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83 commenti

Antibufala: il video dell’“alieno” sulla Luna

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “fccm*”.

Lo liquiderei come giornalismo estivo per riempire il vuoto, se non fosse che cretinate di questo genere appaiono in tutte le stagioni. Sta circolando la notizia (Huffington Post.it e .comMirrorDaily Mail e persino la Rai) del ritrovamento di un'immagine della superficie della Luna nella quale si vede una figura umanoide in piedi, con tanto di ombra. Ovviamente, dato che non abbiamo missioni umane in corso sulla Luna, la conclusione-spazzatura proposta da varie fonti è che debba trattarsi di un alieno.

Ovviamente no, non è un alieno, anche perché pensare che le creature extraterrestri debbano per forza avere forma umana è supremamente arrogante oltre che ottuso. Si tratta semplicemente di pareidolia: una forma vaga che il cervello tenta di interpretare assegnandole un'identità familiare.

Più in dettaglio, un briciolo d'indagine da parte di queste testate dove la gente in teoria viene pagata per produrre notizie non guasterebbe. Se la facessero, infatti, salterebbe fuori che la tesi dell'“alieno umanoide” non sta in piedi nemmeno per un istante, e andrebbe cestinata subito, per una ragione molto semplice: le ombre sono sbagliate. Nell'immagine, infatti, l'ombra dell'“umanoide” indica una fonte di luce che sta in alto a sinistra, mentre le ombre dei crateri circostanti suggeriscono una fonte di luce che sta a destra.


Usando Google Earth per visitare la Luna ed esaminare l'anomalia, risulta che si trova alle coordinate 27°34’26.35″N 19°36’4.75″W (circa a 60 km a nord-est del cratere Lambert) e che la sua proiezione sulla superficie misura circa 160 metri. Sarebbe un alieno bello grosso.

C'è un altro fatto interessante: la stessa anomalia, come segnala un delirante sito ufologico al quale non voglio regalare pubblicità, c'è anche altrove in Google Moon e ha esattamente la stessa forma e “ombra” alle coordinate 26°47'13.20"N 3°10'8.65"E:


Ora decidete voi qual è la spiegazione più sensata e probabile:

a) gli alieni hanno piazzato sulla Luna colossali statue umanoidi che proiettano ombre fasulle e che la NASA fa finta di ignorare anche se le darebbero una motivazione potentissima per attirare soldi per tornare sulla Luna;

b) si tratta di esempi delle numerose macchie prodotte da polvere e peluzzi durante lo sviluppo, la duplicazione o la scansione delle immagini della Luna riprese su pellicola, e il nostro cervello tende spontaneamente a interpretarle come forme umane.
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Commenti
Commenti (83)
> e andrebbe cestinata subito, per una ragione molto semplice: le ombre sono sbagliate. Nell'immagine, infatti, l'ombra dell'“umanoide” indica una fonte di luce che sta in alto a sinistra, mentre le ombre dei crateri circostanti suggeriscono una fonte di luce che sta a destra.

E uno che crede alla presenza di un "umanoide" sulla Luna sarebbe in grado di secernere un ragionamento simile? ;-)
"Sarebbe un alieno bello grosso". Ahahahah! Effettivamente sarebbe preoccupante, no? :)
Ora decidete voi qual è la spiegazione più sensata e probabile:
a) gli alieni hanno piazzato sulla Luna colossali statue umanoidi (...)
b) si tratta di esempi delle numerose macchie prodotte da polvere e peluzzi durante lo sviluppo, la duplicazione o la scansione delle immagini della Luna riprese su pellicola, (...)


C'è una terza spiegazione
c) è un alieno minuscolo, di dimensioni micrometriche, che vive nelle pellicole fotografiche
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Correggo la grammatica

anche perché pensare che le creature extraterrestri debbano per forza avere forma umana è supremamente arrogante oltre che ottuso

Oddio... volendo pignolare, non è necessariamente sbagliato. Potrebbe essere semplice convergenza evolutiva, di cui sulla Terra abbiamo molti esempi. In breve, gli organismi che sfruttano la stessa nicchia ecologica devono rispondere alle stesse esigenze ambientali, per cui evolvono sviluppando strutture molto simili. Chi nuota deve avere forma idrodinamica, sia pesce o mammifero. Chi vuole muoversi sott'acqua velocemente e a scatti deve avere il centro di propulsione arretrato, sia pesce (luccio) o uccello (svassi). E via così.
Certo, qui si aprirebbe un affascinante discorso su quanto la nostra evoluzione sia stata costretta da colli di bottiglia necessari ovunque, su qualsiasi pianeta (come credo io), o sia stata una successione di casi che potevano benissimo andare diversamente.

Convergenza evolutiva che comunque non è una necessità assoluta: i pascolatori di ampie praterie hanno strutture molto diverse in Africa o America (bovini) e in Australia (canguri).
"Convergenza evolutiva che comunque non è una necessità assoluta: i pascolatori di ampie praterie hanno strutture molto diverse in Africa o America (bovini) e in Australia (canguri). "

Sperando che il nostro ospite non ci butti fuori a calci per OTtismo pervicace e conclamato...

Ipotizzando delle razze aliene capaci di sviluppo tecnologico (che non é necessariamente la stessa cosa che "intelligenti", o anche "capaci di sviluppo scientifico"), una forma di convergenza parallela assolutamente imprescindibile é la presenza di almeno due arti o tentacoli che consentano la manipolazione. Dal momento che è escluso che qualsiasi forma di evoluzione possa far spuntare degli arti aggiuntivi, questo richiede la rinuncia/trasformazione di qualche capacitá/caratteristica precedente (tipo la nostra stazione eretta). Se aggiungiamo ipotesi a ipotesi, e immaginiamo che la struttura dei vertebrati superiori non sia un'esclusiva dell`evoluzione terrestre ma invece una "regola" costante, ne consegue che degli alieni capaci di viaggi spaziali dovrebbero per forza essere umanoidi (almeno in senso molto lato).

Il parallelo bovidi/canguri mi sembra non tenga conto di un fattore di base sostanzíale, e cioé la sopravvivenza in Australia dei marsupiali che altrove sono stati invece sostituiti dai mammiferi. Non sono sicurissimo che si possa parlare di differenti sbocchi evolutivi per la stessa nicchia ecologica; é invece che l' Australia é "rimasta indietro", ma si puó sospettare che anche lí, col tempo i canguri sarebbero stati soppiantati da un qualche equivalente dei bisonti o degli uri.
Veramente a me sembra che le ombre dei crateri indichino la fonte di luce a sinistra... le ombre sono tutte a destra...
Martinobri, un mio professore aveva detto la stessa cosa, ossia che essendo la figura bipede la più efficiente (corre veloce ma può anche usare le mani mentre lo fa) non vede quali altre forme dovrebbero assumere le specie dominanti di altri pianeti.

Io gli ho risposto solo "ruote" :P è rimasto meditabondo per un po'.
"pensare che le creature extraterrestri debbano per forza avere forma umana è supremamente arrogante oltre che ottuso"
Più in generale, una forma di vita extraterrestre simile a quella terrestre (animale, vegetale, o anche molto semplice come può essere un batterio) presuppone una struttura biochimica similare a quella della vita terrestre.
A sua volta questa presuppone caratteristiche chimiche, fisiche, climatologiche del pianeta extraterrestre simili a quelle della terra.
L'universo è enorme, quindi è possibie che un pianeta simile alla terra esista, come è possibile che in esso si sviluppi una forma di vita simile a quella terrestre.
Subentrano però tre fattori.
Il primo è la distanza: un pianeta del genere sarebbe certamente al di fuori del sistema solare, e dunque sarebbe difficilissimo se non impossibile venire in contatto con queste forme di vita.
Il secondo è il tempo: l'evoluzione di questa vita, pur simile alla nostra, potrebbe essere milioni di anni più indietro oppure milioni di anni più avanti rispetto alla nostra.
Il terzo è la vastità: se anche questo pianeta esistesse ed avesse una vita simile e sincronizzata con la vita terrestre, sarebbe per noi un enorme problema trovare questo pianeta tra i miliardi di corpi celesti che esistono ... ed anche per gli extraterrestri sarebbe un problema trovare noi.
In conclusione: gli alieni forse esistono (o sono esisstiti o esisteranno) ma incontrarli è quasi impossibile!
Veramente a me sembra che le ombre dei crateri indichino la fonte di luce a sinistra... le ombre sono tutte a destra...

No, i crateri sono dei buchi; quella che si vede è l'ombra del bordo, per cui la luce viene da destra.
non vede quali altre forme dovrebbero assumere le specie dominanti di altri pianeti.
Io gli ho risposto solo "ruote" :P è rimasto meditabondo per un po'.


Interessante e classico argomento. Si può obiettare che nessun organismo le hanno mai sviluppate e che ci sono dei limiti strutturali, come la necessaria torsione dei vasi sanguigni, che appaiono insormontabili.


Ipotizzando delle razze aliene capaci di sviluppo tecnologico (che non é necessariamente la stessa cosa che "intelligenti", o anche "capaci di sviluppo scientifico"), una forma di convergenza parallela assolutamente imprescindibile

Vero. E se vogliamo c'è anche dell'altro. Ad esempio, per sviluppare una tecnologia a un certo punto la razza deve passare dalla metallurgia, il che fa fuori tutti gli esseri acquatici. La visione stereoscopica non si vede come si possa farne a meno, quindi occhi frontali; dell'omeotermia non parliamone, a meno di essersi evoluti su un pianeta che è una sorgente termale unica :-). E via andando. Alla fine, IMHO, vien fuori che i colli di bottiglia sono ben più di quelli che si potrebbe sospettare a prima vista.


