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50 commenti

Huffington Post italiano “scrive” gli articoli usando traduttori automatici. Ecco il nuovo giornalismo

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “surp1*” e con il contributo di @timendum, @salaros, @roundmidnight e @3volteM.

Questo, secondo l'Huffington Post italiano, realizzato in collaborazione con l'Espresso, sarebbe giornalismo: prendere un articolo inglese, darlo in pasto a un traduttore automatico e pubblicarlo senza neppure rileggerlo.


La coppia si sposò nel 2003 e hanno due figli insieme. Negli ultimi mesi ci sono state voci che presunti affari di Paltrow con vari uomini di grossa cilindrata è stato impostato per essere oggetto di un profilo di Vanity Fair che è stato poi a spillo a causa della sua campagna contro la rivista.

La fonte di queste perle è questo articolo di HuffingtonPost.it. Ora è stato corretto, senza una parola di scuse o un'indicazione della correzione, ma la cache di Google non dimentica. E non lo fanno neanche i miei screenshot.

Prendendo questo articolo dell'Huffington Post inglese e dandolo in pasto a Google Translate si ottiene lo stesso testo delirante.


Se siete incuriositi di come possa generarsi una porcata come “uomini di grossa cilindrata” o "è stato poi a spillo”, ecco il paragrafo originale:

The pair married in 2003 and have two children together. In recent months there were rumors that Paltrow's alleged affairs with various high-powered men was set to be the subject of a Vanity Fair profile that was then spiked due to her campaign against the magazine.

Non c'è che dire, è proprio un bel modo per dimostrare quanta considerazione si ha dei propri lettori.
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Commenti
Commenti (50)
L'HP italiano era stato inaugurato in pompa magna presente Arianna Huffington 'ipse'.
Peccato che in Italia siamo ancora ben lungi dagli stili e dalle professionalita' di oltreoceano. Qui quando il sito del maggior quotidiano italiano si rifa' il look sembra che sia passato a WoordPress con un tema che imita Tumblr.
E per fortuna che il traduttore di Google non fa bene le traduzioni: ci esorta a continuare ad usare la testa, per chi vuole farlo.
Credo che la maggior parte degli articoli siano fatti così, il software fa il grosso del lavoro e poi gli si da una breve rilettura a correzione della forma e di alcune parole, qui sarà scappato un clic su "posta" prima di sistemare il testo.
ti dirò preferivo l'articolo non corretto :-)
I don't have words ;-)

Commento offerto da Google traduttore
Chissà dove si misurerà la cilindrata negli uomini...
Uomini di grossa cilindrata è spettacolare.
"Chissà dove si misurerà la cilindrata negli uomini..."

Forse, dalla grossezza dei pistoni...
@stupidocane
Chissà dove si misurerà la cilindrata negli uomini

Che domande, misurando alesaggio e corsa e moltiplicando per il numero dei cilindri no?
I complottisti direbbero che :
nell' epoca in cui hanno dato le patenti da autotrasportatore
pure ai figli di "bin laden", e che girano impuniti per tutte
le strade dell'unione europea, creado spesso pericolo :
mancate precedenze, invasioni di corsia, tentativi di schiacciare le auto, e altro.
Nell' epoca in cui stiamo swaccando le nostre società e le nostre culture
con l'immigrazione selvaggia e senza regole, in cui le NEWS from USA
definiscono gli immigrati messicani "illegal immigration"
mentre invece verso l'europa diventano magicamente solo "refugees".
Nell' epoca del : "il melting pot è bello perchè lo dicono gli usa"
ma senza avere il secondo emendamento, nè le leggi del "Stand-your-ground law"
ma anzi invece, tanto caritatevole perdono e tanto indulto.
Nell' epoca in cui sono stati assunti in taluni istituti sanitari,
personale che sghignazza, mentre vicino c'è gente che soffre o è in fin di vita,
quasi stessero a guardare una trasmissione di striscia la notizia,
e sicuri che nessuno li possa licenziare, perche' sono stati assunti solo grazie
ai soliti amici del politico.
I complottisti direbbero che un paio di errori grammaticali sono ben poca cosa,
e non c'e' da stupirsi più di nulla.
@ Turi

Credo tu abbia dimenticato un "li" in "pistoni"

@ Guastulfo

Uhm, quindi un proctologo potrebbe avere la risposta. Perché se si parla di "cilindri", mbeh... ... ... ...


