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19 commenti

I terroristi usano le Playstation? Una balla inventata da giornalisti a caccia di clic

Credit: Wikipedia.
“I terroristi in azione a Parigi hanno comunicato con i vertici dell’Isis attraverso la chat della Playstation 4”: lo afferma categoricamente Leggo.it, citando il tabloid britannico Mirror, che a sua volta cita il ministro dell’interno belga Jan Jambon. Lo afferma altrettanto risolutamente Repubblica insieme a tante altre testate in tutto il mondo.

Ma non correte a togliere dalle mani dei vostri figli (o coniugi) la celeberrima console di gioco per paura che vengano scambiati per fiancheggiatori del terrorismo internazionale. La notizia è una panzana fabbricata dall’entusiasmo di molti giornalisti per i titoli sensazionali.

La bufala è nata da una dichiarazione effettivamente fatta dal ministro dell'interno belga Jambon e riportata erroneamente da un giornalista, Paul Tassi, su Forbes.com. Ma la dichiarazione di Jambon era stata fatta tre giorni prima degli attentati ed era semplicemente una sua considerazione sulla difficoltà generale di intercettare le chat fatte dagli utenti di Playstation (“The most difficult communication between these terrorists is the Playstation 4. It's very, very difficult for our services – not only for our Belgian services but all the international services – to decrypt the communication that's done via Playstation 4”). Forbes ha poi rettificato, ma la rettifica non si è propagata. Tutto qui.

Fra l’altro, nessuno ha presentato, finora, prove che i terroristi di Parigi abbiano usato davvero le chat delle Playstation 4 per comunicare. Più in generale, dovrebbe essere evidente che qualunque dispositivo che consenta a due persone di scambiarsi messaggi in qualunque forma (scritta, disegnata, video o altro ancora) potrebbe essere usata per comunicazioni terroristiche. Graham Cluley, esperto di sicurezza informatica, ha fatto notare che persino un’innocua app per giocare a scacchi potrebbe essere usata per comunicare istruzioni di attentati: basta che i terroristi si mettano d’accordo sul significato delle mosse fatte dai giocatori. Ma un’app scacchistica non è demonizzabile quanto una console di gioco e non consente titoloni ad effetto.

In compenso, questo genere di paranoia generalizzata è esattamente quello che il terrorismo cerca di creare. E come al solito ci sono alcuni governanti che usano questa paranoia per giustificare una costosissima e inutile sorveglianza di massa, che è l’antitesi di una sorveglianza mirata (anche in termini di efficacia). Non è tecnicamente possibile sorvegliare e decifrare tutte le comunicazioni su tutti i canali: prima si accetta questo fatto e prima si smetterà di fare teatrino della sicurezza per sembrare operosi agli occhi degli elettori.


Fonti aggiuntive: Vice.com, The Telegraph.
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Commenti
Commenti (19)
Sarebbe da spiegare anche al nostro ministro della giustizia.

http://www.lastampa.it/2015/11/26/italia/politica/orlando-contro-il-terrorismo-monitorare-anche-le-chat-della-playstation-ATxRtDzHreQ2QsDa50ydmM/pagina.html
Considerando che il 99% delle conversazioni in chat sono a proposito di efficienza delle armi e di modi migliori di ammazzare i nemici, lo vorrei proprio vedere il ministro della giustizia che tenta di distinguere un terrorista da un ragazzino che gioca a Call of Duty.
L'ho letto giusto stamattina ed ho pensato: "a me, me pare 'na strunzata"
@ Giorgio

