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33 commenti

Due parole con un uomo che è stato sulla Luna

Ed Mitchell oggi. Credit: Rodri.
Scrivo queste poche righe veloci da Tramelan (Svizzera), dove poco fa ho incontrato Edgar Mitchell, astronauta lunare, in visita grazie all'impegno di SwissApollo.

A 83 anni ha ancora una lucidità invidiabile, anche se l'autonomia delle sue batterie – come dice lui scherzando – non è più quella di una volta.

Sono riuscito a fargli parecchie domande, insieme agli altri giornalisti presenti, compresa una sugli UFO, che sono uno dei suoi temi prediletti. Trascriverò e pubblicherò il tutto appena possibile.

Stasera c'è la conferenza pubblica: spero di riuscire a registrare in video tutto quanto e di pubblicarlo a breve.

Devo dire che anche se non è la prima volta che mi capita il privilegio di trovarmi a tu per tu con uno dei soli dodici uomini, in tutta la storia del mondo, che hanno camminato su un altro corpo celeste, ho fatto fatica a trovare le parole per fare domande. Perché quando parli con gente del genere, che ha visto la Terra da altrove, così da lontano da poterla coprire tutta con un dito, tante domande sembrano improvvisamente irrilevanti.

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Commenti
Commenti (33)
Potresti chiedergli come mai sabato sera non c'era alla cena dei disinformatici. PGC c'era! :-D
Roberto.
Io ritengo più grandi quegli uomini che hanno creato la tecnologia che ha permesso a questi dodici coraggiosissimi uomini di sbarcare su un altro pianeta.
Punti di vista :-)
@ Guastu

Dici? Sarà, ma tutti quegli uomini che hanno progettato, costruito, trasportato, diretto e risolto problemi, studiato il come il perché, messo in rampa, acceso e controllato quella bomba alta come un grattacielo talmente ripiena di combustibile da radere al suolo una modesta cittadina, al momento della partenza il loro culo (per quanto importante e meritevole di starsene in disparte o semplicemente non adatto alla missione) l'hanno tenuto a distanza di sicurezza. Chi ci è salito sopra, andato sulla Luna e fatto ritorno, quelli, secondo me, sono davvero quelli meritevoli. Anche quelli che sono morti nel tentativo. Nelle fasi preliminari. O al decollo. O al rientro in atmosfera.

Capisco che l'ingegneria possa avere il suo dannato fascino. Davvero. Ma non si può mettere sullo stesso piano di chi su quel grande progetto scientifico ci ha messo le chiappe e ci è andato sulla Luna.

Con tutto il rispetto per chi si è fatto un mazzo tanto per raggiungere quell'obbettivo.

Progetti del genere sono opere corali, dove tutti i soggetti coinvolti hanno importanza. Come in un team di F1, il pilota da solo, senza la squadra giusta e l'auto giusta dietro, non conta nulla. Ma quando tutto funziona come deve funzionare, è lui che rischia l'osso del collo uscendo in pista, non dimentichiamocelo.

;D
Effettivamente c'è un silenzio assordante sugli incidenti al personale di terra, ai non eroi... Nessuno che cade da un impalcatura, nessuno rimane schiacciato da qualche bestione usato per gli spostamenti, niente... O alla NASA sono perfetti oppure è come per la F1, se ti schianti a 200km orari per qualche milione di euro sei un eroe, se ti mettono sotto ai box mentre aspetti per cambiare una gomma per pochi spiccioli se uno di quelli... Aspetta, com'è che si chiamava? Mannaggia, mi sfugge...
Non credo nè si tratti e nè sia importante stabilire chi è più meritevole o meno. Credo solo che Paolo intendesse dire che è difficile fare domande a persone che hanno osservato la terra con i piedi appoggiati su un altro corpo celeste. Un'esperienza del genere presumibilmente porta a cambiare il proprio punto di vista su parecchie faccende "terrene". :-)
@Stupidocane
Dici? Sarà, ma tutti quegli uomini che hanno progettato, costruito, trasportato, diretto e risolto problemi,[...]

Ho già detto che gli astronauti sono persone (specialmente all'epoca") coraggiosissime.
Magari la loro passione li ha fatti andare oltre il coraggio e sconfinare nell'incoscienza.

