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28 commenti

50 anni fa la prima morte durante un volo spaziale: Vladimir Komarov e la Soyuz-1

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori ed è tratto dall'Almanacco dello Spazio. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora.

Il 24 aprile di 50 anni fa, nel 1967, il cosmonauta Vladimir Komarov morì nello schianto al suolo della sua Soyuz-1 al termine del rientro dallo spazio. Fu il primo incidente mortale durante un volo spaziale.

Komarov, che aveva già volato nello spazio con la Voskhod 1, era stato scelto per pilotare il nuovo veicolo spaziale dell'Unione Sovietica, la Soyuz. Ma il veicolo era stato realizzato in fretta, sotto la pressione dei politici che volevano un nuovo successo di propaganda spaziale: il 1967 era il cinquantenario della Rivoluzione Bolscevica ed era il decennale del lancio del primo satellite, lo Sputnik.

Il volo della Soyuz 1, partito dal cosmodromo di Baikonur il 23 aprile, era concepito come un'altra tappa trionfale della conquista sovietica del cosmo: un altro veicolo sovietico, con tre cosmonauti a bordo, avrebbe dovuto raggiungere Komarov in orbita, per poi effettuare un rendez-vous spettacolare. Ma un comunicato congiunto dell'agenzia di stampa TASS e di Radio Mosca annunciò concisamente che "Il cosmonauta Vladimir Komarov è deceduto durante il completamento del volo di collaudo del veicolo spaziale Soyuz 1". Il lancio del secondo equipaggio, già annunciato, fu annullato.

I dettagli della tragedia furono resi noti in seguito, ma solo gradualmente, nell'arco di quasi trent'anni. All'inizio fu fatto credere che per la Soyuz 1 si fosse trattato soltanto di un difetto del paracadute di atterraggio, che non si era aperto correttamente e non aveva frenato la capsula, che quindi era precipitata a velocità elevatissima, uccidendo il cosmonauta all'impatto con il suolo in Kazakistan al termine di una missione eseguita senza problemi. Ma la realtà era ben diversa.

I guai al veicolo erano iniziati subito: uno dei due pannelli solari che alimentano la Soyuz-1 non si era aperto, dimezzando l'energia disponibile a bordo. Il pannello che non si era aperto aveva ostruito i sensori ottici necessari per conoscere l'assetto del veicolo, orientarlo e stabilizzarlo. Komarov aveva tentato di correggere il problema, ma il propellente di manovra rischiava di esaurirsi e le batterie non si caricavano a sufficienza.

Il Controllo Missione aveva deciso di far rientrare Komarov in anticipo, alla diciassettesima orbita, dopo un giorno nello spazio. Ma i sistemi di bordo non avevano collaborato, anche a causa dell'asimmetria inattesa della Soyuz - 1 (che aveva un pannello solare chiuso e uno aperto), e avevano interrotto la manovra di rientro avviata da Komarov. Da terra erano state inviate nuove istruzioni per ritentare il rientro alla diciannovesima orbita.

Anche il secondo tentativo di rientro aveva avuto problemi: l'asimmetria del veicolo lo aveva fatto deviare dalla traiettoria prevista e i sistemi automatici se ne erano accorti e avevano quindi interrotto l'accensione del motore di rientro.

L'effetto combinato delle due manovre parziali di rientro era stato comunque sufficiente a far ricadere il veicolo spaziale nell'atmosfera e i moduli della Soyuz-1 si erano separati correttamente, lasciando la capsula di discesa, contenente Komarov, libera di rientrare, usando lo scudo termico per frenare. Ma il paracadute pilota, che avrebbe dovuto estrarre quello principale, non lo aveva fatto. La Soyuz-1 era dotata di un paracadute di riserva, che era stato azionato ma si era ingarbugliato nei cavi del paracadute pilota, per cui la capsula era precipitata praticamente in caduta libera. È presumibile che Komarov abbia avuto il tempo di rendersi conto del malfunzionamento e della propria fine imminente.

