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44 commenti

Se pubblico una vignetta su Facebook, davvero chiunque può usarla? Alcuni dati per ragionare

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alla gentile donazione di “albertobar*” e “fchion*”. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora.

Visto il putiferio scatenato dal Corriere della Sera, che ha preso e pubblicato in edicola le vignette di numerosi disegnatori senza chiedere il loro consenso e senza retribuirli, è un buon momento per prendere qualche appunto sul diritto d'autore nei social network.

Le condizioni di contratto di Facebook recitano attualmente che “L'utente è il proprietario di tutti i contenuti e le informazioni pubblicate su Facebook”. Non c'è alcuna presa di possesso da parte di Facebook e non c'è nessuna rinuncia da parte dell'utente. Inoltre le condizioni contengono due clausole significative:

Per quanto riguarda i contenuti coperti da diritti di proprietà intellettuale, ad esempio foto e video ("Contenuti IP"), l'utente concede a Facebook le seguenti autorizzazioni, soggette alle impostazioni sulla privacy e alle impostazioni delle applicazioni: l'utente concede a Facebook una licenza non esclusiva, trasferibile, che può essere concessa come sottolicenza, libera da royalty e valida in tutto il mondo, per l'utilizzo di qualsiasi Contenuto IP pubblicato su Facebook o in connessione con Facebook ("Licenza IP"). La Licenza IP termina nel momento in cui l'utente elimina il suo account o i Contenuti IP presenti nel suo account, a meno che tali contenuti non siano stati condivisi con terzi e che questi non li abbiano eliminati.

[...]

Quando l'utente pubblica contenuti o informazioni usando l'impostazione "Pubblica", concede a tutti, anche alle persone che non sono iscritte a Facebook, di accedere e usare tali informazioni e di associarle al suo profilo (ovvero al suo nome e alla sua immagine del profilo).

La seconda clausola sembrerebbe dare a chiunque la facoltà di usare quanto postato su Facebook se è postato come “Pubblico”. Se così fosse, chiunque potrebbe “usare” (termine estremamente generico che include, ragionevolmente, anche l'atto di pubblicare su carta a scopo commerciale) una vignetta altrui se la vignetta è stata pubblicata su Facebook in modo visibile a tutti. La proprietà resterebbe dell'autore, ma l'uso sarebbe libero.

Tuttavia fa fede il testo in inglese delle condizioni di contratto (“Il presente accordo è stato redatto in inglese (Stati Uniti). In caso di conflitto tra qualsiasi delle versioni tradotte del presente accordo e la versione in lingua inglese, sarà quest'ultima a prevalere.”), quindi è a quello che ci si deve riferire. Le evidenziazioni sono mie.

For content that is covered by intellectual property rights, like photos and videos (IP content), you specifically give us the following permission, subject to your privacy and application settings: you grant us a non-exclusive, transferable, sub-licensable, royalty-free, worldwide license to use any IP content that you post on or in connection with Facebook (IP License). This IP License ends when you delete your IP content or your account unless your content has been shared with others, and they have not deleted it.

[...]

When you publish content or information using the Public setting, it means that you are allowing everyone, including people off of Facebook, to access and use that information, and to associate it with you (i.e., your name and profile picture).

Notate la distinzione fra “contenuti coperti da diritti di proprietà intellettuale” nella prima clausola e “contenuti o informazioni” nella seconda. Secondo questo parere del WIPO, non tutti i contenuti di un social network godono di diritti di proprietà intellettuale, perché non tutti sono sufficientemente creativi da essere considerati opere dell'intelletto. Il testo di un tweet o di un comune post su Facebook, per esempio, difficilmente sarà sufficientemente creativo e originale da meritarsi una tutela di copyright.

Non sono un avvocato esperto in diritto d'autore, per cui mi limito a segnalare questa distinzione e a formulare un'ipotesi basata su di essa: dato che la seconda clausola (quella che sembra consentire l'uso a chiunque) non parla di contenuti coperti da diritti di proprietà intellettuale, ma solo di “contenuti e informazioni”, è possibile che la facoltà d'uso da parte di chiunque riguardi soltanto ai contenuti non coperti. In tal caso, una vignetta (chiaramente opera dell'intelletto e quindi coperta da diritti di proprietà intellettuale) postata su Facebook in modalità “Pubblica” non sarebbe usabile da parte di chiunque.

Fra l'altro, questa distinzione non c'è per Twitter, che parla solo di “Contenuti” (“L’utente manterrà i propri diritti sui Contenuti che invierà, posterà o renderà disponibili sui Servizi, o mediante gli stessi. Con l’invio, la pubblicazione o visualizzazione di Contenuti sui Servizi, o mediante gli stessi, l’utente concede a Twitter una licenza mondiale, non esclusiva e gratuita (con diritto di sublicenza) per l’utilizzo, copia, riproduzione, elaborazione, adattamento, modifica, pubblicazione, trasmissione, visualizzazione e distribuzione di tali Contenuti con qualsiasi supporto o metodo di distribuzione (attualmente disponibile o sviluppato in seguito).”).

Un altro aspetto interessante è la trasferibilità della licenza d'uso. Chi pubblica una vignetta su Facebook consente a Facebook di trasferire o dare in licenza la vignetta a terzi. In teoria, quindi, chi volesse pubblicare la vignetta potrebbe chiederne il permesso a Facebook invece che all'autore. Lo stesso vale per Twitter.
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Commenti
Commenti (44)
O mi sono perso qualcosa del tuo articolo o a me sembra chiaro che il pezzo determinante sia questo:
"che può essere concessa come sottolicenza, libera da royalty e valida in tutto il mondo, per l'utilizzo di qualsiasi Contenuto IP pubblicato su Facebook o in connessione con Facebook"

In pratica: tu ci concedi una licenza che comprende la possibilità per noi di concederlo in sottolicenza pressochè illimitata (tutto il mondo e royalty free) a chi e come vogliamo.

Detto questo mi sembra doveroso aggiungere che se contrattualmente hanno la possibilità di farlo ciò non significa lo facciano se non in casi eccezionali e per motivi tutto sommato ragionevoli (che so, una loro campagna promozionale, o anche solo per tutelarsi se uno dei loro video creati con procedure automatiche partendo dalle proprie foto circoli oltre a quanto si aspetta l'utente).

Detto quindi che dubito si possa acquistare da Facebook dei diritti di licenza (sublicenza per la precisione) per delle IP, c'è poi la clausola per la quale se cancelli le IP la licenza termina (a meno sia stata "condivisa", non concessa in sublicenza), clausola che dovrebbe escluderne l'uso commerciale dato che non dà garanzie temporali per chi dovesse acquistare o ottenere da FB una licenza d'uso.

Poi vale lo stesso disclaimer di Paolo, non sono un avvocato che si occupa di IP, prendiamo questa discussione per quel che è.
tanto non hanno fatto ne una ne l'altra cosa, sono prontissimi a chiedere soldi per gli estratti, gli occhielli, sommari e catenacci, ma loro possono fare quello che vogliono, basterebbe equità, stesso trattamento che loro riservano al lavoro altrui applicato al loro lavoro, credo che cambierebbe e non poco il loro modo di fare
"Non sono un avvocato esperto in diritto d'autore"

So che il dirty-quoting è ignobile e scorretto da parte mia, ma il problema è che al momento siamo sempre a livello di opinioni, più o meno intelligenti, più o meno dotte, più o meno esperte, ma sempre opinioni sono.

