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12 aprile 1981: vent’anni dopo Gagarin avevamo già un aereo che andava nello spazio

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori ed è tratto dal mio e-book gratuito Almanacco dello Spazio. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2016/04/13 15:20.


Sono le sette del mattino, ora della Florida, del 12 aprile 1981: a vent’anni esatti dal primo volo spaziale di un essere umano, dopo aver visitato sei volte la Luna, debutta il Columbia, che si leva dalla Rampa A del Complesso di Lancio 39 del Kennedy Space Center e in otto minuti porta nello spazio John Young (veterano di due voli in orbita terrestre con Gemini 3 e 10 e di due missioni lunari con Apollo 10 e 16) e Bob Crippen (al suo primo volo) per la missione STS-1, la prima di ben 135 che verranno effettuate nell’arco di trent'anni dalla flotta degli Shuttle (oltre al Columbia ci saranno poi Atlantis, Challenger, Endeavour e Discovery). STS sta per Space Transportation System. In questa prima missione il Columbia vola per due giorni, 6 ore e 20 minuti ed effettua 37 orbite, rientrando e planando sulla pista 23 presso la base militare Edwards in California il 14 aprile.

Il volo di debutto del Columbia avviene esattamente a vent’anni di distanza dallo storico volo di Gagarin solo per una felice coincidenza: la data di lancio prevista inizialmente per il Columbia era il 10 aprile, ma un malfunzionamento di uno dei computer di bordo ha imposto un rinvio di due giorni.

La missione è costellata di primati: è il primo volo con equipaggio da parte degli Stati Uniti dopo sei anni di pausa (il volo precedente era stato l’Apollo-Soyuz nel 1975); è la prima volta che un veicolo spaziale statunitense trasporta un equipaggio durante il volo inaugurale; è la prima volta che la NASA usa motori a propellente solido per un lancio con equipaggio; è la prima volta che un equipaggio rientra da un volo orbitale usando un veicolo dotato di ali, che effettua una planata e atterra come un aliante, invece di una capsula che precipita dallo spazio e poi tocca terra appesa a dei paracadute; è il primo volo di un veicolo orbitale riutilizzabile (solo il grande serbatoio esterno viene eliminato a ogni lancio, mentre i razzi laterali a propellente solido ricadono nell’oceano sotto dei paracadute e vengono recuperati); il Columbia è il veicolo spaziale più pesante (96 tonnellate, esclusi i razzi laterali e il serbatoio esterno) mai lanciato e riportato a terra fino a quel momento; è il primo a usare uno scudo termico ceramico riutilizzabile; è il primo aereo-razzo a volare in atmosfera a oltre 10 volte la velocità del suono; è il primo veicolo spaziale a usare un sistema di manovra interamente digitale fly-by-wire, progenitore di quelli usati oggi sugli aerei di linea.

La tecnologia avanzatissima (per l'epoca) dello Shuttle non è priva di rischi, dettati non solo dai finanziamenti insufficienti, che impongono scelte tecniche meno caute, ma anche dai requisiti estremi imposti dal Dipartimento della Difesa statunitense, che intende usare questo veicolo per missioni militari: durante il volo inaugurale e anche in quelli successivi, molte piastrelle dello scudo termico si staccheranno o verranno asportate dalla violenza del decollo. Nel 2003 John Young rivelerà che durante questo primo volo del Columbia la protezione termica ha una falla che permette a dei gas roventi di penetrare nel vano del carrello destro, facendolo cedere parzialmente. Il fatto stesso di mettere degli astronauti a bordo di un veicolo spaziale radicalmente nuovo che non ha mai volato prima, invece di effettuare un volo di verifica generale senza equipaggio, denota un’accettazione del rischio molto diversa da quella consueta della NASA, tanto che la NASA stessa definisce questa missione “il volo di collaudo più coraggioso della storia”.

Gli astronauti non sanno prendersi sul serio.
Crippen e Young il giorno prima di andare nello spazio su un
aereo-razzo che non ha mai volato prima.

L’America ritorna nello spazio: sono momenti di entusiasmo che però cederanno poi il passo alla realtà. Far volare “una farfalla legata ad un proiettile”, come dicono i suoi equipaggi, come se fosse un camion spaziale è un’impresa che spinge ogni volta al limite le risorse tecniche e umane della NASA.

