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L’icona d’aereo in Google Maps che non è un’icona

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente il 08/11/2013 sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

In Google Maps, andate a queste coordinate. Troverete un cerchio scuro con una sagoma d'aereo che sembra una normalissima icona di quelle usate per segnare un punto d'interesse sulle mappe digitali. Ma questa non è un'icona qualunque: anzi, non è neanche un'icona. E ha una storia molto speciale.

Siamo nel deserto del Ténéré, in Niger. Un posto quasi inaccessibile. Ma se ingrandiamo l'immagine che compare a quelle coordinate, scopriamo che non si tratta di qualcosa che viene aggiunto da Google Maps: è un disegno reale, tracciato nella sabbia, che ha un diametro di circa sessanta metri. Qualcuno lo ha creato intenzionalmente affinché si vedesse soltanto dall'alto e nelle mappe digitali.

Per capire chi è stato bisogna fare un salto indietro nel tempo al 1989, precisamente al 19 settembre. Quel giorno il volo UTA 772 decolla da Brazzaville, in Congo, diretto a Parigi. Tre quarti d'ora dopo il decollo, una bomba piazzata a bordo da terroristi lo fa esplodere in volo. Muoiono tutti: 155 passeggeri e 15 membri d'equipaggio.

Diciotto anni dopo, nel 2007, i familiari delle vittime decidono di creare un monumento che ricordi i loro cari. Lo fanno in una maniera straordinaria: costruiscono un cerchio riempito di pietre nere e con 170 specchi rotti, uno per ciascuna vittima, lungo la circonferenza. C'è anche un'ala dell'aereo, recuperata non lontano e conficcata verticalmente nel terreno come una lapide metallica: il posto è talmente remoto che in giro si trovano ancora grandi, spettrali frammenti del velivolo, semisepolti dalla sabbia.

Pochissimi riusciranno mai a visitare materialmente questo monumento, ma molti lo fanno tramite Internet. Il passaparola suscitato dalla straordinarietà di questa forma di commemorazione continua a mantenere vivo il ricordo delle vittime di quell'attentato forse meglio di qualunque soluzione convenzionale. Se siamo qui a parlarne oggi, vuol dire che l'obiettivo di non dimenticare è stato raggiunto.
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