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33 commenti

Mi hanno chiesto di rimuovere un articolo per diritto all’oblio. A malincuore l’ho fatto

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Ho un caso personale da raccontare a proposito del diritto all’oblio, la controversa norma europea del 2014 (in vigore in Italia da maggio 2016) che in sintesi consente a una persona di richiedere la deindicizzazione dai motori di ricerca (in particolare Google, che ha una FAQ) di un’informazione che la riguarda se è lesiva e se il danno che quest’informazione le causa è prevalente rispetto al diritto dei cittadini di esserne informati.

Ovviamente sono subito nati metodi per abusare di questo diritto e per eluderlo, creando intorno a chi ricorreva alla norma un effetto Streisand che paradossalmente riportava alla notorietà chi invece voleva svanire nell’oblio. Ne avevo dato alcuni esempi qui nel 2014.

In linea di principio sono contrario a questa norma proprio perché è inefficace (troppo facile da eludere per un utente competente) e rischia di essere un comodo paravento per le malefatte di personaggi che invece non dovremmo mai dimenticare. Ma soprattutto mi puzza di censura orwelliana.

Provate infatti a immaginare se il diritto all’oblio si applicasse alla carta stampata. Andreste in un archivio di un giornale a cercare gli articoli che parlano di una persona e trovereste, al loro posto, un grosso buco ritagliato con le forbici. Come vi sentireste? Deindicizzare un articolo da Google è come sforbiciare un articolo da un giornale: non esiste più, non è più leggibile, e non potete neanche sapere che cosa diceva. Anzi, non sapete neanche che è mai esistito. Con il calo dei lettori dei giornali e il boom delle notizie lette in Rete, la presenza o l’assenza online di una notizia conta più di quella cartacea.

Tutto questo è teoria: ma la pratica è sempre un po’ diversa. Qualche mese fa un avvocato mi ha contattato telefonicamente e via mail, chiedendomi di eliminare un mio articolo nel quale descrivevo una vicenda accaduta ad una persona. Quello che avevo scritto, ha spiegato, era datato (l’articolo riguardava fatti di più di dieci anni fa) e a suo avviso causava gravissimi danni all’immagine e alla reputazione della persona assistita, dato che l’articolo era fra i primi risultati che comparivano in Google digitando il nome della persona. La richiesta dell’avvocato si basava appunto sul diritto all’oblio (scusatemi se sono molto vago e non fornisco dettagli, ma vorrei evitare appunto l’effetto Streisand che citavo prima).

Più precisamente, mi si chiedeva di eliminare uno specifico link (quello che portava all’articolo) o di deindicizzarlo oppure di rimuovere il nome della persona dall’articolo. Tre richieste assurde dal punto di vista tecnico:

– eliminare il link non ha molto senso: l’articolo è linkato non solo nei miei blog e siti, ma anche in molti altri di terzi, sui quali non ho alcun controllo, e comunque anche se quei link venissero eliminati Google indicizzerebbe comunque il mio articolo.

– deindicizzare un link da Google non dipende da me: è ovviamente compito di Google.

– togliere il nome della persona dall’articolo non otterrebbe comunque il risultato desiderato, perché il testo dell’articolo e soprattutto il suo URL, che contiene il nome della persona permetterebbero comunque di identificarla facilmente.

Oltre alle questioni tecniche, però, c’era la questione di principio. In sostanza, un avvocato stava chiedendo a un giornalista di censurare un articolo. E il giornalista in questione ero io: un conto è sentenziare in astratto, un altro è trovarsi di fronte alla realtà concreta. Ci ho pensato su un paio di settimane.

Poi, a malincuore, ho risposto offrendomi di cancellare l’articolo indicato dal link e spiegando che le richieste originali erano tecnicamente impraticabili o inefficaci. Ho chiesto però di ricevere una lettera formale di richiesta (firmata e su carta intestata). Contemporaneamente ho messo in guardia contro l’inevitabile effetto Streisand: togliendo il mio articolo, che faceva il più obiettivamente possibile il punto della situazione e ridimensionava accuse pesanti fatte alla persona in questione, Google avrebbe probabilmente fatto emergere in cima ai propri risultati altre copie del mio articolo oppure altre citazioni degli articoli di giornale sui quali mi ero basato: citazioni magari ostili, parziali e fuorvianti. Insomma, la richiesta rischiava di essere un autogol.

