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31 commenti

Leggere su uno schermo ci rende stupidi?

Avete notato anche voi che quello che leggete su uno schermo (di computer o tablet o telefonino) vi rimane meno impresso di quello che leggete su carta? Non è una vostra impressione: secondo molte ricerche, leggere su uno schermo ci rende in un certo senso inevitabilmente stupidi.

Non date la colpa al fatto che non siete “nativi digitali” e siete stati abituati da bambini a usare la carta, mentre lo schermo è arrivato dopo e quindi è meno naturale: la stessa differenza è stata notata anche fra i giovani.

È stato osservato ripetutamente, a livello di ricerca, che su uno schermo la velocità di lettura e la profondità di comprensione del testo sono inferiori rispetto alla carta: un dato che impensierirà chi vede il tablet sostituire il libro di testo nelle scuole. Nel corso degli anni, con il miglioramento della qualità e leggibilità degli schermi, la differenza si è ridotta, ma il problema rimane.

Una possibile spiegazione, riassunta su Discover, è che la lettura non è un processo astratto di semplice ingestione di parole: il suo contorno influisce sui processi cognitivi. Per esempio, si è visto che un font poco leggibile paradossalmente migliora la comprensione del testo. È come se il cervello, facendo fatica a leggere le lettere, si attivasse maggiormente per capire meglio anche il senso di quelle lettere. Invece un testo scritto in un font ad alta leggibilità viene analizzato più superficialmente.

Inoltre si sostiene che un libro cartaceo offre stimoli sensoriali che mancano quando si usa uno schermo: il suo peso lo rende subliminalmente più importante rispetto a una pagina eterea sullo schermo di un tablet, il suo spessore ci dice a che punto siamo del testo e la sua suddivisione in pagine fisiche ci offre una chiara mappa spaziale delle informazioni. Sappiamo tutti come si sfoglia un libro, perché c'è uno standard unico: per contro, manipolare uno schermo, con i suoi comandi non sempre intuitivi e differenti da un dispositivo all'altro, è una distrazione che ostacola la comprensione. L'interfaccia standardizzata e intuitiva, insomma, è fondamentale.

Non è sempre così, tuttavia: si è visto che i dislessici si trovano meglio con un e-reader che con la carta, probabilmente perché il dispositivo consente di impaginare il testo in righe corte che facilitano la scansione delle frasi.

Queste ricerche offrono insomma spunti importanti per chiunque progetti una pubblicazione su qualunque supporto e sono un monito a non abbracciare ciecamente la tecnologia pensando che il passaggio allo schermo sia inevitabile e che la vecchia carta vada buttata via. Perlomeno non prima di averne catturato tutti i trucchi cognitivi che ci può offrire.

Fonti aggiuntive: Sciencedirect (1), Wired, Utexas.edu, Princeton.edu, Sciencedirect (2), Kau.se.

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Commenti
Commenti (31)
Non solo.
Anche prendere appunti scrivendo a mano anzichè su tastiera è meglio. Ci sono ricerche di neuorimaging che mostrano che i circuiti cerebrali che si attivano sono diversi (nelo primo caso danno risultati più duraturi); se vi interessa cerco i riferimenti.
E' uno dei motivi per cui proibisco ai ragazzi di usare tablet nelle mie ore di lezione. Per fortuna nella mia scuola questa infatuazione non ha ancora attecchito.
Paolo, certo che la cosa ti faccia piacere ho segnalato il tuo articolo sul forum di Simplicissimus.
Se permetti, posto il link perché a naso credo si svilupperà qualche discussione interessante anche lì.
Nel caso tu non sia d'accordo cancella pure questa seconda parte a tuo unico giudizio: http://forum.simplicissimus.it/meta/leggere-su-uno-schermo-ci-rende-stupidi/
Penso dipenda molto anche dal materiale che si sta "consumando" e dal modo in cui è presentato, leggere un articolo dalla sua pagina web originale o leggerlo tramite app come Pocket - che riconfezionano il contenuto tagliando tutto il superfluo - almeno per me è molto diverso, nel senso che nel secondo caso presto molta più attenzione al contenuto.

