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14 commenti

Antibufala mini: la foto del bambino siriano che dorme accanto alle tombe dei propri genitori

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Sta circolando sui social network e nei blog una foto straziante di un bambino che dorme tra le tombe dei genitori in Siria. In realtà questa foto fa parte di un progetto artistico e proviene dall'Arabia Saudita: è opera del giovane fotografo Abdul Aziz al-Otabini, che voleva rappresentare l'amore eterno di un figlio verso i genitori, senza alcun riferimento a ciò che sta accadendo in Siria.

Qui potete trovare l'intervista in inglese, rilasciata dal fotografo a un giornalista olandese, nella quale al-Otabini spiega l'origine della foto, il fatto che le tombe non sono vere e che sulla sua pagina Facebook aveva evidenziato chiaramente il fatto che si trattava di una foto artistica e non reale. Ma qualcuno ha preferito ignorare queste informazioni e trasformare l'immagine in una bufala.
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Commenti
Commenti (14)
Ammettendo l'idiozia di chi fa circolare questa foto con un commento diverso da quello reale, purtroppo la situazione reale non è molto diversa da questa, e chi ha una testa propria se ne rende conto da solo senza bisogno di foto... certo che il buongusto degli idioti è sempre sotto il limite di soglia minima...
che esistano gli orfani di guerra è innegabile, che sia necessaria una maggior consapevolezza su certe atrocità pure.
Ma è necessario usare foto artistiche quando ce ne sono milioni di vere?
Già non siamo d'accordo sulle questioni sul diritto d'autore e la proprietà intellettuale, malgrado almeno la nostra legge parli chiaro (direi "cristallino" cit.), mettere altra carne al fuoco è criminale da parte tua.

A me la prima cosa che è venuta da pensare è stata: "e gli è andata pure bene al fotografo", e poi prima di commentare mi sono dovuto bere litri di bromuro e non son serviti.

Se è vero che è giusto lasciare allo spettatore trovare i propri significati di fronte ad un'opera (o una foto), se è vero che sempre la fotografia è una bugia ben composta (quando è buona fotografia, si intende), se insomma sono vere tante premesse, si dovrebbe almeno riconoscere all'autore l'intenzione, non fosse altro per non fraintenderne il senso, lo scopo e di fatto il significato, anche per banalmente non trovarsi di fronte a queste cose. (per prima cosa bisognerebbe (ri)conoscere l'autore, ma su questo argomento mi pare siamo ancora in alto mare).

C'è anche di peggio se per questo, proviamo a pensare al video "Elastic Heart" di Sia, con una bellissima performance artistica di quella meraviglia a nome Maddie Ziegler (bambina dal talento strepitoso) e l'attore Shia LeBeouf (un'ottima prova d'attore). Eviterò di riferire ciò che alcuni hanno pensato e scritto, quando era palese si trattasse di una storia personale e dolorosa e per nulla legata a certe questioni. La cosa peggiore è stato sapere che Sia si sia (pardon!) scusata di essere stata fraintesa e di aver offeso la sensibilità di qualcuno. Ma de che ahò?
eh?
la fotografia è una bugia ben composta

La foto artistica, non quella di reportage. Se il reportage è obiettivo.

L'arte è qualcosa di falso per dire qualcosa di vero.
Ma perché vi attaccate sempre a queste cose, è possibile che di tutto quello che ho scritto l'unica cosa che ti abbia colpito sia solo questo Martino?

Vabbè, parliamo di fotografia, l'occhio del fotografo (e quello della madre e la figlia della sorella).

Mi spieghi come, nel momento esatto in cui il fotografo sceglie di una determinata scena cosa far vedere a te (spettatore), cosa cogli tu, cosa è vero e quale la realtà oggettiva? Spiegalo sulla base delle tue premesse e auguri, perché in quello che sostieni non c'è nulla di dimostrabile, perché già comporre è un artificio (e la madre di tanti fraintendimenti). L'unica cosa obiettiva della fotografia è la lente e si usa il maschile. Maledetta la corrente della Straight Photography che tanto danno ha fatto (e malgrado questo tante meraviglie ha prodotto).

Vogliamo partire dall'ABC? Mi dici quanti sono i bambini di "Migrant Mother" della Lange.
Ma perché vi attaccate sempre a queste cose, è possibile che di tutto quello che ho scritto l'unica cosa che ti abbia colpito sia solo questo Martino?

Veramente ti stavo dando ragione :-)
Eh no! quando uno interviene per puntualizzare (di una stupida frase di mia invenzione, voglio il copyright) che il reportage esce dalla definizione, non mi sta dando ragione. Ci sono delle volte che ringrazio e passo oltre, altre dove mi scoccia un po' mollare l'osso e almeno sai con quale intenzione e scopo mi sono costruito quella sentenza, via.
Insomma ci tengo a mantenere una certa integrità nelle mie opinioni e mi importa relativamente avere ragione, pretendo solo si capisca la mia posizione, per il resto sono apertissimo alle critiche.
Mi sarò espresso troppo di fretta. Riformulo.

la fotografia è una bugia ben composta.
La foto artistica, non quella di reportage. Se il reportage è obiettivo.


