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76 commenti

Se vedete questi robot, vi verrà da scappare. Loro vi rincorreranno

Ho già segnalato in questo blog i progressi nella robotica ottenuti da società come Boston Dynamics. Ora i loro robot quadrupedi sono silenziosi (con alimentazione elettrica), superano scale e pendenze e sopportano urti e sbilanciamenti. Ma soprattutto corrono.

Non so voi, ma io guardo questo video con un misto di meraviglia, paura e inquietudine. Mi meraviglia l'agilità conquistata a colpi d'ingegneria e di software e mi spaventa l'aspetto di questi segugi meccanici (sì, ho in mente quella scena di Fahrenheit 451). Ma al tempo stesso m'inquieta vederli presi a calci. Lo so che non sentono dolore e non s'offendono, ma vederli maltrattati così stimola compassione. Sarebbe lo stesso se fossero meno simili ad animali? Perché non ho compassione per un frullatore, ma simpatizzo con un robot quadrupede?


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Commenti
Commenti (76)
Camminano in modo sgraziato ma al trotto si muovono benissimo!

P.S.: anche a me non è piaciuto molto vederli prendere a calci...
" (...) Perché non ho compassione per un frullatore, ma simpatizzo con un robot quadrupede?" (cit. Paolo Attivissimo)

Bella domanda, che valuterei circa 1.000.000 (di Bitcoin) :)

Si è anche anche cercato di dare risposta al quesito (i.e. qui, ma ci sono tantissime ricerche similari: Neuroscience Explores Why Humans Feel Empathy for Robots ), non credo esista una linea di pensiero unica sul perché si provi empatia per i robot, specie se richiamano, per forma o comportamento, sembianze umani/animali.

Premesso che anche io provo una razionalmente ingiustificata sensazione di fastidio quanto il robot viene preso al calci, mi pongo una domanda ad un livello più alto: dal punto di vista evolutivo (e perché no, culturale), questa forma di empatia così spontanea quanto immotivata mi è utile come essere umano? Senza ipotizzare scenari apocalittici (Skynet docet) mi viene da pensare che sia più un pesante limite che una capacità da coltivare a tutti i costi.

Stuart





Mah, nessuna simpatia, anzi; almeno per me hanno un aspetto veramente inquietante (per non parlare del rumore).
(senza pensare ai possibili sviluppi di questa tecnologia)

---Alex
Io credo che prima di preoccuparci dell'etica degli uomini nei confronti dei robot, dovremmo pensare a quella dei robot nei confronti degli uomini. Lo so che non è colpa loro ma di chi le ha progettate, ma quelle macchine, caro Paolo, hanno uno e un solo scopo: sono macchine fatte per fare la guerra, e per farla nella maniera più vigliacca possibile, cioè mandando macchine ad ammazzare uomini. Esattamente come si fa con i droni e con altre armi teleguidate. Non possiamo trincerarci dietro l'ingenuità delle possibili "applicazioni umanitarie" di questo tipo di robotica: non ce ne sono, e non ce ne sono per il semplice motivo che queste macchine hanno un costo che non ne giustifica alcuna applicazione civile. Difatti, a Fukushima Boston Dynamics non c’era, checché ne dica Raibert, così come non c’era all’Aquila o a Haiti. D’altra parte, anche la sola presenza della radice “Dyna” nel nome della ditta dovrebbe far riflettere. Anche le millantate applicazioni militari “non cattive”, come l’impiego di Big Dog come mulo meccanico, sono molto poco credibili.
Il contributo scientifico del lavoro di Raibert e del Leg Lab alla robotica è piuttosto modesto, confrontato con quello di altre realtà. Quindi, anche dire che ciò che lui fa può tornare utile alla robotica “buona” è molto opinabile.
Se le prime realizzazioni del Leg Lab (parlo degli anni ’80) mi facevano ridere, le ultime mi fanno ribrezzo. Certo, anch’io sono affascinato da alcune delle soluzioni che contengono (non molte, in realtà, ci sono anche moltissimi “trucchi”), ma da qui a provare qualunque sentimento di pietà per quelle macchine ce ne corre.
Ah, e il fatto che Google si sia comprata la Boston Dynamics non può non suscitare in me una profonda preoccupazione...
Se fossero a forma di ragno darebbero la stessa empatia?
Empatia per quei quattro bulloni mal tràa insema?
Mah, io sono più cinico e il mio istinto nel vederli non è fraternizzare ma correre a procurarmi un Winchester 70.
Ma come mai vengono presi a calci?
Io credo che il motivo dell'empatia che proviamo (anch'io la provo) nel vederli maltrattare sia solo a causa della forma. La compassione è un sentimento innato, che rivolgiamo istintivamente verso altri esseri viventi, ed è maggiore quanto più il destinatario è "vicino" a noi, nella forma e nei comportamenti (abbiamo più compassione per i mammiferi che per gli insetti, per esempio). La forma e i movimenti "animali" di queste macchine ci traggono in inganno e fanno scattare un meccanismo automatico di empatia. Se così non fosse, tutte le volte che abbiamo dato pugni alla macchinetta del caffè che non dava il resto (e cioè a un enorme e statico cubo di metallo... alzi la mano chi non l'ha fatto) avremmo dovuto avere grandi crisi di coscienza.
Ciò premesso, il rischio che vedo è il seguente: una volta interiorizzato che in fondo "è giusto" (o almeno non è sbagliato) dare calci a una macchina come quella, il passo successivo sarà quello di ritenere giusto dare calci a una "forma" come quella... con tutte le implicazioni di violenza che ciò comporta. Riassumendo, in tutta questa vicenda io non vedo tanto il rischio di trattare questi robot come animali/esseri umani, quanto quello di cominciare a trattare gli umani (e gli animali) come si trattano questi robot.
Att.
Se viene maltrattato io provo compassione anche per il frullatore, certo che se si parla del tosaerba del vicino...
Anche a me e' capitato di leggere l'articolo linkato da Stuart Delta ed anche altri...ricordo che l'argomento è stato anche trattato da nomi del calibro di Asimov e Michio Kaku. Penso però che la cosa sia molto più soggettiva di quanto si possa pensare. Possiedo diversi animali (cani e gatti) che considero come figli e mi stupisce sempre trovare persone che non provano empatia verso gli animali. Con questo voglio dire che la capacità maggiore o minore di provare empatia, compassione o senso di malessere verso i maltrattamenti sia in realtà un elemento proprio del singolo soggetto. Se hai questa propensione, insomma, la avrai verso gli uomini, verso gli animali e anche verso i robots. Provo una strana sensazione di "stretta allo stomaco" quando li vedo presi a calci...
Non dovremmo preoccuparci tanto delle evoluzioni meccaniche delle macchine ma di quelle intellettive... Questi animali robotici fanno più emozione di un chip o un software ma saranno questi a fregarci (a partire dal posto di lavoro, se ricordo bene circa la metà degli attuali sarà in mano a macchine nell'arco di 15 anni - siamo sulla soglia di una rivoluzione, ma tutti pensano alle farfalle)
Ci sarà un grande futuro per quei robot, nel bene e nel male.

Chissà per cosa saranno usati prima, se per il bene o per il male.
La forma e i movimenti "animali" di queste macchine ci traggono in inganno e fanno scattare un meccanismo automatico di empatia. Se così non fosse, tutte le volte che abbiamo dato pugni alla macchinetta del caffè che non dava il resto (e cioè a un enorme e statico cubo di metallo... alzi la mano chi non l'ha fatto) avremmo dovuto avere grandi crisi di coscienza.

