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32 commenti

Chi ha pagato il caffè di Sam?

di Paolo G. Calisse, (g)astronomo - 20 aprile 2015
Una profetica immagine di Thierry Le Gouè per il
Calendario Lavazza 2004 [Credit: Lavazza]
La missione di Samantha sulla International Space Station ha inaugurato la stagione gourmet delle missioni spaziali, ma le spese per queste attività suscitano spesso perplessità che evolvono a volte in una feroce opposizione.

Quando si seppe, per esempio, che una sofisticatissima macchina del caffè sarebbe stata inviata a bordo della International Space Station (ISS) alcuni lettori di questo blog espressero la propria contrarietà all'opportunità di finanziare iniziative del genere, soprattutto in un periodo di crisi economica come questo.

Con questo articolo proveremo a studiare quanto costa e chi paga il caffè a Samantha Cristoforetti e agli altri astronauti della ISS, oltre a tentare di fare due conti sull'entità finanziaria dell'impegno italiano nello spazio.

Negli ultimi anni gli USA hanno cominciato a riprendersi la leadership nel settore spaziale anche attraverso il riutilizzo di interi vettori (ma, paradossalmente, continuando a usare contenitori usa e getta in catene come Starbucks). Il ruolo della tecnologia italiana nello spazio è meno visibile, ma resta decisivo con lo sviluppo del nuovo Vettore Europeo di Generazione Avanzata (VEGA), realizzato dalla AVIO di Colleferro (Roma), con la partecipazione ad un gran numero di sonde e missioni, e con la collaborazione alle spedizioni ISS. Rientra in questo contributo l'arrivo a bordo dell'ultima capsula Dragon, sulla Stazione Spaziale, di una italianissima macchina del caffè, in grado di sostituire quello solubile impiegato fino ad oggi. La macchina è stata realizzata dalla Argotec di Torino su indicazioni di Lavazza, insieme ad ASI (l'Agenzia Spaziale Italiana) e Finmeccanica-Selex ES, che ne ha curato la rispondenza ai rigorosissimi requisiti spaziali.

Va precisato anzitutto che Argotec cura non solo la fornitura del caffè di bordo ma, dal 2012, quella di tutto il catering degli astronauti europei sulla ISS. Un cuoco della Argotec, Stefano Polato, ha preparato i menù di bordo prima per Luca Parmitano ed Alexander Gerst e adesso per Samantha Cristoforetti. Gli esperti della stessa azienda curano, in un modo innovativo e salutista consono alla grande tradizione gastronomica italiana, tutta la filiera che va dall'acquisizione degli ingredienti alla preparazione delle buste di cibo da reidratare inviate periodicamente sulla ISS.

Non è solo questione di menù: i cibi forniti oggi agli astronauti sono più che mai simili ai migliori prodotti cui siamo abituati noi terrestri. I vecchi metodi di sterilizzazione e conservazione, necessari per ovvi motivi, sono stati sostituiti da procedure molto più complesse in grado di conservare il gusto.


Ma come funziona la ISSpresso?


Tutti (o quasi) i segreti della ISSPresso [credit: Lavazza/Argotec]

La macchina per espresso in dotazione alla ISS non è molto più grande di una caffettiera da ufficio (42x43x36 cm), pesa 20 kg ed è alimentata a 120 VAC. Naturalmente ha passato i severissimi test necessari per la sua installazione a bordo della ISS. Al posto del classico tubetto di plastica per il trasporto del liquido delle normali macchine da caffè, per esempio, usa un tubo di acciaio speciale in grado di reggere una pressione di 400 bar, pari a quella che si trova in mare a circa 4.000 m di profondità. È inoltre progettata per non richiedere assistenza per diversi anni, salvo la sostituzione periodica di alcuni materiali deperibili.

Altro aspetto fondamentale è che la ISSpresso può essere usata non solo per preparare il caffè, ma anche per tè, brodo e altre bevande calde, per reidratare cibo congelato, e per dare un assaggio di casa agli astronauti, “a taste of home” nella descrizione dell'esperimento sul sito NASA, dove si ipotizzano anche potenziali ricadute tecnologiche nella preparazione di bevande calde a terra. La stessa pagina mostra che il progetto per la ISSpresso è inserito nella lista ufficiale degli esperimenti per lo sviluppo tecnologico, con risultati applicabili al comportamento di fluidi in condizioni di microgravità.

