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55 commenti

“Soft Kitty” di Big Bang Theory, accuse di copyright violato

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Se seguite Big Bang Theory conoscete senz’altro la ninna nanna Soft kitty che Sheldon chiede spesso a Penny nei momenti di sconforto. Intorno alla canzoncina è nato un vivace mercato di merchandising. Magari pensavate, come me, che fosse stata inventata per la serie TV, ma invece è una canzoncina che ha quasi cent’anni sulle spalle. E ora è anche oggetto di una lite di copyright.

Le parole furono scritte e pubblicate nel 1937 da Edith Newlin, insegnante d’asilo nel New Hampshire, morta nel 2004. Le figlie hanno ora fatto causa alla CBS e ad altre case produttrici che collaborano alla produzione di Big Bang Theory, accusandole di aver usato il testo senza acquisirne i diritti.

Queste case produttrici hanno infatti chiesto il permesso d’uso del testo alla Willis Music, un’azienda del Kentucky che le aveva pubblicate in un libro di canzoncine per gli asili. Ma secondo le figlie della Newlin, CBS e soci avrebbero dovuto chiedere il permesso a loro, che dichiarano di essere le eredi e titolari dei diritti sul testo.

La notizia in sé è banale, ma mette in luce una delle assurdità delle attuali leggi sul copyright. Non va dimenticato, infatti, che il diritto d’autore nacque allo scopo di tutelare legalmente gli autori e di incentivarli a produrre altre opere dando loro un monopolio automatico temporaneo sulle proprie creazioni. Ma chiaramente è difficile produrre altre opere se si è morti, per cui l’attuale estensione del copyright per settant’anni dopo la morte dell’autore (e in alcuni casi anche oltre) tradisce l’intento originale della legge e non fa altro che creare un pantano legale che porta alla paralisi creativa e portare soldi nelle tasche di chi non ha creato un bel niente: in questo caso, le figlie dell’autrice, ma più in generale le case discografiche, editrici e cinematografiche.

Fonti: BBC, Time.
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Commenti (55)
"Soft Kitty" (o "Soffice Kitty" per chi segue la versione italiana) compare fin dalla *prima* serie, uscita nel 2007; la buonanima dell'autrice era già morta e sepolta da un po'. Non ricordo fin da quando sono in circolazione i gadget, ma ricordo nitidamente di aver visto magliette a tema TBBT già più di tre anni fa, e parlo dell'Italia, quindi figuriamoci negli States.

Strano che le figlie si sveglino solo ora, insomma. E strano che in quasi nove anni non abbiano mai mai mai sentito parlare della serie. Le malelingue potrebbero pensare che abbiano aspettato che il fenomeno gonfiasse per raccattare qualche soldo in più... ma sicuramente non è così, il copyright è fatto per tutelare gli autori, mica per lucrare schifosamente alle spalle di qualche parente geniale anche eoni dopo la sua morte :)
Non voglio fare l'avvocato del diavolo e ho ben presenti gli abusi a cui possono portare gli eccessi nell'estensione del diritto d'autore e del copyright (che sono due cose diverse, di ordinamenti legali diversi). Tuttavia che per un lasso di tempo dopo la morte dell'autore ne possano godere anche gli eredi non mi sembra del tutto insensato. Dopo tutto, se uno costruisce un palazzo, fonda una società o ha dei soldi in banca, dopo la sua morte se ne giovano i figli, senza limiti di tempo; se uno non ha niente di tutto ciò ma ha scritto un paio di bei libri, non avrebbe senso che almeno per qualche tempo ne possa lasciare il godimento dei diritti agli eredi?
Io metterei all'asta i diritti dopo la morte degli autori. Al miglior offerente...
L'idea che i diritti vengano protetti per 70 anni dopo la morte dell'autore è idiota. Posso capire che i soldi vadano agli eredi per un periodo limitato (15 anni, o anche 20, o 30), in modo da permettere loro di adeguarsi alla nuova situazione e di godere di una sorta di "eredità", ma al tempo stesso non dovrebbe essere possibile per gli autori negare il permesso d'uso del materiale. Solo l'autore può negare il diritto d'uso, e l'autore non sono i suoi eredi.

Comunque, consoliamoci, mancano solo 10 anni perché Brecht (tanto per fare un esempio) sia liberato da queste catene.
Purtroppo, come accade ogni 10 anni, tra 10 anni i copyrights verranno estesi a 80 anni dalla morte dell'autore.
@Daniele: se sei un artista e fai i "big money", ai tuoi eredi lascerai comunque qualche conto in banca bello farcito, delle auto di lusso, delle ville o, boh, qualcosa degno di nota. Diciamo anche di accordare un'estensione per quel becero periodo di "ah, è morto Tizio? Aspetta che vado a comprare le sue opere", quantificabile diciamo in 5 o 10 anni?

Direi che basta e avanza: che gli eredi si rimbocchino le maniche e vadano a lavorare per conto loro, anziché pretendere di campare a vita sulle spalle dell'umanità intera grazie a fama e grana "riflessi".

@Stupidocane: un cappio resta un cappio, indipendentemente da chi è colui che lo stringe. Che cambierebbe? Anzi, sarebbe pure peggio: "io ho pagato lautamente i diritti, quindi voglio che tu mi paghi una cifra bella sostanziosa se vuoi usare questa IP".
@Daniele, una casa richiede investimenti finanziari e coinvolgimento di parecchie persone, non basta l'idea e il tempo speso, altrimenti i diritti della casa andrebbero soprattutto all'architetto.
Si potrebbe però uniformare il copyright: se i diritti di un farmaco salvavita scadono dopo vent'anni, perchè il limite è molto più lungo per le canzoni o altre opere d'ingegno?
Non per fare l'amica del giaguaro (dato che qui si parla di un altro felino), però le case editrici, cinematografiche e discografiche di solito mettono i soldi per consentire a chi ha idee di realizzarle. Di solito questo significa guadagni esorbitanti, però è anche vero che la produzione di qualunque opera dell'ingegno è sempre un rischio, come è vero che certe opere hanno raggiunto il successo solo molto tempo dopo. Inoltre i guadagni dovrebbero permettere alle case discografiche, editrici e cinematografiche di produrre nuove cose e coprire eventuali rischi, fallimenti o flop delle nuove produzioni.
Lo so che questo succede solo in un qualche mondo ideale (forse), perché le case discografiche, cinematografice ecc raramente produconi tutto ciò che viene presentato loro, anche se valido, ma rincorrono i profitti secondo precise indagini di mercato, però è per sottolineare che la materia è piuttosto complessa.
Di certo i guadagni esorbitanti su opere prodotte vari decenni fa e la detenzione dei relativi diritti dall'origine del mondo all'eternità anche ben oltre la morte degli autori paiono un'assurdità pure a me (e vogliamo parlare anche della SIAE?) e certo dovrebbero essere riviste. Ma anche seguire direttive comuni e più o meno simili in tutti i paesi, il che mi pare molto vicino all'utopia.
Fosse per me, i diritti cesserebbero a 10 anni dalla morte dell'autore. E sono generoso.
Tommy the biker,

Liberissimo di mettere il prezzo che vuoi alla canzone di cui hai i diritti. Se costa il doppio o il triplo dei miliardi di altre canzoni esistenti, io non la compro, non la uso, non la passo per radio, non la metto nei film...
@Unknown: e casualmente proprio quando si avvicina l'X-esimo deciversario della morte di Disney...

@rico: per carità, non dirlo troppo forte, sennò li uniformano... arrotondando per eccesso!