Quindi, se il risponditore automatico del casello dell'autostrada, quello che ci dice "arrivederci!" dopo averci ciucciato i soldi, avesse forma umana, nessuno gli risponderebbe "VAFFANCULO!!" ?
Dimenticavo: Watson di IBM, auto che guidano da sole, robot e droni come questi... Siamo solo all'inizio, siamo al momento in cui i fratelli Wright hanno fatto qualche dieci metri in volo. Ora ci sono solo primordiali esperimenti, allacciatevi le cinture =)
"Quindi, se il risponditore automatico del casello dell'autostrada, quello che ci dice "arrivederci!" dopo averci ciucciato i soldi, avesse forma umana, nessuno gli risponderebbe "VAFFANCULO!!" ?"

Non lo so, ma sicuramente non gli daremmo dei calci (cosa peraltro difficile, stando seduti in macchina). Del resto, credo che la scelta di dargli una suadente voce femminile serva anche per limitare l'aggressività degli autisti maschi (che probabilmente vengono considerati potenzialmente più aggressivi delle femmine).
@ferdinando traversa: vengono presi a calci, per dimostrae la capacità di equilibrio che hanno, che si adatta anche a situazioni impreviste. Anche con un'improvvista forte spinta laterale data da un forte calcio, riescono a restare in piedi o mantenere il controllo della situazione, come farebbe un animale, piuttosto che un movimento pre-programmato, che non è una cosa da poco per macchine di questo genere. In effetti è una delle dimostrazioni più convincenti e impressionanti nel video.
L'effetto empatia accade anche a me, istintivamente. Il fatto è che pur essendo chiaramente robot, hanno una forma che può ricordare un animale e i movimenti iniziano ad essere piuttosto naturali. Quindi, istintivamente, inizia a dare l'impressione di un essere vivente, lì per lì (anche se non lo è). Per lo stesso motivo, possono sembrare anche un po' inquietanti. Comunque provo più meraviglia e ammirazione.
Ho avuto anche io la stessa sensazione empatica. Forse ho una spiegazione. Con quelle zampe un po' cosi, ho l'impressione di vedere degli innocui erbibori, tipo cerbiatti e di conseguenza provo tenerezza. Dato che abbiamo la tendenza a vedere figure conosciute in forme ignote o nuove ecco che mi spiego la reazione empatica :)
anche la sola presenza della radice “Dyna” nel nome della ditta dovrebbe far riflettere

A parte il fatto che non è una radice, visto che Dynamics (in italiano "dinamica", branca della fisica e parola esistente da secoli) è una parola in sé, non un unione di radice e suffisso.

Poi se uno vuol vedere in Dynamics a tutti i costiun richiamo a Dynamite (parola molto, ma molto più recente)... beh, direi che quest'uno ha dei problemi.
@Ferdinando: l'obbiettivo è sbilanciarli per mettere alla prova il software dei robot, in questo modo ne si testa l'affidabilità. Un conto è correre, un altro conto è correre con raffiche di vento laterali o subire un urto durante la corsa.
@mauro
La dinamite non c'entra niente. Il fatto che moltissime cose che hanno a che fare con i militari (e che tu evidentemente ignori o fingi di ignorare) abbiano quella radice nel nome, invece, sì. Dalla General Dynamics in giù.

@fx
Sono d'accordo con te. Fortunatamente, il paradosso di Moravec ci garantisce ancora qualche annetto di tranquillità, probabilmente più di quanto si pensi comunemente. Ma questo non toglie che macchine totalmente idiote, come quelle di cui si parla qui, possano essere molto ma molto pericolose!
Con quelle zampe un po' cosi, ho l'impressione di vedere degli innocui erbibori

Oddio, io ho pensato a delle iene
Presi a calci stimolano compassione perchè sono inermi e non reagiscono.
Ma se invece si rigirassero verso il piede che li calcia tentando ti morderlo? proveremmo la medesima compassione?
Probabilmente la nostra emotività dipende dalla memoria di situazioni già vissute.
Ne tengano conto i costruttori di robot quadrupedi.
Davvero impressionante la capacità di equilibrio e mobilità di questi robot.
Io non mi preoccuperei di prenderli a calci: quando saranno in dotazione alle forze di polizia, saranno LORO a prenderci a calci, e sospetto che non avranno le tre leggi di Asimov a fermarli.
@martinobri #6:
Empatia per quei quattro bulloni mal tràa insema?
Mah, io sono più cinico e il mio istinto nel vederli non è fraternizzare ma correre a procurarmi un Winchester 70


Empatia? certo che no! e aggiungo che mi inquietano, non solo alla vista ma per tutte le possibili implicazioni nell'utilizzo; più che altro mi suggeriscono l'idea di molossi armati da difesa e/o attacco…
Essendo contro le armi non cercherò un Winchester - spero in un finale da "Il giorno dei trifidi" (film), vuol dire che andrò in giro con un sacchetto di sale grosso o un secchio di pece…

Magari è solo luddismo da parte mia.
Riccardo: il paradosso di Moravec è verissimo. Il problema è che oggi abbiamo per la prima volta nella storia macchine al pari o perfino più efficienti dell'uomo a eseguire task di dominio di quest'ultimo (ad es. riconoscere oggetti in una foto, cosa per noi semplicissima ma incredibilmente difficile per un computer).

In realtà siamo molto più vicini al prepensionamento di quanto si pensi e quasi nessuno ne ha percezione. In quindici anni metà dei posti di lavoro saranno in mano a macchine, in venti (per la legge si Moore, ma dato che c'è margine di ottimizzazione - ora si usa hardware pensato per far altro - anche prima) a reti neurali artificiali di complessità e dimensioni analoghe a quelle del cervello umano, anche se basta molto meno per battere l'uomo.
al tempo stesso m'inquieta vederli presi a calci. Lo so che non sentono dolore e non s'offendono, ma vederli maltrattati così stimola compassione. Sarebbe lo stesso se fossero meno simili ad animali? Perché non ho compassione per un frullatore, ma simpatizzo con un robot quadrupede?

Secondo me c'è di mezzo uno di quei meccanismi strani del cervello che mandano a benedire la razionalità, tipo quello che dalla pareidolia vengono sempre fuori figure umane.

Quando ho visto il robot più grosso sul momento ho pensato ad una mucca... caso?
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Cerco di immaginare la guerra che verrà, con questi affari in prima linea.
Non riesco ad andare oltre qualche scena Hollywoodiana. Qualcuno tra voi ha le idee più chiare? Quali implicazioni comporteranno?
Personalmente non provo molta compassione verso questi robot. Inquietudine si, e ho riflettuto a lungo sul perchè.

La mia sensazione è che sia proprio il disegno delle zampe di questi tetrapodi artificiali a rinforzare questa inquietudine.

Primo, TUTTI i tetrapodi, nessuno escluso, contrariamente a quanto sostengono anche ottime fonti, hanno il ginocchio che si piega all'indietro sugli arti posteriori. Questi robot invece lo hanno in avanti, dando l'impressione di un felino pronto a scattare:

[img]http://m8.i.pbase.com/o6/15/700115/1/80272328.RLjh54vh.cheetah.jpg[/img]

Pare che questo tratto comune a tutti gli animali con 4 arti derivi da una variazione genetica antichissima e spontanea (altro caso di not-so-intelligent design) piuttosto che di una reale convenienza, divenuta praticamente irreversibile data l'interazione che ha con il sistema nervoso e con il resto del corpo.

Secondo, in realtà manca una delle tre articolazioni fondamentali, che è - credo - uno dei motivi di questo design comune ai 4 arti nei robot Boston Dynamics.

