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26 commenti

Corriere sparabufale: ”Il braccio destro di Putin e l’ordigno segreto per manipolare le menti”, di Fabrizio Dragosei

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Secondo questa perla giornalistica del Corriere della Sera (copia su Archive.is), firmata da Fabrizio Dragosei e intitolata “Il braccio destro di Putin e l’ordigno segreto per manipolare le menti”, il “capo dell’Amministrazione del Cremlino”, il “quasi sconosciuto Anton Vayno”, avrebbe “teorizzato la creazione di uno strumento particolare chiamato Nooskop per conoscere fin nel loro profondo le coscienze. E, forse, per indirizzarle come si vuole.”

Questo sarebbe “l’ordigno segreto per manipolare le menti” di cui parla il Corriere. Secondo Dragosei, “[p]ersone che hanno lavorato in passato con Vayno parlano addirittura di un «meccanismo», di una specie di computer collegato a sensori di diverso tipo che registrano tutto quello che è successo nel tempo e nello spazio, fino alle transazioni delle carte di credito e agli scambi di ogni genere tra persone.”

Io, che in passato non ho lavorato con Vayno ma so usare Google, parlo invece di cazzata. Perché basta prendere il nome del fantomatico Ordigno Controllapensieri e cercarlo in Rete insieme al nome di un altro testimonial citato da Dragosei (“Il professor Viktor Sarayev, che ha scritto testi scientifici assieme a Vayno, ha detto alla Bbc che il Nooskop è un’invenzione di portata addirittura simile a quella del telescopio”) per trovare questo articolo in tedesco della ORF che linka le fonti e porta all’articolo della BBC citato dal Corriere.

Dall’articolo della BBC emerge che il professor Viktor Sarayev è un economista, quindi per nulla qualificato per giudicare un ordigno per il controllo mentale. Come mai Fabrizio Dragosei non ha citato questo particolare importante?

Ma soprattutto dall’articolo del Corriere manca il fatto, segnalato invece dalla BBC e dalla ORF, che le idee di Vayno sono state accolte in Russia con un misto di derisione e perplessità per la “prosa accademica densa... quasi impossibile da capire”, e per i concetti preoccupantemente fumosi, come mostrato da questo “modello protocollo di come si forma il rapporto fra il tempo e lo spazio”, tradotto dal Moscow Times.


Fuffa pura, insomma. Ma questo è quello che il Corriere considera giornalismo.


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Commenti
Commenti (26)
"(…)creazione di uno strumento particolare chiamato Nooskop per conoscere fin nel loro profondo le coscienze.(…)"
cioé, ha inventato le religioni? temo che sia arrivato un po' in ritardo…
Paolo,
mi e' venuto in mente che il flusso di notizie come questa e' diventato tristemente costante.
Il pericolo di stimoli ripetuti come questi e' l'assuefazione (e l'aumento di lacrime nella pioggia).

Mi permetto di avanzare un suggerimento: magari potersti tenere una classifica a punti di queste notizie, sia per testata/rubrica che per autore (da valutare, viste le rogne sul diritto all'oblio che gia' devi gestire).
Mi rendo conto che mantenerla possa essere un lavoro non semplice, anche perche' che spesso la stessa notizia viene ripresa da piu' testate. Magari si potrebbero assegnare punti in base all'ordine di pubblicazione, all'uso errato di unita' di misura.
Si potrebbero immaginare vari parametri per una "scoring function", sarebbe interessante.

L'utilita' dello sforzo sarebbe tenere una traccia facilmente consultabile della pessima professionalita' dei giornalisti.
Mi rendo conto anche che sarebbe una "gamification" della desolazione, ma alla lunga potrebbe fornire un punto di riferimento per l'affidabilita' di un giornale.

In ogni caso, grazie per il fantastico lavoro che fai.
Non ho visto citato Tesla, di sicuro ci sarà anche il suo zampino! Quel furbacchione!
eNtropia,

magari potersti tenere una classifica a punti di queste notizie, sia per testata/rubrica che per autore (da valutare, viste le rogne sul diritto all'oblio che gia' devi gestire).

Sarebbe difficile definire dei punteggi, ma in parte già faccio quello che proponi, taggando gli articoli con il nome della testata e con "antibufala".
eNtropia,

dimenticavo: uso anche il tag "giornalismo spazzatura" e metto sempre bene in evidenza il nome del giornalista che ha firmato il pezzo, così rimane traccia delle sue responsabilità personali.