@Stupidocane: non hai torto in effetti, anche se fa girare le scatole essere messi davanti ad un "o paghi il pizzo o lasci perdere" per cose che fanno oggettivamente parte del patrimonio culturale di un popolo (vedi il casino di "Happy Birthday", tanto per fare un esempio noto a tutti).
@Stupidocane

Hai perfettamente ragione, soprattutto se si pensa che una canzone spesso ha tanto più successo quanto più viene usata, passata per radio è messa nei film.
Per intenderci: quanti conoscerebbero Soft Kitty se fosse rimasta sul libro di canzoncine dell'asilo?
È un cane che si morde la coda.
@Tommy e @rico, mi accorgo di non essermi spiegato bene: non parlavo né di architetti né di rockstar miliardarie. Il mio ragionamento era semplicemente: se chi possiede beni mobili (soldi, investimenti di qualche tipo) o immobili (fabbricati, terreni) li può lasciare senza vincoli temporali agli eredi, anche se non hanno fatto niente per “guadagnarseli”, perché chi possiede beni intellettuali non potrebbe fare lo stesso, quanto meno per un limitato intervallo di tempo? A questo punto sarebbe più giusto che anche soldi e case diventassero pubbliche alla morte del proprietario.
Anche nell'ottica che ricordava Paolo, che «il diritto d’autore nacque allo scopo di tutelare legalmente gli autori e di incentivarli a produrre altre opere dando loro un monopolio automatico temporaneo sulle proprie creazioni», fa parte dell'incentivo anche poter lasciare qualcosa ai propri figli, e non pensiamo sempre a eredi parassiti di divi internazionali.
Tra l'altro, se Pinco scrive un bel libro, e i diritti diventassero di pubblico dominio con la sua morte, perché dovrebbe essere più giusto che possa arricchircisi l'editore X che ha i mezzi per investire in una nuova edizione che non la figlia di Pinco?
Poi sono più che d'accordo anch'io che bloccare tutto per tre quarti di secolo è nocivo per la cultura e per tutti: troviamo un'equa via di mezzo.
@Daniele
Ma anche no. Gli eredi beccheranno i soldi e potranno fare soldi vendendo la cosa inutile firmata dall'artista.

Per me la cosa è molto più semplice: il copyright scade dopo 40-50 anni. Fine e stop. Non vedo perché debba influenzare quanto un autore sia rimasto in vita.
A me invece non pare normale che una serie che fa soldi a palate dovrebbe utilizzare una proprietà intellettuale altrui, possa essa aver cinquemila anni, gratis. Se un mio avo avesse costruito un palazzo, e questo fosse occupato da un tale che per di più lo usa per la sua professione e ne trae profitto, a me sembra ovvio che possa chiedergli un canone di locazione.

Vediamo la cosa sotto un altro punto di vista: il film X fa incassi per diciotto miliardi di dollari. I produttori però sono pidocchi e per risparmiare hanno riciclato delle musiche di 300 anni fa, che tuttavia si adattano perfettamente allo scopo, anzi, giocano un ruolo fondamentale nel successo del film.

Per quale principio questi dovrebbero fare profitto sulla proprietà intellettuale altrui, senza riconoscere nulla?

Facciamo un altro esempio. Decade il copyright sulle famose foto di Albert Einstein. Apple fa una campagna di successo utilizzando queste foto. Le usa in lungo e in largo, tanto è tutto gratis.

Sono scenari che a me paiono meno corretti degli eredi che si ritrovano dei diritti in mano.

Poi sicuramente ci sarebbe da distinguere ciò che è di ostacolo al progresso (un brevetto) e ciò invece che riguarda, come in questi casi, l'industria dell'entertainment. Nel primo caso che il brevetto scada è una soluzione di ripiego, idealmente potrebbe anche non scadere, ma ne dovrebbe venir determinato il giusto valore in modo che chiunque possa utilizzare qualsiasi brevetto riconoscendo una cifra ragionevole ai relativi inventori. Nel secondo caso... pure.
FX wrote:

A me invece non pare normale che una serie che fa soldi a palate dovrebbe utilizzare una proprietà intellettuale altrui, possa essa aver cinquemila anni, gratis. Se un mio avo avesse costruito un palazzo, e questo fosse occupato da un tale [...] a me sembra ovvio che possa chiedergli un canone di locazione.

Il museo archeologico del Cairo dovrebbe pagare i diritti d'autore ai faraoni per l'uso dei reperti, insomma. E pensiamo a quanti soldi bisognerebbe pagare all'inventore dei cardini, dei vetri alle finestre o dell'alfabeto latino. O della tazza del cesso.

Questo è il paradosso che si innesca spingendo il tuo pensiero all'estremo, e dimostra bene che tale ragionamento non funziona e non ha una base concreta. L'idea che i diritti risiedano con l'ideatore/costruttore/creatore per un tempo indefinito può solo finire in un ridicolo assurdo.

Io ritengo che ogni cosa che creaiamo ci appartenga solo nel senso che è nostro il nome che deve essere associato a quella creazione. Tutto il resto, diritti di sfruttamento inclusi, in fondo non appartengono a nessuno, o meglio appartengono a tutti. Ed è grazie alla diffusione e alla trasformazione dell'opera in cultura condivisa che le cose diventano note e utilizzate da tutti. Nessuno di noi però chiede la sua parte di diritti per aver contribuito alla diffusione di un'opera di ingegno, no?

"Happy Birthday to you" non è quello che è perché è stata scritta dal suo autore/autrice, è quella che è perché tutti la cantiamo. Se dovessimo pagare l'obolo ogni volta, non la canterebbe nessuno e non sarebbe nulla. E la vita di tutti sarebbe peggiore.

Io penso che lo sfruttamento pervasivo e perverso dei diritti d'autore renda le nostre vite più misere, esattamente come non poter mettere in scena Brecht nel teatro amatoriale perché non ti verranno mai concessi i diritti rende tutto il teatro più vuoto. E' una perdita per tutti, non una tutela del diritto di qualcuno. Figuriamoci dell'autore, in questo caso.

E' giusto che esista il diritto d'autore per favorire la creazione di altro materiale, di altre opere, per nutrire la creatività dei singoli, che sono esseri umani e devono campare anche loro; ma al di fuori di questo scopo, quando diventa sfruttamento commerciale fine a sé stesso, il diritto d'autore riduce, invece che aumentarla, la diffusione della conoscenza, dell'arte, della bellezza.

Siamo tanto bravi a prendere le cose belle e deturparle, rovindandole e facendole diventare qualcosa di limitante invece che di arricchente. Io penso che dovremmo smetterla di mettere l'avidità individuale davanti al bene di tutti. Il diritto d'autore è gustificabile solo quando sostiene l'autore e favorisce il nuovo dispiegarsi delle sue capacità.

Altrimenti, è solo una forma meschina di usura sull'opera altrui.





Mirror's climbing incoming
SirEdward, accetto la tua opinione. Per me che all'inventore dei cardini possa andare 1 millesimo di euro per ogni cardine venduto, dato che chi li produce ci fa (giustamente) profitto e lo fa grazie alla materializzazione di un'idea non sua, non mi sembra affatto scandaloso.

Anche perché per tanto così uno potrebbe dire:
- se uso la mia testa per arricchirmi e comprare case, queste saranno una ricchezza che sarà goduta dai miei figli e dai figli dei miei figli, e così via
- se uso la mia testa per produrre opere intellettuali, queste mi potranno portare qualcosa fintanto sarò in vita e poco di più, e poi i miei figli o i miei nipoti si vedranno strappare di mano quanto ho fatto da parte di tutti, ivi comprese le aziende che saranno libere di farci tutto il profitto che riusciranno senza riconoscere uno straccio di un euro a nessuno

Al di là della questione economica, che comunque ha la sua incidenza soprattutto se ti poni il problema di cosa lasci a figli e nipoti, c'è anche una questione di principio: "perché dovrei dedicarmi a qualcosa che non so se mi produrrà un ritorno, che però mi costa (i brevetti costano), che non sai se variando due stupidate ti fregheranno comunque, che in ogni caso per ben che vada sarà un patrimonio di famiglia solo temporaneamente, che poi sarà regalato a chi è già carico di soldi da fare schifo?".