...


...




Ma che in che cacchio di discorso mi sono intruppato?
nel canton ticino 'io no spik svizzerano', in italia 'io no spik italiano'… (né inglisc, nè altro)
semplice, no?
e comunque hanno scritto ColdAplay invece di Coldplay.. lasciamo perdere va..
X kobotoz maboto:

Che? Non ho capito un nanotubo.
Gwyneth ci penso io a rincuorarti :-)
@Andrea F. Dipende da che cilindrata sei , come direbbe google: It depends on displacement six (lol)
probabilmente pagano le scimmiette che lavorano in redazione a banane acerbe...
Ieri su La Provincia Pavese in prima pagina il titolo dell'articolo centrale aveva un errore di ortografia.

Anche se fanno parte dello stesso gruppo editoriale a Pavia non hanno bisogno di aiuto esterno...
A cosa serve un traduttore? Basta usare google translate e correggere gli errori, no? E costa anche molto meno! Date retta, sono un genio della gestione d'impresa...

brutti ******** ***** ** ******* ***** ** ***** arroganti e presuntuosi.

Scusate lo sfogo.
Kobotoz, wtf?
Da traduttrice ho apprezzato molto l'articolo, ma mi chiedo che senso abbia inserire Google Translator proprio all'inizio della pagina di questo blog. Non è una contraddizione?
Rossana,

sono traduttore anch'io (brevetti) e non credo che sia una contraddizione.

Un conto è pubblicare un testo tradotto male da Google Translate e spacciarlo (anche ai propri inserzionisti) come contenuto originale e scritto da un essere umano. Un altro è offrire ai lettori il testo originale italiano e un pulsante che permette a chi non è italofono di avere una traduzione esplicitamente indicata come fatta da un sistema automatico.
@Rossana

Non vedo come possa essere una contraddizione, Paolo pubblica i suoi articoli in Italiano per farne fuire ad un pubblico (che parla) Italiano senza usare la (pessima) traduzione di materiale ALTRUI *alla fonte*.

Qui è l'utente che può scegliere se far tradurre a Google la pagina, esplicitamente.

e comunque hanno scritto ColdAplay invece di Coldplay.. lasciamo perdere va..

Beh, a me 7 volte su 10 quando scrivo "play" mi esce "paly"...
ho parlato di questo articolo ad una mia amica giornalista. NOn ti dico gli accidenti che ti ha mandato e ha detto che se un giorno dovessi azzardarti a criticare il giornale per cui scrive ti beccheresti subito una marea di denunce.

mi spiace... per lei non per te Paolo
Debora,

NOn ti dico gli accidenti che ti ha mandato e ha detto che se un giorno dovessi azzardarti a criticare il giornale per cui scrive ti beccheresti subito una marea di denunce.

Davvero? Adoro le sfide. Vediamo se è di parola. Che giornale è?
Non capite niente, si chiama futurismo: il prossimo passo sarà scrivere l'articolo in italiano, farlo tradurre in inglese da google e poi farlo ritradurre da babylon in italiano, per vedere un po' l'effetto che fa. Quando leggiamo un giornale come l'Huffington, siamo di fronte ad un'esperienza artistica e se non capite l'arte, colpa vostra. Tié!

... e cmq diciamolo, la maggioranza degli articoli scritti direttamente in italiano godono degli stessi "pregi" degli articoli tradotti malamente con gogòl, solo che nel primo caso manco si può dare la colpa agli uomini di mountain view, che smacco.
scrive per un'edizione locale de Il Messaggero. Ma si occupa prevalentemente di aggiornare (poco e male secondo me) le notizie di cronaca locale nel web.
Debora,

Il Messaggero? Quello che per mostrare l'impronta dell'uomo sulla Luna pubblicò la foto di un'impronta di stivale da pesca?

Quello secondo il quale Mandela era il padre dell'apartheid?