Questi contratti da una parte danno (anzi "concedono nella loro magnanimità", vorrei si leggesse il mio sarcasmo), dall'altra tolgono e si concedono a loro volta una discrezionalità perversa, tanto che tocca sempre alla vittima l'onere della prova ed è dura, durissima, perché ci vogliono tanti soldi e tanto tempo e sono pochi quelli che se lo possono permettere. Sono entrato in loop, ma ci sono da anni ormai, chiedo perdono.

La mia speranza è che finalmente salti fuori questo benedetto "Avvocato Esperto in Diritto d'Autore" che faccia il sedere quadro a RCS, per esempio (e nella fattispecie FB sarebbe ancora fuori da ogni indagine, eppure io ravviso malafede soprattutto in loro).

Vediamo come va questa volta, quando fra 3/4 anni leggeremo le prime sentenze. Nel frattempo è sicuramente utile tenere viva la conversazione su questi temi.

p.s. Ormai considero l' "Avvocato Esperto in Diritto d'Autore" una figura mitologica, ma esistesse veramente potrebbe portare la luce laddove io vedo solo il buio (qui o altrove).
In caso di difformità tra le varie versioni in lingua, prevale quella originale in inglese, ma nei confronti di Facebook/Twitter e qualora io intenti una causa in un tribunale americano, non è una validità assoluta. Se la legge italiana prevede la tutela della proprietà intellettuale, se anche la versione inglese mi autorizza ma in contrasto con la legge italiana, prevale quest'ultima nel momento in cui il fatto avvenga in Italia. E se è difficile localizzare (dal punto di vista giuridico) qualcosa che avvenga su un server, è facilissimo invece quando si parla di una stampa cartacea: è stata fatta in Italia, valgono le leggi italiane, punto.
Quando apro un account di posta elettronica di un collega Cinese o Russo è soggetto alla tutela della privacy esattamente come un Italiano perchè il server è in Italia e perchè giuridicamente io sto operando dall'Italia, diventa irrilevante che per la normativa Cinese non vi sia alcuna tutela: io non posso diffondere il contenuto delle mail dei colleghi Cinesi pena la violazione della 196/03, anche se per loro non è assolutamente reato.
Concludo: siamo in Italia, lo dico con profondo rammarico e amarezza. Finirà tutto in niente, come al solito. La Siae non dirà nulla e tutti si dimenticheranno ben presto della faccenda. La miglior arma che hanno i disonesti in Italia è il sistema giudiziario Italiano. Che tristezza.
Sono gli stessi che non vogliono l'aggregatore di Google, o sbaglio?
Mi spiace, ma le condizioni del contratto di Facebook sono regole relative al dominio di facebook. Se facebook pubblicasse che in Italia è legale farsi le canne, allora lo sarebbe? no. Quindi tutte le norme che sono in contraddizione con le leggi sono da considerarsi non valide, tutte le contraddizioni con la legge vigente utili per rescissioni di contratto e dichiarazione di contratto firmato nullo. Sorge però un problema, poichè le società americane avendo sede del server centrale in america fanno rispettare la legge americana (anche se hanno miliardi utili per fare società satellite che in ogni paese rispettino le condizioni di ogni paese), mentre il fatto di violazione del copyright è situato in Italia e per qualsiasi giustizia nazionale e posizioni geografiche assegnato ad una procura locale/nazionale. Quindi sottostà a leggi italiane. Laddove leggi americane liberiste e leggi nazionali di un altro paese siano in disaccordo non è ben chiaro come procedere.
Quindi, poichè sentenze della cassazione italiana e leggi beni culturali stabiliscono che l'autore di un'opera d'arte è sia possessore di un diritto di proprietà che di un diritto di riproduzione, anche cedendo la proprietà, non necessariamente si concede il diritto di riproduzione di un opera. Analogamente se si concede il diritto di riproduzione non necessariamente si concede il diritto di proprietà (cosa abbastanza strana per le opere multimediali ove riproduzione ed originali sono sul medesimo supporto tecnologico).
La riproduzione senza autorizzazione gratuita dell'autore comporta il pagamento di contributi alla SIAE e vincola a citare l'autore, poichè queste sono opere non inserite negli elenchi dei beni protetti da diritto d'autore consultabili a pagamento nel ministero dei beni culturali o sede SIAE.

Ora è evidente che passare da un estremo all'altro è assurdo per il blogger medio. Alla fine il Corriere della Sera bastava citasse gli autori, uno ad uno per non scatenare le ire di molti.
il tutto procura mestizia.
Da una parte il #corrieresciacallo e la brutalità dell'operazione che porta ad interrogarsi su questi quesiti (come non esistesse altro oltre a un valore puramente burocratico e legale - chessò -la butto lì- morale)
Dall'altra che per arrivare ad avere una lettura che faccia giurisprudenza serve un giudice e una sentenza - serve quindi che un disegnatore si imbarchi in una odissea tra tribunali italiani e manipoli di avvocati della potente controparte.
E, no, non funziona come nei film americani in cui l'Erin Brockovich di turno combatte il moloch e vince perché ci va l'Happy Ending.
Spesso non c'è un ending, ne happy ne no, con la giustizia italiana.

E senza un finale che faccia da cliffhanger per la prossima storia, anche la mitica figura dell'Avvocato Delle Proprietà Intellettuali -esistesse- può giusto esporre quale sarebbe la sua linea in aula, nion se questa linea è giusta sul piano legale.
La licenza di Facebook sembra essere perversa ma credo che ci sia un motivo per cui è concepita così.
Significa che se io rendo pubblico qualcosa chiunque può accedervi anche senza essere iscritto a Facebook. La storia della sublicenza diventa chiara se si conoscono certi meccanismi di funzionamento del web odierno. Quando chiediamo una pagina Facebook, non tutto arriva dai server di Facebook ma molto arriva da server intermedi esterni piazzati vicino all'utente che chiede i contenuti, i cosiddetti CDN che non appartengono a Facebook. Se non ci fosse la sublicenza automatica concessa a Facebook ogni utente dovrebbe a sua volta dare la licenza per il CDN. Stessa cosa se apparisse qualche nuova tecnologia.
Certo, la sublicenza è una porta aperta da cui può anche passare altro.
Questo accade anche per altri servizi di cui usufruiamo su Internet. Se Gmail ci ricorda che abbiamo dimenticato l'allegato di cui parliamo in un messaggio significa che un programma ha letto il contenuto del messaggio e quindi nella licenza abbiamo permesso a Google di farlo.

