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53 commenti

Se uno scettico vive un’esperienza paranormale

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Ho aspettato due anni a scrivere l'articolo che trovate nel numero 557 di Le Scienze disponibile in edicola e online: l'argomento mi toccava troppo da vicino. Dopo la perdita di una persona molto cara ho avuto quella che molti chiamerebbero senza esitazioni un'esperienza paranormale: i miei sensi, in particolare la vista, mi hanno fatto percepire ancora la sua presenza.

L'esperienza è stata emotivamente intensissima e mi ha fatto indagare e conoscere un aspetto della mente umana che ignoravo e che descrivo nell'articolo: l'idionecrofania (in inglese, idionecrophany). Cosa più importante, mi ha insegnato con forza che è giusto essere scettici e investigare, ma che bisogna capire che le esperienze paranormali, per chi le vive, sono potenti e reali e vanno trattate con rispetto e non con scherno. Lo considero l'ultimo regalo di un amico. Di nuovo grazie, Alberto.
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Commenti
Commenti (53)
Ma l'articolo non è online?
Cooooosaaaaaa?!?!?
Non ho letto l'articolo. Bisognerà capire cosa si intende per paranormale. Se hai avuto contatti con la persona cara non ci credo. Se invece hai perlustrato nuove particolarità della mente umana, sensazioni non sperimentabili facilmente e/o quotidianamente, beh, ne possiamo parlare.

P.S. L'articolo, sia cartaceo che on-line, è a pagamento?
L'articolo non e' usufruibile per chi risiede all'estero...
E' consultabile liberamente o devo prendere la rivista online?
UPDATE:

Con una carta di credito Italiana, ed un simpatico "workaround" per tecnici (non e' fattibile per tutti), e' possibile l'acquisto su Google Play Store.

Visto che c'ero, ho fatto l'abbonamento a Le Scienze sul Google Play Store, che prima avevo in formato cartaceo, ma che ora pare non essere piu' disponibile all'estero.
@Il navigante paziente: Complimenti per l'approccio accurato, approfondito e rispettoso a quello che racconta Paolo e per la tua conoscenza sconfinata del metodo scientifico. E il tutto senza neppure bisogno di leggere l'articolo.
@Paolo Attivissimo
Condoglianze. Conosco la sensazione.

@Navigante paziente.
Personalmente penso che lo stress al quale siamo sottoposti in queste spiacevoli situazioni alteri la mente, così come scaricare dei camion di cemento alterano la muscolatura.
Il risultato può essere un aumento delle facoltà cognitive.
Personalmente, studiando le credenze sui fantasmi mi sono imbattuto in imitazioni (Tipo quelle di Gigi Sabani) del tutto inconsce.

Il motivo per cui il fenomeno mi affascina è che mi chiedo se tale sviluppo possa essere prodotto in circostanze meno spiacevoli.
Forse sono impedito io, ma mi confermate che l'articolo è SOLO a pagamento (sia online che cartaceo)?
"Cosa più importante, mi ha insegnato con forza che è giusto essere scettici e investigare, ma che bisogna capire che le esperienze paranormali, per chi le vive, sono potenti e reali e vanno trattate con rispetto e non con scherno."

Sei serio mentre lo affermi? Proprio tu? Ma vai, va' !
Tutti,

il mio articolo non è pubblicato sul sito de Le Scienze in modo pubblicamente accessibile. È pubblicato sulla rivista cartacea e sulla versione digitale in abbonamento.
Stepan,

Sei serio mentre lo affermi? Proprio tu? Ma vai, va' !

Sì, sono serio. Dipende, naturalmente, dal tipo di esperienza. Quella che ho vissuto io è stata, per me, assolutamente reale e profondamente sconcertante, da pelle d'oca. Ho avuto la netta percezione di aver visto il mio amico muoversi ai margini del mio campo visivo.

Ragionandoci e con il supporto di un po' di letteratura scientifica su questi fenomeni, ho capito cos'era successo. Ma mi ci è voluto uno sforzo di razionalità e comunque l'emozione è stata davvero forte. Una persona non preparata, che non sa come informarsi su questi argomenti, come la potrebbe vivere?

Ci sono alcuni scettici che deridono pesantemente chi ha vissuto queste esperienze, che emotivamente sono dannatamente reali (non sto parlando di visite dalla cartomante o di cucchiaini piegati, sto parlando di essere sicuri di aver intravisto con i propri occhi una persona che non c'è più); li trattano come allocchi o scemi. Ma non è un atteggiamento umanamente corretto e non è costruttivo.

A me capita di ricevere chiamate e mail da persone che sono convinte di aver avuto esperienze paranormali. Gente che sente le voci, per esempio, o è convinta di avere la casa infestata da fantasmi. Mi guardo bene dal prenderle in giro, ma ascolto e propongo azioni da compiere.

Io non me la prendo con chi vive o subisce questi fenomeni: me la prendo con i ciarlatani che li fabbricano e li spacciano per realtà sulla quale lucrare.
"Stepan,

Sei serio mentre lo affermi? Proprio tu? Ma vai, va' !

Sì, sono serio. Dipende, naturalmente, dal tipo di esperienza. Quella che ho vissuto io è stata, per me, assolutamente reale e profondamente sconcertante, da pelle d'oca. Ho avuto la netta percezione di aver visto il mio amico muoversi ai margini del mio campo visivo."