Inoltre il processo che ci porta a leggere un libro o degli appunti è molto più complesso e carico di significato: il libro ci è stato suggerito, o magari ne abbiamo parlato con amici, lo cercavamo da tempo etc. Un contenuto digitale spesso arriva con estrema "leggerezza" sotto i nostri occhi e con un simile bombardamento di link, immagini, interazioni non è facile dar peso a ciò che abbiamo davanti.

Viceversa usando tablet e e-reader come fossero un libro, ovvero senza un multi-tasking sfrenato tra un contenuto e l'altro non ho notato grosse differenze tra un libro stampato e la controparte digitale..
Non ho capito quello che hai scritto: mi mandi un fax? :-P
Domanda: la ricerca include solo l'utiizzo di tablet o ance gli ebook readers con tecnologia eink?
Per esperienza personale trovo la lettura su ebook reader molto simile a quella cartacea, per contro il tablet distrae sia per via della luce che emette, che soprattutto, per via del fatto che i tablet sono invadenti e le applicazioni utilizzate in multitasking offrrono occasione di distrazione (sms, watsup, email,m facebook, app di ogni tipo).
GRazie per un commento!
@ martinobri

Non conosco le ricerche in questione, ma ragionando solo col buon senso direi che la differenza tra prendere appunti a mano e su tastiera dovrebbe essere ancora più notevole che la differenza tra leggere su carta e leggere su schermo.
Infatti. :) "Prendere a punti su carta è meglio" è palese e non serve nessuna ricerca in merito, basta vedere le funzioni che ti danno le app migliori per lo scopo (Evernote e qualche altra): sono ottime, ma pur sempre limitate. Con un foglio di carta puoi impaginare come vuoi tu, disegnare diagrammi e schemi, scrivere formule senza digitare comandi LaTeX, eccetera... Le app possono solo darti alcuni strumenti come il grassetto e il corsivo, o i colori... per carità, servono, ma sono limitanti e richiedono più tempo, specialmente se poi vuoi inserire uno schema o altro. :D
L'ho sempre detto che la carta è meglio. asd
Senz'altro prendere appunti a mano è meglio: usare una tastiera e relativo software di videoscrittura toglie concentrazione perché si devono cercare le lettere sulla tastiera, anche con gli occhi per chi non sa scrivere senza guardare.

Non sono d'accordo sulla lettura: ho un piccolo e-reader e mi ci trovo benissimo.
Credo che il livello di concentrazione e attenzione dipenda solo dall'interesse in ciò che si legge.
Ancor prima di leggere questo articolo o altri studi simili, mi sono reso conto di questo "problema". Ho 39 anni e non credo che l'età abbia già fatto danni al mio cervello, ma mi rendo conto che le notizie e le informazioni che leggo sul pc, smartphone o tablet, effettivamente mi rimangono meno impresse ed alcune proprio non le ricordo affatto. Posso ricordare molto più dettagliatamente libri e articoli letti in forma cartacea anche se molto remoti e magari dimenticare in assoluto quello che ho letto qualche minuto fa motivo per il quale sto commentando proprio ora. Non posso che dare ragione a questo studio, ma non del tutto perché il cervello umano è cosi complesso e articolato che comprendere realmente il motivo per il quale ricordiamo informazioni remote e non quelle più recenti sarebbe motivo di studio a se.
D'altra parte, la lettura e scrittura su schermo mi ha dato dei vantaggi che con la carta non avrei (e sulla carta ci sono nata e cresciuta); su carta, inizio ad avere il mal di mare dopo circa trenta minuti (e provate voi a sostenere una prova d'esame in queste condizioni), su schermo no, e si parla di lettura e scrittura. Ora sto iniziando ad usare anche la dettatura vocale; risultati sulla capacità di apprendimento? Per il momento ce la stiamo cavando, grazie.
Vorrei dire la mia. Leggere a schermo, nella maggioranza dei casi, significa farlo attraverso un computer (sia esso desktop o tablet) che nella maggioranza dei casi è collegato ad internet.

