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SIAE: pagare per mostrare le pubblicità dei film

C'è la cretinaggine. C'è la demenza. C'è l'idiozia. Poi c'è la SIAE: 1800 euro per pubblicare nei siti gli spot dei film


L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Forse alla SIAE c'è qualcuno che pensa che i siti Internet siano pieni di soldi e facciano profitti da capogiro. Forse alla SIAE c'è qualcuno che non ha ancora capito che la stragrande maggioranza dei siti della Rete si regge sul volontariato e sulle notti insonni degli appassionati, che attraverso i propri sforzi fanno conoscere al pubblico i film.

Forse alla SIAE c'è qualcuno che non ha ancora capito che chiedere 1800 euro a chi pubblica su Internet gli spot che promuovono i film è un'imbecillità assoluta. La legge lo consente, a quanto pare, ed è quello che sta succedendo adesso. Ma è una legge idiota che, come tutte le leggi idiote, il buon senso dovrebbe sopprimere anziché applicare. E se non basta il buon senso, almeno s'invochi la decenza umana, per evitare di multare i bambini di Chernobyl perché cantano una canzone.

Molti siti italiani si sono visti recapitare dalla SIAE una richiesta di pagamento di 1800 euro l'anno per avere la licenza di pubblicare i trailer cinematografici. La motivazione, secondo la spiegazione della SIAE, è che i trailer contengono musica e “se una musica viene utilizzata l'autore di quella musica ha diritto ad un compenso”. Perché, si sa, gli autori delle musiche dei film non vengono già pagati da chi produce il film.

Fra l'altro, la SIAE dice che “I produttori dell’ANICA, che sono i proprietari dei trailer, pagano alla SIAE i compensi per l’uso della musica”. Quindi gli autori delle musiche già ricevono compensi attraverso la SIAE. Almeno in teoria, visti i bilanci della Società (2007) e l'allarme degli stessi autori che temono “il rischio che i diritti già raccolti dall’ente, anziché essere redistribuiti tra i soci, vengano utilizzati per coprire i costi e le perdite di gestione” (Rockol 2010; grazie a Luigi per le info).

Milleottocento euro per poter ospitare i trailer – che sono uno spot pubblicitario per un prodotto commerciale – sono una cifra insostenibile non solo per qualunque blogger appassionato di cinema che voglia promuovere un film semplicemente perché gli è piaciuto, ma anche per molti siti professionali o semiprofessionali. Per cui siti come Fantascienza.com, Frenckcinema e Leganerd.com hanno rimosso tutti i trailer e li hanno sostituiti con diciture come questa (tratta da Fantascienza.com):

“i trailer cinematografici e assimilati come le clip promozionali... che venivano forniti dalle agenzie di stampa come materiale di libera pubblicazione, tale non erano secondo la SIAE. Che ora esige il pagamento di costose licenze per la pubblicazione di questi video. Siamo convinti che pagare 1800 euro all'anno per avere il privilegio di fare pubblicità gratuita ai clienti della SIAE non abbia nessuna logica né nessuna possibile utilità.”

Volendo essere complottisti, ha tutta l'aria di una mossa pensata appositamente per consentire solo a chi il portafogli bello gonfio di continuare a pubblicare trailer. In altre parole, quei 1800 euro di balzello SIAE servono a centralizzare il controllo della distribuzione dei trailer. Sarebbe un bell'esempio di come il legislatore troglodita non ha ancora capito che esiste Internet, che il mondo è cambiato e che le oligarchie dei danarosi sono castelli di fango sui quali sta piovendo. Adattarsi o perire. Ma non sono un complottista.

Non posso che fare i complimenti alle case cinematografiche per questo strepitoso autogol, ispirato da quest'idea geniale partorita con AGIS, secondo Punto Informatico. Ora centinaia di siti che promuovevano i vostri prodotti non lo potranno più fare. Datevi una pacca sulla spalla. Preferibilmente con un coltello in mano.

La SIAE ha dichiarato che “I compensi sono parametrati sui siti commerciali, che vendono pubblicità e fanno business sui contenuti. Ed è a queste imprese che la SIAE si è rivolta per chiedere il rispetto del diritto d’autore”. Sarà. Ma chi decide cosa s'intende per “sito commerciale”? Se un blogger ospita qualche Adsense o se il provider che gli ospita il blog inserisce un banner pubblicitario, diventa un “sito commerciale” che “fa business sui contenuti”?

A quanto pare è solo la musica ad attirare l'attenzione pecuniaria della SIAE: “L'unico diritto da pagare è quello per le colonne sonore”, scrive infatti la Società Italiana degli Autori ed Editori. Se è così, si potrebbero pubblicare i trailer muti, come suggerisce Cinematech.it. Magari con una bella scritta in sovrimpressione che faccia capire al lettore chi è il vampiro rimbambito della situazione: “Non siete sordi. Questo trailer pubblicitario è muto perché la SIAE ci chiede 1800 euro l'anno per farne sentire la colonna sonora. Prendetevela con la SIAE.”

Ma sarebbe un compromesso all'italiana, valido solo come goliardata temporanea. È molto più dignitosa ed efficace la serrata fatta dai siti: obbliga i produttori a scontare le conseguenze delle loro pretese medievali.

Fonti aggiuntive: Ilpost, Corriere.it.
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Disinformatico radio, podcast del 2011/10/28

Pronto il podcast del Disinformatico


È disponibile temporaneamente sul sito della Rete Tre della RSI il podcast della scorsa puntata del Disinformatico radiofonico. Ecco i temi e i rispettivi articoli di supporto:

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Ci vediamo a Perugia il 31?

Lunedì sarò a Perugia per parlare di UFO: trucchi, inganni e speranze


Fonte: Neatoshop.
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Siamo davvero soli nell'Universo o semplicemente siamo male accompagnati? La sera del 31 ottobre (lunedì) alle 21:30 sarò a Perugia, alla sala del POST (Perugia Officina per la Scienza e la Tecnologia), in via del Melo 34, per provare a rispondere con dati scientifici ed esempi pratici a questa domanda e ai vari misteri veri e presunti della vita extraterrestre.

Nello stesso luogo il 12 novembre ci sarà Corrado Lamberti, astrofisico e divulgatore scientifico, già direttore della rivista L'Astronomia e le Stelle insieme con Margherita Hack; il 26 novembre ci sarà l'astronomo e divulgatore scientifico Bruno Moretti Turri, per parlare del progetto SETI di ricerca di vita intelligente extraterrestre, e il 3 dicembre parlerà di pianeti extrasolari Daniele Gasparri, laureando in astronomia all’università di Bologna, divulgatore scientifico, autore di quattro libri a tema astronomico e Presidente dell’Associazione Astrofili Paolo Maffei Perugia.

L'ingresso alla conferenza è gratuito (l'apericena è a parte); è gradita richiesta la prenotazione. Per tutti i dettagli, contattate gli organizzatori: www.astrofilimaffei.it oppure info@astrofilimaffei.it. Il numero diretto da chiamare per la prenotazione è 075 5736501.

La serata verrà trasmessa in streaming in diretta su Ustream qui.
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Falla Flash che accende webcam di nascosto: risolta

Che ci faccio col clickjacking? Accendo le webcam altrui e spio


Il clickjacking è una tecnica che consente di intercettare una cliccata di un utente e dirottarla altrove. Viene usata spesso su Facebook per esempio per far rispondere inavvertitamente gli utenti a un sondaggio sul quale gli organizzatori del clickjacking percepiscono una commissione per ogni sondaggio compilato. L'utente crede di cliccare su un pulsante per vedere un video, partecipare a un giochino o fare qualcos'altro di allettante, ma il suo clic in realtà viene usato per selezionare le risposte del sondaggio, che si trovano in un iframe invisibile.

È l'equivalente informatico di quando si fa firmare un foglio innocuo a qualcuno mettendo però sotto la carta carbone che copia la firma su un documento compromettente. Il termine clickjacking è stato coniato nel 2008 da Hansen e Grossman in questo articolo.

Pochi giorni fa lo studente d'informatica Feross Aboukhadijeh ha creato una demo di clickjacking che non si limitava a rubare il clic per usarlo in un sondaggio, ma accendeva webcam e microfono della vittima senza che a video comparissero avvisi.


Questo effetto era possibile, spiega Feross, perché i clic venivano trasferiti alla pagina delle impostazioni di Flash sul sito di Adobe, attraverso la quale si possono definire i siti autorizzati ad accedere via Flash a webcam e microfono. Lo studente aveva segnalato ad Adobe la vulnerabilità di questa pagina delle impostazioni tempo addietro, ma Adobe ha corretto il problema soltanto dopo che Feross l'ha reso pubblico.

Va chiarito che nonostante le apparenze (e almeno un paio di articoli d'allarme), le impostazioni degli utenti non sono custodite presso il sito di Adobe ma risiedono sul computer di ciascun utente. La pagina delle impostazioni non fa altro che visualizzare le impostazioni presenti nel computer dell'utente.

C'è, ovviamente, un modo molto semplice per bloccare l'attivazione della webcam: coprirla. Ci sono addirittura venditori di mascherine magnetiche apposite. Questa soluzione, però, non blocca il microfono, che specialmente nei laptop potrebbe essere difficile da scollegare o tappare.


Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale e vi arriva grazie alla gentile donazione di “marziopanc*”.
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Disinformatico radio, podcast del 2011/10/21

Pronto il podcast del Disinformatico


È disponibile temporaneamente sul sito della Rete Tre della RSI il podcast della scorsa puntata del Disinformatico radiofonico. Ecco i temi e i rispettivi articoli di supporto: il virus erede di Stuxnet, la profezia di fine del mondo di Harold Camping (con satelliti che precipitano), le insidie di smartphone e tablet regalati con software spia, le magagne del riconoscimento facciale in Android 4 e lo scavalcamento del PIN dell'iPhone nuovo.
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Video della bimba cinese investita e ignorata da tutti: non è un falso

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Da vari giorni circola in Rete un video scioccante (attenzione: è davvero molto impressionante), ripreso da una telecamera di sorveglianza, che mostra una bambina investita da un furgone e poi ignorata da tutti i passanti nonostante giaccia in mezzo alla strada. Addirittura a un certo punto la bimba viene investita di nuovo.

Molti, me compreso, hanno sperato che si trattasse di un falso, anche perché le circostanze sembravano incredibili nel loro cinismo, ma stavolta (diversamente da altri casi celebri) tutto sembra indicare che il video sia autentico.

Il Washington Post cita il Beijing News, che segnala l'arresto di due conducenti sospettati di aver travolto la bambina, che si chiamava Wang Yue (altre fonti la chiamano Yueye o Yueyue), aveva due anni ed è morta una settimana dopo l'investimento, avvenuto il 13 ottobre scorso a Foshan, nella provincia del Guangdong. Affaritaliani, uno dei siti italiani di notizie che aveva pubblicato il video, ha aggiornato il proprio articolo per dare la notizia della morte della bambina.

Molti si sono chiesti come sia possibile arrivare a questi livelli di inumanità. Il Guardian cerca di dare una spiegazione ricordando che in Cina c'è una diffusa paura d'intervenire in casi come questi perché è già successo che i soccorritori siano stati incolpati dell'incidente e condannati.

Altri dettagli di questa tristissima vicenda sono su China Daily.
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Mac OS X Lion stalla sugli autosalvataggi [UPD 2011/12/08]

OS X Lion, Keynote s'inceppa se non salvi prima di presentare


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Sto perdendo la pazienza con Lion. Già non mi piaceva granché, ma adesso ho notato due magagne notevoli, una delle quali è potenzialmente micidiale per chi, come me, fa presentazioni in pubblico usando Keynote.

La prima riguarda la condivisione dello schermo (Screen Sharing) che permette di monitorare da remoto un altro Mac. La uso spesso per sorvegliare dal laptop l'attività degli altri Mac del Maniero Digitale. Era la classica utility “funziona e basta” di OS X.

Ma in Lion, se sbaglio nome utente o password, la finestra di dialogo di login rimane fissa e non va mai in timeout e quindi non è possibile ritentare (in Snow Leopard, invece, lo fa). Grr.

La seconda riguarda Keynote e più in generale il sistema di salvataggio automatico introdotto in Lion. Per esempio, se aprite una presentazione Keynote e la modificate, guai a voi se non salvate prima di presentarla: OS X si blocca per interi minuti, con la sua bella pallina colorata che gira a vuoto e la presentazione incriccata a metà, e non c'è verso di andare avanti. O spegnete drasticamente e perdete tutto, oppure aspettate pazientemente che la pallina sparisca.

Se vi dovesse succedere durante una presentazione pubblica, la figuraccia è garantita (no, non mi è successo ieri, ma c'è mancato poco). E anche se non vi succede in pubblico, l'agonia di dover fermare il lavoro per vari minuti semplicemente perché avete provato a vedere se una modifica della presentazione funziona è snervante. Specialmente se state facendo i ritocchi dell'ultimo minuto che capitano sempre in una presentazione.

A quanto pare non sono l'unico che chiede un modo per disabilitare il salvataggio automatico. Non sembra che ce ne sia uno affidabile. Per cui se state pensando di migrare a Lion, o se state pensando di comperare un Mac nuovo, pensateci due volte.

Questa versione di OS X è la più Windowsosa che io abbia mai visto, nel senso peggiore del termine: piena di modifiche che in teoria vorrebbero migliorare e semplificare il modo di lavorare ma all'atto pratico finiscono per ostacolarlo.

Caveat emptor.


Aggiornamenti


2011/12/08. Apple ha rilasciato sull'App Store un aggiornamento di Keynote che corregge questo problema.
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Ci vediamo a Verrès domani sera?

Astronautichicche domani a Verrès (Aosta)


Domani sera alle 21 sarò a Verrès, alla sala Bonomi in piazzale Europa, per parlare degli aspetti poco conosciuti delle missioni spaziali, delle chicche raccontate dagli astronauti, dei miti e pettegolezzi che circondano le loro avventure e anche, inevitabilmente, dei dubbi sullo sbarco sulla Luna.

L'incontro, intitolato “Il lato nascosto dello sbarco sulla Luna”, è a ingresso libero ed è organizzato dalla Biblioteca comunale di Verrès con la complicità di 12vda.it. Porterò filmati restaurati in alta definizione e alcuni degli oggetti spaziali della mia piccola collezione.


Aggiornamenti


La serata è finita da poco ed è stato un piacere condividere il racconto dell'avventura lunare e chiacchierare con gli appassionati e gli amici, alcuni dei quali hanno fatto parecchia strada per venire qui stasera. Per chi chiedeva un video della serata, è stato realizzato e verrà pubblicato a breve.
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Levitazione quantistica

“Qualunque tecnologia sufficientemente progredita è indistinguibile dalla magia” – Arthur C. Clarke



Un blocco di zaffiro rivestito di ossido di ittrio bario e rame (YBa2Cu3O7) fortemente raffreddato fluttua e rimane bloccato in posizione grazie al quantum locking (spiegato qui). Io, quando sono fortemente raffreddato, riesco solo a starnutire. Fantastico. Adoro la scienza che diventa magia.
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Dibattito con Mazzucco a Radio IES

Sono a Radio Ies per un confronto con Mazzucco


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Tra poche ore (alle 7 di oggi) sarò in collegamento telefonico su Radio Ies (Roma) per discutere con Massimo Mazzucco le sue affermazioni fatte in questa puntata e in questa del programma Ouverture condotto da David Gramiccioli. Chi vuole intervenire può farlo presso diretta@radioies.it.


Aggiornamento (8:50). Dibattito concluso: la puntata dovrebbe essere caricata a breve su Youtube da Radio Ies. Credo che più delle singole argomentazioni saranno interessanti i toni degli interlocutori.

Visto che Mazzucco ha insistito tanto che vuole da me (non dai tecnici; da me) le risposte alla sua lista di domande, gli ho proposto un accordo: io dono una giornata del mio tempo a rispondere ancora una volta alle sue domande, lui fa una donazione a un ente benefico, così chiudiamo il tormentone e ne viene fuori qualcosa di buono. Macché: sentirete come ha cercato di stravolgere la mia proposta.Va bene: gli preparerò lo stesso le risposte, e la donazione la farò io di tasca mia. Le mie prime sette risposte sono già pronte qui.

Per tutti quelli che mi hanno segnalato la vignetta di Xkcd sul complottismo: vista, grazie, è splendida. La traduco qui, ma andate a vedere l'originale per godervi il commento che compare lasciando il puntatore del mouse sul disegno.

“L'11/9 è stato un autoattentato! Il carburante degli aerei non può bruciare a temperatura così alta da fondere l'acciaio!”


“Be', tieni presente che in quegli aerei non c'era solo carburante. C'erano anche serbatoi pieni delle sostanze per il controllo mentale che gli aerei di linea usano per produrre le scie chimiche. Chissà a che temperatura brucia quella roba!”


“Oh. Bella osservazione!”

La didascalia: “Il mio hobby: mettere le tesi di complotto l'una contro l'altra”.


14:00. La prima parte è online qui.

15:10. La registrazione integrale (tolte le pubblicità) è temporaneamente disponibile qui sotto in attesa che sia disponibile la versione integrale di Radio Ies.


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Bimbi-esca per stupri, uova collose sul parabrezza: ora garantisce Questura

La Questura di Milano “autentica” le bufale dei bimbi-esca


Vale.aru mi segnala l'ennesima variante ibridata di un gruppo di appelli riguardanti i “bimbi-esca”: allarmi che parlano di bambini piangenti che chiedono di essere portati a un certo indirizzo o di bimbi lasciati sui seggiolini di un'auto ferma sul ciglio della strada. Entrambe le esche umane sarebbero utilizzate dai criminali per impietosire soprattutto le donne per poi violentarle.

Un altro espediente usato, secondo questi appelli, sarebbe il lancio di uova sul parabrezza, che formerebbe un velo colloso che obbliga la vittima a fermarsi e finire in pasto ai malfattori. In realtà le prove pratiche di Hoax-Slayer indicano che le uova non formano affatto una pellicola appiccicaticcia e che i tergicristalli funzionano egregiamente. Diffondere questa bufala può indurre le persone a non usare il tergicristalli e quindi causare incidenti.

Sono tutti casi già segnalati dal Servizio Antibufala (bimbi piangenti con indirizzo; bimbi sui seggiolini e uova sul parabrezza), ma ne riparlo perché la variante segnalata da Vale.aru ha un garante apparente che ne incoraggerà enormemente la circolazione, perché sembra autenticarla.

