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68 commenti

Antibufala: le auto elettriche inquinano più di quelle tradizionali!

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Ieri Tio.ch ha pubblicato un articolo che a prima vista getta dubbi sulle auto elettriche in termini ecologici. Citando “uno studio effettuato dall'Istituto Fraunhofer per la fisica delle costruzioni, pubblicato nel 2015 dal ministero tedesco dei trasporti e delle infrastrutture digitali” (questo), si dice che “[n]ella produzione di un'auto elettrica viene prodotto il 60% in più di CO2 rispetto ad un'auto a combustione interna” e che “se un automobilista rifornisce la propria autovettura elettrica sempre e solo con corrente elettrica verde riuscirà ad annullare gli effetti negativi sull'ambiente verificatisi durante la fase produttiva a partire dai 30mila chilometri percorsi. E' infatti da questa cifra che le auto elettriche risultano più "pulite" rispetto alle auto con motore a diesel o benzina.”

Quelle virgolette intorno alla parola pulite sono meritatissime, perché il termine è usato a sproposito e rischia di essere fortemente ingannevole. L’articolo, infatti, considera soltanto il bilancio di CO2, dimenticandosi tutte le altre emissioni inquinanti di un’auto tradizionale. Come se dallo scappamento di un’auto a benzina o diesel uscissero arcobaleni.
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Commenti (68)
Senza contare che Tesla sta spingendo verso l'utilizzo di energie rinnovabili per la produzione delle sue auto. La direzione in cui va l'elettrico è azzerare le emissioni in maniera totale. La direzione in cui va il mondo benzina/diesel qual è? Ops.
E comunque, anche volendo incorrettamente considerare solo il CO2, 30.000km sono nulla per un'automobile. Anche triplicando il chilometraggio (l'elettrico italiano da fonti rinnovabili è circa il 37% della domanda nazionale), siamo ben sotto la vita media di un'auto.
Dimentica un po' di cose di qua e un po' di là.
Oltre a: tutte le altre emissioni inquinanti di un’auto tradizionale non mi sembra consideri neanche quanto si inquina per produrre le batterie di un'auto elettrica...
ni.. il dato appiattito alla sola CO2 può essere effettivamente impreciso ma dall'argomentazione che spiega che:
"Nella estrazione di materie prime, come per esempio le terre rare, vengono prodotte e liberate nell'ambiente grandi quantità di sostanze velenose"
capisco che non c'è un calcolo preciso di impatto ambientale in tutti i sensi (e sarebbe anche complicatissimo farlo)..
il punto dell'articolo è infatti su "ohcacchio quanto inquina produrre batterie al litio! sicuro molto più velenoso dell'emissione di un diesel"
sulla stessa scia c'è questo articolo ben fatto: http://www.wired.com/2016/03/teslas-electric-cars-might-not-green-think/
Buongiorno! Sarei interessato allo studio. Dove posso trovare il paper in inglese?
1°: La CO2 è il minore dei problemi per la salute umana, i particolati (PM10) e gli ossidi di azoto (NOx) sono ben più pericolosi, e sono prodotti da motori a gasolio e benzina, sopratutto.
2°: L'energia elettrica non è nè verde nè blu, è solo un vettore, spetta ai governi scegliere il modo di produrla, non ai costruttori.
3°: Se anche l'articolo fosse tutto vero, 30mila Km di ammortamento sono una bazzecola per un auto moderna, si fanno al massimo in due anni.
Secondo me la parola chiave mancante in tutta questa discussione è "effetto serra". L'articolo parla di questo. Non di inquinamento. Un problema importantissimo, ma abbastanza distinto da quello dei danni diretti alla salute umana causata dall'inquinamento.

Se l'autore avesse parlato di effetto serra e di CO2 footprint potrebbe avere avuto ragione (in realtà non mi risulta visto che esistono un sacco di studi in merito che dicono altrimenti) ma così proprio non ha senso.
Non si può confrontare l'emissione diretta di CO2 a bordo di autoveicoli (non controllabile in alcun modo) con la CO2 emessa in siti produttivi localizzati, che in teoria è almeno in parte recuperabile e trasformabile. Le tecnologie per la cattura di CO2 da "flue gas" e successiva riduzione o trasformazione in idrocarburi per via elettrochimica sono ad esempio già dimostrate, e c'è gia una notevole quantità di brevetti in materia da parte di aziende come Calera o Liquid Light.
A me piacerebbe leggere qualche dato in più sull'effettivo impatto ambientale delle batterie esauste, i tempi medi di vita delle suddette e i costi (sia di funzionamento che di sostituzione) per capire quanto effettivamente sia più o meno conveniente (sia in termini di inquinamento che economici) abbandonare gli idrocarburi per i motori elettrici.
Dipende da come viene prodotta l'energia elettrica: in Olanda la rapida crescita dell'auto elettrica (con conseguente aumento della domanda di energia elettrica) costringe a realizzare nuove centrali a carbone.
pgc: Verissimo, inoltre senza effetto serra saremmo ricoperti dal ghiaccio tipo Plutone, è l'ECCESSO di effetto serra a preoccupare i climatologi.
Basterebbe obbligare i costruttori a curare un pioppo o un faggio (piante a crescita rapida) per ogni auto prodotta, in modo da annullare il debito di CO2. Non certo le quercie, che crescono dopo vent'anni.
Parere mio, eh! Però agraria l'ho studiata, a scuola. Quello che togli lo devi rimettere, in tempo utile.
Come antibufala è un tantinello debole, dato che non considerare gli altri inquinanti non implica automaticamente che non vengano emessi dalle auto elettriche in tutto il loro ciclo vitale o vengano emessi in misura inferiore rispetto alle auto tradizionali.

Tra l'altro quando feci i conti del pareggio in termini di CO2 con una Prius uscì 300.000 km, non 30.000. Però potrebbero non essere più attuali e in ogni caso si trattava di una Prius.

Cmq di certo la questione non è banale, sbilanciarsi è più da tifosi che da persone di scienza, almeno senza studi definitivamente conclusivi sull'argomento.

Anche perché, ad es., se installi dei pannelli solari bisogna considerare quando, a loro volta, "ripagano" dell'energia spesa per produrli.
@Johmmybegood: per essere precisi, il diesel può essere prodotto da sorgenti rinnovabili (biodiesel).

L'idea è che l'auto elettrica inquina. Magari non come una tradizionale, ma molto più di quanto si possa immaginare ad una prima lettura superficiale.
Stesso discorso per le energie rinnovabili. Il loro impatto ambientale non è 0. E nel caso del fotovoltaico, l'impatto è assolutamente devastante... e pure il risparmio nella produzione di CO2 è limitato.
Bene che la tecnologia evolva in tutte le direzioni verso qualcosa di più pulito, ma rassegnamoci al fatto che persino l'elettrico puro non è pulito... anzi è tuttora alquanto sporco.
se facessi magicamente sparire le automobili elettriche o a benzina/diesel, eccetera, per spostarmi userei un cavallo o un asino. che emettono metano, come pure fa l'uomo...
intendasi: se si cerca il pelo nell'uovo, lo si troverà, prima o poi
Qui c'è un articolo simile con qualche numero in più.
http://www.automotivespace.it/lauto-elettrica-la-co2/
Il succo è che in termini di CO2 l'elettrico puro non è per nulla migliore di una auto tradizionale.
I problemi per l'elettrico di oggi:

- produrre oggi elettricità non è ecologico, ritrasformarla in movimento non è econologico
- l'unica fonte rinnovabile non pulsante (su scala regionale almeno) è l'eolico, tutto il resto senza "la batteria dell'idroelettrico" è estremamente difficile da gestire
- le batteria attuali sono un disastro, il peso da portare in giro e spostare è enorme, e la capacità di immagazzinamento ridicola
- usare tutto elettrico con le tecnologie attuali SU LARGA SCALA è un sicuro disastro

Mai una volta che mi sia capitato qualcuno che si sia posto il problema di quanto sia sostenibile e ambientalmente ecologico usare il telefono cellulare al posto di quello a filo......
E' un po' off-topic ma è interessante notare che nella progettazione di edifici e impianti, almeno in Italia, bisogna ottenere la certificazione di sostenibilità ambientale in cui si tiene conto anche dell'inquinamento prodotto dalla realizzazione dell'edificio.

