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18 commenti

Record spaziale: quaranta chilometri su un altro pianeta

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “lawg*” e “emme-pi” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

A volte sembra che l'esplorazione spaziale sia un po' ferma, probabilmente perché dal 1972 le missioni umane, di grande impatto sul pubblico, sono limitate all'orbita terrestre, con distanze da Terra misurate in centinaia di chilometri anziché in centinaia di migliaia, ma in realtà l'avventura nello spazio è attiva come non mai, grazie alle missioni robotiche. Abbiamo sonde spaziali al lavoro un po' dappertutto nel sistema solare.

Da Marte è arrivata ieri la notizia del superamento di un record spaziale che era imbattuto dagli anni Settanta: quello per la massima distanza percorsa sulla superficie di un altro corpo celeste.

Il veicolo Opportunity della NASA, atterrato su Marte nel 2004, ha totalizzato quaranta chilometri di percorrenza sulle proprie ruotine, togliendo il primato al Lunokhod russo, che lo deteneva dal 1973 per aver percorso sulla Luna 39 chilometri. Al terzo posto c'è ora il rover di Apollo 17, che coprì quasi 36 chilometri sulla Luna nel 1972 ma si merita una menzione speciale perché aveva a bordo due astronauti.

Abbiamo costruito un robot che ha fatto quaranta chilometri su Marte ed è riuscito a durare dieci anni in un ambiente ostile senza riparazioni. Mica male. Di fronte a massacri, tragedie e continue dimostrazioni dell'idiozia umana, ogni tanto è bene ricordarsi di cosa siamo capaci quando smettiamo di litigare.

Questa è una mappa della strada fatta fin qui da Opportunity:

Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS/NMMNHS
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Commenti
Commenti (18)
La triste verità è che per la nostra razza è infinitamente più semplice andare sulla Luna o mandare un rover che atterra da solo su Marte piuttosto che smettere di litigare. La verità ancor più triste è che si litigasse solo tra popoli sarebbe già un successo, invece si litiga su qualsiasi scala, compresa quella famigliare. Sono due cose diverse; siamo come i castori che costruiscono le dighe... si, saranno in grado di fare delle dighe ma rimangono castori.

Un umanista (e incidentalmente anche scienziato, peraltro anche di successo), disse "è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio".
@Fx:
Almeno tra "democrazie" la guerra non la si fa più: una contesa armata tra Germania e Francia o Inghilterra o Italia oggi sarebbe impensabile, mentre per molti secoli è stata praticamente la norma.
> Da Marte è arrivata ieri la notizia del superamento di un record spaziale che era imbattuto dagli anni Settanta: quello per la massima distanza percorsa sulla superficie di un altro corpo celeste.

Questo è, in termini assoluti, straordinario.

Però, nel lontano 1973, forse non ci si sarebbe aspettati che il record durasse così a lungo (dal 1973 sono passati ben 41 anni, e 41 anni prima von Braun era ancora all'università...)
La questione "litigio" è assai più complessa, diciamo che è l'unico modo che madrenatura ha per tenerci sotto controllo (oltre a malattia, catastrofi ed incidenti), altrimenti oggi saremmo 50 miliardi e non 7. Insomma, siamo predatori e prede di noi stessi.
@ Fx
"La triste verità è che per la nostra razza è infinitamente più semplice andare sulla Luna o mandare un rover che atterra da solo su Marte piuttosto che smettere di litigare."

L'aveva spiegato Rita Levi Montalcini: il nostro cervello istintivo si e' sviluppato assai di meno di quello razionale. Siamo piuttosto primordiali. Intelligenti ma troppo antichi per altri versi.
Donato: è impensabile per ragioni di interesse, non perché ispirati da chissà quali nobili principi.

Il Minuziatore: se è per quello siamo troppi anche in 7 miliardi; senza litigi a quest'ora avremmo a disposizione le colonie di Luna e Marte per espanderci a piacimento.

Giuliano47: mi sembra una buona spiegazione. Di conseguenza, purtroppo, il parallelo che ho fatto con i castori è abbastanza azzeccato.
FX: Donato: è impensabile per ragioni di interesse, non perché ispirati da chissà quali nobili principi.