L’avvocato ha riferito le mie osservazioni alla persona assistita, che ha confermato di voler chiedere comunque la cancellazione della pagina. Così ho rimosso l’articolo, chiedendo colpevolmente scusa al fantasma di George Orwell e alla mia sgualcitissima copia di 1984.

Sapete bene che in altri casi non sono stato conciliante (ricorderete le diffide e le denunce mandatemi da Giulietto Chiesa e da vari direttori dei giornali che coglievo a pubblicare bufale, cordialmente cestinate), ma stavolta ho valutato che non valeva la pena di sostenere il rischio e il costo di un’eventuale azione legale per difendere un articolo di più di dieci anni fa, che non era ormai di interesse per nessuno se non per la persona direttamente coinvolta. Per le balle di Giulietto o di Repubblica o del Corriere sì, eccome, perché sono bufale socialmente pericolose, ma non per una storia diventata ormai irrilevante.

Vi racconto tutto questo perché secondo me è un buon esempio di come funziona o non funziona, in concreto, il diritto all’oblio, e perché volevo mostrarvi i dilemmi concreti che comporta. E poi qualcuno mi verrà a chiedere come mai quell’articolo è sparito e vorrei avere già pronta una spiegazione esauriente da dargli. Eccola.

Fra l’altro, ho per le mani un’altra richiesta di applicazione del diritto all’oblio, assai diversa da questa, che riguarda un altro mio articolo. Ma questa è un’altra storia, che vi racconterò non appena l’avrò dipanata e risolta.
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Commenti
Commenti (33)
Chissà di chi parlavi... ovviamente tutti i commenti con il nome della persona X verranno bloccati presumo... sono molto curioso!
Secondo me più che il diritto all'oblio bisognerebbe che ci fosse il diritto ad avere lo stesso spazio di replica. Mi spiego: è diventato abbastanza comune che ci sia la notizia di qualcuno che si pensa abbia commesso illeciti amministrativi o penali, specie contro la pubblica amministrazione e ovviamente i titoli dei giornali e gli articoli si sprecano. Quando capita che la vicenda finisce in nulla magari con archiviazione senza nemmeno una udienza, di questa notizia non si sa nulla se non magari un trafiletto nascosto in qualche pagina di cronaca locale. Secondo me i giornali e i giornalisti dovrebbero dare la notizia con lo stesso risalto della prima notizia, stesso numero di articoli, stesso spazio sui giornali, stesse posizioni nei titoli, eccetera. Purtroppo, come spiegano bene gli avvocati, la notizia di un presunto ladro, soprattutto verso la cosa pubblica, fa notizia e fa vendere, la notizia che uno è onesto non interessa a nessuno e il giornale ovviamente non vende pubblicando questo genere di notizie. Ciao. Lorenzo
Grande Paolo!
Quindi, in altre parole: un privato cittadino può ottenere che un altro privato cittadino non possa parlare di un certo argomento (in maniera veritiera, completa, e in buona fede).