Lo schianto al suolo era stato violentissimo: la capsula, alta circa due metri, si era ridotta a un ammasso metallico alto 70 centimetri e i razzi di frenata erano esplosi, distruggendo quel poco che restava. Di Komarov erano rimasti soltanto frammenti carbonizzati.

Quel che restava della Soyuz 1 e di Vladimir Komarov.


Le indagini sul disastro riveleranno che il sistema dei paracadute era intrinsecamente difettoso e non era mai stato collaudato nel suo complesso, e che anche il veicolo gemello, la Soyuz-2, aveva lo stesso difetto: se fosse stato lanciato, i suoi cosmonauti avrebbero fatto la fine di Komarov.

Passerà un anno e mezzo, fino a ottobre del 1968, prima che una Soyuz torni a volare nello spazio. La Soyuz, rimodernata e riprogettata, diventerà uno dei veicoli più affidabili e longevi della storia spaziale, con cinquant'anni di attività. Ma prima di arrivare a questo traguardo chiederà un altro tributo di sangue: la Soyuz-11, nel giugno del 1971.









Fonti: Space Safety Magazine; Russian Space Web; David Shayler, Disasters and Accidents in Manned Spaceflight, p. 371.
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Commenti
Commenti (28)
Buongiorno, posso chiedere una informazione (chiedo scusa se forse e' poco opportuna in relazione alla morte del cosmonauta)??
Nel video si vede che durante l'incendio sono gia' sul posto dei mezzi terrestri (veicoli blu) ..volevo sapere con quale precisione era stimabile
dai russi (ed in generale negli anni 60) una traiettoria di rientro ...se non erro una missione Apollo e' atterrata molto vicina (nell'arco di qualche miglia) dalla portaerei di recupero ma era considerato un errore per la scarsa fascia di sicurezza.
Grazie per il suo lavoro
Indipendentemente dunque dal problema del pannello solare e quelli che ne sono conseguiti, era in ogni caso spacciato per via del paracadute difettoso?
Pazzesco però che pure in quegli anni di 'Corsa' non si provi il sistema vitale più importante 'nel suo insieme'.
Max Slo,

era in ogni caso spacciato per via del paracadute difettoso?

Sì.


Pazzesco però che pure in quegli anni di 'Corsa' non si provi il sistema vitale più importante 'nel suo insieme'.

IL programma sovietico soffrì sempre di cronica mancanza di fondi. Anche per il programma lunare russo non fu mai fatto un collaudo pre-volo: non ci son soldi per la piattaforma di test d'accensione, per cui lancia e spera che funzioni. E l'N-1 era troppo complesso per questo approccio.
Luca,

Nel video si vede che durante l'incendio sono gia' sul posto dei mezzi terrestri (veicoli blu) ..volevo sapere con quale precisione era stimabile

Premetto che non sono del tutto sicuro che il video mostri realmente l'impatto della Soyuz-1; forse è una ricostruzione. La stima era abbastanza approssimativa, ma grosso modo era calcolabile dove sarebbe caduto il veicolo ed era quindi possibile avvisare gli elicotteri. Nota che non si vede l'arrivo dei veicoli: vengono mostrati già in posizione. Non sappiamo da quanto tempo la capsula stesse bruciando.
Luca, Paolo,

Resterei molto stupito se in quelle condizioni (senza paracadute, approccio di emergenza, accensione motori imprecisa, aerodinamica ignota, etc.) fosse possibile prevedere con un'approssimazione di <100 km il punto di impatto. Dato che in quelle condizioni (off-road) i mezzi non potevano spostarsi a più di 40 km/h, questo significa ORE per raggiungere l'area di impatto.

Si tratta di numeri a caso ma a velocità orbitali 1 secondo significa 10 km e passa. Se quel filmato è vero allora c'è qualcosa che non capisco...
pgc,

la traiettoria di discesa era nota e tracciata grazie ai radiofari di bordo, per cui gli aerei erano in grado di "inseguire" la capsula prontamente e con precisione, guidando i veicoli a terra.
Tuttavia concordo sui tuoi dubbi a proposito del video. Aggiungo queste note dal sito Russian Space Web che ho linkato:

The commander of one of the Antonov-12 search aircraft reported that it had seen Soyuz-1 in the air. Immediately, everybody onboard the helicopter rushed to the windows, however we could not see the spacecraft for themselves. The pilot of the helicopter started a fast descent, followed by a sharp right turn, when many members of the group saw the descent module landed on the green field. It was lying on its side, with the parachute visible next to it. And immediately soft-landing engines fired. That alarmed the specialists onboard the helicopter, as the engines should've been activated before the touchdown, just above the ground.