Il parallelo bovidi/canguri mi sembra non tenga conto di un fattore di base sostanzíale, e cioé la sopravvivenza in Australia dei marsupiali che altrove sono stati invece sostituiti dai mammiferi. Non sono sicurissimo che si possa parlare di differenti sbocchi evolutivi per la stessa nicchia ecologica; é invece che l' Australia é "rimasta indietro", ma si puó sospettare che anche lí, col tempo i canguri sarebbero stati soppiantati da un qualche equivalente dei bisonti o degli uri.

Interessante anche questo. C'è da dire però che un conto è trovare una nicchia ecologica libera, un conto trovarla occupata da un essere che ci si è accasato da milioni di anni. Non che questo voglia dire che il nuovo arrivato si estingue, anzi; purtroppo la storia dell'ecologia recente è piena di esempi del caso opposto.
X Ebonsi, solo una piccola pignoleria.
Anche i marsupiali sono mammiferi.
Ciò che identifica univocamente i mammiferi è infatti l'allattamento dei piccoli.
I mammiferi si dividono in:
monotremi: depongono le uova, credo esistano solo l'ornitorinco e l'echidna.
marsupiali: partoriscono figli vivi, ma essendo privi di placenta (e non potendo quindi esserci scambi di materiale nutritivo e di ossigeno tra il sistema circolatorio della madre e quello del feto) essi vengono partoriti allo stato poco più che embrionale, dopo il parto passano nel marsupio della madre, si attaccano al capezzolo e quì completano lo sviluppo, esempio classico sono i canguri.
placentati: grazie alla placenta i figli possono avere un ampio sviluppo entro l'utero materno e vengono partoriti ben formati.
Bravo Attivissimooooooooooo cosi .. vai avanti
Ciao a tutti, Phil Plait è andato un tantino oltre andando a pescare i file dell'LRO (recenti) e quelli originali della missione Clementine usati da Google! Vedere per credere giusto? http://www.slate.com/blogs/bad_astronomy/2014/08/15/google_moon_images_don_t_show_an_alien_there.html

Seguivo silenzioso il blog ma visto che mi faccio vivo mando un saluto e un grazie a Paolo!
bellissima discussione, ma per sapere di più sulle forme di vita aliene basterebbe studiare i cretini che si sono inventati questa formidabile stupidaggine dell'alieno sulla luna. o forse sono loro i terrestri e noi… oh, mio dio!
@rob:
> Veramente a me sembra che le ombre dei crateri indichino la fonte di luce a sinistra... le ombre sono tutte a destra...

Le colline fanno l'ombra dalla parte opposta rispetto alla provenienza della fonte di illuminazione, i crateri il contrario.
Tutte belle considerazioni/speculazioni, però fino ad adesso abbiamo un campione statistico troppo limitato: UNO!
Senza dubbio, la prima
:)
A me non fa impressione la forma dell'umanoide, quanto quelle due frecce enormi e le due scritte. Scritte, badate bene, che sono in inglese! Ora, come fa un extraterrestre a conoscere l'inglese? E' sicuramente un complotto del NWO e dell'INPS! SVEGLIA!!!
Vediamo (sempre che Paolo ce lo permetta) di approfondire un po' la faccenda degli "alieni plausibili", ovviamente limitandoci a quelli capaci di viaggi spaziali (non dico "interstellari", perché quelli non sappiamo nemmeno come potrebbero essere possibili).

Cominciamo. Tutti gli animali marini, gli invertebrati di qualsiasi tipo, rettili, anfibi e insetti (o variazioni sul tema) sono esclusi, per le considerazioni già espresse. Restano i mammiferi (monotremi, marsupiali o placentati - grazie Piero) e i dinosauri a sangue caldo (cioè uccelli con le mani al posto delle ali). In ogni caso, la stazione bipede eretta è obbligatoria - a meno di ipotizzare la possibile esistenza di vertebrati superiori con sei o più arti, ma a quel punto si può ipotizzare qualsiasi cosa.

Arriviamo quindi sempre a qualcosa che potrebbe magari essere coperto di piume, ma che sarebbe pur sempre più "umanoide" di un elefante o di un anaconda.

E adesso viene la parte più "stuzzicosa". I viaggi interstellari sono ad oggi impossibili per noi non perché ci manchino le tecnologie necessarie, ma perché richiedono dei tempi assurdi. Domanda: in termini biologici, è possibile immaginare una razza aliena che risponda alle caratteristiche necessarie per lo sviluppo tecnologico, ma che presenti un metabolismo tale da rendere viaggi di migliaia dei nostri anni perfettamente fattibili?
in termini biologici, è possibile immaginare una razza aliena che risponda alle caratteristiche necessarie per lo sviluppo tecnologico, ma che presenti un metabolismo tale da rendere viaggi di migliaia dei nostri anni perfettamente fattibili?

Non mi ricordo di aver letto niente sull'argomento; in ogni caso, la mia boiata ferragostana la butto lì.
Posto che qualsiasi discussione, vista la mancanza di dati che giustamente Donato ricorda, è pura accademia, forse no se la specie in questione ha una psicologia simile alla nostra.
E' noto che le persone anziane sono poco propense al cambiamento e all'innovazione. Certo, esiste gente in là con gli anni curiosa e aperta al nuovo, e tra gli scienziati vi sono molti esempi. Ma, in media, si tende a perpetuare il già visto anzichè provare qualcosa di nuovo.
E' probabile quindi che una civiltà di esseri millenari avrebbe un progresso non solo tecnologico assai rallentato (anche perchè le nuove nascite, quindi il ricambio generazionale, dovrebbe essere regolato col contagocce), forse non compatibile con lo sviluppo di una tecnologia avanzata.
Quindi: boh?
Mi accorgo adesso che hai scritto: in termini BIOLOGICI
:-)

Beh, peggio ancora: nel senso che la questione è più oscura. Chi lo sa se i telomeri si potranno riparare? :-)
Beh che bel thread...

In ordine sparso.

Sugli arti. Niente vieta che gli arti possano essere più di quattro e quelli prensili più di due. In un'ottica del genere la postura eretta non serve a nulla. Forma insettoide? E perché no?

Sugli occhi. Anche qui nulla vieta che siano occhi compositi, magari con un campo visivo molto maggiore del nostro. E, come prima, nulla vieta che possano essere più d'una coppia.

Sulle ruote. Abbiamo prove che organismi biologici sono in grado di contenere al loro interno sia i propri organi vitali che corpi estranei grazie agli orifizi (niente battute di cattivo gusto, please). Allo stesso modo un muscolo a forma di O-ring potrebbe benissimo fungere da guarnizione per un vaso sanguigno volvente a forma di sacca. Il difficile semmai, sarebbe il trasferimento del segnale nervoso. Occorrerebbe una piastra su cui strisciano delle "puntine" nervose... difficilotto, direi.

Sul metabolismo. Per permettere la sopravvivenza millenaria di viaggiatori interstellari, ammesso che siano forme di vita paragonabili a ciò che conosciamo, dovrebbero essere estremamente lenti. Se il loro concetto di spazio tempo si misura in migliaia dei nostri anni, anche le loro funzioni biologiche dovrebbero essere talmente lente (per noi almeno) da permettere un vita così lunga. Una invasione di esseri del genere non farebbe paura a nessuno. Mentre cominciano a muovere i loro sei arti prensili per imbracciare altrettanti disintegratori, potremmo prenderli di peso, caricarli sulla loro astronave, vestirli tutti da paggetti, fare una foto di gruppo, stamparne una copia formato poster, aspettare che il tizio spari i suoi sei colpi sul suo comandante, farci delle grasse risate, aspettare un paio di settimane la reazione, mettergli davanti la foto vestiti da paggetti, rifarci altre grasse risate, ri-aspettare la sfuriata, ecc. ecc.
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Niente vieta che gli arti (...) Sugli occhi. Anche qui nulla vieta


Yesss.
Però è un fatto che nella nostra evoluzione nessun essere superiore ha seguito queste strade.
E qui torniamo alla questione iniziale:
qui si aprirebbe un affascinante discorso su quanto la nostra evoluzione sia stata costretta da colli di bottiglia necessari ovunque, su qualsiasi pianeta, o sia stata una successione di casi che potevano benissimo andare diversamente.

Insomma, possiamo arrotolarci come serpenti e morderci la coda. E restare in questa posizione finchè avremo un congruo numero di altre biosfere di cui studiare la storia naturale.
qui si aprirebbe un affascinante discorso su quanto la nostra evoluzione sia stata costretta da colli di bottiglia necessari ovunque, su qualsiasi pianeta, o sia stata una successione di casi che potevano benissimo andare diversamente.

Vero. Ma in linea teorica non possiamo escludere che le cose potrebbero essere andate ben diversamente. Giusto quindi ciò che dici, in quanto è ciò su cui basiamo le nostre esperienze e speculazioni, ma non credo sia intellettualmente onesto assumere che questi colli di bottiglia debbano essere per forza delle conditio sine qua non possano esistere esseri con intelligenza e coscienza di sé.