Se questa non è censura non saprei trovare un'altra definizione.
Paolo se ho capito bene la sua storia è anche su Wikipedia...
bhà... penso che sia necessario fare una distinzione, agganciandomi a quanto scritto nel commento 2.
Se il motivo per cui si vuole essere "cancellati" è falso (false accuse, oppure risultato poi innocente) è più che giusto che i mille mila articoli di accusa e pseudo ricostruzione vengano eliminati, perché si troveranno sempre e solo quelli e quasi mai il trafiletto dell'innocenza.
Ma se è veritireo è più che corretto che quell'articolo, o altro, rimanga. Ti danneggia? Bhè dovevi pensarci prima. Inoltre è anche un'informazione utile sapere che Tizio ha fatto una certa cosa o meno. Certo le persone cambiano, ma come è tuo "diritto" non essere ricordato o giudicato per una cosa che hai fatto, è mio diritto non volere attorno certe persone. lo so che da qui ad altri e ben peggiori pregiudizi il passo è breve, ma anche da qui alla totale o mirata censura lo è.
Ciao Paolo,
la similitudine che fai con il giornale non ha in realtà attinenza. Mi spiego meglio con un esempio. Poniamo il caso che qualcuno voglia fare affari con te. Quel qualcuno, come sempre accade, prima prenderà informazioni per capire se sei un tipo affidabile e roba del genere. 15 anni fa avrebbe fatto alcune domande a chi ti conosce, magari chiesto riguardo la tua solidità bancaria e basta. Se tu in passato,ad esempio 10 anni prima, eri stato condannato per qualcosa, magari banale o solo frutto di ingenuità, il potenziale cliente non lo avrebbe mai saputo. E sarebbe stato un bene, in quanto era una cosa appartenente ad un passato remoto che nulla ha a che fare con il Paolo di oggi.
Ora spostiamoci ad "oggi". Il cliente googla il tuo nome in internet e, oltre al tuo blog, voilà tutti gli articoli relativi alla tua magagna in prima pagina come se fossero successi IERI. Questo è il problema. In internet non esiste il tempo. Tanto è vero che spesso tu stesso sbugiardando qualche bufala fai presente che è una "storia vecchia". Ma per chi la riceve è fresca fresca.
A questo serve il diritto all'oblio. Poi, come nel passato, se vuoi scavare in fondo alla vita di una persona anche se google non ha più indicizzato troverai le informazioni. In passato non era lo stesso? In quante città d'Italia esistono archivi con gli articoli di giornale? E, senza sapere almeno qualche indizio, che possibilità hai di trovare quello che cerchi leggendo giorno per giorno i giornali del passato?. Il diritto all'oblio pre-internet è sempre esistito in maniera naturale. Oggi con Internet non è così e, con le dovute eccezioni, è un diritto sacrosanto.
Su Hidden From Google risulta qualche articolo di Wikipedia in Lingua Italiana che risulta perfettamente ricercabile da google (è il primo risultato). Il link dell'articolo in questione è http://it.wikipedia.org/wiki/Renato_Vallanzasca, mentre risulta perfettamente ricercabile Immagini dimostrative su Imgur


la cosa è triste, e secondo me hai fatto male.
il diritto all'oblio, per quanto ne ho capito, riguarda la diffusione di informazioni "sensibili" (come dati personali) in relazione a reati o eventi "disdicevoli per le conseguenze sull'onore personale".
il tutto ha poco senso, ed è a mala pena accettabile considerando che dai fatti deve essere passato un "considerevole periodo di tempo" e deve essere "scemato il pubblico interesse ad essere informati sulla cosa".

nel caso in questione (perchè ovviamente basta una ricerca su google in termini "negativi" per evidenziare la curiosa mancanza...) l'associazione tra l'"evento" ed i dati personali di chi probabilmente ti ha inviato la richiesta non sono "separabili", essendo il primo identificato col secondo.
quindi non è possibile essere informati sul fatto senza riferirsi a chi l'ha compiuto (e, sfortunatamente per loro, ai suoi eredi, i quali però non mi sembra abbiano mai disconosciuto gli avvenimenti).

ma la situazione qual'è, quella di un fatto concluso ed ormai relegato ad un passato di speranze tradite? appunto, a me pare di no.
anzi, mi pare che, cercando oggi l'argomento su google, si ottenga come primo risultato quello di un sito che "promuove" la prosecuzione del fatto (peraltro con toni e schemi molto "professionali"...) e vari siti di fuffari, pagine facebook, forum, ecc di gente che lo sostiene.
pare che, nella prima pagina dei risultati di google, effettivamente gli unici tre punti "negativi" per il proseguo dell'attività di chi perpetua il "fatto" fossero l'articolo di Paolo, quello di un "collega" debunker specializzato, e di un associazione legittima che però ha toni "morbidi e dubitativi" almeno nel titolo della pagina.
usando duckduckgo le cose non vanno meglio.
in pratica è il classico caso della montagna di merda.
le informazioni corrette sono sommerse sotto chili di cagate, e battute da chilometri di punti esclamativi in confronto ai toni moderati e esplicativi di chi fa informazione provata.