Secondo questo resoconto, la capsula fu avvistata mentre era ancora in aria e subito dopo al suolo. I razzi di frenata si accesero dopo l'impatto e furono visti dall'elicottero. Per cui perlomeno i primi soccorritori arrivarono sul posto quasi immediatamente.

Il resto del dettagliatissimo articolo di RSW spiega anche cosa fecero i soccorritori una volta giunti. Per cui il video potrebbe essere una ricostruzione approssimativa degli eventi, fatta con alcuni spezzoni reali e alcuni artefatti.
Grazie della risposta.

Questi argomenti mi suscitano molto interesse, approfondirò.

Ad oggi, anni in cui la rincorsa spaziale parrebbe meno prioritaria, considerereste un evento simile impossibile?
Cioé, nel caso in cui, per qualsiasi motivo, Ciuffo Biondo e Sguardo di Ferro decidessero che il braccio di ferro lo si torna a giocare nello spazio, è plausibile pensare che la 'Corsa' possa portare ad eventi simili, o il giudizio dei media e la loro velocità di divulgazione grazie ad Internet li sotterrerebbe irrimediabilmente in qualche metro di... quella cosa lì?

E' cambiata epoca, ma cambierebbe anche il sistema di approccio ai rischi qualora si presentasse una certa fretta per giocare d'anticipo su rivale?

Mi rendo conto che è una questione 'incredibile', oggigiorno, ma... oggigiorno capita anche di peggio...
Max Slo,

né gli americani (soprattutto la presidenza Trump, che ha dimostrato di avere zero interesse reale per lo spazio) né i cinesi hanno dato l'impressione di voler considerare lo spazio come un nuovo campo di battaglia propagandistica. Non dimentichiamo che la corsa allo spazio degli anni 50-60 era (anche) una corsa militare a conquistare la "collina più alta" dalla quale recapitare bombe sul nemico. Oggi questo fattore (che spalanca il borsellino dei politici) non c'è più e la supremazia militare si gioca e si dimostra su altri terreni (specialmente quello digitale).

Per cui no, non credo si possa arrivare a una nuova "go fever" politica. Però potrebbe esserci una fretta commerciale, per esempio fra Blue Origin e SpaceX o anche Ariane e Soyuz. SpaceX sta scuotendo il mercato, prima piuttosto apatico, con sconti fortissimi rispetto agli altri. Questo l'ha già portata a correre rischi non necessari pur di far prima e risparmiare (esplosione del vettore sulla rampa di lancio per rifornimento di test fatto con il carico già a bordo). Non vorrei che la cosa si estendesse ai voli con equipaggio.
Ok, Paolo. Ma nessuna fonte racconta in maniera dettagliata quanto ci hanno messo i mezzi di soccorso a terra a raggiungere il landing site? Ricordo inoltre di aver letto da qualche parte che questo era "molto più a Nord" di quello previsto, ma senza specificare quanto. Per me che i mezzi di soccorso di terra abbiano potuto raggiungere il sito di atterraggio prima che le fiamme si estinguessero, come si vede nel filmato, resta non dico incredibile, ma sorprendente.

E' interessante anche notare che alcune fonti dicono che il lancio della Soyuz 2 venne annullato a causa di una tempesta, altre a causa dei malfunzionamenti della 1, portando a concludere che il sacrificio di Komarov salvò in qualche modo la vita a Bykovsky, Khrunov e Yeliseyev.

Da quello che ho letto sembrerebbe che la verità sia la prima, ma le molte discrepanze, contraddizioni e carenze di informazioni potrebbero stare ad indicare che siamo molto lontani dal conoscere la verità di questa tragedia.

