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Autoscatti? Mica sono una novità. Risalgono almeno al 1839

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente il 18/10/2013 sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

Nonostante la dichiarazione semiseria di Sir Paul McCartney di essere l'inventore del selfie, ossia dell'autoritratto fotografico, fatta recentemente alla TV statunitense, questo genere d'immagine, così popolare oggi nel bene e nel male, è in realtà molto antico. Così antico che risale a prima dell'invenzione della pellicola fotografica.

Uno degli autoscatti più lontani nel tempo che si conoscano ci arriva infatti dal 1839: è un dagherrotipo che ritrae il chimico Robert Cornelius. Per tramandarci questo ritratto fu costretto a stare immobile per parecchi minuti davanti alla macchina fotografica, perché i prodotti chimici fotosensibili usati dalla dagherrotipia richiedevano tempi di posa lunghissimi: è per questo che nelle foto antiche tutti hanno espressioni serie.

Dal 1914, invece, ci arriva un autoritratto di una giovane adolescente, che a parte il vestiario potrebbe essere stata scattata da una teenager di oggi: lo stesso uso dello specchio e lo stesso sguardo rivolto appunto allo specchio anziché al mirino della fotocamera. Ma lei è una teenager che ha fatto la storia, o meglio, l'ha subita: è la principessa russa Anastasia Romanova, la cui breve vita avrà un epilogo tragico nella Rivoluzione Russa.

Altrettanto inquietanti sono gli autoscatti dei soldati della Grande Guerra, realizzati spendendo non poco (la fotografia era ancora un privilegio costoso) con la consapevolezza amarissima di sapere che quell'immagine rischiava di essere l'unico ricordo che rimaneva ai propri cari.

Se siete affascinati da questi messaggi così personali che ci arrivano dal passato e vi interrogate su come verranno interpretati dai posteri i nostri autoscatti attuali, sfogliate la rassegna di queste immagini d'epoca presso News.com.au.
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