Vediamo se la tua baldanzosa amica è di parola.
ROTFL!!!
dubito sia di parola. Una breve sua descrizione: è arrogante, è presuntuosa e considera i giornalisti una specie di casta che deve assolutamente plasmare la società. Questa casta non deve riportare la verità ma ciò che piace al pubblico.
questo me lo ha detto lei. Per cui non è importante l'analisi delle fonte, la correzione del testo o la traduzione o altre cose simili, è importante scrivere una cavolata qualsiasi che sia d'effetto e proporla al pubblico.
Io considero gli articoli di molti giornalisti ottimi per incartare le uova; nel suo caso non ci sprecherei un foglio di A4 per stampare le sue stupidagini.
due anni fa scrisse che a San Benedetto del Tronto, nell'anconetano....
quando gli feci notare che San Benedetto è in provincia di Ascoli mi aggredì come una iena.
Capirai quindi che i miei rapporti con lei sono piuttosto brutti. Ogni tanto però mi contatta per dirmi quanto odia il tuo blog. Lei sa che lo seguo e non smette mai di redarguirmi per questo.
Un'altra cosa, ma già avrai capito il tipo, lei è una grande fans del complottismo undicisettembrino. Un giorno mi disse: "ma lascia stare Attivissimo, lascia stare quella roba lì..vai qui, vai qui.." e mi diede il link del sito di Mazucco.

questo è il tipo.
veramente vorresti discuterci?

nb: è vigliacca non verrà mai qui. non saprebbe controbattere.
nbb: a volte credo che sia più interessante e istruttivo discutere di politica con il mio gatto. almeno capisce..
Debora... ma sei sicura che sia tua "amica"? Di solito quelli che descrivo come hai fatto tu, non li chiamo "amici". :D

Oppure stai solo pungolando "la iena" per vedere di nascosto l'effetto che fa?

Vengo anch'io, no, tu no.
stupidocane, eravamo compagne di classe alle superiori. La considero amica in senso lato. Un tempo eravamo molto legate poi tutto finisce.. il rapporto si è molto allentato, poi ci sono stati degli screzi e ora ci vediamo ogni tanto. Diciamo che è una conoscente o un'amica (tra virgolette)
Ciao Paolo,
credo sia perfetta per questo episodio questa riflessione (sul giornalismo) uscita su Linkiesta proprio qualche giorno fa... ;)
http://www.linkiesta.it/content-curation-giornalismo
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Riscritto per chiarire alcuni concetti.

Daniel, articolo molto interessante. Bisognerà vedere però se e quando metterà davvero in pratica ciò che suggerisce. Senza polemica, sia chiaro. Non lo conosco ma da come scrive credo che l'autore meriti fiducia.

C'è però un aspetto che secondo me ha toccato solo di striscio, ovvero: giusto chiedersi se un giornalista non debba mettersi "di buzzo buono" e cominciare a sfornare lavori di qualità, ma... visto che il leit motiv dell'articolo è proprio FB e la boccaloneria selvaggia che vi alligna, non sviscera il problema alla radice cioè che, evidentemente, alla maggior parte della gente piace quel tipo di notizia frivola, predigerita e copia-incollata. Non è certo un mistero che FB sia diventato il crogiuolo di bufale fatte e finite, non tanto per colpa dei giornalisti copia-incollisti, bensì per il livello culturale medio che ivi circola. Bassino direi, anzichenò. Oh, avrò anche un bias profondamente sbagliato, ma non riesco a togliermi dalla testa l'utente medio di FB sotto forma di truzzo "Figamalaminchia/Minchiamalafiga" de I Soliti Idioti.

Insomma, va bene scrivere meglio; e di cose interessanti; e veritiere; e verificabili. Ma se il pubblico non capisce perché non ci arriva e/o non ha la pazienza di capire e/o non ci crede perchéèinformazionediregime e/o ha il "criticometro" starato, che ci può fare il giornalista?

Per adesso anche il giornalista (generico) segue il flow del suo potenziale pubblico, ovvero copiaincolla alla meno peggio. Poi ci sono altri informatori, come il nostro anfitrione (e mi auguro anche come Coccia) che invece fanno ricerca, verificano fonti, citano autori, ringraziano chi segnala refusi e soprattutto ammettono quando sbagliano e ci mettono la faccia. Ma al momento non sembra che sia la mossa giusta, almeno dal punto di vista di "followers".

