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Il successo dei bufalari è anche colpa di Facebook: una proposta per rimediare

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi (Paypal/ricarica Vodafone/wishlist Amazon) per incoraggiarmi a scrivere ancora. Ultimo aggiornamento: 2017/01/16 9:35.

Si fa presto a dare la colpa agli utenti pecoroni e distratti e all’analfabetismo digitale, ma secondo me c’è anche un altro fattore importante da considerare: l’inganno visivo causato da Facebook.

Quando Facebook incorpora una fonte esterna, ne rimuove tutti i segni grafici distintivi e la rende uniforme. Questa scelta grafica toglie al lettore tutti gli indicatori visivi della provenienza e della qualità di una notizia e rende molto più facile l’equivoco. Togliere questo appiattimento grafico potrebbe rendere più facile accorgersi che si sta condividendo una falsa notizia pubblicata da un sito bufalaro.

Faccio un esempio: se visitate il sito bufalaro Il Giornale italiano, che ha pubblicato la bufala (intenzionale) delle foto di Venezia ghiacciata (che ho debunkato qui sulla Bufalopedia), la sua grafica molto sommaria e poco curata salta subito all’occhio, con quella testata enorme, la foto in basso non centrata e i titoli che scorrono maldestramente nelle colonne laterali. Ha chiaramente l’aria di un sito di dilettanti.



La stessa notizia (falsa) viene vista tramite Facebook così:



Confrontatela ora con una notizia presa da un quotidiano (solitamente) non bufalaro, vista sempre tramite Facebook:



Su Facebook, la notizia del sito bufalaro e quella del Corriere della Sera vengono visualizzate nello stesso modo: tutta l’attenzione è sull’immagine, enorme, accompagnata da un titolo e da due righe di testo iniziale dell’articolo. È sparita l’impaginazione originale, non c’è più il logo del giornale in evidenza, non c’è più il font differente che caratterizza un sito rispetto a un altro, è sparito anche l’a capo che chiarisce che Rozza non è un aggettivo riferito a notte: è tutto uguale, indifferenziato, annacquato, omogeneizzato. E la cosa più importante, ossia l’origine della notizia, è relegata in un angolo, in basso, in caratteri piccoli e oltretutto grigi (con grande gioia, immagino, degli ipovedenti).

Faccio quindi una proposta: che Facebook aggiunga all’immagine il logo della testata (non il nome, ma il logo, quindi in forma grafica) in modo da dare al lettore un indicatore chiaro, intuitivo e ben visibile della provenienza di una notizia. Non risolverà il problema delle false notizie, ma almeno aiuterà gli internauti a non farsi ingannare, come invece capita spesso: non per stupidità, ma per semplice distrazione.

Non ditemi che a Facebook mancano le risorse per farlo: il social network di Zuckerberg guadagna circa un miliardo di dollari al mese ed è in grado di identificare al volo il contenuto di tutte le foto che vengono caricate; l’azienda ha abbastanza soldi da costruire flotte di droni giganti interconnessi per portare Facebook alle zone rurali del pianeta. Chiedere un embed automatico di un logo in ogni immagine non sembra un’impresa al di sopra delle sue forze.


2017/01/16 9:35. Per chi obietta nei commenti che i bufalari potrebbero inserire i loghi di testate attendibili nelle proprie immagini oppure usare loghi simili a quelli delle testate di cui imitano il nome, va considerato che l’abuso di un logo o di un marchio registrato è più facile da perseguire (intento confusorio) rispetto al nome di dominio assonante. I bufalari lo sanno: non è un caso che usano quasi tutti dei loghi che non somigliano a quelli delle testate imitate.
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Commenti
Commenti (30)
Quelli che si lasciano ingannare sono quelli che su foto e titolo non ci cliccano, non vanno a leggere la notizia, sono già pienamente soddisfatti ed informati da foto e titolo, per cui secondo me ci puoi mettere pure il logo di una mucca con la campana al collo, ma quelli sempre capre rimangono, la distrazione c'entra poco, non si accorgerebbero mai di dettagli come "la foto non perfettamente centrata", che poi il bufalaro può pure imparare a impaginare, non ci vuole sta scienza disponibile solo agli adepti, non può essere un metro di misura (come non può esserlo il numero di refusi e verbi sbagliati negli articoli delle testate serie, perché altrimenti... )
La tua considerazione che Facebook ha risorse per realizzare quello che chiedi e' fuori discussione.