se anche il tuo "collega" dovesse accettare di censurare il suo articolo, la prima pagina dei risultati sarebbe un portone aperto per il reiterarsi dei fatti che avrebbero dovuto essere ormai "ininfluenti".

quindi purtroppo no, non si trattava di cose di cui si poteva fare a meno.
se il caro cliente dell'avvocato crede che il tuo articolo reca offesa al suo onore perchè purtroppo a lui legato personalmente (ma visto quanto continua a pubblicizzarlo non mi pare se ne vergogni, anzi...), cambi cognome.

l'hanno già fatto altri in passato.
nessuno si è mai sognato di chiedere di cancellare una notizia.
in tanti hanno deciso magari di farsi assegnare il cognome della madre o della nonna per non essere riconducibili a fatti di cui non sono responsabili e che disconoscono (come non fa il tuo interlocutore...).

ed anche sulle eventuali cause legali, io non sarei preoccupato: in fondo se ti avessero portato in tribunale sarebbe tornato tutto quanto nelle prime pagine dei giornali ed in evidenza sui social, ed il danno per loro sarebbe stato triplo.
spero che il tuo "collega" sia d'accordo con le mie considerazioni e non accetti di togliere il suo articolo...
Capisco bene. :-( E' successo anche a me, più di una volta, su afNews.info (che si occupa solo di... fumetti et similia!). La sensazione anche solo di immaginare di cancellare qualcosa dalla memoria è terribile. Capisco mettere errata corrige, aggiornamenti ecc., ma eliminare per sempre... Argh. Pur stante il fatto che queste richieste sono sostanzialmente inutili ai fini concreti, è il principio di modificare il passato che è... mostruoso.
Sigh. Passeranno anche questi tempi...
Per rimuovere tu un contenuto da google devi usare il tag HTML noindex. Funziona anche su altri motori di ricerca:
https://support.google.com/webmasters/answer/93710?hl=it
oppure lo puoi fare anche tramite robots.txt
non ditemi che si tratta del mitico incontro/scontro con Vibravito!
Spero che l'ALTRA richiesta di applicazione del diritto all'oblio non riguardi un certo spammer Kalughese della steppa...
:P
scusatemi se sono molto vago e non fornisco dettagli, ma vorrei evitare appunto l’effetto Streisand che citavo prima

IMO, merita la massima pubblicità, anche per gentilezza verso di noi, perché ti ha fatto scrivere da un avvocato (messaggio molto chiaro), invece di contattarti personalmente.
Perché non si è fatto deindicizzare da Google? Forse perché Google gli ha risposto di no?
Quanto tempo rimarrà la copia cache di Google?
Questa è la prima volta che sono in completo disaccordo con te.
Non sono d'accordo. Tra l'altro il diritto all'oblio non obbliga a rimuovere il contenuto, ma solo a de-incizzarlo (infatti è roba più di google che del singolo sito, a meno che non abbia un motore di ricerca interno).

Detto questo il diritto all'oblio è un'immensa vaccata e segno del fatto che la gente non sa discernere. Se 15 anni fa sono stato accusato di aver rubato una caramella è naturale che non debba essere rilevante per due motivi:
1) Sono stato accusato, non condannato
2) È un reato da 4 soldi

La gente e i media non sanno gestire quest'informazione, ad oggi se uno viene ritenuto innocente dal giudice per la maggior parte della gente "l'ha fatta franca".

P.S. L'effetto streisand si è manifestato. F ha capito cos'è, deduco.
Spero che il post incriminato non sia stato cancellato, ma stato sostituito da un errore 451
Paolo: "tre richieste assurde dal punto di vista tecnico"

No.