Sì ma anche i nobili principi sono interessi. Il nobile principio di non farmi sparare dal primo che passa per strada, che si chiama non violenza, è comunque un interesse mio e della società.

Il non fare la guerra è interesse dei cittadini che non muoiono, del commercio che trova una società stabile, dei governi che non si devono preoccupare della difesa dei confini, delle industrie (purché flessibili) che possono costruire navi crociera invece che cacciatorpedinieri, ecc.

Sarà il mio materialismo, ma il fatto che non ci siano guerre in Europa io lo vedo positivo a prescindere dalla motivazione...
Sarà il mio materialismo, ma il fatto che non ci siano guerre in Europa io lo vedo positivo a prescindere dalla motivazione...

Magari non ci saranno guerre nel senso stretto del termine, ma non possiamo neanche dire che ci sia una stretta collaborazione. I confini esistono ancora e gli interessi dei Paesi sovrani giocano ancora un ruolo importantissimo nello scacchiere economico, sociale e politico europeo.
Fra meno di due settimane andrò in islanda con tappa ai siti dove hanno fatto i test di allunaggio :-) ti manderò una foto
@Stupidocane:
> Magari non ci saranno guerre nel senso stretto del termine, ma non possiamo neanche dire che ci sia una stretta collaborazione.

Abbiamo tutte le ragioni per lamentarci di come viene gestita l' "Europa" oggi da moltissimi punti di vista, ma ricordiamoci cosa hanno passato i nostri padri/nonni nel XX secolo (poco fa, nella scala temporale dell'Umanità)
@ Donato

Infatti, lungi da me fare il politico-da-banco-bar (anche se qui sotto mi smentisco alla grande), ma il nostro background socio culturale poggia su millenni di conflitti sanguinari, non da ultimi due che hanno avuto la triste nomea di "Guerre Mondiali". Non è così strano dunque che esistano ancora delle differenziazioni importanti che sfociano spesso in guerre dialettiche tra i rappresentanti governativi anziché imbracciare le armi. Almeno in Europa. Anche se la situazione dell'Ucraina (che non è poi così distante da ciò che consideriamo Europa) non ci dà una conferma di quanto appena scritto.

C'è però un'osservazione da fare, che sono abbastanza sicuro che mi attirerà più di qualche antipatia: per il livello evolutivo che il genere umano ha raggiunto, purtroppo i conflitti sono... necessari. Spiego meglio:

Il mondo che ci circonda è una diretta emanazione di ciò che siamo e tutte le attività umane che vengono impiegate nello sforzo di migliorarlo non possono prescindere da ciò che è l'uomo.

Vero, stiamo assistendo ad un lento e graduale passaggio verso una consapevolezza che spinge sempre più nella direzione della cooperazione, in quanto diventa ogni giorno sempre più palese l'impatto che il genere Homo ha sull'ecosistema. Una sorta di nuova direzione che abbraccia sempre di più il genere umano e l'intero ecosistema in un unico elemento, mettendo da parte gli istinti primordiali a favore della concertazione.

Ma siamo ancora molto lontani dal portare a compimento un progetto di questo genere. Al momento attuale sono ancora troppe le differenze tra i popoli della Terra ed il trend ricalca le leggi di Madre Natura: sopravvive il più forte. La nostra "umanità" fa ancora largo uso dell'istinto e questo, se può aiutare in circostanze di emergenza, mina le scelte logiche dalla loro base.
C'è una cosa che sbilancia, e non di poco, ciò che dovrebbe essere l'applicazione della selezione naturale all'uomo ed è l'uomo stesso. Abbiamo imparato a ricreare le condizioni favorevoli per la nostra sussistenza. Nostra e dei nostri cari e, per estensione, della nostra società autocostruita. Non è più l'habitat a selezionare chi vive e chi muore, chi si adatta e chi si estingue ma l'intervento dell'uomo stesso, sia sull'ambiente che sugli esseri che lo popolano.