Riguardo alla proprietà dei contenuti vi ricordo la vicenda di Flickr, il noto sito social di fotografia, il quale, diversamente da Facebook, permette differenti licenze per la fuizione delle foto da quella in cui ognuno poi può farci quello che gli pare a quella in cui tutti i diritti rimangono all'autore e il sito non ti permette di scaricare la foto ma solo di vederla, è una protezione debole ma c'è e ti viene anche setto se la foto puoi scaricarla o no e per quale motivo. Siccome la licenza più permissiva è quella standard, al maggioranza delle persone l'ha tenuta attiva non rendendosi conto che permetteva a Flickr di stampare e vendere le foto pur non essendo affatto una licenza astrusa ma una di quelle Creative Commons. Se ne sono accorti quando Flickr lo ha fatto ma in questo caso Flickr è stata così gentile dall'interropere di farlo, magari perché altrimenti avrebbe perso utenza ma non aveva alcun obbligo. La licenza appare espressamente in ogni pagina di Flickr dove è presente una foto.
Questo invece forse non accade nelle pagine di Facebook e sicuramente non la vedo in questa pagina Twitter di Leo Ortolani
https://twitter.com/Leo_Ortolani/status/555667450017353728
dove non vedo alcun messaggio di licenza, solamente un © 2015 Twitter

Nonostante ciò non ritengo che l'azione di RCS sia stata corretta, magari forse lecita si, mi piacerebbe che la questione venga chiarita, ma corretta no.
Per aggirare il comportamento esposto nell'ultimo paragrafo, il creativo potrebbe pubblicare su facebook solo il link alla sua opra di ingegno, ospitata in un sito di sua proprietà. L'anteprima visibile su facebook non dovrebbe essere possibile utilizzarla e comunque per sicurezza si può disattivare...
Il problema peggiore delle condizioni di utilizzo di Facebook è che in questo modo, come succede spesso e volentieri, se qualcuno pubblica una foto o un disegno di qualcun altro, e questo autore NON vuole pubblicarlo sul social network, Facebook da per scontato di avere diritti su quella proprietà intellettuale come se fosse della persona che l'ha pubblicata.

Comunque condizioni facebookiane a parte e interpretazioni di come funzioni la legge sul copyright, è un fatto assodato che il Corriere della Sera con questa mossa non si è guadagnato certo la simpatia di autori affermati, molti dei quali di alto spessore, anche perché hanno pubblicato delle schifezze in bassa risoluzione scaricate da facebook anziché contattare gli interessati per poter avere i file grafici in alta risoluzione. Se io fossi un artista mi sentirei oltraggiato per vedere una mia opera pubblicata così indegnamente e senza neppure comunicarmelo. Per iniziative future l'ultima cosa che si potranno aspettare sarà proprio la loro collaborazione e questo è un grande danno considerate le capacità delle persone alle quali il Corriere non ha chiesto uno straccio di permesso.
Io tendo a sposare l'interpretazione di questo sito:

http://www.quora.com/Is-it-legal-for-someone-to-take-a-picture-I-post-online-for-their-own-commercial-use

"As for the section of the FB TOS that's posted, that has nothing to do with copyright - "use" is a vague term that still has all the connotations and controls that one would normally have with regard to copyright. The only way to waive your copyright protections in the US is through a written and explicit transfer of some or all rights to another person or to the public domain."
Gabriele: "Alla fine il Corriere della Sera bastava citasse gli autori, uno ad uno per non scatenare le ire di molti."

Una pubblicazione a scopo di lucro non credo possa cavarsela così, anche nel caso dia i guadagni in beneficenza, anche facendosi scudo col concetto di "libertà di espressione", anche fosse un'ente no-profit ... cioè almeno spero, altrimenti non ho veramente capito nulla sul diritto d'autore.

Non vorrei risultare pedante, ma anche dovessi preparare un video per gli amici da caricare su youtube, devo essere in possesso delle varie liberatorie e licenze: musica, attori, location, anche la mia come regista nel caso (non faccio il regista). Poi che spesso si faccia tutto alla carlona è un conto, ma se uno realizzasse una clip a regola d'arte e nel rispetto delle leggi vigenti, passerebbe molto tempo dietro alle scartoffie (se avete dubbi c'è il forum dei videomaker dove chiedere) e i costi sarebbero altissimi, altro che mettersi lì con iMovie a rappezzare spezzoni delle vacanze. Il rovescio della medaglia del diritto d'autore, perché mica esistono solo diritti a questo mondo, neh!

Fate un matrimonio e il matrimonialista vi infila nel video la "vostra" canzone? Il matrimonialista, fosse persona seria, dovrebbe pagare i diritti di sfruttamento e poi farvi pagare le spese ovviamente. Il gruppetto che suonasse al vostro matrimonio dovrebbe compilare il benedetto modulo SIAE.

Etc. etc., non cominciamo a reinventarci anche altri leggi per favore, ché molte di queste sono conquiste pure recenti.

p.s. ricordate i libretti a "Mille lire"? ecco, mille lire perché i diritti erano scaduti, altrimenti altro che mille lire.
Mi pare ci sia troppa ambiguità e che per andare più sul sicuro con Facebook, sarebbe meglio pubblicare il proprio materiale solo sul proprio sito, con le licenze che si vogliono e su Facebook al massimo mettere un link a quelle. Dovrebbe mosrtrare comunque l'anteprima.
"se qualcuno pubblica una foto o un disegno di qualcun altro, e questo autore NON vuole pubblicarlo sul social network, Facebook da per scontato di avere diritti su quella proprietà intellettuale come se fosse della persona che l'ha pubblicata."

No, per nulla: le norme sull'IP di facebook riguardano materiale di cui TU HAI la proprietà intellettuale, altrimenti se pubblichi una cosa non di tua IP non c'è nessun permesso o diritto che puoi licenziare a Facebook (perchè non hai nessun diritto o proprietà su quel materiale in primis). L'autore legittimo si può sempre rivalere su facebook per far rimuovere il contenuto.

Non dimentichiamoci che Facebook non può rendere "legale" qualcosa che è "illegale"...
Per completezza, inserisco la FAQ della SIAE che dovrebbe far capire quale sarebbe l'esatta procedura per l'utilizzo di "opere delle arti visive":
http://www.siae.it/Faq_siae.asp?click_level=4000.1900.0100&link_page=olaf_av_utilizzatori_faq.htm

La prima domanda (e conseguente risposta) dovrebbe mettere a sedere ogni discussione:
D: Che cosa devo fare per utilizzare una riproduzione di un’opera delle arti visive?

RPer poter riprodurre un’opera delle arti visive, qualunque sia il mezzo di riproduzione utilizzato (stampa, litografia, fotografia, ecc.) è necessario accertarsi se l’opera è protetta o meno dalla legge, richiedere ed ottenere l’autorizzazione dell’autore o dei suoi eredi, corrispondendo il relativo compenso per i diritti d’autore.

Per dire che non vi dovrebbero essere dubbi di sorta, eppure ...

Interessante per me la domanda 12:
D Devo utilizzare la riproduzione di una fotografia. Cosa devo fare?

R E’ necessario interpellare la SIAE, se si utilizzano opere amministrate dalla Società, oppure direttamente gli autori delle fotografie, se non associati alla SIAE, per ottenere l’autorizzazione e pagare i diritti.
Per effettuare questi accertamenti è, ovviamente, indispensabile sapere il nome dell’autore della fotografia.


Mi pare chiaro che se non si conosce l'autore di una fotografia ci si deve attaccare e basta, ma anche qua vedo totale discrezionalità: i giornali lo chiamano diritto di cronaca, altri usano espedienti più creativi.

Insomma la legge e il suo braccio armato la SIAE parlerebbero anche abbastanza chiaro, ma poi tutto salta a conti fatti. Per me rimane chiaro che citare il solo autore non basta mai, anzi peggio perché conoscendone il nome, sarebbe nostro dovere pagargli i diritti.

Se già così è torbida nei fatti, malgrado la SIAE sia più che chiara, col contratto di FB le cose diventano oscure.
In realtà il secondo punto del regolamento non autorizza affatto a pubblicare opere per conto di terzi.

