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13 commenti

“Sentenza Facebook”, cosa cambia in concreto

Una recente sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha dichiarato che gli Stati Uniti non sono più un “approdo sicuro” per i dati dei cittadini dell'Unione. Molti la chiamano “sentenza Facebook” per brevità e perché è partita da una causa avviata da uno studente austriaco, Max Schrems, che contestava il trasferimento dei suoi dati personali, presenti in Facebook, verso gli Stati Uniti, dove non godevano di protezione adeguata contro gli abusi commerciali e governativi. Ma “sentenza Facebook” è una descrizione ingannevole e per chi usa Facebook non cambierà nulla di concreto.

Prima di tutto, quel che è fatto è fatto: i dati personali già inviati verso gli Stati Uniti non verranno cancellati. In secondo luogo, Facebook non smetterà di funzionare o di raccogliere questi dati: probabilmente verranno semplicemente riformulate le sue condizioni d'uso (quelle che non legge mai nessuno) per ottenere più esplicitamente il consenso dell'utente al trasferimento dei suoi dati verso gli USA; e se c'è il consenso, non ci sono problemi di “approdo sicuro”. Inoltre Facebook ha già dei datacenter in territorio europeo nei quali può custodire i dati dei cittadini dell'Unione senza esportarli verso gli Stati Uniti. Lo stesso faranno, o hanno già fatto gli altri grandi collettori di dati della Rete, come Google, Microsoft, Apple, Amazon.

Per i grandi nomi di Internet, insomma, nessuna rivoluzione; e per noi utenti non cambia niente. Allora si sta facendo molto rumore per nulla? No. Presumibilmente saranno le piccole e medie imprese, quelle che non si possono permettere datacenter locali dedicati, a doversi adeguare alla sentenza e spendere di più per fare attenzione a non usare servizi che esportano dati dall'Unione Europea, e ci sarà un boom di guadagni per i fornitori europei di questi servizi.

Anche se in concreto per l'utente comune non cambierà nulla, la cosiddetta “sentenza Facebook” ha un merito: quello di far discutere maggiormente di come i nostri dati vengono sfruttati, spremuti, frullati e analizzati in modi che non conosciamo e che non possiamo controllare per produrre guadagni enormi. Sta a noi valutare se ci sta bene essere i Minions di Zuckerberg e colleghi.
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Commenti
Commenti (13)
essendo una piattaforma privata non c'e' bisogno di cambiare il modus operandi, basta cambiare la licenza...
Però non sono d'accordo sul fatto che non cambi nulla: a livello industriale, avere la certezza che i tuoi dati (brevetti e quant'altro) siano in territorio EU è un'ottima cosa.
Le domande sono 3:
1) hanno così valore i nostri dati? Guardo quanto rimane in tasca a Facebook, nel 2014 ha fatto di profitto quanto Apple nel primo giorno di vendita del nuovi iPhone... e Facebook ha dieci volte gli utenti di Apple
2) di cosa veniamo privati davvero se ci profilano? Parlo di cose concrete, non di teoria. Con la teoria Palladium era il male supremo, non si è mai considerato che forse se gestivano la palla le grandi società dovevano cmq sottostare a certe regole (e certi controlli), mentre oggi siamo invasi da spam, attacchi di phishing e ingegneria sociale, virus e quant'altro... in nome della libertà. La libertà di danneggiare il prossimo. Allo stesso modo, qui si agitano degli spettri ipotetici ma in concreto che succede? Non mi arrivano le pubblicità degli assorbenti o dei trattori, oltre questo? (concreto, oggi, non teoria, domani)
3) nel mondo reale ci preoccupiamo proporzionalmente della privacy? Se io scambio due parole con una ragazza che non è mia moglie mi vedono n persone e l'informazione gira a latenza zero, alla faccia della fibra; per seguire la stessa linea di principio dovrei vivere in un bunker... e permettimi, sarebbe molto poco opportuno invitare una ragazza che non è mia moglie nel mio bunker privato "per scambiare due parole".

Cmq come hai detto tu la questione è molto semplice... muovere l'economia europea. :)
Io so solo che mi sono stufato di questa enorme burocrazia italiana ed europea. Ad una piccola impresa non può fregare niente che i propri dati siano in Europa, negli Stati Uniti o su Marte. Alla piccola impresa serve risparmiare, e oggi per risparmiare si va su cloud.
Se si deve imporre ad ogni azienda l'aderenza a standard rigidissimi (che ad oggi nessuno dei major vendor riescono a supportare, vedi certificazioni per dispositivi elettromedicali) non ci dobbiamo poi meravigliare del pantano informatico in cui ci troviamo incastrati da anni. Esempio: alcune normative prevedono che il fornitore di cloud espliciti la locazione dei data center al cliente: ma molti provider fanno di tutto per tenere la locazione dei propri centri segreta, per ovvi motivi di sicurezza. Allora di che stiamo a parlare?
Fx

1) apple - facebook gran bel paragone per discutere di profitti. Soprattutto rispetto al numero di utenti.
Mi sembra superfluo argomentare oltre.

