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Truffa alla nigeriana frutta 1,6 milioni di dollari

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente il 03/05/2013 sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

Possibile che qualcuno ancora abbocchi alla truffa del riccone in difficoltà che chiede aiuto per concludere un affare milionario? Sì, possibile, e stavolta le vittime, un agente immobiliare statunitense e la sua compagna, ci hanno rimesso 1,6 milioni di dollari nel corso di quattro anni. Il truffatore si spacciava per il figlio di Joseph Kabila, presidente della Repubblica Democratica del Congo.

Nel 2005 contattò l’agente immobiliare dicendo che voleva comperare numerose case molto costose per conto del padre e offriva una lauta commissione all’agente. Problemino: il governo americano aveva bloccato i fondi, circa 43 milioni di dollari. Al sedicente figlio di Kabila servivano degli anticipi di qualche decina di migliaia di dollari per mandare avanti l’affare e sbloccare i fondi. Il truffatore chiese all’agente se poteva dare una mano in questo senso e offriva come garanzie una lettera di elogio da parte di un senatore statunitense e vari altri certificati. La sventurata vittima accettò, incontrando più volte il finto figlio di Kabila, al quale finì per inviare al truffatore 635.000 dollari a copertura di spese in realtà inesistenti: finte spese di alloggio, finti processi e persino una finta incarcerazione.

Quando l’agente immobiliare fece bancarotta, il truffatore si rivolse alla compagna dell’agente, che inviò altri 970.000 dollari, fino a fare bancarotta anche lei. Nessuno dei due neosquattrinati aveva fatto alcuna verifica della credibilità del personaggio prima di affidargli queste somme. In particolare non era stato notato un dettaglio rivelatore: il sedicente figlio del presidente dichiarava di avere 41 anni, ossia la stessa età del presidente che in teoria sarebbe stato suo padre. I dettagli della vicenda incredibile sono raccontati nell’atto d’accusa ufficiale.

Il truffatore è stato arrestato pochi giorni fa a San Francisco e rischia fino a vent’anni di carcere. Stavolta non saranno virtuali.
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