Facile. In Call of Duty essendo un gioco "western", i nemici sono sempre i terroristi o potenze straniere "invise" agli USA.
Partendo dal presupposto che -- SI, controllare TUTTE le comunicazioni è assolutamente IMPOSSIBILE, riporto che questa storia delle comunicazioni fatte attraverso le chat dei giochi non è nuova. L'ho già sentita, in passato.
Tuttavia, se questa cosa venisse mai effettivamente utilizzata, un sistema di indiviaduare le comunicazioni sospette esisterebbe eccome.
Chi gioca online ha un profilo di azione abbastanza riconoscibile, a livello server: si muove, agisce, spara -- insomma, fa quello che occorre per GIOCARE.
Invece, un ipotetico terrorista che volesse usare solo il canale di chat, presumibilmente farebbe qualcosa di molto diverso: si troverebbe un punto DESERTO della mappa di gioco e vi si nasconderebbe, (in modo da non essere visto né "ucciso" da nessuno). Lì avrebbe tutto il tempo e la calma necessarie per parlare senza preoccupazioni.
MA, ripeto: -- a livello server, un simile profilo è facilmente identificabile. Un giocatore che sta connesso per ore, FERMO in un posto, senza muoversi né sparare mai un colpo, ma che invia e riceve molti messaggi.
Comportamento strano, per uno che PAGA (perché il network di Sony SI PAGA!) per GIOCARE, no?
Il server segnala l'anomalia, ed un agente umano controlla i messaggi. Non difficile, in assoluto.
E tutto nella garanzia più assoluta che questo monitoraggio lascerebbe fuori tutti i giocatori VERI. Anche se mettessero il gioco in pausa, ad esempio, non si metterebbero a chattare, quindi non susciterebbero sosopetti.
Qusto è il mio punto di vista.
@Infinity
La tua analisi è perfetta, e suppongo che esista già tutta una teoria fra statistiche e data mining per individuare correlazione fra comportamenti vari e terrorismo.
Io però insisto che è stupido indicare uno strumento. Esistono milioni di modi di scambiarsi messaggi in maniera criptata, sicuramente più sicuri di chat messe a disposizioni da multinazionali.
@ Stupidocane, Infinity

Non è così facile. Intanto, non ci sono solo gli shooter: molti altri giochi consentono la chat (tipo i MMORPG). Ma fossero anche solo quelli, nel multiplayer è perfettamente possibile giocare "buoni contro terroristi", quindi almeno metà dei giocatori sarebbe in ogni momento un potenziale sospetto.

Inoltre identificare un giocatore solo in base al suo comportamento in-game è semplicemente impossibile, tant'è vero che non riescono neanche ad eliminare i bot. Trovare un angolino nascosto della mappa, stare fermo e coordinarsi con la propria squadra via chat, ad esempio, è il comportamento classico di un cecchino (maledetto camping).
@StupidoCane

La prima volta che son andato a portare africola a Paolo Attivissimo, per prendere appuntamento ho telefonato da un internet cafè, e dietro alla cabina telefonica si stava giocando a qualche FPS, (E i giocatori si spiegavano a vicenda in arabo in qual modo la mamma dell'avversario preparava i panini imburrati, circa.) pensando di dover spiegare il rumore di fondo mi pare di aver detto: "Ah, il rumore che senti son libanesi che stan ammazzando iraqeni" Poi guardai uno dei monitor e dissi: "Ah, no, stan ammazzando afgani."

Ci ho messo almeno 1.538 secondi a realizzare che stavano giocando ad un FPS realistico e non a Idol Money Exchanger o tetris, e che quindi se i suoni del gioco arrivavano al telefono... la situazione era quantomeno buffa.
@Infinity

è molto ingegnoso ma è già scavalcato.

Due persone, uno guida e l'altro parla.
Infinity

Tutto regolare, ma solo se dai per scontato che la comunicazione avvenga esclusivamente secondo le tue modalità, fra le quali nascondersi lontanissimo e chattare per ore.
Non sono un esperto, ma nella mia ingenuità, con la consapevolezza che le chat non sono mai private, cercherei di dissimulare, e tenendo in considerazioni che siamo "profilabili" a seconda di certi parametri di gioco, mi vien da dire: posso farmi due o tre partite al giorno e chattare saltuariamente per mandare messaggi in codice, tipo pizzino... oppure, molto fantasiosamente, potrei farmi capo di un clan (l'equivalente di una gilda), che rispecchi nella realtà la cellula terroristica che comando, anche dal punto di vista organizzativo: chessò... l'artigliere è quello che procura le armi, il pilota di elicotteri è l'autista (oppure in codice). Io darò ordini in gioco durante una partita (magari codificati) che verranno poi eseguiti nella realtà.
Chissà cosa può inventarsi certa gente.
In compenso, qualche anno fa, si scoprì che i mafiosi mandavano messaggi in codice, tramite SMS, alla trasmissione "Quelli che il calcio" che poi li ritrasmetteva in sovraimpressione. In questo modo, potevano comunicare con i boss, che guardavano la trasmissione dal carcere.

