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OS X Mountain Lion, prova d’installazione

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2012/08/02.

Sto installando OS X 10.8 (Mountain Lion) sul mio Macbook Air 13" (che ha su Lion). Pubblico questi rapidi appunti di viaggio per ricordarmi cosa fare e non fare e per segnalarvi trucchi e magagne della migrazione; se volete una recensione più ampia, consiglio quella di Ars Technica. È sottinteso che prima di un aggiornamento di questa importanza è indispensabile effettuare un backup.

L'acquisto di Mountain Lion è semplice: si avvia l'App Store e si compra OS Mountain Lion a 20 franchi svizzeri (15,99 euro nell'App Store italiano). Lo si può comperare anche senza carta di credito, usando una iTunes Card, da quello che vedo.

Il download è lungo (4,3 gigabyte) e scarsamente segnalato: all'avvio si viene portati automaticamente al LaunchPad, dove compare l'icona di Mountain Lion con la dicitura Trasferimento. Nient'altro. Decisamente poco informativo (immagine qui accanto). Solo dopo un po' mi sono accorto che il puntino bianco sovrapposto all'icona si stava allargando perché era l'inizio di una barra che indicava l'avanzamento del download.

Attenzione a non cliccare sull'icona di Mountain Lion in Launchpad nella speranza di avere maggiori informazioni: se lo fate, l'unico risultato è che la dicitura sotto l'icona cambia da Trasferimento a In pausa e il download si ferma; è quindi facile interrompere inconsapevolmente lo scaricamento. Per avere più informazioni sul download e avere una stima dei tempi previsti bisogna avviare l'App Store e cliccare sull'icona Acquistate.

Le cose vanno meglio se si migra da Snow Leopard: nel Dock compare un'icona di download molto chiara (immagine qui accanto).

Circa due ore dopo. Download completato. Se avete altre macchine da aggiornare, risparmierete molto tempo e molta banda usando la tecnica descritta da 9to5mac per creare una penna USB o scheda SD d'installazione (che comunque può sempre servire in emergenza). Non ho ancora testato questa tecnica; lo farò quando aggiornerò gli altri Mac recenti del Maniero Digitale.

Cliccando su Continua nella finestra che compare a fine download, bisogna accettare la licenza del software, che specifica che c'è una clausola di rimborso come quella di Windows (hmmmm....) e che se avete più di un Mac non è obbligatorio acquistare una copia di Mountain Lion per ciascun computer (punto 2B). Sembrebbe esclusa la possibilità di far girare Mountain Lion virtualizzato su hardware non Apple.

Dando il consenso alla licenza e all'avvio dell'installazione, Mountain Lion macina un paio di minuti e poi riavvia il computer. Macina per altri venti minuti circa, poi riavvia di nuovo. Chiede l'ID Apple (ignorabile se non l'avete o non lo volete usare): dice che la richiesta della data di nascita che compare a questo punto servirebbe anche "per recuperare la tua password nel caso in cui la dimenticassi", ma non mi sembra un buon sistema di protezione, dato che scoprire la data di nascita di qualcuno è assolutamente banale. Potrebbe essere saggio immettere una data fasulla (da ricordare).

Compare una serie interminabile di termini e condizioni da accettare (una copia è sul computer e un'altra è presso Apple qui). Poi è il turno di iCloud, che ho rifiutato di configurare: prima voglio valutarne le implicazioni, e finora ho vissuto benissimo senza iCloud, per cui non ho fretta.

