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App nell’App Store rubano le password. Sono demo dei ricercatori, ma la falla è seria

Varie app rubapassword sono state inserite con successo nel controllatissimo App Store di Apple: se installate sul dispositivo della vittima, erano capaci di estrarne le password di iCloud, Mail, Gmail, Faceboook, Twitter, Evernote, Google Chrome e anche le password custodite da app di protezione come 1Password.

Ma niente panico: l'incursione è stata fatta a fin di bene da alcuni ricercatori di sicurezza. della Indiana University, dell'Università di Pechino e del Georgia Institute of Technology.

La falla nei sistemi di protezione di Apple esiste da oltre sei mesi e non è ancora stata sistemata: i ricercatori l'hanno discussa privatamente con Apple, come è consuetudine in questi casi, e poi di fronte alla lentezza dell'azienda nel prendere contromisure l'hanno pubblicata (anche in un video) insieme a un software che esamina le app per sapere se sono protette contro questa falla.

La dimostrazione è un grande successo per i ricercatori, dato che il modello di sicurezza di Apple ha resistito per anni a questo genere di tentativo, ma pone una domanda di fondo: se ci sono riusciti i ricercatori, possono esserci riusciti anche i criminali informatici? In attesa che Apple rimedi al problema, il consiglio di prudenza è di installare dall'App Store soltanto app strettamente necessarie e di indubbia reputazione: cosa che andrebbe fatta sempre e comunque.


Fonti aggiuntive: Ars Technica, InfoSecurity Magazine, Intego.
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Commenti
Commenti (1)
"sono state inserite con successo nel controllatissimo App Store di Apple"

Che sia controllatissimo è pura fantasia. I controlli sono puramente di facciata, visto che è passata una mia app che andando su una determinata schermata crashava senza pietà (scioccamente non avevo testato proprio l'utente passato a apple, mi sono quasi subito accorto del problema, ma d'accordo con il mio capo abbiamo voluto testare la tanto decantata capacità di test di Apple).

Questo fatto dimostra, per l'ennesima volta, che un servizio chiuso non è un fattore di sicurezza, anzi si rischia che l'azienda cada nella tentazione del "security trough obscurity" come è appena successo ad Apple.

Una roba del genere dovrebbe far svegliare la gente, ma la quota di mercato di iOS è in aumento.......