Ogni ambiente avrà i propri colli di bottiglia (al pari dei topastri giganti australiani) e favorirà il più adatto. 65 milioni di anni fa le condizioni erano molto favorevoli ai grandi rettili e solo un evento fortuito e disastroso ha permesso il nostro arrivo.

Insomma, se la costante rimane l'evoluzione le uniche incognite sono date dall'ambiente. Quest'ultimo plasmerà individui adatti ad esso, anche se non necessariamente dotati di intelligenza.
Quello che vogli dire è che non importa quale forma assuma la specie dominante, dato che questa è fortemente influenzata dall'ambiente in cui si sviluppa e di cui non possiamo avere esperienza diretta, ma che essa abbia la possibilità di sviluppare intelligenza superiore.

Questa secondo me è la vera sfida: trovare o cercare di tracciare il candidato perfetto per la coscienza di sé.

Spiego meglio. Dalla ricerca di esseri intelligenti dovremmo escludere i predatori o le specie al culmine della catena alimentare. Se ci si evolve con zanne, artigli e muscolatura sufficiente non serve essere intelligenti per tramandare il proprio patrimonio generico. Coccodrillo docet.

Servono elementi deboli ma comunque abbastanza in alto nella catena alimentare.
Organismi troppo semplici fanno da contraltare a quelli complessi in cima alla catena: poca complessità, alta specializzazione, alta dipendenza dalle condizioni ambientali.

Quindi un essere adattabile alle diverse condizioni ed in grado di sfuggire ai predatori con l'astuzia invece che con arti veloci.
Aggiungo un paio di riflessioni sulla questione dell'aspetto di esseri extraterrestri.

Come giustamente è stato detto, per ora abbiamo _zero_ campioni di vita non terrestre. Non abbiamo termini di paragone. Possiamo soltanto estrapolare sulla base di quello che vediamo sulla Terra.

Simmetria: buona parte delle creature terrestri è almeno grosso modo simmetrica, ma non tutte. Non c'è motivo di pensare che la simmetria sia un requisito inderogabile. Possiamo quindi ipotizzare anche esseri con numero dispari di arti e conformazioni anatomiche non simmetriche.

Anatomia umanoide: non c'è nulla di "naturale" e inevitabile nella forma umana. La testa, per esempio, non è un obbligo e anzi crea un punto debole (collo). Visione stereoscopica? Gli occhi potrebbero essere alle estremità di "braccia", con una base stereo regolabile a piacere. Arti? Certo, per manipolare l'ambiente e creare tecnologia servirebbe un arto prensile. Ma i tentacoli, per esempio, magari multipli (piovre, proboscidi), sono un sostituto adeguatissimo.

Durata dei viaggi: abbiamo sulla Terra creature che potrebbero affrontare tranquillamente un viaggio interstellare con propulsione nucleare, della durata di qualche secolo o di un paio di millenni, senza grossi problemi. Si chiamano alberi :-) Non c'è motivo di pensare che la durata della vita degli esseri viventi sia per forza limitata come la nostra (vedi tartarughe). Inoltre esiste sempre l'opzione della nave generazionale (a destinazione ci arrivano i figli dei figli dei figli concepiti e cresciuti a bordo).

Ruote: perché no? L'evoluzione non è soltanto biologica. Già noi stiamo sostituendo arti e organi con dispositivi tecnologici. Uno per tutti: sedie a rotelle. Una civiltà sufficientemente tecnologica (diciamo solo 300 anni avanti a noi, cioè niente) potrebbe trasferire la propria esistenza in corpi sintetici immortali. A quel punto potrebbero viaggiare nel cosmo per milioni di anni senza problemi su astronavi. Anzi no: per citare Clarke, potrebbero essere essi stessi delle astronavi.

Per questo dico che il pensare umanoide dell'ufologia è ottuso.
Mi avete quasi convinto. :)
L'unica cosa su cui non concordo è il metabolismo lento.
Qualsiasi sia il loro ambiente avrebbero dovuto affrontare la natura adattando il metabolismo agli eventi esterni.
Non credo che con un metabolismo inferiore a quello della balena, del bradipo o della tartaruga si possano superare gli eventi naturali, mantenendo i più intelligenti.
E poi come fare a studiare e manipolare la luce, le fusioni e le reazioni chimiche, la meccanica ecc. a "velocità non umana"?
Se le costanti non sono variabili in altri mondi(!) il progresso tecnologico umano è più o meno l'unico possibile, che questo sia percorso da esseri molto distanti da noi a livello metabolico la vedo dura.
Uhm... riflettendo sulla prensilità degli arti credo che un'appendice complessa quanto la mano umana, o perlomeno similare, sia imprescindibile per lo sviluppo di intelligenza spaziale. Non che proboscidi e tentacoli non possano andare bene ma sono fortemente limitati rispetto alla mano. Con una proboscide non si riesce a tenere che pochi oggetti contemporaneamente e non si può nel frattempo cercare le chiavi di casa in tasca. Con i tentacoli la situazione migliora di molto, ma non avendo struttura ossea non possono essere usati come armi di difesa, a meno che di mettere in conto che qualcuno lo si può perdere facilmente per un morso.
Uhm... però alcune cose sono indispensabili. Un superganglio nervoso che funzioni (=encefalo) innanzitutto deve essere centralizzato, e da qui arriva la necessità della cefalizzazione. La quale, non dimentichiamolo, c'è soprattutto in derivazione del fatto che i primi si muovevano in una direzione preferenziale. Specie non cefalizzate sono quelle immobili, e ha tutta l'aria di essere una conditio sine qua non; una specie immobile però è assai dura che evolva verso qualcosa di intelligente.
E poi un encefalo che funzioni bene succhia moltissima energia, quindi non mi convincono nè il metabolismo lento nè qualcosa di diverso dall'omeotermia.
Non dimentichiamo poi che prima dell'evoluzione tecnologica c'è per forza l'evoluzione a forza bruta, che richiede giocoforza robustezza del corpo. Voglio vedere io uno dotato di tentacoli, fatti necessariamente di tessuti molli, prendere a picconate una montagna per estrarne qualche metallo. E credo, per ragioni di leve e simili, che anche un corpo asimmetrico genererebbe un individuo troppo debole fisicamente per rispondere alle esigenze di almeno una parte della sua evoluzione.

Altri contributi?
Però immagino che noi non siamo i primi a discutere di fantabiologia :-)

Nessuno ha un po' di bibliografia?
Occorrerebbe un esobiologo...
Facciamo una cosa: scindiamo il discorso tra A) "forme di vita aliene intelligenti, e capaci di utilizzare la propria intelligenza e le proprie caratteristiche fisiche per creare una civiltà tecnologica", e B) "come sopra, ma capaci anche di viaggi interstellari".

Sono abbastanza d'accordo che non si possa sostenere a priori che lo sviluppo di A) debba per forza seguire un percorso che porti a qualcosa di vagamente umanoide. Personalmente, ritengo peró che questo sia molto probabile - anche se magari il risultato sarebbe una specie di struzzo con le mani. Ed è indubbio che, come é stato giustamente fatto osservare, il punto di partenza evolutivo deve essere una creatura abbastanza in alto nella piramide alimentare, ma non ai vertici e che quindi ha bisogno di utilizzare strumenti (armi) per difendersi e per catturare le prede - altrimenti avremmo i delfini. E questa creatura deve essere un onnivoro con forti preferenze carnivore, perché gli erbivori non hanno bisogno di armi per cacciare.

La creatura deve essere terrestre (nel senso che vive sulla superficie del suo pianeta), a sangue caldo, vertebrato, e molto probabilmente mammifero placentato - perché senza la necessità di occuparsi dei figli per diversi anni (e così trasmettere loro il bagaglio di conoscenze accumulato dalle generazioni precedenti), non é possibile lo sviluppo di alcuna civiltà, tecnologica o meno. E' magari anche possibile ipotizzare dei simil-uccelli che si comportino allo stesso modo, ma la mancanza dell'indispensabile periodo di allattamento rende piuttosto difficile spiegare perché i piccoli dovrebbero restare con i genitori tanto a lungo.

Per pensare a qualcosa di simile a insetti, bisogna lavorare parecchio di fantasia. Come prima cosa, bisogna ipotizzare un pianeta con un'atmosfera tale, da permettere al particolare sistema di respirazione degli insetti di funzionare anche come dimensioni superiori alla ventina di cm che sono il massimo fattibile sulla terra. E c'è poi il grosso intoppo del sistema nervoso. Gli insetti hanno (almeno) sei zampe perchè il loro sistema nervoso modello "simplex" non sarebbe in grado di tenerli in piedi e farli muovere con meno zampe. Arrivare ad una civiltà tecnologica, la vedo dura.

E per quanto riguarda i vertebrati, non vorrei fare il creazionista e cominciare a parlare di leggi universali date a priori, ma sospetto che lo schema "colonna vertebrale - testa - quattro arti - coda" sia di fatto immutabile e imprescindibile, e che valga per tutto l'Universo - come per tutto l'Universo vale la Tavola di Mendeleev. L'evoluzione può bensì portare a perdere qualcosa (la coda) o a trasformare degli arti in ali o pinne, ma Pegaso non è mai esistito sulla Terra e, credo, nemmeno da nessuna altra parte.

B) é, ovviamente, tutta un'altra faccenda, che richiede A) ma anche molto di più. Il "mio" metabolismo rallentato è ovviamente un'ipotesi assai debole, per i motivi che sono stati illustrati. Forse bisognerebbe, come è stato suggerito, buttarsi sul psicologico, e pensare ad una società che accetti il concetto di "navi generazionali".