Benché questo sia uno dei blog più in vista sul web italiano, non arriva nemmeno a sfiorare gli accessi di un Repubblica o un Giornale (ma spero vivamente di sbagliarmi in questo caso e che Paolo mi smentisca stizzito :D). Eppure il materiale che Attivissimo sforna è di alta qualità, come sono di qualità gli interventi di molti dei suoi "24"** lettori. Questo fatto suggerisce che sono ancora in "pochi" a cercare notizie di qualità, mentre il resto ritwitta, condivide, tagga, mipiaccia* acriticamente tutto quello che gli passa sotto gli occhi... "che tanto male non fa". Quando invece, proprio per amore della ricerca e della "verità", una parte non va a finire alle ortiche su siti d'"informazione alternativa" che di tutto scrivono meno che della realtà delle cose.

* lic. poet. L'azione del cliccare su "mi piace".
** Sono andato a vedermi i follower su TW di Repubblica e de ilGiornale ed ho scoperto che le cose sono un po' diverse di come ho scritto. Beh, se per Repubblica si parla di una milionata, rispetto a ilGiornale, Attivissimo ha "solo" la metà di follower... ed è da solo!!! Complimenti!
Ora, cosa voglio dire con questo?

Non lo so, ma i fatti... mi cosano.
Beh! le considerazioni di stupidocane non mi sembrano comunque peregrine, niente affatto.

Potremmo anche chiederci se è nato prima l'uovo o la gallina, per esempio, senza andare troppo lontano:
storicamente Attivissimo ha sempre scritto articoli piuttosto precisi e curiosamente la media-intellettuale (sic!) dei suoi "followers" è piuttosto alta o comunque più alta che in tanti altri siti, c'è da riflettere anche sul fatto che spesso qui i commenti siano quasi più interessanti dell'articolo stesso e che anzi spesso l'approfondimento nasca proprio nei commenti. Non male neh!
A chi va il merito? sicuramente ai commentatori che mettono in gioco le proprie capacità e conoscenze, ma credo soprattutto che vada ad Attivissimo.

Secondo me questo blog è la dimostrazione che se il giornalista si mette di "buzzo buono", controlla per benino le fonti e le risorse etc., prima o poi chi lo segue tende a "seguirlo" (sorry) nel suo essere il più rigoroso possibile.
Per sintetizzare: sul Fatto Quotidiano posso permettermi di scrivere qualsiasi boJata, tanto il livello è quello; qui prima di scrivere e premere il bottone "pubblica" qualche pensiero in più lo faccio, anche se non sembra lo so.
È insomma lo spazio che crei, le regole che imponi, il controllo sulle collaborazioni, la fatica che ci metti, il tempo che ci dedichi, il dialogo che apri e sa dio cos'altro, a fare di un luogo anche virtuale, un posto civile e costruttivo.

L'errore dei giornalisti-tipo è, secondo me, proprio questo volersi mettere sempre allo stesso livello di una media ponderata piuttosto bassina e quel che peggio è che si voglia fare un'operazione del genere dall'alto di un piedistallo che non c'è, ma loro pensano sul serio di averlo sotto i piedi, tanto che spesso i giornalisti diventano allo stesso tempo opinionisti. È quasi sinestetico a suo modo.

p.s. giuro che la parola "sinestetico" non è stata scelta solo perché fa figo.
Aggiungo, per dovere, anche che nell'articolo di Coccia, lui fa riferimento, o meglio imputa questo "gioco al retweet" dei giornalisti, al fatto che le politiche economiche legate ai siti d'informazione vanno a volume. Quindi il suo costrutto sta in piedi senz'altro aggiungere.

Le mie considerazioni sono piuttosto un altro punto di vista del problema, ovvero, finché si andrà a vanti a badilate di click, poco cambierà, ma anche che se si va avanti a badilate di click ciò è in gran parte dovuto al fatto che gli utenti-massa critica cliccano compulsivamente ovunque, dimostrando ben poco spirito critico e scarsissima propensione all'approfondimento.
Ma perché secondo me stupidocane, fai un errore comune: è anche il tipo di piattaforma che obbliga l'utente ad un certo comportamento.

