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Antibufala: 75 anni di radiopanico leggendario per la Guerra dei Mondi

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente il 01/11/2013 sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

Pochi giorni fa, precisamente il 30 ottobre, è stato celebrato il settantacinquesimo anniversario della messa in onda di una trasmissione radiofonica diventata mitica: la versione de La Guerra dei Mondi, il romanzo fantascientifico di H.G. Wells, realizzata da un celeberrimo quasi omonimo, Orson Welles, che confezionò una finta diretta radiofonica dell'invasione del nostro pianeta da parte di spietati marziani armati di tecnologie distruttive letali.

Leggenda vuole che questa trasmissione del 1938 fu scambiata dagli ascoltatori per una diretta autentica dell'arrivo degli extraterrestri in America e scatenò un panico nazionale, convincendo oltre un milione di persone che gli Stati Uniti venivano devastati da invasori alieni. A distanza di tre quarti di secolo, quella puntata del Mercury Theater on the Air della rete radiofonica CBS è ancora saldamente fissata nella cultura generale come esempio classico del potere dei mezzi di comunicazione.

Ma è andata davvero così?

Un'indagine recente, pubblicata in sintesi su Slate.com da Jefferson Pooley e Michael Socolow, due esperti di media e comunicazione presso il Muhlenberg College e la University of Maine, ricostruisce una vicenda ben diversa: nessun panico, nessuna guerra immaginaria contro i marziani, ma una guerra molto concreta fra due mondi di un altro genere.

I due mondi in conflitto sono quello della stampa e quello della radio negli Stati Uniti della fine degli anni Trenta del secolo scorso. La radio aveva tolto ai giornali molti degli introiti pubblicitari, per cui la stampa colse l'occasione della trasmissione di Orson Welles per screditare il rivale hertziano, presentandolo come fonte inattendibile per le notizie. Il New York Times pubblicò persino un editoriale, intitolato “Terror by Radio”, che biasimava i funzionari della CBS per aver permesso di intercalare “finzioni agghiaccianti” con “annunci di notizie, presentate esattamente nello stesso modo usato per le notizie reali”, e altre testate fecero eco. La radio, si diceva, era troppo giovane e immatura per un compito così importante come veicolare notizie. Una polemica che ricorda da vicino quella di oggi fra media tradizionali e Internet.

La vicenda, insomma, fu gonfiata dai giornali, con titoli come “Finta 'guerra' alla radio scatena il terrore in tutti gli Stati Uniti" (Daily News del 31 ottobre 1938), con tanto di foto e dichiarazioni di “vittime” traumatizzate dalla trasmissione. Ma sappiamo che il mito fu fabbricato perché i rilevamenti d'ascolto dell'epoca indicano che il 98% degli ascoltatori era sintonizzato su altri canali all'ora della messa in onda de La Guerra dei Mondi. Varie emittenti della rete CBS, inoltre, non trasmisero affatto il programma, riducendo il pubblico potenziale. La CBS stessa commissionò un sondaggio il giorno dopo la trasmissione e i dirigenti furono sollevati quando scoprirono che non solo gli ascoltatori erano stati pochi, ma quei pochi avevano capito che si trattava di una parodia.

Il mito del panico nazionale crebbe nei decenni successivi sulla base di dati inattendibili; nessuna delle segnalazioni di panico e nella popolazione e di suicidi fu mai confermata. Ci fu soltanto una causa, intentata da un'ascoltatrice, che accusò la CBS di averle causato uno “shock nervoso”, ma l'azione fu respinta. Welles e la CBS non furono mai rimproverati o sanzionati formalmente dalle autorità, e i giornali smisero di parlare della vicenda nel giro di pochi giorni. Ma il mito della notte di panico persiste, alimentato dal messaggio di fondo: abbiamo paura che il nostro mondo (reale o culturale) venga invaso da forze sconosciute, e i nuovi media ci spaventano, oggi come allora.
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