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Pirateria in Rete: le leggi attuali bastano, secondo il Consiglio Federale

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente il 9/12/2011 sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

La legislazione svizzera in materia di download di film, telefilm, musica e altre opere vincolate dal diritto d'autore è molto differente da quella degli altri paesi: non punisce lo scaricamento puro e semplice (senza condivisione). Solo la condivisione, se avviene al di fuori della cerchia della famiglia, è punibile. Un approccio che per alcuni titolari di diritti d'autore incentiva la pirateria audiovisiva. Ma il Consiglio Federale ha pubblicato un rapporto, disponibile in francese e in tedesco ma non in italiano, secondo il quale le regole attuali sono adeguate e non c'è bisogno di cambiarle.

Sulla base di studi precedenti risulta che “in Svizzera fino a un terzo delle persone sopra i 15 anni scarica gratuitamente musica, film e giochi” e che “nonostante il grande interesse dei media e le numerose campagne di sensibilizzazione, la maggioranza degli utenti di Internet continui a non distinguere le operazioni lecite e illecite”.

A conti fatti, dice il rapporto, la cifra spesa per l'intrattenimento è rimasta invariata: “invece di acquistare supporti audio e video, i consumatori investono la parte risparmiata in concerti, visite al cinema e prodotti di merchandising”. Il suggerimento per le case di produzione, quindi, è “adeguarsi ai nuovi comportamenti dei consumatori”.

Ogni volta che nasce una nuova tecnologia nei media c'è chi ne abusa, e questo è il prezzo del progresso, dice il rapporto, aggiungendo che i vincitori saranno coloro che sapranno usare a proprio vantaggio queste tecnologie e i perdenti saranno coloro che continueranno a usare modelli commerciali vecchi. Chi scarica frequenta maggiormente i concerti e compra più giochi di chi non scarica. Anche le piccole band, secondo il rapporto, traggono beneficio dal fatto che gli utenti possono scaricare per assaggiare i loro brani prima di decidere sull'acquisto invece di dover andare a scatola chiusa.

Il rapporto esamina anche le norme antipirateria di altri paesi, come per esempio l'HADOPI francese, giudicata troppo costosa (12 milioni di spesa) e di dubbia legalità. Anche filtraggio o blocchi a monte sarebbero inopportuni, perché ostacolerebbero la libertà d'espressione e la privacy e comunque sarebbero aggirabili.

Inoltre, nota il rapporto del Consiglio Federale, è praticamente impossibile per le società svizzere dare la caccia ai piccoli condivisori, perché non è permesso archiviare in massa gli indirizzi IP di chi usa i circuiti di file sharing, come è necessario fare per cogliere in flagrante chi condivide illecitamente, e quindi manca un elemento di prova fondamentale.

Fonti aggiuntive: Torrentfreak.
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