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Antibufala: se cerchi pentole a pressione su Google arriva l’antiterrorismo?

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente il 09/08/2013 sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

La scoperta dell'esistenza di sistemi d'intercettazione del traffico Internet su vastissima scala, gestiti dal governo statunitense e rivelati dall'ex consulente dell'NSA Edward Snowden, ha creato una notevole agitazione nel pubblico. Quando Michele Catalano, una giornalista statunitense piuttosto ben conosciuta, ha annunciato sul proprio blog che dopo aver cercato pentole a pressione su Google aveva ricevuto una visita dei funzionari dell'antiterrorismo, è partito il panico mediatico della paranoia, anche nelle testate italofone.

L'episodio sembrava confermare la paura diffusa che Google segnali automaticamente alle autorità qualunque ricerca sospetta (le pentole a pressione sono usate nella fabbricazione di ordigni esplosivi usati spesso negli attentati), effettuando quindi una sorveglianza strettissima dei cittadini. In questo clima di sorveglianza pervasiva e di errori d'interpretazione dei dati, insomma, ci si poteva trovare nei guai con la giustizia semplicemente cercando termini del tutto innocenti su Internet.

Ma la storia è una bufala alla quale hanno abboccato molti media, incuranti dei dettagli poco chiari della vicenda. Le indagini dei più scettici hanno fatto emergere infatti la vera causa della visita delle autorità: una segnalazione da parte di un ex datore di lavoro, che aveva notato che il marito della giornalista aveva cercato pentole a pressione e zainetti (due oggetti usati nei recenti attentati di Boston) dal computer dell'ufficio.

Stavolta l'occhio onniveggente di Google non c'entra, ma storie come questa e soprattutto la loro diffusione esplosiva testimoniano quello che è già stato soprannominato “effetto Snowden”: un crollo drastico nella fiducia nelle garanzie democratiche di privacy in molti paesi, causato dall'esistenza di questi servizi d'intercettazione governativi, che secondo il Washington Post sta portando a consistenti annullamenti di contratti con fornitori di servizi cloud e Internet statunitensi.
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