Cio' premesso, ho studiato per ragioni mie il modo in cui facebook fa l'embedding e ho anche creato un sito per impedirlo, ma non e' questo il punto.

Facebook usa un client http per pescare i contenuti e si identifica come facebook nello user agent, quindi se un sito volesse fare SEO mirato o volesse servire contenuti mirati potrebbe farlo benissimo testando lo user agent del client http che si sta collegando. Sono riuscito con due righe PHP stupidissime a fare in modo che quando linko una foto esterna, se e' facebook che la sta caricando viene presentata un'immagine, se l'utente ci clicca sopra per aprire il link viene servita un'altra immagine, dettagli qui: https://siamogeek.com/2016/12/aggirare-censura-di-facebook/
Così poi i bufalari si armerebbero di loghi grafici quanto più possibile simili e scambiabili per quelli di testste serie (che comunque in internet non esistono :D... e neanche più su carta mi sa ;)), come già succede per i nomi stessi, il più possibile simili e assonanti con quelli di testate blasonate.
Hm certo può aiutare, ma dubito che possa servire a molto, e c'è il rischio concreto che, appena venga introdotta questa cosa, i vari siti bufalari creino loghi visualmente MOLTO simili ai giornali più affidabili col risultato che a colpo d'occhio le notizie paiano PIÙ affidabili.
Considerando che modificando ad hoc l'url che utilizza FB per generare la preview è possibile modificare tutti gli elementi (immagine e descrizione) lo trovo inutile.
ma le notizie bufale sono quelle attirano di più, eprchè facebook dovrebeb rinunciarci così facilmente e senza fare "bella figura" con grandi proclami di super algoritmi?
Mi pare una buona idea. Aggiungere la favicon è una cosa che potrebbero fare facilmente. Non rimedierebbe a chi vuole capire ciò che fa comodo, ma sarebbe in effetti meglio mettere più in mostra da dove viene la notizia in anteprima.
Al massimo, dopo di ciò, quei siti potrebbero imitare loghi e favicon dei quotidiani meno bufalari. Lo fanno anche coi nomi, storpiandoli (es. il precedentemente citato "Fatto Quotidaino"). Poi non so, forse coi loghi taroccati potrebbe partire più facilmente qualche denuncia per plagio o qualcosa del genere. Lì starebbe ai quotidiani salvaguardare il proprio nome e la propria reputazione da cloni bufalari.

A questo punto però viene da chiedersi: quale reputazione da difendere? Articoli sensazionalistici, incompetenti, panzane, scopiazzature, cose prese qui e là, senza neanche citare le fonte e così via. Certo, ci sono giornalisti più o meno bravi e non è una cosa sistematica come i siti bufala, sono due piani diversi, ma intanto non si fanno la nomea di fonte affidabile di notizie. Io temo che su Facebook si guardi più che altro che la notizia te l'ha passata l'amico/a e si guardi giusto il titolo e l'immagine. Senza contare coloro che leggono solo giornali o notizie che dicono ciò che piace sentire: se confermano la loro visione del mondo, allora le considerano giuste e affidabili; le altre fuffa. E il fact checking lo vedono viziato e di parte. O un qualche politico che le panzane le cavalca proprio, ma se la prende con i giornalisti (da che pulpito) e i suoi fan gli vanno dietro. Però poi si abbeverano al Corriere di suo cuggino al bar.

Fra tutte le fonti di panzane, manipolazioni della realtà, la mancanza di pensiero critico e mentalità scientifica, social network che fanno da grancassa alle stupidaggini, non di rado anche con una bella dose d'arroganza... l'era dell'informazione sta divenendo sempre più quella della disinformazione, "post-verità" e tutto quanto.

Se non l'età del delirio.

Delirio disinformativo da cui poi si basano decisioni, azioni, voti. Da cui a loro volta dipendono cose come la propria salute e degli altri, sostegno a terapie truffa e antivaccinismo, ingiustizie, odio ingiustificato, scelte sul destino di intere nazioni (ciao UK). Nonché presidenti che sembrano usciti da qualche distopia di serie B o da un reparto psichiatrico. Ma non scherzano neanche certi guerriglieri di un fantomatico califfo a compiere orrori d'ogni sorta e a distruggere patrimoni dell'umanità preservati da... altri mussulmani, da secoli.

Il mondo si fa sempre più surreale.