Il garante sarebbe, infatti, la Questura di Milano: l'appello riporta in calce le coordinate di un “assistente amministrativo” della Questura di Milano, “Ufficio Personale - Settore Disciplina”, con indirizzo di e-mail, nome completo e numeri di telefono (che ometto qui).

Solo chi conosce il fenomeno dei garanti apparenti si accorge che un “assistente amministrativo” non è un portavoce ufficiale della Questura di Milano. Con tutta probabilità si tratta semplicemente di una persona che lavora alla Questura e ha sciaguratamente ricevuto e inoltrato l'appello dalla propria casella di e-mail di lavoro, senza verificarlo e senza rendersi conto che avrebbe fornito un'apparente ma ingannevole garanzia alla bufala.

La regola è sempre la solita: non usate l'indirizzo di e-mail di lavoro per comunicazioni personali, specialmente se si tratta di appelli o allarmi ricevuti da amici o colleghi a titolo personale.

L'appello completo è qui sotto per facilitarne il ritrovamento da parte di chi, prudentemente, sceglie di fare una ricerca online prima di inoltrare qualunque cosa gli arrivi nella casella di posta.

Oggetto: Messaggio dalla Questura di Milano - State in allerta!!

Importante da leggere e trasmettere, non è una banale catena è realtà.

Ogg: State in allerta!!

Attenzione: fate girare per cortesia....

Se nel vostro quotidiano vi capita di incrociare per strada o in altri luoghi comuni bambini che piangono e vi dicono : "mi sono perso, portatemi a questo indirizzo...!!" Non lo fate, ma andate con il bimbo al comando di polizia o carabinieri perchè è un sistema nuovo che i maniaci o i violenti usano per adescare donne e violentarle.

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PASSATE PAROLA - E' IMPORTANTE SOPRATUTTO PER LE DONNE.

Una sera, mentre percorrevo una via secondaria per tornare a casa, ho notato, sul seggiolino di un'auto ferma a bordo della strada, un bambino coperto da un panno.

Non so spiegare perchè - e la ragione poco importa - ma non mi sono fermata...

Quando sono arrivata a casa, ho telefonato alla polizia che mi ha assicurato che sarebbe andata a vedere Nel contempo, però, ecco quello di cui la polizia mi ha informata: le bande di malviventi, i Rom e i ladri stanno escogitando vari stratagemmi perchè gli automobilisti (soprattutto donne) fermino il proprio veicolo e ne scendano (in zone isolate).

Il metodo praticato da certe bande consiste nel posizionare una macchina lungo la strada con un falso bebè seduto dentro, aspettando che una donna si fermi per andare a vedere quello che lei crede essere un bimbo abbandonato.

Da notare che la macchina è solitamente messa vicino a un bosco e ad un campo con l'erba alta: la persona che ha la malaugurata idea di fermarsi sarà trascinata nel bosco, violentata, picchiata e derubata...

Non fermatevi mai, ma chiamate il 113 appena possibile, raccontando quello che avete visto e dove l'avete visto, MA CONTINUATE LA VOSTRA STRADA!

Altro espediente:

Se, mentre state guidando, vi 'arrivano' delle uova sul parabrezza, non fermatevi, ma soprattutto non azionate il lavavetri, perchè le uova miste all'acqua diventano collose e vi oscurerebbero il parabrezza fino a più del 90%! Sareste allora costretti a fermarvi al bordo della strada, diventando potenziali vittime di criminali.

Ecco qualcuna delle nuove tecniche utilizzate dalle gang.

Informate i vostri amici, per favore

[omissis]
Assistente Amministrativo
Questura di Milano
Ufficio Personale - Settore Disciplina
Tel.. [omissis]
Fax [omissis]
[omissis]@interno.it

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “camu”.
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Convergenza cosmica di EPIC WIN: Neil Armstrong e Kevin Mitnick

Kevin Mitnick e Neil Armstrong. Wow


Dal flusso Twitter di Mitnick, il suo incontro con Neil Armstrong. L'uomo che per primo ha messo piede sulla Luna insieme all'uomo che avrebbe usato il social engineering per convincere Neil a scendere per secondo e dargli le chiavi del modulo lunare.

È difficile raggiungere un livello di cool, geekitudine ed epicità più alto. L'originale è qui.

Aggiornamento: Mitnick ha anche una foto insieme a Stan Lee e Steve Wozniak. Notevole. Grazie a @Flavio_MfM per la segnalazione.
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Non c'è più dubbio: sono la magnifica ossessione di Mazzucco

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/12/10.

Qualche tempo fa Massimo Mazzucco ha partorito un video di quasi un'ora. Sul complotto dell'11 settembre? No. Sul complotto dell'omicidio Kennedy? Neanche. Sul complotto dello sbarco sulla Luna? Macché. Ha speso cinquantasette minuti su di me, analizzando ogni mio gesto, ogni mia parola, ogni singola mia espressione. Roba da stalker a tempo pieno. Capirei, forse, se io fossi una bella donna, ma francamente la cosa m'inquieta un pochino e comunque Mazzucco non è il mio tipo. Per cui non gli ho dato corda.

Ieri, però, è tornato alla carica con un nuovo atto d'amore, con tanto di articolo di supporto. Altri trentaquattro minuti di video, nei quali dichiara candidamente (a 4 minuti dall'inizio in questa intervista del 13 ottobre a Radio IES) di essersi guardato tutti i video delle mie conferenze pubbliche degli ultimi anni sull'11 settembre e di averli passati al setaccio. Senza rendersi conto di quanto sia triste questa sua ammissione di non aver niente di meglio da fare. Questa sarebbe la gente che vuole smascherare i potentissimi autori del complotto che ha cambiato la storia del mondo e ambisce a incriminare per strage Bush, Cheney, Rumsfeld, il Mossad, la CIA, l'FBI, i banchieri ebrei e Carletto il camaleonte dei Sofficini.

Visto che nei commenti ad altri articoli di questo blog e via mail mi sono arrivate un po' di richieste di chiarimento su alcuni dei montaggi creativi delle mie parole da parte di Mazzucco, rispondo brevemente qui, così chiudo l'argomento; non vorrei dare l'impressione che io risponda a queste indesiderate avances mazzucchiane.


Sul vendere libri e cappellini


Un conto è vendere libri che contengono spiegazioni tecniche documentate e interviste a esperti; un altro è vendere libri che dicono scemenze senza alcun supporto di persone competenti e sbagliano persino il numero dei piani delle Torri Gemelle.

Inoltre i libri e documentari dei quali sono unico autore sono scaricabili gratis (Misteri da vendere, Luna? Sì, ci siamo andati!, L'Acchiappavirus, Internet per tutti, Da Windows a Linux). Io non vendo cappellini sull'11 settembre; quello lo fa invece Alex Jones, stimatissimo da Mazzucco. Il cappellino della CIA indossato da uno sciachimista l'ho messo all'asta per beneficenza.


La profondità della buca a Shanksville


I 15 metri di profondità del cratere prodotto dall'impatto del volo United 93, di cui parlo nello spezzone mostrato da Mazzucco, sono un dato citato dal Pittsburgh Tribune-Review e dal Seattle Times: altri giornali (per esempio il Seattle Post-Intelligencer) riportano cifre inferiori. Se a Mazzucco 15 metri sembrano impossibili, se la prenda con i giornalisti Alex Tizon e Robb Frederick, non con me; io non faccio altro che riferire.

Se vuole delle fonti ufficiali, la FAA dice che reperti dell'aereo furono trovati a 10 metri e il Pennsylvania Department of Environmental Protection dice che lo scavo finale arrivò a 15 metri.

Che siano tre, dieci o quindici metri non cambia il fatto che da quel cratere e dalla zona circostante furono estratti i resti dell'aereo, 1500 pezzi dei corpi dei passeggeri e sei scatole dei loro effetti personali, riconosciuti dai familiari, ed è questo che conta.


La lunghezza della buca a Shanksville


La “cinquantina di metri” di cui parlo risulta da questa indagine tecnica di Hammer, risalente a ben cinque anni fa, che chiunque può ripetere. Mazzucco, nel suo video Inganno Globale, dice che è lunga “6-7 metri”. Ognuno è libero di valutare chi sta raccontando balle. Magari chiedendosi, nel frattempo, che senso avrebbe, nelle tesi alternative, simulare un impatto di un aereo con ali larghe 38 metri facendo una buca larga sei o sette metri e sperare che nessuno noti la trascurabile discrepanza.


“Lei sta insultando i morti”


Quello che Mazzucco non mostra è che le mie parole sono rivolte a una persona che ha già fatto una raffica di domande e asserzioni complottiste e offensive e non lascia parlare gli altri, tanto che il pubblico è insorto (il video originale è qui, l'insurrezione è da 7:40 in poi); è questo il motivo per cui taglio corto. Del resto, Mazzucco è un regista, quindi non c'è da stupirsi se dimostra talento nel montaggio.


“Chiedetelo agli esperti”


Questa è una mia frase che sembra stizzire parecchio Mazzucco. Forse perché lui, di esperti veri a supporto di quello che dice, non ne ha. Volpe, uva, eccetera.

Hani Hanjour non era affatto incapace di pilotare un Cessna, come invece afferma Mazzucco. Aveva una licenza di pilota commerciale statunitense, rilasciatagli dalla FAA nel marzo del 1999. Aveva 600 ore di volo sul suo logbook. E la virata di 330° prima di colpire il Pentagono non disorienta i dirottatori piloti, come teorizza Mazzucco (che non è un pilota), per il semplice fatto che nella zona non ci sono altri edifici pentagonali larghi 400 metri.


