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11 commenti

Controlli parentali, consigli per genitori: prima parte

Ricevo spessissimo domande su come proteggere i minori durante la navigazione in Rete e l’uso dei dispositivi digitali, per cui inizio oggi una serie di articoli sull’argomento.

Prima di tutto, non esiste un gadget magico che risolve il problema. Gran parte della protezione arriva da una serie di comportamenti dei genitori. Un articolo pubblicato su The Atlantic divide i genitori in tre categorie: i permissivi, che mettono poche restrizioni sull’uso delle tecnologie digitali; i restrittivi, che cercano concretamente di limitare questo uso; e i mentori, che partecipano attivamente all’uso.

Stando ai risultati ottenuti, conviene essere mentori: i genitori restrittivi hanno il triplo del rischio di trovarsi di fronte a un minore che usa l’identità di un compagno di scuola o di un adulto per eludere le restrizioni.

La società di sicurezza informatica F-Secure ha pubblicato un vademecum molto interessante che è una buona base da ripassare prima di prendere in considerazione misure di tipo tecnologico.

Per esempio, consiglia di insegnare ai bambini l’uso responsabile delle tecnologie, mostrando come scegliere password robuste e usare un gestore di password, come impostare gli account nei social network in modo che non mostrino informazioni private agli sconosciuti. In particolare è importante chiarire che i tutorial che trovano online e che sono sempre più spesso la principale fonte d’istruzione sono solitamente superficiali e concepiti per far entrare rapidamente nel social network ma non per farlo in modo sicuro.

Un altro consiglio è dare il buon esempio: se usate password pessime, passate tanto tempo a fissare lo schermo del vostro smartphone o non fate mai attività all’aperto, lontano dai dispositivi digitali, è difficile pretendere che i vostri figli faranno diversamente. Non basta dire quali sono le regole: occorre dimostrare che le regole funzionano, facendo lo sforzo di seguirle personalmente.

Non va dimenticato, poi, che i dispositivi digitali non sono delle babysitter, non vanno usati come strumenti per tenerli tranquilli e non sostituiscono le altre cose di cui ha bisogno una persona che cresce.

Le regole della vita offline valgono anche online: il mondo sarà anche cambiato, ma la maggior parte delle buone raccomandazioni che un genitore di oggi ha ricevuto dai suoi genitori restano valide oggi e anche in Rete: per esempio, non parlare agli sconosciuti, non visitare posti pericolosi senza essere accompagnati, non litigare e non insultare facendo i bulli sono consigli che funzionano sempre.

Infine un mito da smontare: il “mondo virtuale” non esiste. Quello che si fa in Rete è reale, ha effetti concreti e tocca persone tutt’altro che virtuali.
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Commenti (11)
Sì, si può essere mentori ma la cosa più difficile è combattere contro gli amici e i compagni di classe. C'è un'età in cui quello che diciamo noi genitori è "antico" e sbagliato a priori.

Io ho dovuto lasciar "sbattere il muso" un paio di volte alle mie due figlie prima che capissero che i consigli dei genitori sono più preziosi, più saggi e disinteressati di quelli degli amici. Erano cose che non riguardavano il mondo digitale ma sono servite ugualmente per far sì che si rivolgano a me e/o mia moglie quando hanno un dubbio.
@Guastulfo

Nella mia esperienza coi bambini vietnamiti, è importante che il genitore mantenga un contatto coi bambini, diretto o indiretto (amici dei genitori)

un bambino cerca attenzione e reputazione fra gli amici e i compagni di classe quando in casa i genitori non lo badano perchè han troppo da fare.
@puffolotti
un bambino cerca attenzione e reputazione fra gli amici e i compagni di classe quando in casa i genitori non lo badano perchè han troppo da fare.

Questo non vale sempre. Quando arriva la pubertà i ragazzi sentono il richiamo del gruppo. Tieni presente di Max Pezzali nel cui testo testo c'è "Gli anni di "Qualsiasi cosa fai", gli anni del "Tranquillo, siam qui noi""?. E' proprio quello che accade.

Se il rapporto coi genitori è buono riesci, con fatica, a dialogare.