Le carte in tavola quindi si mischiano un bel po', poiché ogni popolazione ha (o crede di avere) la "giusta ricetta" per far vivere tutti in pace e prosperità. Il che ci riporta d'un balzo alle differenze che distanziano gli uomini, che possono ancora sfociare in conflitti armati. Conflitti che assumono il truce ruolo che era della selezione naturale. Ecco dove sta secondo me la "necessità" delle guerre. Sono il sostituto imperfetto di un meccanismo comunque meno che perfetto ma collaudato ed efficace. Non che con questo abbracci in toto la lotta armata, ma credo di intuire perché esiste. Come ci impegnamo a migliorare il mondo in cui viviamo in maniera costruttiva e metodica, altrettanto siamo schiavi di istinti che ci portano ad odiare chi non la pensa come noi o non condivide il nostro progetto di "mondo perfetto".

Non dimentichiamo che, ammesso che non ci estinguiamo prima di raggiungere l'utopico obiettivo cantato da John Lennon in "Imagine" e non concesso che riusciremo mai a raggiungerlo, dovremo far fronte a scelte dure ed insindacabili, come il controllo delle nascite. Ossia dovremo noi uomini, gestire la nostra stessa "fauna" per non impoverire troppo l'habitat, in modo da permettere la sussistenza di molti, ma non di tutti.

Magari lo Spazio potrebbe diventare davvero la nuova frontiera, ma i passi da fare in quella direzione sono ancora tanti ed incerti che al momento hanno poca più valenza delle fantasie. Ci sono faccende più abbordabili da risolvere qui ed ora. Arriveremo al viaggio interstellare solo quando riusciremo a pensare e ad agire come umani, non come italiani, statunitensi, cinesi, russi, bergamaschi, bresciani, polentoni, terroni, di sinistra, di destra, cristiani, ebrei, atei, scientisti, sciacomicari, sallamadonna cosa... uomini. E basta.

Ne riparleranno tra qualche millennio i nostri discendenti, forse...
@Stup

Non dimentichiamo che, ammesso che non ci estinguiamo prima di raggiungere l'utopico obiettivo cantato da John Lennon in "Imagine"

Ehmm.. stai auspicando l'avvento del comunismo.
Ehmm.. stai auspicando l'avvento del comunismo.

Fossimo formiche, funzionerebbe a meraviglia! :)

Naturalmente intendevo l'immagine dipinta da Lennon, non l'ideologia che sottostava ad essa.
Ho tirato in ballo "Imagine" perché è una delle tante idee che l'uomo ha di un mondo perfetto.
Mi sembrava la più poetica e conosciuta.
[quote-"motogio"]Ehmm.. stai auspicando l'avvento del comunismo. [/quote]

Beh, anche le idee del povero Marx per una società più giusta e migliore non erano poi così malvage: poi sono arrivati Lenin e Stalin (e tanti altri dopo di loro) che le hanno rimesse in piedi secondo la loro personalissima interpretazione e il povero Carletto (Marx) ha iniziato a frullarsi nella tomba come un Girmi...
Eppure abbiamo già uno splendido esempio di "socialismo reale": il villaggio dei Puffi!
E adesso non venite a raccontarmi che i Puffi non esistono!
:-D
>Eppure abbiamo già uno splendido esempio di "socialismo reale": il villaggio dei Puffi!

Splendido un posto con decine di uomini e una sola donna?
Urge l'opinione della donna sola con decine di uomini…
@Maria Rosa

Eppure abbiamo già uno splendido esempio di "socialismo reale": il villaggio dei Puffi!

I puffi non sono comunisti e la loro organizzazione economica non si ispira al socialismo reale ma piuttosto è un classico esempio di un economia di sussistenza in una società signorile primitiva; il fatto che il Grande Puffo divide il cibo e le risorse con i suoi sudditi non fa di lui un comunista altrimenti dovremmo dire la stessa cosa di don Zeno

Ma se non ci credi prova a prendere la spazzola di Puffetta o lo specchio di Puffo vanitoso senza il loro permesso :-D

Comunque credo che Stup, da buon utopico, auspicasse l'avvento di una società sulla falsa riga di quella dell'universo di Star Trek più che a quella dei Puffi; anche se poi la storia che hanno abolito il denaro non l'hanno mai spiegata tanto bene.

Purtroppo io ho una visione piuttosto distopica del futuro quindi non mi pronuncio e nell'attesa mi riguardo la saga di Mad Max.