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10 commenti

Archeoinformatica: cosa voleva dire “hacker” in origine?

Da anni c’è una polemica sull’uso del termine hacker. Gli informatici usano questa parola per indicare semplicemente una persona che ha talento informatico e sa tirar fuori dai dispositivi elettronici prestazioni che i comuni mortali non immaginano neanche. Giornalisticamente, invece, hacker è considerato sinonimo di criminale informatico.
Il doppio significato crea infiniti equivoci e molta irritazione negli informatici che lamentano che il significato originale è stato stravolto. È una lamentela che ho fatto anch’io spessissimo, ma scopro adesso che è sbagliata, per cui rettifico al volo.

L’informatico Graham Cluley segnala infatti un articolo del 20 novembre 1963, pubblicato sul giornale del campus del Massachusetts Institute of Technology (MIT), che parla già di hacker nel senso di vandali informatici. Nel caso citato dall’articolo, gli hacker hanno alterato la rete telefonica dell’istituto per addebitare le chiamate interurbane facendole pagare a un impianto radar locale, hanno collegato il computer PDP-1 alla rete telefonica per trovare le linee che consentivano di fare chiamate esterne, e altro ancora.

Hanno ragione i giornalisti, insomma. Ma volendo si può andare ancora più indietro, agli anni Cinquanta, quando la parola hack indicava chiunque pasticciasse e interferisse con la tecnologia in generale per scherzo, secondo la rivista Slice dell’MIT.
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Commenti
Commenti (10)
@Paolo

chiedo a te che sei madrelingua: ma il verbo "to hack" quindi è da considerarsi un neologismo, oppure esisteva anche ai tempi dell'ammiraglio Nelson?

Qui http://www.wordreference.com/enit/hack

a parte i termini informatici, leggo che significa "tagliare con l'accetta", "fare a pezzi"...sarebbe molto appropriato, in effetti!
Si potrebbe magari dire che il criminale informatico è un cracker ma è anche un hacker in quanto "ha talento informatico e sa tirar fuori dai dispositivi elettronici prestazioni che i comuni mortali non immaginano neanche"? Di conseguenza ci possono essere hacker non cracker.
Sulla pagina italiana di Wikipedia però si fa riferimento ad un uso con accezione positiva del termine in date antecedenti quelle dell'articolo. Se le fonti sono corrette, spiegherebbe anche il significato applicato al termine, che ripeto inizia con una accezione positiva, anche se fuori dagli schemi delle regole imposte.
Stefano
Oppure, semplicemente, i giornalisti si sbagliavano già allora ;)
Secondo l’Oxford Dictionary il verbo “to hack” significa “to gain unauthorized access to a computer system or data.”, che in italiano potremmo tradurre con il verbo "violare", ma violare è sempre reato? Non credo se siamo in presenza di cause di giustificazione previste dalla legge.
Per tale motivo ritengo che ci sia bisogno di fare un netto distinguo tra chi agisce:
- per professione o per hobby mettendo alla prova la sicurezza dei sistemi informatici e telematici, senza arrecare l'altrui danno;
- con il fine dell'«ingiusto profitto con l’altrui danno», ed è il caso dei cyber-criminali;
- per promuovere un’agenda politico-sociale relativa a questioni come libertà di parola, diritti umani, libertà di informazione, ecc. ed è il caso degli Hacktivisti, anche se alcuni di questi sono stati assimilati ai cyber-criminali.

L'accezione positiva o negativa della parola hacker, del resto, dipende dall'uso e dal contesto: una violazione, oggi potrebbe essere cattiva (violo un software per non pagarlo o usarlo "a scrocco") così come buona (violando un software ho scoperto che spiava gli utenti), ed una cosa non mi sembra escludere l'altra per cui... non starei tanto a sottilizzare su questo.
Se qualcuno è interessato alla storia (non solo del termine) una lettura interessante e non troppo tecnica è questa: "Hackers: Gli eroi della rivoluzione informatica" di Steven Levy, Ed Shake, 2002.
Scoprirete il ruolo fondamentale che hanno avuto i trenini elettrici nello sviluppi dell'infomatica moderna....
Esiste anche come sostantivo; si dice "hack" di una persona che svolge un lavoro in maniera rozza e grossolana.
Ostia, mi ero perso questo articolo nel feed reader.

Beh, la definizione originale che conosco io (e che non pretendo di spacciare per assoluta) deriva dal verbo "to hack", ossia fare a pezzi.

Per me il Vero Hacker è il bambino che, per capire com'è fatto dentro, fa a pezzi il giocattolo che ha in mano. E di conseguenza gli hackers sono quelli che anche da adulti conservano questa passione di smontare qualcosa (magari anche rompendolo inavvertitamente!) per capire come funziona, studiarlo e giocarci su.

Quindi per quanto mi riguarda, si può anche essere hacker in campi al di fuori dell'informatica. Un ragazzo che apre in due il blocco al suo cinquantino solo per il gusto di scoprire come funziona, per me è un hacker dei motori in erba, ad esempio.

Poi c'è la degenerazione, il cracker. Quello che smonta col gusto di distruggere, oppure di imparare come funziona ma solo per fare danni ancora maggiori.
supermic, non ce lo puoi raccontare te il ruolo dei trenini...?