E' stupefacente Paolo. Proprio tu. Her debunker. Per antonomasia.Ammiro la tua sincerità.Seriamente. Ma come puoi tu? ^_^ Allora non sei un rettiliano :D Sei un essere umano! Anche tu! :) E come te lo spieghi? Capisci che hai fatto un outing che mi viene da chiederti com vedi l'Universo :)

"Ragionandoci e con il supporto di un po' di letteratura scientifica su questi fenomeni, ho capito cos'era successo. Ma mi ci è voluto uno sforzo di razionalità e comunque l'emozione è stata davvero forte. Una persona non preparata, che non sa come informarsi su questi argomenti, come la potrebbe vivere?"

Oh, e allora tu che sei scafato, per favore dicci cosa è successo :)

"
Ci sono alcuni scettici che deridono pesantemente chi ha vissuto queste esperienze, che emotivamente sono dannatamente reali (non sto parlando di visite dalla cartomante o di cucchiaini piegati, sto parlando di essere sicuri di aver intravisto con i propri occhi una persona che non c'è più); li trattano come allocchi o scemi. Ma non è un atteggiamento umanamente corretto e non è costruttivo."

Certo caro, ma questo vale anche per te: se uno ha visto un cazzo di ufo , era lì e dopo un battito di ciglia è schizzato a più infinito, non dargli a prescindere del visionario! Specie se non ha fatto un commercio di questa cosa!

"A me capita di ricevere chiamate e mail da persone che sono convinte di aver avuto esperienze paranormali. Gente che sente le voci, per esempio, o è convinta di avere la casa infestata da fantasmi. Mi guardo bene dal prenderle in giro, ma ascolto e propongo azioni da compiere. "

E questo ti fa onore.

"
Io non me la prendo con chi vive o subisce questi fenomeni: me la prendo con i ciarlatani che li fabbricano e li spacciano per realtà sulla quale lucrare."

E questo ti fa MOLTO onore. :)
@Stepan Mussorgsky
Paolo Attivissimo dixit:
"propongo azioni da compiere."

La differenza fra i vari tipi di fantasmi (wraith, disgrunted, spectre, phantom, inukami, e chi più ne ha più ne metta) è qualcosa che prescinde dalla loro esistenza o meno.
La teoria di base a riguardo è piuttosto precisa, e permette un dialogo fra scettici e credenti.

Qualunque fumatore o bevitore che abbia cercato di smettere di botto conosce la sensazione che una personalità aliena, maligna ed estremamente astuta abbia preso il controllo delle sue azioni.
La nostra capacità di suggestionarci supera la nostra immaginazione, ed è chiaro che per chi non è documentato la cosa è piuttosto sconcertante.
Mettendo insieme gli appunti, direi che la sensazione dell'incontro con un "fantasma" è più o meno come prendere in mano uno strumento musicale del tutto sconosciuto e mettersi a suonarlo come un virtuoso senza avere idea di cosa si stia facendo.
Niente di strano se una persona anche di cospicua cultura si convince che una sensazione tanto bizzarra ed intensa non proviene dalla propria mente.
Stepan,

Capisci che hai fatto un outing che mi viene da chiederti com vedi l'Universo

Lo vedo razionalmente. Credo in quel che posso verificare, misurare e sperimentare. Ho visto troppi abbagli e inganni per potermi fidare esclusivamente dei miei sensi. Non credo a divinità o simili, ma razionalmente non ne escludo l'esistenza. Ho motivi logici per dubitare che queste entità, se esistono, intervengano nelle cose umane o che ci abbiano a cuore o che possano essere blandite attraverso particolari riti.

Questo non mi impedisce di cogliere il fascino e la bellezza dell'universo e di apprezzare il valore della vita e la sua fragilità.

Se si dimostrasse una vita dopo la morte, accetterei il fatto e ne sarei contento (a patto che la nuova vita non sia una forma d'inferno). Sono aperto a dimostrazioni, ma invoco la Legge di Sagan: devono essere dimostrazioni a prova di bomba.

Se mi succede un fenomeno che non capisco, non mi butto subito su spiegazioni soprannaturali, ma mi chiedo se per caso esiste una spiegazione che non confligga con le leggi fisiche conosciute e non richieda di ricorrere a entità ultraterrene. Occam tiene sempre affilata la propria lama, a casa mia.

Era questo che volevi sapere?
Stepan,

Oh, e allora tu che sei scafato, per favore dicci cosa è successo :)

Ne parlo nell'articolo, che è in esclusiva per Le Scienze di questo mese. Chiedimelo tra un mesetto.


se uno ha visto un cazzo di ufo , era lì e dopo un battito di ciglia è schizzato a più infinito, non dargli a prescindere del visionario! Specie se non ha fatto un commercio di questa cosa!

Infatti non lo faccio. Se mi chiama una persona che racconta un avvistamento del genere, non gli do del visionario. Chiedo con calma i dettagli e propongo delle ipotesi basate sui dati disponibili; spiego quali sono gli abbagli e autoinganni più frequenti. Rispetto la buona fede; non rispetto la malafede.
Un'infermiera, che lavora qui in Svizzera in una casa anziani, mi ha riferito che ripetutamente vi sono casi in cui certi ospiti, ancora lucidi per altro, vedano a un certo punto e per breve tempo i loro cari deceduti. E ne sono fermamente convinti. Non si capisce se per loro è un'esperienza negativa o positiva. In quei momenti gli operatori li assistono discretamente, ma rispettando l'esperienza che stanno vivendo, senza enfatizzare la cosa. Gli ospiti non appaiono in seguito, tuttavia, traumatizzati.
Sono molto curiosa di scoprire come spiegherai tu, la tua di esperienza. Se non ne sei ancora venuto a capo, ti suggerisco una pista: cervello emotivo?? Quella parte cerebrale più antica che abbiamo, dove regna l'inconscio? Che, guarda caso, alcuni psichiatri definiscono anche ...... cervello rettiliano??? (((-:
>>Se si dimostrasse una vita dopo la morte, accetterei il fatto e ne sarei contento (a patto che la nuova vita non sia una forma d'inferno). Sono aperto a dimostrazioni, ma invoco la Legge di Sagan: devono essere dimostrazioni a prova di bomba.<<