Per essere più chiari: se mi si dicesse che dopo un tot la proprietà diventa COLLETTIVA e quindi se arriva Apple che fa cento miliardi grazie a quel brevetto i diritti vanno ALLA COLLETTIVITA', mi potrebbe stare bene. Mi sembra cioè singolare includere nella collettività le aziende. Come dire che un pezzo di terreno demaniale è di tutti e allora arriva l'azienda X che ci installa una raffineria, perché è anche suo. Non funziona così.

Il punto ripeto è tutto nel giusto corrispettivo, perché se mi si chiede 1 euro su cento di una tazza del cesso per chi l'ha inventato, per chi ha fatto lo studio di fluidodinamica per evitare gli schizzi, per chi ha trovato il rivestimento più adatto e duraturo, e così via... qual è il problema? Ripeto, a me sembra corretto.

Se vuoi aggiungere una clausola è che nel caso in cui non sia possibile risalire agli eredi o non ce ne siano più, la cosa passa alla collettività, per cui tu azienda che sfrutti l'opera di ingegno altrui comunque dovrai corrispondere una somma - modesta e accessibile - perché stai facendo profitto grazie a qualcosa che non è tuo, e se non c'è chi è titolato finiranno in un fondo comune che potrebbe ad es. essere destinato proprio a incentivare le opere di ingegno.
"O della tazza del cesso."

Lì più che di diritti si dovrebbe parlare di una causa di santificazione immediata :D
Quoto nella sostanza, magari non nei particolari, Fx e Daniele. Altrimenti, a logica dopo la morte di mio padre chiunque potrebbe venire a fare il picnic nel giardino della sua casa.
O, per fare un esempio più aderente al tema, io non dovrei ereditare i diritti su qualche titolo finanziario, che non sono beni materiali, non producono niente, e non c'entrano niente neanche con l'ingegno del possessore.
@ FX

Per me che all'inventore dei cardini possa andare 1 millesimo di euro per ogni cardine venduto, non mi sembra affatto scandaloso.

I diritti d'autore sono uno strumento per incentivare la creatività, non un diritto della persona.

Non penso sia scandalosa l'esistenza dei diritti dal punto di vista pratico, perché gli inventori vanno premiati e incentivati. Che abbia un "diritto" sull'opera, al di là del nome, invece, ritengo sia un'idiozia.

Il pro-pro-pro-pro-nipote di quello che ha inventato i cardini avrebbe il diritto di -vietarmi- di utilizzare i cardini semplicemente gli tira il c**o?

E chi è, Dio? Eppure non serve nemmeno vietarlo espressamente, basta chiedere diritti troppo onerosi. E' idiota.

Per non parlare dell'idea stessa di generazioni di persone che potenzialmente campano sul lavoro di una sola persona.

Succede anche con le eredità, in fondo, ed è per questo che non concepiamo l'idiozia della cosa, ma davvero non ha senso.

Ciò che è creato è patrimonio di tutti. Una società intelligente però premia l'inventore abbastanza da spingerlo a creare ancora. Questo è il punto.


- se uso la mia testa per arricchirmi e comprare case, queste saranno una ricchezza che sarà goduta dai miei figli e dai figli dei miei figli, e così via


Non è una cosa efficiente, sul lungo periodo. Le cose non sono di chi le compra, ma di chi le usa. Pragmatismo e compromessi sono necessari e imprescindibili, non sono un comunista
né un anarchico. Ma la proprietà privata, al fondo delle cose, non esiste. E' un artificio per aumentare efficienza e soddisfazione delle persone, e permettere loro di essere più concentrate e produttive. Ma nella realtà non esiste. Il primo che arriva con un fucile abbastanza grosso si porterà via casa tua lasciandoti in cambio una pallottola nel cranio.


"perché dovrei dedicarmi a qualcosa che non so se mi produrrà un ritorno"


Dedicarsi solo alle cose che danno un ritorno si fa per necessità o per aridità. Chi crea davvero raramente lo fa per un ritorno. Il ritorno è l'artificio che la società può usare perché non sia costretto a fare altro, ma possa sfruttare i suoi doni. E' un artificio pragmatico, non un diritto.


Per essere più chiari: se mi si dicesse che dopo un tot la proprietà diventa COLLETTIVA e quindi se arriva Apple che fa cento miliardi grazie a quel brevetto i diritti vanno ALLA COLLETTIVITA', mi potrebbe stare bene.


Dovrebbe essere così, in effetti. D'altronde, l'idea stessa che un'azienda si arricchisca oltre quello che realmente produce è già un impossessarsi delle risorse della collettività.

Sottolineo che i compromessi possono essere utili, quando permettono un vantaggio, ma sono sempre compromessi.

continua...

Mi sembra cioè singolare includere nella collettività le aziende. Come dire che un pezzo di terreno demaniale è di tutti e allora arriva l'azienda X che ci installa una raffineria, perché è anche suo. Non funziona così.


No, infatti: è necessario che -tutti- siano d'accordo. Per questo sono nati i concili, i rappresentanti, le riunioni, i permessi, i riconoscimenti sociali, i contratti e, in ultima analisi, la proprietà. Ma, ancora una volta, la proprietà è un artificio di riconoscimento sociale e di aumento dell'efficienza della società tutta, nella realtà non esiste.


Il punto ripeto è tutto nel giusto corrispettivo [..] qual è il problema?


Il problema è stabilire quale sia il giusto corrispettivo, come è chiaro anche in questa discussione.


Se vuoi aggiungere una clausola è che nel caso in cui non sia possibile risalire agli eredi o non ce ne siano più, la cosa passa alla collettività


In teoria, dunque, se io, collettività, elimino gli eredi fino a ogni rintracciabilità, divento padrone dei diritti? A me sembra che un regime violento o disumano potrebbe addirittura regolamentare per legge abominazioni simili (chi l'ha detto che bisogna finanziare un fondo per le opere di ingegno?). E con quale "diritto" si potrebbe opporsi alla legittimità di questa idea?

L'opposizione è che i diritti d'autore non esistono, per nessuno. Li si riconosce perché è un buon modo per mettere l'autore in condizione di creare ancora. Null'altro.

@Martinobri


Quoto nella sostanza, magari non nei particolari, Fx e Daniele. Altrimenti, a logica dopo la morte di mio padre chiunque potrebbe venire a fare il picnic nel giardino della sua casa.


E' già così. Domani arriva un tizio con più soldi e più forza, e ti butta fuori. la casa è "tua" solo per convenzione. Quante persone hanno perduto ciò che avevano perché le leggi che regolavano la loro società si sono infrante, e qualcuno più forte ha fatto leggi diverse?

Si -sceglie- di fare in un modo o nell'altro, ma i diritti di proprietà rappresentano l'accettazione, da parte di tutti, di quello stato di fatto.


O, per fare un esempio più aderente al tema, io non dovrei ereditare i diritti su qualche titolo finanziario, che non sono beni materiali, non producono niente, e non c'entrano niente neanche con l'ingegno del possessore.


In teoria dovrebbe essere così, se seguissimo il filo dei valori fondanti del merito e del lavoro. Ma le estremizzazioni in genere rivelano la debolezza degli istituti sociali comuni, e quello che è importante non è essere fanaticamente ligi a un'idea, ma fare prosperare una società.

Così è anche con i diritti. Finché aiutano la società, sono un'ottima idea. Quando favoriscono l'avidità individuale e danneggiano stupidamente la collettività, sono da cambiare.
Vorrei fare un ommento senza aver leo tutti i precedenti. Lo dichiaro perche non lo faccio mai e chiedo scusa.