Facebook è una piattaforma di condivisione da sempre, tanto che esistono il tasto "like", "tag" e "share", ma il tasto "dislike" per esempio ha avuto vita brevissima. Se io scrivo una castroneria su facebook, proprio per come è pensato FB, filtrerò la gente per forza, perché può solo dirmi se una cosa piace, perché in facebook il dissenso è a rischio isolamento, la condivisione al contrario ti permette di rimanere vivo sul portale, che non è un portale di informazione comunque.
Mai provato a criticare la scelta di una foto, di un pensiero bacio-perugina, l'annuncio di qualche epifania personale, la squadra del cuore, un articolo di politica, le scie chimiche? La reazione è spesso sproposita rispetto alla critica e non succederebbe in un bar. Perché? perché una critica fatta in un luogo come un bar, è una critica che rimane ristretta; su facebook diventa mondiale o questa è la sensazione che provano i più. Diventa quindi una questione di educazione limitarsi ad approvare online ed eventualmente disapprovare offline: i panni sporchi si lavano in famiglia.

Da qui, secondo il mio parere, il resto segue di conseguenza, per quello che riguarda il cliccare compulsivamente quantomeno; perché ricordiamoci che anche non mettere mai alcun "like" o "share" viene considerato alla lunga disdicevole.
È un mondo nuovo con regole completamente diverse, continuo a pensare che non siamo mai le stesse persone sul WEB e nella vita reale. Mi piacerebbe citare il pregevole Bakunin di IDL che su questa cosa aveva scritto un pezzo pregevole sul trolling proprio come svelamento dell'inganno a noi stessi che spesso viviamo su internet e lì ancora eravamo ai bei tempi di usenet, manco il WEB2.0.
la Haine, convengo con te sul fatto che FB è un servizio a senso unico. L'unica cosa da fare per dire che una roba non piace è tacere e, come fai notare tu, è il contrario del motivo per cui uno sta su FB, ovvero non stare zitto. Con buona pace della qualità delle informazioni "mipiacciate" e soprattutto della dimostrazione della propria intelligenza.

Grazie per avermi fatto notare questa cosa. :D
@La Haine
Mai provato a criticare la scelta di una foto, di un pensiero bacio-perugina, l'annuncio di qualche epifania personale, la squadra del cuore, un articolo di politica, le scie chimiche? La reazione è spesso sproposita rispetto alla critica e non succederebbe in un bar. Perché? perché una critica fatta in un luogo come un bar, è una critica che rimane ristretta; su facebook diventa mondiale o questa è la sensazione che provano i più. Diventa quindi una questione di educazione limitarsi ad approvare online ed eventualmente disapprovare offline: i panni sporchi si lavano in famiglia.

Secondo me no.
La reazione è spropositata perché molti sono vili ed essere dietro una tastiera dà loro (apparentemente) una protezione che gli permette di parlare più liberamente.
Essere più se stessi, insomma.

Molti di questi "cuor di leone" non ci proverebbero neppure a criticare in un bar con gli stessi toni (che, spesso, vanno anche oltre la maleducazione) usati su FB perché rischierebbero un confronto fisico con l'interlocutore.

[...] perché ricordiamoci che anche non mettere mai alcun "like" o "share" viene considerato alla lunga disdicevole.

Se, nella vita reale, si è amico di qualcuno è perché si condivide qualcosa con esso. Lo stesso accade su FB: se un amico pubblica qualcosa è abbastanza probabile che quella cosa mi piaccia e ci metta un "like".

[...] continuo a pensare che non siamo mai le stesse persone sul WEB e nella vita reale

Secondo me è il contrario: su FB emerge la vera natura delle persone.
C'è chi pubblica qualcosa per poi rimangiarsela nella vita reale (spesso con la scusa che l'aveva pubblicata per scherzo) perché non ha il coraggio di sostenerla "dal vivo".

Quando la mia prima figlia frequentava le elementari (non c'era FB), alcuni genitori proposero di fare un regalo alla maestra per ringraziarla del lavoro svolto nei cinque anni. Proposero qualcosa di "enorme", mi pare una collana d'oro. Io, con mia moglie d'accordo, educatamente mi opposi facendo notare che la maestra aveva solo fatto la maestra e che, al più, poteva starci un regalo simbolico a ricordo della classe quinta B ma non certo qualcosa da venticinquemila Lire a testa (per ventisei bambini!).