“Chiedetelo agli esperti” (2)


Gli esperti citati da Mazzucco non contraddicono le mie parole sulla dinamica dei crolli (che non sono una mia invenzione: io riferisco quello che dicono i tecnici) e non sostengono le sue argomentazioni. Le persone che Mazzucco cita dicono semplicemente che un crollo per incendio non era mai successo prima; non dicono che non può succedere mai.

In realtà la letteratura tecnica documenta che il rischio di crolli per incendio delle strutture in acciaio è noto e indiscusso (si veda per esempio Behavior of Steel-framed Buildings in a Fire, in Steel Structures (2007), che contiene una vasta bibliografia tecnica sull'argomento).


WTC7 crollato, facciata “come un velo”


L'immagine mostrata da Mazzucco a 12:11 conferma la mia descrizione divulgativa che viene contestata: buona parte della facciata non lesionata dai crolli, quella non rivolta verso le Torri, giace infatti in grandi porzioni sopra la catasta di macerie.

I video, inoltre, confermano l'inclinazione del WTC7 durante il crollo che descrivo, come si può vedere anche nel fotogramma qui accanto.

Mazzucco vi ricama sopra della facile ironia, ma l'ironia non cambia i fatti.


Mancata difesa aerea


La mia frase sui radar militari USA che guardano in fuori è solo una parte della spiegazione tecnica della mancata intercettazione: manca quella sulla copertura radar interna degli USA, che era scarsa e tecnicamente limitata (è questo il “ventre molle” di cui parlo) e ostacolò il ritrovamento degli aerei dirottati. Questa copertura è gestita dalla FAA tramite i controllori di volo civili. Sono loro che devono chiamare i militari e avvisarli di un dirottamento.

Secondo Mazzucco, insomma, farebbero parte del complotto non solo Bush, i militari, i vigili del fuoco, i soccorritori a Shanksville, gli istruttori di volo e gli ingegneri strutturisti, ma anche i controllori di volo civili. Ma quant'è grande questa cospirazione?


Transponder che fanno “puff”


Il comportamento degli schermi dei controllo di volo statunitensi in caso di spegnimento dei transponder che descrivo e che fa tanto meravigliare Mazzucco non è una mia invenzione: è quello che documenta Giulio Bernacchia, pilota professionista con esperienza diretta di controllo del traffico aereo civile e militare.

Non è vero che un aereo che spegne il transponder “lo vedi subito in mezzo a quattromila aerei che invece hanno tutti il loro numerino di fianco”, come afferma Mazzucco (senza citare alcun esperto a supporto), perché la visualizzazione del segnale radar primario, senza transponder, è affollata di puntini anonimi, prodotti dagli echi radar degli aerei da turismo e degli stormi di uccelli (Stuckmic.com).

In quanto ai polpacci dei controllori sui quali Mazzucco scherza così frivolamente, va notato che in almeno uno dei centri di controllo del traffico aereo statunitense interessati dai dirottamenti il sistema radar primario non era al piano di sopra: proprio non c'era (“the “preferred” radar in this geographic area had no primary radar system”, nota 142, pagina 460 del 9/11 Commission Report).

Il resto dell'argomentazione di Mazzucco gioca sul montaggio selettivo per eludere il concetto fondamentale: lo spegnimento o cambiamento delle impostazioni dei transponder rese più difficile seguire gli aerei dirottati. Non lo dico io, ma i tecnici, quindi non se la prenda con me.


Telefonate dagli aerei


Mazzucco dice (21:50) che queste telefonate sono un dettaglio “importantissimo”, “forse l'argomento più importante di tutti dell'intero dibattito sull'11 settembre”. Di nuovo gioca con il montaggio per farmi dire che nessuna telefonata fu fatta dagli aerei dirottati usando i cellulari (mai detto, anzi; già nel 2006, qui su Undicisettembre.info John segnalava che “quando le telefonate sono partite da telefoni cellulari, la “verità ufficiale” lo dice tranquillamente”), ma lasciamo perdere. I trucchetti di montaggio non sono una novità.

Mazzucco afferma (25:00) che i rapporti ufficiali “suggeriscono” ma non dichiarano l'origine delle telefonate per non dover mentire, ma questo è falso: il rapporto T7 B13 Flights - phone calls Fdr - Table - Communications to and from UA 93, per esempio, la dichiara esplicitamente e dettagliatamente per ciascuna chiamata. Per le chiamate fatte con i cellulari indica "cell phone"; per le chiamate fatte con i telefoni di bordo indica la carta di credito usata, il numero del terminale e il sedile corrispondente. Più chiaro di così non si può. Ecco la pagina saliente di quel rapporto:



Poi il video di Mazzucco mostra dei documenti FBI secondo i quali anche altre chiamate provennero da cellulari; ma i documenti mostrati sono dichiarazioni preliminari dei familiari, i quali in alcuni casi le hanno poi corrette, mentre in altri i tabulati delle compagnie telefoniche hanno chiarito l'origine delle chiamate, come risulta da altri documenti FBI. Non c'è da stupirsi se un familiare, angosciato da una telefonata di una persona cara che lo informa di essere stata dirottata, s'è confuso fra chiamata cellulare e chiamata da telefono di bordo: certamente questa distinzione non era in cima alle sue priorità. Ma lasciamo perdere anche questo.

Quello che conta, qui, è il motivo per cui sarebbe a quanto pare così importante stabilire se queste telefonate furono fatte dai cellulari o dai telefoni di bordo. Importante, s'intende, solo per Mazzucco e gli altri sostenitori delle tesi alternative, perché il fatto che gli aerei furono dirottati e si schiantarono contro i loro bersagli è abbastanza evidente anche senza queste chiamate.

“Una cosa è certa” dice Mazzucco nel video a 29:00 “le persone che hanno ricevuto queste telefonate esistono e nessuno si è mai sognato di suggerire che mentano o che si siano inventate tutto”. Bene, almeno loro non fanno parte del complotto. “Le telefonate, loro, le hanno ricevute: il problema, caso mai, è capire da dove sono partite queste telefonate.” Quel “dove”, scandito con enfasi, sembra insinuare che per Mazzucco i passeggeri dei voli dirottati forse non erano a bordo degli aerei e quindi non morirono nei loro schianti. Anzi, si sarebbero prestati a simulare le telefonate da un altro luogo. Sembra proprio che Mazzucco, in altre parole, stia accusando i passeggeri di essere complici del complotto. Non ho altro da aggiungere.


Per finire


Mazzucco conclude dicendo che io racconto una “montagna di fregnacce”. Ha diritto alla sua opinione, ma è perfettamente inutile e tedioso che rivolga i suoi strali contro di me. Se ha davvero tutte queste prove granitiche contro la “versione ufficiale”, non perda altro tempo, le presenti in tribunale e le faccia sottoscrivere dai suoi ingegneri strutturisti, dai suoi controllori di volo e dai suoi vigili del fuoco di fiducia, e vada a dire ai familiari delle vittime che i loro cari sono dei contaballe.

Se non lo fa e si limita a sfottere me, vuol dire che il suo scopo non è il trionfo della verità, ma farmi la corte strillando per farsi notare. Un po' come fece John Hinckley con Jodie Foster. E sappiamo com'è andata a finire in quel caso. Fine della storia.


Aggiornamenti


2011/10/20. Ho contattato Radio IES proponendo una replica alle affermazioni di Mazzucco, come potete sentire qui. Stamattina ho partecipato alla trasmissione in diretta. Dovrebbe essere disponibile a breve la registrazione. La discussione e gli aggiornamenti proseguono in questo articolo.
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Disinformatico radio, podcast del 2011/11/14

Pronto il podcast del Disinformatico


È disponibile temporaneamente sul sito della Rete Tre della RSI il podcast della scorsa puntata del Disinformatico radiofonico. Ecco i temi e i rispettivi articoli di supporto: la morte di Dennis Ritchie, i guai di iPhone, Blackberry e Symantec, l'arresto del rubafoto di Scarlett Johansson, il virus di stato tedesco e i droni militari USA infettati da un virus informatico.
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Fotocamera superpanoramica lanciabile

La voglio. Intensamente



Una fotocamera fatta apposta per essere lanciata in aria e scattare automaticamente, quando è alla massima altezza, una foto panoramica sferica grazie a un accelerometro e 36 fotocamerine per telefonini. Bellissima. Maggiori info presso Jonaspfeil.de/ballcamera.
76 commenti

Dennis Ritchie, 1941-2011

Il K&R perde la R


/* For Dennis Ritchie */
#include <stdio.h>
void main ( )
{
printf("Goodbye World \n");
printf("RIP Dennis Ritchie");
}

@iRajanand tramite Kevin Mitnick.
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Rigenerare gli arti, primi passi concreti

Far ricrescere falangi e muscoli non è più fantascienza


Recentemente Discover Magazine ha pubblicato un articolo affascinante sulla rigenerazione dei tessuti umani che sembra attingere a piene mani alla fantascienza di Doctor Who pur essendo molto reale (anche se alcuni aspetti sono controversi). Ho chiesto a Elena Albertini, whoviana DOC, di raccontarlo per il Disinformatico. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Per favore, leggete l'intero articolo e gli aggiornamenti prima di giudicare.