Ma non sarebbe piu interessante se i diritti d'autore durassero x anni (es 50) dalla data di registrazione dell'opera? Poi ad un certo punto basta, anche se l'autore è ancora in vita.
Non posso che spezzare una lancia a favore di SirEdward, il diritto d'autore è assurdo e ormai anacronistico, specie così come funziona adesso, è ora di finirla di ingrassare sulle idee altrui (e già, perchè quelli che ingrassano in questo "giro del fumo" quasi mai sono gli autori delle buone idee).
Bisogna dare una scossa al sistema, questi assurdi privilegi vanno aboliti, bisogna creare il Manifesto dell'Intelletto Umano. Incomincio io: Articolo 1: Le idee sono di tutti.
SirEdward: "Il pro-pro-pro-pro-nipote di quello che ha inventato i cardini avrebbe il diritto di -vietarmi- di utilizzare i cardini semplicemente gli tira il c**o?"

"ne dovrebbe venir determinato il giusto valore in modo che chiunque possa utilizzare qualsiasi brevetto riconoscendo una cifra ragionevole ai relativi inventori"

Ho per l'appunto fatto l'esempio dei cardini, ponendo per ipotesi in 1 millesimo di euro la cifra per cardine da riconoscere.

Per me il punto è tutto lì, non ELIMINARE ma rendere più ragionevole. Il problema dei brevetti di oggi è proprio che l'autore può esercitare (se ne ha i mezzi) un controllo eccessivo, come vietarne l'uso; condisci tutto con la possibilità di brevettare, ad es. negli USA, qualsiasi cosa e la frittata è fatta. La soluzione però di eliminare o di far scadere i brevetti non è una grande soluzione; la soluzione ripeto è quella di trovare le modalità per cui si possa calcolare un riconoscimento equo che abbia un peso del tutto trascurabile su chi lo deve riconoscere e contemporaneamente non ci si trovi ingessati come oggi, dove le grandi aziende si tengono vicendevolmente in scacco con i brevetti.

"Quando favoriscono l'avidità individuale e danneggiano stupidamente la collettività, sono da cambiare."

Il punto è proprio questo: far scadere i brevetti significa lasciar libera una Apple che ha l'80% di ricarico sui suoi prodotti di averne il 90. Io preferisco che i soldi vadano agli eredi dell'inventore piuttosto che servano a aumentare i profitti delle grosse aziende. Tu favorisci chi fa profitto sfruttando idee altrui.

Cmq le tue idee sulla proprietà privata sono abbastanza deliranti... vuoi regalare le tue idee a chi le userà per farne grandi profitti? Fallo. Non pretendere che uno, ripeto PER PRINCIPIO molto prima che per avidità, faccia lo stesso.
Il bilancio è tra la possibilità di ALTRI di inventare e basarsi sulle idee PREGRESSE e la necessità di tutelare e incentivare chi quelle idee pregresse le ha inventate e "premiarlo" per la suddetta inventiva in maniera che inventi ancora.
Per questo copyright ridicolamente lunghi sono abbastanza controproducenti [soprattutto quelli post-mortem...] Ovviamente con un copyright breve va tutelato lo sfruttamento "tattico" tipo grossa ditta vede una possibilità in un'idea di Tizio, aspetta che scada il copyright e ci fa i miliardi alla facciaccia sua, ma sospetto che siano casi comunque limite.
Così è anche con i diritti. Finché aiutano la società, sono un'ottima idea. Quando favoriscono l'avidità individuale

Ma perchè voler guadagnare il giusto dal proprio ingegno è equiparato ad avidità?


Articolo 1: Le idee sono di tutti.

Nel mondo reale, il risultato pratico di questo principio sarebbe che quelli che investirebbero tempo e soldi e ingegno nello sviluppo di idee sarebbero il 10% di adesso.
@ FX

Ho per l'appunto fatto l'esempio dei cardini, ponendo per ipotesi in 1 millesimo di euro la cifra per cardine da riconoscere.

Ho per l'appunto fatto l'esempio dell'assurdità di trovare il pro(n)-nipote dell'inventore dei cardini, per dirti che il punto su cui siamo in disaccordo non è l'esistenza di una regola intelligente, ma la definizione dei suoi limiti. Chi decide la lunghezza del diritto d'autore? Su quali basi? E chi decide -quanto- è dovuto? Su quali basi? Con quali meccaniche? 1 millesimo ora può essere pochissimo o tantissimo anche solo dopo pochi anni. Vuoi il diritto di negare l'uso? Di chiedere i pagamenti che l'autore preferisce? Su quali basi decidi quello che ti sembra giusto? Con quale ratio? Questo è il problema.


Per me il punto è tutto lì, non ELIMINARE ma rendere più ragionevole


Anche io sono per rendere ragionevole, non eliminare. Sono fortemente a favore di questa cosa. l'ho anche scritto chiaramente, nel messaggio precedente. Spero tu l'abbia colto. Nel mio "rendere ragionevole", però, è inclusa la scadenza del diritto a ricevere compenso.


"Quando favoriscono l'avidità individuale e danneggiano stupidamente la collettività, sono da cambiare."

Il punto è proprio questo: far scadere i brevetti significa lasciar libera una Apple che ha l'80% di ricarico sui suoi prodotti di averne il 90


E tenerli perpetui significa potenzialmente impedire al gruppo di teatro amatoriale di mettere in scena Shakespeare, se la cosa fosse implementata.

O significa che la grande Corporation del cinema vuole bloccare la diffusione di un'opera di ingegno valida basata su un brand (Star Trek) di sua proprietà, danneggiando potenzialmente la collettività di qualcosa di molto valido (vedi articolo di Paolo dello stesso giorno di questo). Addirittura più valido dell'uso "secondo diritti".

Da un eccesso all'altro. Il diritto d'autore è uno strumento utilissimo, ma non deve diventare uno scudo per limitare il buono altrui. Per evitare certe storture, è bene ricordare che in natura il diritto d'autore non esiste, e che è una creazione umana fatta con intelligenza e lungimiranza, non la parola insindacabile di qualche dio. Come tutte le regole di convivenza umana, d'altronde.


. Io preferisco che i soldi vadano agli eredi dell'inventore piuttosto che servano a aumentare i profitti delle grosse aziende. Tu favorisci chi fa profitto sfruttando idee altrui.


Tutti fanno profitto sfruttando le idee altrui... Anche chi crea opere nuove si basa su conoscenza sviluppate da altri. E' alla base stessa dei processi di costruzione tecnologica, scientifica e culturale. Senza Newton e Maxwell, non avremmo la Relatività di Einstein. Senza Mr. Daimler, non avremmo la Tesla, né la Fiat, né la Ford. Senza Ford, non avremmo i sistemi di produzione automatizzati. Capisci l'assurdità di impelagarsi nell'idea che i diritti d'autore possano essere perpetui? Quanto dell'opera di uno entra nell'opera dell'altro? In che modo? Come lo regoli? Vuoi davvero ammazzare il mondo di burocrazia per dare un obolo agli eredi Einstein ogni volta che usi il navigatore satellitare (e sei fortunato che Newton non aveva figli)? Eppure la Garmin fa soldi con le idee di Einstein.

Detto questo, io non trovo corretto che le grosse aziende facciano profitto nel modo in cui lo fanno adesso. Non mi dà fastidio che usino l'opera altrui, mi dà fastidio che usino certi metodi, con l'opera altrui o propria. Ma è un altro discorso.


Cmq le tue idee sulla proprietà privata sono abbastanza deliranti...


Io dico che sei tu che non le hai capite. Poi un giorno se vuoi facciamo una bella discussione in cui potresti portarmi qualche -prova- di quello che dici prima di insultare quello che penso, perché secondo me il problema è che ridi di cose che non hai compreso. ;-)
# Martinobri

Ma perchè voler guadagnare il giusto dal proprio ingegno è equiparato ad avidità?

Guadagnare "il giusto" dal proprio ingegno non è avidità. E' una cosa intelligente, lungimirante e assolutamente utile. L'ho dichiarato. Ma "il giusto" è un concetto umano, e la mia domanda è dunque: come si definisce "il giusto".