Come utilizzarla? Basta inserire la spina di alimentazione nell'apposito UOP ("Utility Output Panel"), accenderla, inserire nella bocchetta d'ingresso (blu, nella foto) una bustina piena d'acqua del genere usato per reidratare il cibo sulla ISS e una vuota in quella di uscita (beige). Non resta che inserire una cartuccia di caffè nell'apposita fessura e avviare il processo. Il tutto dura qualche minuto e permette di ottenere un prodotto in tutto simile a un espresso da bar, crema inclusa, da sorbire da particolari tazzine studiate per il funzionamento in microgravità. Alla fine, grazie a un sistema sviluppato ad hoc, tutte le tubazioni interne vengono ripulite automaticamente, permettendone l'uso per bevande diverse senza fastidiose contaminazioni.


OK, ma quanto costa un caffè all'ISS bar?


Soprattutto, c'era bisogno di spendere tutti quei soldi per garantire un buon caffè agli astronauti a bordo?

Tazzine spaziali
Per rispondere a questa domanda occorre anzitutto rendersi conto delle particolari condizioni in cui operano, per periodi di 6 o 12 mesi, gli astronauti e cosmonauti a bordo della ISS. Si tratta senza dubbio di condizioni estremamente stressanti, sia psicologicamente che fisiologicamente, con richieste elevatissime dal punto di vista del rendimento e della concentrazione.

Agli aspetti generali come l'assenza di peso, la permanenza continua in locali sigillati, la lontananza da casa, i ritmi di lavoro intensi, la grandissima responsabilità e i rischi associati, si uniscono tante piccole noie, come l'assenza di un bagno propriamente detto, di luce solare, di cibi cucinati freschi o magari del conforto di una serata a cena con gli amici. Senza contare gli effetti diretti sulla fisiologia cellulare: al di là di quelli diretti su ossa e altri organi, in parte controllabili oggi con un'intensa e quotidiana attività fisica, l'invecchiamento cellulare in microgravità, per esempio, è di oltre un ordine di grandezza più rapido di quello a terra.

In questo contesto anche un “piacere” come il caffè, come recitava proprio la ben nota pubblicità Lavazza anni '90, può assumere un ruolo importante per garantire un po' di benessere e qualità della vita in più, soprattutto agli astronauti italiani.

Resta da vedere a che prezzo. Per valutarlo, va considerato innanzitutto che l'hotel load, tradotto letteralmente il “carico dell'hotel”, ovvero la quantità di materiale che la NASA reputa necessario quotidianamente per garantire la permanenza in orbita di un astronauta, è di 5 kg a persona. Fanno 5,4 tonnellate per sei persone per sei mesi. Quindi una macchina di 20 kg, anche includendo gli imballi, corrisponde a meno dell'hotel load quotidiano di tutto il personale di bordo.

Ma quanto costa e chi paga il caffè di Sam e degli altri astronauti? Secondo Antonio Pilello, Communications Officer della Argotec, interpellato direttamente, "si tratta di un investimento privato". Gli uffici stampa di Lavazza e ASI non hanno invece risposto alle richieste di informazioni. Comunque sia, la policy ISS per i programmi commerciali prevede che i costi di sviluppo possano restare nascosti se richiesto dal committente e finanziatore.

Ai prezzi di sviluppo e fabbricazione di questo esemplare unico vanno poi aggiunti quelli di verifica del prodotto e di trasporto in orbita. Un progetto come questo può generare facilmente decine e decine di interminabili meeting di alto livello, telefonate, documenti e test di verifica. Solitamente i costi di questo tipo vengono inclusi nel cosiddetto overhead che lo sponsor deve garantire in aggiunta ai costi vivi di progetto, ma considerata l'utilità della ISSpresso potrebbe esserci un contributo da parte del Consorzio ISS stesso.