E' interessante che anche alcune rappresentazioni del Diavolo lo mostrano con gli arti (apparentemente) girati rispetto ad un normale essere umano, suggerendo che effettivamente questo disegno incuta un'istintiva paura.
Provi empatia solo perché ha quattro zampe? Sarebbe come provare affetto per un cane solo perché zampotta con le sue quattro zampe, senza considerare la dolcezza e l'amore dei suoi atteggiamenti, che non dipendono certo dalla sua forma e/o dalle sue zampe. Non so, vuoi provare empatia per la tua macchina fotografica che riesce a catturare il passaggio della ISS quando tua moglie e i tuoi figli nemmeno se ne accorgono? ^_^

Scusa la franchezza, ma che livello di AI hanno questi cosi? Ce l'hanno un' AI? Non lo so, per me sono stati progettati proprio per rimanere in equilibrio se interessati da certe sollecitazioni.Quando nel banco di test fai urlare un motore ben oltre le sue specifiche ti fai lo stesso problema morale? No? E perché, perché non ha le zampe?

Ecco, al limite posso provare il disappunto per i calci al coso come lo provo per questa povera Panda:

https://www.youtube.com/watch?v=PT6OqoKm7v0

Giuro, provo un'intima sofferenza a vedere e sentire una Panda trattata così! :(
me li immaginavo a trotterellare allegramente nella Valles Marineris...poi mi è sorto un dubbio:
in caso di caduta, sono in grado di ripristinarsi diciamo 'in piedi' ?!
sarà mica che rimangono a zampettare in aria come alcuni coleotteri, in attesa che arrivi un altro loro simile a rigirarli !?
@pgc
Non capisco. Le articolazioni della gamba sono l'anca, il ginocchio e la caviglia. Fra anca e ginocchio c'è il femore (osso singolo), fra ginocchio e caviglia ci sono tibia e perone (due ossa). Il mio gatto l'osso doppio ce le ha SOPRA quello che sembra il ginocchio, ma che evidentemente invece è la caviglia.
Se così non fosse, vorrebbe dire che il mio gatto ha un pezzo di zampa in più sopra il ginocchio, e un pezzo in meno sotto. Come mutazione genetica, mi sembra un po' grossa...
Comunque, non credo che sia questo il punto: Boston Dynamics ha fatto un sacco di strutture diverse (prova a guardare LS3 e Big Dog), ma tutte generano la stessa impressione quando le mostro nelle mie presentazioni, sia ai ragazzi delle medie e delle superiori (già, mi tocca anche fare anche un sacco di promozione dell'università...), sia ai ragazzi più grandi del mio corso. Credo piuttosto che l'impressione, sui non esperti, derivi piuttosto dall'aria di minacciosa, massiccia invincibilità - anche Petman, che non ha nulla di strano perché la struttura è simile a quella del nostro corpo, fa moltissima impressione.
Haha! Troppo ridere il "Manzo" roborico alla fine del filmato! :D
Io comunque non riusciro' mai a capire i vantaggi che ha una simile pesantissima e complicatissima cinematica rispetto ad una normalissima e collaudata trazione cingolata o gommata a sospensioni articolate. Stesso ingombro (non mi dite che sono compatti questi mostri, con o stesso ingombro un bobcat vi entra in casa e vi scava sotto il tavolo), maggiore portata (sono ampiamente scalabili), con un calcio non si spostano neppure (ti fai male tu), salgono le scale (ce ne sono per il trasporto carrozzine disabili), colline, terreni accidentati (impressionanti i Leopard nelle pietraie a 100km/h) e quant'altro, veloci (basta un motore piu' potente, un pazzo ha fatto fare i 100 a una carrozzina per disabili) e con un baricentro rasoterra (ma con la possibilita' di cingolature estensibili).

Per me sono un costossissimo esercizio pagato da quanche folle della Difesa USA. E i "muli" moderni continueranno ad avere i cingoli o le ruote.
Sinceramente non capisco come queste macchine siano progettate per fare la guerra. Per me sono perfettamente inutili - o meglio stupide - sia per applicazioni militari che civili. Le avrei progettate in tutt'altro modo (cingoli? ragno? altro? non c'è nessun motivo per replicare fino a questo dettaglio ciò che attualmente esiste in natura, se non il semplice esercizio di stile). Restano comunque un incredibile prodigio della tecnica.
Lasciamo stare l'idea che Dyna-qualcosa = guerra che mi fa sorridere.
Fx, le macchine svolgono meglio dell'uomo compiti propri di quest'ultimo da millenni, ma questo non vuol dire che siano intelligenti. E' dai tempi del famoso "affaire Dreyfus" (Hubert, non Alfred) che se ne parla, e le cose non sono sostanzialmente cambiate: le capacità di percezione delle macchine sono sì migliorate, ma quelle di ragionamento mica tanto. La "consapevolezza" (brutta parola, ma in questo caso serve) manca totalmente, e qualcuno, ad esempio Faggin, anche recentemente ha affermato che le macchine non potranno mai averla.
L'AI è indietro di anni sulle sue stesse promesse, i traduttori automatici continuano a non funzionare perché non sono in grado di capire il significato di ciò che devono tradurre, e le reti neurali non credo proprio che siano la soluzione, visto che cercano di emulare il funzionamento di qualcosa che non si sa come funzioni.
Quando poi, oltre alla necessità di ragionare, ci metti anche quella di interagire con il mondo reale e con la sua enorme complessità, le cose peggiorano ancora, e la potenza di calcolo che la legge di Moore ci fornisce va a finire quasi tutta in fronzoli grafici o in comunicazioni poco utili.
L'altro giorno, sapendo che la parola chiave per far partire la musica sul mio telefonino è "riproduci", la ho detta, e poi mi è scappato un "grazie". E quella deficiente di Siri, che pure ha percepito perfettamente e tradotto correttamente le mie parole in simboli, mi ha risposto "spiacente: non trovo "grazie" fra i tuoi brani". Capisci cosa voglio dire?
@Stepan Mussorgsky
Giuro, provo un'intima sofferenza a vedere e sentire una Panda trattata così! :(

E fai male!
Quello è l'uso previsto per quella "razza" di panda. Io ho una vecchia zia che l'ha comprata apposta vent'anni fa per usarla così.

Lo stesso vale per un signore sordo dalla nascita e che, evidentemente, non ha mai capito lo scopo del contagiri montato in aggiunta dal suo meccanico.

Frizione a parte, le due panda sono perfettamente funzionanti nonostante quelle tirate le subiscano anche a freddo, al primo avvio mattutino.
A me facevano pena anche le lavatrici http://boingboing.net/2015/02/16/videos-of-self-destructing-was.html
Sono impressionanti, davvero, nel bene e nel male
"Primo, TUTTI i tetrapodi, nessuno escluso, contrariamente a quanto sostengono anche ottime fonti, hanno il ginocchio che si piega all'indietro sugli arti posteriori."

Direi di no. E gli orsi allora? :)
L'empatia è un nostro dato profondo. Per essere sociali (cosa che favorisce enormemente la sopravvivenza della nostra specie) dobbiamo provare empatia per i nostri simili. La cosa ha effetto anche su altre forme di vita: più sono simili a noi nella forma e nei comportamenti, più sono in grado di stimolare il meccanismo dell'empatia. I mammiferi in questo senso funzionano benissimo.

Si può provare una sorta di empatia anche per gli oggetti meccanici, quando vengono danneggiati o distrutti. A me succede.

Per questi bestioni, però, non provo alcuna empatia, perché nei filmati vengono usati esattamente per quello per cui sono stati progettati, cioè mantenere l'equilibrio se sottoposti a spinte inaspettate e violente. Non subiscono alcun danno o danneggiamento, di alcun tipo. Sarebbe come provare empatia per un Tamagochi, è un'illusione emotiva.