Cosa pensi della strada intrapresa da studi come quello recente dell'Università di Southampton?

http://www.southampton.ac.uk/mediacentre/news/2014/oct/14_181.shtml
L'emotività gioca sempre un ruolo molto importante: chiunque abbia perso persone care vive spesso eventi che possono apparire paranormali proprio per l'emotività che viene coinvolta. Basta solo sognare le persone che sono scomparse: è una cosa che capita a chiunque, ma, al risveglio, chiunque si sente scosso per il coinvolgimento emotivo che un sogno del genere provoca.
Poi esistono varie possibili reazioni: qualcuno cercherà di approfondire le reazioni psicologiche della mente umana leggendo e documentandosi, qualcun altro correrà dal sedicente medium di turno.
L'importante è dare a tutti la possibilità di scegliere senza cadere nelle mani del millantatore di turno e quindi fare della divulgazione corretta senza dare peso ai sedicenti esperti dell'occulto (cosa che troppo spesso i mezzi di comunicazione non fanno!) e spiegare quanto la nostra mente sia portata ad autoilludersi (c'è stato un signore che, qualche secolo fa, su questa cosa ha fatto il leit-motive di un poema. Avete mai letto l'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto?); ma tutto questo senza prendere in giro le emozioni di chi è convinto di avere assistito a qualche evento fuori dall'ordinario, perché in questi casi le emozioni e i sentimenti sono, per assurdo, una cosa molto "reale". Sarebbe come sfottere chi è innamorato solo perché tutta la sua passione e i suoi sentimenti, in fondo, sono solo un effetto biochimico!

Se c'è qualcuno da "bacchettare" o da deridere è proprio chi sfrutta queste emozioni per il proprio tornaconto, come tutti i sedicenti esperti ed operatori dell'occulto.
. Chiedimelo tra un mesetto.

Avendo letto l'articolo, ho un paio di domande, ma accolgo il giusto invito a rimandare la discussione.
Paolo C.

Cosa pensi della strada intrapresa da studi come quello recente dell'Università di Southampton?

Inconcludente se l'intento è dimostrare la realtà di una vita dopo la morte o di fenomeni concreti di visione extracorporea; interessante se l'intento è raccogliere dati sul comportamento del cervello in queste condizioni estreme.
Paolo, mi permetto solo di farti notare la ripetizione della parola "trovate" nella prima frase del post...
rob,

ho corretto, grazie.
@Paolo C

Mi sono imbattuto in una, chiamiamola diceria.

Alcuni ospedali avrebbero di proposito scritto dei codici sul lato superiore dei lampadari o al di sopra degli oggetti di altezza cospicua nelle sale operatorie, allo scopo di studiare con discrezione i rapporti sulle esperienze extra corporee.

La teoria sarebbe che se una persona che riferisce di aver visto l'operazione dall'alto può dire di non poter descrivere la complessità dell'operazione, comunque dovrebbe notare un codice a 3-4 caratteri inaspettatamente grande.

l'idea è buona perchè costa poco e dà riscontri immediati, la prima obbiezione che mi viene in mente è che non può esserci la garanzia che un non-preposto (ad esempio uno sterilizzatore) non riferisca tali codici ad un operando anche solo per farsi due risate.

Questo è quello che ho sentito a riguardo, penso che se viene effettivamente applicato e se ci fossero dei riscontri positivi, ne avrei trovati nel tempo che ho dedicato a questa ricerca.

In linea di massima mi sembra un buon tentativo che non dovrebbe costare troppo.
Ciao, volevo approfondire il significato della parola "ideonecrofania" su internet ma tramite Google trovo solo due risultati che mi riportano al post del blog. Non penso che nell'enciclopedia cartacea troverò qualcosa in più....
Paolo, sono molto solidale con la tua esperienza, che nulla toglie alla tua capacità di debunker, ma probabilmente al contrario l'arrichisce molto...
Ricordo sempre un racconto di mia mamma: sognò sua nonna da poco defunta, la quale le diede la sensazione di essere sofferente, e la cosa le lasciò una sensazione di angoscia e oppressione. Qualche giorno dopo, tornò a sognarla, la nonna le disse di non preoccuparsi, che stava bene e finalmente era serena... Da quel sogno si sentì finalmente sollevata e le rimasero solo i ricordi felici della nonna.
Questo episodio può essere interpretato in mille modi, a seconda di come la mente della persona è indirizzata, però l'importante credo è che venga preso in modo positivo in ogni caso...