Fatto questo, il Mac è pronto per l'uso di base con Mountain Lion, ma ci possono essere altri aggiornamenti: per esempio, se usate Mail il suo primo avvio chiede di aggiornare l'archivio di posta. Nel caso del mio Air, c'è anche un aggiornamento firmware che richiede un altro riavvio. Poi ci sono le configurazioni di tutte le funzioni nuove di condivisione, come l'area delle notifiche (icona in alto a destra sulla barra menu), fonte di distrazione continua se non la s'imposta in modo meno garrulo del suo default, e l'eventuale pulizia del Dock (nel quale ricompaiono l'App Store e Launchpad – due cose che non uso quasi mai e quindi trovo inutile avere nel Dock – e fanno la propria comparsa Promemoria e Note). Fra l'altro, se dovete rimuovere un'icona dal Dock, ricordate che in Mountain Lion dovete trascinarla più lontano del solito dal Dock per far comparire la nuvoletta di rimozione.

In conclusione. Tutto sommato, l'aggiornamento è stato indolore (almeno per ora) e ha richiesto circa tre ore. Vale la pena di farlo? Per quanto riguarda le novità del sistema operativo, a mio avviso no (magari salterà fuori qualche miglioria poco visibile che scoprirò con l'uso, ma per ora l'impatto è particolarmente blando); per restare aggiornati sul fronte della sicurezza, sì, visto che anche il Mac oggi è preso di mira dal malware e visto anche il prezzo più che ragionevole. Ma non è certo un aggiornamento epocale che invoca di essere installato il più presto possibile.

Per esempio, la novità apparentemente promettente del riconoscimento vocale (attivabile premendo due volte il tasto fn in qualunque applicazione dopo aver attivato l'opzione di dettatura) si smorza per gli italofoni, perché l'italiano non è supportato (attualmente ci sono solo francese, giapponese, inglese in tre varianti e tedesco), e comunque c'è il problema della privacy, perché tutto quello che dite durante la dettatura viene inviato ad Apple per l'analisi. Come se non bastasse, ad Apple "vengono inviate anche altre informazioni, come ad esempio i tuoi contatti". Tutto questo viene indicato molto chiaramente, come mostrato nell'immagine qui accanto, ma è un approccio "alla Siri" che chi ha esigenze di riservatezza professionale difficilmente troverà accettabile. Perché non fare il riconoscimento vocale direttamente sul computer, che non ha le limitazioni di potenza di uno smartphone?

Per quel che mi riguarda, paradossalmente la novità più immediatamente utile di Mountain Lion è un ritorno al passato e al buon senso: la ricomparsa della voce di menu Salva con nome o Salva come, che era stata sostituita dal sistema delle versioni dei documenti in Lion. Era sparita la possibilità di un gesto classico come quello di aprire un documento e poi salvarlo con un altro nome (o meglio, era nascostissima e farraginosa). Ora in Mountain Lion la voce di menu, ribattezzata Salva col nome, è richiamabile tenendo premuto il tasto Opzione quando si sceglie il menu File e circolano già trucchetti (grazie a @l_rsa) per renderla direttamente accessibile.


2012/07/31


Se avete applicazioni che richiedono Java (come per esempio OpenOffice, NeoOffice o LibreOffice), ricordatevi di scaricare e installare il runtime Java più recente anche se l'avevate installato in precedenza. Io l'avevo installato in Lion proprio per LibreOffice, ma l'installazione di Mountain Lion l'ha eliminato.

La procedura è indolore: lanciate l'applicazione che richiede Java e aspettate che Mountain Lion segnali il bisogno del runtime Java (notate il refuso nella finestra di dialogo: runtine al posto di runtime), poi cliccate su Installa mentre siete connessi a Internet.


2012/08/01


Un tocco di piacevole semplicità: se avete più di un Mac collegato allo stesso Apple ID, quando visitate l'App Store per scaricare Mountain Lion di nuovo e installarlo sui Mac successivi al primo non pagate nulla. Cliccando su Acquista compare l'avviso che avete già scaricato una volta Mountain Lion e che gli scaricamenti successivi sono gratuiti. Parte subito il download, senza addebiti. Una bella differenza rispetto alla politica commerciale di Microsoft.