Tra l'altro, chi prova empatia lo fa perché li considera "amici". Se fossero bestie meccaniche programmate per farci del male, saremmo rallegrati dalla loro distruzione, anzi la ricercheremmo, perché anche questo fa parte della nostra natura.
alcune rappresentazioni del Diavolo lo mostrano

Diavolo scritto maiuscolo? Occhio, che è una implicita conferma del dogma della reale esistenza del demonio come persona :-D

Io comunque non riusciro' mai a capire i vantaggi che ha una simile pesantissima e complicatissima cinematica rispetto ad una normalissima e collaudata trazione cingolata

Beh, io nè ai tempi della loro dismissione dagli Alpini nè ora riesco a capire i vantaggi di un qualsivoglia mezzo meccanico rispetto a un mulo in carne e ossa.
Che, a bene vedere, rispetto a una macchina ha due possibilità in più, preziose in caso di emergenza: tiene caldo senza consumare carburante e te lo puoi mangiare.
Interessante comunque che i due articoli recenti con il maggior numero di commenti veloci siano questo e quello sul bullone sulla stazione spaziale.
Il meccanico che è in noi aspetta solo un'occasione per risvegliarsi.
@Stephan Mussorgsky
pgc intendeva dire che tutti i tetrapodi hanno il ginocchio come il nostro, quindi anche l'orso. Se osservate una piegatura al contrario allora significa che quello che vedete non è il ginocchio ma la caviglia come correttamente dedotto da Riccardo per il suo gatto e il ginocchio sta più in alto.
E non si dice mai qual è la loro autonomia. 10 minuti? 15?
Francamente non capisco la ragione di molti dei commenti, soprattutto su questo blog, notoriamente di techno-lovers hardcore. :)

Il punto cruciale qui è che questa tecnologia può sembrare inutile oggi, ma non è detto che lo rimanga per sempre. La situazione ricorda il famoso aneddoto, probabilmente apocrifo, sul CEO della IBM, T. J. Watson ('I think there is a world market for about five computers.').

Il problema principale di questi robot è in realtà la ridotta densità di energia a bordo e l'enorme dispendio di energia richiesto, per adesso. Ma non è detto che in futuro non si possano fare grandi progressi in questa direzione. Un essere umano, pur essendo un bipede, è incredibilmente efficiente nel correre in quanto recupera gran parte dell'energia spesa nella battuta. E contrariamente a quanto dicono alcuni, è in grado di accedere a luoghi impossibili per OGNI altro mezzo meccanico, cingolati inclusi. In più non ci sono solo impieghi di guerra. Una cosa che mi viene in mente potrebbero essere applicazioni per il supporto di persone disabili. Un po' come l'esoscheletro, un'invenzione che associamo istantaneamente a Terminator o ad Avatar, ma che promette di diventare presto un ausilio formidabile per chi ha problemi di deambulazione.

Ah, e a proposito, già adesso questi robot, con modifiche marginali alla struttura, sono in grado di tirarsi su da soli dopo una caduta in gran parte dei casi. Ci sono fior di filmati che lo mostrano. E' chiaro però che si tratta di prototipi limitati da laboratorio. Ma anche l'aereo dei Fratelli Wright lo era 112 anni fa. Sappiamo com'è andata.
quello obeso fa ridere... :)
Bruno,

si dice in compenso il range, che nel caso di uno dei robot più grandi è di 20 miglia.

A 4 mph di velocità, (e con 180 kg di carico sulle "spalle"), fanno circa 5 ore.

Riccardo: confondi i giochetti lato consumer (traduttori, Siri) con ciò che è davvero notevole.

Al di là che di Siri ignori la parte interessante - che una certa consapevolezza di contesto l'ha altrimenti non funzionerebbe - e che è la parte di riconoscimento vocale, che è un ottimo esempio di task estremamente banale per l'uomo ma estremamente complesso per la macchina.

In ogni caso io mi riferisco ad esempio a:
- Watson di IBM, lo puoi vedere mentre gioca a Jeopardy oppure mentre consiglia i medici di un grosso centro oncologico su terapie, ulteriori esami, approfondimenti; il tutto partendo da dati NON strutturati... Nel caso di Jeopardy, ormai 4 anni fa, con una copia di Wikipedia memorizzata in locale Watson semplicemente ascoltando la domanda del conduttore interpretava la richiesta, andava a effettuare una ricerca sui dati non strutturati, estrapolava la risposta dal contesto e forniva la risposta. La capacità di ragionamento non sarà migliorata mica tanto, ma dato che ha stracciato i campioni storici del quiz evidentemente non serve molto per batterci :)
- gli esperimenti recenti di deep learning, in particolar modo notevoli i risultati ottenuti sul riconoscimento delle immagini. L'ultimo in ordine cronologico è quello di Microsoft le cui performance sono risultate migliori (seppur non sia un dato conclusivo) di soggetti umani. Non so se hai visto i risultati ma fanno paura. In una foto non solo individuano gli oggetti che ci sono ma ad es. nel caso del cane ti dicono anche la razza. Anche se gli oggetti sono parzialmente occlusi
- strettamente connesse ai due esempi precedenti, le reti neurali. Certo, emulano qualcosa che non si sa (di preciso) come funzioni. Non mi sembra una grossa novità, se la scienza dovesse aspettare di capire perfettamente il funzionamento dei principi che va ad applicare farebbe gran poco. Tanto per dirne una manco sappiamo da dove salta fuori la gravità - quindi non dovremmo essere in grado di far funzionare praticamente nulla, dato che è una forza che agisce su tutto. Le reti neurali già oggi mietono successi nel svolgere task fin'ora pressoché impossibili per le macchine, e anche qui siamo solo all'inizio. Anche perché le dimensioni contano, e l'hardware corrente non riesce a simulare reti neurali artificiali particolarmente estese. Ma tra qualche anno ne vedremo delle belle. Non puoi confrontare un cervello umano di 100 miliardi di neuroni e 100 mila miliardi di interconnessioni con una rete neurale 100 mila volte più piccola. Aspetta qualche anno e vedrai se non ragionano... lo faranno e lo faranno interconnessi direttamente in rete, ci daranno tante di quelle piste da farci girar la testa :)

E in ogni caso che nell'arco di 15 anni metà degli attuali posti di lavoro sarà ricoperto da macchine non è che me lo invento io. Anche perché di fondo chissenefrega se le auto che guidano da sole sono davvero intelligenti o no, sta di fatto che se funzionano e sono sicure si fa a meno dei conducenti umani, tanto per fare un esempio.
" Tanto per dirne una manco sappiamo da dove salta fuori la gravità - quindi non dovremmo essere in grado di far funzionare praticamente nulla, dato che è una forza che agisce su tutto. "

Questa non l'ho capita:è vero, è la forza più 'misteriosa' ma possiamo misurarla e fare previsioni attendibili :)

"E in ogni caso che nell'arco di 15 anni metà degli attuali posti di lavoro sarà ricoperto da macchine non è che me lo invento io."

Ok, allora dimmi chi se lo è inventato ^_^
Quello che alcuni qua chiamano ironicamente "il manzo" o "quello obeso" appare in effetti abbastanza buffo rispetto a "Spot" :D Si tratta di LS3 / AlphaDog, presentato nel 2012, che si vede anche all'inizio, insieme agli altri prototipi. Il suo utilizzo attuale è di tipo logistico per i marine: è una specie di mulo, che, tra le altre cose, permette di portare carichi dove sarebbe difficile per altri mezzi, tipo in mezzo ad una foresta o con pendenze elevate. Certo, pensare che in futuro li vedremo armati è un po' inquietante. Immagino però anche uno scenario di un disastro in cui bisogna portare aiuti su terreni difficili e mi vien da pensare che farebbero comodo anche alla Protezione Civile e simili.
LS3 / AlphaDog era un bel progresso rispetto al primo BigDog. Ora questo video divertente ma dimostrativo, propone una comparazione, che dimostra gli ulteriori progressi avvenuti in pochi anni. Il fatto che AlphaDog faccia perfino ridere rispetto a Spot, è significativo: Spot è molto più silenzioso e sale con più destrezza, facendo semprare LS3 perfino goffo e sgraziato.
C'entra niente con quel dicevo prima ma proprio per questo è più on topic: sarà che vivo in mezzo alle alpi a me pare chiaro l'ambito di impiego di questi muli meccanici. Su un terreno scosceso, accidentato, con alberi e quant'altro hai voglia a muoverti con un mezzo con i cingoli (prendete una motocarriola cingolata e fateci un giro), mentre questi robot mostrano un'agilità notevole e le potenzialità superano abbondantemente qualsiasi mezzo di dimensione comparabile - ripeto, su terreni impervi.