Buona giornata a tutti!
Francesca
Si ma io credo che se fossi in quella situazione (diciamo "morto") l'ultima cosa che mi verrebbe in mente sarebbe leggere i numeri sugli oggetti.
Ciao Paolo, sono curioso di leggere l'articolo...spero di vederlo arricchire (con le dovute tempistiche riguardo l'esclusività) sul tuo blog. Ho solo una domanda, ho cercato il termine "ideonecrofania" che hai citato ma non ho avuto risultati se non in riferimento a queste pagine. E' un termine coniato da te o è solo una mia ignoranza in materia? Intuisco cosa voglia significare ma ero curioso di reperire qualche altra informazione in merito da altre fonti.
@puffolottiaccident

Non è una 'diceria', v. ad es. qui:

https://drpennysartori.wordpress.com/2011/08/13/obe-veridicality-research/

A mio avviso bisognerebbe cercare riscontri oggettivi di QUALUNQUE esperienza vissuta nel 'mondo reale' da parte di pazienti in arresto cardiaco. La verifica dei simboli sarebbe forse il modo migliore (anche se qualcuno ipotizzerebbe comunque frodi), ma - vista la lentezza nel raccogliere dati - meglio estendere il campo. Qualche buona testimonianza su eventi avvenuti al di fuori della sala operatoria, ad esempio, sarebbe l'ideale.
mi accodo al commento di riccardo: la parola ideonecrofania sembra non esistere se non in questo tuo articolo
Comprato Le Scienze e letto l'articolo poco fa in pausa pranzo.
Grazie per aver condiviso l'esperienza e per aver fornito l'ennesima prova del fatto che gli scettici possono anche non essere aprioristici come molti ci reputano.
(E che abbiamo anche un cuore: piacerebbe anche a me percepire di nuovo la presenza di qualcuno dei troppi cari che ho perso.)
Ho letto l'articolo, peccato che sia troppo corto, lo dico nel senso buono del termine, un argomento del genere meritava maggiore approfondimento. Grazie per aver condiviso questa esperienza.
Prima di tutto chiedo scusa a Daniele A. Gewurz. Il mio precedente commento (#2) è stato un po' troppo rapido e sicuramente scherzoso ed ovviamente è stato mal interpretato. Sapevo di non poter commentare senza aver letto l'articolo, ma per cortesia mi si perdoni, non voglio sembrare presuntuoso. Mi ero già fatto un’idea di ciò che Paolo avrebbe scritto, cosa che mi è stata confermata in queste righe. Ho anche avuto però la netta percezione di essere solamente stato attaccato sul mio commento, piuttosto che guidato. Non intendevo assolutamente dimostrare niente, era solamente un primo approccio per rompere il ghiaccio. Semmai, per poter effettivamente confrontare le nostre opinioni, dovremmo anche noi fare un'esperienza simile e comunque non sarebbe mai uguale l’una all’altra.
Daniele, se ti ho disturbato ti chiedo ancora scusa.
Oggi ho comprato la rivista ed ho letto l’articolo, vorrei confermare le mie ipotesi, confrontandole con quelle degli altri, vorrei fare qualche ulteriore domanda a Paolo ma non so se devo aspettare il “mesetto” indicato in precedenza, per non rovinare la sorpresa a qualcuno.

Grazie e buona navigazione a tutti.
Un approccio razionale ad un fenomeno paranormale implica di ammettere che tale fenomeno potrebbe essere reale; negarlo a priori è irrazionale, tanto quanto accettarlo a priori.

Ad esempio, se uno scettico dice "crederò ai fantasmi solo quando ne avrò le prove", ma poi rifiuta per principio qualunque prova (ad esempio, considerando le testimonianze di chi sostiene di aver visto un fantasma dei falsi... e in base a cosa?) in pratica sta facendo una tautologia: "chi sostiene di aver visto un fantasma sta mentendo, e io lo so perché i fantasmi non esistono; e i fantasmi non esistono, perché nessuno li ha mai visti, e chi dice di averli visti sta mentendo".

Quando ci si trova davanti ad un fenomeno insolito, fino a prova contraria è corretto considerare tale fenomeno come reale; le teorie devono corrispondere ai fatti, e non il contrario. Si narra che perfino Thomas Jefferson sia caduto in una simile trappola logica: quando sentì i resoconti della caduta di una meteora, dichiarò "Preferirei piuttosto credere che due professori yankee abbiano mentito, che credere che delle pietre siano cadute dal cielo".

Tu l'hai visto, altri hanno visto fenomeni simili in occasioni simili; quindi il fenomeno deve essere considerato reale, fino a prova contraria; sulla spiegazione di tale fenomeno, invece, si può discutere; d'altra parte, il rasoio di Occam, che piace molto agli scettici, sostiene "A parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire"; ma in un caso come questo, qual'è la spiegazione più semplice? Se c'è qualcosa che appare come un fantasma, è silenzioso come un fantasma, svanisce come un fantasma, la spiegazione più semplice è che sia veramente un fantasma. Non dico che sia la spiegazione giusta, né che non ci siano altre spiegazioni possibili; ma tutte le altre spiegazioni tirano in ballo ulteriori fattori (ottici, neurologici, psicologici). Si deve accettare la spiegazione sovrannaturale? Lo scrittore Isaac Asimov sosteneva "se, una volta eliminato l'impossibile, ciò che resta è sovrannaturale, vuol dire che qualcuno sta mentendo"; ma il punto è che non sappiamo esattamente cosa è "naturale" e cosa non lo è: per noi, un telefonino è un oggetto perfettamente naturale, per uno scienziato del 1700, apparirebbe come stregoneria: se si incontra un fenomeno che esula da quello che conosciamo sulle leggi di natura, forse è la nostra conoscenza delle leggi di natura che deve essere aggiornata.