Prima magagnina: l'indicatore di stato delle applicazioni nel Dock mi appare in modo casuale e non indica correttamente se l'applicazione è aperta o no. Nello screenshot qui sotto, per esempio, sono vistosamente aperti e attivi Mail, LibreOffice, Twitter, Namely e Firefox, ma il trattino azzurro sotto le rispettive nel Dock c'è solo per Twitter e Namely. Inoltre facendo Alt-Tab mi risultano disponibili solo Finder, Twitter e Namely. I cinque rettangoli bianchi nel Dock qui sotto erano icone di Firefox, stranamente prive del logo dell'applicazione. Bizzarro. Dopo un reboot tutto ha ripreso a funzionare normalmente.


Migrando da Snow Leopard viene attivato automaticamente quello che Apple chiama “scorrimento naturale”, che potrà anche avere vagamente senso su un touchpad ma che sulla rotellina di un mouse è, almeno per i vecchietti come me, assolutamente contro natura. Per fortuna un giretto nelle Preferenze di Sistema risolve tutto.

Attenzione anche ai driver e alle applicazioni, che potrebbero risultare incompatibili. Per esempio, il driver per monitor supplementare tramite porta USB della Diamond (BVU195, che ho descritto qui) per Snow Leopard smette di funzionare sotto Mountain Lion, e stando alle reazioni iraconde nei forum di supporto i driver versione 1.8 Displaylink per Mountain Lion sono inutilizzabili. L'antivirus di Sophos va aggiornato scaricando l'apposita versione e rimuovendo quella preesistente prima di installare quella nuova.

Altra cosa: perché diavolo in Mountain Lion le applicazioni mi chiedono di poter accedere ai miei contatti? Me l'ha chiesto Camino, e pazienza, perché è un browser e la cosa potrebbe avere un barlume di senso. Ma me l'ha chiesto anche Final Cut, che come programma di montaggio video dovrebbe farsi i fatti propri e non avere nessun bisogno di ficcare il proprio naso digitale nei miei contatti.


2012/08/02


Se avete un archivio di mail piuttosto corposo, possono passare diverse ore prima che Mountain Lion vi consenta di farvi ricerche approfondite, per cui scegliete bene il momento in cui effettuare la migrazione. Sembra infatti che Mail.app di ML reindicizzi tutto l'archivio. Infatti nelle prime ore dopo l'installazione Mail.app mi offriva solo ricerche nei mittenti e negli argomenti delle mail ma non nel corpo del loro testo. Dopo qualche ora è comparsa anche l'opzione di ricerca “il messaggio contiene...”.

Se volete regolare la dimensione del font nella barra laterale di Mail.app, quest'impostazione è stata spostata (già dai tempi di Lion) alle Preferenze di Sistema, sezione Generali, e nascosta con il nome poco intuitivo di Dimensioni icona barra laterale.

Per eliminare l'irritazione e la distrazione della comparsa del riquadrino-banner di notifica ogni volta che arriva una mail si va nelle Preferenze di Sistema e si sceglie Notifiche, Mail, Nessuno.

Mountain Lion ha una nuova funzione di sicurezza, Gatekeeper, che blocca il lancio di qualunque applicazione che a suo parere “proviene da uno sviluppatore non identificato”. Ë una protezione antimalware basata sulla firma digitale delle singole applicazioni, che però tende a bloccare anche applicazioni legittime di sviluppatori molto ben identificati: quelli che non hanno ancora firmato le proprie applicazioni con un certificato digitale fornito da Apple, come nel caso illustrato qui accanto, che mostra il blocco di Dragon Dictate. Per aggirare temporaneamente il problema si può andare nella cartella Applicazioni e Ctrl-cliccare sull'icona dell'applicazione: questo fa comparire l'avviso di blocco come prima, ma con l'aggiunta dell'opzione Apri. Maggiori dettagli sulla sicurezza molto relativa di Gatekeeper sono in questo articolo di Macworld.

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Cimici digitali dell’FBI in OpenBSD?