Il primo punto dice che per tutti i contenuti soggetti a proprietà intellettuale (foto e video), pubblicati su facebook o relazionati a facebook, si concede allo stesso facebook, in accordo con le impostazioni della privacy e quelle relative all'applicazione usata per pubblicare, una licenza relativa al contenuto che è
- non esclusiva
- trasferibile
- concedibile ad altri
- royalty-free
- mondiale.
La licenza termina quando il contenuto in questione viene cancellato o si cancella il proprio account, sempre che qualcuno nel frattempo non abbia condiviso quel contenuto.

In sostanza Facebook sta rivendicando il fatto che, nel momento in cui si sceglie di pubblicare materiale su cui si detenga un copyright, facebook non vuole responsabilità di alcun tipo. Non pagherà per quel materiale, lascerà che l'autore lo condivida con altri, lascerà anche che il contenuto possa "diffondersi" in maniera illimitata (mondiale).
Non a caso si dice che anche qualora l'autore si cancellasse, o cancellasse il suo contenuto, facebook non è tenuto in alcun modo ad estirparlo da tutto il social network, qualora altri avessero condiviso.


Il secondo punto, invece, si racchiude in questa frase: "you are allowing everyone to access and use that information AND TO ASSOCIATE IT WITH YOU".

Nel momento in cui pubblico un contenuto o un'informazione su facebook, e li rendo pubblici, chiunque da quel momento in poi sarà in grado di associare quel contenuto a me.
Non ha nulla a che vedere con la possibilità di violare le norme di copyright.
Il discorso è semplicemente che se domani pubblico le foto del mio compleanno su facebook, e le rendo pubbliche, chiunque potrà vederle, chiunque potrà sapere che quella in quella foto sono io, chiunque eventualmente potrà riportare quella foto (e si ritorna al punto uno, per cui il materiale può diffondersi in modo infinito) e dire che quella che soffia sulle candeline sono io.

A mio parere questo regolamento non dice niente rispetto al caso del Corriere della Sera.
E' solo un caldo invito all'utente facebook a rendersi conto di quali siano i rischi del pubblicare contenuti senza limitazioni di alcun tipo, in quanto facebook non si assumerà, in seguito, la responsabilità della loro diffusione in rete.

La questione resta aperta, quindi, davanti alla Legge Italiana.
Questo regolamento serve solo a Facebook per potersi chiamare fuori da ogni eventuale causa legale.
#La Haine
si ma avendo in precedenza già pubblicato le vignette in un luogo pubblico, pur preservandone proprietà e diritto di riproduzione in forma del tutto gratuita è lecito sottointendere che non fosse di primaria importanza il guadagno correlato.
Diverso sarebbe per esempio se si prendesse una stampa da deviant-art o da redbubble che palesemente mettono in vendita le stampe.
Inoltre la controparte è un giornale per cui vige il diritto di cronaca laddove sussistano le "condizioni di cronaca" (materiale legato ad un fatto di cronaca da descrivere e qualificare col materiale prodotto.
Il diritto di cronaca è riconosciuto nell'ordinamento italiano tra le libertà di manifestazione del pensiero che p un diritto costituzionale con valore superiore alle leggi del parlamento (e meno male visto che il nostro è il parlamento più corrotto d'europa). Art.21 costituzione italiana e 19 dichiarazione dei diritti dell'uomo.
In effetti essendo Charlie Hebdo un giornale satirico, ma che faceva anche informazione con gli articoli intorno alle vignette si potrebbe presumere che i musulmani dicendo di voler censurare il giornale vanno contro la dichiarazione dei diritti dell'uomo... non un problema visto che la lega araba riconosce non riconosce la dichiarazione dei diritti dell'uomo, bensì il testo della dichiarazione dei diritti dell'uomo islamico (pure nei diritti si considerano diversi, come se l' "universale" fosse un aggettivo a buttato cazzo). Ma per coloro nati in Francia? o anche semplicemente residenti e costretti a rispettare le regole ove risiedono?
^_^
Gabriele dice: si ma avendo in precedenza già pubblicato le vignette in un luogo pubblico, pur preservandone proprietà e diritto di riproduzione in forma del tutto gratuita è lecito sottointendere che non fosse di primaria importanza il guadagno correlato.

Ma FB non è un luogo pubblico, o meglio, lo è tanto quanto lo è un hotel (per alcune leggi un hotel è definito come pubblico e a ragione), o il giardino di casa mia.
Prendiamo casa mia, che ben si adatta a fare un esempio perché ho recentemente tolto una siepe orrenda, esponendo alla vista di tutti quel fazzoletto di terra pieno di ortiche e muschio che pretendo di chiamare giardino e tutto l’esterno di casa mia (c'ho i vicini che ormai sanno pure quando vado al bagno, altro che il #caccatime su twitter, abbattendo la siepe ho abbattuto la mia privacy, mi manca solo di dipingere di azzurro la casa ed ecco il mio profilo FB).

Espongo una mia opera all'interno delle quattro mura di casa mia, quella è privacy "privata" (così per come lo definisce FB): possono godere delle mie bellissime opere solo le persone invitate a casa mia, privilegiati.
Espongo la mia opera all'esterno dei muri di casa mia (un invito ai ladri con del pessimo gusto), quella è privacy pubblica: tutti possono vedere la magnificenza della mia arte, ma tutto rimane ancora confinato nel recinto di casa mia (non sto ripetendo "casa mia" per manifesta senilità neh).

Fotografi col tuo cell i miei quadri dentro le mura di casa mia e nel caso tu lo faccia senza la mia autorizzazione, stai infrangendo il mio diritto alla privacy.
Fotografi col tuo cell. al di fuori del mio recinto le opere (e che opere!) esposte sui muri esterni di casa mia ed io non posso impedirtelo.

Mi rubi i quadri dall'interno di casa mia e allora sei un ladro.
Mi rubi i quadri appesi fuori e sei sempre un ladro, non ho bisogno (spero) di dover scrivere che non si possono prendere liberamente.

Con FB non è tanto diverso: scelgo se mantenere un privacy più stretta o più larga, se passi dal mio profilo e non sei "mio amico" vedi quello che io ti voglio mostrare, ma questo non è un invito a prenderselo.

Se, e fino a un paio di anni fa la volevo vedere anch'io così, consideriamo il contratto di FB come un lunghissimo disclaimer, così per come lo spiega bene Federica Bianchi, di fatto FB non ti autorizza a prelevare dal mio profilo quello che ti va, ma piuttosto mi avverte che può succedere qualcuno possa prendere quello che io setto come privacy "pubblica" e, nel caso succeda, non mi posso rivalere su FB.

Ma come stanno sul serio le cose al giorno d'oggi? Esattamente così per come tu le descrivi ed io non lo trovo affatto giusto (da qui i miei continui inviti agli “artisti veri” a scegliere altri lidi).
Quello del quale si discute, io credo, è proprio questo: al di là della malafede o meno di FB, il contratto che noi firmiamo è curioso (oggi sono in buona), perché è piuttosto torbido e lo è sempre di più, perché a leggerlo in alcuni punti sembra quasi avvallare quello che io chiamo furto e la SIAE definisce riproduzione di opere delle arti visive senza dover riconoscere il diritto d'autore (io vado oltre e parlo di proprietà intellettuale in molti casi).
Su questo concetto a me pare la SIAE sia più che chiara, FB decisamente no, perché poi inserisce quelle frasette infelici, che incasinano tutto.
Spero di essermi spiegato, ma non credo di avere più spazio in questa text area.
Aggiungo un’altra cosa, perché ormai certi discorsi si sono incrociati tra di loro.