Non sostengo che sia giusto (o sbagliato) credere ai fantasmi; sostengo solo che il metodo usato dagli scettici, in certe situazioni, sia inadeguato; il lavoro degli scettici è eccellente quando si tratta di smascherare chi sostiene di poter produrre fenomeni paranormali a comando (e si basa, invece, su giochi di prestigio); ma quando si tratta di indagare su fenomeni non ripetibili (miracoli, apparizioni, avvistamenti, ecc...) alla fine si tende sempre a interpretarli in base alle proprie credenze personali, e a compiere un atto di fede per spiegarli; e questo vale anche per gli scettici... anzi, soprattutto per gli scettici.
Riccardo, robinet,

"idionecrofania" (avevo scritto erroneamente "idEo-", ora ho corretto) è un calco dell'inglese "idionecrophany” (che ho ora aggiunto al post). Su Google Scholar e/o PubMed dovresti trovare parecchio.
Il navigante,

Meglio aspettare il mesetto.
Angelo,

se uno scettico dice "crederò ai fantasmi solo quando ne avrò le prove", ma poi rifiuta per principio qualunque prova (ad esempio, considerando le testimonianze di chi sostiene di aver visto un fantasma dei falsi...

Sarebbe un incompetente. Infatti io non ho questo approccio.

Quando ci si trova davanti ad un fenomeno insolito, fino a prova contraria è corretto considerare tale fenomeno come reale

No. Si considera reale l'esperienza del fenomeno. Il fenomeno può esistere concretamente o esistere solo nella mente della persona che l'ha vissuto. Se non ci sono riscontri fisici oggettivi, non hai prove che il fenomeno sia esterno. Dato che è assodato che la mente umana produce frequenti errori di percezione/interpretazione, la prudenza impone di presumere che il fenomeno sia interno fino a prova contraria.

Un conto è un disco volante che atterra nello stadio di San Siro durante una partita, con migliaia di telecamere e telefonini che lo registrano. Un altro è un tizio che dice di essere continuamente rapito da extraterrestri ma soltanto quando non lo vede nessuno.


in un caso come questo, qual'è la spiegazione più semplice?

Dato che la spiegazione ultraterrena implicherebbe un radicale sovvertimento di quello che conosciamo della fisica, la più semplice è che si tratti di un mio errore di percezione. Per carità, potrebbe anche darsi che la realtà sia ultraterrena, ma dato che implica questo sovvertimento, si pretendono prove schiaccianti.


per noi, un telefonino è un oggetto perfettamente naturale, per uno scienziato del 1700, apparirebbe come stregoneria

No. Lo scienziato del '700 potrebbe leggersi i manuali scientifici che spiegano, passo dopo passo, come funziona la "stregoneria": scoprirebbe che funziona in base a leggi naturali e non a incantesimi.


il lavoro degli scettici è eccellente quando si tratta di smascherare chi sostiene di poter produrre fenomeni paranormali a comando (e si basa, invece, su giochi di prestigio); ma quando si tratta di indagare su fenomeni non ripetibili (miracoli, apparizioni, avvistamenti, ecc...) alla fine si tende sempre a interpretarli in base alle proprie credenze personali

No. Il metodo scientifico d'indagine serve proprio ad aiutare l'investigatore a mettere da parte le proprie credenze personali.
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
"Oggi ho comprato la rivista ed ho letto l’articolo, vorrei confermare le mie ipotesi, confrontandole con quelle degli altri, vorrei fare qualche ulteriore domanda a Paolo ma non so se devo aspettare il “mesetto” indicato in precedenza, per non rovinare la sorpresa a qualcuno."

Eh anche io, ma non ho capito se l'articolo è presente solo nell'edizione cartacea, se c'è anche online ma occorre abbonarsi, se tra un mese sarà disponibile sul sito di Le Scienze o qui sul blog.

Sta di fatto che io online non l'ho trovato, per cui aspetterò il mesetto e amen :D
aaargh
...è un calco dell'inglese "idionecrophany...
mi ero avvicinato cercandolo in inglese, ma la E mi ha fuorviato. Mea culpa per non aver provato una seconda volta.

Stepan,

io credo che gli articoli siano gli stessi sia sulla carta che nella versione on-line, ma non posso confermarlo. In questi giorni mi sono chiesto: "comprare o non comprare?" La curiosità era tanta, mi sono "lasciato andare" ed ho comprato la rivista. E' inutile dire che ci sono molti articoli interessanti, ma non tutte le materie possono interessare a tutti. Io oggi invece, con grande sorpresa, ho trovato un articolo per me particolarmente interessante sulle pratiche contemplative.
Ancora uno studio del cervello, per me materia molto interessante.
Sarebbe un incompetente. Infatti io non ho questo approccio.
Non volevo assolutamente insinuare una cosa del genere. E, per la cronaca, personalmente non credo ai fantasmi; volevo solo cogliere lo spunto per valutare i metodi di indagine usati in questi casi.

No. Si considera reale l'esperienza del fenomeno. Il fenomeno può esistere concretamente o esistere solo nella mente della persona che l'ha vissuto. Se non ci sono riscontri fisici oggettivi, non hai prove che il fenomeno sia esterno.