Se ci si trova nella situazione da te descritta allora so' cavoli.
In quel caso volano frasi del tipo:"non t'è fragato mai niente della vita mia, allora perché non continui a fregartene?"
"Un altro consiglio è dare il buon esempio"

Peccato che le persone a cui si rivolge questo articolo, anzichè essere qui a leggerlo, probabilmente stanno facendo proprio le cose descritte in quel paragrafo. Anzi, magari sono proprio quelli che i figli li schiaffano su internet in ogni occasione, perchè dopo i gattini sono quelli che attirano più like da parte degli sconosciuti.
@Guastulfo

Sto osservando il metodo usato dai vietnamiti in Germania con molto interesse, e dichiaro unanimamente e unilateralmente che la puericoltura non è affatto una disciplina aleatoria.

Per guidare il [bambino] in una direzione proficua un buon metodo è sfidarlo ad apprendere, elaborare, produrre, proponendolo come un gioco non dissimile da tennis o guardie e ladri.

E la cosa buffa è che il metodo che si impiega per stuzzicare la naturale sbruffoneria che il bambino ha finchè non assimila il concetto che le altre persone hanno un punto di vista e un punto "focus" in cui si elaborano i dati raccolti da occhi e orecchie*, e quel punto è fuori dalla propria persona, ha un nome americanissimo, "Metodo Tom Sawyer."

Il genitore non è lì con la frusta: propone stimoli e sfide, ragiona e quando non sa una risposta sull'unghia, lo ammette e trasforma la ricerca dell'informazione (il diametro di Giove?, cosa mangia l'ornitorinco?) in un nuovo gioco.

Poi come effetto collaterale, quando una bambina parla 4 lingue, sa strimpellare 3 strumenti musicali, ha rudimenti di cucina professionale, sa preparare sushi, pizza e gelato(artigianale), progettare aquiloni, sa programmare semplici applicazioni grafiche in c++ ... il "povero ma bello" non lo guarderà due volte.

Il punto delicato in questo processo è che la società ci chiede di insegnare ai bambini robe tipo: "Lavorare poco, lavorare tutti" "chi studia ti sta derubando, digli di smettere" e noi [bianchi] lo facciamo compiacenti, il problema sta tutto lì.
Se non si racconta cazzate ai bambini, impareranno da soli ad essere selettivi, e da soli capiranno che non c'è onore o coraggio nel tirar campanelli o tirare le cartacce in giro, non ne saranno impressionati perchè nella loro percezione chi fa 'ste cose è semplicemente un deficiente che sta strillando aiuto per la propria condizione di disadattato.

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Tra l'altro ho una storia buffa che può essere d'esempio: poco fa in un altro thread ho fatto una battutaccia sul prevedere il passaggio dell'ISS.
I miei amici vietnamiti si sono entusiasmati quando ho mostrato ai bambini l'ISS. Non in internet, solo il puntino nel cielo.

I bambini (ed anche gli adulti) han chiesto cosa fosse il puntino, ed ho risposto: "Quello è un castello nel cielo. Ci vivono delle persone, vola a 25'000 km/h"
Da lì han proceduto per conto loro, chiedendosi come fanno gli astronauti a "baciarsi fra di loro, ma rimanere veri uomini, però".
Entro un mese alcuni di loro erano in grado di cercare ed indicare correttamente Giove, Marte e Venere.

Questo è considerato un buon modo per insegnare ai bambini che è possibile sapere dove sarà qualcosa in un certo momento, un concetto che è ovvio, se pensiamo alle previsioni del tempo o all'orario dei treni, ma che deve essere interiorizzato, altrimenti una volta cresciuto il bambino penserà che farsi assumere in un posto di lavoro, l'ammontare delle bollette, il farsi truffare, siano cose aleatorie che non dipendono dalla nostra volontà.

Ora, se qui in questo blog vien voglia di dirmi: "e cosa ci sarebbe di straordinario? tutti i nostri bambini raggiunta l'età di 12 anni sanno individuare trovare l'ISS 6 pianeti visibili e le 10 stelle più luminose, vi rivelerò che questa non è la situazione di moda fra la popolazione nel suo complesso.

Personalmente sono convinto che tutti i bambini che non sono affetti da sindromi o malformazioni, hanno un cervello in ordine di marcia, e che se venissero educati con onestà e senza ipocrisie, diverrebbero adulti funzionali.
Fino a prova contraria sostengo che raccontare ai bambini che l'essere funzionali o dis-funzionali, autonomi o vincolati, è il risultato di un capriccio di [Gesù] (O Allah o Drehrt o l'unicorno rosa petomane) è di ostacolo a questo processo.