Ok, l'icona col loghetto non salverà l'umanità da sola, ma cose del genere sarebbero un passo nella direzione giusta e pure facili da fare. Meglio del solito puntarsi il dito a vicenda e poi continuare a fare uguale, politici populisiti, fuffari in rete non, giornalisti, Facebook e via delirando. Non avrebbero tanta presa se ci fosse un po' più di pensiero critico, mentalità scientifica, capacità di riconoscere le fallacie logiche, ecc.
Miei 2 eurocent. Questi sono bufalari clickbait, che fanno soldi con AdSense.
Sospetto che una delle maggiori cause del loro successo sia l'analfabetismo digitale, e in questo caso l'intelligenza implicita di come sono fatti un sito web serio e un blog alla buona.
Lo dici anche tu, Paolo: "ha chiaramente l'aria di un sito da dilettanti". Come può, una persona la cui conoscenza dell'internet si limita a Facebook e al sito della Gazzetta, riconoscere questa "aria"?
È un problema strutturale dell'accesso universale a internet, che probabilmente verrà mitigato dal tempo (quando tutti saranno "nativi digitali" ci sarà meno inesperienza), e probabilmente avrebbe bisogno anche di un programma di educazione scolastica focalizzato su questi temi.
Non risolverà il problema delle false notizie, ma almeno aiuterà gli internauti a non farsi ingannare, come invece capita spesso: non per stupidità, ma per semplice distrazione.

Sarò disfattista, ma, come ha già detto qualcun altro nei commenti precedenti, è difficile credere che chi condivide certe notizie lo faccia per distrazione, solo perchè non si rende conto del sito di provenienza.
A tutti può capitare, per distrazione, di tirare una testata contro uno stipite troppo basso, di inciampare in una buca o di pestare una m.... ma, la volta dopo, uno si sveglia e non lo fa più. Ma se invece uno continua a tirare testate o a mettere i piedi non deve, magari sempre nello stesso punto e con le stesse modalità, vuol dire che è stupido...o comunque incapace di deambulare senza farsi male.

Qui invece abbiamo a che fare con una massa di idioti che nel peggiore dei casi ammettono di pubblicare certe notizie perchè VOGLIONO crederci (e sono quelli che vi mandano a stendere quando fate notare loro che sono bufale), mentre nel migliore dei casi ammettono l'errore...ma che, dopo qualche giorno torneranno, a pubblicare link provenienti da siti farlocchi, se non addirittura lo stesso.

Avete mai provato a spiegare ad un webete che FB non sarà mai a pagamento o che l'autodichiarazione sulla privacy non serve a nulla?
O l'inutilità delle petizioni online?
I la pericolosità nel diffondere un link in cui si accusa una persona di reati sessuali?
Avete mai provato a spiegargli qualsiasi appello che riporta le espressioni
massima diffusione
condividi e fai girare
condividi prima che lo censurino
(e magari è un video che gira da tre anni)
nessuno ne parla
non condividere, ma fai copia e incolla


è SEMPRE una bufala?

Quanti di questi utOnti hanno davvero smesso? Quanti, invece, li avete beccati a ripostare gli stessi appelli dopo qualche tempo?
Ora capite perchè, di fronte a queste persone, mi viene in mente quando si apre la finestra per far uscire una mosca, ma quella insiste a dare le capocciate al vetro.

Sarò disfattista, ma penso che sui siamo proprio di fronte a un instupidimento generale e che con certi utenti, i rimedi che richiedono l'uso consapevole del web non possano funzionare.
Mi permetto di sintetizzare il commento 7, che trovo centrato, evidenziando anche una cosa su cui non concordo.

1) Certo che i predatori di click potrebbero adottare contromisure, tipo creare testate molto somiglianti a quelle vere. Ma, come dice Paolo già nell'articolo originale, questo è penalmente perseguibile, la situazione attuale no.
2) In ogni caso, i siti dei giornali tradizionali non sono per nulla garanzia di affidabilità. Lo sono relativamente, nel senso che sono il meno peggio; ma non in maniera assoluta.

