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10 commenti

Foto: il nero infinito dello spazio

Rick Mastracchio e Mike Hopkins lavorano nell'oscurità e nel vuoto dello spazio all'esterno della Stazione Spaziale Internazionale, il 24 dicembre 2013. Foto di Oleg Kotov. Bello vedere ogni tanto i volti al posto delle visiere dorate riflettenti. Si vede bene anche il fatto che ci sono solo due strati di casco trasparente fra il viso degli astronauti e la morte praticamente istantanea per assenza d'aria e depressurizzazione.


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Commenti
Commenti (10)
E' sicuramente una foto fasulla, infatti non si vedono stelle sullo sfondo!
COMPLOTTOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO
@ Paolo
Solo un appunto a quel "la morte praticamente istantanea per assenza d'aria e depressurizzazione". In realtà la morte non è affatto istantanea, come "dimostra" la scena del rientro di Dave Bowman nella Discovery senza elmetto. Secondo molte fonti si può sopravvivere per oltre un minuto, il problema è che nel giro di una decina di secondi si perdono i sensi.
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Ma scusate, quello a destra... non vi ricorda qualcuno di nostra conoscenza??

[img]http://oi42.tinypic.com/nl4fft.jpg [/img]
Stu, va' in mona, và!
:-))
Martinobri, non per fare il pedante, ma la forma corretta sarebbe "Stu, ma va in mona, và" oppure il più diretto "Alà va in mona". :)
Non direi. " Va' " è un troncamento di "vai", per cui l'apostrofo ci sta.

O no...?
Speriamo che il 2014 ci porti il ritorno di chi sappiamo.
Martinobri, se scrivessi in italiano la forma "va' " sarebbe più che corretta, ma dato che utilizzi una locuzione prettamente veneta, il verbo "andare" va coniugato in veneto imperativo, quindi perdendo la troncatura e diventando "va" ( (ti) va, lu 'l vaga, (noantri) nemo/'ndemo, (voaltri) nasì, lori i vaga). Da notare la differenza tra la seconda persona presente indicativa composita (ti te ve) e l'imperativa (ti va), più simile alla coniugazione in italiano. Per le terze persone (singolari e plurali) si usa anche un imperativo spurio, mutuato dal congiuntivo come forma (che'l vaga, che i vaga) ma connotazione puramente perentoria (Es.: che'l vaga 'n mona)

La correzione era tutta via per la particella "ma", solitamente usata come inizio di questa locuzione per accentuare il sentimento di frustrazione mista a malcelato disappunto, propri di questo enunciato. Solitamente accompagnando la frase con un gesto di uno o due braccia a guisa di barra che si alza celermente, a mano aperta.

Se il disappunto è particolarmente sentito quasi a sfociare nella stizza, la frase si pronuncia con il volto teso ed il gesto piò trasformarsi in "occhio che ti arriva una sberla".
stupidocane,

Bel fotomontaggio! Grazie!
se scrivessi in italiano la forma "va' " sarebbe più che corretta, ma dato che utilizzi una locuzione prettamente veneta, il verbo "andare" va coniugato in veneto imperativo, quindi perdendo la troncatura e diventando "va" ( (ti) va, lu 'l vaga, (noantri) nemo/'ndemo, (voaltri) nasì, lori i vaga). Da notare la differenza tra la seconda persona presente indicativa composita (ti te ve) e l'imperativa (ti va), più simile alla coniugazione in italiano. Per le terze persone (singolari e plurali) si usa anche un imperativo spurio, mutuato dal congiuntivo come forma (che'l vaga, che i vaga) ma connotazione puramente perentoria.


Stu, va' a dàa via i ciapp