Se il tal quotidiano va a prelevare le foto del solito presunto omicida dal suo profilo FB, secondo me commette un abuso al concetto di “diritto di cronaca”: un conto sono le foto del reporter che (giustamente) fotografa il presunto omicida fuori dalla porta di casa sua e per le quali il quotidiano dovrà riconoscere un compenso al reporter; un altro le foto “private” pubblicate dal presunto omicida sul suo profilo.

Qui so che siamo in terra di nessuno, ma io comincerei a ragionare sul fatto che pure un presunto omicida (e soprattutto perché presunto) ha il diritto alla sua privacy, non si dovrebbe mai esporre la vita di una persona soprattutto di fronte ad una presunzione di colpevolezza, per non rovinargli la vita nel caso fosse innocente (e lo è fino a prova contraria).

So di essere estremo, ma io la vedo così.
Completamente d'accordo con Federica Bianchi (commento #16), che secondo me ha CENTRATO il punto.

A me, infatti, tanto nella versione in inglese, quanto in quella italiana, il contratto di FB pare di una chiarezza cristallina.

Sicché, probabilmente per una mia grave forma di miopia, non riesco a vedere dove stia il problema. O meglio: il problema mi pare in realtà di scorgerlo sempre nel solito punto (dolente), la pervicace tendenza dell'utente medio a NON leggere le condizioni contrattuali dei servizi a cui aderisce (specie quando sono gratuiti)...

...quanto poi alla (presunta) lesione del diritto d'autore dei vignettisti, spossessati dal CorSera delle opere del proprio ingegno, ricollegandomi a quanto afferma Federica Bianchi mi viene da dire: se tu, vignettista, per manifestare il tuo sdegno per i fatti di Parigi, affiggi le tue feroci vignette sui pali della luce e nelle bacheche dei supermercati, SENZA SCRIVERCI SOPRA "ATTENZIONE! Proprietà Riservata!", non hai diritto poi di dolerti se qualcuno, passando, ne ha prese una decina e le ha messe in una rivistima ciclostilata che poi si è messo a vendere ad un angolo di strada a 1.50 euro a copia.

Insomma, mi viene da ripetere una cosa già scritta qui, tempo fa: uno non può esporre se stesso - vignette comprese - sulla principale e più vasta piazza telematica del mondo, e poi dolersi perché fra i seicento milioni di occhi che (potenzialmente) lo scrutano c'è anche qualche "crook" (il quale, per giunta, in base all'accordo di fornitura del servizio che FB ti fa "approvare" all'inizio del rapporto, sembrerebbe pure avere il fondoschiena perfettamente parato, se l'autore defraudato delle proprie opere non ha preso le opportune precauzioni)...
Alan,

se tu, vignettista, per manifestare il tuo sdegno per i fatti di Parigi, affiggi le tue feroci vignette sui pali della luce e nelle bacheche dei supermercati, SENZA SCRIVERCI SOPRA "ATTENZIONE! Proprietà Riservata!", non hai diritto poi di dolerti

Invece ce l'hai. Il diritto d'autore è un diritto implicito e automatico. Non scatta soltanto se scrivi "riproduzione riservata".

Lo sancisce la Convenzione di Berna, che viene recepita da quasi tutti i paesi del mondo.
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Dicevo (ho corretto un refuso)...

Paolo:
«Invece ce l'hai. Il diritto d'autore è un diritto implicito e automatico. Non scatta soltanto se scrivi "riproduzione riservata". [...] Lo sancisce la Convenzione di Berna, che viene recepita da quasi tutti i paesi del mondo.»

...mah... mah...

Grazie, comunque, di avermici diretto l'attenzione. Per ora le ho dato solo un'occhiata superficiale (mentre tento di fare altre tre cose in contemporanea), sicché non escludo che un'analisi approfondita spazzerebbe via l'obiezione che sto per fare.

Che è: sì, giusto quello che tu mi contesti. Il che, però, si applica - a mio parere - al caso in cui IO, Alan Ian Ross, pretenda di pubblicare le vignette TUE, di Paolo Attivissimo, SPACCIANDOLE PER MIE.

Prendo una decina delle tue vignette FIRMATE - benché siano appese ai pali della luce - e, dopo aver cancellato la tua firma, ci metto la mia, E PRETENDO DI FARLE PASSARE PER OPERE DEL MIO INGEGNO. Per aggravare la situazione, le piazzo sulla rivistina ciclostilata in proprio e ci faccio dei soldi. Hai diritto, in questo caso, a rivalerti con gli interessi nei miei confronti? Eccome!

Ma non è il caso che stavo descrivendo io (che poi è quello del CorSera). Io invece descrivevo semplicemente la situazione delle vignette di Tizio, chiaramente attribuibili alla sua mano (per esempio, perché firmate), appese in un luogo PUBBLICO, che vengono prese da Caio e messe su una sua rivistina, poi venduta al pubblico.

Se Caio riconosce la "authorship" di Tizio, io - ripeto, probabilmente per una mia grave forma di miopia - non riesco a vedere dove stia il problema...
Alan,

Se Caio riconosce la "autorship" di Tizio, io - ripeto, probabilmente per una mia grave forma di miopia - non riesco a vedere dove stia il problema...

Davvero?

Il problema è che altri lucrano sulla tua opera intellettuale.

Esempio: un giovane cantante suona per strada una sua canzone. Una casa discografica la sente (è esposta in pubblico) prende la sua canzone e la vende su CD e su iTunes. Al ragazzetto spetta un bel "grazie" e il nome da qualche parte in copertina e basta? Niente soldi?

Certo che no. Anzi, può fare causa alla casa discografica. Le leggi sul diritto d'autore, infatti, tutelano proprio contro abusi come questo.
Indica la luna e vedranno il dito.
Il tenore della licenza a Facebook sembra chiaro, ma per rispondere alla domanda posta dall'articolo bisogna risolvere almeno tre problemi: 1. qual è la legge applicabile a quel contratto internazionale denominato "licenza" (indispensabile per valutarne giuridicamente il contenuto), 2. la posizione del terzo rispetto a Facebook e 3. qual è la legge applicabile in caso di violazione.

1. La prima è decisamente molto complicata e va risolta caso per caso. Anche se la scelta della legge applicabile è fatta a priori, non è detto che non possa essere invalidata giudizialmente a posteriori - come successe al testamento del defunto Pavarotti e succede quotidianamente nei tribunali.
Risolvere questo punto è fondamentale per individuare correttamente il contenuto del diritto ceduto a Facebook Inc. e tutte le conseguenze connesse.

2. Occorre individuare cosa e in che termini il terzo ha copiato da Facebook.
Leggendo il contratto di licenza, non c'è scritto che il contenuto protetto dal diritto d'autore diventa automaticamente di pubblico dominio quando condiviso, ma che Facebook Inc. ha il diritto di cederlo a terzi.
La distinzione posta da Paolo fra contenuti coperti e non coperti dal diritto d'autore può essere corretta, ma per averne conferma bisogna sempre risolvere il punto 1 e determinare almeno a) cosa si intende per "use" e b) se le norme del contratto con Facebook Inc. sono legittime.

3. Anche questa è una questione complessa.
Semplificando: se la violazione del diritto d'autore trova causa nel contratto stesso fra il creatore e Facebook Inc. o fra Facebook Inc. e il terzo cessionario, si usa la legge applicabile al contratto di cui al punto 1.
Se invece si tratta di una violazione al di fuori del contratto (ad es. plagio) commessa sul suolo italiano, per il risarcimento del danno e le sanzioni si applica la legge italiana davanti al giudice italiano.