Se la stessa certificazione sarà estesa anche alle automobili si potranno avere dei dati più concreti del reale impatto di una elettrica rispetto a una tradizionale
Paolo, la tua passione per i problemi ambientali è ammirevole, il tuo entusiasmo per l'auto elettrica è contagioso e non c'è dubbio che la trazione elettrica sarebbe perfetta per l'autotrazione (motore piccolo, silenzioso, che non emette gas di scarico, affidabile e facilmente controllabile).
Il problema sono e rimangono le Batterie! da 80 anni si cerca una tecnologia per le batterie che possa competere con un semplice serbatoio pieno di combustibile liquido (o gassoso), Ma siamo ancora lontani, lontanissimi. Le batterie attuali sono pesanti, ingombranti, velenose e di durata limitata. Inoltre la ricarica è lenta.
Inoltre per competere con i combustibili fossili sui tempi di ricarica bisognerebbe organizzare una rete di noleggio batterie secondo il seguente modello. L'auto si compra senza batterie, che invece sono a noleggio. Quando si scaricano se ho tempo le ricarico, se invece sono in viaggio o non ho tempo, vado dal "benzibatteraio" :-) e sostituisco le batterie (che devono essere di tipologia standard e predisposte per una rapida sostituzione). in questo modo non ho neppure il problema delle batterie che si deteriorano, il controllo, il ritiro dal mercato e lo smaltimento delle stesse sarà gestita dalla rete di "benzibatterai"- ma... scopriremo che il noleggio delle batterie costerà più del semplice pieno di combustibile.....
@axse, senza contare che un benzibatteraio avrà bisogno, come MINIMO, di una cabina di media tensione per ricaricare tutte le batterie che gli mollano.
Avevo fatto un conto a spanne, per far marciare 10 milioni di veicoli elettrici (10.000 km cadauno) ci vogliono 19.000 GigaWatt di energia. In PIU' di quelli attualmente prodotti.
@axse
ma... scopriremo che il noleggio delle batterie costerà più del semplice pieno di combustibile.....

Il costo potrebbe dipendere dal chilometraggio e, in teoria almeno, si potrebbe risparmiare molto.

Renault ha fatto (non so se lo fa ancora) una politica di questo tipo per i suoi modelli elettrici: pagavi un tot al mese in funzione dei km percorsi. Se sforavi pagavi un tanto a km in più.

Per una percorrenza come la mia (percorrenza media di 80/90km al giorno) si pagava, mi pare 90 Euro al mese. Comunque meno della metà dei costi sostenuti andando a gasolio.

Il rovescio della medaglia era che l'auto doveva fare strada perché i 90 Euro mensili continuavano a essere spesi a prescindere dal raggiungimento del chilometraggio mensile.
Donato,

in Olanda la rapida crescita dell'auto elettrica (con conseguente aumento della domanda di energia elettrica) costringe a realizzare nuove centrali a carbone.

Hai delle fonti per questa affermazione? Mi interessano.
Paolo, suppongo Donato si riferisca a https://www.washingtonpost.com/world/electric-cars-and-the-coal-that-runs-them/2015/11/23/74869240-734b-11e5-ba14-318f8e87a2fc_story.html

Comprensibile che l'aumento di domanda di elettricità (in generale) costringa a costruire nuove centrali; un po' meno sentirsi "costretti" a costruirle a carbone (ma suppongo sia la cosa più economica da fare).
Il Life-Cycle Assessment, termine corretto per riferirsi all'impatto ambientale lungo tutta la "vita" di un prodotto industriale come uno spazzolino da denti è difficile. Figuriamoci per un veicolo come un'automobile, che interagisce con la rete energetica ed è un colosso dell'economia industriale. E infatti documenti diversi portano a stime anche molto diverse e a risultati controversi. Se ne trovano a pacchi su internet (googlare "Life-Cycle Assessment cars").

Senza considerare che alcuni aspetti psicologici da parte degli acquirenti sono molto difficili da prevedere. Dire "facciamo A invece di B" in questo campo non basta. Anche piccole differenze nell'approccio possono determinare il successo o il fallimento di una certa strategia teoricamente invincibile sulla carta.

Insomma, prima di fare affermazioni categoriche in materia e di dare giudizi marmorei come quelli che leggo talvolta qui e altrove io ci andrei molto, molto cauto. Sia in un senso che nell'altro. La situazione nel settore è molto dinamica in questo momento e dipende da un enorme numero di fattori diversi. A mio avviso nessuno può dire come evolverà e quanto ci vorrà a trovare un nuovo punto di equilibrio.
@pgc
Il Life-Cycle Assessment, termine corretto per riferirsi all'impatto ambientale lungo tutta la "vita" di un prodotto industriale come uno spazzolino da denti è difficile.

Intanto stanno cominciando a chiederli per gli impianti ad energie rinnovabili e sono, per ora volontari per gli edifici.

Ci sono già dei protocolli operativi come ITACA. Ce ne sono anche altri.

Nel calcolo dei valori per la certificazione entra in gioco anche il clima della zona di installazione dell'impianto (ed è ovvio che debba entrarci perché, se si realizza un impianto eolico dove non tira mai vento, è chiaro che la certificazione non la si ottiene a meno che non si installino pale eoliche in grado di produrre energia anche dal vento prodotto delle ali delle zanzare).

Non nego che ci possano essere delle variabili aggiuntive in gioco per un'automobile, dal chilometraggio annuale ai materiali utilizzati, ma dei punti fermi da dove partire si possono trovare, non fosse altro perché, ormai, sempre più componenti sono intercambiabili tra modelli diversi di marche diverse.

Se si è riusciti a valutare l'impatto ambientale degli impianti a energie rinnovabili e si è molto avanti anche per gli edifici, mi riesce difficile immaginare così tante, reali difficoltà nel fare lo stesso con le vetture. Forse manca la volontà.

Senza considerare che alcuni aspetti psicologici da parte degli acquirenti sono molto difficili da prevedere. Dire "facciamo A invece di B" in questo campo non basta. Anche piccole differenze nell'approccio possono determinare il successo o il fallimento di una certa strategia teoricamente invincibile sulla carta.

Non capisco cosa c'entri questo con una certificazione visto che non si tiene certo conto delle scelte commerciali e tecnologiche.

In essa si tiene conto dei materiali utilizzati per la realizzazione, e dell'impatto derivante dalla loro produzione e smaltimento. Sicuramente, per un'auto, vanno considerate in più le emissioni ma questo non è qualcosa di non valutabile.