Leggere anche il solo articolo di Paolo, a titolo di esempio, offre dei link o comunque spunti per cercare approfondimenti. Secondo il mio modesto punto di vista è questa estrema libertà di poter "sfarfallare" di pagina in pagina a creare un eccesso di informazioni che, se non ben strutturata, può portare a memorizzare ben poco di ciò che si è letto.

Il libro, o comunque il supporto cartaceo, "costringe" in un certo qual modo a concentrarsi solo su di esso, senza la possibilità di una ricerca attiva e forse anche dispersiva.

Quante volte vi è capitato di leggere qualcosa e, di link in link, ritrovarsi a leggere cose che con il primo articolo non hanno nulla a che fare, con una 30ina di tab aperte nel browser?
«Quante volte vi è capitato di leggere qualcosa e, di link in link, ritrovarsi a leggere cose che con il primo articolo non hanno nulla a che fare, con una 30ina di tab aperte nel browser?»

Diverse volte, leggendo su Wikipedia... e sono le stesse volte in cui ho imparato e memorizzato di più, nonché letto con più interesse. Specialmente in materie come la geografia che, se leggo su carta, non riesco a sopportare. ;)
Non sarei così sicuro dell'equazione carta = piccolo (o grande) vantaggio nell'apprendimento. Andrebbero verificate numerose ricerche.
Quella linkata è effettuata su 72 studenti e, sebbene fatta bene, non credo sia risolutiva nel dirimere la questione.

Non credo esista al momento attuale una persona, o meglio un ragazzo, che studi solamente su un tablet o comunque sia "paperless". Un libro cartaceo verrà sempre (o in qualche momento), utilizzato anche solamente in parallelo al digitale.

Prendiamo e verifichiamo una (? soltanto?) serie di ragazzi, seguiamoli dalla prima elementare fino alla fine della secondaria di II grado e non diamogli uno che sia uno libro cartaceo. E una (come prima...) serie di classi che non leggono mai digitalmente.

A parte la difficoltà nel secondo caso di privarsi di risorse spesso non indispensabili ma utilissime , siamo sicuri che l'apprendimento non dipenda anche dal rapporto tra pari e nella relazione tra studente e docente? O tra studente e la sua vita al di fuori della scuola?

Devo imparare Kant o la relatività? Meglio sul cartaceo (ma chi ce lo conferma senza un ragionevole dubbio?) e qui ci sta, concordando con i commenti sopra relativi alla maggiore concentrazione dedicabile alla carta, ma ci sono troppe variabili in gioco, IMHO.
Nelle Scienze Naturali la memoria ha una parte molto importante.
Per imapare, che so io, le classi degli Artropodi o la successione delle ere geologiche c'è solo un modo: scriverle, scriverle, scriverle. Devono andare via chili di carta.
Vale anche per molto altro: le desinenze della terza declinazione, per dire, non ero sicuro di averle imparate se non quando le sapevo riscrivere. Ripeterle a voce non basta.

Al di là dei puri aspetti mnemonici, non è solo questione di attenzione: è proprio la mente che lavora in modo diverso.

OK, scrittura e lettura non sono la stessa cosa, ma sarebbe ben strano se ci fosse una diversità radicale nei meccanismi mentali alla base.
>martinobri ha commentato: [..]
>Vale anche per molto altro: le desinenze della terza declinazione, per dire, non ero sicuro di >averle imparate se non quando le sapevo riscrivere. Ripeterle a voce non basta.

Posto che 1) la declinazione ha la vocale tematica* in -E oppure in -I; 2) le desinenze del nominativo e vocativo vanno recuperate dal vocabolario cosi come quelle dell'accusativo se il sostantivo è di genere neutro; lo studio mnemonico si riduce a:
G: s
D: i
A: m (se il sostantivo non è di genere neutro)

* Marco Terenzio Varrone, amico di Marco Tullio Cicerone, distingueva le declinazione in base alla desinenza presente nel caso ablativo: cinque vocali, cinque declinazioni. Dal suo de Lingua latina X,62: «Sin ab singulariquis potius proficisci volet, initium facere oportebit ab sexto casu, qui est proprius Latinus: nam eius casuis litterarum discriminibus facilius reliquorum varietatem discernere poterit, quod ei habent exitus aut in A, ut hacterra, aut in E, ut hac lance, aut in I, ut hac clavi, aut in O, ut hoc caelo, aut in U, ut hoc versu.»
@martinobri Vale anche per molto altro: le desinenze della terza declinazione, per dire, non ero sicuro di averle imparate se non quando le sapevo riscrivere. Ripeterle a voce non basta.