1) mi si chiedeva di eliminare uno specifico link (quello che portava all’articolo)

Creavi un nuovo post con la stessa data di quello vecchio (pianificazione), facendo copia incolla del contenuto. Non è una soluzione bella ma funziona, d'altronde vuoi usare Blogger, si fa quello che permette di fare :)

2) di deindicizzarlo

Esistono diverse strade per indicare ai motori di ricerca di rimuovere un link, come ha già indicato Unknown. Nel caso di Blogger, hai la possibilità di creare / modificare il file robots.txt. Adiempi alla richiesta nei termini di legge, e hai la pressoché matematica certezza di ottenere l'effetto Streisand (hai un elenco pubblicamente visibile dei post che ti hanno chiesto di censurare. Guarda un esempio sul sito di Repubblica: http://www.repubblica.it/robots.txt). Il top.

3) di rimuovere il nome della persona dall’articolo

Non ci sono problemi dal punto di vista tecnico, ma dal punto di vista pratico (serve a poco). Ma se a questo va bene così, a te che t'importa?


La prox volta al posto di pensarci due settimane prenditi 5 minuti per scrivere un post dove segnali quello che ti sta capitando, magari siamo bravi e ti forniamo una buona soluzione... :)
quindi tecnicamente un gerarca nazista potrebbe chiedere il diritto all'oblio, e chiedere la rimozione di qualsiasi articolo che lo riguarda?
...mah...
ma stavolta ho valutato che non valeva la pena di sostenere il rischio e il costo di un’eventuale azione legale per difendere un articolo di più di dieci anni fa, che non era ormai di interesse per nessuno se non per la persona direttamente coinvolta. Per le balle di Giulietto o di Repubblica o del Corriere sì, eccome, perché sono bufale socialmente pericolose, ma non per una storia diventata ormai irrilevante.

Purtroppo questa situazione fa capire come queste leggi, così controverse ed eludibili, possano essere applicate solo da parte di chi ha soldi da spendere, nei confronti di chi ne ha di meno.

Dopodichè, a tutti quelli che dicono "io al tuo posto non l'avrei fatto", ricordo che è fin troppo facile dire così quando il sedere a rischio non è il nostro. Come diceva una vecchia barzelletta: "Se fossi al tuo posto, andrei da quello e gli spaccherei la faccia"..."ah, lo farei anch'io, se fossi al tuo posto"
Giusto per capire quanto è contorta la legge, uno rischia anche se scrivesse esplicitamente "ho dovuto togliere l'articolo su X"?
Zaku,

Formalmente no, perché il nuovo articolo dovrebbe essere indicizzato da Google e poi diventare molto popolare in modo da essere ai primi posti nelle ricerche in Google.


Guido Pisano,

No, perché prevarrebbe l'importanza dell'informazione al pubblico.
Fx,

grazie dei suggerimenti, ma sono poco adatti alla situazione. Non te ne faccio una colpa: non la conosci e quindi ti manca un criterio di valutazione fondamentale. Aggiungo che nessuno ha azzeccato nel dire di quale articolo si tratta.


1) mi si chiedeva di eliminare uno specifico link (quello che portava all’articolo)

Creavi un nuovo post con la stessa data di quello vecchio (pianificazione), facendo copia incolla del contenuto. Non è una soluzione bella ma funziona, d'altronde vuoi usare Blogger, si fa quello che permette di fare :)


Questo presuppone che io volessi fare una cattiveria all'interessato, ottemperando alla lettera ma non all'intento della richiesta. No. La situazione non meritava ripicche o cattiverie di questo genere.


2) di deindicizzarlo

Esistono diverse strade per indicare ai motori di ricerca di rimuovere un link, come ha già indicato Unknown. Nel caso di Blogger, hai la possibilità di creare / modificare il file robots.txt. Adiempi alla richiesta nei termini di legge, e hai la pressoché matematica certezza di ottenere l'effetto Streisand (hai un elenco pubblicamente visibile dei post che ti hanno chiesto di censurare. Guarda un esempio sul sito di Repubblica: http://www.repubblica.it/robots.txt). Il top.


