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Attacco a Viber, accusato di spiare gli utenti

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente il 26/07/2013 sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

Pochi giorni fa è stato attaccato e violato uno dei siti di Viber, popolare servizio di messaggistica istantanea e telefonia via Internet che conta circa 200 milioni di utenti in tutto il mondo. L’attacco è stato rivendicato a nome dell’Esercito Elettronico Siriano con una pagina che accusava Viber di tracciare e spiare gli utenti e raccomandava agli utenti di disinstallare l’applicazione.

L’accusa era dimostrata da una schermata che elencava vari dettagli di un database di Viber: numeri di telefono, indirizzi IP, identificativi dei dispositivi utilizzati e altro ancora. La notizia ha causato il panico fra gli utenti di Viber, ma un esame attento della schermata in questione ha rivelato che non si trattava di un’immagine presa dal database degli utenti ma di un altro archivio per uso interno. Sulla base di questa osservazione, lo scenario più probabile era, secondo alcuni esperti, che un dipendente di Viber si fosse fatto rubare una password amministrativa ma non l'intero elenco degli utenti e delle loro credenziali di accesso.

Poco dopo Viber ha confermato quest’ipotesi: password amministrativa rubata tramite il classico espediente del phishing, già usato dagli attivisti dell’Esercito Elettronico Siriano per violare account del Financial Times, del Guardian, della BBC e di altri siti di spicco.

Per quanto riguarda le accuse di tracciamento e spionaggio, anche Viber, come tutte le app del suo genere, ha servizi di geolocalizzazione e raccoglie molti dati sui propri utenti. Con o senza violazioni del sito e proclami degli attivisti siriani, è quindi prudente evitare di usare questo genere di servizio per comunicare informazioni riservate, per lavoro o per la propria sfera personale, e non fidarsi ciecamente delle dichiarazioni dei giustizieri della Rete.

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