Tentiamo ora una stima dei costi di trasporto da terra all'ISS. Bisogna innanzitutto distinguere costi vivi e prezzi pagati da un qualsiasi partner privato che, una volta approvato un suo progetto, desiderasse trasportare un oggetto a bordo della Stazione Spaziale. Per farlo, può per esempio contattare Nanoracks, una compagnia che si autodefinisce "The Concierge to the Stars" (letteralmente "il portiere per le stelle"). Nanoracks infatti ha un po' il ruolo del portiere dei vecchi stabili: prende in carico il "pacco" dal postino e lo consegna al condomino dei piani superiori - in questo caso molto superiori, a circa 450 km di quota.

Jeffrey Manber, uno dei fondatori di Nanoracks, sostiene che il costo per volume di una consegna da parte di una compagnia straniera si aggira intorno ai $60.000 (circa € 48.000) per litro di volume, ma ci sono sconti per volumi superiori. Per il volume della ISSpresso la spesa di spedizione complessiva potrebbe superare quindi $3.000.000 (€2.400.000 circa): non proprio bazzecole, ma non è detto che la ISSpresso sia stata spedita a bordo così (vedi sezione aggiornamenti in coda all'articolo).

Se invece consideriamo il costo del trasporto di ogni kg di carico utile in orbita con la navicella Soyuz, si dovrebbe aggirare tra i 10 e i 30 mila dollari. Moltiplicando per i 20 kg della ISSpresso raggiungiamo una cifra tra i 200.000 e i 600.000 US$. Queste spese sono state coperte probabilmente dai partner commerciali, ma anche questo non è dato sapere.

In definitiva, considerata la complessità del progetto, possiamo ipotizzare che tra tutto Lavazza e gli altri eventuali sponsor abbiano investito da uno a due milioni di euro, distribuiti su due o tre anni.

Può apparire una cifra elevata, ma se la si paragona ad una tipica sponsorizzazione sportiva, come il costo di una scritta in bella vista su un'auto di Formula 1, non è poi così tanto. Red Bull, per fare un confronto, ha investito oltre un miliardo e mezzo di dollari in dieci anni solo nella Formula 1, senza includere tutte le numerosissime altre sponsorizzazioni in sport estremi. Una cifra da capogiro, che tuttavia le ha permesso profitti e bilanci in crescita costante. Naturalmente i dettagli sono diversi – il logo Red Bull è ormai visible ovunque vi sia un'impresa un po' folle – ma anche il prezzo necessario a mantenere competitivo un team di F1, o a permettere il lancio col paracadute di Felix Baumgartner dalla stratosfera, sembrerebbe più elevato di quello di una ISSpresso di diversi ordini di grandezza, e Lavazza non è certo da meno: il fatturato della compagnia nel 2013 ammontava ad oltre 1.300 milioni di euro di cui il 4%, pari a 52 milioni, per la pubblicità. Una spesa di qualche milione di euro, ripartita su più anni, è senz'altro compatibile con un'azienda di queste proporzioni, così aggressiva sui mercati stranieri.

La nostra Astrosamantha con un prototipo
della ISSpresso [credit: Argotec]
Alla fine, se consideriamo 12 caffè al giorno fino al 2024 (come negare anche agli astronauti non ESA un buon caffè all'italiana?), possibile anno del decommissioning della ISS, il costo del singolo caffè dovrebbe risultare superiore, rispetto a quello di un solubile consumato a bordo, di circa €50 a tazzina. Considerate le incertezze su cui si fondano queste stime, questo valore non è troppo lontano da quello di una tazza di Black Ivory, considerato, a circa €40 a tazzina, il caffè più caro del mondo (nonostante venga "processato" dall'intestino di un elefante). A questo vanno aggiunti i costi di manutenzione, dell'acqua, della corrente e del caffè, che sarebbe però necessario coprire anche nel caso di caffè solubile (di cui non siamo in grado di formulare una stima dei costi). Senza considerare che la stessa macchina verrà impiegata per altri usi essenziali, come la reidratazione degli alimenti.