Per questi motivi son molto critico nei confronti degli aiuti alle famiglie, io dò ragione alla [donna vietnamita]: " la capacità di trovare, cambiare, mantenere un lavoro in generale rappresenta la capacità di formare ed instaurare una famiglia ed il grado di integrazione nella società, un po' come la capacità di schiacciare rapidamente una lattina rappresenta la capacità di demolire qualcosa con un pugno o con un calcio."

Ma qui si entra in un discorso che prevede un modello differente da quello che la "Democrazia fondata sul lavoro" desidera.

(*Il bambino piccolo non considera olfatto, tatto e gusto come fonti di informazioni sull'ambiente circostante, anche se può ad esempio rendersi conto che c'è un maneggio nelle vicinanze e può decidere di informare le altre persone di questo fatto, o forse decide di informarle proprio perchè pensa che le altre persone possano non vedere o non sentire quello che vede o sente lui, non è del tutto certo di come funzionino i sensi degli altri.)
Personalmente, per me sull'aspetto economico i bambini son come le automobili... Uno dovrebbe controllare di potersi permettere assicurazioni, bolli e benzina, e magari avere la patente, prima di acquistare un'automobile.

La società deve fare i conti con un'aspetto della vita animale: in un miliardo di anni la vita si è evoluta intorno alla procreazione, e per risultato, dal punto di vista di [Gaia] la facoltà di procreare è molto più importante persino del boffice (Il cestino dei rifiuti è lo strumento più importante in qualsiasi scrivania, lo stesso vale per gli esseri viventi.) il chè significa che anche quando il cervello somiglia ad un meta-megadrive cinese, gli organi riproduttivi possono funzionare alla perfezione.

La società commette un grosso errore nel continuare a dirsi allo specchio che se le uova funzionano allora il funzionamento del cervello è garantito.
"tutti i nostri bambini raggiunta l'età di 12 anni sanno individuare trovare l'ISS 6 pianeti visibili e le 10 stelle più luminose".
Non so con quali bambini hai a che fare, ma io ho 37 anni, una laurea scientifica presa pieni voti e non sarei in grado di fare nulla di ciò che dici: figurati mia figlia, che ha proprio 12 anni!
@Cpaolo79

Vabbè, a me piace una vita fatta di certezze, altri la trovano noiosa.
@Cpaolo79

In ogni caso, per fare qualsiasi cosa può esserci più di un metodo a basso rischio, ed in certi casi effettivamente non esiste un metodo privo di rischi. (non ottenere alcun risultato è uno dei rischi.)

Questo è vero per la puericoltura, ma anche per la pesca.

Esistono molti modi validi per pigliar pesci con amo e lenza, non dico che solo quello che piace a me possa funzionare. Però se un bel giorno vedo un matto che tira sù carpe da mezzo metro come se stesse facendo la spesa mentre io spero di pigliarne due prima che faccia notte... Per prima cosa riconosco umilmente che in base ai risultati è più bravo di me.

Voglio dire... se in una gara di pesca i due contendenti finiscono 11 - 13; 5-7 31 - 33 quello è culo. Se finiscono 50 - 14 10-3... quella è classe.

Per imparare a pescare meglio a mia volta, studio le differenze fra i vincitori e gli sconfitti, e se ci trovo dei punti in comune li elaboro.

In base a parametri quali gravidanze indesiderate, sanzioni per uso o traffico di stupefacenti, divorzi, tasso di disoccupazione, ho la certezza di essermi imbattuto in una comunità che nel crescere ed educare i bambini lascia poco al caso.

Potrei sbagliarmi sul fatto che il cervello di bambini bianchi, neri, rossi abbia le stesse potenzialità, ma è l'unica valida obbiezione alla teoria che se usi il metodo di coloro che han vinto e lo han dimostrato... aumenterai le tue probabilità di vittoria.
@Cpaolo1979

Scusate il flood, avevo dimenticato un pezzo.

(Cerco di semplificare)

Non ho detto che i bambini della mia comunità Parlano 20 lingue, e se qualcuno ha esperienza con bambini che parlano 20 lingue si renda conto che questa non è la situazione di moda in Italia.

Ho detto che i bambini della mia comunità parlano 3 lingue e mezzo, e se qualcuno ha esperienza con bambini che parlano 20 lingue, si renda conto che questa non è la situazione di moda in Italia.

Quanto all'essere vispi, porca paletta, quando ero piccino io un po' tutti i miei coetanei sapevan piantare due chiodi o costruire un aquilone.