Prego!
Quell'uomo ha giocato troppo col diagramma di flusso, incartandosi in logiche senza senso.
A meno che... Ci sono, è il test della Kobayashi Maru! Nel quale il capitano Kirk trucca il programma perchè è l'unico modo per uscire vincitore dalla simulazione :)
Ca$$piterina, non avrei mai immaginato che si potesse creare il diagramma di una supercazzola!
NoNoNoNo, manca un pezzo fondamentale nel diagramma di flusso. Si va da "Present" verso "Reality" o viceversa?
Capite che a secondo del senso si va su ben diverse Weltanschauung; Paolo, che grado bisogna avere nell'NWO per sapere dove mettere la freccia?
OT: spero di non aver inivato un commento doppio, mi si è incartato il browser sul sistema di autenticazione g-oauth2


Credo che tra il diagramma di una super macchina precognitiva e la supercazzola vi sia una via di mezzo, ed il diagramma è lì che va inquadrato. Prima di sparare a zero meglio guardare con più attenzione, forse si è "ingannati" da quei bias descritti proprio nel diagramma!
:P
Sicuramente c'è uun diagramma di flusso che spiega questo diagramma di flusso...
Manca il tag "Capre di guerra" :-)
@Dumdumderum:
"Ca$$piterina, non avrei mai immaginato che si potesse creare il diagramma di una supercazzola!"
esistono autorevoli precedenti, per esempio questo http://www.tanker-enemy.com/PDF/Organigramma%20_scie_chimiche.pdf da visitare con anonimizzatore per non regalare clic (anche se incompleto, mancano ancora - per esempio - gesuiti e massoni aggiunti in release successive)
@entropia: proposta di punteggio.
Bufala semplice: 1 babà
Bufala copiata par paro da altro sito senza controllare: 3 babà
bufala copiata MALE/a pezzi/maltradotta: 5 babà
Punti extra:
copia da copia (sito tedesco che copia sito Uk che copia articolo americano): ogni salto + 1 babà
Bufala fatta sparire appena beccati col sorcio in bocca: + 1 babà
fatta sparire negando di averla mai vista ne conosciuta: + 5 babà.

Potrei anche farti il diagramma: sarebbe uno spaghetti chart meno comefussantano.
Il Corriere della sega (mentale).
La cosa più simile a quel diagramma che abbia mai visto era l'organigramma delle scie chimiche
di non troppo lontana memoria... Che sia una coincidenza?
Ragazzi, io so chi gli fa gli schemi: http://goo.gl/StZv1v
Non vi ricorda il diagramma di flusso dei poteri occulti del Sig. Nò ?
Il diagramma di flusso corporeo più corposo mai letto, con una logica soggettiva potente: ad esempio il box "tv, internet, social networking, ecc." sembra autogenerato, non parto della mente umana e sfocia solamente in "aberrazioni" della solo successiva "realtà"...

Ovvero sarebbero i media a creare una parte della realtà e non viceversa. Cosa peraltro non escludibile ma sarebbe più corretto parlare di "media che creano verità", molto più soggettiva e labile della realtà.
Naaa: quello di strakPUPPA straPUPPA (uff!) strakerPUUUUUPPA - mi scappa, è più forte di me - non era un diagramma di flusso partorito da una mente totalmente incasinata: era una pura espressione del ragionamento a senso unico (leggasi: coglioneria) del personaggio.
E, no, per rispondere a un commentatore qua sopra: quella tua via di mezzo tra una "super macchina precognitiva" e una supercazzola schematizzata non esiste, per un semplice motivo, cioè le due cose sono perfettamente coincidenti.
Nel diagramma mancano gli arconti e il demiurgo e poi corrisponde abbastanza a quello del signor NO'.
Caro Paolo, leggo spesso il Disinformatico anche se non commento quasi mai: cerco di imparare dagli articoli puramente informativi e quando critichi qualcuno o qualcosa di solito sono in accordo con quello che scrivi, senza avere nulla di significativo da aggiungere.
In questo caso voglio invece esprimere il mio parere sui fondamenti della tua critica al giornalismo spazzatura su Internet. Sottolineo la parola "parere": per semplicità farò affermazioni ma leggile come tanti "secondo me", non come pretese verità.

In breve: concordo che il giornalismo "spazzatura" sia scadente ma dissento dalla tua impostazione di fondo: ti basi su criteri anacronistici e quindi sfiori solo la superficie del fenomeno.