Anche qui, presumi che io volessi ottenere un effetto Streisand. Non è così. La tecnica di rimuovere il link è utile, ma per quel che ne so vale solo per Google (ditemi se sbaglio), e questo è contrario all'intento di una richiesta di oblio.


3) di rimuovere il nome della persona dall’articolo

Non ci sono problemi dal punto di vista tecnico, ma dal punto di vista pratico (serve a poco). Ma se a questo va bene così, a te che t'importa?


M'importa che non voglio lasciare in giro articoli monchi e senza senso. Senza i nomi degli interessati, l'articolo perde completamente senso. In più, come già detto per i due casi precedenti, non avevo nessun intento di causare guai alla persona interessata. Anzi, ho dato dei suggerimenti al suo avvocato in modo che potesse raggiungere un oblio più affidabile.


La prox volta al posto di pensarci due settimane prenditi 5 minuti per scrivere un post dove segnali quello che ti sta capitando, magari siamo bravi e ti forniamo una buona soluzione... :)

In quelle due settimane ho pensato anche a questa via; non vi ho sottovalutato. Ma ho dovuto rinunciare, in favore di consultazioni in privato con colleghi, perché parlarne pubblicamente senza spiegare esattamente qual era la situazione avrebbe portato a consigli sballati. Come appunto quelli che stanno arrivando adesso :-)

Comunque avrai altre occasioni per dimostrare il tuo talento di risolutore tra poco :-)
Quando ho letto questo articolo ho subito pensato ai tanti “appelli” tipo catene di santantonio, veri o falsi o veri ma risolti e purtroppo diffusi a vanvera, che circolavano anni fa (oggi mi sembra meno): bambini scomparsi o che avevano bisogno di trasfusioni o particolari medicine costose, e in moltissimi casi negli appelli c’era il nome di un medico al quale rivolgersi o di un genitore o di un parente. Nomi veri.
Paolo si è occupato molte volte di casi del genere.
Per chi è stato coinvolto in una di quelle storie, risolta bene o male, può essere sgradevole trovarla ancora collegata al proprio nome e raccontata nei primi posti delle ricerche di Google, grazie al fatto che il sito del Disinformatico è molto popolare. E capirei se si chiedesse in qualche modo di risolvere la situazione incresciosa.
Quello che però mi ha fatto dubitare di questa “identificazione” è stato il coinvolgimento di un avvocato. Sarebbe forse bastato rivolgersi direttamente a Paolo per trovare una soluzione. Quindi probabilmente il “caso” è diverso.
Paolo: "Questo presuppone che io volessi fare una cattiveria all'interessato, ottemperando alla lettera ma non all'intento della richiesta. No. La situazione non meritava ripicche o cattiverie di questo genere."

Premesso che l'interessato ti ha chiesto di ottemperare alla legge e non di risolvergli il problema (sennò faceva prima un tentativo contattandoti direttamente), se la legge è scema non è colpa tua - non si tratta di ripicche o cattiverie, si tratta di adempiere a quello che dice la legge: non rimuovere l'articolo ma il collegamento (sui motori di ricerca) del nome dell'interessato all'articolo.

In ogni caso se la volontà è quella di risolvergli il problema, allora non si discute, hai fatto bene. E' solo che dal tuo articolo sembrava tu l'avessi fatto controvoglia e per evitare possibili questioni legali, invece l'intento era quello di andare incontro. Ovviamente sull'altro piatto della bilancia c'era la contrarietà alla censura e da qui la scelta a malincuore.

"Anche qui, presumi che io volessi ottenere un effetto Streisand. Non è così. La tecnica di rimuovere il link è utile, ma per quel che ne so vale solo per Google (ditemi se sbaglio), e questo è contrario all'intento di una richiesta di oblio."

No, il robots.txt è lo standard di settore osservato da tutti i motori di ricerca ufficiali. Sicuramente sarà ignorato dai crawler con intenti poco onesti (ad es. quelli che cercano indirizzi email pubblicati in rete per alimentare le liste degli spammer), ma questa è un'altra storia: per ottemperare - solo sul piano meramente legale - ad una richiesta del genere è del tutto adeguato.