In ogni caso io starei sempre attento a prendere roba da Facebook per utilizzarla in qualsiasi ri-diffusione.
In Italia la nostra legge sul diritto d'autore è molto chiara nel dire che il diritto morale d'autore - cioè quello a vedersi riconosciuto il nome associato all'opera - non può essere ceduto se non espressamente. E la licenza a Facebook Inc. non ha nessuna indicazione in quel senso.
Quindi quando si prende qualcosa da Facebook bisogna quantomeno citare sempre l'autore e almeno acquisire il consenso da Facebook Inc quale cessionaria dei diritti di "use".
E a questo punto non è più semplice contattare direttamente l'autore? - che magari non ha nemmeno il rottweiler internazionalista
Secondo la Siae, i diritti morali intrasferibili e irrinunciabili secondo la legge italiana cui FB non può derogare sono:

Paternità. Il Corriere ha pubblicato le vignette riconoscendone l'autore e la sua firma?
Integrità. Pubblicarle in bassa risoluzione costituisce una alterazione dell'opera che ne peggiora la qualità?
Pubblicazione. Agli autori è stato consentito di esercitare il diritto di non pubblicare, in quel modo e contesto, l'opera?

Non vorrei essere l'avvocato del Corriere.......
When you publish content or information using the Public setting, it means that you are allowing everyone, including people off of Facebook, to access and use that information, and to associate it with you (i.e., your name and profile picture).

Attenzione! Se pubblichi contenuti o informazioni permetti a tutti di usare queste informazioni e associarle a te.

Permetti, eventualmente, di usare SOLO le informazioni, non i contenuti. A mio parere l'omissione della parola contenuti nella seconda frase è intenzionale. I contenuti sono già protetti dalla IP licenza.

http://www.brocardi.it/U/ubi-lex-voluit-dixit-ubi-noluit-tacuit.html
Paolo:
«[...] un giovane cantante suona per strada una sua canzone. Una casa discografica la sente (è esposta in pubblico) prende la sua canzone e la vende su CD e su iTunes. Al ragazzetto spetta un bel "grazie" e il nome da qualche parte in copertina e basta? Niente soldi? [...] Certo che no. Anzi, può fare causa alla casa discografica. Le leggi sul diritto d'autore, infatti, tutelano proprio contro abusi come questo.»

...mmhhh... molto scivoloso, come esempio. Molto più scivoloso del mio, in relazione al caso in questione.

Intanto, la musica non la esponi, ma la esegui / componi (in pubblico / nel chiuso del tuo studio / in una sala da concerto). Il suo aspetto puramente "performativo" è cruciale (anche nel dirimere questioni di "paternità"): e di scritto potrebbe anche non esserci proprio nulla. Tant'è vero che la succitata convenzione di Berna, all'Art.3, comma 3, afferma:

«Per "opere pubblicate" si devono intendere le opere edite col consenso dei loro autori, qualunque sia il modo di fabbricazione degli esemplari, purché questi, tenuto conto della natura dell'opera, siano messi a disposizione del pubblico in modo tale da soddisfarne i ragionevoli bisogni. Non costituiscono pubblicazione la rappresentazione di un'opera drammatica, drammatico-musicale o cinematografica, l'esecuzione di un'opera musicale, la recitazione pubblica di un'opera letteraria, la trasmissione o la radiodiffusione di opere letterarie od artistiche, l'esposizione di un'opera d'arte e la costruzione di un'opera di architettura.»

E infatti, poniamo che il giovane cantante sia un jazzista, che sta improvvisando - alla Charlie Parker - un pezzo su due piedi. Come fa, poi, a provare che quel particolare pezzo è effettivamente opera sua?

La gran parte dei pezzi che hanno elevato Parker nell'empireo, per esempio, è costituita da variazioni estemporanee su progressioni armoniche note, che Parker tirava fuori dal cilindro, sera dopo sera, e sono poi state fissate su carta in un secondo momento (probabilmente addirittura da altri). Nel jazz, il rischio che il collaboratore ti fregasse il pezzo "d'effetto" c'era, c'è sempre stato: tant'è che i jazzisti americani sono stati - credo - fra i primi a dotarsi delle proprie compagnie di pubblicazione della propria musica. L'opera di Verdi, invece, era sostanzialmente di proprietà di Ricordi.

Secondo: ma quale casa discografica, oggi, si azzarderebbe a compiere un'operazione così evidentemente sporca? I ragazzini che suonano in strada sono diventati molto più sgamati di quanto non fossero vent'anni fa. E comunque, se il "cacciatore di successi" della casa (di sicuro, musicista a sua volta) orecchiasse il pezzo che - a suo personale giudizio - ha le caratteristiche giuste per sfondare, opino che il giovane cantante verrebbe piuttosto messo sotto contratto per un intero disco, anziché espropriato di un singolo pezzo: col rischio aggiuntivo, in quest'ultimo caso, di dover appunto subire una causa per furto di opera soggetta a diritto d'autore. Non lo ritengo affatto probabile.

Terzo: in ogni caso, io non sto contestando in toto il diritto di un autore di opere a vedersi riconosciuto il frutto del proprio lavoro in termini "materiali". Sto semplicemente dicendo che, nel caso specifico delle vignette (che sono, comunque, un'opera d'arte assai "anomala" - spero lo vorremo riconoscere - sospese come sono fra il giornalismo, l'arte figurativa pura, la letteratura, il fumetto...), un autore dovrebbe stare più attento a dove, su quali pali della luce appende le proprie opere. Perché se i pali sono quelli di Facebook, a quanto pare rischia che gliele rubino, e non può nemmeno più di tanto protestare.
Crazy:
«Non vorrei essere l'avvocato del Corriere...»

Mah... io ho forti dubbi che un'operazione di quel genere sia stata attuata senza consultare ancor prima di farla lo studio legale.

In ogni caso: gli autori defraudati hanno tutti i diritti del mondo, in base a tutte le legislazioni (salvo, ovviamente, quelle dei paesi dove i vignettisti vengono frustati in piazza per lesa sacralità della barba del profeta ;D) di fare causa al CorSera.

Un giudice li ascolterà, ascolterà le altre parti, emetterà una sentenza, la quale in un modo o nell'altro creerà un precedente: e a quel punto ci chiariremo definitivamente le idee.

Questo, sia chiaro, senza avere la minima simpatia per il CorSera ;)


La Haine:
«Indica la luna e vedranno il dito.»

La vedo, la vedo, la luna. Vedo la luna, e riesco a distinguere i crateri dalle ombre; e vedo Marte, vedo Giove, Nettuno... vedo l'intero sistema solare.

Però, mi prendo la libertà di guardare anche il dito, e vedo che spesso è sporco...
Ci conosciamo Alan?
@Alan lan Ross
Un giudice li ascolterà, ascolterà le altre parti, emetterà una sentenza, la quale in un modo o nell'altro creerà un precedente: e a quel punto ci chiariremo definitivamente le idee.

Ma tenere conto dei prededenti non era un obbligo solo nella legislazione anglosassone?

Adesso valgono anche in Italia? E da quando? Io non ho trovato nulla in proposito. Sapevo che ci sono le sentenze della Cassazione che danno un orientamento ma non sono vincolanti.

E' solo per sapere: nessuna polemica.
La Haine:
«Ci conosciamo Alan?»