Perché è di questo che si discute, qui (almeno io). Non se debba esistere il diritto d'autore, ma quali debbano essere i suoi confini. All'interno di questa discussione, sostengo che non esistono leggi "naturali" che leghino una persona alla sua opera oltre al diritto di paternità (il nome e l'attribuzione). Il resto è una decisione nostra, e dobbiamo avere chiaro che si tratta di una nostra responsabilità umana verso i nostri simili, non della parola di Dio.

E' questo, in fondo, che fa schifo delle "grosse aziende" che fanno soldi con le idee altrui, dell'opera ottima che non può essere diffusa perché usa personaggi di qualcuno incapace a realizzare opere altrettanto valide e dell'erede incarognito che non concede diritti d'uso o di realizzazione. Sono tre cose diversissime che spingono tutte e tre lo stesso tasto, cioè che sono ingiuste. Ce ne rendiamo conto, perché invece di favorire la cultura, la società, l'ideatore, favoriscono l'avidità, rompendo il motivo stesso per cui esiste il diritto d'autore e mostrando, proprio per questo, che noi siamo i creatori di questo diritto, e noi dobbiamo definire dove deve fermarsi.
Tra tutti i commenti, quelli a cui mi trovo più vicino sono quelli "controcorrente" di FX.

Capisco che la questione del diritto d'autore non sia semplice e possa portare a situazioni assurde, contraddizioni, contenziosi ecc...ma proprio per questo non è nemmeno sensato semplificarla ulteriormente, come vorrebbero fare quelli che, con una o due frasi ad effetto, pensano di aver trovato la soluzione definitiva ad una questione che va avanti da decenni. Se uno non conosce o non valuta tutte le varie ed eventuali, fa la stessa figura di chi proponeva di dare matite agli astronauti russi o di chi pensa che per sanare il debito pubblico basterebbe stampare le banconote necessarie.
Anche perchè la maggior parte dei commenti tiene conto esclusivamente del punto di vista del fruitore dell'opera e solo in minima parte (se non addirittura per niente) dell'autore. Certo, è molto "romantico" il concetto di un mondo dove la proprietà delle opere dell'ingegno passa il prima possibile alla collettività, ma nella realtà dei fatti questa situazione porterebbe un sacco più problemi che vantaggi. Diciamocela tutta: sarebbe solo un modo per poter fare quello che ci pare -gratuitamente- con le opere altrui, ma che non garantirebbe nessun vantaggio a chi, con queste opere, ci lavora e ci vive.
Ad esempio, quelli che vorrebbero che il copyright di un'opera non sopravviva al suo autore, dovrebbero spiegarmi che fine farebbero le opere realizzate da chi muore prematuramente o, addirittura, prima di pubblicarle. Nel primo caso avremmo case discografiche che non produrrebbero mai i dischi di autori in là con gli anni o con uno stile di vita sregolato, col rischio che dopo pochi anni questo venga "liberalizzato" e stampato da altre case discografiche. Nel secondo caso, invece, non avremmo potuto godere di tutte quelle opere che sono state pubblicate postume per volere degli eredi. Già, perchè è facile accusare gli eredi di un artista defunto di voler lucrare sul suo nome (sicuramente qualcuno l'ha fatto), ma se mio padre fosse stato un cantante famoso e io ritrovassi un nastro con degli inediti, non mi sognerei mai di renderlo pubblico se sapessi che questi diventerebbero automaticamente di pubblico dominio, col rischio di ritrovarmeli utilizzati in spot, iniziative politiche, film, ecc...
Addirittura ipotizzo scenari in cui qualche malato di mente potrebbe decidere di uccidere un artista per rendere "libere" le sue opere. Se pensate che sia un esagerazione, vi lascio ripensare a come sono morti John Lennon e Dimebag Darrell.

Ora guardate i dischi che avete in casa e chiedetevi quanta di quella roba non sarebbe mai stata pubblicata -e forse nemmeno scritta- se le leggi che tutelavano gli autori fossero state diverse da quelle attuali (che di certo non sono perfette, ma sono molto più funzionali di quelle che vorrebbe il pubblico).
brevetti e diritto d'autore servono. Viceversa nessuno si farebbe il mazzo per creare e/o inventare qualcosa di nuovo (e si spera utile).

Il problema è l'abuso costante che viene operato. Devo citare il caso di apple contro samsung dove uno dei punti è "lo slide to unlock"? Mi pare palese che una tale bestialità non possa essere nemmeno essere materia di discussione eppure è così.

Gli USA sono il caso peggiore, chiaramente, ma se vogliamo riconoscere un qualcosa agli autori come propone fx, allora il mio datore di lavoro dovrebbe continuare a dare soldi anche dopo la mia morte a tutti i parenti!!!!!! Anche il mio lavoro merita un riconoscimento no???

Ecco, dopo aver riportato il tutto ad un piano normale, le proprietà tutelate da copyright vanno tutelate, ma c'è un limite. L'errore per me è considerare la morte dell'autore. Cos'è? Andiamo ad accoppare i linkin park per avere prima gratis le loro canzoni? Le major hanno comunque un ruolo e allora la cosa è semplice: si mette un limite di durata. Che l'autore goda di buona salute oppure no è ininfluente. Dopo 40-50 anni che siano liberamente fruibili altrimenti si rimane all'età della pietra.
Quanto alla storia di Warm Kitty, mi spiace dirlo ma gli eredi fanno bene a reclamare, avendone il diritto. Se poi hanno ragione o no, lo stabilirà un giudice.
Non dobbiamo commettere l'errore di giustificare Chuck Lorre solo perchè TBBT ci fa tanto ridere o perchè "senza quel telefilm nessuno conoscerebbe quella canzone": questo è vero, ma è anche vero che le gag basate su Warm Kitty hanno contribuito alla popolarità della serie, oltre ad essere stata la base di diverso merchandising, quindi hano comunque sfruttato un'opera altrui per fare introiti.

Inoltre questi errori, talvolta capitano in buona fede (e in quel caso ci si accorda praticamente subito), ma spesso sono delle furbate belle e buone. Vi ricordate cosa è successo quando, "in buona fede", Ricky Gianco ha messo la firma sulla versione italiana di Stand By Me, credendolo un pezzo di pubblico dominio?
Qui non si è nemmeno trattato nemmeno del tentativo di non pagare i diritti; i produttori della serie hanno chiesto permesso ad una casa editrice, quindi sapevano benissimo che non era un testo di pubblico dominio. Ma allora perchè non si sono informati anche su chi ne fosse l'autore, in modo da evitare grane?
A volte, certe dimenticanze sono "volute" per evitare che qualcuno possa mettere il veto all'uso mediatico di una particolare composizione, sperando che il titolare non se ne accorga oppure che sia troppo vecchio e/o disinteressato per preoccuparsene.

Capisco che la situazione descritta post sia odiosa, soprattutto quando si tratta di figli che fanno la bella vita acquisendo i frutti del lavoro del papi. Ma il fatto che qualche erede faccia il furbo con una proprietà acquisita dai genitori purtroppo è qualcosa da tenere in conto nel concetto stesso di eredità. Ma è sempre meglio dover sopportare episodi del genere che non vivere in un mondo dove le opere di una persona automaticamente diventano di tutti dopo la sua morte. Meglio garantire qualche diritto in più anche agli str**** che toglierne a chi invece se li merita. Chiaramente questi episodi fanno più notizia di tutti quei casi in cui, invece, non succede nulla o in cui gli eredi hanno un atteggiamento più permissivo.
SirEdward: "E tenerli perpetui significa potenzialmente impedire al gruppo di teatro amatoriale di mettere in scena Shakespeare, se la cosa fosse implementata."