Del resto, anche se in contesti diversi la nostra storia conosce episodi non troppo diversi sul piano psicologico/emotivo. Il caso forse più eclatante è forse quello della colonizzazione degli arcipelaghi del Pacifico ad opera dei Polinesiani, con canoe cariche di uomini, donne, bambini, maiali, cani e pianticelle di alberi del pane che partivano verso l'ignoto cercando nuove isole. Nessuno sa quanti di questi viaggi - certo la grande maggioranza - si siano conclusi in tragedie.

@ ebonsi

Per pignolare anche io, non è che se un insetto perde una zampa non sta in piedi. Corre meno veloce o si difende peggio ma se sopravvive al trauma, "impara" a compensare la mancanza. Magari non sopravvive molto, ma "cammina" ancora.

Navi generazionali. Che senso hanno? Noi cosa abbiamo mandato nel cosmo per esplorarlo? Sonde. Le più moderne robotiche addirittura. Quale sistema migliore per passare da un sistema solare ad un altro se non tramite sonde automatiche? Magari in grado di difendersi? La specie che le ha costruite intanto continua il progresso tecnologico per colonizzare il nuovo pianeta solo quando non incontrerà più resistenza...

See lo so, non dovevo guardare Pacific Rim prima di commentare, ma pensateci. Se questo è lo scenario più plausibile, quale aspetto e quali caratteristiche dovrebbe avere questa sonda?

Nel senso che si può tranquillamente mettere da parte l'aspetto biologico degli alieni e fissiamo i parametri minimi e funzionali di un essere (una sorta di A.I. é scontata) per poter sopravvivere su un altro pianeta.

In questo modo potremmo anche risalire ad una fisionomia particolare...
Non e' l'ombra di una delle astronavi di Starfleet in orbita attorno alla Luna?
Io partirei un po' più "indietro", precisamente dalla chimica e farei alcune considerazioni.
La chimica è uguale in "tutto" (ovviamente è un'approssimazione) l'universo, premesso ciò, con le nostre conoscenze, sappiamo se è possibile una forma di vita con composti differenti da quelli organici? Se sì, si può "innescare" naturalmente come è avvenuto sulla Terra?
Almeno così evitiamo di considerare le forme di vita artificiale che potrebbero essere create ad hoc da una civiltà avanzata per alcuni scopi come, ad esempio, i viaggi interstellari; magari, esseri in grado di andare in letargo per millenni, di non invecchiare, ecc...

Nel caso di vita non organica e supponendo che sappiamo quali sono i componenti base che possano combinarsi in forme di vita (lo sappiamo? Io avevo sentito parlare del silicio ma non so altro), in quale ambiente ciò potrebbe avvenire?
Ad esempio, nel caso della vita organica, ci sono dei limiti ambientali entro i quali si può formare. Ne consegue che il pianeta potenzialmente ospite di vita organica debba avere determinate caratteristiche ambientali, almeno localmente (la sola fascia equatoriale, o solo vicino ai poli o in fondo al mare), simili a quelle della Terra, magari più estreme.

Conoscendo l'ambiente tipo, necessario per la nascita spontanea di una qualche forma di vita, ritengo che potremmo dedurre, almeno a grandi linee, l'evoluzione di tali forme e quali caratteristiche morfologiche potrebbe avere una forma di vita intelligente che, nel caso di vita organica, forse non sarebbe troppo diversa dall'uomo.
La chimica è uguale in "tutto" (ovviamente è un'approssimazione) l'universo, premesso ciò, con le nostre conoscenze, sappiamo se è possibile una forma di vita con composti differenti da quelli organici?

Per costituire la base di molecole complesse, facili da realizzare ma facili da disfare, l'elemento base deve avere la proprietà di legarsi in lunghe catene STABILI. Giustamente citi il silicio, che appare l'unica alternativa al carbonio; però le sue molecole complesse sono meno versatili e, soprattutto, meno stabili. Anche un composto alternativo all'acqua come solvente non appare all'orizzonte: forma, volume, simmetria e carica della molecola in rapporto alle sostanze da sciogliere, e soprattutto abbondanza... non c'è molto altro.

Conoscendo l'ambiente tipo, necessario per la nascita spontanea di una qualche forma di vita,

Hai detto niente :-)
Ricostruire le condizioni della Terra primordiale e soprattutto le prime molecole autoreplicanti è uno delle big questions della biologia di oggi.
Il passo successivo, ovvero quali caratteristiche dovrebbe avere un pianeta per permettere l'evoluzione di specie senzienti, è da tempo oggetto di discussione. In ogni caso, le caratteristiche sono decine, perlomeno (e torniamo al problema iniziale, ovvero la mancanza di termini di paragone) quelle conosciute.
Attendiamo l'autorevole parere di pgc, se non si è perso in Sudafrica, che in passato più volte si è espresso sull'argomento su questi schermi.
Sí, però attenzione: l'argomenti non sono le possibili/verosimili specie senzienti/intelligenti, per le quali si può in effetti ipotizzare un po' di tutto. Dovremmo limitarci (non perché lo dico io, ma perché il campo ristretto obbliga a tenere a freno le fantasie) alle specie aliene A), capaci di utilizzare la loro intelligenza e le loro caratteristiche fisiche per dar vita ad una civiltà tecnologica, e B), come A) ma anche capaci di viaggi interstellari.
Quindi carbonio sia. D'altro canto non è che ci si può inventare poi molto. La chimica è uguale per tutto l'universo e non lascia molto alle speculazioni. Benché possa essere ipotizzabile vita silicea in condizioni ambientali estreme per noi "carboniosi" la sua evoluzione difficilmente darebbe spazio a strutture molti complesse.

E qui direi che ci siamo.

Riguardo le caratteristiche perché si formi vita a base di carbonio la fisica ci dice che le condizioni planetarie non dovrebbero scostarsi da quelle che conosciamo. D'altra parte non sappiamo se è quanto il range di variazioni fisicamente ammesse possa influire sulle forme di vita.

Orbita planetaria, distanza dalla stella, dimensione del pianeta, consistenza e conseguente gravità dello stesso, quantità d'acqua nei tre stati, satelliti e moti mareali, inclinazione e stagionalità.

Anche se la specie più evoluta che conosciamo è prettamente terrestre, non dobbiamo dimenticare che si è evoluta su un pianeta ricoperto al 70% d'acqua (piglia e porta a casa M. Night Shyamalan, te ed i tuoi alieni tanto imbecilli da colonizzare un pianeta dove piove veleno disintegrante senza adeguate contromisure).
Questo per dire che, forme e dimensioni a parte, la biologia di un essere alieno non dovrebbe essere chimicamente e biologicamente molto distante da noi. L'universo stesso non permette molte scappatoie, concedendo però infinite variazioni sul tema.

In parole povere, se prendiamo la matematica, la chimica e la fisica come assiomi su cui costruire fantastici esseri, la teoria dell'evoluzione ci dà abbastanza elementi per speculare ad libitum sul loro aspetto.

Potremmo ipotizzare rettiliani (magari a sangue caldo come sembra alcuni dinosauri) sviluppatisi in ambienti poveri d'acqua ed anfibi in ambienti invece ricchissimi.

Le dimensioni dipendono principalmente dalla quantità di ossigeno (gigantismo delle libellule nel carbonifero o le mirabili dimensioni raggiunte dai dinosauri) ma secondo me non vanno esclusi altri fattori quali la gravità del pianeta su cui si formano. Maggiore è la gravità più bassi e tozzi saranno gli esseri, magari con più arti di quelli necessari sulla Terra per sostenere il loro peso.
Condizioni climatiche preponderanti, come un pianeta che riceve un'insolazione minore rispetto alla nostra farà sì che il clima sia più rifiorire e che gli esseri siano coperti da una folta pelliccia, muscolarmente potenti, fortemente carnivori e probabilmente mammiferi omeotermi.

Pianeti più caldi e sufficientemente umidi potrebbero portare a evoluzioni estreme degli insetti se le condizioni climatiche rimangono stabili abbastanza a lungo per permettere la lentissima evoluzione di questa classe di esseri.
Rigido, non rifiorire... fan cool alle tastiere intelligenti...
Quindi torniamo alle caratteristiche fisiche. Secondo me la forma di una sonda robotica potrebbe anche dirci qualcosa su chi la creata. Al momento le nostre sonde direbbero che abbiamo le ruote come il famoso nonno con le ruote, ma c'è anche da dire che esse non sono il sistema migliore per spostarsi.

Se da un lato sono molto affidabili, dall'altro sono molto limitate dalla superficie su cui rotolano. Un metodo migliore anche se molto più complicato sarebbe con un sistema tetrapode. Stabile, sufficientemente veloce, in grado di superare ostacoli impensabili per delle ruote ed adatto ad una grande gamma di superfici.

Il tutto corredato da altri due o più arti prensili ad una estremità permettendo così anche una buona "manualità". Una sorta di "centauro" o di "scorpione".
Il tipo di sonda/robot ottimale (da esplorazione? da sfruttamento mineratio/biologico? da guerra/conquista?) che una specie aliena intelligente potrebbe sviluppare e mandare in giro, indipendentemente dalle sue proprie (della specie aliena) caratteristiche psicofísiche, è un "argomento nell'argomento" parecchio interessante.