Hanno rischiato la vita, ma il merito è un'altra cosa.

Loro hanno il merito di aver portato un "mezzo spaziale" (non mi viene in mente un termine più appropriato: astronave è eccessivo e razzo è riduttivo) sulla Luna.
Di questo grande merito sono stati ripagati: il loro nome è scritto nella storia.

Ma pensa, ora a chi li ha fatti arrivare e tornare dalla Luna.
Non hanno rischiato la vita ma questo non deve sminuire ciò che hanno fatto.

Loro sono state persone uniche. E' vero che hanno avuto fondi praticamente illimitati, ma senza le loro "capacità giuste", "più uniche" di quelle degli astronauti, Kennedy avrebbe dovuto fare "le sue scuse" con tutte le conseguenze politiche ed economiche del caso.

Ti sembra poco?
@Sebastiano Mauriello
Non credo nè si tratti e nè sia importante stabilire chi è più meritevole o meno. Credo solo che Paolo intendesse dire che è difficile fare domande a persone che hanno osservato la terra con i piedi appoggiati su un altro corpo celeste. Un'esperienza del genere presumibilmente porta a cambiare il proprio punto di vista su parecchie faccende "terrene". :-)

Questo concetto non riesco a coglierlo. Però è umano essere più emozionati da chi è andato sulla Luna piuttosto che da a un "tizio" che ne ha curato il progetto.
Potrei comunque essere io a non riuscire a coglierlo, del resto ho una certa età :-)
@Guastulfo:
> Io ritengo più grandi quegli uomini che hanno creato la tecnologia che ha permesso a questi dodici coraggiosissimi uomini di sbarcare su un altro pianeta.

Non penso che sia da fare una classifica di merito, ma è innegabile che quei 12 uomini hanno fatto un'esperienza che nessun altro mai in passato (e per un po' di tempo in futuro)!
@ Guastu (ed altri)

Non hanno rischiato la vita ma questo non deve sminuire ciò che hanno fatto.

Invece, secondo la mia modesta opinione, è proprio questa la linea che demarca gli eroi dagli scudieri. Capiamoci: non voglio in nessuna maniera sminuire l'importanza del ruolo che ogni addetto ha avuto nella vicenda, né fare una classifica di chi "meriti" più stima di altri.

E' la natura stessa del ruolo che identifica chi può essere chiamato "eroe" e chi no. Rischiare la vita ha una valenza di tutt'altro livello che essere il responsabile del serraggio delle viti delle consolle del LEM. Benché questa responsabilità sia tutta sulle spalle di chi ha materialmente avvitato quelle viti (per fare un esempio, neh? Potrebbe essere anche il progettista dei motori) e che sia perfettamente consapevole che dal suo lavoro dipendono vite altrui (con tutto il bagaglio di preoccupazioni e notti insonni che questo può portare), non è paragonabile a chi su quelle viti (o su quel motore) fa affidamento per portare a termine la missione o morire bruciato nel tentativo.

Gli astronauti, come i piloti, sono la punta di diamante di un discreto reggimento di persone che hanno lavorato alacremente e senza sosta per il progetto. I nervi devono essere saldi, non annebbiati dall'incoscienza. La mente sempre focalizzata, non obnubilata dal desiderio di diventare immortale. Il fisico deve essere sotto controllo, non facile preda del panico. I gesti, le parole, le procedure devono essere precise, non lasciate al caso. Il tutto con il mondo che ti sta guardando con aspettative immense, anche da parte di tutto lo staff e soprattutto dal mondo politico, consapevole che nel caso qualcosa vada storto, potresti anche perderti nell'infinito nulla che sta tra te e casa. Sia esso il nulla una morte veloce per esplosione che una morte lenta e terrificante alla deriva nello spazio.

Insomma, mettere la propria vita al servizio di una causa più grande, non ha pari.
Discorso diverso per coloro che hanno perso la vita in sfortunati incidenti sul lavoro. Loro non erano "previsti" come "caduti in missione". Come per ogni attività umana, esisteuna percentuale di rischio che si fa di tutto per prevedere e ridurre a zero. Purtroppo le fatalità accadono ed il termine "incidente" sta proprio ad indicare questo.