Si è inoltre parlato della questione energetica, ma onestamente non mi sembra così palese che consumino di più per l'appunto di una motocarriola o equivalente. Certo, su un terreno congeniale per le ruote capisco che la ruota vinca, ma se già lo paragoniamo a un cingolo chi è in vantaggio è tutto da dimostrare.

Affari del genere nella mia zona verrebbero usati eccome, per il trasporto di materiale oggi si ricorre alle spalle o all'elicottero; così come per il soccorso di persone - quest'ultimo scenario lo cito perché se ben ricordo una delle possibili applicazioni dei muli robot è proprio il trasporto di feriti.
Il fastidio verso i costrutti "maltrattati" è un vantaggio evolutivo della razza umana, chi non lo prova tende a perdere $assi e fatica a guadagnarne, e passa gli ultimi dieci anni della fase produttiva chiedendosi come mai si ritrova a prendere ordini da capi più giovani del suo ultimo figlio.

Anche se non credo che questi robots possano (ancora) prendere uomini o animali a fucilate, se armati potrebbero costringere un avversario trincerato a rivelare la propria esatta posizione.

Suonerò cinico, ma al momento in termini di pecunia penso siano più costosi di un essere umano.
Fx,
ultimo intervento poi taccio (forse).
Il mio problema è che ciò che tu dici io lo sento ripetere, esattamente con le stesse parole, da quando ho cominciato a lavorare nel campo, quarant'anni fa: è questo che mi rende scettico.Anche allora si diceva che le macchine sarebbero diventate intelligenti e che ci avrebbero portato via il lavoro. In realtà sono diventate efficienti e ci hanno portato via il lavoro, ma solo alcuni tipi di lavoro.
Gli esempi che fai in realtà dimostrano quello che sostengo io: che la meccanizzazione funziona, ma funziona su dati strutturati. Anch'io sono convinto che un sistema di visione riuscirebbe ad individuare quella particolare cartellina azzurra nel marasma della mia scrivania, ma da qui a riuscire a formulare un piano per tirarla fuori senza far crollare tutta la pigna di cartacce che ci sta sopra c'è un abisso che nessun robot oggi riuscirebbe a superare, e che non credo proprio sia a portata di mano.
Sulla reale context awareness di Siri ho qualche dubbio, perché ogni tanto prende delle cantonate spaventose, ma non nego (e lo ho anche scritto) che la sua capacità di riconoscimento vocale sia impressionante. E comunque, anche context awareness non vuol dire capacità di ragionare, qualunque definizione si voglia dare a quest'ultimo temine.
Per concludere, vorrei dire questo: ho dedicato tutta la mia vita lavorativa ai robot; ho anche contribuito (modestamente) a renderli un po' migliori e un po' più utili, ma non mi faccio nessuna illusione sul fatto che possano diventare realmente intelligenti. E questo mi spaventa, perché un idiota incosciente può essere molto pericoloso, soprattutto se non ha istinto di conservazione.
Che poi una macchina a guida automatica sia già realizzabile lo so benissimo, ma per mille ragioni non credo che questo porterà via il posto di lavoro a nessuno, anzi. Quello che non mi aspetto, invece, è di vedere una Google car fermarsi a chiedere indicazioni a un passante, o di vedere un robot disoccupato lavarle i vetri a un semaforo per quella pinta d'olio che gli permetta di sopravvivere...
pgc:
Ci sono Infiniti progetti in giro per il mondo specificamente dedicati a robot per l'assistenza ai disabili; questo chiaramente non lo è (anzi, qualcuno potrebbe dire che è dedicato a rendere disabili le persone…). È per questo che mi sta così antipatico!
Sono d'accordo con te sulla versatilità delle zampe rispetto a ruote e cingoli, soprattutto se almeno due degli arti vengono resi prensili. D'altra parte, se in natura di animali con le ruote ne esistono pochi una ragione dovrà pur esserci…
Per completare i dati tecnici, aggiungo che Bic Dog aveva un motore da go-kart a da 15 cavalli, il che equivale a una potenza disponibile di una decina di kilowatt con un'autonomia determinata dalla capacità del serbatoio e un tempo di ricarica quasi nullo. Dei modelli più recenti non so molto, ma non credo che i valori siano sostanzialmente diversi.
Mi piace pensare che sia una questione psicologica: una sorta di riflesso condizionato. Da una vita il nostro cervello è abituato a dare un certo significato a quadrupedi inseriti in un contesto e a reagire di conseguenza: perfino il maltrattamento deliberato di animali letali come tigri, leoni, ecc. suscita lo stesso sentimento; mentre sarei pronto a prendere a calci un cane domestico nel caso mordesse mio figlio. Al nostro cervello viene presentata la situazione in cui un oggetto del tutto simile ad un cane, nella forma e nei movimenti, viene "calciato" senza apparente motivo. Anche se è chiaro che si tratti di un robot meccanico credo che la compassione provata sia riflessa, e quindi immediata, fintanto che la ragione non prende il sopravvento; perché fino a questo momento non si era mai dovuto porre la questione: è un cane vivo e vegeto o è un robot? Magari in un futuro dove i robot saranno molto più presenti il nostro cervello diverreà più preciso nel suscitare questo tipo di sentimenti.
Riccardo: perché poi dovresti tacere? Non volessi scambiare due chiacchiere non ti risponderei :)

Comprendo la tua disillusione, il fatto è che quelli come noi quando intravedono le potenzialità partono un po' troppo per la tangente con l'entusiasmo ma oggettivamente non vedo come 20 anni fa si potesse sostenere la fattibilità di AI degne di questo nome.

Ti ripeto, non guardare Siri, io stesso tipo 10 anni fa avevo abbozzato un motore di ricerca per immobili con ricerca naturale "Immobili in affitto in centro a Milano con metratura inferiore agli 80 metri quadri" (ovviamente mancava la parte di speech to text, ma non mi serviva nemmeno), sono ancora software stupidi, l'unica parte intelligente è lo speech to text. Guarda Watson, guarda gli esperimenti di deep learning, guarda cosa facevano 2 anni fa e guarda cosa fanno adesso, e immagina tra 10 - considerando che l'hardware specifico è ora agli esordi e che se certe cose passano da nicchia alla massa esplodono (guarda i telefoni di 5 anni fa e i telefoni di oggi).

Se non l'hai già fatto cerca su Google / YouTube "Microsoft deep learning" oppure "watson jeopardy" o "watson oncology"... negli ultimi 2/3 anni sono uscite cose che pensavo di vedere tipo verso il 2025 =)
Sue Flora May #50:
… Immagino però anche uno scenario di un disastro in cui bisogna portare aiuti su terreni difficili e mi vien da pensare che farebbero comodo anche alla Protezione Civile e simili …

Scenario:
- terremoto in Irpinia;
- sopravvissuto digiuno di ogni nozione robotica, semisepolto sotto le macerie della sua abitazione, con arti fratturati e in stato di shock si vede arrivare davanti agli occhi uno di ’sti cosi;
- reazione del suddetto contadino: A) esulta gioioso per l’arrivo dei soccorsi? - B) gli prende uno “sciopone” o “colpo”? - a scelta…
- probabile risultato: robot deluso — sopravvissuto morto.