Per quanto riguarda propriamente le specie aliene in senso biologico, sospetto che noi si sia un po' nella stessa condizione dei compilatori di bestiari fantastici dell'antichità classica e del medioevo: sappiamo che "là fuori" c'è un intero universo di cui peró non conosciamo quasi nulla, e quindi ce lo immaginiamo popolato dalle creature più strane che riusciamo a concepire - manticore, chimere, serpenti di mare, sirene, sciapodi (uomini che si fanno ombra col proprio unico piede), ecc. La realtà, quando siamo andati a conoscerla, si è rivelata forse ancora più strana di queste fantasie - dai marsupiali ai monotremi a tutta una serie di nuove piante alimentari straordinariamente utili (che curiosamente, nessuno aveva mai ipotizzato - pur se il mondo antico e medioevale aveva l'esperienza diretta dell'introduzione di nuove varietà vegetali e animali), a civiltà molto evolute che peró non conoscevano né la ruota e né l'aratro, e che conducevano guerre continue all'unico scopo di catturare prigionieri da sacrificare (altrimenti, non pioveva più).

@Paolo Attivissimo
Ovviamente no, non è un alieno, anche perché pensare che le creature extraterrestri debbano per forza avere forma umana è supremamente arrogante oltre che ottuso

Al contrario è estremamente realistico, sappiamo bene che gli alieni sono bravissimi ad assumere un aspetto umano per fingersi amici e poi soggiogarci quando meno ce lo aspettiamo.
(Scherzi a parte, quando si parla di alieni, penso che cinema e TV abbiano contribuito moltissimo ad ingigantire il nostro già cicciuto antropocentrismo, per il semplice motivo che ancora oggi un attore con trucco e parrucco costa molto meno degli effetti speciali)

@Stupidocane
ma non avendo struttura ossea non possono essere usati come armi di difesa, a meno che di mettere in conto che qualcuno lo si può perdere facilmente per un morso

Ma se i tentacoli ricrescessero, come la coda della lucertola, perderne qualcuno ogni tanto non sarebbe un problema. E se fossero velenosi, gli avversari non avrebbero nemmeno la possibilità di un secondo morso. Ora però tu mi obietterai che se questa creatura è così brava a difendersi, forse non ha gli stimoli giusti per realizzare utensili e sviluppare la sua intelligenza...

@ebonsi
E' magari anche possibile ipotizzare dei simil-uccelli che si comportino allo stesso modo, ma la mancanza dell'indispensabile periodo di allattamento rende piuttosto difficile spiegare perché i piccoli dovrebbero restare con i genitori tanto a lungo

Ma nella nostra specie i piccoli restano con i genitori molto più del periodo di allattamento (e per fortuna sono detraibili anche se bamboccioni).

@ebonsi
ma Pegaso non è mai esistito sulla Terra e, credo, nemmeno da nessuna altra parte

Mi ricordi il mitico Drugo che, in "Il mio nome è Jerry" spiega perché, pur essendo un mago delle manipolazioni genetiche, può creare un elefante bonsai ma non Pegaso. Il problema principale, se ben ricordo, è che per sollevare il peso di un cavallo dovrebbe avere ali enormi e muscoli enormi per muoverle.
(Uno dei thread più belli e interessanti degli ultimi tempi, che gli dei benedicano gli Attivissimi e i suoi sodali).
Personalmente credo che se davvero lì fuori c'è qualcuno che è riuscito a sviluppare un'"intelligenza", il suo grado tecnologico -aka possibilità di compiere viaggi intergalattici- sia, per un semplicistico calcolo temporale, non molto dissimile dal nostro. Se si dovesse formulare una costante necessaria alla nascita della vita su un pianeta andrebbero considerate quelle variabili già esposte da stupidocane, quindi presenza e vicinanza relativa a uno o più soli, presenza di H2O, temperatura, pressione, atmosfera e via dicendo. Se si considera la storia della vita sulla terra (bombardamenti meteoritici, radiazioni, estinzioni di massa e catastrofi varie), credo che la possibilità che da un agglomerato di acidi nucleici si potesse giungere ad una specie in grado di sviluppare una coscienza di sé siano dell'ordine di una su qualche miliardo. Non vedo quindi, pur nel più ottimistico degli scenari, perché su un altro mondo le cose debbano essere andate così diversamente da consentire ad una specie di svilupparsi tecnologicamente in un tempo minore rispetto ai 5 miliardi di anni che sono serviti a noi per arrivare al nostro livello tecnologico.
Quindi alla celebre domanda fermiana "se l'universo pullula di alieni, dove sono tutti quanti?", risponderei che sì, la vita -organica o no- esiste anche solo per un calcolo probabilistico in tutte le galassie, ma la possibilità di un contatto "intelligente" è ancora (purtroppo o per fortuna) lontana.
@Van Fanel
Il problema principale, se ben ricordo, è che per sollevare il peso di un cavallo dovrebbe avere ali enormi e muscoli enormi per muoverle.

Sarebbero sufficienti dei muscoli per tenere le ali distese. Poi Pegaso potrebbe fare come un unicorno rosa ;-)

@Francesco Coppola
Non vedo quindi, pur nel più ottimistico degli scenari, perché su un altro mondo le cose debbano essere andate così diversamente da consentire ad una specie di svilupparsi tecnologicamente in un tempo minore rispetto ai 5 miliardi di anni che sono serviti a noi per arrivare al nostro livello tecnologico.

Solo che l'universo non ha 5 miliardi di anni ma si sitima ne abbia 14.
E' possibile, quindi, che, da qualche parte, ci sia un pianeta più antico della Terra e che ospiti una forma di vita intelligente più antica della nostra.
Anzi, in 14 miliardi di anni, chissà quante civiltà sono nate, evolute ed estinte.
Penso che i nostri futuri archeologi potrebbero avere molto lavoro se riuscissimo a costruire davvero un'Enterprise :-)
Ho cercato di segnalare il copia-incolla da questo psot fatto da "Wired" italiano qui
http://www.wired.it/scienza/spazio/2014/08/18/cosa-alieno-luna-video/
ma "stranamente" non si riesce a inserire commenti... bah
Tutto come ha detto Van Fan più una considerazione a latere.

Non è detto che la vita intelligente debba seguire per forza gli step evolutivi che hanno portato a noi. Come già detto in precedenza i colli di bottiglia che hanno consentito a noi di evolvere allo stadio attuale sono unici. E partono da presupposti altrettanto unici.

La vedo dura trovare un altro mondo che abbia consentito lo sviluppo di sauri giganteschi spazzati poi via da una catastrofe, lasciando così ampio spazio ai piccoli mammiferi.

Ma una cosa sembra certa: l'evoluzione delle specie ha tutte le caratteristiche di essere una costante universale. Come già detto non ne abbiamo nessuna prova extraterrestre e ragioniamo sugli unici dati a noi disponibili qui, sul nostro pianeta.

Ma credo si possa anche dire che se le condizioni ambientali rimangono stabili abbastanza a lungo, la nascita di una civiltà evoluta sia solo una questione di tempo.

Nessuno può dire quale aspetto potrebbero avere gli alieni, come nessuno ha idea di quale forma di vita ci sarebbe oggi al nostro posto se i dinosauri non si fossero estinti.

Se consideriamo il Sistema Solare come un'unità in grado di generare vita intelligente, credo si possa affermare senza tema di smentita che le condizioni sono talmente favorevoli che ha permesso il dominio di molte specie e che, per eventi fortuiti e catastrofici, è pure in "ritardo" sulla "tabella di marcia" rispetto alle potenzialità di far evolvere vita intelligente che avrebbe avuto.

Se per un momento ci mettiamo da parte, scopriamo che il nostro ecosistema ha la capacità di sopravvivere a noi.

Magari il G.W. sarà la nostra fine, ma non quella della vita sulla Terra. Finché il Sole continuerà a splendere come fa oggi, nulla vieta che chi sopravviverà a noi possa evolvere in un'altra forma di intelligenza superiore.
A questo punto dovremmo chiederci cosa sia l'evoluzione. Secondo la biologia ne abbiamo un'idea abbastanza chiara, secondo la fisica una un pochino più dettagliata e secondo la chimica abbiamo perlomeno capito le interazioni possibili tra i costituenti dell'universo.

Ok, nessuna di queste però ci dice il perché. Non ci dicono nemmeno né il come né il momento preciso in cui tutto è cominciato. Ma sappiamo che è successo e che ci sono fortissime probabilità che la vita sia possibile da altre parti.

Ma torniamo alla domanda iniziale: cos'è l'evoluzione?

Qui ci vorrebbe un matematico. Se guardiamo ciò che ci circonda e lo applichiamo a ciò che siamo, notiamo che più il tutto diventa complesso più evolve. Più aumenta l'entropia più aumentano le possibilità che le cose cambino. E più le cose cambiano, più aumenta l'entropia.
Ma è qui che le cose si fanno interessanti, quando la complessità aumenta troppo, il sistema ha due strade: si autodistrugge o si autoregola. O l'entropia ha il sopravvento oppure il sistema si adatta ad essa rallentandola in qualche modo.

Se guardiamo alla vita biologica conosciuta lo schema è ripetibile anche con essa. La catena alimentare è uno di questi meccanismi, ad esempio. Grazie a questo "semplice sotterfugio" il sistema si autoregola, permettendo lo sviluppo e la sopravvivenza di una moltitudine di specie, le più semplici adatte ad una specifica nicchia ecologica.