Se si ragiona in questo modo, però, occorre mettere in discussione tutti i fenomeni percepiti; se di notte guardi in alto, e vedi tanti puntini luminosi, pensi che esistano le stelle? Anche quelle, in fondo, sono solo una percezione dei tuoi sensi (e al buio è facile vedere dei puntini luminosi: si chiamano fosfeni): dobbiamo concludere che forse le stelle non esistono? L'unico riscontro oggettivo (almeno, prima dell'esistenza della fotografia e degli strumenti ottici) era di chiedere ad altre persone se avevano visto la stessa cosa. E la disponibilità di strumenti di osservazione non basta a risolvere il problema: gli strumenti possono ingannarsi esattamente come il nostro occhio (in una foto, un puntino luminoso corrisponde a una stella... o a un pixel difettoso?), e comunque, ci forniscono informazioni che devono sempre essere esaminati con i nostri sensi (un cannocchiale si affida sempre alle capacità dell'occhio umano)


Dato che è assodato che la mente umana produce frequenti errori di percezione/interpretazione, la prudenza impone di presumere che il fenomeno sia interno fino a prova contraria.

È anche assodato che tali errori di solito si verificano in circostanze specifiche, ben documentabili (ad esempio, l'uso di sostanze allucinogene): quando hai avuto l'episodio di idionecrofania eri ubriaco? Oppure avevi trascorso alcuni giorni senza dormire? Avevi avuto febbre alta? Avevi assunto droghe o psicofarmaci? Ti è mai stata diagnosticata qualche patologia psichiatrica o neurologica?

Perché sono queste le situazioni in cui è giusto presumere che il fenomeno sia interno.

Un conto è un disco volante che atterra nello stadio di San Siro durante una partita, con migliaia di telecamere e telefonini che lo registrano. Un altro è un tizio che dice di essere continuamente rapito da extraterrestri ma soltanto quando non lo vede nessuno.

Trattandosi di fenomeni che non possono essere ottenuti a comando, non puoi pretendere che si verifichino nelle condizioni ottimali, devi basarti sulle condizioni reali; è molto facile credere che una pietra possa cadere dal cielo, se cade proprio davanti a te; ma non si può pretendere che una meteora cada a comando, si può solo esaminarla nel punto dove è caduta. Oltre tutto, nell'esempio del disco volante... se gli alieni avessero una Prima Direttiva, o qualcosa di simile, non atterrerebbero mai nello stadio di san Siro, dove causerebbero un eccessivo sconvolgimento, ma non si farebbero scrupoli a rapire un individuo isolato, magari mezzo ubriaco, tanto poi potrebbero rilasciarlo, sapendo che non gli crederà nessuno.
Dato che la spiegazione ultraterrena implicherebbe un radicale sovvertimento di quello che conosciamo della fisica, la più semplice è che si tratti di un mio errore di percezione. Per carità, potrebbe anche darsi che la realtà sia ultraterrena, ma dato che implica questo sovvertimento, si pretendono prove schiaccianti.

Eccoci al punto: la parola chiave è "implicherebbe un radicale sovvertimento di quello che conosciamo" o, più esattamente, di quello che crediamo: moltissime nozioni di fisica date per certe sono poi cambiate, alla luce di nuove informazioni (ad esempio, l'indivisibilità dell'atomo: nell'ottocento, chiunque avesse sostenuto di poter trasformare un elemento in un altro sarebbe stato giudicato un ciarlatano, che tentava di ricreare la pietra filosofale; oggi sappiamo che in una reazione nucleare è possibilissimo), quindi non possiamo considerare le conoscenze attuali come assolutamente corrette, possiamo solo dire che crediamo che siano corrette.

Se la spiegazione di un fenomeno sovverte quello in cui credi, piuttosto che accettare che quello in cui credi sia sbagliato, preferisci cercare una spiegazione diversa (e la trovi, perché qualsiasi fenomeno, anche il più semplice, può essere spiegato in diversi modi; ma non vuol dire che la spiegazione sia giusta).


No. Lo scienziato del '700 potrebbe leggersi i manuali scientifici che spiegano, passo dopo passo, come funziona la "stregoneria": scoprirebbe che funziona in base a leggi naturali e non a incantesimi.

Per leggere i manuali scientifici, prima devi averli. Nel 1700 non c'erano manuali che potessero spiegare come funziona un telefono o una radio. E quando capita un evento insolito, o inspiegabile (ad esempio, un fulmine globulare... per anni non si è saputo cosa fossero) non esiste nessun manuale, al massimo esistono i resoconti di altre persone che hanno assistito a fenomeni simili (ma tali resoconti non danno nessuna spiegazione utile).

Oppure... mettiamo che ti diano il manuale, ma che tale manuale presupponga delle nozioni che sono in contrasto con le conoscenze che hai già: difficilmente lo accetteresti. In campo medico ci sono tanti esempi del genere, il più noto è l'agopuntura: i test clinici dimostrano che effettivamente funziona, ma la spiegazione fornita non è accettata facilmente, perché contrasta con le nostre nozioni di biologia: vengono fatti riferimenti ai meridiani, ed alle linee energetiche, della cui esistenza non c'è alcuna prova. Quando poi la medicina occidentale ha trovato una spiegazione alternativa (gli aghi stimolano il rilascio di endorfine, che riducono la sensazione di dolore... tale spiegazione è compatibile con le nostre nozioni di biologia) l'agopuntura è stata accettata.


No. Il metodo scientifico d'indagine serve proprio ad aiutare l'investigatore a mettere da parte le proprie credenze personali.

Però, ammetti di non averlo fatto; hai detto che se una spiegazione sovverte quello che conosci della fisica, piuttosto che accettarla preferisci credere ad un errore di percezione (vale a dire, a negare il fenomeno)
angelo,

Se la spiegazione di un fenomeno sovverte quello in cui credi, piuttosto che accettare che quello in cui credi sia sbagliato, preferisci cercare una spiegazione diversa

Non è quello che ho scritto.

i test clinici dimostrano che effettivamente funziona

No.