3) se parlo con una ragazza in un certo luogo ho coscienza del contesto in cui mi trovo, so a grandi linee chi o cosa può vedermi o sentirmi, e posso comportarmi di conseguenza. Se immetto dati non saprò mai dove vanno a finire, non potrò mai avere coscienza di un contesto in cui neanche gli attori più forti ne hanno, dal momento che cambiano in continuazione i termimi delle licenze.
I nostri dati hanno un valore elevatissimo per chi si occupa di marketing.

Secondo me la profilazione, oggi come oggi, non porta svantaggi nè benefici. Certo, bisogna vedere COME vengono sfruttati questi dati e se sono realmente anonimi.

Infine, se vi preoccupate della privacy online ed e Facebook il problema. basta levarsi da Facebook. Non è obbligatorio.

I miei dati vanno in USA e l'NSA ci può ficcanasare? Ficcanasi quanto vuole, se una cosa è veramente importante non la metto su internet.
Usare Facebook e pretendere privacy è un ossimoro.
Sono sentenze/regole inutili, prendiamo ad esempio quella sui cookie, ha prodotto solo banner fastidiosissimi che hanno ammazzato l'usabilità e la navigazione dai dispositivi mobili, nulla più!
Per "FX" e per chiunque sia interessato,
"La nuova normalità nell'era dei Social network" (presentazione):

https://docs.google.com/presentation/d/1qANfEVK4IG36PbOVQk-_rpzQko_NEJCblJuyzb6WT0w/edit#slide=id.p
Paolo Alberton: 3) non so dove vivi ma dove vivo io i muri hanno occhi e orecchie

Francesco Talarico: letta, la prima cosa che mi viene da dire è "e quindi?". Se ci fossero state le presentazioni condivisibili ai tempi dell'accesso di massa ai libri, alla televisione, al telefono prima e ai telefonini poi, ai computer, eccetera avremmo letto cose - con le dovute proporzioni - analoghe. Si chiama inerzia al cambiamento. E si, c'è sempre che lancia grida d'allarme e dice che era meglio quando si stava peggio.

Aspetto di legge un'altra presentazione del genere quando si diffonderà la VR modello Oculus Rift o quando inizieremo a interagire in modo forte con le macchine grazie al cognitive computer... da qui a qualche anno ne avrai da scrivere! :)

Spengo un attimo il sarcasmo: hai ragione, per carità. Il fatto è che è solo una tappa di un percorso che ci allontana da tutta una serie di concetti che a ragione si reputano "sani". Ma anche la stessa interazione che abbiamo noi nei commenti di un blog è parte di quella strada. Può essere cento metri indietro rispetto ai social ma siamo lì pure noi. Anche perché in questi casi scatta una dinamica che mi fa un po' sorridere per cui si grida allo scandalo per la prima linea, ma ciò che viene subito dopo diventa automaticamente ok (anche se era la prima linea di 2 anni fa). Per fare un ragionamento impeccabile bisognerebbe porre dei paletti al di là delle proprie abitudini, e non c'è storia, bisognerebbe tornare a prima dell'avvento della televisione per recuperare una serie di cose ormai andate perse.
Fx

3) ovvio.
Se sei sveglio consideri i muri parte del contesto.
Però io non ho capito... Gli USA non sono più approdo sicuro, quindi se ho un server là devo chiuderlo? Posso ancora usare cloudflare?
@ Fx

"Francesco Talarico: letta, la prima cosa che mi viene da dire è "e quindi?"."

E quindi c'è una bella differenza tra commentare su un blog in merito ad ( come in questo caso ) una "sentenza" che probabilmente non avrà impatto sulla maggior parte della gente che usa il cloud, ma che può portare a importanti riflessioni per chi deve occuparsene per lavoro, e leggere il classico post su FB dell'utonto di turno ( Oooh! Oggi non ho voglia di lavorare ) e relativi commenti ( Uuuuuuuhhhhh! / Neanche io! / $faccina_depressa_a_scelta. )
Mi puoi sempre dire che non l'ordina il dottore di usare FB, ma non ordina neanche di usare i nuovi social-media per scrivere robe perlopiù inutili e di cui, normalmente, non fregherebbe niente a nessuno, mentre messe lì in bella vista attraggono orde di... non sò neanche come etichettarli... personaggi, che si sentono in DOVERE di commentare, purtroppo, il più delle volte, con lo stesso livello di inutililà del post succitato.

L'unica cosa che mi viene in mente è PESSIMISMO E FASTIDIO. :-\
No, comunque l' "e quindi" è lecitissimo. Che succede adesso? Direi niente ma..