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9 commenti

Guardare il mondo con occhi nuovi: mappe online


L'anno nuovo è sempre un'occasione per cambiare prospettiva e guardare il mondo con occhi nuovi. Internet viene in soccorso in maniera un po' particolare e letterale con un paio di servizi che davvero rappresentano il nostro pianeta in maniera sorprendente e affascinante.

Per esempio, può essere sorprendente scoprire che la stragrande maggioranza dei luoghi comuni sugli antipodi è sbagliata: dovunque abitiate, nel punto opposto della sfera terrestre c'è quasi sempre oceano o mare, non terraferma (come mostra l'immagine qui accanto).

Se volete verificarlo, usate la mappa antipodale interattiva di FindLatitudeAndLongitude.com: in uno dei due riquadri mostrati dal sito scegliete il punto del mondo che vi interessa e nell'altro comparirà il punto antipodale corrispondente. Gli antipodi della Svizzera (e di quasi tutta l'Europa), per esempio, sono nell'Oceano Pacifico, a est della Nuova Zelanda. E la famosa frase “sindrome cinese”, immortalata da un celebre film, è una bufala: agli antipodi degli Stati Uniti non c'è la Cina, ma l'Oceano Indiano.


Tanti altri modi nuovi di vedere il mondo sono presso l'account Twitter @Amazing_Maps (letteralmente “mappe stupefacenti”): per esempio, secondo voi quanta superficie del pianeta bisognerebbe coprire di pannelli solari per generare l'energia consumata oggi nel mondo? Basterebbe l'Australia? Sì; anzi, basterebbe questo quadratino del Sahara (“quadratino” rispetto alle dimensioni del deserto, dato che misura circa 250 km di lato). I dettagli sono descritti in questa ricerca.



Un risultato sorprendente, da confrontare con la mappa dei paesi che hanno i maggiori consumi energetici pro capite.

Ci sono anche le mappe del mondo deformate in base alla popolazione di ciascuno stato o al debito pubblico. Su un altro versante, volete sapere dove si consuma più caffé o c'è la minore illuminazione notturna? Esistono mappe anche per questo.
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Commenti (9)
Tutto vero. Se però non consideriamo gli antipodi con precisione matematica, ma con un minimo di approssimazione, è sempre strano vedere la Nuova Zelanda proprio agli antipodi dell'Italia, con forma e dimensioni così simili. Quelle cose che si sa benissimo che sono coincidenze e basta, ma anche quando lo si sa fa comunque un certo effetto.
contesto il quadratino:
basterebbe questo quadratino del Sahara se fosse un unico pannello.
Quando avevo fatto i calcoli per l'italia non bastava la sicilia.
e' vero che il sahara ha piu' sole, e' meno tormentato orograficamente ma fra le strade per accedere e lavare il coefficiente di riempimento sara' circa 2:1. Per arrivare a gestire il pannello deve arrivarci un camion.

A questo bisogna aggiungere, per queste dimensioni, gli enormi spazi per la gestione dell'energia. Elettrodotti interni, generatori, interruttori di sona (non stiamo parlando del tasto per accendere il telefonino ma di sezionatori grandi come una casa con pompe anti-arco) e turbine. Gestione della distribuizione e mantenimento della tensione al variare del carico. Solo questo influisce per un 10-15%.
Il coefficiente di attivita', parte dell'impianto avra manutenzioni periodiche e quindi per raggiungere tot dovra' essere tot+5% almeno.
Inoltre un simile impianto ( e peggio se spalmato su piu' impianti) abbisogna di centinaia se non migliaia di persone che devono abitarci e relative infrastrutture che di fatto SONO l'impianto.

La nevada solar one e' molto rappresentativa a mio giudizio poiche' e' nel deserto, e' moderna, e' costruita per guadagnare (no conto energia) e poi e' enorme (al momento del lancio era la piu' grossa).
Nonostante cio' produce 0.12TWh/y
ho dato inoltre una scorsa veloce alla ricerca, bella devo dire, ma non mi pare di aver visto il costo energetico degli enormi inverter e come possono venir realizzati.
Nessuno che io sappia ha fatto inverter cosi enormi e anche sulle navi che sono da sempre elettriche (il primo diesel common rail "full hybrid" e' del 1941 in USA su di una corvetta alla faccia di FIAT e Toyota) si usano sistemi elettromeccanici ovvero prese in punti diversi del generatore.

qualcuno vuole rifare i calcoli per sapere quanto e' grosso il quadrato di cemento da piazzare nel deserto?

http://allarovescia.blogspot.it/2012/09/solar-one-nevada.html
Spaventoso, l'Italia del debito pubblico è grande quasi quanto gli USA...
Da una prima lettura, mi sembra che la ricerca citata parli di elettricità, e non di energia. Il trasferimento energetico si riferisce essenzialmente a nord Africa > Europa tramite collegamenti terrestri e marini in corrente continua (HVDC), che in effetti sono in progetto o già in costruzione da diverso tempo: carino il collegamento Libia-Milano :)
In Corea del Nord dovrebbero essere tutti astrofili, anche se mi sa che ben pochi possano permettersi un telescopio o un binocolo decente :)
@blu-fame
Il coefficiente di attivita': intendi il "fattore di carico"?
Il coefficiente di attivita' intendevo dire che un impianto ha sempre delle parti da sistamare e possibili guasti.
Per esempio la sabbia va rimossa e per farlo la sezione va disattivata.
Quindi a seconda della tecnologia e' necessario disporre di un tot in piu' per.
Il fattore di potenza non e' un problema visto che il tomo si prefigge du usare la CC.
Insomma il gioco e' divertente ma dire che risolve tutti i problemi... e' tirata per le orecchie.
Concordo con quanto dice Daniele (commento #1) e Grezzo (commento #3): in questo caso penso si dovrebbe realizzare una bella gigantografia della mappa deformata in base al debito pubblico e appenderla in parlamento giusto per ricordare ai signori che ci stanno seduti quale sia il reale stato dell'Italia e che non si può ridurre il debito pubblico aumentando indiscriminatamente le tasse (soprattutto ai soliti "noti" purtroppo).
Mi inserisco nella discussione sul "quadratino" nel Sahara, aggiungendo altri due spunti di riflessione:
1- L'energia prodotta con il fotovoltaico non dipende da noi ma dalla radiazione solare incidente ai pannelli, ragion per cui o si costruiscono enormi impianti di stoccaggio per garantirne l'uso quando ne necessitiamo (per esempio la notte o durante i picchi di richiesta dalla produzione industriale) oppure dovremmo abituarci ad avere energia elettrica razionata.

2- bella la teoria dei collegamenti in CC, ma ci rendiamo conto dei costi enormi che questo comporterebbe? Come si pensa di trasformare i pochi Volt dei pannelli nelle centinaia necessari per poter ridurre le perdite durante il trasporto?

La mia personalissima opinione è che quella ricerca sia un mero esercizio accademico, un po' come preventivare la quantità di acciaio per la costruzione di un ponte tra Miami e Lisbona.