In pratica l’utilità dei piccoli boyscout che fanno attraversare la strada alla vecchina la quale però non aveva alcuna intenzione di attraversarla, la strada… ma soprattutto non voleva essere abbandonata dall’altra parte della strada, trafficatissima…


Si fa un po' per ridere, eh…
Riccardo,

hai perfettamente ragione quando dici che è triste che si tratti di un progetto nato da esigenze militari. E' un fatto però che nella storia un gran numero di progressi essenziali sono stati guidati, soprattutto all'inizio, da esigenze belliche. E' triste, ma è così. I progetti per l'assistenza ai disabili esistono, certo. Il mio era solo un esempio di POSSIBILE applicazione (in realtà non ne ho nemmeno sentito parlare).

Ma ripeto, il fatto è che questo progetto ha portato alla comprensione quantitativa del movimento animale. Un risultato che fino ad allora era stato quasi impossibile. Boston Dynamics ha praticamente lavorato su tutti i possibili modi di locomozione animale (ne ha inventati pure di nuovi), portando per la prima volta a dispositivi meccanici che si possono muovere in ambienti complessi in maniera quasi del tutto fluida (PetMan in effetti sembra ancora un po' ubriaco...) e naturale. Quello che a noi sembra istintivo, e che è possibile ad insetti microscopici con poche centinaia di neuroni, si era dimostrato un ostacolo invalicabile per l'AI. Personalmente trovo tutto questo affascinante: Pensa ai movimenti di robot tipo Asimov.

La ricaduta di questi risultati sull'AI è cruciale. E in più è stata acquistata da Google, che non mi sembra abbia interessi bellici.

Sul robot che ci ruba il lavoro, trovo sia un'opinione molto ingenua.

Se il lavoro può essere svolto da un mezzo meccanico, le risorse umane relative potranno essere impiegate per altre attività produttive più sofisticate: è la storia della rivoluzione industriale e tecnologica che ha portato ricchezza diffusa e democrazia dove c'erano povertà e assolutismi. Guardate la differenza tra Nord e Sud del mondo. Guardiamo la storia con un po' di distanza, pesando gli ultimi 400 anni come si deve, e non magnificando solo gli ultimi 10.
"..si dice in compenso il range, che nel caso di uno dei robot più grandi è di 20 miglia". Non ci credo. Fonte? Specifiche del fabbricante?
@Granmarfone

Una vittima di un crollo o di un alluvione vede arrivare uno di questi cosi e FORSE gli prende un infarto dici...
Se anche così dovesse essere; X% arriva al pronto soccorso, (100-X)% si risparmia uno o due giorni (24 - 47:59'59'') di miseria fra atroci sofferenze fino al blocco renale o all'emoraggia finale...
Rimane una scommessa migliore che lasciarlo lì a languire.

Inoltre se vengono mandate a rovistare fra le macerie, queste macchine possono dire non solo dove andare a prendere un sopravissuto, ma anche dove non occorre mandare esseri umani o cagnonez alla ricerca.
Il grosso problema nella caccia al tesoro è sapere dov'è che devi scavare...

Poi, la legittimità dell'uso di cani, gatti o merli per cercare sopravissuti è un altro discorso, perchè l'immenso paradosso è che credo 'sti affari costino più di qualsiasi cane: per fare un cagnolino bastano un cane, una cagna e un sergente; non servono eserciti di teste d'uovo.
Bruno,

esiste quella cosa chiamata "google" se non credi a me. :)

Da http://www.bostondynamics.com/robot_ls3.html:

"Each LS3 carries up to 400 lbs of gear and enough fuel for a 20-mile mission lasting 24 hours. "

In italiano: "Ogni LS3 trasporta fino a 400 libre [181 kg] di equipaggiamento e abbastanza carburante per una missione di 20 miglia [36 km] della durata di 24 ore".

puffolottiaccident #60

Come 'un lo sapessi!
… e dire che avevo concluso con Si fa un po' per ridere, eh…
Eccheddé? le parole non han più senso? devo proprio arrivare a usare le smorfie, le faccine come i binbini per bene?
Ogni LS3 trasporta fino a 400 libre [181 kg] di equipaggiamento e abbastanza carburante per una missione di 20 miglia [36 km] della durata di 24 ore

Se poi si può sacrificare qualcuno dei 181 kg, ecco che il range aumenta.

Sicuramente una delle fasi successive del progetto sarà l'alleggerimento della macchina. Quando accadrà si potranno montare motori più piccoli e l'autonomia sarà maggiore.
@fx: non volevo abusare dell'ospitalità del padrone di casa, ma se lui non protesta posso continuare: chiacchierare civilmente mi fa solo piacere.
Credimi, non solo 20, ma anche 40 anni fa le aspettative sull'AI erano altissime, esattamente come lo sono adesso. Nel '77 ho fatto un giro negli USA e tutti, da Stanford all'SRI alla CMU all'MIT a Rhode Island (parlo dei posti dove sono stato allora) erano super arci gasatissimi e convinti che fosse solo una questione di qualche anno. E così non è stato, lo possiamo vedere tutti.
Poi però ho percepito un fenomeno a cui non molti hanno prestato attenzione: la robotica si è in un certo senso "scollata" dall'AI e ha cercato di costruirsene una sua versione privata. Io me ne sono accorto nell'85, al famoso congresso di Gouvieux in cui c'era il Gotha della robotica mondiale, con personaggi del calibro di Paul, Brooks, Giralt e Faugeras, e si è cominciato a discutere di architetture, proprio perché l'AI non offriva soluzioni utili per i problemi dei robot. Credo che sia stato proprio in quell'occasione che Brooks ha presentato la subsumption architecture con quello che poi è diventato, credo, l'articolo in assoluto più citato della storia della robotica.
Da lì in poi, chiaramente, la robotica mobile ha fatto passi da gigante, ma soprattutto sugli aspetti meccanici e sensorisici (tipo telecamere 3D), oltre ovviamente a giovarsi della legge di Moore. Invece, continuo a ripetere, su quelli legati all’AI di progressi ne vedo pochini. Pensa che nei primi anni ’80 si era convinti che un robot di assemblaggio potesse capire da solo che qualcosa non andava, e costruire automaticamente una sequenza di smontaggio e rimontaggio escludendo il pezzo difettoso, e non si riesce a farglielo fare neanche adesso. E sì che siamo in un ambiente altamente strutturato!
Di recente ho mandato tre miei studenti a Friburgo, dove hanno fatto un eccellente lavoro in un gruppo di cognitive AI, dove hanno costruito un robot controllato da un simulatore di cervello umano. Bellissimo esempio, ma funziona solo in un labirinto altamente strutturato. Quanto ci vorrà per portarlo nel mondo reale? Potrei continuare per ore a citare cose che i robot NON sanno fare, non perché non ne siano fisicamente in grado, ma solo perché non sanno pianificare le loro azioni e non ne comprendono le conseguenze.
Ma mi fermo qui, altrimenti vengo bannato per sempre per callosità eccessiva. Permettimi però un’ultima osservazione: in genere, le informazioni che mi servono non le cerco su Google, ma sulle riviste scientifiche di settore, e questo mi fa venire in mente che devo consegnare la review di un articolo per venerdì prossimo, e quindi sarà il caso che mi rimetta al lavoro.

@pgc:
Lo so bene che molti progressi derivano da cose militari, ma questo non significa che si debba continuare su questa strada che oltretutto nasconde molta ipocrisia.
La ricaduta di questi risultati sull'AI è cruciale No, su questo non sono d’accordo. Il lavoro del Leg Lab e poi di Boston Dynamics e l’AI sono proprio ortogonali, a meno che l’AI non sia un contenitore che può contenere qualunque cosa.