E se andiamo oltre, il sistema funziona anche oltre l'istinto di sopravvivenza. Le malattie incurabili, le epidemie, possono essere viste come un metodo di regolamentazione della popolazione in sovrannumero.

La nostra sfida è contro la natura stessa, che sta facendo di tutto per sopravvivere a noi. In un sistema dove l'entropia aumenta troppo il sistema o si autodistrugge o si autoregola.

IMHO, naturalmente. Tutto ciò che avete letto sono solo elucubrazioni di una mente eccessivamente fantasiosa. :)
Credo anche che il sapere, ovvero la Scienza ovvero la nostra capacità di capire il tutto che ci circonda, sia in evoluzione, stia andando verso un nuovo sistema di comprensione.

Sappiamo che siamo limitati, sia temporalmente che in termini di comprensione. Il nostro cervello non può contenere tutto e, dove non arriviamo per impossibilità fisica, approssimiamo e immaginiamo. Immaginiamo di sapere quanto sia vasto lo spazio attorno a noi ma non ne abbiamo una cognizione aderente alla realtà. I grandi numeri sono un'approssimazione della realtà che ci circonda, il concetto di infinito esiste ma difficilmente riusciamo ad abbracciarlo in tutta la sua infinita totalità. Almeno singolarmente.

Ma l'evoluzione ha dotato gli esseri viventi di una caratteristica molto particolare: la possibilità di condividere il sapere. Che sia sotto forma di istinto o di emulazione o di vero e proprio insegnamento, le generazioni che si susseguono hanno sempre più materiale su cui basare la propria visione del mondo.

Nel nostro caso abbiamo abbondantemente passato la soglia di ciò che un singolo essere può imparare. Ecco che allora entra in ballo la condivisione. I singoli si specializzano in una banca del sapere e lo mettono a disposizione di tutti.

Il che però risulta ancora insufficiente. Nessuno ad oggi può contenere tutto il sapere di più di una singola branca scientifica.

Il nostro cervello non è ancora abbastanza evoluto per poterlo fare e non è detto che lo diventerà mai.
Probabilmente il prossimo passo evolutivo potrebbe essere la consapevolezza di dover creare una sorta di intelligenza collettiva, atta a far sì che si possa distribuire le conoscenze tra tutti.

Servono quindi nuovi strumenti ed anche un nuovo approccio alla Scienza. Financo una nuova Scienza, se mi si passa il ragionamento.

Una Scienza che diventi sempre meno settoriale e specializzata e cominci ad inglobare più branche del sapere. Non mi stupirei affatto se un domani ci trovassimo a poter discutere di materie oggi estranee tipo una sorta di filosofia matematico-chimico-fisica.

Insomma, anche il modo di capire il tutto evolve. Dove non riusciamo con i nostri limitati mezzi biologici, arriviamo attraverso la condivisione e l'unione di più teste pensanti. Se tanto mi dà tanto, il fertile terreno su cui poggiano le idee può solo portarci verso l'intelligenza collettiva.
Forse noi stessi siamo un'anomalia nell'universo. Stiamo valicando confini che se visti nell'ottica naturale possono sembrare addirittura metafisici. Pensateci un attimo: tutto ciò che conosciamo è possibile perché le leggi della fisica lo permettono, mi sembra molto chiaro. Ma se guardiamo a ciò che costituisce il tutto ci rendiamo conto che è comunque materico. Abbiamo imparato a gestire ciò che non è materico (benché presente e fisicamente misurabile) per diffondere e condividere il nostro sapere.

Sto parlando del fatto che tutti questi miei interventi più o meno logici e/o vicini alla pippa mentale, li sto scrivendo da un aggeggio grande come un portafoglio seduto in cucina a migliaia di chilometri da qualcuno di voi.

La svolta tecnologica che ha portato a questo risultato oggi scontato, visto in ottica evoluzionistica ha un risvolto quasi magico. Già oggi siamo in grado di passare informazioni alla velocità della luce, raggiungendo chiunque sia connesso a questa sorta di sistema nervoso planetario nel giro di pochi secondi.

Che sia questo il percorso che l'evoluzione dell'universo "aveva in mente" oppure siamo talmente unici da essere stati in grado di andare oltre la materialità e caducità della vita biologica?

Chiaro che se lo possiamo fare è semplicemente perché il sistema è in grado di permetterlo. Ma quanto di questo processo è naturale e "normale" evoluzione e quanto ci stiamo mettendo del nostro?
Ma soprattutto: ma quanto cacchio scrivo? :D
@Stupidocane
La vedo dura trovare un altro mondo che abbia consentito lo sviluppo di sauri giganteschi spazzati poi via da una catastrofe, lasciando così ampio spazio ai piccoli mammiferi.

Dici?
Guarda la Luna e gli altri pianeti del sistema solare: sono tutti "ammaccati". Per questo non è insensato pensare che, ovunque nell'universo, ci siano catastrofi periodiche. Quindi, i presupposti che hanno portato a noi sono tutt'altro che unici.
Anche la vita su un altro pianeta avrà passato o starà passando da catastrofi e bizze varie del pianeta ospite che avrà sostituito interi regni animali e vegetali con altri.

Sono d'accordo con te che per sviluppare una civiltà evoluta serva un certo lasso di tempo senza cataclismi globali.
Superato un certo livello di sviluppo tecnologico, la civiltà aliena potrebbe diventare capace di difendersi sempre meglio, diventare indipendente dal suo pianeta natale e progredire all'infinito.

Noi, per adesso, stiamo passando una fase piuttosto delicata: la nostra tecnologia può essere spazzata via da una forte tempesta solare, ce n'è una ogni 150 anni in media, o dall'inversione dei poli magnetici terrestri e pare che il campo magnetico terrestre si stia indebolendo, preludio all'inversione dei poli secondo gli scienziati.
E ho solo considerato due delle tante cause che potrebbero riportare il nostro sviluppo tecnologico indietro di millenni (la seconda, in realtà è un po' meno "rischiosa" visto che avviene ogni 800.000 anni circa).

L'uomo, oggi, potrebbe aver raggiunto il suo massimo sviluppo tecnologico e, per questo, potrebbe non arrivare mai a solcare l'universo. Tutto dipende da fattori verso i quali, per adesso, non possiamo che incrociare le dita nell'attesa di "irrobustire" la nostra tecnologia per renderla immune dalle bizze solari per esempio.

E' comunemente accettato dagli scienziati che "l'inquietitudine" del nostro pianeta e relativi dintorni è stata fondamentale per la nascita della vita e anche per il suo sviluppo.
E' ovvio però, che troppa inquietitudine non permette lo sviluppo di civiltà avanzate e troppo poca potrebbe compromettere lo sviluppo di esseri complessi (da qualche parte ho letto che il movimento tettonico è importante per il rinnovo delle risorse del pianeta).

Forse questo equilibrio è piuttosto raro. Se davvero è così sarà veramente difficile incontrare civiltà evolute in futuro; molto più difficile che trovare forme di vita extraterrestri.
@Guastulfo: Solo che l'universo non ha 5 miliardi di anni ma si stima ne abbia 14.

Ma io mi riferivo ovviamente all'età della Terra. E per pensare a quanto incredibile sia stato il caso che ha reso possibile la nascita e lo sviluppo della vita, vorrei ricordare il ruolo di Giove quale "eliminatore gravitazionale" della maggior parte degli sciami meteoritici che se la spassano nel sistema solare. Dire che senza quel ciccione oggi staremmo ancora ad un livello protozoico non dovrebbe essere un'eresia.

@stupidocane: d'accordo con tutto, anche se al #57 lasci prevalere una lettura antropocentrica, quasi che le nostre indubbie capacità di arrivare ad una comprensione del tutto fossero quasi il completamento ideale di un "intelligent design". D'altronde tu stesso sottolinei come sia quasi inconcepibile immaginare cosa sarebbe successo senza l'estinzione del Permiano-Triassico (e parliamo di specie che se l'erano regnata per centinaia di milioni di anni e che a buona ragione potevano considerarsi i boss dell'universo).
Ma credo si possa anche dire che se le condizioni ambientali rimangono stabili abbastanza a lungo
Anche qui: la premessa è giusta in sé, ma l'evidenza terrestre e -per quanto ne sappiamo- planetaria ci dice tutt'altro. O meglio ci dice che un giorno su un pianeta abbastanza "inospitale" è comparsa (autonomamente? trasportata da una cometa?) ciò che definiamo un'entità biologica. Ma quanto a lungo devono rimanere stabili le condizioni ambientali? Se, per tornare all'esempio, non ci fosse stata la Great Dying ci saremmo evoluti ugualmente o avremmo ancora code squamose? Se fosse vero il secondo caso, allora un mutamento catastrofico delle condizioni ambientali non solo sono fa parte della morfogenesi di qualsiasi pianeta roccioso ma dal nostro punto di vista è stato anche necessario per arrivare a questo punto. Arriverei semmai ad ipotizzare un'altra questione e cioè se, una volta raggiunto un grado sufficientemente elevato di tecnologia, una società non sia in grado di evolversi, stante una situazione stabile sia dal punto di vista ambientale che sociale. Potremmo immaginare allora un impero romano che non è soggetto ad alcuna crisi e continua a sviluppare conoscenza senza attraversare cadute e crisi di sorta, immutabile nella sua struttura socio-politica e senza vincoli di alcun genere allo sviluppo scientifico e tecnologico. Forse così avremmo avuto un Galileo nel 500 d.C., un Leonardo in pieno periodo bizantino e Braccioforte sarebbe stato il primo uomo sulla luna. Ma forse sto divagando troppo :)
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Poi, Guastulfo e sempre Francesco

Riguardo la possibilità di essere colpiti da un asteroide è tutt'altro che campata in aria. Sappiamo che ci sono dei bei sassoni che girano attorno a noi, persino pianeti vaganti, anche se (spero) ancora molto lontani. Ma il tempismo con il quale questi sassoni è peculiare per la nostra specie. Deleterio per altre. Quindi sì, è possibile che uno o più asteroidi colpiscano un esopianeta durante il fiorire di forme di vita ma non è detto che questo garantisca un habitat per altre specie successive. Magari stermina tutto. O magari fa solo un bel botto in atmosfera.