Si pongono dei limiti, se un modello di autovettura li rispetta viene certificata, altrimenti no.
I limiti li si abbassa ma mano che la tecnologia progradisce.
L'abbassamento dei limiti produrrà naturalmente delle scelte verso la tecnologia più conveniente, che sia l'auto elettrica o a idrogeno o a gasolio, con la carrozzeria in legno massello o in titanio, poco importa: alla fine quello che conta davvero è che si tratti di soluzioni il più ecologiche possibile.
Paolo, cosa ne pensi dell'alternativa a idrogeno?
Auto a idrogeno e auto elettriche sono rivali storiche, tanto da scatenare polemiche durissime tra Musk e i capi Toyota, sostenitori dell'idrogeno. Musk ha detto che l'auto a idrogeno è "sciocca". La Toyota ha risposto che l'elettrica "non ha futuro".

Sul Sole24Ore c'è un bel confronto tra le due tecnologie:
http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&codid=20.0.831591709&chId=30

Tutto sommato, entrambe le soluzioni sono al momento poco fattibili su larga scala. Le elettriche per i problemi legati alle batterie, alla loro ricarica ed al loro smaltimento. Le "idrogene" per i problemi legati alla produzione, stoccaggio, e trasporto dell'idrogeno.

Però c'è da dire che Musk è più bravo in marketing rispetto alla Toyota. Chissà cosa ci riserverà il futuro... :-)
Basterebbe obbligare i costruttori a curare un pioppo o un faggio (piante a crescita rapida)

Faccio il precisino: pioppo sì, faggio no. E' specie di mezza montagna che richiede un suolo maturo e ben evoluto, e non cresce neanche tanto velocemente. Robinia, piuttosto; cresce ovunque ed è una scheggia.
... non so ... l'impatto ambientale e molto complesso da calcolare. Oltre alla produzione ed uso dell'auto c'è anche da considerare lo smaltimento/reciclaggio dei materiali (batterie ... al litio ?). E' un argomento abbastanza complesso ... magari cerchiamo di usare bicicletta e scarpe il più possibile.
Giusto svelare le bufale riguardanti le auto elettriche! Perchè purtroppo in questo settore la disinformazione continuerà a dilagare, finanziata dalle lobby del petrolio. Come la campagna anti elettriche da 10 milioni l'anno finanziata dai fratelli Koch.

http://www.huffingtonpost.com/entry/koch-electric-vehicles_us_56c4d63ce4b0b40245c8cbf6

Ecco invece un interessante e recentissimo studio della Union of Concerned Scientists:

http://www.ucsusa.org/clean-vehicles/electric-vehicles/life-cycle-ev-emissions#.VxsNtBhdaSO
Lanf,

per far marciare 10 milioni di veicoli elettrici (10.000 km cadauno) ci vogliono 19.000 GigaWatt di energia. In PIU' di quelli attualmente prodotti.

Guarda la questione da un altro punto di vista: per far marciare 10 milioni di veicoli elettrici, quanti miliardi di litri di benzine/gasolio IN MENO dovremmo pagare?
Heavy,

Paolo, cosa ne pensi dell'alternativa a idrogeno?

Quello che ne penso io in realtà è poco importante: contano, come al solito, i fatti. Detto questo, da quel che ho capito il problema dell'idrogeno è che se non ci inventiamo un sistema che generi energia illimitata e pulita, produrre idrogeno richiede molta più energia (sporca) di quanta ne ricavi in autotrazione. E normalmente l'idrogeno si estra dagli idrocarburi, per cui manterrebbe le attuali dipendenze dai paesi petroliferi, molti dei quali hanno regimi impresentabili finanziati dal petrolio.
Paolo,

penso che la tua risposta non sia del tutto corretta. Non nel senso che l'H2 sia una valida alternativa all'EV, ma sul fatto che l'H2 debba necessariamente essere ricavato dal petrolio. Può essere ricavato dall'acqua usando energie rinnovabili (come avviene in alcuni paesi, come la Danimarca), oppure da biomasse, o dal geotermico. Il problema fondamentale, mi sembra, è che il processo di produzione, immagazzinamento, compressione, etc. è assai meno efficiente dell'immagazzinamento in batterie (circa la metà). Inoltre c'è il problema che immagazzinare e trasportare idrogeno presenta rischi elevati essendo il materiale difficile da contenere in sicurezza a causa della sua elevatissima volatilità.

Attenzione infine a citare troppo spesso i fatti: spesso quello che molti chiamiamo "fatti" sono in realtà "interpretazioni dei fatti". I fatti (noti) sono tanti, ma difficilissimi da impiegare senza interpretarli. E li sorgono i problemi....

Rinvio inoltre ad alcune interviste (alcune abbastanza comiche) proprio allo stesso Musk, notoriamente non un fan dell'H2. Secondo me, abbastanza a ragione. Io insomma voto per l'EV, ma con riserva visto che secondo il mio modo di vedere ci sono un po' di problemi effettivamente da risolvere.

Spero tu comprenda le buone intenzioni di questo post :)

Io penso che la tecnologia sia ancora troppo immatura e troppo poco diffusa per poter fare dei calcoli oggettivi in qualsiasi senso.

Quindi direi di mettere da parte gli allarmismi e gli entusiasmi e di aspettare una ventina d'anni. Si deve creare un indotto nel settore con macro cifre che possano dare un'idea della sostenibilità/fattibilità/economia/ecologia.

L'unica cosa che quindi rimane da fare è rimanere in coffa per tenere d'occhio questo "nuovo mondo" che si staglia all'orizzonte ed al quale ci stiamo avvicinando velocemente. Vigilare sulle sue coste e decidere qual'è il punto d'approdo migliore.

Intanto c'è già chi si tuffa in mare per arrivare prima il che non è necessariamente un male. Alcuni affogheranno, altri, se ce la faranno, potranno essere considerati eroi. O entusiasti visionari...
Guarda la questione da un altro punto di vista: per far marciare 10 milioni di veicoli elettrici, quanti miliardi di litri di benzine/gasolio IN MENO dovremmo pagare?

Beh, se si usasse un gruppo elettrogeno per caricare la sua auto elettrica si pagherebbero litri di benzina/gasolio in più, credo. :-)

Come ho già scritto, bisogna fare molta attenzione ad accoppiare cose che solo apparentemente sono accoppiabili.

La convenienza ecologica di un auto elettrica rispetto alle altre possibili soluzioni (celle a combustibile, ibrida, gasolio/benzinala, a molla con carica manuale) si deve valutare senza considerare altri fattori che sono "esterni" al veicolo stesso.

Lo studio dell'impatto ambientale di un'auto dovrebbe essere limitato all'auto e deve essere minimizzato.
L'impatto ambientale di una raffineria, di una centrale elettrica, di un elettrodotto o di un metanodotto, sono altri studi con altri parametri.
Oltretutto, si tratta di strutture che non nascono esclusivamente per soddisfare le necessità di approvvigionamento energetico delle automobili.

