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14 commenti

Pubblicato il codice sorgente di Apollo 11, ma non è una novità

Lo schermo e la tastiera di un Apollo 
Guidance Computer (AGC).
Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2016/07/11 2:00.

Mi sono arrivate moltissime segnalazioni della pubblicazione su Github del codice sorgente del software usato a bordo di Apollo 11, la prima missione che portò due esseri umani sulla Luna.

In realtà non si tratta di una novità o di una rivelazione: il software usato dagli AGC (Apollo Guidance Computer) è disponibile da decenni su carta e nel luglio del 2009 è stato trascritto e pubblicato da Google in forma digitale, ed esiste un emulatore dei computer di bordo sul quale farlo girare, come racconta Stefano Petroni su Siamogeek.

Come nota Luigi Rosa sempre su Siamogeek, si tratta di software eccezionale per l’epoca, di cui Quartz offre una magnifica analisi dettagliata insieme alle spiegazioni delle battute di umorismo per informatici appassionati di spazio (segnalazioni di bachi da risolvere, del tipo “un cliente si è lamentato che questa istruzione ha causato lo scoppio di un serbatoio”, riferita ad Apollo 13) che stanno emergendo (anche su Reddit) grazie alla ripubblicazione. Non mancano le chicche nei commenti del listato, come “NUMERO MYSTERIOSO” (riga 666) oppure il classico “TEMPORARY I HOPE HOPE HOPE” (righe 179 e 180).

Per chi volesse conoscere la storia di questo software e dell’hardware altrettanto straordinario sul quale girava (8K di RAM, clock a 2,048 Mhz – sì, quella è una virgola), consiglio questo articolo di Linux.com e questo documento della NASA.

Per gli zucconi che ancora credono che fu tutta una messinscena, l’esistenza di questo software (funzionante) aggiunge un ennesimo livello di difficoltà alla loro tesi: per falsificare le missioni sarebbe stato necessario anche scrivere tutto questo codice avanzatissimo, farlo validare dai migliori esperti, e poi generare le risposte che gli esperti si aspettavano di ricevere dal software durante ogni momento delle sei missioni che scesero sulla Luna. Quindi erano coinvolte nella finzione anche orde di programmatori? Erano implicati anche i tecnici che ricevevano a Terra i segnali dai computer di bordo? Quanta gente sarebbe stato necessario includere nella cospirazione? Appunto.


Fonti aggiuntive: The Verge, APCMag.
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Commenti
Commenti (14)
A terra invece usarono anche le mitiche Perottine, sarebbe bello trovare sorgenti... spaziali anche per loro!
Si si, ma il tempo passa ed ormai della stagione degli sbarchi lunari si interessa solo chi la visse... ormai abbiamo tutti i capelli grigi...

Come scrisse Tolkien (l'ultimo grande scrittore dell'Occidente)
"La storia divenne leggenda, la leggenda divenne mito."

Ormai siamo vicini alla leggenda, fra una generazione sarà il mito e poi l'oblio

Live long and prosper

Mauro
Messaggio a tutti i complottardi della domenica pomeriggio (sul tardi):
È da sempre assolutamente chiaro che coi complotti funziona come con le società commerciali: uno (socio o cospiratore) è troppo poco, due sono già troppi. A questo punto, quantificate l'aggettivo "troppo" relativamente a un GOMBLODDO in cui sarebbero coinvolte a dir poco centinaia di milioni di persone! Se in una cospirazione a due è già elevato il rischio che uno dei due vuoti il sacco, da tre in su questo rischio è totale, figurarsi poi con centinaia di milioni.
(Hahaha, divertente parlare alle pietre. Tanto i complottardi NON leggono il Disinformatico...)
E per quanti credono che nerd e geek siano robe da maschi, questa donnina ha diretto e scritto il software dell' Apollo 11:
https://it.wikipedia.org/wiki/Margaret_Hamilton_(scienziata)
Aspetto con ansia il furbiSSimo di turno che uscirà con una cosa tipo "mio cuGGino fa le app. Per lui un programma del genere è una bazzecola"...
Beh la 'mamma' di tutti noi professionisti dell'informatica (io mi occupo di consulenze SAP, sono un analista-programmatore) è l'Ammiraglio Grace Hopper, per dirla semplice lei 'inventò' il Compilatore, il Cobol ed anche il 'BUG'...