La manutenzione del veicolo per riportarlo in condizioni di volo si rivelerà molto più complessa e costosa del previsto, rendendo impossibile arrivare alla frequenza di voli quasi settimanale annunciata all’inizio del progetto. La flotta Shuttle non raggiungerà mai i livelli di affidabilità attesi e le riduzioni di costo previste e causerà la morte di quattordici astronauti in due incidenti (Challenger, 1986, e Columbia, 2003). I lanci militari previsti dalla base di Vandenberg non avverranno mai, nonostante sia stata costruita un’apposita rampa di lancio, a causa di questi problemi, e il Dipartimento della Difesa tornerà gradualmente a usare vettori non riutilizzabili e senza equipaggio. Ma lo Shuttle e la sua grande capacità di trasporto (sia dalla Terra, sia verso la Terra), insieme all’insostituibile versatilità dei suoi equipaggi, daranno vita a moltissimi progetti spaziali, come il telescopio spaziale Hubble, i laboratori Spacehab e Spacelab, le sonde Galileo e Magellan e quasi tutta la Stazione Spaziale Internazionale.

Il Columbia volerà in tutto 28 volte, per un totale di poco meno di 301 giorni nello spazio, e concluderà tragicamente la propria storia disintegrandosi durante il rientro il primo febbraio 2003, portando con sé i sette membri del suo equipaggio. Ma questo, in quel festoso giorno di aprile del 1981, non lo sa ancora nessuno.
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Commenti (20)
All'epoca, scuola media, avevo assistito al lancio della Columbia insieme ad un amico, grande apassionato di aeronautica e astronautica che, purtroppo, non c'è più. Doppia nostalgia quindi ma grazie.
Se non ricordo male, le piastrelle dello shuttle venivano prodotte in Italia, dalla reggiana Zambelli, che infatti poi usò la sagoma dello shuttle come logo aziendale.
La cosa più sconvolgente è che in solo otto anni sono andati sulla Luna!
ohibò alberto cz, e questa dove l'hai letta?? A quanto mi risulta venivano fatte dalla Rockwell direttamente al Kennedy Space Center, FL. Vedi per esempio qui.
Bellissimo articolo, grazie! ^_^

(segnalo un refuso: "La flotta Shuttle non raggiungerà mai i livelli di affidabilità attesi e le riduzioni di costo previste e causerà la morte[...]")
Degna di nota fu anche una esplosione di troppo al momento dell'accensione dei motori (se non ricordo male fu colpa delle vibrazioni che fecero staccare un pezzo di combustibile solido dai booster, che fu poi investito dal getto dei motori principali); avevo letto un articolo sul fatto che nessuno si accorse, al momento, che quell'esplosione aveva mosso il flap di coda portandolo in una posizione fuori specifica (comunque tutto funzionò bene all'atterraggio).
Non ho mai davvero capito perche' gli shuttle son diventati obsoleti.
Non e' il mio settore ma avere un cargo (con equipaggio) riciclabile mi sembra un gran bel risparmio. Se poi fosse possibile riciclare completamente i due booster laterali e quello centrale (e.g. chiedere suggerimenti a SpaceX) sarebbe davvero un gran bel risparmio. O sto scrivendo una marea di cavolate?
Come disse Bob Crippen

"What a way to come to California"

"è il primo veicolo spaziale a usare un sistema di manovra interamente digitale fly-by-wire"
Cioè le altre capsule avevano i comandi fisicamente collegati alle superfici di controllo?
Mattia,

grazie! Perdonami ma non vedo il refuso. :-(
Alessandro,


Non ho mai davvero capito perche' gli shuttle son diventati obsoleti.

Consolati: l'ho sentito dire anche da Walt Cunningham :-)

Lo Shuttle era sì "riusabile", ma a costi dannatamente alti, spesso superiori a quelli di un vettore usa e getta.

Aveva situazioni nelle quali per l'equipaggio non c'era alcuna via di scampo (buona parte del decollo, per esempio), cosa che i veicoli tradizionali offrivano.

Era spesso sovradimensionato rispetto al compito richiesto.

Ma soprattutto, con cadenze di volo così ridotte, era dannatamente costoso mantenere l'esercito di tecnici necessari per farlo funzionare e per farlo lanciare. Quegli stipendi li devi pagare, che voli o no.

Il concetto di spazioplano, riveduto opportunamente con le tecnologie di oggi e con meno compromessi, non è sbagliato e c'è Sierra Nevada che lo sta esplorando. Ma mantenere e manutenere nel 2020 un velivolo concepito nel 1970 non avrebbe più alcun senso.
Gwilbor,

sì, è sepolto in uno dei rapporti post-volo, devo recuperarlo.