Apriti cielo! Non l'avessi mai detto! Mi diedero dell'ingrato e del taccagno (furono i complimenti migliori).

Comunque rifiutai di partecipare, aggiungendo che avrebbero anche potuto scrivere in rosso sul bigliettino d'accompagnamento la mia non partecipazione ad una follia del genere.

Dopo il mio duro intervento, una mamma, timidamente, disse di essere d'accordo con me. A lei ne seguirono altre. Il risultato fu che passò l'idea del regalo simbolico.

Su FB sarebbe successa (e succede) la stessa cosa. Vince sempre la personalità del proponente e non l'idea in sé.
Chi voleva fare il regalo folle erano persone benestanti che amavano umiliare gli altri anche con queste idee. Gli altri erano soggezionati dalla posizione sociale di questi e non avevano il coraggio di dissentire. Avevano bisogno del paravento che si prendesse la colpa della bocciatura della loro idea.
E, infatti, così fu. Per loro (compresi molti di quelli che passarono dalla mia parte) fui io il cattivo guastafeste.
fui io il cattivo guastafeste.

Guastulfo il guastafeste.

:D
@Guastulfo

Premetto che non sono un sociologo e non ho gli strumenti per analizzare un fenomeno complesso come FB, Il mio è un pour-parler da ignorante, tra l'altro non era neppure mia intenzione fare une breve analisi di FB, perché la mia tesi è in definitiva questa: ci adattiamo alle regole della comunità che seguiamo. Una cosa di una banalità assurda.

Potevo benissimo prendere come esempio il mondo dell'arrampicata che ha regole tutte sue, e parlare del tempo in cui ho condiviso la mia passione tra arrampicata e fotografia, periodo in cui mi capitava spesso di sentirmi rifiutare anche una foto valida perché nelle mie foto di climber che arrampicano sui massi (boulder), magari avevo tagliato i piedi o le mani. Per alcuni ero al limite della lesa maestà per questa cosa. Chi ci vive nel mondo dell'arrampicata saprà già perché, a te probabilmente lo devo spiegare in dettaglio e rischio di non venirne più fuori. (a latere, ci sono bellissime foto di gente come Huber o Sharma dove si taglia di tutto e nessuno si lamenta).

Facebook è almeno un'esperienza che abbiamo condiviso quasi tutti, è più facile da prendere come esempio, tutto lì.

Premessa finita.

Se mi scrivi: "Su FB emerge la vera natura della gente" o "Essere più se stessi", in verità non fai altro che confermare che (mi auto-cito): "non siamo mai le stesse persone sul WEB e nella vita reale", perché sei tu a dirlo che sul WEB ci sentiamo di più, che nella vita reale tanti comportamenti che assumiamo su piattaforme come FB avrebbero vita breve. Non ho mai scritto se siamo meglio o peggio, mi sono limitato a dire che siamo diversi.
Il discorso dell'anonimato su FB non ha molto senso, fake a parte, la gente mette nome, cognome e foto della propria faccia (quando va bene), per cui non capisco dietro a quale anonimato si potrebbe mai nascondere; e non confonderei il trolling odierno, fatto con account di comodo, con il bipolarismo di cui sembra essere affetta l'intera popolazione mondiale internettiana.
Oltretutto è meglio stare attenti a non confondere il concetto di "amico" e "amicizia", con gli stessi termini usati su FB perché non c'entrano nulla col significato reale, anzi il più delle volte è accidentale che un "amico" nella vita virtuale sia anche "amico" nella vita reale, altrimenti devo veramente pensare che quelle persone che non hanno meno di 150 "amici" su FB, abbiano una vita sociale intensissima, quando già è difficile seguire attraverso il sito che cavolo fanno tutti i tuoi "amici". Io userei sempre il termine "contatti", che mi pare un pelino più credibile come parola.
Tornando più in discorso (tanto più off-topic di così), farei un esempio banale e mi scuso in anticipo.
Prendiamo una frase che abbiamo detto e ci siamo sentiti dire miGliardi di volte: "Ma che stronzata!" e prendiamo un evento simile che si può presentare al bar come su FB.

