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10 commenti

Podcast del Disinformatico del 2016/04/22

È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di ieri del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!
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Commenti (10)
Buongiorno, girando su internet mi sono imbattuto su un articolo di questo blog (Dare la caccia alle bufale è inutile, secondo uno studio) che riporta i risultati di una ricerca in cui si affermerebbe l'inutilità dello sbugiardare le varie bufale che circolano in rete (e non solo).
Pare che non sia importante quanto un'argomentazione sia circostanziata e basata su dati scientifici: essa non solo non convincerà, ma anzi radicalizzerà le convinzioni della controparte.
Sono perfettamente d'accordo e vorrei dimostrarlo presentando due tesi, una scientificamente infondata e una no.
Ma per rendere il gioco più difficile e divertente, sceglierò un argomento tale per cui i frequentatori del suo blog sceglieranno la posizione scientificamente infondata e rigetteranno invece quella corretta.

TESI A

L'adozione della moneta unica in Europa sarà/è stata un successo, assicurando sensibili vantaggi a tutti i partecipanti. Eventuali situazioni di crisi in singoli paesi, sono da ascrivere a politiche economiche non appropriate da essi perseguite e non possono essere fatte risalire in nessun modo all'Euro.

TESI B

L'adozione della moneta unica in Europa creerà/ha creato seri problemi perché i paesi partecipanti non costituiscono un'area valutaria ottimale. Presentando parametri macroeconomici divergenti, l'adozione della moneta unica finisce con il creare pesanti squilibri fra i paesi membri, generando in alcuni di essi rilevanti deficit della bilancia dei pagamenti, caduta dell'occupazione, contrazione del Pil accentuata dalle politiche deflattive con conseguente aumento dell'indebitamento.

Qual è la tesi corretta?

Per chi conosce un po' di economia internazionale è facile: la tesi A è sbagliata (oltre a non avere riscontri con la realtà) mentre la tesi B è quella in linea con la scienza economica.

Non solo, data la rilevanza della questione, ben sei premi Nobel per l'economia hanno affermato in diverse occasioni, libri, interviste, articoli, ecc., la tesi B.

Ma quale sarà sarà la posizione della maggior parte dei frequentatori di questo blog? In fondo la tesi A è quella ufficiale riportata su tutti i media, mentre chi sostiene la tesi B viene come minimo ridicolizzato.

Magari qualcuno cercherà di documentarsi e andrà a verificare in rete se la storia dei sei premi Nobel è vera.

E qui le cose si complicano. Molti siti riportano questa informazione, alcuni accompagnandola con analisi molto ampie e sofisticate. Ma altri siti negano semplicemente che questo dato sia vero.

Che fare allora? Bisognerebbe entrare nel merito, capire cosa hanno veramente detto questi premi Nobel e perché. Ma per farlo occorre tempo e impadronirsi di alcune nozioni di base di economia, che non sono proprio semplici e intuitive.

Allora, non sarebbe meglio accontentarsi della tesi A, visto che è quella che seguono tutti?

Con buona pace dello spirito scientifico...

PS. Non vale sfuggire al problema affermando che l'economia non è una scienza, perché lo è. (I teoremi economici generano previsioni che possono essere tranquillamente verificate.)
I premi Nobel in economia in realtà sono premi alla matematica, branca non voluta da Alfred Nobel per ragioni personali.
Ma veniamo all' economia "internazionale": una volta ho detto ad uno statunitense che il dollaro come moneta unica è sbagliato, e che ognuno dei cinquanta stati dovrebbe battere moneta propria. Sta ancora ridendo.
Quindi, stando a quanto sostiene Armando, più frammentaria è la divisa scambiata tra le persone, meglio stanno tutti?

Ottimo. Comincio subito a stampare i miei studólleuri. Se è vero quanto sostenuto dai premi Nobel citati, possiamo diventare tutti ricchi battendo moneta in base al valore personale che diamo ai nostri asset finanziari. Infatti battendo moneta ci tiriamo fuori dal mercato monetario globale tradizionale e le leggi sui prezzi le decidiamo noi.

Torniamo alla monarchia assoluta in pratica, dove ognuno è re o regina. 7 miliardi di valute. Tutte egualmente forti...

Ma allora... se così tante monete si scambiano alla pari... perché non farne una unica globale?

Uhm... dilemma...
Magari qualcuno cercherà di documentarsi e andrà a verificare in rete se la storia dei sei premi Nobel è vera.

Da buon seguace di San Tommaso accetto.

La storia dei sei premi Nobel è parzialmente vera:Joseph Stiglitz e Amartya Sen hanno dichiarato di non essere contro l'euro ma di essere contro le politiche monetarie comunitarie; che non è la stessa cosa.