PS Forse Bruno Stucchi si riferiva a Spot, che a quanto pare va a batterie e non a benzina. Non ho trovato dati sull’autonomia, ma non vedo perché dovrebbe essere molto diversa da quella di un veicolo elettrico di pari massa, anche perché sicuramente di energia ne recupera parecchia con accumulatori elastici.
Ovviamente, "callosità" stava per "pallosità". Come se servisse un altro esempio della stupidità dei calcolatori di oggi.
La ricaduta di questi risultati sull'AI è cruciale No, su questo non sono d’accordo. Il lavoro del Leg Lab e poi di Boston Dynamics e l’AI sono proprio ortogonali, a meno che l’AI non sia un contenitore che può contenere qualunque cosa..

Vero, ho detto una castroneria.

Forse esiste un termine per per l'equivalente artificiale de l'istintività, quella che in "Thinking fast and slow", di Kahnemann, viene indicato come System 1, contro l'AI, che è in fondo l'equivalente del System 2?

@pgc
Forse esiste un termine...
Forse embodiment, nel senso che gli dà Rolf Pfeifer?
Riccardo: con tutto rispetto ma la frase "è 40 anni che lo sento quindi sono tutte balle" ha molto della fallacy e poco dell'argomento. Io continuo a esporti esempi di OGGI, già adesso con i limiti del caso (hardware non specializzato, potenze di calcolo limitate, una scienza e una conoscenza che deve ancora crescere) ci sono macchine che svolgono efficacemente task pressoché impossibili con i paradigmi classici, e che ci riescono non perché sono PROGRAMMATE bensì perché sono ADDESTRATE.

A me pare che la tua accusa sia che non ci sia un AI general purpose che possa fare n mila compiti, ragionare, interloquire, capire tutto assieme. Beh, non è quello lo scopo e in ogni caso allo stato attuale non ci sono le potenze di calcolo per farlo. Sta di fatto che comunque fanno compiti estremamente complessi, impensabili fino a pochi anni fa, e li fanno bene. Qualche anno fa ti saresti immaginato uno speech to text affidabile che non necessitava di lunghe sessioni di training con la tua voce? Un riconoscimento degli oggetti dentro le immagini? Un computer al quale poni le domande in modo naturale e ti risponde a voce sulla base dei risultati delle ricerche su dati non strutturati? Fino a 10 anni fa questa roba era fantascienza. Aggiungo: Skype che ti traduce in tempo reale da una lingua all'altra (sempre deep learning)?

L'altro aspetto che per te è fonte di scetticismo, mi sembra di leggere tra le righe, è che dato che fin'ora le ricerche sull'AI si sono concentrate in direzioni diverse rispetto all'applicazione robotica e quindi non hanno portato soluzioni nel tuo settore semplicemente le snobbi.

Così come snobbi il mio invito a fare due ricerche su Google: con il mio invito non ti stavo dicendo "informati, leggi qualche articolo", era semplicemente volto a prendere visione dei RISULTATI, poi se ti interessano i meccanismi che ci stanno dietro li puoi approfondire come meglio credi (cmq sempre da Google per l'algoritmo di MS ad es. arrivi velocemente al paper pubblicato su Arxiv). Il fatto è che è da n post che ti parlo di una serie di applicazioni di OGGI sulle quali non m'hai mai risposto nel merito una volta, hai citato solo Siri due o tre volte, e alla quarta volta che mi dici "lo dicevano 40 anni fa" ma glissi sulle applicazioni che ho citato mi fa pensare che tu non sappia di cosa sto parlando. Per questo l'invito a fare due ricerche su Google (tra l'altro trovi un sacco di cose in più delle riviste di settore, anche perché se il settore è quello della robotica probabilmente non trovi Watson o la pubblicazione di MS).

E dai, guarda che è gratis, provalo 'sto Google =)
RIccardo,
purtroppo proprio non ho il tempo di vedere il filmato in questo momento. Comunque non mi sembra che embodiment sia il termine giusto. E' interessante che non venga neanche a te - che se ho capito lavori nel campo - una risposta ovvia.

Cioè, noi puntiamo all'intelligenza artificiale senza avere nemmeno un programma per l'istinto artificiale? Non ti sembra strano? Un cane è in grado di fare un milione di cose che non sono replicabili roboticamente. Cosa nota, ma riflettendoci sopra la cosa mi stupisce.

O mi sbaglio?
@pgc

è piuttosto difficile spiegare ad un computer provvisto di periferica concetti come "ferita superficiale" o "danno cosmetico".
Fermo restando che i termini "danno cosmetico" o "lesione grave" hanno tutt'altro senso parlando di un robot. ad esempio una cinghia allentata in una stampante corrisponde ad un danno epidermico in un animale, mentre una lesione di un tubo flessibile in un'escavatrice corrisponde alla paralisi totale in un animale, e non sempre si può mettere dentro quello che è delicato e fuori quello che è resistente.

Quindi un robot ha seri problemi quando viene ora di decidere di sacrificare parte della mobilità come unico modo per completare una missione, il tentativo di scrivere un algoritmo generico si espande a dismisura.

Penso che al momento qualunque tentativo di semplificare tale algoritmo a livelli accettabili porterebbe ad un robot che o non si muove da dove lo metti perchè per lui il mondo è troppo crudele, oppure ad un robot che si rompe le zampine da solo prima di arrivare al bersaglio.
Comunque rimango dell'idea che il cervello del robot non dovrebbe stare nel robot.
Risposte rapidissime:
fx, è chiaro che la mia è un'opinione, ma mi permetto di farti notare che il mio scetticismo e il tuo ottimismo sono ugualmente opinabili e che solo l'osservazione diretta potrà dire fra qualche anno chi di noi aveva ragione.
Certo che conosco Watson, non ne avevo parlato solo perché con la robotica non c'entra nulla, e noi di robotica stavamo parlando. Quello che ci serve è una cosa completamente diversa. Provo a fare un esempio. Deep Blue sa giocare a scacchi meglio di qualunque uomo, e questo è un grande risultato, indubbiamente. Posso anche immaginare che possa essere collegato a un robot meccanico che veda e sposti i pezzi su una scacchiera reale: questo è sicuramente tecnicamente fattibile, anzi penso che sia già stato fatto. Ma tu credi che Deep Blue, se io faccio cascare un pezzo per terra, capisca che deve guardare sotto il tavolo e cercarlo? Ecco, è questo che a me, robotico, servirebbe, e sarei lietissimo che l'AI me lo fornisse, perché la robotica è sempre stata onnivora, pronta ad assorbire tecniche utili da qualunque parte vengano. Proprio il contrario dello snobismo di cui mi accusi...
Ma questo non c'è. Ci sta provando Brooks con Baxter, ma mi sembra che i risultati siano ancora molto, molto modesti.
Invece, su quello che dicono pgc e puffolottiaccident, paradossalmente, qualche risultato c'è: l'implementazione di comportamenti istintivi, ottenuta appunto con la programmazione comportamentale, permette ad esempio ad un robot di valutare (ovviamente entro certi limiti) l'opportunità o meno di fare certe cose, e anche, in determinati ambienti, di comportarsi in maniera non dico intelligente, ma congrua. E questo rende possibili, ad esempio, le macchine a guida automatica. Però l'istinto da solo non basta, occorre anche la capacità di apprendere, cioè di osservare, modellare, memorizzare e poi utilizzare per inferire cose diverse, mai viste prima. Questo è il limite di Watson, che si comporta sostanzialmente come un sistema esperto, sofisticato finché si vuole, ma sempre un sistema esperto: ciò che non sa, non se lo può inventare. Una rete neurale forse sì, ma su alfabeti di simboli troppo limitati per le applicazioni che ci interessano.
Il cervello dei robot non deve stare nei robot? In alcun casi probabilmente sì, ma se devo telecomandare il Roomba con l'iPhone allora tanto vale che prenda scopa e paletta e faccia io le pulizie...
@Riccardo (D.O.C.)
Quando dico che il cervello non dovrebbe stare nel robot parlo del cervello elettronico, e parlo di geometria & peso.