Giove: è il nostro paravento siderale, ma non è il solo. Ci sono altri pianeti esterni di massa considerevolmente più grande del nostro e credo che anche loro facciano il loro porco dovere attirando oggetti vaganti. Riguardo la loro massa, sono abbastanza sicuro che sia molto facile trovare giganti gassosi in molti esosistemi solari. Dico questo perché, se le leggi fisiche sono uguali dappertutto, anche al momento della formazione di un esosistema solare si avranno le medesime leggi che hanno regolato la formazione del nostro, con gli elementi più pesanti verso il centro e gli elementi gassosi più leggeri verso il bordo. Condizioni giuste per consentire la formazione di giganti gassosi.

Come dissi già tempo fa, forse la Terra ed i primi pianeti rocciosi, altro non sono che il nucleo di giganti gassosi primordiali che hanno perso la loro pesante atmosfera. Mercurio magari fagocitata dal Sole, Venere Terra e Marte spazzata via dal vento solare e magari "raccolta" da Giove.

(qui però il livello di minchioneria è molto alto, ve lo dico)
Ah già, dimenticavo. Tra le condizioni favorevoli alla vita bisogna includere la tettonica a placche, come fatto notare da Guastulfo. Un pianeta "vivo" crea diversità ambientale, oltre che un'atmosfera con le eruzioni, al contrario di un pianeta inerte che rimane sempre uguale a sé stesso.
Circa due punti sollevati da Francesco Coppola:

- Tendo a sospettare che la morìa dei dinosauri (estinzione forse non è il termine esatto, se davvero gli uccelli sono i loro discendenti) non sia stato quel fattore chiave, per l'avvento del predominio dei mammiferi e quindi in ultima analisi per il regno dell' homo sapiens, che il commento di Francesco suppone. In altre parole, a lungo termine li avremmo fregati (i dinosauri) lo stesso, e questo sopratutto perchè ci prendiamo cura dei piccoli che quindi imparano dai genitori anzichè doversi basare esclusivamente sulla "programmazione" ricevuta alla nascita. Il nostro (dei mammiferi) è un sistema complesso e molto costoso, ma incomparabilmente più efficiente. Se i dinosauri erano prevalentemente o esclusivamente rettili a sangue freddo proprio non ci sarebbe stata storia; se invece erano simil-uccelli a sangue caldo le cose sarebbero state più complicate e avrebbero richiesto piú tempo, ma alla fine avremmo inevitabilmente occupato tutte le loro nicchie ecologiche, una dopo l'altra.

- I vari "e se..." relativi alla possibile sopravvivenza dell'impero romano sono affascinanti. Però non credo proprio che ci sarebbe stato un continuo accrescimento di conoscenze in senso proto-scientifico (il "boom" si era semmai avuto nel periodo alessandrino, e i secoli di Roma hanno portatto ben poco da questo punto di vista), e ancora meno dal punto di vista tecnologico. I Romani hanno bensì portato ad una grande diffusione di certe tecnologie molto importanti (strade, acquedotti, fognature, ponti), ma per altri aspetti erano curiosamente "ciechi" nei confronti di sviluppi anche abbastanza elementari: ad es., non conoscevano le staffe, attaccavano gli animali da tiro per il collo anzichè per il garrese (con il bel risultato che quelli tiravano molto meno delle loro reali possibilità), e pur conoscendo il principio dei mulini a vento e ad acqua di fatto non li usavano. Tutto questo essenzialmente perché la straordinaria abbondanza di energia a basso prezzo grazie alla schiavitù (e oltretutto di energia molto pregiata, perché intelligente e flessibile) toglieva qualsiasi stimolo a darsi da fare per trovare delle soluzioni più economiche. Se si arriva, come facevano i Romani, a "sprecare" un uomo accecandolo e incatenandolo alla macina di un mulino, perché costa meno di un asino, è chiaro che esistono ben pochi incentivi a studiare se sia preferibile un mulino ad acqua "da sotto" oppure "da sopra".

@Guastulfo (Giuseppe) Nel caso di vita non organica e supponendo che sappiamo quali sono i componenti base che possano combinarsi in forme di vita (lo sappiamo? Io avevo sentito parlare del silicio ma non so altro),

@martinobri
Giustamente citi il silicio, che appare l'unica alternativa al carbonio; però le sue molecole complesse sono meno versatili e, soprattutto, meno stabili.

Combinazione (o gombloddo!) ho appena letto un articolo molto interessante sul National Geographic intitolato, guarda caso, "Vita oltre la Terra" (articolo completo in inglese, e qui alcuni estratti in italiano). Ad un certo punto dice che un gruppo di ricercatori di Harvard guidato da Dimitar Sasselov "sta indagando sulle biologie alternative che potrebbero esistere su altri pianeti, basate per esempio sul ciclo dello zolfo anziché su quello del carbonio". Lo zolfo mi mancava...

@Stupidocane
Financo una nuova Scienza, se mi si passa il ragionamento. Una Scienza che diventi sempre meno settoriale e specializzata e cominci ad inglobare più branche del sapere. Non mi stupirei affatto se un domani ci trovassimo a poter discutere di materie oggi estranee tipo una sorta di filosofia matematico-chimico-fisica

Hai mai letto "Crociera nell'infinito" ("The Voyage of the Space Beagle") di Van non-certo-mio-omonimo Vogt? il protagonista (che qui paragonavo a Paolo Attivissimo!!!) è proprio un rappresentante di un'ipotetica nuova scienza proprio come quella che dici tu, che nel libro viene chiamata Connettivismo (Nexialism). Una bella idea, peccato per l'altra idea, quella davvero cattiva: far viaggiare per anni e anni 1000 uomini chiusi in una nave spaziale senza neanche una donna! (tanto che devono prendere dei farmaci per cancellare il desiderio sessuale, ma pensa te! Perché Van Vogt non ha pensato alla nave generazionale, come invece altri autori di fantascienza?).

@Francesco Coppola
Quindi alla celebre domanda fermiana "se l'universo pullula di alieni, dove sono tutti quanti?", risponderei che sì, la vita -organica o no- esiste anche solo per un calcolo probabilistico in tutte le galassie, ma la possibilità di un contatto "intelligente" è ancora (purtroppo o per fortuna) lontana.

Questa... più le altre 49 :)
@Stupidocane
Quindi sì, è possibile che uno o più asteroidi colpiscano un esopianeta durante il fiorire di forme di vita ma non è detto che questo garantisca un habitat per altre specie successive. Magari stermina tutto. O magari fa solo un bel botto in atmosfera.

Infatti. Io ho solo detto, forse non molto chiaramente, che ogni civiltà vivrà nell'arco di tempo che intercorre tra due catastrofi. Se l'intervallo sarà sufficientemente grande allora la tecnologia potrebbe riuscire a fare sufficienti progressi per superare l'evento che l'avrebbe distrutta.

Non mi sono curato dell'eventualità più probabile: l'evento eccezionale che distrugge ogni forma di vita, o che ne distrugge la gran parte, portando a nuove specie di vita che finiranno distrutte in un altro cataclisma, e così via, fino all'esaurimento della stella o del sistema di stelle che potrebbe segnare la fine del pianeta stesso.
Apro una parentesi, sempre inerente il mega OT, ma credo interessante per il proseguio della discussione: ammesso e non concesso che esistano altre civiltà in grado di mandare i propri individui in giro per il loro sistema solare (cosa fattibile anche da noi, se ci fossero i fondi necessari) credete sia davvero possibile andare oltre? Insomma, stiamo parlando di migliaia di anni per raggiungere il sistema stellare più vicino.

Figuriamoci andare a spasso per la Galassia. O peggio, un viaggio intergalattico.

Io non lo credo possibile.

Vele solari, propulsione atomica, motore a curvatura... forse la prima può garantire un certo range di crociera ma difficilmente si riesce ad andare oltre il proprio sistema solare. Propulsione atomica? Problema di massa. Il raggio d'azione è limitato da quante cariche atomiche si possono trasportare.
Motore a curvatura? Troppo fantascientifico e, per quanto ne sappiamo, non lo usa ancora nessuno nei dintorni della nostra galassia. Sfruttare un buco nero per generare una bolla per spostarsi nello spaziotempo liberebbe talmente tanta energia sotto forma di raggi gamma che, se fosse possibile sopravvivere nella nave trasportata, la vedremmo comunque solcare il cosmo da anni luce di distanza.
Su animali provvisti di ruote prodotti dall'evoluzione:

Perchè non cingoli in [bisso] compresso?
Basta avere le zampine come scarpe da bowling (scivolose sul tacco e polpastrelli aderenti) e ci si potrebbe anche camminare anche sull'acqua.
chiedo scusa per il doppio "anche" lo ho notato nel momento in cui ho cliccato "pubblica", proprio come il tapiro non nota un giaguaro fino al momento in cui dice: "snarl!" che significa: "Buon giorno, sono il giaguaro, è possibile che Lei abbia già sentito parlare di me."
proprio come il tapiro non nota un giaguaro fino al momento in cui dice: "snarl!" che significa: "Buon giorno, sono il giaguaro, è possibile che Lei abbia già sentito parlare di me."