La cosa su cui non concordo è accostare la Brexit alla disinformazione. Pensare che il popolo ha votato diverso da come volevo perchè è bue, e non perchè ha motivi, è inutile e dannoso. Perchè dà la colpa a qualcun altro e perchè non mi fa riflettere su dove ho sbagliato.
Di solito non vorrei mai tornare indietro, ma... FakeBook era nato per mettere in contatto coscritti o amici persi di vista. Twitter per scambiarsi sintetiche informazioni. Se a questi portali fosse vietato l'ingresso ad aziende e giornali, non ci guadagneremmo tutti?
martinobri, immaginavo qualche obiezione simile e concordo anche con quel che dici. Il punto però non è quale poteva essere la nostra opinione e cosa si è votato, ma perché lo si è votato. Le opinioni sono soggettive e sinceramente ci sono argomenti razionali pro e contro, che dopo puoi mettere sulla bilancia; il punto è quando invece un'opinione, una scelta, un voto per una cosa o un'altra non si basa su fatti accertati e su un ragionamento razionale, ma su balle, rabbia guidata verso capri espiatori, semplificazioni fuorvianti invece che analizzare le cause dei problemi (ci può essere davvero un malcontento, che andrebbe riconosciuto, ma la causa di tutti i mali è davvero l'UE? Gli immigrati? ecc), e cose come queste:
https://www.theguardian.com/politics/2016/jun/27/eu-referendum-reality-check-leave-campaign-promises
Viceversa ci sono state anche bufale dall'altra parte, esagerando la disinformazione dei votanti; ma intanto quel referendum è stato vinto di pochissimo e argomenti cardine dei politici sostenitori del leave non reggevano il fact checking ed erano fuorvianti. Il punto è che quando le bufale fanno pendere l'ago della bilancia anche in decisioni da cui dipende il destino di una nazione, la responsabilità diventa enorme.
Concordo pienamente con Replicante Cattivo, non viviamo in un mondo di premi Nobel, ma in un mondo di persone che ha altri valori, uno di questi è la leggerezza del vivere, senza porsi tutti quei problemi etici ed esistenziali che si pone chi ha la vocazione da scienziato. Giocano al videopoker anche se sanno che la statistica è contro di loro, e credono alle bufale anche se sanno che sono bufale, con lo stesso piacere con cui tutti noi guardiamo un film sapendo che è una storia falsa. Mettiamo in atto la sospensione dell'incredulità per goderci libri e film, loro lo fanno per godersi la vita, per provare momenti speciali in cui loro sanno una cosa che altri non sanno, qualcosa di speciale che, di riflesso, rende speciali anche loro. Facebook è un prodotto popolare almeno quanto un talk show televisivo, è ingenuo chiedergli di rinunciare a coccolare quella massa di ebeti come è ingenuo credere che siano davvero interessati ad eliminare le bufale. Sono come quei partiti politici ultra populisti che denunciano i problemi ma che pregano di notte che questi problemi, da cui dipende la loro stessa esistenza, non scompaiano mai.
Ciao Paolo, segnalo un refuso: "NON" nella frase Confrontatela "... notizia presa da un quotidiano (solitamente) non bufalaro...". :-)

A parte gli scherzi, penso che la tua idea sia sensata, quindi dubito possa trovare applicazioni pratiche.
Sinceramente: quanta attrattiva perderebbe Facebook se perdesse tutte le componenti sensazionaliste e "al lupo al lupo"? E perché giocarsela per risultare eticamente e moralmente corretti?
Una buona etica ed una morale sana non pagano, tanti bei click sì.
@martinobri, impossibile scindere i referendum dal concetto di disinformazione, a prescindere dal risultato. Nei referendum vince la maggioranza, e la maggioranza di milioni di persone è sempre disinformata, è fisiologico. Nella Brexit, anche avesse vinto il no, sarebbe stato sostenuto da una maggioranza di persone che non aveva realmente idea del perché votare no. In questi casi vale non il concetto che la maggioranza fa la scelta migliore, ma che la decisione popolare, qualunque sia, carica il popolo della responsabilità della scelta, anche quando è sbagliata.
Replicante,

è difficile credere che chi condivide certe notizie lo faccia per distrazione, solo perchè non si rende conto del sito di provenienza.