Si sa che del maiale non si butta via niente, ma da qui a pensare che ci potrebbe trasformare tutti in novelli Jack Harkness o Dottori di Doctor Who ce ne passa. Eppure il maiale è fondamentale per una nuova tecnica di rigenerazione dei tessuti che permetterebbe di ricostruire parti mancanti complesse, come un dito o addirittura un arto completo.

Non si tratta quindi di rigenerare solo un tipo di tessuto, per esempio il tessuto muscolare asportato per un incidente o per un tumore, ma anche ossa, cartilagine e quant'altro. Fantascienza?

Nel 2007 Discovery Channel trasmise un documentario nel quale narrava la storia di un veterano di guerra, Lee Spievack, che aveva perso una porzione della prima falange di un dito, recisagli da una pala di un modellino di aeroplano. Il fratello di Spievack, chirurgo a Boston, gli aveva inviato una polvere “magica”, dicendogli di spargerla sulla ferita, avvolgere la mano con della plastica e applicare la polvere un giorno sì e uno no fino a quando non avesse terminato la quantità che gli aveva mandato. Dopo quattro mesi la falange di Lee si era rigenerata: unghia, osso, muscolo... tutto quanto, come si vede qui accanto. Evito di mostrarvi immagini della falange prima della rigenerazione; le trovate in Rete.

Agli appassionati di fantascienza non può che venire in mente il caro dottor McCoy che con due semplici pastiglie fa ricrescere un rene a una paziente in attesa della dialisi nel film Star Trek IV, oppure la mano amputata al Dottore e rigenerata in pochi minuti nel episodio The Christmas Invasion di Doctor Who, appunto. Eppure non si tratta di fantascienza, ma scienza vera e propria.

Questa “polvere magica” è composta da una parte della vescica di maiale conosciuta come matrice extracellulare o MEC, una sostanza fibrosa che occupa gli spazi tra le cellule. Un tempo si pensava fosse semplicemente materiale che teneva insieme le cellule; ora invece si sa che contiene proteine molto interessanti (laminina, collagene e fibronectina) che possono risvegliare le capacità latenti del corpo di rigenerare i tessuti.

Un altro caso è quello del caporale americano Isais Hernandez. In un'esplosione aveva perduto il 70% del muscolo della coscia destra ed era stato sottoposto a un intervento nel quale una parte di un muscolo della schiena gli era stato trapiantato nella coscia. Il risultato non era affatto soddisfacente, ma era l'unica alternativa all'amputazione.

Sfortunatamente, se buona parte del muscolo di un arto viene rimosso è molto facile perdere completamente la funzionalità dell'arto e le probabilità di rigenerazione del muscolo sono molto remote. Il corpo, infatti, entra in modalità di sopravvivenza e cerca di chiudere la ferita il più in fretta possibile per evitare infezioni, utilizzando tessuto cicatriziale, che però indebolisce l'arto, lasciandolo storpio.

Dopo tre anni di fisioterapia faticosa e dolorosissima, la gamba di Hernandez non presentava miglioramenti di sorta. Si rivolse quindi al dottor Wolf, che inserì nella gamba uno strato sottile della stessa sostanza usata per la “polvere magica”. I risultati furono sorprendenti: il muscolo ricominciò a crescere e dopo sei mesi la forza nella gamba era aumentata dell'80%. Oggi Hernandez ha ritrovato la completa funzionalità della gamba destra.

Adesso la sfida è riprodurre il successo di Hernandez in altri pazienti. Una squadra di scienziati all'Università di Pittsburgh, nel McGowan Institute for Regenerative Medicine, ha iniziato una sperimentazione su ottanta pazienti sottoposti al trattamento con MEC in cinque diversi istituti. Gli scienziati cercheranno di usare il materiale per rigenerare i muscoli di pazienti che hanno perso almeno il 40% della massa muscolare, cosa che solitamente spinge i medici a effettuare amputazioni.

Per molti medici, l'idea di usare parti di maiale per rigenerare tessuti umani è considerato alquanto bizzarra, per usare un eufemismo. Per questo Stephen Badylak, il dottore che scoprì questa tecnica negli anni '80, fu riluttante a parlarne apertamente per anni. Neanche lui, ammette, credeva ai propri risultati: ora è a capo della sperimentazione al McGowan Insitute.

Già il fatto che tessuti provenienti da un'altra specie non provochino una forte risposta immunitaria nel corpo umano sembra impossibile, ma non basta: questo materiale può trasformarsi in pochi mesi in qualsiasi tipo di tessuto che sia stato danneggiato. Muscolo, pelle o vaso sanguigno.

Quando Badylak pubblicò per la prima volta le proprie scoperte nel 1989, il campo della medicina rigenerativa era inesistente. Oggi gli sforzi più conosciuti in questo settore si concentrano sulla crescita di tessuti al di fuori del corpo umano dentro speciali “bioreattori”. Le tecniche di Badylak, invece, stimolano l'esercito di cellule staminali presenti nel corpo per guarire senza l'uso di strutture esterne.

La scoperta che ha portato a questo approccio inconsueto è nata quasi per caso. Tutto è iniziato con un'idea balzana e un bastardino di nome Rocky. Badylak era rimasto affascinato dalla tecnica sperimentale della cardiomioplastica, che prevede di avvolgere un muscolo, solitamente preso dal dorso del paziente, intorno al cuore e di farlo contrarre attraverso un pacemaker per aiutare il cuore a pompare sangue. Uno dei problemi di questa tecnica è che per sostituire l'aorta viene usato un tubo sintetico che spesso causa infiammazioni ed emboli.

Badylak era convinto che se avesse trovato un sostituto per il vaso sanguigno all'interno del corpo del paziente avrebbe impedito l'insorgere di infiammazioni. Così un pomeriggio, dopo aver sedato un cagnolino di nome Rocky, Badylak procedette ad asportargli l'aorta e a sostituirla con un pezzo del suo intestino tenue. Non pensava che l'animale avrebbe superato la notte, ma perlomeno, se non fosse morto dissanguato, avrebbe dimostrato che l'intestino era abbastanza resistente da farvi scorrere il sangue, cosa che avrebbe permesso ulteriori studi.

Per chi, come me, sta sentendo un brivido gelido dietro la schiena, dico subito che il cagnolino è sopravvissuto e il giorno dopo era in piedi, scodinzolante, in attesa della colazione. Non solo, ma ha vissuto per altri otto anni.

Badylak ripeté la procedura su altri quattordici cani con successo. Sei mesi più tardi operò uno di questi cani per capire come mai erano sopravvissuti. Ed è qui che le cose incominciarono a diventare ancora più strane: Badylak non riuscì a trovare l'intestino trapiantato.

Dopo aver controllato e ricontrollato che fosse l'animale giusto, prelevò un pezzo di tessuto della zona del trapianto e la osservò al microscopio. Rimase allibito. “Stavo guardando qualcosa che non sarebbe dovuto succedere” dice Badylak. “Andava contro tutto quello che mi era stato insegnato.” Poteva vedere i segni delle suture, ma il tessuto intestinale era sparito e al suo posto era ricresciuta l'aorta.

Nessuno confonderebbe mai un intestino con un'aorta; sono tessuti completamente diversi. Dopo aver controllato anche gli altri cani e aver riscontrato gli stessi risultati, incominciò a sospettare che l'intestino fosse in grado di sopprimere le infiammazioni e allo stesso tempo promuovere la rigenerazione dei tessuti.

Si ricordò di una scoperta bizzarra a proposito del fegato: se si ingerisce del veleno che distrugge tutte le cellule del fegato, l'organo si può rigenerare se lo scaffold di supporto, la sua “impalcatura”, rimane intatto. Forse lo scaffold era la chiave.

Il passo successivo fu quindi di togliere gli strati dell'intestino fino ad arrivare a un sottile strato di tessuto connettivo chiamato appunto matrice extracellulare: la magica MEC. Con questo “nuovo” materiale Badylak eseguì altri trapianti con successo. Provò allora a utilizzare la MEC proveniente dall'intestino di un gatto e trapiantarlo in un cane, certo che quest'ultimo lo avrebbe rigettato, non certo solo per la nota antipatia tra le due razze. E invece, ancora una volta, con sua grande sorpresa, non ci fu alcun rigetto.

Rendendosi conto che avrebbe dovuto utilizzare un bel po' di intestino tenue per i suoi esperimenti, decise di rivolgersi a uno dei tanti macelli di maiali presenti in Indiana. Oltre all'intestino tenue incominciò a usare anche la vescica, che offriva le stesse caratteristiche. I suoi esperimenti continuarono, passando dalle arterie principali alle vene e alle arterie secondarie fino alla rigenerazione del tendine d'Achille. Grazie a quest'ultima scoperta, la società DePuy di Warsaw, in Indiana, sovvenzionò ulteriori ricerche nel campo ortopedico; con il suo aiuto, nel 1999 la FDA (Agenzia per gli alimenti e i medicinali degli Stati Uniti) ne approvò l'utilizzo sugli esseri umani.

I chirurghi incominciarono quindi a utilizzare la MEC per riparare la cuffia dei rotatori della spalla, le ernie addominali e i danni da reflusso esofageo e per la ricrescita delle meningi del cervello. Ma fu solo grazie al chirurgo John Itamura che Badylak scoprì finalmente il vero punto di forza della MEC.