Delimitazione del campo.
Il reportage deve essere obiettivo, altrimenti è arte o propaganda, non giornalismo.
Dato per scontato che l'attribuzione sia corretta (a ogni conflitto araboisraeliano saltano fuori foto di bambini moti in Siria o in un terremoto), il resto può essere orientato ideologicamente, ma può anche essere obiettivo.
Come è possibile che una scelta (perchè, come giustamente dici, una foto è sempre frutto di una scelta: soggetto, inquadratura, composizione, luci, tutto tende a un significato) sia obiettiva? Il fotografo deve aver cura di rispettare l'obiettività di quello che vede, di rispettare il fatto. Se io fotografo una manifestazione di piazza e poi pubblico solo le immagini di quando la polizia carica e non anche di quelle di 5 minuti prima di quando i manifestanti sfasciavano il McDonald, questo è un reportage non obiettivo. Se pubblico la foto di un politico mentre parla a un convegno, ok; se lo fotografo con un grandangolo in modo da deformarne le proporzioni e renderlo ridicolo, oppure scelgo le foto in cui appare in posa scomposta, non è una cosa obiettiva. Un fotomontaggio? Se non altera il significato della cosa va bene (tipo le foto della breccia di porta Pia, dove hanno aggiunto bersaglieri; se ne erano già andati e non potevi richiamarli, ma prima erano veramente lì, per cui no problem); se introduce dei significati in più, tipo i personaggi caduti in disgrazia che scompaiono dalle foto dei vecchi comizi,no.
E' come con la carta stampata: certo che scelgo cosa e come scrivere: però nel riferire un fatto la scelta di cosa e come scrivere può (e dovrebbe) portare a un resoconto obiettivo.


L'arte è qualcosa di falso per dire qualcosa di vero.

Questa, una volta puntualizzata la prima cosa, è un ampliamento di quello che dicevi prima, che la foto è una bugia ben composta. Per cui ti stavo dando ragione :-)
Non sono d'accordo con le tue conclusioni Martino, per te un reportage non deve nascondere nulla, portare tutte le carte in tavola e questo sembra bastare; io sono convinto che nel momento esatto in cui io entro nella scena o ne sono spettatore (come fotografo) sto cambiando la scena, la interpreto, la giudico e non potrei fare altrimenti se no come faccio a comporre: che sia un reportage, che sia una cosa costruita in studio non vedo differenza, sarà sempre il mio punto di vista.

Padronissimi di non essere d'accordo.
Ma, per esempio, questo per me è un esempio di reportage equidistante.

Cacchio, hai beccato una foto sul quale si è molto discusso proprio per l'etichetta "reportage".

Secondo me è una foto affascinante (se spiegata) e non sbroglierà la nostra differente visione, ma è una foto che introduce un lungo e triste argomento, questo è sicuro.
Prendo spunto per spiegarmi meglio.
Sulla foto di prima, ok.
Una foto come questa, invece: essa trasmette un senso di smarrimento dato dal gesto del soldato.
Era veramente così o si stava solo sistemando l'elmetto? Noi non lo sappiamo, lo sa il fotografo. Se ha usato questo istante per trasmettere ciò che si respirava effettivamente sul luogo, bene, è un reportage obiettivo. Se ha usato un'immagine che era altro per far passare un significato che ha introdotto lui, non è un reportage obiettivo.
Verissimo quello che dici, questione di scelte: sta alla coscienza del fotografo pubblicare immagini belle che però non distorcano il significato reale del fatto, che lui ha visto e noi no.
Mi stai aggiungendo il discorso sulla buonafede o meno del fotografo, ma usciamo un po' dal senso di quello che dico.

Io ne faccio una questione di mezzo, ancor prima di tante altre cose: è il mezzo in sè coi suoi limiti a limitare fortemente la rappresentazione della realtà. Il fotografo non ha scelta e deve fare delle scelte, cambiando di fatto il senso della scena, che voglia o meno.

C'era un esempio bellissimo di una foto di backstage di un'immagine sicuramente potente (non la trovo e la descrivo): un bambino che piange sul cadavere di un uomo e sullo sfondo da una collina scendono dei guerriglieri. Immagine potentissima, risultato di un'attesa lunghissima immagino, buon timing etc etc.
La cosiddetta foto di "backstage mostrava la stessa scena da un'angolazione diversa, in un momento appena diverso, con un certo numero di fotografi appostati vicino al bambino e cadavere, appiattendo la collina e con gente a fare su e giù dal sentiero usato dagli stessi guerriglieri, dando tutt'altra impressione, come puoi ben immaginare.


In nessuno dei due casi si è "costruita" la scena chiamando comparse ad uopo, si è scelto un momento diverso e un'angolazione diversa, con risultati evidentemente diversi.
La prima foto è, ripeto, il risultato di una felice composizione, un punto di ripresa molto retorico, ma estremamente efficace; la seconda banalizza un po' tutto forse, ma disegna una scena di tutt'altro genere. Quale quella più veritiera? forse entrambe, forse la prima suggerisce più cose di quello che in effetti sono accadute, ma son successe entrambe. La prima racconta molto bene l'orrore della guerra, la seconda racconta altro ed è lo stesso evento, ci sarà uno scarto di qualche minuto e guarda quanto cambia la realtà che percepiamo.

Al di là della buonafede o meno del fotografo, era impossibile rappresentare tutto. Il resto consegue, secondo me e riprendiamo in mano il concetto di composizione e altro, ma la finisco qui.