Mah... no: non credo ci si conosca (per quanto si possa reciprocamente dedurre da due vaghi pseudonimi, un film di Kassovitz - I suppose - e un vecchio gufo pedante).

Ad ogni modo, è ovvio che non parlavo di te. Chiedo venia per l'enfasi polemica, che nemmeno minimamente riguardava te ^¿^

Aggiungo che, invece, per quanto riguarda me, il problema è che - purtroppo - fino ad ora il diritto d'autore ho sempre dovuto subirlo. Per dirne una: i testi universitari me li sono pagati TUTTI, NUOVI, rispettando ALLA LETTERA le leggi vigenti... e lasciando MILIONI di lire (eravamo ancora in quel regime) in tasca - a chi: agli autori? No: per lo più agli editori (come mi venne spiegato da un professore).

Ciò purtroppo fa sì che sulla questione in oggetto io tenda ad essere affetto da una grave distorsione visiva, probabilmente un po' troppo pendente A SFAVORE degli autori: i quali, NON SEMPRE mi paiono le vittime incolpevoli degli odiosi editori. Ad ogni modo, rinnovo le mie scuse se, per questo, ho offeso la sensibilità di qualcuno.

L'enfasi polemica del "dito sporco" riguardava invece, in generale, tutta questa vicenda delle vignette; e alcuni dei moralismi da essa derivati nei giorni successivi, che mi sono sembrati un po' troppo capziosi e "pelosi".

Tutto qui.


Guastulfo:
«Ma tenere conto dei prededenti non era un obbligo solo nella legislazione anglosassone? [...] Adesso valgono anche in Italia? E da quando? Io non ho trovato nulla in proposito. Sapevo che ci sono le sentenze della Cassazione che danno un orientamento ma non sono vincolanti [...]»

Ma non pensi che, nella misura in cui danno un orientamento, costituiscano comunque un precedente (o facciano giurisprudenza, come amiamo dire noi)?

Nessun sistema giuridico - opino - può completamente fare a meno dei precedenti, pena il condannarsi alla sterilità, o peggio ancora all'inoperatività.

Se quella causa si farà mai, un giudice si pronuncerà in un senso o nell'altro: e a quel punto comunque si sarà creato un precedente "de facto", quanto meno nel senso che in qualunque altra causa analoga ci si farà venire in mente che nel gennaio del 2015... un giornale... un gruppo di vignettisti...

«E' solo per sapere: nessuna polemica»

Be': se vuoi un parere tecnico, devi consultare uno dei giuristi presenti. Io non lo sono: le mie sono solo opinioni...

(...comunque, sì, sono un polemico. Mi spiace, ho un brutto carattere ;O) )

P.S.: su tutta la questione "Diritto d'Autore", ad ogni modo, cercando in giro ho trovato (fra le altre cose) questo e quest'altro. Per ora, insieme al testo della convenzione di Berna (utilissimo, perché contenente già tutto),mi paiono le due cose più interessanti...

Mi taccio :)
Mamma mia che bella risposta Alan, che per caso mi vuoi sposare? Mi ero già preparato un pippone pazzesco sul mio dito sporco, perché di fatto lo è, e la SIAE, e i diritti, e la libertà, ciò che vedo e ciò che interpreti, IVANHOE IVANHOE etc etc ... ma chi se ne frega, fammi rileggere quello che hai scritto, amico mio, di questi tempi è oro colato.
Mi hai disarmato, accidenti! :-)
quanto dice l'articolo vale o no SOLO per contenuti che sono proprietà di chi li pubblica su Facebook. Cioè vignette originali disegnate da lui/lei.

Pubblicare (=copiare integralmente, nel caso di vignetta, non "citazione" o link) su FB qualcosa come appunto una vignetta che è copyright di QUALCUN ALTRO è sicuramente un'altra storia. QUale non so con esattezza, nemmeno io sono avvocato, ma è sicuramente un altro caso
Il precedente in Italia non ha valore vincolante. Può essere più o meno persuasivo: dipende dal giudice, dalla bontà del ragionamento e dall'aderenza con la controversia.

Il sito e il libello di Aliprandi trattano del diritto d'autore italiano. Qui c'è un problema a monte: Facebook Inc. è negli Stati Uniti.
Vedo poca utilità nell'insistere a ragionare solo con gli occhi della normativa domestica.

Un'infarinatura potreste iniziare a farvela scaricando questo: http://tinyurl.com/muflgeg. (soprattutto pagina 21 e seguenti). Purtroppo è anzianotto, ma di più comprensibile, rigoroso e gratuito si trova ben poco.
@Kaguya

Il sito di facebook sarà anche in USA, ma la violazione del diritto d'autore si è svolta in Italia, visto che sono italiani sia il reo che le vittime e non è previsto di chiamare in giudizio FB.

Dunque, nel caso, l'interpretazione delle clausole FB spetterà al giudice italiano, che, eventualmente, statuirà per il caso singolo a vantaggio e a danno di controparti italiane.

Le norme di utilizzo di FB sono state scritte per assicurare che FB non abbia problemi in nessun caso.
Se io, italiano, ritengo che tu, italiano, in un post su FB mi abbia diffamato ti faccio causa in Italia e FB nulla avrebbe da obiettare, dato che le norme di utilizzo di FB non prevedono alcuna giurisdizione esclusiva.

Saluti
mi sono promesso di fare un articolo proprio su questo tema e ringrazio Paolo Attivissimo per aver già fatto parte di questo importante lavoro di divulgazione.
Lascio quindi le considerazioni di carattere più strettamente giuridico e mi limito iin questa sede a fare qualche annotazione sul commento firmato "La Haine" relativo alla figura "fantomatica" dell' "avvocato esperto in diritto d'autore".
Una premessa: nè il buon gusto nè la deontologia professionale permettono di autodefinirsi "esperti" di una materia; dunque al massimo si troveranno avvocati "che si occupano principalmente" di diritto d'autore. In teoria non è nemmeno ammesso professarsi "specialisti" della materia, atteso che le specializzazioni nel settore forense non esistono (come invece esistono in campo medico).
Io sono proprio uno di quegli avvocati che si occupa principalmente di diritto d'autore e nello stesso tempo faccio una parallela attività di divulgazione e formazione sulla materia. A proposito, ringrazio Alan Ian Ross per aver citato una delle mie opere; spero possa risultarvi utile a capire meglio le questioni che state qui discutendo; e mi permetto di suggerire anche quest'altra pubblicazione, messa sotto forma di "domande/risposte": http://www.copyleft-italia.it/libri/13-libri-copyleft/93-pillole.html .
La frase che più ha destato la mia attenzione e mi ha spinto a intervenire è la seguente: "La mia speranza è che finalmente salti fuori questo benedetto Avvocato Esperto in Diritto d'Autore" che faccia il sedere quadro a RCS.
Segnalo che qui non siamo negli USA dove gli avvocati possono prendere l'iniziativa (anche economica) per fare una causa. In Italia gli avvocati non "fanno le cause" ma "assistono le persone che fanno le cause". Sembra uguale ma è diverso. Molto diverso. Non sarà quindi per iniziativa di un avvocato che RCS riceverà una bella lezione; ma al massimo per iniziativa di uno o alcuni tra gli autori violati da quella pubblicazione. Non potrebbe essere diversamente.
E qui emerge l'altro grande problema: la poca tenacia degli autori nella difesa dei loro sacrosanti diritti d'autore. "Eh ma poi cosa me ne viene in tasca?!", "eh ma poi gli avvocati costano!", "eh ma forse alla fine l'episodio non mi ha danneggiato così tanto...", "eh ma se poi la causa dura 4-5 anni...?"
Ragazzi... purtroppo se si vuole ottenere qualche risultato che abbia anche un valore simbolico, bisogna un minimo investire risorse. Guardate cos'è successo a me (non come avvocato, ma come autore di libri) contro la casa editrice Franco Angeli: http://aliprandi.blogspot.it/2015/01/francoangeli-non-capisce-creative-commons.html
Se avessi fatto quei ragionamenti, adesso non avremmo questo pur piccola pietra miliare.
Invece qui ho l'impressione che gli autori abbiano da un lato una bassa consapevolezza dei meccanismi di base del diritto d'autore (e questo, lasciatemelo dire senza che vi sembri il classico pedante saputello precisino, emerge anche da molti dei commenti che leggo qui) e dall'altro una bassa convinzione nel volersi tutelare.
Mi scuso per il lungo commento. Rimando ad un prossimo articolo altre riflesioni nel merito della vicenda "vignette/Corriere". Posterò il link qui tra i commenti, se Attivissimo è d'accordo.
Simone Aliprandi -- http://aliprandi.blogspot.it/
Come promesso, segnalo che oggi è uscito un mio articolo che cerca di proseguire questo dibattito e chiarire ulteriormente la questione dal punto di vista del diritto d'autore. Si intitola Il copyright sui social network: alcuni miti da sfatare ed è uscito sul sito MySolutionPost.
Mi permetto di segnalare nuovamente gli articoli del mio precedente commento, inserendoli questa volta come link attivi per comodità di chi legge:
- il mio libro Pillole di diritto per creativi e musicisti con 111 domande/risposte semplici sul copyright in generale
- l'articolo che racconta la mia disavventura con la casa editrice FrancoAngeli proprio su questioni di copyright: Franco Angeli: l'editore che non capisce le Creative Commons (e non mantiene le promesse)
Tengo a precisare che tutti i contenuti linkati sono disponibili sotto licenza libera.

