)

Nella puntata del Disinformatico radiofonico di ieri, scaricabile temporaneamente qui, ho parlato della violazione del sistema anticopia del neonato Mac App Store, del risarcimento di 34 milioni di euro pagato dalle case discografiche per violazione del copyright, del Morbo di Morgellons, delle tecniche per trovare webcam inavvertitamente pubblicate in Rete e del cavallo di Troia contenuto in una presentazione PowerPoint sul Kamasutra. I link portano agli articoli che ho scritto a supporto della trasmissione.
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Peli sintetici che spuntano dalla pelle: cos’è il Morbo di Morgellons?

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

Ieri sera un programma di una rete nazionale italiana, il cui nome lascerò nel... mistero, ha suscitato la preoccupata curiosità di molti ascoltatori del Disinformatico parlando del cosiddetto “morbo di Morgellons": una malattia che farebbe affiorare da sotto la pelle dei filamenti polimerici e sarebbe causata da irrorazioni effettuate dagli aerei tramite le scie che rilasciano in volo.

La tesi è di sicuro impatto visivo e abbastanza impressionante, ma non sta in piedi per alcune ragioni piuttosto semplici. Se davvero le scie degli aerei causassero queste eruzioni d'irsutismo plastificato, ne sarebbero affette tante persone. Invece i casi sono una manciata.

Inoltre un'operazione criminale del genere richiederebbe le massime complicità governative, che sarebbero perfettamente in grado di bloccare una trasmissione che la smascherasse. Per capirci: Wikileaks pubblica un po' di gossip sui leader del mondo e Julian Assange finisce braccato dall'Interpol e agli arresti, minacciato di estradizione, mentre chi presenta in TV addirittura le prove di un avvelenamento di portata internazionale rimane libero di parlarne in prime time. Non ha molto senso.

Comunque sia, c'è un test molto semplice per capire se la povera ragazza affetta dal presunto “morbo di Morgellons” mostrata nel servizio televisivo lo è davvero o se si tratta di una simulazione o di banalissimi pelucchi provenienti dai vestiti: ingessarle una zona del corpo dove si presentano i pelucchi, in modo che la pelle della zona non sia raggiungibile dall'esterno, e aspettare un mesetto. Se i pelucchi ci sono quando si apre il gesso, provengono davvero dal corpo; se non ci sono, il “morbo“ non c'è più.

L'idea non è nuova: la sua sperimentazione da parte di un medico fu segnalata da Popular Mechanics cinque anni fa (prima parte; seconda parte). In quel caso il paziente risultò miracolosamente “guarito”.

Ma da dove viene questa storia? Il cosiddetto “Morbo di Morgellons” è una malattia teorizzata da una biologa, Mary Leitao, nel 2002; ad oggi non esiste alcuna prova tangibile che ne dimostri l'esistenza. I medici che hanno studiato il fenomeno affermano che non c'è alcuna differenza tra il Morbo di Morgellons e la parassitosi illusoria, una grave forma di psicosi. Diversi studi affermano che le persone che sostengono di essere affette dal Morbo di Morgellons riescono ad essere curate con le terapie utilizzate nella cura della parassitosi illusoria.

A quanto risulta fin qui, quindi, sembra il Morbo di Morgellons non sia altro che un nuovo nome assegnato a una patologia già ben nota alla medicina. Di questo aspetto si sta occupando il CDC (Center for Disease Control) statunitense, con uno studio epidemiologico volto a stabilire se il Morbo di Morgellons esiste realmente.

Inoltre Mary Leitao e la sua fondazione (Morgellons Research Foundation) non fanno alcun riferimento alle “scie chimiche” rilasciate dagli aerei; anzi, dichiarano che praticamente nulla si sa né sulle cause del presunto morbo, né sulla sua infettività, né tanto meno sulle sue cure.

Per chi volesse approfondire con un po' di letteratura degli esperti di settore, ci sono alcune pubblicazioni fondamentali:

Mysterious ‘Morgellons disease’ prompts US investigation di Emma Marris in Nature Medicine 12, 982 (2006).

Morgellons disease: a rapport-enhancing term for delusions of parasitosis di Jenny Murase, Jashin J Wu, John Koo in J. Am. Acad. Dermatol.; 2006; 55; 913.

What is Morgellons Disease? Is it a physical or psychological condition? di Coco Ballantyne in Scientific American, 13 maggio 2009.

Morgellons: Fact or Fiction? di Danielle Schoffman e Lauren Smith, Stanford University (con vasta bibliografia).