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7 commenti

Test di Turing: non è informatica, è filosofia

Da Her (2013). Photo by Courtesy of Warner Bros.
Finalmente qualcuno ha scritto un articolo sul presunto “superamento” del Test di Turing che spazza via tutte le disquisizioni sui criteri di valutazione e riporta il Test alla sua valenza originale: è un test filosofico, non tecnico, e il suo soggetto siamo noi ancor prima che i computer.

Non dimentichiamoci, infatti, che Turing descrisse il test nell'ambito di una domanda fondamentale: le macchine possono pensare? Ma soprattutto, noi saremo disposti ad accettare che un'entità così diversa da noi sia senziente quanto e forse più di noi?

Se avete visto il bellissimo Her, avrete toccato con mano e col cuore cosa significa davvero interagire con una macchina intelligente (indubbiamente la voce calda e sensuale di Scarlett Johansson aiuta parecchio): dialoghi brillanti, creativi, originali, emozionanti, chiari sintomi di un intelletto, per quanto differente e incorporeo, lontani anni luce dalle risposte incoerenti e meccaniche dei tredicenni ucraini virtuali del recente test londinese.

Marco Cagnotti ha rimesso al loro giusto posto i pezzi del rompicapo. Leggete il suo articolo su Dvel.ch per tutti i dettagli.


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Commenti
Commenti (7)
Credo che Turing fosse molto più pratico: Ivano Albertazzi non è distinguibiole da una persona, allora Ivano Albertazzi è pensante e autocosciente.
Un insieme di punti non è distinguibile da una parabola, allora quell'insieme di punti è una parabola.

Non si capisce quale file è l'originale e quale una sua copia, allora entrambi i file sono l'originale.
Bello, davvero bello.
L'articolo si lascia leggere con grande piacere e un curioso (pure se adeguatamente ignorante...) come il sottoscritto ci va a nozze.
Una sola cosa semmai mi turba: se da umano posso non avere coscienza della mia non-umanità anche tutto quello che mi circonda e che riconosco costruito su basi scientifiche e rispondente a leggi precise può non esistere?
Perchè stasera mi aspetta una fenomenale bistecca con l'osso e saperla figlia di matrix (quindi inesistente...) mi guasterebbe la cena...
Per il resto mi adeguo....:-)

Ciao
Paolo
Se posso vorrei aggiungere un commento all'articolo di Marco Cagnotti. Quest'ultimo arriva a sostenere che un pensiero umano e uno "artificiale" (se così lo vogliamo chiamare, io semplicemente lo identificheri come "non-umano") possono essere indistinguibili e possono avere la medesima valenza. A tale conclusione giunge dopo alcuni esempi che secondo me mancano di sottolineare un fattore importante: l'empatia.

Quando valuto il pensiero attraverso un qualunque mezzo, che sia una telescrivente oppure la viva voce, faccio un'assunzione non banale, ovvero che il mio interlocutore sia un essere umano e il suo pensiero sia sostanzialmente identico al mio, essendo identiche le basi biologiche. In pratica posso intuire il suo pensiero profondo dalle manifestazioni esteriori proprio perché posso assumere che le cause scatenanti (sentimenti di base, istinti, chimica etc...) siano identiche.

Un pensiero non-umano, non avendo le stesse basi biologiche/fisiche, non può avere la stessa valenza di un pensiero umano. Non è una valutazione di merito bene/male, ma solo la constatazione che essendo tale pensiero scaturito da una biologia/fisica aliena, non è a priori dato si sapere cosa sottende a determinate manifestazioni esteriori, pertanto non ci può essere una comunicazione tra pari come tra due esseri umani.

Mi sembra che questa considerazione non venga quasi mai fatta quando si fanno esperimenti mentali tra umani e macchine intelligenti.

In sostanza l'affermazione attribuita a Turing "poiché il pensiero posso inferirlo solo dalle manifestazioni esteriori, se quelle manifestazioni sono le stesse per un uomo e per una macchina" parte secondo me da un punto sbagliato, ovvero che il pensiero posa essere solo inferito dalle manifestazioni esteriori. In realtà secondo me viene anche e soprattutto dedotto dalla propria esperienza personale "interiore".

Non so se sono stato chiaro, comunque mi piacerebbe sapere l'opinione di un esperto di queste questioni.
Her un film bellissimo?

Beh, i primi 45 minuti sì. Decisamente sì.

Ma la parte finale... no, su quella non posso condividere il tuo giudizio.
Ale, l'empatia di cui parli vale se tu distingui a priori la macchina dall'umano, come hai scritto. Ma se non la riesci a distinguere, perché si tratta di un ipotetico androide oppure perché, come nell'esempio di Ivano Albertazzi, non hai modo di vedere di persona l'interlocutore, allora la differenza dov'é?

Il punto è proprio questo.
Non si parla affatto dell'interazione con menti che sai a priori non essere umane.
Come scritto nell'articolo di Marco Cagnotti, ma anche in altri siti, noi al massimo possiamo essere sicuri di ciò che ci frulla nella nostra testa. E anche questo punto è contestabile. Come scrive Paolo Attivissimo la questione diventa filosofica. Potremo disquisirne per sempre.
Direi che il titolo è sbagliato... il test di Turing è informatica, non è ingegneria. La correzione non è banale perché l'informatica nasce con personaggi come Turing che aiutavano a pensare prima di fare.
Caro Attivissimo.

Ho letto ed apprezzato il suo articolo pubblicato su Le Scienze, e su questo blog, sul test di Turing.

Ritengo di aver ottenuto risultati importanti sui principi generali della cognizione e sui suoi principali meccanismi di funzionamento.

Mi piacerebbe avviare un confronto “in rete” sulle idee che propongo (raccolte in parte nel lavoro che si può trovare qui … https://www.academia.edu/6783625). Anzi, mi piacerebbe anche “lanciare la sfida” a chi volesse criticarle o confutarle.

La cosa può interessare a lei o a qualcuno dei suoi lettori?