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9 commenti

Smontato il mito che i giovani non tengono alla privacy digitale

Sento spesso dire che i giovani non danno più valore alla privacy: di solito lo sento dire da persone non giovani, con un tono di rimprovero nostalgico, accompagnato da un “Ah, i giovani d’oggi... noi non eravamo così”. Poi magari sono gli stessi che condividono su WhatsApp o Facebook o tengono sul telefonino le proprie foto intime.

Un sondaggio pubblicato due giorni fa da Pew Research Center smentisce questo mito e dimostra che l’attenzione alla privacy digitale diminuisce man mano che aumenta l’età:

– il 74% dei giovani americani (18-29 anni) ha cancellato i cookie e la cronologia del browser; dai 50 ai 64 anni lo ha fatto solo il 56%;

– il 71% dei giovani ha cancellato o modificato qualcosa che aveva pubblicato in passato, contro il 24% degli ultracinquantenni;

– il 49% dei giovani ha impostato il browser per disabilitare o disattivare i cookie, contro il 37% della fascia da 50 a 64 anni;

– la stessa tendenza si nota per il rifiuto di usare un sito che chiede il proprio vero nome (42% contro 33%) e per l’uso di un nome utente o di un indirizzo di mail temporanei (41% contro 18%).

Il sondaggio nota che i giovani adulti hanno una maggiore tendenza a limitare le informazioni personali disponibili in Rete, a cambiare le proprie impostazioni di privacy, a cancellare i commenti indesiderati nei social network, a togliere il proprio nome dalle foto nelle quali sono taggati, e ad attivarsi per nascondere la propria identità online.

Al tempo stesso, però, va detto che i giovani sono il gruppo che ha la maggiore probabilità di avere in Rete informazioni personali: non necessariamente perché ce le hanno messe loro. Magari le hanno pubblicate i loro genitori, come nel recente caso austriaco.
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Commenti
Commenti (9)
comincio ad essere vecchietto e chi come me e' da sempre sulla UNA delle reti non ha bisogno di CANCELLARE molto.

Semplicemente perche da sempre non si mette cio' che non si vuole.

Queste statistiche possono voler dire anche il contrario:
Uno stolto digitale che si iscrive ovunque e pubblica il troppo si ritrova nella condizione di cancellare molto.
Anche l'iscrizione ai siti, li vuole tutti! Ovviamente quando cominciano a chiedere troppe info magari qualcuno ragiona.


Provate a chiedere ai giovincelli cosa hanno installato sul citofonino...
Ecco se fate l'elenco delle 4 specie piu' profondamente invasive del giardino digitale le trovate tutte.
Beh da "non più giovane da poco" posso assicurarti che i giovani cancellano cronologia/cookie (ma i cookie sono una conseguenza visto che fai tutto con un click) solo perchè hanno visitato (magari su pc condivisi in famiglia) siti osè o simili. Concordo inoltre con quanto scritto da blu-flame
Invecchiando, si perde la paura di venire scoperti, mentre quando si è giovani si trasgredisce e non lo si vuol far sapere! :)

PS: Leggo che i giorni 1 e 2 Ottobre Sarai a Mestre....dai che è la volta buona che riesco ad incontrarti di persona! ;)
@Diego
"Invecchiando, si perde la paura di venire scoperti..."
Invecchiando si rimbambisce. Parlo per esperienza.
personalmente avrei scritto "sembra smontare il mito" invece di "smonta il mito". Questi dati non mi sembrano indicare necessariamente che i giovani curino di più la privacy ma che, per esempio, si sono accorti di avere fatto una grossa stupidaggine DOPO averla fatta. Oppure che usano più i social, etc.

Questo nonostante il fatto che a mio parere non si possa nemmeno sostenere il contrario sulla base di informazioni aneddotiche e del solito refrain "ai miei tempi...".
"il 74% dei giovani americani (18-29 anni) ha cancellato i cookie e la cronologia del browser; dai 50 ai 64 anni lo ha fatto solo il 56%;"
Fisiologico calo della libido...
...per esempio. :)
Perché non li fanno più completi questi sondaggi?

Come molti hanno fatto notare, cancellare cronologia e cookie potrebbe nascondere qualche "marachella digitale". Io ho l'impressione (per carità è soggettiva) che l'attenzione per la loro privacy, nei giovani, è quasi nulla e, in molti casi, il motivo va cercato nella non conoscenza del problema.

Proprio ieri, in radio, parlavano di Tinder, un'app che fa incontrare le persone geograficamente vicine. Alla radio ne parlavano (mi è sembrato) in modo positivo. Hanno riferito di un accordo con Spotify che permetterà agli utenti di Tinder di conoscere il tipo di musica ascoltata dai potenziali contatti.

Certo è che non hanno minimamente accennato ai lati negativi (secondo me, molto negativi) di quest'app.

Le scuole italiane non hanno molti soldi ma a nessuna viene in mente di spenderne un po' per invitare, almeno una volta l'anno Paolo Attivissimo o un altro esperto equivalente, per trattare di questi argomenti?

Martinobri fa qualcosa!!! :-)
>Martinobri fa qualcosa!!! :-)

Uhm...