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Foto osé di Liz Taylor, bufala nella bufala

Questo articolo era stato pubblicato in origine su Wired.it, ma ora non è più disponibile, per cui lo ripubblico qui.

Il 23 marzo è morta Liz Taylor, una delle ultime vere star di Hollywood. Una settimana dopo, il Daily Mail inglese ha annunciato che era stata resa pubblica una sua foto di nudo, l'unica conosciuta, scattata dall'amico Roddy McDowall quando la Taylor era ventiquattrenne, come “dono di fidanzamento da Miss Taylor al produttore Michael Todd”. L'immagine, ritenuta perduta, sarebbe stata acquistata da un collezionista, Jim Shaudis, che alla morte dell'attrice avrebbe deciso di pubblicarla.

Notizia ghiottissima, con tutti gli ingredienti di sesso e celebrità che l'hanno resa irresistibile per il giornalismo che non si pone questioni di rispetto per i morti: è stata ripresa subito da ANSA, AGI e da moltissime testate (Gazzetta del Mezzogiorno, Messaggero, Corriere della SeraRepubblica e tante altre anche all'estero), senza che nessuno facesse caso alla data di pubblicazione della notizia sul Daily Mail.

Il giornale inglese, infatti, aveva pubblicato foto e articolo il primo d'aprile, come si può notare dalla data dei primi commenti dei lettori. Già questo avrebbe dovuto mettere sul chi vive i giornalisti, e una semplice ricerca in Google avrebbe indicato che il nome di Jim Shaudis non era mai stato citato da nessuna fonte online prima del primo d'aprile, ma la fettasalamite ha colpito implacabile.

La foto di Liz Taylor è stata prontamente sbufalata non dai giornalisti, ma dagli internauti, che hanno dimostrato di essere molto più bravi di chi è pagato per raccogliere e verificare le notizie. La presunta immagine inedita della Taylor, infatti, non appartiene affatto all'attrice, ma alla ballerina Lee Evans, immortalata nel 1940 dal celebre fotografo Peter Gowland, e non è affatto inedita: è stata pubblicata nel 2001 nel libro Classic Nude Photography: Techniques and Images. Il libro è parzialmente consultabile in Google Books, e la foto in questione è a pagina 39, scovata dai segugi di Fark.com, e sul sito di Gowland. L'equivoco era già noto da un decennio agli appassionati del settore dei falsi nudi di celebrità, tanto da essere uno dei classici test del Fake Detective (sito da aprire con cautela, essendo ovviamente pieno di grazie femminili senza veli).

Già così, insomma, la figuraccia giornalistica di abboccare a un pesce d'aprile sarebbe divertente per i lettori e imbarazzante per chi pubblica i giornali. Ma non è finita. Quando finalmente ha cominciato a diffondersi la smentita (lode a Vanity Fair e al Secolo XIX, per esempio), molti siti di notizie online non solo non hanno pubblicato alcuna rettifica in calce agli articoli originali, cosa di per sé scorretta e ingannevole che perpetua la bufala, ma hanno sbagliato anche la smentita.

Forse per giustificare lo scivolone, hanno dichiarato infatti che la foto è un falso sul quale “qualcuno ha pensato bene di usare Photoshop per appiccicarle sopra la faccia di Elizabeth Taylor” (Zapster, BlitzQuotidiano). L'accusa di fotomontaggio del viso è stata ripresa anche da Leggo, TGCom, CheDonna e molti altri.

Ma anche la notizia del fotomontaggio è fasulla: infatti il confronto fra l'originale di Gowland e l'immagine pubblicata dal Daily Mail conferma che il viso è quello di Lee Evans, non quello di Liz Taylor.

Una bella dimostrazione, insomma, non tanto di quanto sia superficiale certo giornalismo, ma di quanto sia diventato facile, grazie a Internet, sbugiardare chi non fa bene il proprio lavoro.
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