L'esempio estremo che ho usato all'inizio vuol far vedere proprio questo, cioè come è facile cadere in errore o arrivare a risultati diametralmente opposti (basta mettere un impianto fotovoltaico al posto del gruppo elettrogeno) se si mettono cose che solo apparentemente possono stare insieme.
Ma perchè in cento anni di motori a benzina "nessuno" si è preso la briga di studiare quanto inquini estrarre, lavorare e distribuire petrolio? Perchè sanno tutti che i valori d'inquinamento delle auto in movimento indicati dalle case costruttrici sono farlocchi, ma nessuno dice niente, se non fare la faccia stupita quando uno della famigghia viene beccato?
Perchè invece nel caso delle auto elettriche si fa tutto questo cercopelismo sull'origine dell'elettricità, la produzione e smaltimento delle batterie, l'efficenza di produzione ed immagazzinamento dell'energia?

Chiariamoci, a me piace pensare ai pro e contro minuziosamente. Per questo cerco di farlo ogni volta che devo valutare una situazione. In questo caso invece vedo gente che si scervella per trovare difetti nell'elettrico, e nicchia quando si applica lo stesso criterio allo status quo.

Perchè?
L'affermazione che produrre corrente elettrica in una mega centrale, trasportarla, e utilizza direttamente, inquina di piu' che produrre energia localmente e indirettamente, mi suona 'anomala'.

Gia' facciamo questo, con i condizionatori, lavatrici, frigo, stufe elettriche, illuminazione, produzioni industriali.

Se quell'affermazione fosse vera, per ridurre l'inquinamento dovremmo produrre la corrente elettrica che ci serve localmente, con piccoli e medi motogeneratori con i motori a benzina, gasolio e gas delle auto.

A me suona come le affermazioni che costruire una centrale nucleare consuma piu' energia di quella che produce.
Guarda la questione da un altro punto di vista: per far marciare 10 milioni di veicoli elettrici, quanti miliardi di litri di benzine/gasolio IN MENO dovremmo pagare?

Paolo, tu però dai per scontato che tutta questa energia verrà prodotta con fonti pulite e rinnovabili, il che è auspicabile, ma è tutto da dimostrare.

Ma scusate una cosa. Alt. Fermi tutti.

Qual è l'obiettivo dell'auto elettrica?
Combattere l'inquinamento, questo quello che ci dicono tutti.

Però creare un'auto elettrica ha i suoi bei problemi, un'autonomia limitata, delle batterie pesanti, che a loro volta inquinano...

Ma le auto non sono mica l'unica fonte inquinante (e questo se lo dimenticano sempre tutti): pensiamo per esempio agli impianti di riscaldamento delle case, magari non si usa il petrolio ma sempre di fonti esauribili ed inquinanti si tratta.

E quindi, mentre si aspetta l'auto elettrica perfetta che sarà pronta domani, perché non si iniziano a convertire oggi tutti gli impianti di riscaldamento delle case in impianti elettrici?

L'elettricità non inquina, così si dice, ed in più niente batterie, niente problema dell'autonomia, basta fonti esauribili, si può iniziare a fare del bene al pianeta oggi grazie agli impianti di riscaldamento elettrici, fornelli elettrici, caminetti elettrici :)

Ehm ecco voi che sostenete la pulizia dell'auto elettrica, dite che la mia idea è da premio Nobel od è una cavolata? Io penso la seconda, ma ditemi voi perché.
@ Dan

Perchè invece nel caso delle auto elettriche si fa tutto questo cercopelismo sull'origine dell'elettricità, la produzione e smaltimento delle batterie, l'efficenza di produzione ed immagazzinamento dell'energia?

Perché se queste cose non vengono calcolate, se vengono fatte allo sbando, non solo avrai la certezza di inquinare -di più- rispetto alle auto che conosciamo oggi, ma non sarai nemmeno sicuro di riuscire ad alimentarle tutte.

L'auto elettrica ha vantaggi e svantaggi. L'auto elettrica -può- aiutare a risolvere il problema dell'inquinamento se viene associata a tecnologie di -produzione- dell'energia (e delle componenti della vettura) pulite. Le auto a combustione interna non possono fatlo.

Però l'auto elettrica non è più pulita perché elettrica, è più pulita se viene progettata, prodotta e alimentata in maniera pulita.

Poi ovviamente c'è il problema delle prestazioni generali del veicolo, ma è un discorso parallelo, diverso da quello sulla "pulizia" del veicolo.



Dan,

La questione di fondo su quanto sollevi ha molto più a che vedere con la Fisica che non con una mera guerra di opinioni.

Il petrolio, che piaccia o meno, è una fonte energetica perfetta. Abbastanza abbondante, con una resa alta, dai molteplici impieghi, che produce derivati e "facilmente" disponibile a basso costo ed estraibile con tecnologie semplici. È una riserva di energia liquida che ne restituisce molta di più di quella spesa per poterla usare.

Le altre fonti sono o troppo poco produttive, troppo costose, troppo immature, troppo... imperfette. Ancora. Perlomeno per l'uso intensivo ed estensivo che ne facciamo oggi.

Sicuramente prima o poi dovremo affrontare una sorta di risparmio energetico forzato, oppure dovremo trovare delle tecnologie (se ci sono) per poter continuare a produrre energia al ritmo odierno.

L'elettrico al momento è un ibrido tra tecnologie rinnovabili e non ed è il motivo del contendere su quanta parte non rinnovanbile ci sia nella "pulita" energia elettrica.

Ciò non toglie che come forma di "energia on demand" il petrolio sia a livello chimico, fisico ed economico la soluzione migliore. Sempre nel mondo che gli abbiamo costruito attorno. Infatti ci siamo anche accorti che ci stiamo fottendo il pianeta per queste sue utili caratteristiche, ma quello è un altro discorso...
Federico

L'elettricità non inquina, così si dice

Cosi' dice chi? Perché non avrebbe senso dirlo. Quello che "si dice" e' che l'elettricità produce più o meno CO2/particolato/etc in base alla fonte utilizzata.


si può iniziare a fare del bene al pianeta oggi grazie agli impianti di riscaldamento elettrici, fornelli elettrici, caminetti elettrici :)

Gia' fatto in molti luoghi e in generale l'uso dell'elettricita' per il riscaldamento dell'acqua e della casa e' in aumento. Dati a disposizione per gli Stati Uniti: https://www.eia.gov/todayinenergy/detail.cfm?id=18131
Sunto: l'uso dell'elettricita' per il riscaldamento e' arrivato al 38%, per l'acqua al 31% (dati del 2014).


Ehm ecco voi che sostenete la pulizia dell'auto elettrica, dite che la mia idea è da premio Nobel od è una cavolata?

Visto quel 38%, direi proprio che non e' un'idea originale, quindi neanche da premio Ig Nobel.


Io penso la seconda, ma ditemi voi perché.

Facile, perche' l'impatto ambientale e' (in generale) minore.

Per fare chiarezza: il motivo principale dell'aumento nell’uso dell'elettricità' per il riscaldamento negli USA non e' per un minor impatto ambientale, ma una questione di costo. Ovvero lo stesso motivo per cui si utilizza principalmente il gas in Italia.

Ma quando si parla di impatto ambientale, di LCA fatti per avere un'idea più chiara sulla situazione esistono: http://www.pennsvalley.org/common/pages/DisplayFile.aspx?itemId=5582265

La similitudine con gli studi fatti per calcolare l'impatto ambientale delle auto elettriche e' ovvia: piu' e' grande la percentuale di elettricita' prodotta da fonti rinnovabili, e minore e' l'impatto ambientale. E anche con una produzione da rinnovabili al disotto del 50%, l’uso dell’elettricita’ per il riscaldamento ha un impatto ambientale minore. E con il miglioramento della technologia (http://energy.gov/energysaver/air-source-heat-pumps) cosi’ migliora l’impatto ambientale.