Condivido in pieno la risposta di Paolo a Max Slo.

Aggiungo che in fondo il morto da competizione commerciale nello spazio ce l'abbiamo già: Michael Alsbury, test pilot di SpaceShipTwo VSS Enterprise...
Mi permetto di dissentire. La prima morte durante un volo spaziale è stata quella, atroce perché prevista sin dall'inizio e perpetrata ai danni di un essere vivente che si fidava degli umani che la circondavano, di Laika, cagnetta trovata randagia a Mosca di circa tre anni, il 3 novembre 1957.
Possiamo solo immaginare la sua paura e la sua delusione nel vedersi abbandonata dagli umani che credeva amici. Secondo gli ultimi studi è morta poche ore dopo il lancio. Una vergogna irrimediabile, una macchia indelebile nella storia, che non riesco a definire gloriosa, della conquista dello spazio.
Grazie della risposta e scusate ancora la domanda 'stupida'.
@rob
Qualche dato per iniziare a inquadrare il problema:
ogni anno vengono uccisi SOLO per scopi alimentari circa 50 MILIARDI di animali (esclusi i pesci che ammontano circa ad altri 100 miliardi).
@Jotar
Qualcosa dovremo pure mangiare... Non voglio entrare nel merito dello schifo che sta dietro molti allevamenti (i polli per esempio) o del consumo esagerato di carne nella nostra società; ma un conto è prendere un animale come cavia e condannarlo a una morte certa senza neanche avergli dato la benché minima possibilità di sopravvivere, un altro è allevare un animale per mangiare.
La prima è una barbarie, la seconda garantisce (e ha garantito nella storia) la nostra sussistenza.
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Laika fu il primo animale a compiere un volo ORBITALE, e non "solo" SPAZIALE.

I primi voli suborbitali di animali iniziarono infatti a fine anni '40. Una scimmia Rhesus, Albert I, morì per soffocamento l'11 Giugno del '48. Sebbene il suo volo a bordo di una V-2 modificata non varcò la "linea di Karman", il limite convenzionale dello spazio a 100 km di altezza slm, si trattava dei primi test di volo suborbitale. Un anno dopo invece Albert II, un altro primate, raggiunse lo "spazio" a 134 km di quota, ma morì nell'impatto quando il paracadute della navicella non si aprì all'atterraggio.

I test usando primati, spesso sacrificati volontariamente o a causa di incidenti, proseguirono fino agli anni '80 e coinvolsero USA, URSS, Francia (1967, con la prima scimmia sopravvissuta ad un volo, anche se per poche ore), Argentina ed Iran nel 2013, quando ormai il principio che usare cavie per questo tipo di imprese era considerato inaccettabile da tutte le grandi potenze mondiali.

Detto questo andrebbe precisato il contesto in cui si svolgevano questi esperimenti. Il mondo era uscito dalla Seconda Guerra Mondiale da poco tempo, un conflitto dove non ci si poneva problemi a inviare migliaia di soldati a morire con certezza in azione (pensiamo allo sbarco di Normandia), mentre oggi un singolo morto in azione di guerra fa notizia sui giornali e genera sgomento nel pubblico.

Inoltre, non dimentichiamoci che la morte di Laika, dovuta essenzialmente alla necessità di provare che era possibile sopravvivere in condizioni orbitali prima di lanciare un essere umano, resta un granello di polvere nel deserto rispetto a quello che accadeva in quegli anni in URSS a milioni di esseri umani.
e' interessante notare che esiste un'errata percezione da parte del pubblico rispetto alle origini delle imprese spaziali. Queste infatti non cominciarono con lo Sputnik, ma MOLTO prima, subito dopo la II guerra mondiale.

La differenza tra lo Sputnik e quanto - tanto! - accaduto prima fu che si trattava del primo volo ORBITALE, un risultato ben più difficile da ottenere di un semplice "salto" a oltre 100 km di quota.