Poi sinceramente non ho idea se la cosa sia stata verificata o meno....fatto sta che, da allora, tutte le trasmissioni tv hanno abbandonato questa pratica. E questo non può che essere un bene, visto che la maggior parte di quei messaggi facevano sanguinare gli occhi.
Tra le altre cose mi pareva di ricordare che le comunicazioni di quei giochi online non sono criptate proprio perchè sarebbe potenza di calcolo sprecata e per i giocatori ogni millesimo di secondo di prestazione è importante, e che il problema non era decriptarle quanto monitorarne una quantità indescrivibile. Probabilmente mi sbaglio.
Rispondo a tutti i commenti che mi riguardano. :)
Grazie a tutti per aver letto la mia analisi. :)

@danilo Assolutamente si. Il mio pensiero era, appunto -- SE il problema sono le chat nei giochi, il sistema di stanare i pericoli ESISTE. MA, in generale, QUALUNQUE forma di comunicazione può essere abusata, e criminalizzarne solo una è stupido! :-/

@Giorgio Vero, ma anche i cecchini SPARANO, almeno di tanto in tanto.

@puffolottiaccident Possibile. Ma ci vorrebbero DUE tastiere. Sono pochi i giochi che si fanno SOLO col mouse.

@Paolo Alberton Ovviamente, fatta la legge, trovato l'inganno. Tutto è possibile. Ma io non dico di avere tutte le soluzioni :) non è quello il mio lavoro. Però è uno spunto su cosa fare - o almeno PROVARE a fare, nell'ipotesi (fatta e non confermata) che il problema sia tutto nei giochi online.
Ma un’app scacchistica non è demonizzabile quanto una console di gioco e non consente titoloni ad effetto.


Eh, è sempre così, il gioco in cui spari ai diavoli e si vede il sangue è demonizzato mentre il gioco di strategia in cui puoi commettere genocidi e crociate a colpi di bombe nucleari invece no perché quella roba c'è da quando esistono i giochi da tavolo.
Ne leggevo stamattina della proposta del Ministro e mi accodo ai tanti che reputano la cosa ...risibile.
Non sono un esperto di antiterrorismo bensì un appassionato di videogiochi ma credo, immagino, che le intercettazioni funzionino per lo più per parole chiave dato che ritengo umanamente impossibile monitorare in toto tutte le comunicazioni, sulle console sarà estremamente facile sentire molte di quelle parole chiave. Inoltre, con l'ultima generazione, ma anche prima in effetti, i giocatori poi possono creare una chatroom privata e parlare tra di loro in viva voce o anche video e credo che questo tipo di connessioni siano ancora più difficili da monitorare, sempre restando il rischio di migliaia di falsi allarmi. Fra l'altro non serve neanche una console o un gioco, bastano un account base PSN, gratuito ottenibile con una mail valida, ed uno smartphone, tablet o pc.
Mi viene in mente un'analogia con il fenomeno dello "swatting", che negli ultimi anni in USA si è diffuso tra giocatori decisamente scorretti, questo consiste nel chiamare il 911 e, complice l'elevato realismo dei moderni giochi, riuscire a fare intervenire gli S.W.A.T. a casa dello sfortunato avversario.
ma davvero il ministro belga si chiama Prosciutto?
Presumo che un terrorista preferirebbe comunicare nel modo più veloce e pratico e discreto possibile e, soprattutto, ovunque si trovi.

Portarsi dietro una play station, un televisore, un gruppo elettrogeno per alimentare il tutto e uno strumento per connettersi in internet potrebbe rispondere al requisito "collegarsi ovunque" ma non certo alla praticità o alla necessità di passare inosservati.

Come hanno fatto notare altri, il semplice telefonino e un linguaggio in codice li renderebbe sicuramente pochissimo intercettabili.

Da quello che si legge nelle cronache, le comunicazioni in codice sono poco utili solo se si è già sotto controllo.
Ricordando un fatto di cronaca recente, è inutile chiamare il denaro ciliegie se si è già sotto indagine per corruzione ma se non si è sospettati tutto cambia.
Nessuno si ricorda più delle numbers station?
Quando ero bambino si diceva che i terroristi di allora (Brigate Rosse & co.) si scambiassero informazioni con gli annunci economici sui giornali ... demonizziamo anche quelli allora?