Ti posso citare un controesempio fresco fresco: Paolo Beltraminelli, un politico svizzero tutt'altro che inesperto nell'uso di Internet, ha condiviso ieri per errore su FB la foto falsa di Venezia ghiacciata. Quanto avrà contribuito il layout grafico ingannevole di FB?
Replicante,

dimenticavo: Beltraminelli, avvisato da un follower, ha subito rimosso la foto con tante scuse.
Beltraminelli non ha scuse, ha condiviso qualcosa senza neppure cliccarci per leggere la notizia. Che senso ha la condivisione? Se è solo "ho visto questa cosa, guardala anche tu" allora è sensato condividere anche la bufala, è pur sempre qualcosa, un oggetto reale che descrive un fatto immaginario. Beltraminelli si è comportato stupidamente, anche la notizia fosse stata vera non avrebbe dovuto condividerla senza leggerla, perché sarebbe come dire "io non ho tempo di leggerla, fatelo voi". Uno così oggi condivide la notizia falsa di un bufalaro, domani quella falsa di un giornale rispettabile.
il punto è quando invece un'opinione, una scelta, un voto per una cosa o un'altra non si basa su fatti accertati e su un ragionamento razionale, ma su balle, rabbia guidata verso capri espiatori, semplificazioni fuorvianti invece che analizzare le cause dei problemi (ci può essere davvero un malcontento, che andrebbe riconosciuto, ma la causa di tutti i mali è davvero l'UE? Gli immigrati? ecc),

Ecco un ottimo esempio di quello che andavo dicendo. Stai dando per scontato che la causa di tutti i mali non siano la UE e gli immigrati.
Dimostralo (buona fortuna).*


Nei referendum vince la maggioranza, e la maggioranza di milioni di persone è sempre disinformata, è fisiologico.

Anche se fosse vero, questo non giustifica il passaggio logico conseguente che molti fanno: tutti quelli che hanno votato così (e il così vuol dire "diverso da me") sono disinformati.**


*Non voglio sostenere che UE e immigrati siano l'origine dei mali della Gran Bretagna. Sto dicendo che non è possibile dare per scontato che non lo siano solo perchè non è l'opinione di chi scrive.

**disinformati è la versione attuale. Quando vinceva Berlusconi, il concetto più usato era mezzi delinquenti.
Secondo me l'idea di contrassegnare le bufale è in contrasto con l'obbiettivo di limitare i danni delle bufale.
La lotta alle bufale si basa su responsabilità e buon senso individuali.

Il delegare il problema dell'esaminare le notizie ad una casta di uomini saggi, onesti e disinteressati eletti non si capisce bene come, produce un falso senso di sicurezza nell'individuo.
Mi inserisco nel discorso, anche se non ho letto proprio tutti i commenti precedenti, per segnalare la mia esperienza. Un amico condivide su Facebook il link a Giornale24ore, che dice (con video) "Gli Obama servono i dipendenti della casa Bianca prima di andare via." E giù commenti evviva gli Obama. Senza nulla togliere alla dignità di Barak e signora, la notizia è imprecisa, si riferisce ad una visita del Pres e signora ad una casa di riposo dei Veterani nello scorso Thanksgiving. Quindi la notizia non è spam, al massimo una bufala se spacciata come notizia di cronaca. Volevo dirlo a Facebook, ed al mio amico, per diminuire la "reputazione" di un sito poco attendibile, ma nessuna delle scelte di Facebook è pertinente. Che si fa in questi casi? Si lascia perdere?
Ok le immagini sono ritoccate, ma a volte la laguna di Venezia in effetti ghiaccia. Mia nonna, veneziana del quartiere di Cannareggio, raccontava di un anno cosi freddo da poter andare a piedi da fondamente Nove a Murano. Ho trovato questo video del 1929. https://www.youtube.com/watch?v=TFz9a66f010
@Paolo Attivissimo
Ti posso citare un controesempio fresco fresco: Paolo Beltraminelli, un politico svizzero tutt'altro che inesperto nell'uso di Internet, ha condiviso ieri per errore su FB la foto falsa di Venezia ghiacciata. Quanto avrà contribuito il layout grafico ingannevole di FB?

Evidentemente mi sono espresso male: io non volevo dire che non esistano in assoluto le condivisioni "per distrazione", anzi ho scritto (facendo esempi di vita comune) che tutti quanti comune, possiamo essere vittime di errori del genere, nella realtà come nel mondo virtuale.
Ma ovviamente c'è caso e caso: è ben diverso se ti distrai mentre stai camminando da solo sul marciapiede o se lo fai mentre stai guidando un veicolo in una strada cittadina. Ed è ben diverso se, a prescindere dalla loro gravità, questi episodi ti capitano una volta ogni tanto o se ti capitano regolarmente.