Baldo,

Cioè le altre capsule avevano i comandi fisicamente collegati alle superfici di controllo?

Non con dei tiranti, se è questo che intendi :-)

FBW digitale significa non solo che hai tutte le superfici di governo e i propulsori primari e di assetto gestiti tramite comandi elettrici, ma che questi comandi non sono analogici ma digitali e gestiti da un calcolatore (in realtà tre in competizione).

Gemini e Mercury erano analogiche (cablate). Apollo era in parte FBW digitale (gli AGC), ma molto rudimentale per gli standard di oggi e non basato su computer come lo intendiamo oggi. Se Googli "Apollo AGC" trovi i dettagli.
Ciao, il 16 Gennaio 2003 è la data di partenza dell'ultima missione del Columbia, mentre il tragico incidente al rientro è avvenuto il primo febbraio 2003. :)
Tutti,

ho corretto la data del disastro del Columbia. Scusate l'errore, grazie della correzione.
Con lo shuttle eravamo entrati nella fantascienza ... e tutt'ora a guardarlo mi da questa impressione.
Ricordo bene l'entusiasmo che c'era, anche tra i media italiani ...

- poi rapidamente attenuatosi per ricrescere successivamente, ma sempre brevemente, dopo la ripresa dei voli che si erano fermati, dopo ogni singolo disastroso incidente! -

... durante la prima vera missione di uno Shuttle con il primo ed il più bello dei voli del Columbia, cioè l'unico volta, se non mi sbaglio, ad essere tutto di bianco vestito.
Anche il serbatoio centrale con l'idrogeno liquido era dipinto di bianco, come si vede qui sopra.
Successivamente il serbatoio non venne più verniciato e continuò ad essere "grezzo", di un color rosso ruggine.
Meno peso inutile da lanciare e minor costo.
Per me vedere quel serbatoio non più bianco è stato all'inizio come un pugno nell'occhio, poi gradualmente l'ho accettato ...

Dopo il rientro sulla pista di atterraggio, il comandante Young scese dalla scaletta e più che al pensiero di salutare gli spettatori e le telecamere che lo inquadravano si preoccupò invece subito di ispezionare lo Shuttle tutto attorno, il muso, la pancia come fosse un suo velivolo personale, certamente e soprattutto per osservare quanto fosse stato rovinato durante il suo caloroso rientro in atmosfera.
Scusate, ma io non lo considero obsoleto. Anzi per me, correggetemi se sbaglio, è ancora uno dei veicoli spaziali più avanzati che abbia mai pensato e costruito l'uomo. Il vero errore è stato immaginarlo come riutilizzabile a basso costo e con un basso impatto di manodopera e materiale tecnico.
Troppo avanzato, troppe funzioni, troppe fasi tecniche obbligate durante il volo lo hanno reso difficile da gestire e da mantenere.
Insomma cosa gli mancava? riutilizzabile, trasporto di un grande equipaggio (fino a 7 persone), trasporto satelliti, messa in orbita, manutenzione, recupero per ritorno a terra, moduli extra per le sperimentazioni (spacelab), altro?
Ma non obsoleto....NO.....molto molto costoso
Ricordo indelebile, come una "space opera" che diventava realtà.
Ci fu un altro motivo, oltre al peso, che fece togliere la vernice bianca dal grosso serbatoio centrale: il pilota Crippen aveva notato della "roba" bianca spiaccicarsi sui parabrezza, durante la separazione dei booster laterali, era proprio la vernice del tank centrale.
Franco,

è obsoleto quando non trovi più i ricambi dei computer di bordo perché sono fuori produzione da un paio di decenni.

È obsoleto quando veicoli più semplici fanno lo stesso lavoro.

È obsoleto quando lo progetti senza degli abort mode per buona parte del decollo.

E soprattutto è obsoleto quando causa la morte di quattordici astronauti.
Io c'ero! Davanti al televisore, ma c'ero... Ricordo la delusione dopo ore di diretta per il rinvio del lancio e l'emozione della partenza un paio di giorni dopo. Se non sbaglio, correggimi Paolo, la partenza è avvenuta comunque con un bel ritardo rispetto all'ora stabilita, vero? Pensate che ho ancora in qualche cassetto le foto fatte al televisore durante l'atterraggio.