È anche assodato che tali errori di solito si verificano in circostanze specifiche

No. Pareidolia. Cecità ai cambiamenti. Bias cognitivi. Tutti funzionano senza "circostanze specifiche" che citi.

Però, ammetti di non averlo fatto; hai detto che se una spiegazione sovverte quello che conosci della fisica, piuttosto che accettarla preferisci credere ad un errore di percezione

Di nuovo, no. Non è questione di _credere_. Non è una scelta. E' un metodo. Si adotta la spiegazione che si conforma meglio ai fatti osservati. Non si "crede": si accetta.

Stai travisando quello che ho scritto e stai ignorando le basi del metodo scientifico. Mi manca il tempo di correggerti: ti dico solo che stai sbagliando profondamente e ti invito a procurarti un buon libro che spieghi cos'è il metodo scientifico.
Paolo,
per quanto riguarda l'agopuntura, prima di rispondere drasticamente con un "no", ti invito solo a consultare un po' di letteratura medica al riguardo (puoi cercarla mediante PubMed o mediante Google Scholar).

Per quanto riguarda il metodo scientifico, io mi baso principalmente sul criterio di falsificabilità di Popper: una ipotesi scientifica non può mai essere provata con certezza dai fatti, ma deve essere possibile falsificarla con i fatti: il più classico esempio è "tutti i corvi sono neri": la teoria può essere falsificata se si trova un corvo che non sia nero, e finché nessuno lo trova si può ritenere che probabilmente la teoria è vera. Il mio dubbio è: se salta fuori un corvo bianco, è più facile correggere la teoria o pensare di aver preso un abbaglio? Se la teoria è "i fantasmi non esistono", e poi si vede qualcosa che a tutti gli effetti appare come un fantasma, la teoria è corretta?

Se sostieni che io stia applicando un metodo sbagliato, ti prego di indicarmene uno che ritieni adeguato.

Vorrei solo rivolgerti una domanda: supponiamo che, invece di aver visto (o aver avuto l'impressione di vedere) con la coda dell'occhio una persona defunta, tu in circostanze analoghe avessi visto una persona viva, che rubava dei soldi dalla borsa di qualcuno; nel momento in cui ti eri voltato per vedere meglio, tale persona non aveva più la mano nella borsa, e si è accorta di essere osservata. Naturalmente, questa persona negherà con veemenza di aver rubato, e tu l'hai vista solo per pochi secondi, e solo con la coda dell'occhio. La mia domanda è: saresti disposto a testimoniare, in un caso del genere? Se ti sbagli, mandi in prigione un innocente; e la probabilità di un errore di percezione è la stessa che c'è nel caso in questione. Ti fideresti delle tue percezioni abbastanza da correre il rischio di condannare un innocente? O, al contrario, saresti così convinto della possibilità di un errore da correre il rischio di proteggere un ladro?

Comunque, ti dico che ammiro la tua onestà intellettuale (se avessi voluto solo dimostrare la tua tesi, ti sarebbe bastato non dire nulla) ed il tuo coraggio (sapevi che parlandone ti saresti esposto a molte critiche, e l'hai fatto comunque); credo che anche io sarei in serie difficoltà, se mi capitasse una cosa simile.
Angelo, leggendo l'articolo per intero le tue obiezioni cadono.
Il metodo che suggerisci non è sbagliato, ma il fatto è diverso.
Per esempio qui.

si vede qualcosa che a tutti gli effetti appare come un fantasma

Non ci sono tutti gli effetti.
Angelo,

Agopuntura: ecco perché scrivo "No."


se salta fuori un corvo bianco, è più facile correggere la teoria o pensare di aver preso un abbaglio?

Approccio sbagliato. Invece di corvi bianchi (la cui esistenza non contraddice nessun principio basilare di fisica e non richiede la riscrittura dei nostri modelli interpretativi della realtà), prova coi neutrini del "tunnel Gelmini".

L'osservazione strumentale di un gruppo di ricercatori rileva dati che indicano la presenza di neutrini più veloci della luce, in fortissimo contrasto con la fisica nota (che non è legge: è semplicemente il modello che descrive più fedelmente tutte le osservazioni).

Il metodo scientifico prevede che in un caso del genere l'osservazione vada verificata rigorosamente. Se verificata, allora la fisica nota va aggiornata. Tutto qui. Non è questione di "facile" o "difficile", ma di rigore. Se l'osservazione è verificata oltre ogni dubbio ed è in contrasto con il modello della fisica, è il modello che va corretto.

Ma dato che il modello corrente funziona molto, molto, MOLTO bene, prima di correggerlo bisogna essere strasicuri.

Infatti i ricercatori dei neutrini superluminali hanno pubblicato tutti i dati e chiesto l'aiuto dei colleghi, in modo ineccepibile. Alla fine è saltato fuori che c'era un errore strumentale, che è quello che capita di solito. Ma la scienza seria non mette la testa nella sabbia e rifiuta i risultati contraddittori: ne chiede la verifica.
angelo,

supponiamo che, invece di aver visto (o aver avuto l'impressione di vedere) con la coda dell'occhio una persona defunta, tu in circostanze analoghe avessi visto una persona viva, che rubava dei soldi dalla borsa di qualcuno

Stai paragonando un'esperienza di un fenomeno comune (un furto) con l'esperienza di un fenomeno straordinario (un "fantasma"). I criteri di attendibilità e di verifica sono completamente differenti.