Da come me ne parli, intuisco che Beltraminelli sia una persona sempre attenta e che questa sia una delle rare volte, se non la prima, in cui è incappato in un errore di questo tipo. Ma stiamo comunque parlando di una bufala "inoffensiva", sicuramente condannabile dal punto di vista giornalistico o da chi la sfrutta per fare clickbait, ma che non comporta particolari implicazioni dal punto di vista sociale: non ha condiviso un falso appello per la privacy su FB, non ha postato la foto del sig. Mario Rossi definendolo un pericolosissimo assassino, non ha scritto che il Re di Norvegia si è rifiutato di dare la mano a Renzi per protesta verso la sua politica. E -soprattutto- non si è trattata di una notizia strumentalizzata per fini propagandistici, come è invece la norma di chi pubblica bufale.

E' quindi perdonabile il fatto che, per una volta, lui possa aver "abbassato gli scudi" davanti ad una foto suggestiva (anche se fotoscioppata male) ed una notizia che poteva apparire verosimile. Non conosco Beltraminelli, ma immagino che davanti ad un link che parlava di attualità, cronaca o politica, sarebbe stato molto più attento e critico.
Forse è vero che, vedendo il layout completo del sito, non avrebbe condiviso quel link, ma non possiamo averne la certezza; anche perchè la stessa notizia sarebbe potuta apparire in una fotogallery di Repubblica o de La Stampa e, quindi, Beltraminelli l'avrebbe condivisa ugualmente, fidandosi della fonte.

Resta il fatto che Beltraminelli ha riconosciuto l'errore e si è scusato. E' presumibile che questo tipo di errore, da parte sua, non si ripeterà più.
Ma quanti sono i casi del genere? Nel "bufalàme" dei social network, quanti sono i Beltraminelli che commettono errori saltuari e vi rimediano, ammettendo lo sbaglio?
Purtroppo, non sono questi gli episodi che hanno trasformato i social in una cloaca di bufale, ma quelli di chi lo fa in maniera sistematica e recidiva, per di più relativamente a notizie dal peso molto più grande...gente che non sarebbe in grado di distinguere un sito giornalistico serio da uno amatoriale e che, anche riuscendo a farlo, comunque prenderà comunque per vera la notizia a lui più gradita, anche se falsa.
@puffolottiaccident d'altra parte c'è chi ha proposto la giuria popolare, onestamente non saprei di cosa avere più paura...
@Rico
Ci perderebbero Twitter e Facebook, che con l'ingresso delle aziende hanno iniziato a monetizzare a bestia!
ciao Paolo, c'è una cosa che non capisco di questa tua proposta.
dici spesso che le testate mainstream si lasciano sedurre dalle bufale e finiscono per diventare amplificatori di fandonie, ce lo hai dimostrato concretamente tante volte. in che modo, dunque, segnalare attraverso un logo o un accorgimento grafico la provenienza della notizia può andare nella direzione di una maggiore chiarezza/sicurezza per il lettore?
per chiarire: se anche repubblica, corriere e ansa sbagliano, o ci sono altre testate o fonti a cui ti riferisci quando parli di "non farsi ingannare", e allora ti chiedo quali, oppure non capisco l'efficacia del meccanismo che proponi.
Credo che l'efficacia del meccanismo (non assoluta, certo) si basi sul fatto che i siti bufalari pubblicano inesattezze/vaccate SEMPRE, perchè è il loro mestiere, mentre i siti dei media tradizionali le pubblicano non sempre. Purtroppo spesso, ma non sempre.
@Mmorselli

Sapere che un meccanismo è folle rende quel meccanismo inutile. Soldi spesi alla pene di mosca, ma non fanno gran danno.

Credere che un meccanismo folle funzioni bene è deleterio. La domanda che può far intravedere quanto sarebbe tragico è: quanto ci vuole per accorgersi che non funziona bene in un ambiente in cui è tanto diffusa l'abitudine a rifiutare l'evidenza?

Quando un autoproclamato cuoco si inventa il salmone al forno con cioccolato (al latte) e pistacchi, quanti anni e quante decine di migliaia di euri di debito gli servono per capire che neanche i pirati della Malesia oserebbero servire salmone ad un prigioniero?
Refuso nel mio commento precedente:

Volevo dire: " neanche i pirati della Malesia oserebbero servire salmone ALù FORNO ad un prigioniero"
@puffolottiaccident
neanche i pirati della Malesia oserebbero servire salmone ALù FORNO ad un prigioniero

I gusti alimentari sono soggettivi: al prigioniero potrebbe piacere, mentre potrebbe essere torturato con del cibo che tu troveresti prelibato :-)

Io, per esempio, ho visto mettere zucchero sugli spaghetti alla bolognese a dei tedeschi...