Si tratta quindi di valori elevati, ma ogni attività nello spazio ha un costo nettamente superiore all'equivalente a terra. In questo caso tale valore è coperto completamente o quasi, da sponsor privati.

Tutto sommato, se alcune compagnie italiane riescono ad occupare una posizione preminente in un settore così sofisticato non dovremmo che gioire, anche se qualche euro l'avesse tirato fuori anche qualche istituzione come ASI. Non ci resta che raccomandare a Samantha quindi, che vede un'"alba" ogni ora e mezza circa - il periodo orbitale della ISS - di non esagerare con la caffeina.


Insomma Samantha, ma quanto ci costi?


Bisogna inoltre considerare l'entità dell'impegno italiano nello spazio. La quota italiana ESA di circa 1300 milioni di euro è seconda solo a quella di Germania e Francia (vedi immagine). Ma facciamo un confronto con altre spese tipiche di uno stato moderno. Questo importo è pari a solo 3 volte quanto speso, per esempio, per il recupero del complesso de La Maddalena in Sardegna, realizzato per il G8 e mai usato. Bruscolini, in fin dei conti, rispetto all'entità di certi a volte bizzarri progetti pubblici di utilità nulla.

Il bilancio ESA 2015. La quota italiana è del 10,2%, seconda sola a
quella di Germania (24,6%) e Francia (22,2%) (credit: ESA)
Soprattutto considerando il ritorno economico e di immagine per il Paese a fronte di questo impegno. A parte l'elevato numero di astronauti (5 missioni sulla ISS), ricercatori e dirigenti impegnati nelle varie sedi europee dell'Agenzia, l'Italia ha ottenuto un gran numero di commesse industriali: oltre ai nodi Harmony e Tranquility, componenti essenziali della struttura pressurizzata realizzati a Torino da Thales Alenia e in grado, il secondo, di produrre tra l'altro l'acqua potabile, il Paese dispone di un intero modulo, il Leonardo, e ha realizzato il modulo Columbus per studi di microgravità.

Sono stati anche prodotti in Italia la Cupola, famosa per le straordinarie vedute della Terra, e gran parte dei moduli automatici ATV, senza considerare partecipazioni enormi in un gran numero di missioni e strumenti a bordo di altre sonde. Escludendo la missione Futura di Samantha Cristoforetti, infine, l'Italia ha portato sulla ISS circa 150 esperimenti.

Un bilancio, possiamo quindi concludere, nettamente in attivo per il Paese e l'industria nazionale, a dispetto delle inchieste giudiziarie che coinvolgono, purtroppo, l'Agenzia Spaziale Italiana.

Le stime che ho effettuato sono di mio pugno e migliorabili. Ben vengano quindi commenti e maggiori informazioni che non mancherò di inserire nel testo se circostanziate e dopo opportuna verifica.


Questo articolo è stato aggiornato dopo la sua pubblicazione iniziale:

20/4/2015 - Riformulato confronto con costo caffè Black Ivory (su suggerimento di Paolo Attivissimo).


21/4/2015 - Jeffrey Marden, Managing Director di Nanoracks, mi ha confermato oggi che la spedizione nello spazio della ISSpresso è stata curata direttamente dalla NASA (per cui i costi dovrebbero essere inferiori).

22/4/2015 - Ho cambiato "AVIO di Rivalta di Torino" ad "AVIO di Colleferro (Roma)". Grazie a Fabio per la segnalazione.
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Commenti
Commenti (32)
ho subito pensato all'eventualità che il computer di bordo si bloccasse nel tentativo di riprodurre il perfetto tè britannico
Il caffè dovrebbe essere un diritto fondamentale dell'uomo.

Immaginate un ispettore di un commerciante di zerbini "GoodMorning Briciola" che visiti una fabbrica in qualche repellente giungla con scorpioni da sumo e serpentazzi che ad ogni passo che fai si lamentano: "Mi scusi, egregio, ma mi sta calpestando."

l'ispettore interroga un operaio:
Hai la possibilità di fare un certo numero di pause?
Trovi realistico dormire 6 ore di fila almeno 4 volte nel corso della settimana?
Ti pagano abbastanza da mandare i tuoi figli al MIT e colà mantenerli senza che alzino un dito?
Se il tuo capo reparto molesta tua moglie o tua figlia puoi fargli il gesto del muletto?