Il punto è che magari queste persone sono morte in incidenti sul lavoro messo in cantiere per assicurare una "percentuale di rischio" vicina allo zero per gli astronauti. Questo fa sì che il prezzo pagato possa sembrare uguale a quello degli astronauti.

Secondo me no. Per quanto tragica e disastrosa possa essere la morte di una persona durante lo svolgimento delle sue mansioni nel progetto, il bilancio sarebbe sempre dalla parte degli astronauti. Ok, la morte è morte per tutti e non fa distinzioni tra eroi o casi sfortunati. Ma un conto è morire per un incidente inaspettato, un altro è sapere di rischiare la vita e fare lo stesso quello che si deve fare.

Perché loro sono consapevoli che il rischio di morire è tutt'altro che basso. Anzi, nelle fasi preliminari hanno toccato con mano quanto possa essere atroce la morte in un rogo nel modulo di comando. Ma lo stesso rimangono al loro posto.
Scusate, ma mi sembrano dei discorsi un po' oziosi.
Posto che sulla luna non ci sono andati degli uomini ma, come giustamente ha detto Armstrong, ci è andata l'umanità, forse sarebbe opportuno ricordare che su quella bomba piena di esplosivo c'erano decine, centinaia, migliaia di persone che ci si sarebbero sedute se solo avessero potuto. Sono assolutamente certo che molti fra i tecnici che hanno partecipato al progetto avrebbero dato chissà cosa per potere essere dentro la capsula, e con ancora maggior rispetto penso a quegli sfortunati astronauti che, dopo essersi allenati e avere lavorato come pazzi, sono stati messi come riserve e non hanno potuto partire. Vogliamo forse dire che questi sono stati meno coraggiosi di quelli che sono effettivamente partiti? Mi sembrerebbe quantomeno ingeneroso…
Mi inserisco nel dibattito sul merito: a ben pensare, anche i russi avevano astronauti pronti a rischiare la vita per una passeggiata sulla Luna, però i tecnici non sono riusciti a fornirgli i mezzi adeguati. Questo mi fa propendere per il punto di vista di Guastulfo.
Certo, a trovarmi di fronte uno di quei 12 uomini, rimarrei pure io senza parole.
@ Riccardo

Scusate, ma mi sembrano dei discorsi un po' oziosi.

Totalmente oziosi, direi. :)
Il merito deve andare non agli astronauti, non ai tecnici, ma ai loro insegnanti delle scuole superiori u_u
Al di là del discorso delle gerarchie di merito (di cui faccio fatica a comprenderne il significato in questo contesto), mi pare che dalle parole di Paolo traspaia solo l'emozione (e lo stupore?) di poter chiacchierare con un uomo che ha potuto passeggiare sulla superficie di "un altro" corpo celeste!
@Donato
Al di là del discorso delle gerarchie di merito (di cui faccio fatica a comprenderne il significato in questo contesto), mi pare che dalle parole di Paolo traspaia solo l'emozione (e lo stupore?) di poter chiacchierare con un uomo che ha potuto passeggiare sulla superficie di "un altro" corpo celeste!

Perciò nel mio commento #2 dico "punti di vista" :-)

A Paolo Attivissimo emoziona l'astronauta che atterra su un altro corpo celeste. Per me sarebbe più emozionante parlare con chi ha permesso a quell'uomo di arrivare sulla Luna perché ritengo quelle persone ancora più grandi.

Appunto, punti di vista o, se vogliamo, prosa e poesia. A me piace la prosa :-)
Up per stupidocane e riccardo. E aggiungo: non capisco questa riconoscenza nei confronti di chi, nessuno lo nega, ha contribuito con il proprio lavoro a far raggiungere all'umanità le più alte vette della conoscenza. Ovvio che nessuno si sarebbe alzato di un metro da terra senza i Von Braun e dietro di loro le centinaia di migliaia di persone che hanno calcolato orbite o stretto bulloni. Ma noi umani siamo così e tendiamo da sempre a creare figure più o meno mitiche che sappiano elevarci al di sopra delle nostre possibilità e dei nostri sogni. E' Ulisse che ha superato i confini dell'universo e la sua storia è la nostra, ma l'epica di quella storia sta nelle sue gesta e non in quella dei carpentieri che piallarono il legno della sua barca.
@Guastulfo:
Chiarissimo il tuo punto di vista (penso più "razionale" piuttosto che "emozionale").

