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Stampanti 3D: non solo giocattoli

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente il 20/12/2013 sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

Capita spesso di sentire critiche della stampa 3D (la fabbricazione di oggetti solidi usando un apparato che genera qualunque forma componendola strato per strato in vari materiali): sarebbe una moda, un gioco per appassionati di tecnologia che si dilettano a formare oggettini decorativi di plastica mal rifiniti.

In realtà la stampa 3D professionale propone risultati molto concreti: per esempio, la General Electric ha indetto un concorso fra gli utilizzatori comuni di stampanti 3D, invitandoli a progettare un supporto per motori d'aereo, stampabile con tecniche di stampa 3D, che fosse più leggero di quelli attuali ma altrettanto resistente.

Fra i 700 candidati, provenienti da 56 paesi, ha vinto l'indonesiano M. Arie Kurniawan, che si è portato a casa un premio di 7000 dollari grazie al suo progetto di supporto che riduceva i pesi di quasi l'84% pur restando capace di reggere fino a quattro tonnellate e mezza. L'uso di questi supporti ridurrebbe di circa 500 chilogrammi il peso di un aereo di linea bimotore.

Non è l'unico esempio: nel corso di quest'anno è stata effettuata la ricostruzione del 75% del cranio di un paziente usando dei polimeri biocompatibili conformati mediante una stampante 3D, e persino un componente sottoposto ad altissime sollecitazioni come un iniettore di un motore a razzo è stato realizzato con la stampa 3D, diminuendo drasticamente i tempi e i costi di progettazione e produzione rispetto alle tecniche tradizionali: quattro mesi al posto di un anno, riducendo i costi del 70%.

Niente male per un “giocattolo”.
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