Comunque la tesi A è sbagliata ma anche la B non è molto corretta.
Poi, da ultimo ma non meno importante, un conto è entrare nell'Euro un altro uscirne.
Ma sono questioni politiche più che di economia quindi ogni teoria è buona.
Ma. Già chiamare l'Economia una "scienza" mi pare un po' troppo... Non sono io a dirlo vista la sua sostanziale incapacità di fare previsioni. E' opinione diffusa che si tratti di qualcosa di molto simile all'astrologia e all'alchimia piuttosto che di una disciplina basata sul metodo scientifico in una qualche sua interpretazione anche vagamente accettabile.
Bene, vedo che i commenti confermano la mia tesi, ovvero che un'informazione rilevante, anche se sostenuta da eminenti studiosi (in questo caso sei premi Nobel), non viene accettata se va contro il sentire comune.
Solo motogio è andato a verificare, con mente aperta e spirito critico.
Purtroppo, però, questo non basta.
Infatti nel mio intervento ho sottolineato che le fonti giornalistiche non sono sufficienti, occorre per forza passare attraverso una conoscenza, per lo meno di base, dei meccanismi dell'economia internazionale.
Il discorso che ho fatto citando i sei premi Nobel è infatti un semplice specchietto per le allodole. Non c'è alcun bisogno di far intervenire studiosi al massimo rango. Esiste una teoria standard che fa riferimento al concetto di area valutaria ottimale la quale afferma che in presenza di parametri macroeconomici divergenti fra i paesi membri il passaggio al cambio fisso e permanente crea gravi problemi.
E' una cosa che si è sempre saputa e lo sapevano perfettamente anche coloro che hanno fatto questa scelta.
Probabilmente pensavano da un lato che i problemi non sarebbero stati così imponenti, dall'altro speravano che all'insorgere delle prime difficoltà si sarebbe proceduto a un'integrazione più spinta,
Cosa quest'ultima che non solo non è avvenuta, ma non potrà mai avvenire per la semplice ragione che le crisi incontrate dai greci, ma anche dagli spagnoli e dagli italiani, non sono ricondotte a un'architettura monetaria del tutto assurda, ma alla cattiva volontà, agli errati comportamenti dei popoli in oggetto, il che rende fuori questione qualunque forma di sostegno a loro favore.
Ovviamente, di tutto questo non troverete traccia sulla stampa. I greci pagano perché sono cicale. Nessuno parla degli scriteriati movimenti di capitali indotti dalla moneta unica (fenomeno che si è verificato soltanto qualche decina di volte dalla metà degli anni '70 ad oggi, creando crisi grandi e i piccole, che sono cominciate, proseguite e finite tutte più o meno nello stesso modo...).
Viviamo quindi in un'epoca particolare. Da un lato, partiti non sono più espressione di precisi blocchi di interesse, dall'altro la creazione del consenso passa sempre di più attraverso i media tradizionali, giornali ma soprattutto televisione.
A questo, aggiungete un dato abbastanza inquietante, ovvero che riportare dati ambigui o scorretti o addirittura non veritieri, non sono comportamenti pubblicamente sanzionati, e capirete quanto sia problematico ormai l'esercizio dei diritti democratici da parte dei cittadini.
Tanto per fare un esempio, uno dei più venduti manuali di macroeconomia ad uso degli universitari è stato "modificato" con l'inserimento, da parte dei curatori, di parti che presentano in modo positivo l'architettura su cui si fonda l'Unione Europea. Nulla di male, se non fosse che tali aggiunte sono in stridente contrasto con quanto sostenuto nel manuale stesso.
Armando, ma se uno di noi poveri mortali risponde in modo corretto cosa vince? :)
Caro pgc, vedo che hai una concezione dell'economia che la mette sullo stesso piano dell'astrologia e dell'alchimia.
Beh, ti stupirà, ma devo riconoscere che hai ragione.
Almeno è questa l'idea che chiunque finisce per costruirsi se si basa sulle interviste e i commenti che gli economisti rilasciano quasi quotidianamente sui mezzi di informazione.
Il punto è che quella, nel 90% dei casi e forse più, non è economia, ma politica travestita da economia.
E' un po' il gioco delle parti. L'intervistatore fa la domanda sbagliata e l'economista risponde sapendo benissimo che a quella domanda, così formulata, non c'è una risposta precisa o univoca. Così, in un secondo tempo, in caso di contestazioni, può comunque giustificarsi. Chi fa l'intervista vuole che venga data una certa risposta prederminata. E così vissero tutti felici e contenti.
Purtroppo, disgraziatamente, l'economia è una scienza.
Dico purtroppo, perché la gente non ne conosce i principi fondamentali, e quindi, usando la leva dell'economia, la politica può fare quello che vuole, ma soprattutto può farlo di nascosto.
Esempio: gli effetti delle politiche economiche del paese A ricadono sul paese A; quelli del paese B, ricadono sul paese B.
Sembra pacifico, la traduzione di un principio basilare, ovvero che ciascuno è responsabile delle proprie azioni, in quanto in un mondo normale le conseguenze di ciò che facciamo ricadono su di noi.
In economia non è così. Le politiche del paese A possono danneggiare il paese B. Ed è quello che, nel silenzio assoluto dei media, succede nell'Europa di oggi.
Il commento di Armando mi ha fatto ricordare una vecchia storiella.
Einstein muore e appena arrivato in paradiso viene informato che purtroppo il suo alloggio personale non è ancora pronto e che per quella notte dovrà accontentarsi di una stanza in comune. Lo scienziato accetta di buon grado. Viene allora condotto alla foresteria dove gli vengono presentati gli altri soggiornanti.
"Ecco il suo primo compagno di stanza", dice il custode. "Ha un QI di 180". "Ottimo", commenta Einstein, "potremo discutere di matematica".
"Questi è il secondo. Il suo QI è 150". "Benissimo, potremo discutere di fisica".
"Ed ecco il terzo. Il suo QI è 100". "Bene, potremo parlare della stagione teatrale".
A quel punto un altro ospite si fa avanti, stringe la mano a Einstein e dice: "Io sono il suo ultimo compagno di stanza e purtroppo il mio QI è solo 80". Einstein sorride e dice: "Mi dica, secondo lei come sarà l'andamento dei tassi di interesse?".
Ritengo che l'economia sia una scienza solo per quella parte che deriva dalla statistica.