Live long and prosper
Mauro

https://it.wikipedia.org/wiki/Grace_Murray_Hopper
qui l'emulatore
http://www.ibiblio.org/apollo/
Paolo, ad un lunacomplottista (e al complottista in generale) non servono prove. Essi hanno gia' la verita'. A loro basta credere. A noi invece i tuoi articoli fanno immensamente piacere per cui grazie di queste chicche ;)
...e soprattutto, possibile che neanche un programmatore di quelli coinvolti, a quasi cinquant'anni di distanza, abbia confessato che era tutta una messinscena?
http://www.ibiblio.org/apollo/
https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=YIBhPsyYCiM
..e soprattutto, possibile che neanche un programmatore di quelli coinvolti, a quasi cinquant'anni di distanza, abbia confessato che era tutta una messinscena?

Perché un programmatore dovrebbe sapere qualcosa sulla missione Apollo. Forse questo è il punto meno rilevante anche per un complottista.

Il software si può fare ed essere perfettamente funzionante indipendentemente dall'effetivo uso.

Presumo che ai programmatori siano state date delle specifiche per l'interfacciamento alla strumentazione di bordo e delle formule matematiche per il calcolo delle traiettorie della missione. Non credo che sarebbe stato necessario dire loro altro. Penso che ad ogni persona che ha fatto parte delle missioni Apollo siano state date le minime informazioni necessarie a compiere il compito affidato per evitare fughe di notizie verso l'Unione Sovietica.

Quindi, per un complottista, il software può essere benissimo reale ma, semplicemente, non è stato usato in una missione reale e i programmatori potevano benissimo non sapere nulla dell'uso effettivo del loro software.
Guastulfo,

Il software si può fare ed essere perfettamente funzionante indipendentemente dall'effetivo uso.

Non in questo caso. Quasi tutto il software dell'AGC era hardwired: la "memoria filare a nuclei magnetici" (core rope memory) era intrecciata fisicamente per rappresentare il codice. Se il codice andava corretto, bisognava rifare fisicamente la memoria. A mano. C'era solo una piccolissima parte di RAM modificabile. Tutto il resto era in ROM.

Quindi c'era una stretta interazione fra programmatori e hardwaristi (anzi, hardwariste, visto che molte erano tessitrici).

E agli addetti del programma Apollo non venivano fornite informazioni compartimentate: era praticamente tutto pubblico (a parte un paio di componenti della telecamera di Apollo 11, che erano militari, e qualcosina dell'RTG di Apollo 12 e successivi).

Non solo: durante Apollo 14 fu necessaria una riprogrammazione al volo -- letteralmente, ossia durante la missione. I programmatori furono costretti a riscrivere una parte del software e mandarla agli astronauti, che la caricarono digitandola manualmente in RAM per bypassare le istruzioni in ROM. Quindi i programmatori interagirono con l'hardware addirittura in volo.

So che la tua era una considerazione ipotetica, ma adoro queste chicche.
Non in questo caso. Quasi tutto il software dell'AGC era hardwired: la "memoria filare a nuclei magnetici" (core rope memory) era intrecciata fisicamente per rappresentare il codice. Se il codice andava corretto, bisognava rifare fisicamente la memoria. A mano. C'era solo una piccolissima parte di RAM modificabile. Tutto il resto era in ROM.

Non immaginavo tutto questo e non avrei mai voluto essere al posto di quei programmatori e delle "tessitrici" (il cui compito, forse, era ancor più delicato). Un errore poteva costare delle vite umane.

Questi dettagli rendono le missioni Apollo ancor più affascinanti. Peccato che non siano divulgate abbastanza.

Penso che pure i ragazzi (o almeno alcuni di loro), spinti dalle curiosità della "preistoria informatica", potrebbero essere attratti da questi aneddoti che potrebbero diventare un punto di partenza per approfondimenti futuri.