Spero di essere stato utile. Grazie per l'attenzione,
Simone Aliprandi -- http://aliprandi.blogspot.it/
Adesso mi arrabbio sul serio.

Ci si può sempre fermare al senso letterale di certe frasi per discutere sul nulla? ma che palle!
Io dovevo essere così preciso da mettere in risalto tutto il passaggio per arrivare in tribunale? IO?
ma chi se ne frega lo vogliamo dire una buona volta, distinguatore? (è un mio neologismo, non ti sbattere a dimostrare che il termine non esiste, per carità)
Ho più volte esortato gli autori a darsi da fare ( anche trad. "chiama un avvocato"); ad evitare con cura una fama effimera e i maledetti social, perché "di fatto" (è chiaro cosa intendo con quelle due paroline, 'di' e 'fatto'?) ti spogliano dei tuoi diritti e i soldi che ne derivano, ma manco la pancia ascoltano più(questi non si muovono anche perché convinti di essere in torto ... e ho scritto "anche", quindi intendo dire "non solo", qui si diventa stupidi a furia di dover mettere i puntini sulle 'i' ... e per "qui" intendo il WEB, non questo blog ... e per "WEB" ... sì vabbè).

Adesso che è pippato fuori l'avvocato (deo gratia), non definibile "esperto" (per carità, sia mai, ma almeno ci ha lavorato sopra accumulando esperienza), spero che qualcuno dei fantomatici autori sappia di avere delle opportunità e non si svenda per i soliti due soldi o si lamenti sull'utilissimo social ("utilissimo" scritto con sarcasmo e ironia, conosci "sarcasmo e ironia"? ecco quello).
Vuoi che ti dica come finirà? con un nulla di fatto, i due pirla che ci proveranno finiranno isolati, perché stiamo parlando di una maggioranza che quando vede le loro opere su "la repubblica" invece di chiamare la redazione incazzati neri per non essere stati precedentemente contattati (e pagati), mettono il link sul loro profilo, vantandosi di essere stati "pubblicati a livello nazionale". Ne vogliamo parlare anche di questo aspetto? Ma per carità sì.

Dici loro che firmare un'opera è importante e che altre soluzioni non sarebbero da prendere in considerazione (per questioni terra-terra che c'entrano molto con il tirare la fine del mese)? si incazzano, ma d'altronde è la stessa gente che quando si parla di lavoro in committenza si offendono se il committente vuol dire la sua ... sai l'arte.
Fai presente che se nemmeno tu sai cosa è tuo, è facile rubartelo, vedi FB e la sua torbida licenza (la tua teoria devi dimostrarla in tribunale e sarebbe salvifica per molti)? "ma come osi?", "ma cosa dici?", "ma perché mai?", "son soldi" (perché le proprie opere non hanno valore neppure per loro)
Fai leva sul loro orgoglio? fanno gli offesi e si perdono dietro ai meandri di mille giustificazioni, perchè è più facile per costoro fare gli offesi che ragionare.

Dovrei passare il mio tempo a puntualizzare e mettere i puntini sulle maledette 'i' tutte le volte, "non-esperto di diritto d'autore"? (la specializzazione confusa con l'esperienza, ormai siamo alla frutta).

E sai cosa ti sto dicendo tra le righe e tu hai bisogno che te lo dica chiaro e tondo? Che hai tutti i crismi per definirti "esperto", ma no per carità fai dei distinguo anche su questo.

Sul resto non torno più, ho capito che sarei più incisivo con un bel selfie al cesso col pisello in vista e un cartello che recita "salvate il diritto d'autore". (immagino per i poveri di spirito sia una bellissima idea: l'hanno già fatto, risparmiatevi la solita perdita di dignità per piacere).
p.s.
Chi vi capisce a voi "non-esperti" è bravo. Proprio ieri ho avuto qui un ingegnere che per lavoro fa asseverazioni e ha passato mezz'ora del mio tempo a sminuirsi.
Siete strani forti voi professionisti, malgrado potreste pure vantarvi delle cose che portate in porto, dell'esperienza accumulata in un certo settore, passate il vostro tempo a distinguere e mettere le mani avanti: bella presa di responsabilità. Prova ad immaginarla dalla parte del cliente e vedi tu che voglia si abbia di rischiare i propri soldi.
Mi sovviene un'altra riflessione: sarà per questo sminuirsi di continuo da parte dei "non-esperti" che non si sa mai dove trovarli 'sti esperti e poi ti capitano solo i millantatori? Chissà.
Caro La Haine, che - come tutti i patetici provocatori del web - ti nascondi dietro un nickname... tra i vari professionisti-esperti che frequenti mi sembra ti manchi uno psicologo; uno che ti aiuti a superare questi tuoi problemi nel confrontarti in modo equilibrato con altre persone (che tra l'altro non hanno detto nulla di personale contro di te). Chiudo qui e non dico altro... anche perché mi sembra di essere stato sufficientemente chiaro nei principi espressi e ampiamente corretto nei toni. Tu invece... Va beh... Buona continuazione a tutti. Simone Aliprandi
Oh bella, ecco come l'uso di uno pseudonimo la mette in quel posto a chiunque qui sul WEB, quando un piccola ricerca (credo 5 secondi su google se non sei esperto) ti darebbe il mio cognome, nome, indirizzo e magari ti faceva pure capire che sarei potuto essere un tuo potenziale cliente.

Complimenti per la sagacia dimostrata, buon pro ti faccia.
Peccato...