L'operaio risponde di sì a tutte le domande agitando vigorosamente la testa, al chè l'ispettore dovrebbe chiedere a tale operaio: Senti, ho ancora un paio di domandine, che ne dici se andiamo alla macchinetta del caffè 5 minuti?

Se l'operaio si spaventa come se avesse incontrato una tigre che indossa le micidiali scarpette da ginnastica che lui stesso assembla, è segno certo che il caporeparto lo ha istruito affinchè mentisse sul rispetto dei suoi diritti fondamentali.
Prima di tutto, chi critica i costi del caffè spaziale dovrebbe fare un po' la vita che fanno gli astronauti sulla ISS. Scommetto che cambierebbe opinione molto velocemente.

Se poi uno fa un paio di conti di quanti soldi si buttano qui sulla Terra in stupidaggini (al primo posto le armi) le spese per la caffettiera spaziale sono decisamente spiccioli, che molto probabilmente si riveleranno molto utili anche al piano terra.
Posso giustificare ogni cosa ma non chi non apprezza il gusto delle cose buone, a maggior ragione nelle condizioni di un astro/cosmo nauta - per cui chi critica che è un costo inutile vada a mangiare tofu
Ottimo articolo.
120 VAC? Che è, un nome internazionale dei volt?
Ma poi ogni volta che saltano fuori queste polemiche sarebbe bello ricordare che non è che l'ESA o chi per lei ha preso una borsa piena di soldi e l'ha buttata nello spazio: ha pagato quei soldi a dei fornitori e a delle persone che hanno fatto un lavoro.
I soldi sono finiti nell'economia e sono stati ridistribuiti a chi ha collaborato a fare quel progetto che poi spenderanno per comprare cose e mandare avanti l'economia.
È così che funziona, sia per una macchina per il caffè spaziale che per un paio di scarpe.
@martinobri
I volt in corrente alternata si misurano in maniera differente che con la corrente continua
http://en.wikipedia.org/wiki/Alternating_current#Mathematics_of_AC_voltages
La sigla VAC esiste e viene usata, basta guardare le etichette degli alimentatori.

Per quanto riguarda le spese militari pare che la sola aria condizionata in Iraq durante la seconda guerra del golfo e successiva occupazione sia costata oltre 20 Milioni di dollari all'anno. Potrebbe essere una bufala in quanto non si tratta di cifre ufficiali ma di una stima di un generale in pensione.
Visti i risultati non mi sembra sia stato un investimento proficuo.
@Scatola Grande:

Grazie. Gli è che in elettrologia sono sempre stato una capra, sia in quella teorica che in quella applicata (chi altro di voi è riuscito a far saltare l'impianto mettendo le luci del presepio?).
Per cui se leggo VAC mi sovvengono immagini di malghe, campanacci, paesaggi alpestri.
Bravo Paolo, bellissimo articolo.

Non potevano stamparlo con la stampante 3d?
Io immagino AstroSamantha rispolverare una vecchia pubblicità:
"caffè Lavazza: più lo mandi giù, più ti tira su."

Più su di così...
@ martinobri

120 VAC? Che è, un nome internazionale dei volt?

Vedi? Vedi? Se avessi ascoltato gli AC-DC invece che i cori in chiesa, ci saresti arrivato da solo...

:D
P.S.

AC-DC non sta per Associazione Calcio Don Calabria...
"caffè Lavazza: più lo mandi giù, più ti tira su."

Più su di così...


Beh, attualmente il caffè lo presentano già in su, anzi: un bel po’ più su con gli spot ambientati in paradiso…
ma sicuramente avranno già pensato a questo e sarà un claim che sentiremo spesso in futuro - a quel punto i costi sostenuti ora si trasformeranno in investimenti con un forte rientro pubblicitario
@ pgc

Sentimaaa... Fa anche il gotto esplosivo pangalattico?
AC-DC non sta per Associazione Calcio Don Calabria...