Ripeto - nuovamente - che sto parlando di richieste RAGIONEVOLI, quindi al gruppo di teatro amatoriale verrà chiesto qualcosa in proporzione alla loro dimensione; ciò che peraltro accade con la SIAE, in un modo ben peggiore di quanto intenda io per "ragionevole" (sia a livello di burocrazia che di cifre), qualora tu abbia un gruppo di musica amatoriale che fa brani di questo secolo - e se non smettono di fare musica per la SIAE, figurati se gli viene chiesto di pagare una manciata di euro per i diritti di ciò che rappresentano in una stagione.

lufo88: "allora il mio datore di lavoro dovrebbe continuare a dare soldi anche dopo la mia morte a tutti i parenti!!!!!!"

Se e solo se:
1) lui o altri continuassero a generare profitto anche la tua dipartita grazie a ciò che hai prodotto
2) non vi sia una cessione della proprietà intellettuale.

Nel caso del lavoro dipendente in genere si realizza sempre il punto 2, in quanto tu stai prestando la tua opera intellettuale non di tua spontanea iniziativa ma per conto di un terzo che ti paga per questo in cambio di avere per l'appunto di poterne beneficiare illimitatamente.

Certo è che se lavori per la Paperino Energia SAS come stagista a 122 euro al mese e realizzi loro un reattore a fusione nucleare da una parte sei un genio fuori scala dall'altra sei un pirla fuori scala per aver praticamente regalato l'invenzione del millennio. Nella realtà difatti accade esattamente l'opposto: ti fai il know how presso la Paperino Energia SAS dove magari il capo è un genio sul fronte scientifico ma non è gran che sul fronte imprenditoriale, attingi qualche idea, ne attacchi un altro paio, riconfezioni il tutto, fai la start up "Free Energy" e fai successo.

In conclusione: se nel tuo lavoro presti opera intellettuale, tipicamente questa viene retribuita in modo commisurato al beneficio che ne trae il tuo datore di lavoro, quindi il problema è semplice: lui assorbe oneri (rischi) e onori (profitto derivante dalla vendita del tuo lavoro a una cifra superiore rispetto a quanto l'ha pagato in origine), se ti sta bene bene, se non ti sta bene mettiti in proprio e alè op, pedalare. :)
Tra l'altro buon anno l'ho detto?

Ps: Paolo, ho fatto Capodanno da amici a Miglieglia, sono passato nei pressi del Maniero Digitale, per un attimo ho pensato "quasi quasi gli faccio un regalo e mi invito con tutta la famiglia per il cenone"... alla fine non l'ho fatto perché ci aspettavano ed era da cafoni non andare, ecco, lo so che ora sarai lì a mangiarti le mani, ma non ti preoccupare, ci sarà occasione in futuro :D
Se il babilonese che ha inventato la scrittura si fosse fatto pagare per utilizzare la sua opera dell'ingegno, adesso saremmo ancora nella preistoria.
Quanto prima le idee diventano di pubblico dominio, tanto prima la società può progredire. Vogliamo riconoscere qualcosa all'inventore perchè lo riteniamo giusto? Siamo progrediti ugualmente, per millenni, senza che fosse così, ma facciamolo pure, male non farà. Però il giusto. Teniamo fermo il progresso per dieci anni, dall'idea, venti al massimo, a prescindere da quanto campi. Per me così può essere "il giusto". Che cazzo devi mai aver inventato di così utile alla società per valere di più? Hai scritto una bella canzoncina, il megasuccesso dell'estate? Estamminchia! All'egiziano che ha inventato la geometria cosa dovremmo fare? Lo stesso Einstein, per l'amor di Dio, tutto il rispetto, ma non è che prima del gps la vita fosse così tanto peggiore.
Il meccanismo del diritto d'autore, così come funziona oggi, talvolta finisce addirittura per bloccare il progresso, se è contro interessi che non sono certo quelli dell'inventore. La prova è in garage, dove c'è un motore a combustione interna che è praticamente uguale da cent'anni, e non è che siano mancate le idee alternative, nel frattempo.
@Jonny Dio
In garage hai solo la prova della difficoltà di sviluppo di soluzioni efficienti a costi accettabili per l'industrializzazione di massa.

Nuove soluzioni non solo sono possibili, ormai alcune sono anche reali.
FX


Ripeto - nuovamente - che sto parlando di richieste RAGIONEVOLI


Prima parlavi di perpetuità. La perpetuità del diritto d'autore è irragionevole.


, quindi al gruppo di teatro amatoriale verrà chiesto qualcosa in proporzione alla loro dimensione


O in base all'opera messa in scena? O in base all'incasso? O in base al pubblico presente? O in base alla fama dell'opera e al richiamo che fa? Come prima, la domanda è: quali sono i limiti e i meccanismi? Come devono essere stabiliti?


lufo88: "allora il mio datore di lavoro dovrebbe continuare a dare soldi anche dopo la mia morte a tutti i parenti!!!!!!"

Se e solo se:
1) lui o altri continuassero a generare profitto anche la tua dipartita grazie a ciò che hai prodotto
2) non vi sia una cessione della proprietà intellettuale.


Ma se il diritto d'autore è per te un diritto della persona, ed è perpetuo, come può essere che possa essere ceduto, magari a una grossa azienda?


Nel caso del lavoro dipendente in genere si realizza sempre il punto 2, in quanto tu stai prestando la tua opera intellettuale non di tua spontanea iniziativa ma per conto di un terzo che ti paga per questo in cambio di avere per l'appunto di poterne beneficiare illimitatamente.


Dal momento che sostieni l'idea di perpetuità del diritto d'autore, come può essere ragionevole che qualcuno con una forza contrattuale maggiore della tua ti assuma e ti paghi una quota finita e limitata per un diritto illimitato? Sarebbe una truffa in ogni caso (limitato per illimitato), e comunque ricadresti nella situazione in cui tu usufruitore stai pagando l'obolo non alla persona che ha creato l'opera, ma a una azienda che ne ha comprato i diritti. E li dovresti pagare per sempre. Non è questo lo scopo del diritto d'autore.


Certo è che se lavori per la Paperino Energia SAS come stagista a 122 euro al mese e realizzi loro un reattore a fusione nucleare da una parte sei un genio fuori scala dall'altra sei un pirla fuori scala per aver praticamente regalato l'invenzione del millennio.


Cioè se vieni pagato una cifra che ritieni troppo bassa, è giusto che tu non lavori al massimo, ma ti tenga le buone idee per chi ti apprezzerà. Sì. è un buon contrappasso per chi ti sfrutta, ma io penso che mostri bene sia l'inefficiente idiozia di permettere lo sfruttamento delle persone, sia l'ingiustizia di altri che dovessero pagare un diritto d'autore potenzialmente illimitato a un'azienda, non al creatore dell'opera, che magari avesse pure comprato i diritti per un tozzo di pane.


In conclusione: se nel tuo lavoro presti opera intellettuale, tipicamente questa viene retribuita in modo commisurato al beneficio che ne trae il tuo datore di lavoro


Non è così. Il tuo esempio dello stagista alla Paperino SAS è lampante in questo senso. Se fosse come dici tu, lo stagista dovrebbe avere desiderio di realizzare il reattore a fusione, perché sarebbe remunerato in maniera commisurata al beneficio generato. Invece, tu stesso fai notare che lo stagista sarebbe un'idiota, perché verrebbe derubato della genialità della sua idea per 122 euro al mese.

I valori con cui ogni oggetto, merce, idea, ora di lavoro vengono scambiati non sono affatto commisurati al loro reale valore in termini d'uso. Tanto è vero che la maggior parte delle volte diventa ricco non chi combina meglio le risorse disponibili e aumenta la ricchezza generale di una società, ma chi riesce a fregare gli altri e comprare a poco ciò che vale molto, o rivendere a molto ciò che vale poco.

Ma anche questo è un discorso eterodosso.
@ Johnny Dio

Se il babilonese che ha inventato la scrittura si fosse fatto pagare per utilizzare la sua opera dell'ingegno, adesso saremmo ancora nella preistoria.

Esattamente. I diritti d'autore, che pure sono una intuizione geniale e che se bene implementati favorisce lo spirito creativo dell'autore, sono, se male implementati, una limitazione mostruosa a tutti gli altri.