Solo che quando affermi "Io ritengo più grandi quegli uomini che hanno creato la tecnologia..." sembrerebbe che qualcuno sostenesse il contrario. Tutto qui.
>E' Ulisse che ha superato i confini dell'universo e la sua storia è la nostra, ma l'epica di quella storia sta nelle sue gesta e non in quella dei carpentieri che piallarono il legno della sua barca.

Itaca, Lucio Dalla
E mentre noi si "ozia" sui "meriti" di chi ha partecipato alle missioni spaziali, Buzz Aldrin...

Continuo a pensare che il ruolo di chi è arrivato sulla Luna sia sopravvalutato rispetto a chi sulla Luna ce li ha fatti arrivare. Forse perché la maggior parte della gente si emoziona a vedere e a parlare all'astronauta che è arrivato sulla Luna. Io sono diverso. Da sempre mi appassiona quello che c'è dietro l'impresa (e, nel caso delle missioni Apollo mica tanto "dietro") e sarei più emozionato a parlare con gli ingegneri e scienziati che hanno messo in piedi tutto in meno di dieci anni. Partendo da zero o quasi.

Il paragone con Ulisse è sbagliato. Lui con una semplice nave costruita da semplici falegnami (che non hanno alcun merito nelle imprese di Ulisse: mica lo hanno guidato, gli hanno calcolato le rotte, gli hanno progettato e costruito i sistemi per d'addestramento, gli hanno sviluppato i sistemi di comunicazione ecc ecc ecc...), e con dei semplici uomini è riuscito in imprese, appunto, epiche.

Il discorso è ben diverso per le missioni lunari.

Le missioni Apollo sono state pianificate nei minimi dettagli da persone che poi sulla Luna non ci sono andate (e non so fino a che punto non avrebbero voluto essere al posto degli astronauti). Gli astronauti non sono stati semplicemente "sparati" in aria e poi lasciati a se stessi.
Il ruolo di chi è rimasto a terra e ha progettato e guidato (non dimentichiamolo) la missione da Terra è stato fondamentale anche dopo il lancio e fino al ritorno sulla Terra.

Per voi il mio è un discorso ozioso. Va benissimo, le critiche si accettano.
Io trovo il vostro ben poco razionale e ragionevole, ma quasi da fan.
In un posto in cui si dovrebbe essere aperti a tutti i punti di vista non basati su unicorni con problemi digestivi...
Per voi il mio è un discorso ozioso. Va benissimo, le critiche si accettano.

Manoo... i nostri discorsi sono oziosi, non i tuoi. Dopotutto stiamo esponendo dei punti di vista che, come tali, possono essere diametralmente opposti.

Stii tranquillo che non mi permettessi mai di dire che i tuoi discorsi siano oziosi. Lo è la discussione in sé. In fondo, stiamo solo facendo una chiacchierata del più e del meno delle missioni lunari. :D

Un solo appunto, anche riguardo a quanto ha scritto Riccardo poco sopra: quanti avrebbero voluto essere al posto dei fortunati che hanno passeggiato sulla Luna? Domanda più che lecita, ma fuorviante, secondo me. La vedrei più corretta se posta così: quanti sarebbero stati in grado di arrivare a meritarsi il privilegio di camminare sulla Luna? Nel senso che non ci si improvvisa astronauti. Soprattutto per una missione che sa molto di Odissea. O di salto nel vuoto.
@Guastulfo (Giuseppe)

Le missioni Apollo sono state pianificate nei minimi dettagli da persone che poi sulla Luna non ci sono andate (e non so fino a che punto non avrebbero voluto essere al posto degli astronauti).

Tutti sognavano di andare sulla Luna, anche i boss:

Ma lei ci andrebbe sulla Luna, dottor von Braun? Un posticino per uno scienziato non c’è? Farebbe comodo, oltretutto, si dice.

Ci andrei sì. Eccome. Subito.


Ma come disse von Braun a quei tempi servivano uomini con i nervi d'acciaio e così, anche se a malincuore, restò a terra in attesa del suo turno.