Itamura aveva impiantato uno scaffold di MEC nella spalla di un paziente, che otto settimane più tardi era tornato per un'altra operazione che non aveva alcun collegamento con quella precedente. Questo permise al dottore di ottenere un raro campione umano prelevato dalla zona d'intervento alla spalla. La biopsia mostrò che lo scaffold era sparito, come ci si aspettava, ma c'era una sorpresa: al microscopio si poteva vedere che la zona dell'operazione pullulava di attività. Non si trattava di una reazione infiammatoria anche se vi assomigliava molto. In realtà, con la scomparsa dello scaffold erano state rilasciate delle molecole chiamate peptidi criptici, che potrebbero spiegare il fenomeno particolare della MEC.

Queste molecole hanno un ruolo di reclutamento delle cellule, e ben presto Badylak capì che a essere reclutate erano le cellule staminali, quelle che possono trasformarsi in qualsiasi tipo di tessuto.

Siamo quindi a una svolta che ha dell'incredibile: poter rigenerare i tessuti danneggiati o distrutti. Ma la ricerca non si ferma qui. Lo staff di Badylak adesso sta lavorando alla possibilità di far ricrescere gli arti di un mammifero, come se fosse una salamandra, in una sorta di manica con una riserva di liquido che avviluppa un dito amputato di un topo e permette ai ricercatori di controllare l'ambiente di guarigione. Aggiungendo fattori di crescita come acqua e fluido amniotico e variando la corrente elettrica si ricreano le condizioni che esistono in un embrione umano: un ambiente perfetto per aiutare la trasformazione delle cellule staminali nei vari tessuti che compongono un corpo.

L'idea di ricreare un ambiente embrionale alla fine di un arto di un mammifero per farlo ricrescere è considerata troppo fantascientifica da molti critici. Il progetto è ancora senza fondi, ma Badylak non si dà certo per vinto.

Ancora una volta la scienza raggiunge la fantascienza, e se in un prossimo futuro oltre a far ricrescere i muscoli in braccia e gambe per evitare l'amputazione sarà anche possibile rigenerare l'arto completo allora potremmo avvicinarci sempre di più al sogno dell'eterna giovinezza e forse anche dell'immortalità. Ma proprio Torchwood, in Miracle Day, insegna che l'immortalità generalizzata sarebbe una catastrofe sociale più che una benedizione.


Aggiornamenti


Ben Goldacre, medico e noto debunker, è molto scettico sulla storia della falange ricresciuta. La sua indagine su questo aspetto, pubblicata dal Guardian nel 2008, si concentra principalmente sulle esagerazioni pubblicate dai media, secondo i quali sarebbe ricresciuto l'intero dito di Lee Spievack. In realtà la parte mozzata misurerebbe circa un centimetro e il letto dell'unghia sarebbe rimasto intatto, e a volte lesioni di questo genere si riparano bene anche da sole. Goldacre ne parla anche qui su Badscience.net; i commenti contengono moltissime considerazioni e link interessanti.

Ho trovato varie pubblicazioni scientifiche di Badylak sull'argomento: The extracellular matrix as a scaffold for tissue reconstruction (2002), Vascular Endothelial Growth Factor in Porcine-Derived Extracellular Matrix (2001); molti altri si trovano tramite Google Scholar cercando il nome dell'autore insieme alle parole “porcine” ed “extracellular matrix”. Il suo esperimento sui cani sembra essere quello descritto in Small intestinal submucosa as a large diameter vascular graft in the dog (1988). L'articolo di Discover Magazine cita anche una pubblicazione di Badylak del 2011 nella quale si descrive la rigenerazione di parti dell'esofago.

A prescindere dal singolo caso, il concetto di rigenerazione come terapia non è fantascienza: un rapporto stilato dall'NIH statunitense nel 2006 fa il punto sull'argomento; Scientific American ha dedicato un intero numero allo stato dell'arte. Ma come sempre, asserzioni straordinarie richiedono prove straordinarie. –– Paolo
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Governo tedesco accusato di iniettare malware

Dalla Germania un trojan commissionato dal governo


Il Chaos Computer Club tedesco ha annunciato, pochi giorni fa, di aver analizzato un malware per Windows capace di intercettare le comunicazioni via Skype, registrare le digitazioni e accendere di nascosto la telecamerina del computer per poi trasmettere i dati raccolti a due server negli Stati Uniti e in Germania. Il malware è anche aggiornabile da remoto e utilizzabile per installare altri programmi sul computer infettato.

Niente di speciale, fin qui: ma il creatore di questo software ostile, battezzato R2D2 dal CCC (nomi alternativi: Bundestrojaner o 0zapftis), non è una banda di criminali. È la società tedesca Digitask. E il committente è il governo tedesco, che ha confermato i sospetti iniziali del CCC. Digitask ha venduto il malware di stato ai governi dell'Austria, della Svizzera e dei Paesi Bassi. In almeno un caso, il trojan è stato installato sul laptop di una persona sospetta durante le procedure d'immigrazione all'aeroporto internazionale di Monaco.

Può sembrare preoccupante che un governo faccia fabbricare cimici informatiche e le installi di nascosto, ma questo genere di attività fa parte del lavoro d'indagine di oggi, che fa leva anche sui dispositivi digitali utilizzati dalle persone sospette. La vera preoccupazione, semmai, è che questo genere di intrusione totale nella vita di una persona venga utilizzato senza le adeguate tutele di legge: per esempio, in Germania questo genere di malware può essere usato soltanto se ci sono vite in pericolo o per tutelare beni dello stato, e in ogni caso soltanto con l'autorizzazione di un giudice.

Ma R2D2 è espandibile ed è progettato male, tanto da essere pericoloso anche per chi è innocente. Una volta iniettato può essere aggiornato da remoto. Cosa ancora peggiore, altre persone, al di fuori della polizia, possono prenderne il controllo o manipolarne i risultati. Scrive il Chaos Computer Club:

L'analisi ha inoltre rivelato gravi falle di sicurezza che vengono aperte dal trojan nei sistemi infettati. Gli screenshot e i file audio che invia sono cifrati in maniera incompetente e addirittura i comandi dal software di controllo verso il trojan sono completamente privi di cifratura. Né i comandi verso il trojan né le sue risposte vengono autenticati o protetti nella loro integrità. Non solo dei terzi non autorizzati possono prendere il controllo del sistema infettato, ma anche aggressori con competenze di medio livello possono collegarsi alle autorità, spacciarsi per una istanza specifica del trojan, e inviare dati falsi.

Se può essere accettabile, in alcuni casi, che un governo spii in modo così intrusivo persone sospettate di gravi crimini, non è assolutamente accettabile che lo faccia usando strumenti grossolani che possono essere abusati sia dai sorveglianti, sia da qualunque criminale informatico, con estrema facilità. Questa vicenda è la versione statale del disastroso trojan XCP della Sony del 2005. Chiunque può usare questo trojan governativo. In sintesi, il governo tedesco ha dato un sacco di soldi dei contribuenti a degli incompetenti che in nome della sicurezza hanno inconsapevolmente regalato le nostre chiavi di casa ai criminali.


Se vi interessano i dettagli tecnici, è stata diffusa online una presentazione della Digitask, tratta da questa conferenza, che spiega come funziona R2D2 e quali funzioni possono essere aggiunte. L'analisi impietosa di F-Secure è qui e qui. Le FAQ di Sophos sono qui. La scelta del nome deriva dal fatto che una stringa nel trojan, usata per iniziare la trasmissione di dati, è C3PO-r2d2-POE: una chiara allusione a Star Wars.

La domanda forse più interessante, a questo punto, è cosa devono fare le società che producono antivirus. Devono agevolare le autorità e non rilevare il malware di stato, in modo da non interferire nelle indagini, oppure devono tutelare gli utenti a prescindere da chi fabbrica e diffonde il software ostile? Molte società antivirali hanno scelto la seconda strada, per la semplice ragione che non hanno modo di sapere se il trojan è stato piazzato dalla polizia o da un criminale. Symantec, invece, in passato ha scelto di non rilevare malware governativo. Se volete sapere se il vostro antivirus funziona contro R2D2 e quindi il suo produttore ha scelto di stare dalla parte dell'utente, Siamogeek.com ha pubblicato il link per scaricare una copia del malware. Siate prudenti.

Ogni tanto qualcuno mi chiede a cosa servono gli hacker. La risposta è in casi come questo: a tenere in riga chi vuole abusare del potere e dell'autorità che gli è stata conferita e a evitare che si causino disastri con la scusa di un'arrogante e maldestra lotta al crimine e al terrorismo. In altre parole, a gridare che il re è nudo.


Fonti aggiuntive: Austrian Police to use crime-busting Trojans (2007), Swiss coder publicises government spy Trojan (2009), Berlin's shaky Trojan horse (2011), Several German states admit to use of controversial spy software (2011), German Government's Skype Spying Tool has Holes, Hackers Say (2011).
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Il delirio del giorno: “Si copra le pubenda!”

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “luciana.c”. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2011/10/13.

Ho ricevuto questa serena riflessione stamattina e ho pensato fosse giovevole condividerla con voi.

Buonasera

Sono rimasto genuinamente indignato dall'articolo che ha scritto sull'informatico, quello sul Macbook. Ma le pare il modo ? Ma lei lo sa che c'è un uomo che si chiamava Steve Jobs che è morto di recente e che su quel Macbook ha dedicato la sua esistenza su questa terra ? E lei lo infama dicendo che ciò che più amava fa schifo e c'è l'hardware e il software etc ? Ma pensi al suo di hardware ! Tra parentesi anche mio figlio usa il Mac e da quanto mi racconta funziona benissimo quindi lei scrive solo balle e tra parentesi è come se sputasse sulla tomba di Jobs. Senza di quest'uomo forse non avremmo l'elettronica ne niente...