Spazio = >100 km altezza a 0 km/s.
Orbita = >160 km altezza a 7.8 km/s

Una GRANDE differenza.
@pgc,

sono d'accordo su ciò che scrivi, ma trovo il paragone tra la morte di Laika e quella dei dissidenti politici in Urss poco fondato, nel senso che non vedo relazione tra le due atrocità. La morte di Laika nasce dal desiderio di vedere se sia possibile mandare un uomo in orbita, facendo morire prima un cane ("tanto è un anumale"). Semmai, da questa barbarie si può intuire come nasca l'altra, ma non è che una (Laika) non significhi niente perché si riusciva a fare anche di peggio. Gli orrori non si giustificano a vicenda, e anche se nell'URSS (e nel mondo) di allora ce n'erano tantissimi, vale sempre la pena di mettere sotto i riflettori anche gli ultimi guaiti di una meticcia, persa lontano dal suo pianeta e soprattutto lontano da chi amava e da chi credeva di essere riamata. La storia dell'uomo nello spazio è sempre, troppo spesso, narrata come una gloriosa avventura, con i morti (umani) sempre poco ricordati, e con Laika e i primati scomparsi lassù ridotti a nota di colore, a tal punto che spesso non si nomina neppure il fatto che siano stati mandati a morire, se no potremmo rimanerci male.
Il titolo di questo post di Paolo, che seguo sempre e da cui imparo sempre tanto (e non è una sviolinata, ma la verità), ad esempio, non parla specificamente della morte di un uomo ma della "prima morte" in generale, come se prima nello spazio non fosse mai morto nessuno. Non è così, come hai bene specificato tu, e a me questa imprecisa generalizzazione sa tanto di imbarazzo per i tantissimi morti non umani. Non sarebbe ora di raccontarla bene tutta, la storia dell'esplorazione nello spazio? Con le sue ombre nerissime?
@rob
La morte di Laika nasce dal desiderio di vedere se sia possibile mandare un uomo in orbita, facendo morire prima un cane ("tanto è un anumale").

Quello che, credo, volesse dirti pgc è di non fare l'errore che si è già fatto in passato: studiare e osservare ciò che accadeva e giudicarlo col metro di oggi.

Il sacrificio di animali come Laika, per l'epoca, era normale e non va giudicato usando la sensibilità di oggi, piuttosto va valutato se anche per la mentalità di quel tempo Laika e gli altri animali usati per i primi voli, siano stati maltrattati o meno.
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Anche, Guastulfo.

Secondo me è un esercizio sterile guardare a Laika e a qualche primate spedito - e morto - in voli suborbitali ed orbitali come ad un crimine efferrato. Soprattutto quando si considera che ai tempi l'uso di animali per esperimenti scientifici era comune ed accettato QUASI OVUNQUE. Basta pensare agli esperimenti di Tuskegee sulla sifilide, che impegnarono esseri umani fino al 1972. Parliamo di quasi 400 persone che hanno contratto la sifilide (escludendo le loro mogli e i loro figli!).

Per questo, chiamare "nerissime" le ombre lasciate dai primordi dell'esplorazione spaziale, in un periodo tra l'altro in cui effettivamente non si sapeva nemmeno immaginare se un essere umano poteva sopravvivere a 0 g per lunghi periodi, mi pare nettamente eccessivo.

Senza considerare, come ho detto, che anche il valore della vita di un essere umano era ovunque molto inferiore a quello che gli si dà oggi. Con i parametri di sicurezza comunemente accettati oggi non ci sarebbero stati non dico Laika, ma Yuri Gagarin, John Glenn, Chuck Yeager, Armstrong/Collins/Aldrin etc...
@Guastulfo, pgc

fare storia significa interpretare i fatti del passato alla luce della sensibilità odierna. Se no, ci troveremmo a fare una mera narrazione dei fatti passati o a riproporre acriticamente i punti di vista dell'epoca. La sensibilità di oggi (e naturalmente ognuno ha la sua, e meno male che è così) è ciò che ci permette di capire il passato meglio di quanto potessero farlo gli osservatori contemporanei, o almeno questo dovrebbe essere l'obiettivo.