Da «L’Europeo», 2 gennaio 1969

Restando in tema "ozioso" concordo sul fatto che paragonare Ulisse a Armstrong non sia una scelta felice e parzialmente appoggio la tua tesi; se non c'era Armstrong ci sarebbe stato Lovell, se Gagarin avesse rinunciato oggi celebreremo Titov ma senza von Braun e il suo team, o senza Korolëv e il suo di team, siamo sicuri che l'avventura spaziale si sarebbe sviluppata nello stesso modo e negli stessi tempi?

Gli statunitensi provarono a non coinvolgere von Braun e fu un disastro, i sovietici dovettero rinunciare a Korolëv e fu un disastro*.

Ma comunque ho detto che appoggio parzialmente la tua tesi perché Armstrong era un uomo eccezionale nel suo campo e non per niente fu preferito a Aldrin come comandante della missione; e forse fu merito suo se il primo viaggio sulla Luna non si è trasformato in un fallimento.

Diverso il discorso per Gagarin; per quanto lo adori non lo considero così indispensabile come Armstrong per la riuscita della sua missione.

*Ps. probabilmente anche con Korolëv le cose non sarebbero andate poi tanto meglio perché era il sistema sovietico nel suo insieme il vero artefice del fallimento della conquista della Luna da parte dei sovietici; ma questa è un altra storia.

Pss. naturalmente il mio intervento è solo un pourparler e va preso come tale :-)
Però di questo passo si corre il rischio di dover ringraziare il primo australopiteco che è sceso dalle piante ed ha cominciato a fare lo scemo camminando eretto.

Perché di passaggio in passaggio, di innovazione in innovazione, si deve sempre ringraziare qualcuno prima di loro che ha gettato le basi per le invenzioni dei discendenti.

Insomma, non discuto minimamente che le persone chiave di un progetto siano ben altre e che gli astronauti siano "rimpiazzabili" quasi a piacere (vedasi anche Apollo 13 ed i cambi Shepard-Lovell e Mattingly-Swigert).

Ma il mio è un discorso sull'eroismo, poco pragmatico, passionale, completamente avulso dai tecnicismi e se volete, romantico.

:)
Son due discorsi completamente diversi, due punti di vista troppo distanti. Uno presuppone dei meriti diretti (tecnici) l'altro meriti pregressi per arrivare ad essere astronauta.

Se da un lato non si può non condividere le parole di Guastulfo, che presuppongono sì dei meriti, il mio punto di vista va oltre la questione meriti. Non c'entrano nulla con il concetto che vorrei esprimere.

E stiamo portando comunque avanti una ozio sa discussione che non può trovare un punto d'incontro.

Siamo a su due registri differenti.

Io dico "Guarda che gnocca!" e mi viene risposto "Sì, ma sua madre sa cucinare meglio".

Sempre :D
Ma nell'album delle figu degli astronauti lunari, fra i viventi quanti te ne mancano da incontrare?
@Stupidocane:
> Perché di passaggio in passaggio, di innovazione in innovazione, si deve sempre ringraziare qualcuno prima di loro che ha gettato le basi per le invenzioni dei discendenti.

"Se ho visto più lontano, è perché stavo sulle spalle di giganti", disse I. Newton.

E parecchi poi si sono arrampicati sulle sue!
Smiley1081,

mi mancherà sempre Neil Armstrong (anche se ho una sua mail personale).

Inclusi i circumlunari, ho conosciuto Charlie Duke, Fred Haise (al quale ho spiegato il funzionamento di un tostapane - giuro), Alan Bean, Dick Gordon, Gene Cernan, Buzz Aldrin, Ed Mitchell, Tom Stafford.
>E mentre noi si "ozia" sui "meriti" di chi ha partecipato alle missioni spaziali, Buzz Aldrin...

Faccio voti per una pronta traduzione in italiano.
Chi si offre?
:-)
@ Donato

Grazie a Paolo che me lo fatto conoscere, posso mettere questo link che cade a fagiUolo.
@ martinobri

Work in progress... OPS, ci sto lavorando... :)
Qualcuno direbbe che la missione lunare fù tutto merito di Von Braun :-)
Eh no, quella del tostapane la DEVI raccontare tutta! ( Grazie in anticipo! )