Un’altra considerazione - molti LCA su questo argomento neanche prendono in considerazione una cosa importante (causa complessita’ di una qualsiasi stima): il costo ambientale dell’infrastruttura necessaria per i 3 diversi sistemi necessari per la produzione e distribuzione di energia (gas/metano per il riscaldamento, petrolio per il trasporto, elettricità per tutto il resto) . Paragonato invece all'avere solo l’infrastruttura per la produzione/distribuzione dell’elettricità, anche considerando l’aumento della produzione della stessa per coprire l’uso che se ne faceva delle altre due.
@Stupidocane
Non credo sia come dici, poichè se fosse una mera questione di Fisica nulla ci impedirebbe di stimare il costo ambientale di entrambi i sistemi, in maniera equamente approssimativa. Oltretutto non ci si chiede quale fonte energetica sia più facilmente reperibile/renda di più, ma quale sia più pulita, ed in quest'ottica il petrolio non è affatto una fonte energetica perfetta.

Poi ci sarebbe da discutere sulla facilità d'estrazione/lavorazione/distribuzione del petrolio, e nella discussione andrebbero messi in conto anche eventuali "intoppi": con tutto il greggio riversato in mare nel 2010 dall BP, quante macchine elettriche fai circolare?

Da spettatore attualmente disinteressato (40.000€ per un'auto=no), mi piacerebbe poi capire quanto inquini un'auto alimentata da elettricità prodotta da fonti "sporche": sarebbe davvero peggio che girare a benzina?
Davvero?
Bisognerebbe investigare anche sul ciclo di vita delle batterie.
Nel senso di: 1) quanto durano; 2) quante ricariche si possono effettuale; 3) quanta perdita di potenza abbiamo ogni anno.
Se per esempio, sfruttandole molto, dopo 4 anni sono da cambiare, i calcoli dell'articolo sono da rifare. Nuove batterie = nuovo carico ambientale
C'è l'aspetto di cosa farne fine vita. Se ho capito bene le batterie che non sono piu' adatte per la motricità finirebbero nel progetto Powerwall, ma alla fine avremo comunque qualche cosa da smaltire ed il relativo carico.
Da notare inoltre che anche le energie rinnovabili hanno un elevato carico ambientale in fase costruttiva (pannelli e torri eoliche) e per i pannelli c'è anche il caso del loro smaltimento.
Ci sono studi che comprendono tutti questi fattori?
La similitudine con gli studi fatti per calcolare l'impatto ambientale delle auto elettriche e' ovvia: piu' e' grande la percentuale di elettricita' prodotta da fonti rinnovabili, e minore e' l'impatto ambientale.

Alcuni link non si aprono, comunque il concetto è chiaro. Interessante il discorso delle infrastrutture diverse che oggi sono necessarie.

Lasciamo stare le auto elettriche che oggi, nel 2016, non sono ancora pronte. Se vogliamo davvero smettere di inquinare, e se vogliamo liberarci dai petrolieri, dobbiamo usare il riscaldamento elettrico, lo possiamo fare tutti e lo possiamo fare subito. Giusto? Pazienza che costi di più, per l'ambiente questo ed altro!

Anzi, bisognerebbe usare l'elettricità durante il giorno, e poco di notte, visto che di giorno la percentuale di energia rinnovabile è più alta: anche se costa di più gli ambientalisti dovrebbero dare l'esempio per primi, non devono aspettare, accusare le lobby, i governi o chissà che cosa, possono dare il buon esempio in prima persona già da subito ;)


Naturalmente io la penso in modo diverso: penso che l'energia elettrica sia pulita solo se è prodotta in modo pulito, e su questo c'è ancora molto da lavorare.
Dan,

Infatti il mio discorso era incentrato sul "perché" del petrolio invece che altre fonti energetiche.

In pratica il petrolio è energia in una forma chimica "pronta all'uso", immagazzinata per milioni di anni nelle viscere della Terra e di facile utilizzo, mentre le altre forme di energia bisogna o crearle o scinderle o fonderle. Per farla breve, o sono difficili da estrarre, o non sono abbastanza energetiche in confronto all'energia utilizzata per produrle o sono troppo costose o pericolose.

Rimane intatto il ragionamento che il rovescio della medaglia dell'utilizzo del petrolio (e del carbone e del gas) è un lento ed inesorabile declino dell'ambiente sottoposto all'inquinamento prodotto da questa forma di energia.

Di per sé è molto complesso il calcolo dell'impatto ambientale di qualsiasi forma di energia si scelga perché il settore dell'energia è troppo frammentato e legato ad interessi socio politici ed economici imponenti, con dati anche falsati per svariate ragioni spesso prettamente umane, ma anche perché sono calcoli intrinsecamente complessi da fare per l'alto numero di variabili in gioco.

La difficoltà di calcolo, tuttavia, non inficia il potere energetico del petrolio che ad oggi risulta ancora la fonte primaria di energia nel mondo. Almeno nel reparto trasporti di cui si parla.

Di studi che affrontano il problema ne troverai a bizzeffe, ma con risultati anche molto contrastanti tra loro. Nel caso pensassi di metterti di persona a fare anche dei conti spannometrici per capire se e quanto convenga l'elettrico, ti auguro buona fortuna. Sono anni che esperti di vari settori si cimentano nei suddetti calcoli senza però arrivare ad una posizione definitiva ed univoca, quindi dubito che il problema sia di semplice soluzione.

Possiamo dire comunque che gli effetti del petrolio e dei derivati sul nostro mondo sono ben conosciuti e ci si sta muovendo per trovare alternative all'altezza dal punto di vista di resa energetica ma meno invasive e pericolose dal punto di vista ambientale.

Siamo in una terra di mezzo in cui ci rendiamo conto che non potremo dipendere per sempre dal petrolio, sia perché ne consumiamo enormemente di più di quanto non si riformi (il processo chimico naturale che lo "fabbrica" è continuo ma lentissimo), sia perché i sottoprodotti del suo utilizzo intensivo stanno uccidendo sia noi stessi che la nostra unica casa, ovvero la Terra.

Il futuro è ancora incerto, ma la direzione sulle fonti rinnovabili sembra quella giusta. Chissà dove questa ricerca ci porterà e se sarà davvero possibile vivere con la stessa qualità e quantità di dispendio energetico ma senza il petrolio.
@Federico

Se vogliamo davvero smettere di inquinare, e se vogliamo liberarci dai petrolieri, dobbiamo usare il riscaldamento elettrico, lo possiamo fare tutti e lo possiamo fare subito. Giusto?

No.

Riscaldare la casa solo con l'energia elettrica andava bene in paesi come la Svizzera perché l'energia proveniva unicamente da centrali idroelettriche o nucleari, meglio ancora la Norvegia 100% idroelettrico, ma se devi bruciare carbone o oli pesanti per ottenere elettricità il gioco non funziona.


Se vuoi liberarti dei petrolieri devi prima rendere la tua casa a basso,o meglio ancora nullo, consumo energetico.

Non per niente in Svizzera hanno vietato la costruzione di nuove abitazioni riscaldate unicamente a energia elettrica. Da quando la confederazione si è posta come obbiettivo l'eliminazione graduale delle centrali nucleari per evitare la costruzione di centrali a fonti fossili ha come unica possibilità quella di limitare i consumi di energia elettrica.