"In quelle due settimane ho pensato anche a questa via; non vi ho sottovalutato. Ma ho dovuto rinunciare, in favore di consultazioni in privato con colleghi, perché parlarne pubblicamente senza spiegare esattamente qual era la situazione avrebbe portato a consigli sballati. Come appunto quelli che stanno arrivando adesso :-)"

Chiaro :)

"Comunque avrai altre occasioni per dimostrare il tuo talento di risolutore tra poco :-)"

Altre menate all'orizzonte? Ma datti una regolata, ragazzo mio :P
Fx,

Paolo intendeva il post-quiz sul portello della ISS bruciacchiato.
@Paolo
Guido Pisano,

No, perché prevarrebbe l'importanza dell'informazione al pubblico.

Non capisco la differenza con questo caso. Non si tratta comunque di qualcuno che ha commesso un crimine?
Guido Pisano,

Non capisco la differenza con questo caso. Non si tratta comunque di qualcuno che ha commesso un crimine?

Non posso né confermare né smentire dettagli di questo genere, mi spiace.
In realtà non VUOI confermare o smentire, perchè legalmente potresti farlo
@ferdinando traversa:

Ti rispondo anche se in ritardo visto che il caso particolare è curioso.

Non è Hidden From Google a sbagliarsi.
Basta leggere la notifica inviata da Google e pubblicata da Wikimedia per capire cosa è successo.
È stato chiesto che la pagina non compaia tra i risultati di una determinata query, non che sparisca del da Google e non sia raggiungibile con altre query. Ovviamente per il diritto all'oblio stesso non possono specificare qual è la query per cui non deve comparire.

Basta però ricercare su Google non la prima e la seconda, ma bensì la prima e la terza parola del nome della persona, per vedere che il risultato di Wikipedia non compare, e che in fondo alla pagina di Google è presente la dicitura sull'applicazione diritto all'oblio.

Dubito che il richiedente sia il protagonista dell'articolo, visto che è già più che famoso e non si spreca certo per evitare questa fama, ma piuttosto un semiomonimo che si è stufato di vedere il proprio nome associato a quell'articolo.

Certo, questo rappresenterebbe un uso un po' più comprensibile di questo strumento (anche se di oblio non si tratta), però mi sembra veramente poco probabile che una persona che cerchi quel nome vada veramente ad associarlo al protagonista di quell'articolo senza rendersi conto che è solo un caso di semiomonimia.
@Tukler Grazie della spiegazione. Ho scelto proprio l'articolo giusto da cercare!
Personalmente trovo giusto il diritto all'oblio.
Lo scorso anno ci siamo chiesti che fine avesse fatto la famiglia di un nostro parente che da molti anni abita lontano da noi.
Vinti dalla curiosità abbiamo iniziato le ricerche per vedere se trovavamo tracce su internet.
Ebbene, con nostro stupore, abbiamo scoperto che questa persona, oramai anziana, è stata processata e condannata per furto negli anni settanta.
Sono bastati cinque minuti di orologio per riesumare un errore, pagato da molto tempo.
Non trovo giusto che un errore di gioventù condizioni tutta la vita di una persona.
È vero, la notizia di questo caso è molto probabilmente apparsa nel giornale locale, magari con tanto di foto ma, onor del vero, chi è che va negli archivi, non online, dei giornali a curiosare su notizie degli anni 70?
La facilità con cui le notizie, nuove, vecchie o vecchissime, sono reperibili in internet, per quanto mi riguarda, non è sempre un bene.
Penso che sia giusto fare in modo che chi ha pagato per una pena commessa anni fa, e non più reiterata, non ritrovi tutta la sua vicenda passata in un battere di mouse.
Le conseguenze sono facilmente immaginabili.
È giusto offuscare il ricordo di una persona in un batter d'occhio?
Quando si dire "rifarsi l verginità del chirurgo plastico".

E poi se non è Vallanzasca, chi è? Un altro sessantottino di me**a che ha detto "eseguivamo gli ordini dei "cattivi maestri" ma eravamo sognatori"?