Il mio giudizio sull'uso di Laika e degli altri animali sacrificati nella corsa allo spazio vale né più né meno di altri, e se sia eccessivo o no lo può decidere ogni persona che lo legga, ma ha uguale diritto di cittadinanza su questo post, per come la vedo io, di chi invece vede la scia di sangue animale da qui ale stelle come una cosa "normale per l'epoca".
Se vogliamo indagare sulla mentalità del tempo, poi, si trovano in rete i rimorsi di coscienza degli scienziati che hanno accudito Laika, l'hanno addestrata con tempo e pazienza a restare seduta in uno spazio ristretto, e poi l'hanno spedita lassù. Forse le persone, al di là del passare delle epoche, non cambiano poi così tanto.

Se poi l'argomento che mi si porta è che per l'epoca valeva poco (o comunque meno di ora) anche la vita umana, beh, allora mi dico che siamo molto migliorati. Ecco perché adesso importa a più persone rispetto ad allora che si parli anche di Laika.

Mi sembra però che (forse per colpa mia) qui sfugga sempre il punto: la corsa allo spazio non è stata fatta solo di eroi, di scienziati geniali e tenaci e di politici illuminati, ma anche di uomini ridotti a simbolo, di vivisettori senza cuore e di politici animati solo dalla propria gloria personale. Dato che la storia, tutta, dell'esplorazione spaziale interessa noi tutti, non vedo perché non raccontarla tutta, luci e ombre (ognuno scelga quanto nere, ma le ombre sono sempre molto scure). Insomma: Vladimir Komarov è il primo morto umano nello spazio. Prima gli hanno aperto la strada (della morte, soprattutto) primati e cani. I fatti, come questo, non dovrebbero dare fastidio a nessuno.
@rob
fare storia significa interpretare i fatti del passato alla luce della sensibilità odierna. Se no, ci troveremmo a fare una mera narrazione dei fatti passati o a riproporre acriticamente i punti di vista dell'epoca. La sensibilità di oggi (e naturalmente ognuno ha la sua, e meno male che è così) è ciò che ci permette di capire il passato meglio di quanto potessero farlo gli osservatori contemporanei, o almeno questo dovrebbe essere l'obiettivo.

E' esattamente il contrario e non lo dico io, lo dicono gli storici e gli studiosi del passato in genere. Se si facesse come dici tu ogni evento passato finirebbe distorto. Non solo, ogni "cambio di metro di giudizio" comporterebbe un cambio di interpretazione degli eventi passati.

La sensibilità moderna potrebbe persino sminuire l'importanza di certi eventi.

Pensa all'illuminismo. Oggi le idee degli illuministi sono quasi scontate. Prova a "immergerle" nella mentalità degli anni in cui queste idee sono nate, un periodo in cui gli uomini non erano uguali e la gente dava per scontato che doveva essere così, che era naturale.

E' questo che rende gli illuministi ancora più grandi. Con la nostra sensibilità potrebbero passare per quelli "che hanno scoperto l'acqua calda".

Poi, ognuno può farsi le propie idee. Le tue idee qui sono benvenute e rispettate anche perché esposte in modo educato e rispettoso ma, da quello che so e che ricordo dallo studio sui banchi di "squola" il tuo non è un "approccio scientifico" allo studio della storia.
Mmmm... credo che Guastulfo e Rob non stiano parlando della stessa cosa.
@Guastulfo,
"da quello che so e che ricordo dallo studio sui banchi di "squola" il tuo non è un "approccio scientifico" allo studio della storia"