Come ottenere questo risultato non è ancora ben chiaro; qualcosa sono riusciti a limare incentivando l'utilizzo di pompe di calore o la costruzione di stabili a basso impatto energetico ma per ora non basta e così siamo costretti a importare energia elettrica sporca da centrali a carbone germaniche.
Federico ha ragione. Certamente l'elettricità al momento sembra essere il modo più pratico - sebbene non il più efficiente - di trasportare e immagazzinare energia e il riscaldamento domestico dovrà prima o poi passare all'elettrico.

Il problema è che il riscaldamento domestico è una porzione minima del bilancio energetico complessivo. La parte del leone la fanno trasporti e soprattutto industria.
Il problema è che il riscaldamento domestico è una porzione minima del bilancio energetico complessivo.

In Svizzera le utenze domestiche assorbono il 26.5% di tutta l'energia consumata, il traffico il 37.7% e l'industria il 19%.

In Italia, dati 2010, le utenze domestiche assorbono il 35% di tutta l'energia consumata, il traffico il 31% e l'industria il 23%.

Nel resto d'Europa, più o meno, siamo lì.

Poi è vero che il riscaldamento è una parte esigua del totale ma comunque non è da sottovalutare.
Federico: un altro motivo che ci farebbe preferire il riscaldamento elettrico è che, in Italia (per le utenze residenti), è meno tassato di quello a metano e richiede meno manutenzione.
L'ideale sono i condizionatori "split", fanno fresco d'estate e caldo d'inverno, senza i costi di manutenzione di una caldaia a combustibile e senza le sovrattasse che il nostro governo ha messo sul metano.
Stesso principio dell' autotrazione, i motori elettrici sono più efficienti.
Non dico che sia la soluzione universale, nei paesi di montagna alcuni giorni di gelo li manderebbero in blocco (si ghiaccia lo scarico all'esterno).
Motogio,

Quando si parla di problemi energetici bisogna pensare su scala globale. Italia e Svizzera sono bruscolini. Se guardi a paesi come gli USA (noti spreconi) il settore domestico è sotto al 10% (dati EIA). Questi includono la cucina, l'aria condizionata, e tutti gli altri usi già elettrici. Il riscaldamento è una porzione rilevante solo a latitudini elevate. Per il 2012:
[img]http://cfnewsads.thomasnet.com/images/sites/3/2012/04/World_Energy_Sector_EIA_Small.png[/img]
Come dicevo, trasporti e industria fanno la parte del leone. Non dico che non conti, ma parliamo di qualcosa intorno ad un 10%.
Purtroppo non ho trovato dati su scala globale, ma questi dati un po' datati sembrano indicare che la porzione di energia per usi residenziali destinata al riscaldamento delle case, almeno negli USA, sia oggi meno della metà del consumo totale domestico. Probabilmente questo non è vero su scala globale, ma il dato globale non credo si discosti troppo.
[img]https://www.eia.gov/todayinenergy/images/2013.03.07/enduse.png[/img]
[quote-"pgc"-"/2016/04/antibufala-le-auto-elettriche-inquinano.html#c4249388442677345385"]
Motogio,

Quando si parla di problemi energetici bisogna pensare su scala globale. Italia e Svizzera sono bruscolini. Se guardi a paesi come gli USA (noti spreconi) il settore domestico è sotto al 10% (dati EIA).

Non sono d'accordo, i problemi energetici vanno risolti su scala locale perché ci sono troppe variabili in gioco. Fermo restando che stiamo comunque parlando su scala europea perché l'energia elettrica transita liberamente dai confini nazionali.

Ad esempio oggi è un giorno lavorativo in Europa ma in Italia è un giorno festivo e questo ha delle conseguenze su scala europea: l'energia prodotta in eccesso in Italia perché l'industria è ferma, oggi 25 aprile, viene ridistribuita tra Svizzera - Francia - Germania e Austria: Flusso elettrico.

Normalmente avviene il contrario e se domani (26 aprile) guardi il link che ho messo vedrai che è la Francia quella che esporta di più e l'Italia importa energia.

Ritornando al 10%, che non contesto, va anche ricordato che è una percentuale su base annua ma il riscaldamento di solito lo usi solo nei mesi invernali e lì credo che influenzi un po` più del 10%.

I mesi invernali poi anche quelli meno favorevoli per i bacini idroelettrici, specialmente in un inverno come quello appena trascorso dove le precipitazioni sono state scarse, se non nulle. In un paese dipendente al 56% da quella fonte come il mio ha comportato anche dei problemi di approvvigionamento, complice anche un guasto a una centrale nucleare, e per un po' ci sono stati alcuni problemi seri perché la rete rischiava di andare in crisi.

Con questo non voglio dire che dal punto di vista ecologico l'idea di Federico è sbagliata ma solo che a livello pragmatico comporta una serie di problemi non facilmente risolvibili.

Vero anche che la qualità dell'aria nei grandi agglomerati urbani migliorerebbe notevolmente, penso solo a Milano d'inverno, ma a livello globale non cambierebbe molto.
Anche l'inquinamento non conosce confini e se per compensare l'aumento di richiesta dobbiamo fare come la Germania, dove il 47% ca dell'energia elettrica è prodotta da centrali a carbone, tanto vale.

Poi soluzioni alternative esistono e vengono utilizzate, non per forza si deve riscaldare con oli pesanti o carbone, ma hanno un costo: l'ideale sono le pompe a calore terra - acqua ma solo per lo scavo mi costa come una Tesla, non quella di Paolo ma la S e non in versione base.
motogio,

Una curiosità: sei sicuro che il sistema geotermico sia così costoso? Anni fa un mio amico fece scavare un pozzo artesiano per la sua azienda e ricordo che lo scavo e la pompa non costano tantissimo. Se si scava nelle piane alluvionali o glaciali la carota va giù veloce ed ai piedi delle montagne è facile trovare la falda acquifera facilmente ed a quote "basse". Qui da noi in Valpolicella ci sono zone con la falda è a 50/60 metri. In certi punti con acque intorno ai 37°C.

Per l'impianto dopotutto si tratta solo di mettere dei tubi di mandata e ritorno dell'acqua in più. Non credi che il prezzo che citi sia riferito al totale dell'impianto (pozzo + impianto casalingo) in condizioni sfavorevoli (grande profondità della falda sotto strati di roccia dura)?

Non contesto il prezzo che dici, ma credo sia riferito ad un sistema completo in condizioni non ottimali.

Curiosità neh? Perché ricordo che il mio amic, già che scavava, voleva farlo per riscaldare gli uffici della ditta (poca metratura) e gli convenne a livello economico montare uno scambiatore di calore sul tetto alimentato dai pannelli fotovoltaici.

Chiedo perché il riscaldamento geotermico è una tecnologia che mi interessa e sentire più campane aiuta a farsi un'idea.
Inoltre, ho il permesso di sparare l'ennesima stupidocagnata?

Sempre per curiosità, in un ipotetico futuro dove il genere umano si affida quasi completamente alle fonti di energia rinnovabili, con un sistema di pannelli fotovoltaici "condivisi" dove la parte della Terra rivolta verso il Sole fornisce di energia la parte in ombra, dato il fabbisogno di energia e la conseguente estensione della superficie terrestre coperta da pannelli fotovoltaici, non si potrebbe incappare in un problema di cambio di albedo e correre il rischio di aumentare la temperatura globale comunque?