Esiste un limite entro il quale il diritto d'autore funziona, e oltre il quale è stupido. Tutto sta a capire dove sta questo limite. E l'unico modo è capire esattamente -cosa- favorisca altra creazione e cosa invece si traduce in semplice lucro.

Perché a noi non deve interessare il lucro (che non crea ricchezza ma la sposta da qualcuno a qualcun altro), a noi deve interessare l'aggiunta di ricchezza al sistema, la creazione di opere/idee/oggetti, l'unico modo in cui si aggiunge ricchezza per tutti: con le mani, con le proprie idee, con il proprio tempo.
SirEdward: e pagali questi due euri all'inventore della sintesi, li valgono. Guarda, te li offro io, già che non abbiamo posizioni conciliabili, in più scrivi ogni volta dei papiri; fai qualcosa per incentivare alla lettura, santi numi
Esiste un limite entro il quale il diritto d'autore funziona, e oltre il quale è stupido. Tutto sta a capire dove sta questo limite. E l'unico modo è capire esattamente -cosa- favorisca altra creazione e cosa invece si traduce in semplice lucro.

Questo è vero, ma quella frase vuol dire tutto e il contrario di tutto.
Perchè qualsiasi legge "funziona fino ad un certo punto" e poi diventa limite/censura/costrizione quando lo supera. Ma siccome ognuno di vede questo limite in un punto diverso, bisogna stabilirlo in modo arbitrario; per forza di cose non potrà mai accontentare tutti, ma allo stesso modo si cerca di trovare una via di mezzo che favorisca sia il privato che la società.

Perché a noi non deve interessare il lucro (che non crea ricchezza ma la sposta da qualcuno a qualcun altro), a noi deve interessare l'aggiunta di ricchezza al sistema, la creazione di opere/idee/oggetti, l'unico modo in cui si aggiunge ricchezza per tutti: con le mani, con le proprie idee, con il proprio tempo.

A noi chi? La collettività?
Come ho già detto prima, continuo a vedere tante opinioni che tengono conto solo del punto di vista del fruitore, fregandosene altamente di chi, col proprio ingegno e creatività, ci vive.
Mi tocca dare una notizia: l'arte, qualunque essa sia, ha sempre avuto diffusione e incentivo solo grazie al fatto che c'era qualcuno che PAGAVA per utilizzarla e che tutelava il lavoro dell'artista. Bach, Mozart e Beethoven scrivevano le loro composizioni perchè c'era qualcuno che li pagava profumatamente per farlo. E se in casa vostra ci sono tutti quei dei dischi dei Pink Floyd, di Miles Davis o di Fabrizio De Andrè è perchè qualcuno, all'epoca, ci ha visto dei potenziali guadagni e quindi ha promosso la loro arte, rendendola fruibile a chiunque volesse acquistarla; allo stesso modo, i suddetti musicisti hanno realizzato i loro dischi non solo per migliorare il mondo, ma anche per potersi pagare le bollette.
Triste, vero? Eppure sappiamo bene che se uno vuole dedicarsi alla coltivazione di un'arte a tempo pieno, può farlo solo se questa diventa anche la sua fonte di reddito primario (oppure se ha già tanti soldi di suo...). Questo non toglie che uno non possa realizzare arte meravigliosa anche quando lo fa per lavoro, ed è quello che verifichiamo tutti quando ascoltiamo un disco, guardiamo un film o leggiamo un libro. E' tutta gente di cui si potrebbe dire che "lo fanno per soldi"; ma è proprio perchè lo fanno per soldi se loro possono dedicare tutto il loro tempo all'arte e noi possiamo godere delle loro opere.
Uno dovrebbe fare queste cose solo per il bene della collettività? Nemmeno John Lennon sarebbe mai arrivato a tanto. L'idea del compositore, del pittore o dello scrittore che realizzano art for art's sake è concetto molto romantico, quasi hippie....ma nella realtà dei fatti, si traduce nel tizio che scrive musica nella propria stanza o l'hobbista che realizza quadri nella sua cantina a tempo perso, senza che il mondo verrà mai a sapere cosa ha fatto. Solo quando la creatività riesce a creare un mercato riesce a uscire da quattro mura ed arrivare alla collettività. Il resto sono discorsi del tipo "se mi fai utilizzare la tua opera, ti posso ripagare in fama e visibilità", tanto cari a quelli che -semplicemente- stanno cercando un modo per ottenerla gratis.
e il babilonese che ha inventato la scrittura si fosse fatto pagare per utilizzare la sua opera dell'ingegno, adesso saremmo ancora nella preistoria.

Premettendo che non c'è stato "un" babilonese che ha inventato "la scrittura" (non è che grazie ad una sola persona, da un momento all'altro, la gente ha iniziato a scriversi o a testimoniare per scritto tutto ciò che succedeva) probabilmente sarebbe accaduto come accade ancora oggi per qualsiasi altro brevetto: chiunque voglia utilizzarlo per fini commerciali, avrebbe pagato una quota al titolare del brevetto, mentre il fruitore avrebbe pagato solo il prodotto.

E' lo stesso principio per cui, nessuno di voi ha mai pagato un soldo di copyright per poter convertire un file audio in mp3 (che è un formato proprietario), ma chi ha realizzato quel software sì. Eppure mi sembra che, nonostante tutto, il formato mp3 sia utilizzato e utilizzabile ovunque, anche se la ditta che lo ha realizzato continua ad ottenere profitto per il suo lavoro (che ha indubbiamente dato vantaggi enormi alla collettività)

@ Replicante Cattivo


Questo è vero, ma quella frase vuol dire tutto e il contrario di tutto.


Vero, è generica. Abbiamo però gli effetti pratici della legge attuale. Alcuni sono buoni, altri no (li sappiamo e li abbiamo citati). Quelli che non lo sono andrebbero modificati per essere più funzionali, senza appellarsi a improbabili diritti divini al fine di difenderne la presenza. Se c'è una stortura, va sistemata, non accettata dietro chissà quale giustificazione. La ratio del diritto d'autore non è "fare profitto", ma spingere l'autore a creare, dargli i mezzi per farlo e favorire la nascita di nuove opere/idee.


A noi chi? La collettività?


A noi tutti. E' la base di funzionamento della società.


Mi tocca dare una notizia: l'arte, qualunque essa sia, ha sempre avuto diffusione e incentivo solo grazie al fatto che c'era qualcuno che PAGAVA per utilizzarla e che tutelava il lavoro dell'artista.


Sì, infatti il diritto d'autore come istituzione è un'idea ottima e lungimirante. Ma la distorsione di questa idea è sempre in agguato, soprattutto se non abbiamo chiaro -perché- essa esista e con quali meccanismi porti vantaggio.


E' tutta gente di cui si potrebbe dire che "lo fanno per soldi"


Al di là del discorso precedente, che trovo lucido, ricorda che la vera arte raramente nasce per soldi. Nel senso che anche quando l'autore è un professionista del suo campo, le cose di valore nascono da uno stato d'animo per cui il denaro è secondario, anche quando è il motivo discriminante nella scelta tra intraprendere o no l'opera dal punto di vista pratico. Fai arte se hai i mezzi per farla, ma non decidi di farla perché hai i mezzi per farla e per fare ancora più soldi; così ci fai i cinepanettoni.


Uno dovrebbe fare queste cose solo per il bene della collettività?


Per la propria spinta interiore. Il che equivale al bene della collettività. Chiaramente esistono problemi pratici, ed è per questo che il diritto d'autore è una buona idea.

Per essere più chiari: senza diritto d'autore o remunerazione per gli artisti non avremmo tanta arte quanta ne abbiamo adesso, ma l'arte non nasce dal denaro.

E' come chi gira il mondo. Non puoi girare il mondo senza denaro, ma non è per denaro che giri il mondo.