Non sono d'accordo. Potrei citarti diversi studiosi, ma preferisco cercare di spiegarmi (meglio di prima, si spera). Prendiamo la figura di Napoleone. E' una delle più studiate della storia, anche dagli storici suoi contemporanei. Nel 1900 circa nasce la psicoanalisi, con Freud. Se ci mettessimo a sfogliare le maggiori biografie napoleoniche di recente pubblicazione, non ne troveremmo neanche una che non cerchi, in maggiore o minore misura, di scandagliare la psicologia del Bonaparte. Questo perché fare storia significa, sì, cercare di immergersi nell'epoca in oggetto, con i suoi usi e costumi e la sua mentalità, ma anche, in un difficile gioco di equilibrio, rileggere e reinterpretare i fatti passati alla luce di tutti gli strumenti che la modernità ci offre, al fine di capire meglio cosa si è fatto e, soprattutto, perché lo si è fatto. Detto questo, tu, io e tutti gli storici viventi non possono fingere di non essere contemporanei. Abbiamo una sensibilità diversa da qualla anche solo di pochi decenni fa, e meno male, perché possiamo osservare i fatti e le scelte che hanno portato a loro da una prospettiva diversa, che è quello che ci dovrebbe consentire di arricchire la nostra comprensione dei fatti storici. Che senso avrebbe, allora, leggere le opere di Luciano Canfora sull'antica Roma? Ci potrebbero bastare Tacito e Svetonio (che sono classici immortali, mica pizza e fichi, voglio dire...). Ogni epoca lascia la sua traccia nelle opere storiche. Se no, perché parleremmo di storiografia marxista, o illuminista, o annalistica? Cresciamo sulle spalle di chi ci ha preceduto, aggiungendo del nostro, figlio delle tendenze culturali e della sensibilità odierne.
@rob
fare storia significa, sì, cercare di immergersi nell'epoca in oggetto, con i suoi usi e costumi e la sua mentalità, ma anche, in un difficile gioco di equilibrio, rileggere e reinterpretare i fatti passati alla luce di tutti gli strumenti che la modernità ci offre, al fine di capire meglio cosa si è fatto e, soprattutto, perché lo si è fatto.

Sono d'accordo, ma non vedo come tu possa inquadrare le affermazioni del tuo commento #11 in quello che hai appena scritto.

Una cosa è studiare la storia e i suoi protagonisti con mezzi via via più affinati e sensibili, cercando di interpretarne gli eventi grazie a queste tecniche, tutt'altro è darne un giudizio morale.

Le varie tecniche storiografiche possono evidenziare un aspetto piuttosto di un altro. Sfruttando la possibilità di conoscere anche le conseguenze future, avere più informazioni rispetto al personaggio o al periodo studiato, si possono meglio evidenziare degli aspetti impossibili da vedere ai contemporanei.

Non credo, però, che troverai mai uno storico moderno che parli di selvaggi (prima si faceva) o di civiltà arretrate o di immoralità/moralità.

Dire " La morte di Laika nasce dal desiderio di vedere se sia possibile mandare un uomo in orbita, facendo morire prima un cane ("tanto è un anumale")", per me, è lo stesso che dire che gli aborigeni australiani degli idioti perché rifiutano la vita moderna, sono entrambe sbagliate.