Se tu mi vieni a dire che in questo momento hai parcheggiato l'auto davanti a casa, ti posso dare fiducia anche senza prove. Hai descritto un evento normale.

Se tu mi dici che hai in giardino una capra invisibile, allora non ti posso dare fiducia, perché hai descritto un fenomeno straordinario e quindi servono prove robuste di quel che dici.

Comunque,

saresti disposto a testimoniare, in un caso del genere?

No. Proprio perché conosco la facilità con la quale il cervello forma percezioni errate.
Paolo, doppio applauso: per il tuo articolo su "Le Scienze" (che ho appena letto e che ha rinfocolato antichi interessi sulla fallacia della percezione) e per il tuo commento #14, che potrebbe diventare una sorta di micro-manuale dello scettico allegro.
Ho letto l'articolo, e tutti i commenti di Attivissimo, e concordo pienamente. Percepire qualcosa non significa immediatamente che quella cosa esista. Sono necessarie verifiche, controlli, e via dicendo, sempre piu` severi all'aumentare della improbabilita`, complessita` e vaghezza della cosa percepita. Questa e` esattamente la mia posizione nei confronti del sovrannaturale e della religione.

La mia posizione, ovvia per esperienze emotivamente neutre (come le illusioni ottiche), ma piu` difficile da accettare per esperienze emotivamente cariche (apparizioni, de'ja` vu, esperienze mistiche, etc.), e` che "quello che noi percepiamo e desideriamo dice moltissimo su noi umani, ma pochissimo su quello che esiste fuori di noi". Una intensa fantasia erotica provoca effetti fisiologici misurabili, ma non dimostra che esista un partner sessuale disponibile nelle vicinanze. Anzi, e` un indizio probabilistico del contrario. Prova, semplicemente, qualcosa sulla persona con la fantasia: ha un fortissimo desiderio.

Molte volte nella mia vita, di fronte alla bellezza della natura, io ho provato un senso di bellissimo smarrimento, di grande luce e pienezza. E` una "teofania", una rivelazione, una manifestazione del divino. Quando ascolto, vedo, oppure leggo, una manifestazione di devozione religiosa, la comprendo perfettamente. Io provo la stessa identica emozione, l'intensa sensazione che esista una presenza, un significato, una verita`.

Ma questa intensa sensazione non prova affatto che esista qualcosa fuori di me. Prova semplicemente qualcosa su di me, su di noi: il fortissimo desiderio di un significato. Dimostra qualcosa, e di importantissimo, sulla natura umana: siamo noi umani a cercare, e a produrre, un significato. Di quello che esiste sono infinitamente grata, ma non ho alcun bisogno di inventarmi esseri immaginari da ringraziare. Rivolgo il mio ringraziamento alle fonti stesse della rivelazione: la materia, l'universo, l'umanita`, le persone che amo. Sono le sole cose in cui credo.

E` anche per il mio amore per l'universo che amo profondamente la scienza. La scienza e` il miglior mezzo che conosciamo per avvicinarci alla verita`, ma e` basata sul dubbio sistematico, sulla verifica, sul mettere tutto in discussione, sul non accettare mai nulla come certo e definitivo. Non esiste una verita` rivelata, permanente e indiscutibile. La conoscenza scientifica viene continuamente distrutta e ricostruita. In questo modo, lentamente, diventa sempre piu` precisa e accurata.

Ringrazio Paolo Attivissimo per il rigore, e al tempo stesso, per la delicatezza, con cui ha toccato questi temi.
Dimostra qualcosa, e di importantissimo, sulla natura umana: siamo noi umani a cercare, e a produrre, un significato.

Ho capito e concordo sul fatto che ciò mostra che noi umani cerchiamo un significato; ma perchè mostrerebbe che lo produciamo?
Non mi aspettavo un commento al mio commento.

Ovviamente NON dimostra che siamo noi a produrre il significato. Sarebbe perfettamente possibile, in linea di principio, che il significato ci venga da fuori. Esattamente come sarebbe possibile, sempre in linea di principio, che le fantasie erotiche, oppure le percezioni "extrasensoriali", vengano da fuori. Il punto dell'argomento e' esattamente che percepire, desiderare o immaginare una cosa non significa che quella cosa esista. Voglio aggiungere che e' molto facile credere alle cose che desideriamo ma, purtroppo, il nostro desiderio non le rende vere.
Non mi aspettavo un commento al mio commento.

Ovviamente NON dimostra che siamo noi a produrre il significato. Sarebbe perfettamente possibile, in linea di principio, che il significato ci venga da fuori. Esattamente come sarebbe possibile, sempre in linea di principio, che le fantasie erotiche, oppure le percezioni "extrasensoriali", vengano da fuori. Il punto dell'argomento e' esattamente che percepire, desiderare o immaginare una cosa non significa che quella cosa esista. Voglio aggiungere che e' molto facile credere alle cose che desideriamo ma, purtroppo, il nostro desiderio non le rende vere.
Attendevo la risposta di Ideapazza...

Delle volte di fronte a certi fenomeni sappiamo che siamo noi a produrre il significato. Ad esempio se il wraith di un thailandese si presenta in giacca e cravatta invece che col saio o viceversa se il wraith di un europeo si presenta ad amici thailandesi in toga e mongkon, è difficile pensare ad una ragione per cui uno spettro dovrebbe vestirsi secondo il rito funebre di chi va a visitare.
Grazie della risposta, Ideapazza. Concordo.