Anche io ho sempre usato questo metodo e funziona; ora sono però costretta a riscrivere gli appunti al computer, per la semplice ragione che non ce la faccio più a scriverli a mano. D'altra parte, il mio cervello ha dovuto già subire dei processi di adattamento negli ultimi venti anni e penso che anche la memoria inizi (o continui) a viaggiare per conto proprio. Ricordo che i primi tempi dell'Università ho smesso di prendere appunti e fare riassunti (il mio metodo di studio "classico") per poi riprendere più tardi, quando cervello ed occhi hanno trovato un compromesso. Poi, col passare del tempo, sono passata allo schermo.
Sapevo che, nell'evoluzione umana, intelligenza e manualità si sono sviluppate in una sorta di cooperazione: più si sviluppava il cervello e quindi anche le aree preposte alla sensibilità e al movimento delle mani, più migliorava la manualità, ma contemporaneamente più migliorava la manipolazione e più si sviluppava il cervello. Un feedback positivo dell'uno nei confronti dell'altra e viceversa.
Sicuramente scrivere a mano coinvolge molte più aree del cervello che non battere su una tastiera. Poi però entrano in gioco molti altri fattori e credo che una ricerca come questa offra solo spunti e non metta nessuna parola definitiva su come funzionano lettura e apprendimento.

Personalmente pure io mi sono trovata a saltare da una pagina di Wikipedia all'altra come ha fatto Lazza (Commento #13) anche se era per un'attività che definirei "ludica" (scrivere un racconto da pubblicare su un forum) ed è noto quanto sia stimolata di più la memoria se si compie un'attività che diverte oltre che impegnare. Da tutte le pagine lette, poi, estrapolavo informazioni e concetti che mi servivano per la trama del mio raccontino, ma qui forse non entrano in gioco solo le capacità mnemoniche all'atto della lettura (sullo schermo anziché su carta), bensì le esperienze pregresse e le capacità acquisite durante la mia formazione scolastica (capacità di sintesi e di estrapolare i concetti chiave). Solo da questo punto di vista la questione diventa enormemente più complessa del semplice leggere su schermi o su libri.
Posto che 1) la declinazione ha la vocale tematica* in -E oppure in -I; 2) le desinenze del nominativo e vocativo vanno recuperate dal vocabolario cosi come quelle dell'accusativo se il sostantivo è di genere neutro; lo studio mnemonico si riduce a

eh eh, vero. Però stavo pensando a robe più irregolari tipo hic haec hoc e le coniugazioni di certi verbi (ok, non sono declinazioni, ma al fine del discorso l'è istèss).
>eh eh, vero. Però stavo pensando a robe più irregolari tipo hic haec hoc e le coniugazioni di
>certi verbi (ok, non sono declinazioni, ma al fine del discorso l'è istèss).

Anche i pronomi, tranne i personali e possessivi, hanno un loro schema ricorrente anche se nascosto. Nelle declinazioni dei nomi la forma al nominativo è quasi sempre identica a quelle del vocativo. Supponiamo ora che anche i pronomi abbiano il caso vocativo come i nomi... la forma del nominativo è identica a quella del nominativo, nei pronomi di genere neutro anche la forma dell'accusativo è identica a quella di N e V. Al genitivo è presente la desinenza in S come nei nomi (nome, PREnome...). Al dativo abbiamo una I come nei nomi (es: consul-i). All'accusativo abbiamo una N al posto della M nei nomi (lupu-M).Infine all'ablativo abbiamo una vocale O oppure se il pronome è femminile una A. Tolta la consonante C sembra di vedere lo schema dei nomi della III declinazione solo che al posto di S I M abbiamo S I Mn Oa (SIMONA ;-) )

Nominativo HIC HAEC HOC
Genitivo huiuS huiuS huiuS
Dativo huIc huIc huIc
Accusativo hunc hanc HOC
Vocativo HIC HAEC HOC
Ablativo hOc hac hoc
"Per esempio, si è visto che un font poco leggibile paradossalmente migliora la comprensione del testo."