Gli "webGiornali" (i siti del Corriere, della Repubblica e i loro fratelli minori, così come gli omologhi non italiani) hanno un modello di funzionamento che è ormai lontanissimo dal giornalismo - nel senso della ricerca dei fatti e delle opinioni e della loro presentazione al pubblico dei cittadini lettori: constatare che non superano alcun esame basato sui principi e sulla deontologia del giornalismo è quindi ovvio quanto sterile.
Gli webGiornali generalisti vendono pubblico generico agli inserzionisti generalisti - le "grandi marche" e altri gruppi di interessi - con ciò realizzando l'efficace sentenza (anglosassone?) "if you don't pay for the product, you're the product". Funzionano attirando visite in qualsiasi maniera e informare il pubblico non è quindi né un obiettivo né un mezzo per raggiungerlo, considerato che il pubblico generico è molto più interessato al divertimento, alle facili emozioni e al sensazionale che non alle informazioni.
Certo, si possono attirare lettori con divertimento, emozioni un tanto al chilo e sensazionalismo senza (almeno) sbagliare le unità di misura, magari addirittura verificando le fonti: basta comprare il tempo di qualcuno competente che se ne occupi. La circostanza che ciò non venga fatto dovrebbe però suggerire l'ipotesi che non ne valga la pena, cioè che il relativo costo marginale non sia giustificato dal ricavo marginale atteso.
Prendersela con questo o quel giornalista, metterne il nome alla gogna o anche criticare le redazioni, è quindi di per sé futile e alla lunga inutilmente ripetitivo, se non viene discusso anche - o in primo luogo - il contesto economico nel quale operano le persone interessate. La critica superficiale può servire a sfogarsi ma rischia anche di conseguire un effetto di pura denigrazione della categoria dei giornalisti (come se quegli stessi che crearono principi e deontologia fossero anti-darwinianamente diventati imbecilli e incapaci con il passare delle generazioni), non aiuta a capire i fenomeni e tanto meno può contribuire a cambiare le cose.

La stessa esistenza dei principi deontologici e il fatto che ci accorgiamo ancora della bassa qualità dei webGiornali si devono all'esistenza, alla resistenza dei giornalisti stessi!
La capacità dei webGiornali di attirare pubblico è dovuta alla loro notorietà, che origina dalla credibilità accumulata in un passato che, senza essere aureo, era obiettivamente caratterizzato da una maggiore qualità. I patrimoni umani, di conoscenze, storici possono essere valorizzati e reinvestiti per difendere il terreno della qualità, però per farlo abbiamo bisogno di andare oltre la recriminazione a microscala e di mettere in discussione le strutture economiche che causano la degenerazione, cercando quelle leve che possano migliorare la traiettoria del sistema dell'informazione. Quello che funzionava nel passato sta ancora difendendo il difendibile ma da solo non basta più, criticare il presente esclusivamente su quella base è facile ma sterile, forse perfino pericoloso.
[Digressione "storica"]
A dire il vero la trasformazione dei giornali in (anche) contenitori per inserzioni ha deteriorato la qualità del giornalismo (almeno) fin dai primi anni '90, cioè da prima dello sbarco in forze dei giornali stessi sul web, ma la trasformazione (degenerazione?) ha accelerato nel tempo fino a diventare un fenomeno ben più generale e pervasivo, forse qualitativamente qualcosa di nuovo.

[Sia chiaro che sto commentando, non facendo ricerca. La mia analisi è sì basata su informazioni ed esperienze che ho accumulato nel tempo - non sono mie pure "fantasie" autoreferenziali - ma non fornisco alcuna fonte a sostegno della validità di ciò che cito come "fatti": lascio a ogni lettore la libertà (e l'onere) di confrontare quanto scrivo con le proprie informazioni ed esperienze e di decidere senza imbeccate quanto i miei discorsi siano credibili, quanto i miei fatti non siano fattoidi.
Non sono un giornalista. Non mi occupo di informazione né di media né di niente del genere.]
danjar,

Prendersela con questo o quel giornalista, metterne il nome alla gogna o anche criticare le redazioni, è quindi di per sé futile e alla lunga inutilmente ripetitivo, se non viene discusso anche - o in primo luogo - il contesto economico nel quale operano le persone interessate

Lo so. Infatti ho parlato spesso in questo blog di questo contesto economico (cerca "puttane del clic", per esempio). Tengo spesso anche delle lezioni/conferenze sul giornalismo che esaminano queste dinamiche.


come se quegli stessi che crearono principi e deontologia fossero anti-darwinianamente diventati imbecilli e incapaci con il passare delle generazioni

Qui devo darti torto: i colleghi stessi lamentano il rincretinimento della categoria, perché l'attuale mercato dei media promuove il copiancolla del cretino e il puttanesimo acchiappaclic rispetto all'approfondimento e alla sostanza. Sono diventati imbecilli seguendo la selezione darwiniana :-)

Al tempo stesso, ci sono molti direttori di giornali e giornalisti che hanno ancora la puzza sotto il naso e trattano gli altri come se fossero contadinotti incapaci e loro fossero gli Unici Depositari della Realtà. Ho chiacchierato per radio, qualche settimana fa, proprio con un di loro, che ha provato ad atteggiarsi a depositario del Grande Giornalismo (al Corriere) in contrapposizione a buzzurri dei blog, ma l'ho cordialmente invitato a scendere dal piedistallo ricordandogli che il suo giornale aveva pubblicato perle come quella della famosa località svizzera di Tessin, dove Putin avrebbe fatto ricorso alla nota qualità dell'assistenza medica svizzera. Tessin, però, non esiste: è il Canton Ticino in tedesco. Il giornalista ha avuto il buon gusto di non replicare.