Dico una cazzata o dico una mezza cazzata? Perché credo che se dovessimo usare estensivamente il fotovoltaico (ammesso che ci siano le risorse per poterlo fare) comporterebbe comunque degli svantaggi.

O meglio, che anche tra le forme di energia rinnovabili ce ne siano alcune più pulite di altre e che il rapporto stia proprio tra la loro "pulizia" e la loro capacità intrinseca di produrre energia.

Il geotermico stesso, se usato estensivamente, raffredderebbe ulteriormente il terreno d'inverno per poi surriscaldarlo d'estate. Il che sulla bilancia del clima non credo sia un bene.

@Stup

Una curiosità: sei sicuro che il sistema geotermico sia così costoso?

Mah...quello era il prezzo che avevano preventivato a un mio amico ma adesso che ho dato uno sguardo in giro mi viene un dubbio. In teoria lo scavo si aggira sui 100CHF per metro lineare e anche calcolando le peggiori delle ipotesi (130 m) siamo a livello di un Monster 821.
Quindi, compresa la pompa di calore e accessori vari, una Tesla 3 neanche troppo accessoriata;tutto sommato abbastanza abbordabile.

In merito ad altre fonti rinnovabili quella che mi affascinava di più erano gli specchi solari orbitanti; se non ricordo male erano apparsi anche su un vecchio numero di Topolino, oltre che in qualche racconto di fantascienza e nelle liste delle mitiche armi segrete del terzo R...


Il geotermico stesso, se usato estensivamente, raffredderebbe ulteriormente il terreno d'inverno per poi surriscaldarlo d'estate. Il che sulla bilancia del clima non credo sia un bene


Questa è la prima volta che la sento, è si che ne ho sentite tante..

Che sappia io il rischio con la geotermica è quella di causare terremoti (Basilea 2007 centrale sperimentale "Deep Heat Mining") ma che causassero il raffreddamento del pianeta mi è nuova.
Mi sembra che i commenti di questo post forniscano materiale per un intero libro. Ce ne sono, uno è "Energia sostenibile senza aria fritta", di McKay, scaricabile liberamente qui. Non mi sembra parli di auto elettriche, ma di tanti altri argomenti sì.

Mi sembra che di link sul LCA di un'auto elettrica ce ne siano molti. Me li leggerò. Comunque è vero che pensare di sostituire il miliardo di auto circolanti con auto elettriche, magari aggiungendone un altro per cinesi ed indiani, non è il modo corretto di affrontare il problema. Va ripensata la mobilità, riducendone la necessità. Facendo durare l'auto il più possibile ed usandola meno. Usandone meno, un'auto ogni gruppo familiare, ad esempio, solo per quando effettivamente serve, non per andare al lavoro tutti i giorni.

Sulle batterie. Sono riciclabilissime, anzi il rischio è che te le "ricilcino" prima del dovuto (successo con un treno di batterie al piombo nel mio scooter). Il litio è un elemento raro, e proprio per questo vale la pena di recuperarlo. Non mi porrei il problema, se succede come quelle al Pb oggi IN ITALIA sono riciclate per oltre il 95%. Sulla durata, ho esperienza limitata ad alcuni anni d'uso, ma direi che i dati di 2000 cicli per le LiFePO4 e 10 mila per le LiTO sono ragionevoli.

Il fotovoltaico ha un impatto devastante? Per cosa? Un pannello è composto da vetro, alluminio e silicio. E un po' di rame nei fili. Il silicio è sostanzialmente inerte, il vetro e l'alluminio ci sono in qualsiasi finestra, e il rame non è più di quello della presa del televisore. Riciclarlo o smaltirlo non è più complicato di smaltire una finestra. E la CO2 prodotta per costruirlo corrisponde a meno di quella risparmiata nei primi due anni di vita del pannello (che ne dura 20). La bufala dei pannelli che usano un sacco di energia per essere costruiti è appunto una bufala, oggi.
Produrre tutta l'elettricità con pannelli avrebbe un impatto sul clima? Sì, evidentemente, ma la CO2 produce un carico termico aggiuntivo sulla Terra che è un centinaio di volte quella dell'energia totale che produciamo. E continua a produrlo per millenni. Come ordine di grandezza (1,5 PW contro 17 TW, se ho fatto giusti i conti). L'energia consumata è quella primaria, quindi al lordo delle basse efficienze termodinamiche, ma possiamo considerare che il basso rendimento fotovoltaico compensi questo, e che quindi i pannelli alla fine "scaldino" come le centrali a carbone. Il che significa che, molto a spanne, il megaimpianto fotovoltaico di Stupidocane scalda come la CO2 risparmiata SOLO QUELL'ANNO, e che continuerebbe a riscaldarci anche gli anni dopo.

Ma l'argomento non è stupido. Se continuiamo a crescere, diciamo con un aumento dei consumi del 3% l'anno, raddoppiamo QUALSIASI impatto ogni 25 anni e lo moltiplichiamo per 1000 ogni 250 anni. Quindi o smettiamo di crescere, o anche il "tutto fotovoltaico" (o "tutto fusione fredda" che nel frattempo avremo inventato, l'energia prodotta la smaltisci comunque come calore) in tempi storici ci riporta a cambiamenti climatici catastrofici.

La cattura e sequestro di CO2 non funziona se non in ambiti limitatissimi. Si potesse ritrasformare la CO2 atmosferica in carbone o benzina la cosa più saggia sarebbe probabilmente sotterrarla, ma ci vogliono quantità enormi di energia, che ora non abbiamo.

Per lo stesso motivo l'idrogeno non è una grande idea. Se va bene nel processo di produzione e uso di H2 perdi oltre metà dell'energia. Per usare l'idrogeno con quell'efficienza devi utilizzare celle a combustibile al platino, molto più difficile da produrre e delicate di una batteria. E non ci sarebbe abbastanza platino. I tentativi di usare roba diversa dal platino han funzionato solo per celle GROSSE, non adatte ad un'auto.


Il petrolio è un vettore energetico ideale, e quindi processi come quelli del petrolio sintetizzato dalla CO2 han senso, in futuro. Perché un altro problema non trascurabile del petrolio è che NON È RINNOVABILE. Ogni litro di petrolio bruciato è un litro di petrolio in meno che potrà essere usato PER SEMPRE. E il petrolio serve ad una marea di di usi oltre quello di vettore energetico.

Riscaldamento delle case. Direi che la cosa più efficiente, oggi, è isolarle. Portare il consumo di energia di una casa a qualcosa tipo 200 mc equivalenti di gas l'anno è fattibile senza grosse spese. A quel punto si può pensare di passare a riscaldamento a pompe di calore, che consumano meno energia primaria del gas. Per cucinare si può passare alle cucine ad induzione. Ha senso farlo un po' alla volta, intanto che il mix energetico si sposta verso le rinnovabili. Ovviamente i vecchi scaldabagno o le stufette a resistenza, o le cucine a piastra non sono molto convenienti.
Grazie a motogio per avermi messo giù il suo pensiero in maniera che lo capissi... quella del Monster 821 mi ha strappato un sorriso sincero.:)

Grazie a Gianni che come spesso accade, mi stupisce per la quantità di cose che sa, mai disgiunta dalla qualità.

Mi fa sembrare di essere intelligente il parlare con voi... ;)

A tal proposito, il fatto del riscaldamento/raffreddamento del terreno è roba mia, un'idea mia. Non so se possa avere fondamento o meno.