Penso che l'approcio per fare un pompiere robotico sia: insegnamogli tutto quello che sappiamo sugli incendi, sui pericoli apparenti e sulla valutazione dei rischi, chi se ne frega se alla fine il cervello peserà una tonnellata, tanto mica deve portarselo dietro, il cervello può benissimo stare nella camionetta dei pompieri, mentre il corpo si fa strada nell'inferno che gli crolla addosso,
in cerca di esseri umani intrappolati. Al posto del cervello gli mettiamo la proverbiale borraccia di vodka dei san-bernardo, oppure dei respiratori usa e getta per permettere più opzioni sulla via del ritorno.

Immaginando per termini estremi un robot forzuto, semi invulnerabile e agilissimo, tipo il terminator (non mi aspetto di vedere una roba simile finchè campo.), riceve un enorme "danno ortopedico" nel momento in cui si carica una vittima per portarla via dal pericolo che sta pure degenerando. Gli abbiamo pazientemente insegnato che non può saltare al piano di campagna da 20 metri portando un vecchietto sugli avanbracci, e la sua nuova integrità strutturale potrebbe impedirgli di tornare indietro da dove è arrivato. Improvvisamente è pesantemente danneggiato anche se tutte le parti meccaniche sono perfettamente a posto.

Poi c'è un altro problema, e questo è molto duro per un cervello elettronico, se ci sono due vittime equidistanti, devo mettere un break. (nell'AI di un cattivaccio in un videogioco è piuttosto agevole, 90% dei casi è "attacca il più malconcio 4/5, altrimenti attacca un altro a caso" oppure "attacca indefessamente il taumaturgo, quando è morto attacca lo svelto, guindi gli altri dal più debole al più forte" o puoi abbellire la cosa dicendogli di usare la prima strategia finchè qualcuno non tira fuori la cassetta del prontosoccorso, e in quel momento passare alla seconda strategia)

Nel caso in cui un robot debba scegliere chi salvare fra due persone, o un essere umano deve valutare la situazione (e assumersi la responsabilità, del tipo: "un ninja costa un sacco di soldi, di giornalisti ce ne sono pure troppi.")oppure bisogna mettere un criterio (che non verrà mai accettato dal comune cittadino (Ad esempio la valutazione del parrucchiere delle rispettive vittime)
La responsabilità di questo criterio ricadrebbe sui programmatori.

Comunque anche gli esseri umani devono spesso comunicare con la stazione, anche quando si comprano peperoni per un ristorante può capitare qualche evento per il quale il metodo può essere deciso solo dal ristorante. Prima del telefono cellulare, chi acquistava verdure doveva tornare al ristorante o trovare un telefono a gettone per chiedere le nuove istruzioni, quindi presumo sia corretto dire che un robot avrà sempre bisogno di chiedere a qualcuno fuori dal pandemonio: "Padrone, devo buttare la vecchia che vive della pensione del marito dalla finestra entro tre minuti, me ne servono quattro per verificare che ognuno di voi macilenti umani stia tenendo il telo correttamente... Che faccio, la butto lo stesso o le giro il collo per il suo stesso bene?"
Riccardo: l'accusa che fai alla AI è sostanzialmente la stessa che potresti fare al 95% degli automobilisti, quando succede un imprevisto alla propria auto non sanno risolverlo autonomamente. È solo un problema a) legato al training b) di economia, se per addestrare una rete neurale a eseguire un task spendi 1 per risolvere le problematiche possibili legate all'esecuzione del task spendi 1000. Ci si arriverà ma la premessa è avere hardware ottimizzato per le reti neurali e molto più performante di quello attuale. Ma è un problema più quantitativo che qualitativo: si può fare, servono più flops o meglio qualcosa che non usi nemmeno i flops =)
Puffolottiaccident:
scusa, avevo capito male. In questi termini sullo spostamento del cervello sono d'accordo, ma questo esiste già: ROS (Robot Operating System), ad esempio, è un middleware che ti permette di costruire una rete di sensori, attuatori e unità di calcolo senza doverti minimamente preoccupare di dove stanno fisicamente: basta che siano collegati in una rete, e poi pensa lui a tutto. Ed è pure gratis e facilissimo (insomma...) da usare. L'unico requisito è che ci sia un collegamento, il che in alcuni casi non è così immediato come può sembrare.
Ad entrambi, però, vorrei dire che dovreste provare qualche applicazione pratica per rendervi meglio conto dei problemi che il robot deve superare, anche senza mettersi in scenari apocalittici come la rescue: pensate per esempio al robot che deve accudire un anziano allettato, o a quello che deve fare le pulizie in casa (il che non vuol dire solo spolverare il pavimento). Togliete pure tutti i vincoli economici e di tempo di calcolo, ma vedrete che ciò che manca è la metodologia: non è questione di scalare i sistemi esistenti, ma bisogna proprio trovare qualcosa di nuovo che adesso non esiste. La quotidianità dei robot è fatta di azioni di livello infinitamente più basso di quello di cui voi parlate, ma di complessità infinitamente più alta: il problema non è decidere chi salvare, ma come accidenti fare a raggiungerlo perché davanti c'è un muro mezzo crollato; capire che quel vassoio non si può prendere perché sopra c'è tutta la cristalleria di casa; rendersi conto che il sacchetto della spazzatura si è sfondato e adesso bisogna scopare via tutto, eccetera eccetera.
Ora, obiettivi come quelli che ho appena detto possono sembrare troppo ambiziosi, ma è proprio su queste cose che la ricerca robotica sta lavorando oggi. Solo che, purtroppo, la soluzione non la si vede, e questo porta a privilegiare gli aspetti su cui si sa cosa fare (tipo appunto la camminata) a scapito dell'intelligenza.
Ho programmato parecchio e programmo tutt'ora in ambiti che mi permettono di capire (non con la tua profondità ovviamente) quel che dici.

Io ribadisco l'impressione che non è che siamo così lontani, piuttosto chi si occupa dello stato dell'arte delle reti neurali e tira fuori tra l'altro risultati notevoli se ne sbatte dei robot e applica le sue ricerche in altri ambiti, che peraltro sono i suoi ambiti.

Altro aspetto: impossibile ad oggi pensare di mettere reti neurali complesse dentro un robot. Non a caso si parla di mettere la AI dei robot in cloud (il che introduce altri problemi ma che in certe circostanze possono essere di molto inferiori a quelli che risolve).
@Riccardo(D.O.C.)
Non credo che sarò io ad inventare l'acqua calda e salvare il mondo, ma un "Dopo che una presa ha connesso, un [oggetto] non cambia di peso a meno che non sia successo qualcosa di losco"

Dopo tutto, come si guida quando si trasporta 300 uova, o 7 pizze, o 3 ceste piene di bottiglie forse rotte, o un cane fifone, anche per noi miserabili umani, son liste di nozioni che vanno acquisite e non sono innate.

In più nel caso degli esseri umani, ogni essere umano richiede una decina di ore per venire addestrato su 5 cose del genere, e poi mesi di pratica continua per assimilarle.
Forse scrivere 2000 paragrafi per un robot richiede qualche settimana-hombre, ma poi hai un software che in 5 minuti spiega a tutti gli esemplari come affrontare il problema.