La rivincita di Comic Sans!
Ma non si stava parlando della differenza tra lettura a schermo e lettura su carta? ;)
Aggiungo un dato, anzi due, che mi sono venuti in mente adesso.

Anni '90; dovevo scrivere la tesi di laurea. Vado dai miei amici che studiavano informatica (allora i PC non erano così diffusi), e la prima cosa che mi ha detto colui che ha avuto la bontà di svezzarmi è stata: "quando hai finito fai una prima stampa per correggere tutti gli errori di battitura, che sulla carta li vedi e sullo schermo non li vedi".
Ok, la visualizzazione a video è un po' cambiata da allora, ma la sostanza resta. Ho appena dato ai ragazzi una quindicina di pagine di reazioni chimiche (non da fare tutte: scelgono). Le ho scritte io, ma stampandole e rileggendole ho visto che mi è sfuggito un numero non indifferente di errori. Ma me ne sono accorto solo dalla carta.
Io lo sostengo da un po', mi conforta che la mia sensazione sia stata confermata più o meno scientificamente.
C'è da riflettere sull'approccio alla didattica degli ultimi anni a forza di presentazioni multimediali, ma anche sulle idee di far lezione su tablet e lavagne elettroniche.
Non è per fare il conservatore, ma per avere salvo il cervello e la capacità di imparare e conservare le informazioni lette (in fondo si tratta di tempo non sprecato).
«C'è da riflettere sull'approccio alla didattica degli ultimi anni a forza di presentazioni multimediali, ma anche sulle idee di far lezione su tablet e lavagne elettroniche»

Da studente universitario di informatica, personalmente ritengo assolutamente necessario usare sia la carta che i mezzi multimediali, come PC o smartphone anche nello studio individuale. E non parlo solo di poter andare su Wikipedia invece di prendere l'auto e guidare fino in biblioteca, bensì anche del poter eseguire una simulazione software, oppure fare il plot di una funzione, vedere l'animazione al variare dei parametri, eccetera. :)

Vi segnalo in particolare questo talk:
http://computerbasedmath.org/resources/reforming-math-curriculum-with-computers.html

È un pelino di parte perché è il figlio dell'autore di Mathematica, tuttavia i concetti che spiega nel video non sono riferibili a uno specifico software proprietario, anzi io li ho applicati insegnando ad alcuni ragazzi a usare Sage e mi sono sembrati soddisfatti.
OT

Pao
(SIMONA ;-) )

Standing ovation dai veneti :-)

Il latino come la terapia dell'infarto miocardico con morfina, ossigeno, nitroderivato, aspirina.
>Faber ha commentato: Faber ha commentato: OT Pao (SIMONA ;-) ) Standing ovation dai veneti :-)
>Il latino come la terapia dell'infarto miocardico con morfina, ossigeno, nitroderivato, aspirina.

Mhhh no, bisogna pensare in modo quadrimensionale e ci vuole una reazione nucleare per generare 1,21 gigowatt di elettricità che serve allo studio delle declinazioni :-P Io direi piuttosto "Il latino come la mano armonica o guidoniana": http://www.youtube.com/watch?v=egBcIy4g0QM :-)
Ritornando in topic con la notizia... lo studio su un supporto cartaceo è cosa recente. Secondo me il problema di fondo è il metodo che si utilizza per studiare più che il supporto su cui si studia.
Una domanda: ma questo studio è stato fatto su supporto cartaceo oppure sul computer?

No, perché se fosse stato fatto al computer allora sarebbe in conflitto con i risultati... :)
Beh allora anche vedere i film su schermo ci rende stupidi perché non assaporiamo lo spessore della pellicola... wtf?
@ marcotini

Giusto, hai ragione... prepararsi per un esame universitario presuppone lo stesso impegno psicofisico di guardare Lo Hobbit. Scemi noi a non accorgersene...

Il tutto leggasi come "What the heck? Are you serious?"
Ehm, magari un "accorgercene" starebbe meglio...