Fossi meno gggiovane avresti detto Azione Cattolica - Democrazia Cristiana
pgc: sono quasi commosso :D Complimenti, e grazie, per l'articolo - e per gli sbattimenti che ti sei fatto per scriverlo.

Dato che sono stato io il polemico mi preme precisare che non contestavo l'iniziativa bensì semplicemente la mancanza di trasparenza nell'informare chi pagava cosa. Dalle ricerche approfondite di Paolo comunque non viene fuori un quadro chiaro e limpido bensì si fanno delle (ragionevoli) supposizioni sulla base delle dichiarazioni rilasciate da una delle realtà chiamate in causa ma che di fatto non è quella che deve rispondere di come impiega i soldi pubblici. Continuo pertanto a reputare che dovrebbe essere preciso impegno dell'ESA la massima trasparenza - a prescindere dagli scandali che sono usciti.

So benissimo tutto il buono che c'è, non sto facendo il disfattista, sto dicendo che un certo aspetto sarebbe da migliorare. Ormai con la PA mi trovo a paradossi come dover passare da gare d'appalto per il supporto a un software proprietario nostro (per un importo che non son sicuro arriva ai tre zeri), reputo pertanto profondamente scorretto e anche irrispettoso che vengano impiegati milioni senza documentare e rendicontare adeguatamente (anche perché la domanda "perché Lavazza e non un suo competitor?", se non trova preventiva e cristallina risposta, in Italia lascia spazio a brutti sospetti che però non stupirebbero nessuno se confermati). Una volta che sei trasparente, spieghi le tue motivazioni, le ricadute poi spendine anche 20 di milioni, se reputi.

Ribadisco nuovamente in altri termini: sono uno sfegatato tifoso dell'ESA, della scienza, della tecnologia. Proprio per questo vorrei che vi fossero le migliori garanzie che grandi iniziative come queste non vengano macchiate con certe porcherie che girano insieme ai soldi, che stanno esattamente agli antipodi di dove sta la scienza.

Di nuovo grazie e complimenti a pgc, sia per gli sforzi per avere informazioni puntuali sulla gestione economica sia su tutto il resto dell'articolo (come si dice in altri contesti, tanta roba).
@Martinobri

" Fossi meno gggiovane avresti detto Azione Cattolica - Democrazia Cristiana "

I miei preferiti son la Y.M.C.A.

No, un attimo, ma stavamo parlando di squadre di baseball cattoliche o stavamo parlando di pausa caffè?
L'immagine del 2004 sarà anche profetica e d'accordo che è artistica: ma come caxxo fa a bere il caffè se ha il casco? :D
@ pgc
piccola correzione VEGA e' stato realizzato si da AVIO ma da quella di Colleferro. Ora fa la differenza in quanto le societa' sono divise.
Come fa?!?
Così: https://www.youtube.com/watch?v=JBV5vFuWWCU
:-D
@ pgc

Io ribasserei ancora il prezzo a tazzina del Black Ivory. Stando al link che hai messo, viene venduto a 66 dollari (più spese di spedizione) per un package che permette di fare 5 tazzine espresso. Nel "Triple pack" il prezzo è ancora più stringato, con 179 dollari (+ sp.sp) per 15 tazzine di espresso.

Nel secondo caso, anche ammesso una 20ina di dollari di spedizione, non arriviamo neanche a 15 dollari a tazzina.

Chiaro che non conosco i prezzi da bar e se fossero tali, correggerei l'articolo specificando che non sono i prezzi del caffè in sé e per sé, ma il prezzo che si paga in un hotel a sette stelle.
@stu: In realtà il prezzo a tazzina varia. Qui per esempio danno 50$ a tazzina in alcuni hotel di lusso. Di sicuro l'ISS è un hotel di lusso. Se non altro per la 100 billion USD view :)

@fx: Personalmente ritengo che chiedersi se certe spese sono giustificate o no e chi paga sia una domanda legittima, non polemica. Quindi non c'è nulla di cui scusarsi nel porla.