Solo quando la creatività riesce a creare un mercato riesce a uscire da quattro mura ed arrivare alla collettività


Basta che crei un pubblico. Il mercato delle opere è un modo per creare tale pubblico e per guadagnarsi da vivere, ma per diffondere un'opera non è necessario passare per il mercato.

Il mercato è un pezzo della vita, non la vita un pezzo del mercato.

@FX

SirEdward: e pagali questi due euri all'inventore della sintesi, li valgono. Guarda, te li offro io, già che non abbiamo posizioni conciliabili, in più scrivi ogni volta dei papiri; fai qualcosa per incentivare alla lettura, santi numi

Facciamo così: li pago io. Lascio che i tuoi li tenga tu. Investili in un corso di buone maniere. :-)
SirEdward: "Facciamo così: li pago io. Lascio che i tuoi li tenga tu. Investili in un corso di buone maniere. :-)"

Sapevo che l'esclamazione "santi numi" era un po' troppo forte e avrebbe scosso la sensibilità di qualcuno. E' la mia indole, rude e volgare, abbiate pazienza.
Fx, non è con l'ironia sulla rudezza o volgarità che riesci a mascherare la tua propensione a comportarti da rompipalle. Almeno stai nel personaggio, suvvia.

Queste risposte stizzite non fanno onore alla Gilda Dei Rompipalle.
Mi assumo la piena responsabilità di quanto sopra.
Stupidocane: l'assunzione di responsabilità era doverosa dopo un'affermazione così grave. Bravo.

Guarda, come dicevo di là sono consapevole che si possa interpretare in molteplici modi ciò che scrivo; in ogni caso al di là della percezione ho già precisato che non lo faccio con intento ostile, tutt'altro. Nel caso specifico ho segnalato un problema di leggibilità a SirEdward; avrei potuto non fare il rompipalle e semplicemente saltare i suoi post paro paro senza dirgli nulla, ma personalmente lo reputo meno rispettoso di dire in faccia che è troppo prolisso. Punti di vista.
Fx,

'Nzomma... non mi convince del tutto la tua ribattuta.

Avrei preferito un bel "Gna Gna" seguito da un "ahahaha". :)
Stupidocane

Infatti :D sembra proprio l'atteggiamento di uno con la coda di paglia.
Come dire: Stupidocane mi stai sulle balle per come scrivi, ma tranquillo non sono ostile nè maleducato. Anzi nella vita reale sono simpaticissimo.
Stupidocane: al di là che non colgo il senso di dire "gna gna" in risposta al tuo post, non era mio intento convincere nessuno; riporto il mio punto di vista e bon, poi sono affari vostri. =)

Paolo Alberton: simpaticissimo e adorabile. Ricordati adorabile.
Fx, lungi da me far partire una inutile querelle sulle modalità di porsi tra di noi, ma vorrei farti rispettosamente notare che ciò che hai scritto di Alberton è più o meno quello che molti altri a volte vorrebbero scrivere di te.

Chiaro che poi fai di testa tua e nessuno potrà mai dirti come comportarti o cosa scrivere, tanto meno come scriverlo.

È che lo trovo uno spreco di un'intelligenza molto attiva e presente. Pia illusione?

Il mio "gnagnaismo" ed "ahahaheggiare" è solo un piccolo divertissement ironico su faccende passate. Speravo lo cogliessi. Mea culpa.

Tutto qui.
Stupidocane: come modalità ho sempre trovato poco elegante sostenere una tesi con l'opinione di un non meglio precisato gruppo di altri. Anche perché ci si fa carico dell'interpretazione autentica del pensiero altrui - ed è per questo che in genere non si specifica esplicitamente chi siano gli altri, perché poi fioccherebbero le precisazioni e i distinguo.

Detto questo non intendo dire che nella sostanza, nel caso specifico, tu non possa aver ragione; la considero anzi la cosa più probabile. Se ne avessi certezza tuttavia sarei un po' amareggiato: se c'è qualcosa che mi si vuole dire me la si dica, mica mordo. Devo riconoscere a Paolo Alberton che lui per lo meno - seppur in modo un po' pedante e ridondante - lo fa.

In ogni caso la questione di oggi è nata semplicemente perché ho fatto notare a SirEdward che i suoi post sono eccessivamente prolissi per poter essere fruibili con i limiti di tempo e di concentrazione che ogni tanto si ha. L'ho fatto sicuramente con un tono sarcastico ma mi sembra ben lungi dall'essere sufficiente per far nascere un nuovo caso, eppur è successo.

Ciò che noto è che ultimamente va così, ci si trova sempre più spesso a fare discussioni di questo tipo mentre la altre, quelle che mi interessano, latitano. Un po' che c'è stato qualche cambiamento nel giro degli utenti che postano, molto sarà invece dovuto ai miei modi scorbutici: la realtà dei fatti però è questa, e dato che non sono qui per prescrizione medica credo sia ora di andarmene a fare un giro.

Baci =)
Se è vero l'ultimo paragrafo che hai scritto, che in parte contraddice quanto scrivi nel primo, forse hai la soluzione al far continuare le discussioni che ti intrigano.

Più pacatezza, meno sarcasmo ed un pizzico di pazienza ed ecco dei commenti che sono un piacere da leggere e commentare a loro volta.

Naturalmente non sono un oracolo e chiaramente ciò che scrivo altro non è che una mia impressione della vicenda. Posso essere io quello che sbaglia modo di interpretare i tuoi scritti e quindi questo siparietto non ha alcun senso.

Ma, facendo seguito alla tua richiesta di dirti le cose, a mio gusto preferisco questo mood.
@FX
se c'è qualcosa che mi si vuole dire me la si dica, mica mordo.

Io le cose te le ho sempre dette, ma non è che serva tanto. Al massimo becco delle battutacce in risposta. In un'altra discussione ti ho anche detto -che cosa- io ritengo che queste tue battutacce tentino di nascondere. Più diretto di così...


In ogni caso la questione di oggi è nata semplicemente perché ho fatto notare a SirEdward che i suoi post sono eccessivamente prolissi per poter essere fruibili con i limiti di tempo e di concentrazione che ogni tanto si ha. L'ho fatto sicuramente con un tono sarcastico


Non è proprio "semplicemente" quello. Hai riferito la tua opinione sulla lunghezza dei miei commenti in modo molto sarcastico, sgraziato, e tralasciando ogni singola parola riguardante l'argomento di cui si parlava.

I realtà, in effetti, non hai fatto notare che i miei post sono prolissi, hai reagito alle mie parole ignorandomi, spernacchiandomi e prendendomi per il sedere. E' parecchio di più che fare semplicemente notare una prolissità.

Immaginati una scena simile per strada:

A: mi scusi, signore, la sua auto, sistemata in doppia fila e fuori dagli spazi regolamentari, mi impedisce di uscire dal posto nel quale sono correttamente parcheggiato e che ho necessità di lasciare.
B: Bwahaha, ma ti sei visto come parli? Che noia! Senti, secondo me non è vero che non puoi uscire, ma guarda, per farti stare zitto ti pago il biglietto dell'autobus, ok?

Ecco, più o meno è successo questo.


ma mi sembra ben lungi dall'essere sufficiente per far nascere un nuovo caso, eppur è successo.


Alla luce dei fatti, dunque, potrebbe essere che la tua impressione fosse sbagliata?


Ciò che noto è che ultimamente va così, ci si trova sempre più spesso a fare discussioni di questo tipo [...] e dato che non sono qui per prescrizione medica credo sia ora di andarmene a fare un giro.


Prima di andare a farti un giro, perché non provi a vedere se modificando i tuoi modi scorbutici (parole tue) le cose migliorano? Sempre che ti interessi la comunicazione in questi spazi più dell'aderenza ai tuoi modi.
E se invece di farvi le pulci a vicenda tornaste all'argomento della discussione?

...Già, qual era l'argomento della discussione?
Paolo, tu sei il nostro Sheldon Cooper...