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Le parole di Internet: DNS e tecniche anti-oscuramento

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente il 19/04/2013 sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.


DNS. Acronimo di Domain Name System, il sistema di Internet che traduce i nomi dei siti in indirizzi IP e viceversa, ma anche di Domain Name Server, termine con il quale si definiscono i computer che realizzano in concreto questo sistema.

L’indirizzo IP è paragonabile al numero di telefono di un utente della rete telefonica. Su Internet il traffico viene smistato in base all’indirizzo IP, che però è una serie di numeri difficile da ricordare, per cui si preferisce assegnare a ciascun indirizzo numerico uno o più indirizzi testuali facilmente ricordabili. Quest'assegnazione e le regole che la governano sono appunto il Domain Name System.

È un dettaglio tecnico vitale di Internet che solitamente rimane dietro le quinte ma ogni tanto emerge in modo importante. Per esempio, pochi giorni fa in Italia sono diventati improvvisamente inaccessibili ben 27 siti nazionali e internazionali legati alla custodia di file e allo streaming di video. Alcuni nomi: Uploaded, Rapidgator,  Megaload, Nowvideo, Videopremium, Bitshare, Filmpertutti.tv e la svizzera Cyberlocker.ch (l’elenco completo è qui). Siti usati da milioni di persone e bloccati completamente, per chi vi accede dall’Italia, a causa di un ordine di sequestro preventivo emesso dalla Procura della Repubblica di Roma ed eseguito dalla Polizia Postale italiana. La causa dell’oscuramento è la denuncia della presenza, su questi siti, di copie illegali di un film d’animazione francese.

Il problema dell’azione legale italiana è che per tutelare un singolo film sono stati inibiti tutti gli accessi a questi siti, compresi quelli degli utenti che non hanno nulla a che fare con violazioni del diritto d’autore ma usano questi depositi online semplicemente per condividere documenti, fotografie o progetti di grandi dimensioni di cui sono i legittimi proprietari.

Immaginate che un giudice faccia bloccare Dropbox oppure Google Drive o Skydrive di Microsoft perché ha ricevuto denuncia del fatto che uno di questi siti ospita una copia pirata di un film e sarà chiaro che il provvedimento italiano ha delle conseguenze che secondo alcuni esperti sono sproporzionate.

Il provvedimento fa discutere anche per via della sua inefficacia di fondo: è infatti sufficiente cambiare le impostazioni del Domain Name Server (nella configurazione di rete del proprio sistema operativo, secondo istruzioni facilmente reperibili con una ricerca in Rete) e adottare il DNS di Google (8.8.8.8, 8.8.4.4) o di OpenDNS (208.67.222.222, 208.67.220.220) per far tornare accessibili i siti apparentemente oscurati. Ed è in casi come questo che sapere come funziona questa parte dell'infrastruttura di Internet diventa improvvisamente prezioso.
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