Ovvio che con ciò non voglio dire che io ho sicuramente ragione, questa è solo l'idea che mi sono fatta dallo studio della storia e da quello che ho letto "da grande".
@Guastulfo
Dunque: non sto, in questi miei commenti, scrivendo (o riscrivendo) la storia dell'uso da parte dell'uomo degli animali nei voli spaziali. Sto esprimendo dei giudizi personali, come chiunque altro partecipa a questa discussione, e sto puntualizzando il fatto che, molto più spesso di quanto non si creda, quando si parla di fatti passati la nostra cultura (intesa nel senso più ampio del termine) contemporanea si fa sentire, e anche tanto. Ti faccio un esempio: guarda come la città stato di Sparta è stata vista dagli storici nel corso dei secoli e delle culture. Esempio mirabile di frugalità e devozione allo stato, oppure regime totalitario barbaro e incivile, oppure baluardo estremo di libertà. Qual è l'interpretazione giusta? Il fatto è che la realtà, e quindi i fatti storici, è estremamente complessa, e ogni punto di vista è, appunto, un punto di vista, con tutti i suoi limiti. Lo storico dovrebbe cercare di assimilare i vari punti di vista, compreso naturalmente il modo in cui l'oggetto della storia (gli spartani, in questo caso) vedeva se stesso, naturalmente con la consapevolezza che nessuno di noi è un osservatore di se stesso totalmente imparziale, e quindi nemmeno gli spartani lo erano. Ti faccio altri esempi: Napoleone è stato uno straordinario condottiero e politico o un despota invasore? Spartaco era uno che voleva impadronirsi delle ricchezze di Roma o era un uomo che voleva libertà e dignità per sé e per i suoi compagni schiavi? Cesare era un arrivista antidemocratico o l'uomo che ha portato disinteressatamente il popolo romano alla gloria mondiale? Sono tutti punti di vista di storici che hanno scritto in epoche e nazioni differenti.
La storia non è e non sarà mai una scienza: richiede molto rigore, è vero, ma non può arrivare, per definizione, alla verità scientifica: le interpretazioni dei fatti sono troppo importanti, e ogni osservatore porta nel suo sguardo la sua contemporaneità, in qualche modo. Difatti, ci sono opere storiche del passato che restano autorevolissime e imprescindibili, anche se, appunto, datate.
E qui arriviamo ai giudizi. Ogni opera storica è portatrice di giudizi. Se non lo fosse, sarebbe una mera esposizione di fatti e non farebbe avanzare la ricerca storica. Per quanto riguarda gli esempi che tu escludi di trovare negli storici moderni, l'uso di termini come "selvaggi" e "civiltà arretrate" sanno di semplificazioni (tra l'altro politically incorrect) che in effetti sarebbe strano trovare in un'opera contemporanea, però sul morale/immorale trovami una biografia di Hitler, ad esempio, che non esprima giudizi morali sui campi di concentramento o sull'arruolamento di ragazzini per difendere Berlino negli ultimi anni della guerra. Il giudizio da parte dello storico ci deve essere, non fosse altro che per essere confutato dagli storici delle generazioni successive.
Poi, ribadisco che non ho la pretesa di stare facendo qui opera storica, sia chiaro! La mia frase che citi ipotizza che gli scienziati coinvolti nell'esplorazione dello spazio abbiano deciso, non essendo sicuri del fatto che un uomo potesse sopravvivere a un volo orbitale, di fare delle prove, di esito fatale previsto in partenza, con esseri viventi non umani, valutando che le loro vite fossero di poco valore. Prima l'ho espressa in modo colorito? Pazienza, lo faceva anche Gibbon ;) Se la vogliamo prendere per un attimo in prospettiva storiografica, allora potremmo dire che questa mia ipotesi potrà essere confermata o smentita dalla ricerca (ad esempio intervistando gli scienziati ancora viventi o i loro collaboratori e famigliari, ricercando gli appunti di lavoro, ecc ecc). Ma, scusami, non è la stessa cosa che dire che gli aborigeni erano degli idioti perché rifiutano la vita moderna. Quella è una riduzione a formuletta con toni razzistici di una scelta di un'etnia, che potrebbe avere basi solide o no (non sono informato sulla materia...) ma che comunque non analizza i fatti.
Riassumo i miei punti di vista:
1) Sostengo che nella storia dell'esplorazione dello spazio sono stati mandati incontro a morte certa e atroce molti animali, i quali si fidavano degli umani che li accudivano;
2) Sostengo che sia stato fatto perché le loro vite, la loro capacità di dare e ricevere affetto, il rapporto creatosi tra loro e gli scienziati fossero ritenuti di scarso o nullo valore;
3) Sostengo, d'accordo con le tue osservazioni, che ciò sia stato fatto per avere una ragionevole certezza che fosse possibile mandare degli esseri umani nello spazio senza farli morire;
4) Ritengo che tale sacrificio di animali e le morti degli astronauti siano spessissimo taciuto o ignorato, specialmente negli scritti in cui la corsa verso lo spazio è descritta in termini trionfalistici (spesso con frasi tipo "la grande avventura dell'uomo nello spazio", "la meravigliosa impresa umana" ecc ecc)
5) Ritengo che il punto 4 si verifichi soprattutto per imbarazzo, perché non siamo pronti ad accettare la totalità dei fatti o perché si teme che dando rilievo a tali fatti, la corsa dell'uomo nello spazio, già arenatasi per vari motivi, potrebbe trovare motivi di ostilità da parte di una minoranza significativa dell'opinione pubblica.

Spero di essere stato abbastanza scientifico ;)