E si copra le pubenda !

Io non amo fare critiche ma quando ci vuole ci vuole !! Come diceva il nonno piuttosto che scrivere articoli giusto per scaldare la penna è meglio andare in taverna a giocare ai dadi, o a rubare al massimo. Con questo non voglio dire che lei sia in malafede, che la paghino etc, non insinuerei mai una cosa simile... però per favore si faccia un esame di coscienza. Le parole sono macigni e non so se ha mai sentito il detto "ferisce più la penna" ? Ecco si immagini se la moglie o gli amici più intimi di jobs leggessero che il Mac funziona male cosa penserebbero ? La prenderebbero bene ? Io credo di no. E poi ci fosse almeno un senso ma invece no solo cazzate tipo che non c'è il lettore cd. Ma dico io A CHE DIAVOLO SERVE il lettore cd ? Che ci deve guardare, i pornografici ? Si faccia una buona masturbata come tutti invece di pensare che i prodotti di Jobs lavorino per lei. Fortunatamente la compagnia che tanto critica è una società seria e di certo non progetta i computatori per i pervertiti come lei che deflorerebbero una fanciulla se solo questa glielo chiedesse, distruggendo tutto ciò che c'è di bello e di puro.

Quindi riassumendo mi faccia due piacere : uno, cancelli l'articolo, due chieda scusa ai familiari e a tutti quelli che potrebbero essere stati urtati o turbati. E cerchi di non parlare più dei bellissimi lavori di Jobs che tralaltro sono tanti e sicuramente non fanno schifo credo. Piuttosto guardi che nel mondo ci sono tante ingiustizie c'è la fame la povertà le pensioni le guerre le famiglie disastrate, ecco lei che è un giornalista potrebbe anche occuparsene non le pare ? A me pare di si, farebbe qualcosa di utile nella vita anzichè perdersi nel vizio che le ricordo è il padre di tutte le malignità. Con questo le auguro un buon lavoro lungo la retta via

Buonasera a lei

Buonasera. Credo.


Aggiornamenti


Vorrei rispondere ai vari dubbi espressi nei commenti: non so se questo delirio è il parto di un troll o se è scritto da una persona che pensa veramente quello che scrive, ma in ogni caso è un capolavoro nel suo genere e penso possa divertire. Non l'ho scritto io; l'ho ricevuto via mail.
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Terra cava e complottismo

Mappamondi della Terra Cava.
L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/11/05 16:00.

Massimo Mazzucco si lamenta da tempo pubblicamente che io avrei messo in giro la “storiella” che “Mazzucco crede che la terra sia cava”. E lascialo lamentare, direte voi. Ma mi sembra giusto e soprattutto divertente chiarire una volta per tutte come stanno le cose in questa vicenda surreale, visto che molti mi hanno scritto chiedendo chiarimenti, anche in relazione alla discussione attualmente in corso sulla Wikipedia in lingua italiana.

Per chi si fosse perso quest'ennesima cretinata, la teoria della Terra cava o concava sostiene che il nostro pianeta sia in realtà una sfera vuota e che noi viviamo sulla sua superficie interna. Luna, pianeti, Sole, stelle, galassie e piccole creature pelose di Alpha Centauri, insomma tutte le cose che ci sono nell'intero universo, sarebbero contenute dentro la Terra: noi stupidotti, da Einstein alla Gelmini, le percepiremmo come distanti e colossali soltanto perché lo spazio all'interno della Terra è compresso, i raggi luminosi seguirebbero percorsi circolari o qualcosa del genere, ma i diversamente intelligenti avrebbero capito come stanno realmente le cose.

Pazienza se i satelliti artificiali, i telescopi e l’osservazione diretta degli astronauti ci confermano che la Terra è una sfera e l'universo sta fuori; è tutta un’illusione. Il mio sogno sarebbe prendere i sostenitori di questa teoria, metterli insieme ai sostenitori della Terra piatta e poi lanciarli nello spazio affinché se la sbroglino tra loro mentre guardano il mondo dagli oblò come faceva Gianni Togni; sarebbero soldi ben spesi.

Fra l’altro, le origini storiche della teoria della Terra cava sono comunque molto interessanti come esempio di rasoio di Occam poco affilato, ma esulano da questo racconto.

Che c'entra Mazzucco? Oggi può parere strano, ma tanti anni fa, nel giugno del 2006, quando Mazzucco non mi aveva ancora bandito dal suo sito Luogocomune.net con un cordiale “hai insozzato a sufficienza le pareti di questo spazio”, non minacciava ancora dossier scottanti su di me con “molte altre cose che ti riguardano da vicino... tutto, e di più” e non dedicava interi video all'esame un po' ossessivo di ogni mia parola e ogni mio gesto, io e lui conversammo serenamente e a lungo via Skype (come testimonia il log qui sotto). Davvero.



Durante una di queste conversazioni, Mazzucco mi inviò un documento intitolato “La concezione endosferica del mondo”, che conteneva i dettagli della teoria della Terra cava. Su questi fatti non c'è divergenza: “Passai quel documento ad Attivissimo durante un breve periodo nel quale ci parlavamo di persona”, scrisse infatti tempo dopo Mazzucco. Non me lo passò dicendo “guarda che stronzata”, ma anzi il suo tono e le sue parole mi sembrarono un chiaro e inequivocabile sostegno a questa teoria. Ricordo chiaramente il mio stupore nel sentirgli raccontarne i dettagli.

Del resto, anche secondo la ricostruzione di Mazzucco di quelle conversazioni, all'epoca mi disse “Se proprio vuoi fare scalpore, debunka questo [...] Stai attento però – aggiunsi – non è una teoria campata in aria: ha più di 400 anni, e sembra supportata da un certo numero di scienziati” (screenshot qui sotto).



A me queste sembrano parole di chi ritiene che la teoria della Terra cava sia perlomeno credibile, tanto che a suo avviso sbugiardarla avrebbe fatto “scalpore”. E Mazzucco scrisse (screenshot qui sotto) che “Essendo aperto ad ogni ipotesi, e non avendo mai provato a debunkarla personalmente, non posso escludere a priori che sia corretta”.



Dopo quella conversazione, nella recensione del suo video Inganno Globale citai il suo punto di vista sulla teoria della Terra cava come uno dei tanti sintomi della sua forma mentis aperta a qualunque teoria, per quanto assurda e bislacca, come confermato dal suo intenso sostegno delle teorie sulle “scie chimiche”, delle tesi di complotto intorno allo sbarco sulla Luna e di mille altre presunte cospirazioni.

Questi sono, in sintesi, i fatti. Mazzucco si è lamentato che di questa vicenda “ne hanno approfittato per costruirci su intere cattedrali di merda” che lo riguardano. Peccato che una cattedrale non si costruisca su un solo pilastro.

Mazzucco può porre fine a questa polemica noiosa in modo molto semplice: dica chiaro e tondo, senza giri di parole, che non crede alla teoria della Terra cava e io aggiornerò la mia recensione di Inganno Globale e chiarirò in ogni occasione pertinente, Wikipedia compresa, che Massimo Mazzucco non sostiene la teoria della Terra cava. Gli bastano queste dieci parole: “Io, Massimo Mazzucco, non credo alla teoria della Terra cava”. Tutto qui. Così possiamo tornare ad occuparci di cose più interessanti.

Lo spazio dei commenti qui sotto è a sua disposizione. A differenza di me su Luogocomune, lui qui non è bannato.


Aggiornamenti


Ho modificato l'articolo per chiarire che la ricostruzione degli eventi fatta da Mazzucco non è di oggi ma risale al 2008 e che la questione è riemersa per via della discussione su Wikipedia che riguarda la neutralità della voce Massimo Mazzucco.


2015/11/04


Oggi, a ben quattro anni di distanza, Mazzucco mi ha scritto privatamente segnalandomi che ha pubblicato questa sua dichiarazione: “Io, Massimo Mazzucco, non credo alla teoria della Terra cava”. Meglio tardi che mai.




2015/11/05


Ho aggiornato la recensione di Inganno Globale. Intanto su Wikipedia è in corso una edit war fra Brain Use (che sta cercando di aggiornare la voce dedicata a Mazzucco per rispecchiare le sue nuove dichiarazioni), seguaci di Mazzucco e wikipediani che sta rendendo impossibile l’aggiornamento corretto e definitivo delle informazioni sulla vicenda.




Io ho fatto il possibile per mantenere la parola data, ma c’è un limite al tempo che dedico a chi mi insulta.
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Recensione veloce: MacBook Air 2011, Mac OS X Lion

Nuovo OS X, questo Leone vuole fare un po' troppo la chioccia


L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. 

La gatta Pallina e un MacBook Air al Maniero Digitale.
Il mio MacBook Pro 15" del 2008 è defunto pochi giorni fa (problemi ai componenti interni dell'alimentazione, dopo tre anni di uso ininterrotto) e piuttosto che spendere per riparare una macchina obsolescente ho preferito investire in un laptop nuovo, scegliendo un ultraleggero come macchina da viaggio e per presentazioni.