Al bar, uno dei nostri amici si mangia un bacio perugina e con ancora la bocca piena di cioccolata, legge il pensierino contenuto nell'incarto. Se qualcuno dovesse commentare con un: "Ma che stronzata!", facilmente la cosa genererebbe una risata generale, anche quella dell'incauto lettore, che magari sperava in un commento meno salace tipo "Ma che belle parole" o "Che pensiero profondo" e invece si è visto schernire.
Sta al gioco, perché arrabbiarsi sarebbe dannoso. Si adatta al sentire comune della sua comunità, forse addirittura arriva a ricevere come una critica costruttiva parole non certo pensate per esserlo. Sicuramente ci penserà su due volte a ripetere un gesto così sconsiderato (ecchecavolo).

Ci sarebbe da premettere che su FB, a differenza che al bar, la consapevolezza di sé e di chi ci sta intorno è decisamente diversa, già questo fa una differenza enorme, ma passo, sebbene faccia parte del discorso. Aggiungo anche che il proprio account FB viene spesso visto come personale e privato, sebbene sia pubblico: una contraddizione che spesso la gente non riesce a risolvere.
Riprendo: lo spacciatore di banalità perugina su FB si risente a prescindere per il commento offensivo (forse non tanto diversamente della primissima reazione che potrebbe avere l'incauto lettore da bar) e sarà più irritato dal commento tanto meno è "amico" il commentatore e tanto più sono gli "amici" che lo seguono. Fisso, pare quasi una regola matematica.
Se è una persona intelligente (impossibile, se lo fosse non avrebbe pubblicato una roba del genere), si limiterà a non rispondere e a evitare che possa scoppiare una flame sulla propria bacheca, altrimenti apriti cielo: si parte dai messaggi privati con richieste di spiegazioni a reazioni più feroci, fino a ritorsioni terribili, tipo cancellarti dalle sue "amicizie", bloccarti e sputtanarti. ROTFL! Cioè no, a me fa ridere, ma in verità per i più può essere una tragedia.

Si tratta di due eventi assolutamente plausibili? per mia esperienza sì, da ignorante è l'unica cosa a cui mi posso aggrappare è l'esperienza neh.
Tutto ciò lo spiego anche con il cambio di piattaforma sociale: quello che è lecito da una parte, diventa illecito da un'altra, ma mi pare di dire una banalità mostruosa.
Per riagganciare un po' i discorsi di La Haine ed i commenti scaturiti dall'articolo prima di Paolo poi di Coccia, mi vien da fare qualche domanda.

Ok, sappiamo che:

- la comunità virtuale presa in esame è a senso unico;
- il gruppo sociale in cui si è inseriti ha delle regole che si rispettano tacitamente;
- il giornalismo via web cerca di scimmiottare o di adeguarsi a sua volta a queste regole non scritte;
- il risultato è un pastrocchio di sentito dire, rimbalzi di notizie senza verifica delle fonti, ignoranza dilagante, leggende urbane, complottismo;
- chi cerca di fare giusta informazione e/o di usare il cervello viene dapprima schernito o emarginato salvo poi a mente fredda ricevere molti apprezzamenti;
- rimane uno zoccolo duro che cerca di porre un argine al "bipensiero" dilagante, ovvero di fare riferimento a fatti accertati o verificabili;

Messo in chiaro questo, secondo voi, verso dove si dirigerà il futuro del web? Rimarrà sui binari ben oliati e collaudati del "condivido che male non fa" con tutto il movimento anche monetario che ne consegue, oppure si creerà una sorta di bolla d'informazione destinata a collassare partendo dai suoi piedi d'argilla e si assisterà ad un ritorno alle origini dell'informazione, ovvero che secondo me è tale quando rispetta perlomeno i canoni minimi di verificabilità?
@La Haine
Premetto che, se il mio intervento ti è sembrato un attacco, me ne scuso. Anche per me si trattava di considerazioni a ruota libera fatte da un inesperto.

L'esempio che ti ho fatto sulla vigliaccheria di alcuni non si basa sull'anonimato ma proprio sul fatto che c'è gente (e te ne ho fatto un esempio di vita vissuta) che non ha il coraggio di dirti in faccia quello che pensa ma se deve scriverlo su una bacheca sì. Forse questi tizi sanno istintivamente che una brutta offesa su FB più difficilmente si trasforma in una scazzottata.