@fabio: Grazie. Non lo sapevo. Modifico subito.



@ pgc

Non discuto sul prezzo al banco di un bar superlusso. Volevo solo farti notare che il link che hai messo per sostenere che esso costa 40 € a tazzina riporta che in realtà costa meno di 15 dollari a tazzina.

Potresti altresì aggiungere un hypertext a "40 euro a tazzina" linkando ciò che hai messo nel commento qui sopra per chiudermi la boccaccia...

;D

Scusa Paolo, una domanda, ma lassù non hanno problemi di "spazio"?
@comizietto
Prima di tutto, chi critica i costi del caffè spaziale dovrebbe fare un po' la vita che fanno gli astronauti sulla ISS.
Se fosse così facile mi metterei subito a criticare i costi del caffè spaziale
pgc: già ai tempi avevi interpretato nel modo corretto le questioni che ponevo (al punto di scrivere addirittura un articolone come questo), il mio post era rivolto prevalentemente a chi tra i commenti parla di polemiche.

Perdonatemi, ora faccio un brevissimo ma violento off topic: ho scoperto adesso (con buona probabilità voi lo conoscevate tutti, non è una novità) il cameo di Elon Musk in Ironman 2! Il Tony Stark del mondo Marvell che incontra il Tony Stark del nostro mondo, splendido:

https://www.youtube.com/watch?v=_cWakp35t8A

"quei motori Merlin sono fantastici" "ho un'idea per un jet elettrico" AHAH
Se fosse così facile mi metterei subito a criticare i costi del caffè spaziale

Giustificare la macchinetta del caffè come strumento per alleviare la durezza della vita sull'ISS, secondo me, è un errore.
Sulla Terra ci sono tanti lavori, spesso non scelti ma "subiti" dalle circostanze, che ti invecchiano precocemente, ti logorano e non sono nemmeno gratificanti, mentre, chi sta sull'ISS ha scelto di farlo (e ci andrei anch'io se avessi i requisiti necessari o i soldi per pagarmi il biglietto), ne è gratificato ed anche ben pagato.

Questa argomentazione, da sola, smonterebbe una giustificazione del genere.

Per me quella macchinetta è un progresso, forse piccolo, per le tecnologie dell'alimentazione; un piccolo passo avanti nel miglioramento della qualità della vita nello spazio, uno dei tanti da fare prima che un Guastulfo qualunque possa andarci in vacanza, per due settimane, a fare una nuotata in assenza di gravità nel "Mare Sospeso" e ad abbronzarsi sulle spiagge delle "Space Maldives", famosissima stazione spaziale turistica.

La vita sull'ISS potrebbe anche essere una passeggiata ma innovazioni, per quanto piccole, nella direzione della vita nello spazio praticabile da tutti è importante che se ne facciano.

Il fatto che l'innovazione sia italiana rende il tutto ancor più importante.
Io dei costi delle missioni spaziali non mi preoccupo proprio, e nemmeno dei costi che hanno comportato la realizzazione e la messa in orbita di questa macchina del caffè. Lo spazio produce tecnologia e lavoro, non è "vuoto a perdere".
Grezzo: Lo spazio produce tecnologia e lavoro, non è "vuoto a perdere"..

Vero. Ma è anche vero che i soldi sono quelli e bisogna decidere come investirli: se nello spazio e come. Per questo mi preoccupo di come vengono spesi e di chi li spende.

Se avessi scoperto che la ISSpresso fosse stata finanziata da fondi PUBBLICI italiani, per esempio, avrei criticato pesantemente la scelta, perchè credo che gli esperimenti di fluidodinamica in microgravità possano essere fatti meglio con soluzioni diverse dalla caffeina in soluzione.

Il punto è che, come credo di avere dimostrato, così non è. Quindi il problema non si pone. Anzi, sono contento di questa iniziativa che trovo molto più creativa e produttiva per lo sviluppo economico e sociale italiano dello sponsorizzare una squadra di calcio o di uno spot di 30 secondi ripetuto per mesi in tv.

@pgc inventiamo la prima sfogliatrice e pressa/trafile da maccheroni spaziale :) :)