Solo che, andando a naso, se io d'estate surriscaldo tutto il terreno sul quale sorge una città e faccio lo stesso in tutte le città del mondo, salvo poi raffreddarlo ulteriormente nei mesi invernali (sempre su scala globale) non sono sicuro che alla lunga non porti scompensi.

Ad esempio: in inverno particolarmente freddo ed umido, nevica spesso. Il terreno è più freddo di poco, ma quanto basta perché attecchisca la neve... oh... fermatemi se vi sembra che stia facendo brutta figura scadendo nel ridicolo.
Se non sbaglio qualcosa il bilancio termico della Terra non verrebbe influenzato sensibilmente dall'uso di fotovoltaico, perché il punto fondamentale è che qualsiasi tipo di energia si usa viene COMUNQUE convertito in calore prima o poi. Certamente l'energia contenuta nei combustibili fossili è e stata prima o poi immagazzinata, per cui il bilancio complessivo sul lunghissimo termine è zero. Ma sul breve termine (anni o decine di anni) che si usi il fotovoltaico o il carbone non cambia nulla. Quello che conta è il consumo finale. Ovviamente questo senza considerare le variazioni di trasparenza atmosferica e la quantità di energia, credo marginale, che viene riflessa nello spazio direttamente.

Tra l'altro non credo che le variazioni di albedo siano irrilevanti, considerato che ogni volta che si aggiunge un ettaro di foresta - per esempio - l'albedo AUMENTA. Cioè che le variazioni di albedo dovute al FV sia solo una parte delle tante variazioni dovute all'attività umana.

Penso - ma non ne sono troppo sicuro - che succeda più o meno lo stesso con le fonti geotermiche: quell'energia prima o poi viene dissipata e contribuisce al bilancio termico globale. Variazioni a breve termiche dell'attività vulcanica, per esempio, sono considerate come noto responsabili di fenomeni di glaciazione attraverso un effetto serra negativo. Nella bilancia del geotermico, insomma, vanno messi tanti effetti. Quello che conta è la differenza totale, difficile da calcolare.
Le mie domande erano infatti formulate per uno scenario a lungo termine.

È vero che stiamo usando una forma di energia che è stata creata milioni di anni fa e che se la riimmettessimo nel ciclo energetico globale al ritmo con cui si è formata, probabilmente avremmo meno scompensi anche sul breve termine.

La situazione è invece l'esatto opposto. Utilizzando queste forme di energia a tutta velocità, stiamo riimettendo in circolo il loro sottoprodotto ad un ritmo insostenibile, con conseguenze sia dal punto di vista ambientale che da quello energetico. Prima o poi i giacimenti si esauriranno. Tutti. È un dato di fatto.

La richiesta di energia è in continuo aumento e stanno nascendo tecnologie che sembrano essere in grado di tenere il passo con i tempi. Ma ne siamo davvero sicuri?

Ho il sospetto che prima di trovare il modo di soppiantare gli idrocarburi con una o più tecnologie altrettanto efficaci energeticamente, dovremo trovare dei modi per risparmiare più energia possibile.

Non sono del tutto sicuro, ma credo che se non si intraprende la strada del risparmio delle risorse, arriveremo al collasso energetico molto prima che la Terra diventi invivibile per l'inquinamento.
Non sono del tutto sicuro, ma credo che se non si intraprende la strada del risparmio delle risorse, arriveremo al collasso energetico molto prima che la Terra diventi invivibile per l'inquinamento.

Qui ci sarebbe un bel po' di materiale per più romanzi di fantascienza. Non sono molto ferrato in materia ma, forse, non ce ne sono molti basati sulla fine delle risorse petrolifere vero?
Io ricordo di averne letti alcuni in cui si diceva che le materie prime scarseggiavano ma accadeva come conseguenza di qualcos'altro, per esempio, per un regresso tecnologico dell'umanità: nessuno era più in grado di estrarre le materie prime.
Oppure una dilagante Sindrome di Zoolander per cui l'umanità disimpara a girare a sinistra. Non è più in grado di svitare viti e bulloni....
@Guastulfo (Giuseppe)

Non sono molto ferrato in materia ma, forse, non ce ne sono molti basati sulla fine delle risorse petrolifere vero?

No, non sono molti ma ce ne uno diventato famoso per il Soylent Verde.

Ora dovrei mettere un link ma come disse il padrone di casa a un tuo omonimo un po' di tempo fa: chi non sa cos'è il Soylent Verde e frequenta questo blog merita di dover faticare per colmare la lacuna.

Commento #9 • 22/1/14 10:59

:D
"Non sono del tutto sicuro, ma credo che se non si intraprende la strada del risparmio delle risorse, arriveremo al collasso energetico molto prima che la Terra diventi invivibile per l'inquinamento."

Personalmente no. Credo che la questione energetica sia relativamente (ovvero: difficile ma non impossibile) risolvibile usando varie tecnologie. Mentre quello dell'esaurirsi delle risorse in generale, della sovrappopolazione, dell'intrinseca instabilità conseguente al modello economico corrente che è instabile per definizione, della tendenza corrente ad incrementare le differenze sociali, dei cambiamenti climatici, etc. no. Almeno che tutto questo insieme sia veramente un problema irrisolvibile senza radicali, e forse non previsti, cambiamenti. Ma è un mio personale punto di vista, basato solo su una conoscenza certamente parziale dei problemi.
Sul discorso "i pannelli fotovoltaici inquinano e consumano energia a farli".
Oggi un pannello da 250Wp, che produce come ordine di grandezza 1 kWh al giorno (media annuale), richiede per essere costruito al massimo circa 200 kWh. Cioè si ammortizza in 200 giorni.
In dettaglio, servono circa 70 kWh per fare il vetro, una ventina per cornice, plastiche varie, connettori, una cinquantina per gli 8 hg di silicio. Diciamo un'altra cinquantina per assemblarlo, trasportarlo, commercializzarlo, riciclarlo.
@motogio
No, non sono molti ma ce ne uno diventato famoso per il Soylent Verde.

Ammetto di non aver letto il libro ma solo visto il film un bel po' di anni fa. Rimedierò alla mia lacuna.

Anche qui, però, la base del problema è la sovrappopolazione. La penuria di risorse è un effetto collaterale, o ricordo male?
Può anche darsi che il film sia stata una libera interpretazione del libro.

Io mi riferisco, invece a romanzi in cui il leitmotiv è l'esaurimento del petrolio.

Eppure ce n'è di carne da mettere al fuoco.
Noi possiamo solo immaginare un range di situazioni che vanno dal "siamo stati previdenti e ci siamo attrezzati con fonti energetiche alternative" al "alcuni uomini più ricchi e potenti si sono impossessati delle poche risorse rimaste e si sono rintanati in uno stato difeso da un esercito che spara a vista a chi si avvicina ai suoi confini. Il resto della popolazione si arrangia come può bruciando di tutto per scaldarsi e produrre un minimo di energia. Questo provoca un grave problema di inquinamento..." e mi fermo qui altrimenti il romanzo lo scrivo io :-D

Potrebbe essere un buon esperimento di romanzo corale. Si danno delle linee guida, un abbozzo di sceneggiatura ed ognuno scrive un pezzo di storia, da vari punti di vista. Una cosa tipo Game of Thrones ma in chiave distopica.
@Puffolotti

Pienamente d'accordo; chi è adulto e vaccinato si arrangi.