Per essere più chiaro, riprendendo il tuo esempio del biglietto nel bacio Perugina, quello che non controbatte a tutte le prese in giro degli avventori nel bar, a volte lo fa perché non ha il coraggio di farlo. E ci si accorge di ciò dal suo atteggiamento: quello che si rende conto che ha fatto una *****zata ride di gusto con gli altri; "il vile", chiamiamolo così, digrigna i denti, fa finta di ridere; poi va a casa, si collega su FB e spara a zero sui "cuori di pietra" che hanno denigrato una delle opere che toccano "le più alte vette della poesia italiana" (così cito la tua passione per l'arrampicata :-) )

Chissà forse stiamo dicendo la stessa cosa da due angolazioni diverse.

PS: salire le scale fino al quarto piano vale come arrampicata? Credo che dalle mie parti (Puglia) non potrei fare molto di più.
Certo che di fotografi arrampicatori non ce ne devono essere poi molti.

"Aah, che bel panorama. Quasi quasi faccio una foto"
(Stacca le mani dalla parete per prendere la macchinetta)
"AAAAAaaaaahhh....."

@Guastulfo
Oh perbacco, assolutamente non ho considerato il tuo commento di risposta un attacco e ancora meno mi sono offeso per le tue considerazioni, anzi per me sono stato uno stimolo ad ampliare il discorso, a cercare di spiegarmi meglio. Avessi sempre questa possibilità nella vita di tutti i giorni ...
Adesso per colpa tua (tiè), sono costretto a chiederti scusa io se la mia riposta ti è sembrata piccata, in verità quando un discorso mi stimola, tendo ad infervorarmi, ma mantengo sempre il massimo rispetto dovuto per l'opinione altrui, soprattutto quando esposta con educazione.

Riguardo a quello che scrivi, non penso stiamo dicendo esattamente la stessa cosa, tu parli di FB (e in generale del WEB) come di uno schermo, se non addirittura uno sfogatoio, cosa innegabile, perché è vero che viene usato tantissimo così. Io mi limitavo a far notare che trattandosi di una comunità imponeva norme non scritte piuttosto rigide, pena l'estromissione dalla comunità stessa. Aggiungevo poi, ma l'ho scritto prima, come il contenitore stesso, la fruibilità, il genere di features messe a disposizione, imponga a sua volta un codice di comportamento. Per me la mia riflessione finiva lì, perché preferivo non affrontare il discorso sugli atteggiamenti più sconfortanti che si vedono e leggono a monitor.

Per nostra fortuna l'ottimo stupidocane è riuscito con molta abilità a trovare una sintesi veramente lodevole tra i vari aspetti presi in considerazione. Ha messo ordine nel caos. Alla sua domanda però non saprei proprio come rispondere, se prendo come esempio il "Corriere della Sera", l'ottimismo mi muore, perché già dal recente cambio di grafica non mi dice niente di buono: adesso sembra di navigare nel proprio cellulare con installato win8 e ne ha la stessa profondità, per tacere della qualità degli articoli e la capacità di proporre tra le notizie più importanti il gossip più becero.
Spero anch'io che l'informazione si ripigli, perché tra articoli fotocopia, pessimi copia/incolla da wikipedia, robette tradotte malamente, la mancanza di fonti, notizie date un tot al chilo sulla base dei like, sembra che il modello del futuro sia proprio FB, l'aggregatore di boJate.
Speriamo di no.
Mah, per me il futuro dell'informazione su web è il passato dell'informazione su carta stampata e in TV.
Si creeranno nicchie ecologiche frequentate con numeri diversi da categorie di persone ben diverse e solo in qualche caso sovrapponibili.
Normalmente chi compra Attrici e Calciatori - Ultime Novità non compra anche Scienza e Storia Oggi, e il mucchio della prima (e il numero di riviste omologhe) è ben più alto.
E fa senz'altro più ascolti Nelle Viscere del Campionato che Sinfonie e Overtures.

E mi sa che è sempre stato così. Plauto attirava meno gente, credo, che i gladiatori; e magari le pitture di caccia rupestri le ha fatte il fanfarone del posto che voleva dire agli amici "Ahò, anvedi che bisonte massiccio che ho beccato ieri".