Non potendo aspettare l'arrivo degli ultrabook di altre marche sui quali montare Linux e Impress di OpenOffice.org/LibreOffice, ho comperato un MacBook Air da 13 pollici con OS X 10 Lion. Queste sono le mie prime impressioni, suscettibili di aggiornamenti, sull'hardware e sul software. Non pretendo che le condividiate: prendetele solo come un mio parere basato sull'uso specifico che ne faccio io.


Hardware


L'Air 2011 è una macchina splendida: una di quelle che ti fa dire “è così che dovrebbero essere i computer”. Leggera da portare in giro, fresca (non un tostapane come il mio MacBook Pro), potente e sorprendentemente veloce. Un piacere da usare e tenere in grembo o sul tavolino del treno per essere produttivi ovunque.

Ma come, non avevo liquidato l'Air come un giocattolo per esibizionisti? Certamente, ma la versione di tre anni fa alla quale mi riferivo era tutt'altra creatura rispetto a questo Air 2011, che ha di default un disco rigido a stato solido, uno schermo con un trattamento antiriflesso sorprendente (gli ho puntato addosso per errore il puntatore laser e l'ha letteralmente assorbito, tanto che credevo che il puntatore si fosse spento), e soprattutto un prezzo e delle prestazioni molto simili al MacBook Pro equivalente. Sull'Apple Store italiano, l'Air 13" costa 1260 euro (1349 franchi in quello svizzero), mentre il Pro 13" base costa 1158 euro (1299 franchi nello Store svizzero). Cento euro e spiccoli di divario, mentre la differenza di prezzo, all'epoca, era di 650 euro.

Certo, per cento euro in più si ha parecchio hardware in meno: niente masterizzatore, un processore meno potente, un disco rigido meno capiente, nessuna porta Ethernet integrata e altro ancora. Ma per l'uso che ne faccio io è uno scambio vantaggioso: niente peso del masterizzatore, un processore comunque più che sufficiente per quello che devo fare (regge senza problemi il riconoscimento vocale di Dragon Dictate 2.5), un disco rigido meno delicato e vorace con la batteria (che dura almeno cinque ore con una luminosità media dello schermo).

Portarsi in giro l'adattatore USB-Ethernet (che si paga a parte) è accettabile. Due porte USB sono sufficienti per un uso mobile e lo slot per scheda SD è ottimo per riversare rapidamente foto durante viaggi e reportage. La tastiera (retroilluminata) è passabile, anche se la corsa dei tasti è comprensibilmente minima. Se l'Air avesse un modem cellulare integrato e una cornice meno spessa per lo schermo sarebbe il laptop perfetto.

Resta valida l'altra critica che feci a suo tempo al primo Air: le dimensioni. La versione da 13" è ancora troppo grande per l'uso ultramobile, ma oggi per chi ha quest'esigenza c'è anche la versione da 11". Io ho scelto la versione più grande perché per le presentazioni mi serve uno schermo meno piccolo di quello di un netbook.


Software


Sleep mode.
Trovo che OS X Lion sia per molti versi irritante, ma non abbastanza da spingermi a sventrare l'Air e installargli Snow Leopard (almeno per ora).

Il suo stile esasperatamente pallido, monocromatico e minimalista (in Finder e Mail, per esempio), le sue opzioni iPad-ose (LaunchPad, lo scrolling rovesciato, i default di Mail) e il suo atteggiamento da chioccia sono fastidi controbilanciati solo a malapena dall'opzione di riavvio istantaneo con le applicazioni già aperte, che trovo un vantaggio enorme per chi viaggia e si trova ad aprire e chiudere il laptop di fretta.

Anche alcuni gesti multi-touch sono un grande aiuto, specialmente su un laptop: trovo particolarmente utile il “trascina-e-seleziona” con un gesto unico (scorrimento con tre dita).

In cima alla lista delle offese all'informatica di Lion metto invece senza esitazioni lo scrolling invertito impostato di default. Da che mondo è mondo, quando faccio scorrere le dita verso il basso su un touchpad, lo schermo scorre verso l'alto, come avviene con un mouse (la metafora è che si sposta l'inquadratura del documento); in Lion, invece, l'impostazione predefinita è che se muovo le dita verso il basso, l'immagine sullo schermo scorre verso il basso. Apple lo chiama “naturale”, ma per chi viene dall'informatica e non dai telefonini o iCosi è spontaneo e naturale come asciugarsi dopo un bidet con la carta vetrata. Per fortuna è disattivabile.

Inoltre trovo irritante la scelta di nascondere la cartella Library dell'utente, che in passato era visibile all'utente. Per esempio, per copiare la mia sterminata raccolta di bookmark di Firefox e di signature di Mail ho sempre usato una semplice copia dei file dalla Library del vecchio computer a quello nuovo (il Sync di Firefox non mi funziona per niente). Con Lion quest'operazione viene ostacolata. Il messaggio è chiaro: l'utente è un utonto al quale è meglio non far toccare gli ingranaggi (ma allora perché non nascondere Library e System nella root del sistema operativo?).

Si può rendere visibile la Library in modo permanente (con il comando da Terminale chflags nohidden ~/Library) o accedervi comunque in vari modi (il più elegante mi pare quello di premere il tasto Opzione mentre si clicca sul menu Go del Finder).

L'assenza di Flash preinstallato è un'altra scocciatura che alimenta la guerra di Apple contro Adobe senza dare nessun vantaggio agli utenti Apple. Si risolve scaricando e installando Flash dal sito di Adobe, ma questa è una cosa che gli utenti non dovrebbero aver bisogno di fare. Idem dicasi per Java, anche se oggi la necessità di supportare Java è rara (NeoOffice ce l'ha).

Altrettanto irritante, sempre a mio parere, è il raggruppamento per conversazioni applicato da Mail. Anche questo è disattivabile, ma va disattivato per ogni singola cartella è una di quelle opzioni che mi sembra generare più confusione che chiarezza (se cancello, cancello l'intera conversazione o la singola mail?). Se avete provato anche voi Lion e/o l'Air e volete condividere le vostre impressioni, i commenti sono a vostra disposizione.

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “rcervi”. Tutto l'hardware e software citato nella recensione è stato acquistato da me senza alcuno sconto o beneficio fornitomi dal produttore o da terzi.
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Incontro con Charlie Duke domani a Lucerna. Avete domande da fargli?

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2011/10/10.

Domani pomeriggio sarò a Lucerna per incontrare Charlie Duke, uno dei dodici uomini che hanno camminato sulla Luna. Se avete domande da fargli, provo a girargliele. I lunacomplottisti si astengano: alzino le chiappe e vengano a farle da soli, se ne hanno il coraggio. Sì, Massimo Mazzucco, sto parlando anche con te.

Questo è uno spezzone di quando sono stato suo emozionato traduttore sul palco a Chiasso: Duke descrive con schietta meraviglia, mappamondo in mano, come ha visto la Terra.


Nell'emozione ho tradotto "beautiful" con "incredibile", lo so.


Aggiornamenti


La conferenza è stata ricchissima di spunti umani oltre che tecnici, grazie alla presenza, insieme a Charlie Duke, dell'astronauta svizzero Claude Nicollier (4 missioni Shuttle) e del professor Johannes Geiss, principale responsabile dell'esperimento sul vento solare (SWC), la “bandiera svizzera” piantata sulla Luna dagli astronauti Apollo (la vedete nell'immagine qui accanto). La conduzione precisa di Lukas Viglietti ha dato spazio a tutti e messo in luce il contributo notevole, ma spesso trascurato, della Svizzera all'esplorazione e allo sfruttamento pratico dello spazio.

Qui sotto trovate qualche foto; pubblicherò le interviste a Duke e Geiss appena possibile. Splendida la descrizione della missione Apollo 16 e dell'esperienza di trovarsi sulle montagne della Luna e avere il tempo di fermarsi a contemplare la bellezza del luogo. La battuta migliore della conferenza: “Come si va al gabinetto nello spazio? Con molta attenzione”.

Irresistibile anche la teoria di Duke sulla nascita del complottismo lunare: l'astronauta ha un gemello identico, che durante la missione lunare di Duke entrò nella sala del Controllo Missione a Houston, lasciando sbigottiti i tecnici che non riuscivano a capire come mai l'astronauta che loro vedevano scorrazzare sulla Luna era lì davanti a loro.

Ma al di là degli scherzi e delle battute, rimane l'emozione di incontrare di persona coloro che sono stati nello spazio e hanno realizzato avventure ancora ineguagliate dopo quarant'anni.

Charlie Duke. Foto di Rodri Van Click.

L'intervista a Duke. No, Duke non sta descrivendo le dimensioni del cervello dei complottisti. Foto di Rodri Van Click.

Due parole con il professor Johannes Geiss, inossidabile geek oltre che scienziato. Foto di Andrea Tedeschi.

Mi offro come appoggio improvvisato per un autografo chiesto da un fan a Geiss. Foto di Andrea Tedeschi.

Claude Nicollier e Charlie Duke; dietro di loro, Johannes Geiss.
Sì, sulla giacca Duke ha scritto “The Real Space Cowboys”. Foto di Andrea Tedeschi.

Un frammento di Luna portato sulla Terra dalle missioni Apollo
e presente al Museo dei Trasporti di Lucerna. Foto mia.

Non dimenticate l'appuntamento con Rosemary Roosa, figlia dell'astronauta Apollo Stu Roosa, e gli “alberi della Luna” a Tradate il 12 ottobre. L'ingresso a questo evento è libero; i dettagli sono qui su Foam13.it e qui su Collectionspace.it.