Quindi io continuo a fare questo genere di segnalazione perché molti lettori pensano ancora che il Giornale Cartaceo con Redazione Stipendiata sia il bene assoluto, un tempio del sapere distillato, e che il Web sia il circo dei cialtroni. E' ora che aprano gli occhi per non farsi fregare.

E sul fatto che il giornalismo sia così e non ci si possa fare nulla, oso sperare che resistere serva a qualcosa. Non riesco a lasciare che marcisca così, senza almeno provare ad arginare il degrado. Magari se lo facciamo in tanti qualcosa cambia.
Paolo e danjar,

Bella discussione nella quale mi ci appescio* subito.

Sssni... nel senso che danjar non ha del tutto torto e Paolo non ha del tutto ragione.

Il "motore" di tutto ciò è il pubblico. Se il pubblico non è formato, poco abituato a pensare in astratto, poco incline alla curiosità (saltando a piè pari nel vouyerismo), poco istruito... beh, che ci si può aspettare dall'industria dei media?

Sono totalmente d'accordo con Paolo che se più persone si mettono di buzzo buono, la situazione può solo migliorare. Ma dal punto di vista dell'informazione, non quello economico. Se un giornale comincia a fare vera informazione senza, ad esempio sensazionalismi inutili, perde una buona fetta di mercato perché non dà soddisfazione ai bassi istinti del pubblico.

Chiaro che se l'informazione è corretta e verificata, il pubblico stesso cambia piano piano e comincia ad apprezzare di più.

Ma è un'onda lunga che sempre meno redazioni sono in grado di sostenere. Anzi, credo che abbiamo abbondantemente passato la boa del non ritorno. Ai Giornali conviene tirare dritto e continuare a nuotare nel mare di cacca che loro stessi contribuiscono a mantenere pieno. Magari sperando di raggiungere la riva opposta, prima o poi.

Ma sono dell'idea che ormai il fattore economico abbia preso il sopravvento (che del mare di cacca ne sparge bene l'odore). Quando un settore è vicino al collasso, almeno qui in Italia, i personaggi che si avvicendano al comando fanno del loro meglio per spremerlo per bene fino a svuotarlo del tutto. Sia di contenuti che di denaro. Quindi perché cambiare rotta e mettersi alla ricerca di un tesoro enorme e certo, ma difficile da raggiungere perché lontanissimo, quando turandosi il naso si fanno comunque abbastanza soldi per fare docce in abbondanza e comprare costosi profumi?

Perché, purtroppo, anche grazie ad un sistema scolastico da disadattati (quante cattedre rimangono scoperte per l'anno prossimo?[qui ci vorrebbe un emotion con la mano che frulla vicino ad un orecchio]), il pubblico vuole quello. Il brutto è che vuole quello perché non sa che può anche volere altro...

Appesciarsi = buttarsi a pesce (Pat. Pend.)
danjar, non è (secondo me) corretto dire che l'operato di Paolo sia inutile e addirittura dannoso.

Paolo, sai la stima che ho nei tuoi confronti e non posso che appoggiare ciò che fai, ma potrebbe essere insufficiente non per mancanze tue o dei tuoi colleghi, ma del pubblico stesso.

Arriverà un giorno in cui si tornerà a fare vera informazione a livello globale, ma credo che nessuno dibqueste generazione sarà lì per assistervi. Sono però convinto che siano i giornalisti come te che faranno in modo che succeda davvero. Siete in pochi ma buoni.
se mi posso permettere, nel caso specifico forse si vede una regola generale.

Ovvero, l'articolo copia di copia del Corriere omette un particolare che salva capra e cavoli: la pernacchietta finale.

La teoria scema vende? Ottimo, vendiamola.
Aggiungendoci però che "ah ah ah, senti quel pirlacchione di un esperto che dice" e magari gogglando due minuti e aggiungendo "mentre ->(wikipedia, università, sito serio) smonta e informa che 'esperto' è in realtà un earth surface manager aka zappatore"

Dubito che il rapporto costo/guadagno di click venga messo a tappeto.
Anzi, si può tenere un po' più alto il livello del giornale, che passa da "ah, non è Lercio" a tendere sul lunghissimo termine al buon vecchio "L'ha detto il giornale"