Il tapiro dal canto suo risponde "PROT!" che significa "Buongiorno a te, mio famelico amico, serviti pure."
Circa le possibilità, reali o ipotetiche, di viaggi interstellari compatibili con la fisiologia e la durata di vita dell'uomo (cioè senza ricorrere a navi generazionali, ibernazione ecc.):

Io non riesco ancora a capire bene se il problema sia davvero esclusivamente basato sui limiti posti dalla fisica (e in questo caso, la soluzione potrebbe venire solo dal superamento completo di tutti i modelli di universo attuali), oppure se potrebbero esistere delle "scorciatoie" tecnologiche. Mi spiego con un esempio che forse non tutti conoscono, e cioè i siluri supercavitanti.

Un corpo che si muove sott'acqua (nel nostro caso, un siluro) deve ovviamente vincere un bel po' di resistenze. Queste resistenze aumentano molto rapidamente con il crescere delle velocità desiderate, che quindi richiedono un aumento esponenziale delle potenze necessarie - sinchè si raggiungono livelli, ai quali anche un minimo aumento di velocità richiederebbe raddoppiare o triplicare la potenza.

Ma negli anni '70, i Russi (Istituto di Ricerche Idrodinamiche di Kiev, Prof. Merkulov) ebbero la "pensata mascula" della supercavitazione. Il siluro (Shkval) ha un generatore di gas montato sul muso, che genera una bolla al cui interno il siluro si muove. L'acqua non entra quindi in contatto con le pareti dell'arma, la resistenza da frizione si riduce quasi a zero e anche se la resistenza di avanzamento rimane, il siluro é in grado di raggiungere velocità dell'ordine dei 200 nodi (circa 370 km/h). Questo, senza violare alcuna legge fisica, né richiederne la riformulazione.

E se si potesse mettere un generatore di buchi neri sul muso di un'astronave?

@Stupidocane.

Quando uno subisce lo scacco matto finale, tanto vale mostrarsi sportivi, eleganti e raffinati.
DOPO TUTTO è l'ultima occasione per farlo.
E se si potesse mettere un generatore di buchi neri sul muso di un'astronave?

È il principio del motore a curvatura: un piccolo buco nero messo davanti all'astronave creerebbe una distorsione spaziotemporale verso la quale le nave continuerebbe a "precipitare". Con questo sistema, si ipotizza, si potrebbe creare una bolla spaziotemporale nella quale far viaggiare il mezzo stellare. In pratica si comprimerebbe il tessuto spaziotempo davanti e si espanderebbe dietro, permettendo tre cose: si creerebbe un'onda spaziotemporale che la nave "surferebbe".
Comprimendo lo spaziotempo davanti alla nave si accorcerebbero le distanze.
Piegando lo spaziotempo si potrebbero raggiungere velocità multiple della luce.

Ma l'esposizione ai raggi gamma del buco nero sarebbe deleteria per la vita all'interno della nave, ammesso che la nave non fonda o venga risucchiato dal buco nero.

Inoltre, come già detto, un tipo di trasporto He usasse tale tecnologia sarebbe visibile da anni luce di distanza. Credo sia stato Alex Philippenko a dire che brillerebbero come fari nella volta celeste ma ho idea che non fosse lui.
Potremmo costruire un'astronave che viaggi passando attraverso universi paralleli (stamattina ho preso un caffè di troppo e quindi mi sono svalvolato :-) ) e risolveremmo tutto.
Vi spiego la mia idea (magari mentre bevo un altro caffè :-) ).

Mi risulta che nel mondo scientifico non riescano a spiegarsi perchè, delle quattro forze fondamentali (forza gravitazionale, elettromagnetica, nucleare forte e nucleare debole), quella gravitazionale è enormemente più debole delle altre.
Alcuni scienziati hanno ipotizzato che i gravitoni, le "particelle messaggero" (non so se il termine è corretto) della forza di gravità, escano dal nostro universo.

Allora (per effetto dei caffè) io posso ipotizzare che anche i gravitoni di altri universi escano dal loro e penetrino del nostro, e la materia oscura non sia altro che una loro manifestazione nel nostro universo. Cioè, la materia oscura non la troviamo perchè non c'è: sono i gravitoni "forestieri" a creare quei disturbi gravitazionali che fanno ipotizzare l'esistenza della materia oscura.

Se le mie ipotesi sono corrette, possiamo affermare che gli universi paralleli sono "permeabili" almeno per le particelle. Se fossero permeabili anche per la materia saremmo a posto: una nostra astronave viaggerebbe in un altro universo e, attraverso questo, passare istantaneamente da un punto all'altro del nostro.

Certo che se potessimo esplorare altri universi forse finirebbe col fregarci meno del nostro.
Ok! Ok! Devo evitare i caffè :-)
Certo che se potessimo esplorare altri universi forse finirebbe col fregarci meno del nostro.

Problema. E se capitassimo in un universo di antimateria? O di soli fotoni? O un attimo prima del Big Crunch? Non rimarrebbe nemmeno il tempo di dire "Ops..."
@Stupidocane
O un attimo prima del Big Crunch?

O anche un attimo dopo il Big Bang. Ci sarebbe "un po'" di caldo, immagino.
Io immagino universi in cui le costanti fisiche siano leggermente diverse. Credo si possa dire che queste siano diretta conseguenza dell'evoluzione dell'universo stesso e che delle "piccole" variazioni al momento della creazione possano dare vita ad universi completamente diversi da quello che conosciamo. Una gravità leggermente inferiore permetterebbe la formazione di oggetti che potremmo chiamare iperstelle (o super-iper-mega-strà-de-là* di stelle), con masse milioni di volte maggiori di VY Canis Majoris... O un "leggero" squilibrio in favore dell'antimateria genererebbe un universo composto da essa (stando a teorie che la prevedevano anche nel nostro, solo che la materia era in maggioranza ed ha "vinto")

* Locuzione tipicamente veronese: tradotto letteralmente significa "straordinariamente di là" e sta per "di molto oltre". In termini quantitativi, come in questo caso, assume il significato di "inimmaginabilmente oltre qualsiasi dimensione possibile o teorizzabile", quindi non può esistere un accrescitivo maggiore di esso. Non tende ad infinito.
Solo che l'universo non ha 5 miliardi di anni ma si sitima ne abbia 14.
Anzi, in 14 miliardi di anni, chissà quante civiltà sono nate, evolute ed estinte.


Sì, ma devi dare il tempo alla prima generazione stellare di fare il suo lavoro, con la nucleosintesi. Altrimenti avremmo solo stelle e pianeti di prima generazione, fatti solo di idrogeno ed elio. Il che accorcia il tempo utile di un po'. (...un terzo?)


forse la Terra ed i primi pianeti rocciosi, altro non sono che il nucleo di giganti gassosi primordiali che hanno perso la loro pesante atmosfera.

Senza forse. I primi quattro soffiata via nello spazio, gli altri rimasti come erano.


Ma torniamo alla domanda iniziale: cos'è l'evoluzione?

La macroevoluzione o la microevoluzione? :-)
La microevoluzione può essere definita come il cambiamento di frequenza di certe caratteristiche all'interno di una popolazione: prima del fenomeno evolutivo le giraffe più alte di 5 metri sono il 2%, per dire, dopo, avendo favorito un certo carattere, sono il 10%.
Il processo continuato nella stessa direzione per molto tempo, abbinato a isolamento riproduttivo, fa di due popolazioni due specie.
La macroevoluzione è la nascita di entità tassonomiche superiori: famiglie e anche classi. Processo meno chiaro nella sua dinamica dell'altro. E' in discussione se la macroevoluzione possa verificarsi per somma di molti processi più semplici o se sia necessario qualcosa di grosso, come una bella mutazione nei geni architetto, anche se sembra più valida la seconda cosa.
Ho semplificato un bel po' un problema complesso, eh.

Ma soprattutto: ma quanto cacchio scrivo?

Troppo!!
(Finalmente una domanda facile)

Su tutta la questione ripropongo questo contributo in una passata discussione :-)
http://attivissimo.blogspot.it/2012/09/voyager-1-35-anni-di-odissea-nello.html#c4382749315001936005
E cmq, Stu, se vai a rileggerti i commenti dopo quello che ho postato, vedrai che avevi scritto el stesse cose; dicendo anche allora che scrivi troppo.
Ma insomma, in due anni non ti sei evoluto per nulla!

:-PPP
Ma insomma, in due anni non ti sei evoluto per nulla!

Zero! Tendo all'involuzione... :D

Insomma, magari non sarò il più saputo di tutti qui dentro, ma almeno sono coerente... ;)
almeno sono coerente... ;)

La coerenza è la virtù dei Giacobbo :-)
La coerenza è la virtù dei Giacobbo :-)

Azz... questo è un colpo gobbo. Anzi, un colpo giacobbo oserei dire... :(

;D
attack on titan sta diventando realtà!