Davvero l'FBI ha messo cimici nel software libero OpenBSD (e nel Mac)?


Un'accusa pesante: l'FBI avrebbe infilato delle vere e proprie “cimici digitali” nel sistema operativo OpenBSD e la cosa potrebbe avere ripercussioni anche su altri sistemi operativi, come per esempio Mac OS X di Apple. Lo afferma una mail del programmatore ed ex consulente dell'FBI Gregory Perry, inviata a Theo de Raadt, capo del progetto OpenBSD, un sistema operativo simile a Unix, aperto e liberamente scaricabile, celebre fra gli appassionati per la sua qualità e sicurezza, tanto da vantare il record invidiabile di due sole falle gravi in dieci anni.

OpenBSD è appunto open: tutto il suo contenuto, il codice sorgente, è pubblico e verificabile, e questo viene interpretato di solito come garanzia di sicurezza e trasparenza. Ma la mail di Perry dice che l'FBI pagò vari sviluppatori del software (e Perry ne fa i nomi) per inserire delle backdoor (accessi segreti) in OpenBSD, specificamente nel suo stack IPSEC, una parte fondamentale per la cifratura e protezione delle reti private virtuali (VPN).

Se fosse vero, sarebbe uno smacco fortissimo per OpenBSD, che ha sempre fatto della sicurezza il proprio vanto principale, ma in generale per uno dei principi fondamentali dell'open source, secondo il quale se il codice è pubblico non può contenere trappole.

Va chiarito subito che per ora si tratta soltanto di un'accusa di cui mancano conferme, anche se una fonte FBI ha Twitterato "esperimento sì, successo no", vale a dire che l'FBI ci ha provato ma non c'è riuscita. O almeno così dice.

L'esame del codice è già in corso e finora non ha trovato tracce di manomissioni o backdoor. Va anche detto che la presunta infiltrazione dell'FBI risalirebbe a dieci anni fa, e in dieci anni lo stack IPSEC di OpenBSD ha subito grandi evoluzioni, quindi di quelle "cimici" oggi potrebbe non essere rimasto nulla.

La faccenda, però, non riguarda solo OpenBSD, che è comunque un prodotto abbastanza di nicchia (ma molto usato per i siti Web). Il codice incriminato è stato in parte riutilizzato in altri sistemi operativi, compreso Mac OS X, per cui secondo Intego "esiste la possibilità che se sono presenti queste backdoor, ne possa essere affetto Mac OS X" e che lo stesso valga per "altre suite e framework di sicurezza in vari sistemi operativi". Sempre Intego sottolinea che al momento "non c'è motivo di non usare una VPN su Mac OS X; se esistono queste backdoor, sono probabilmente accessibili soltanto all'FBI (o ad altre agenzie di sicurezza) e a meno che temiate che queste agenzie acquisiscano le informazioni che trasmettete su una VPN, siete probabilmente al sicuro."

Non so quanto siano davvero rassicuranti queste parole, ma c'è una cosa importante da sottolineare a chi pensa che questa possa essere una sconfitta per la filosofia open source: è solo grazie alla disponibilità pubblica del codice sorgente che si può verificare se quest'accusa è vera o no. Gli altri sistemi operativi, quelli che non divulgano il proprio codice, non consentono di sapere cosa c'è dentro.

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Google annuncia un sistema operativo

Google: in arrivo l'anti-Windows


Google ha annunciato che offrirà un proprio sistema operativo gratuito per personal computer, alternativo a quelli esistenti: il principale bersaglio in termini di concorrenza è Windows, ma anche Mac OS X di Apple e Linux sono nel mirino. Il paradosso è che questa nuova creatura di Google, battezzata Chrome OS, è figlia proprio di Linux.

Non preoccupatevi, comunque, per le vostre prossime scelte informatiche: si tratta di un semplice annuncio. Al momento non è possibile acquistare un computer dotato di Chrome OS: i primi esemplari saranno disponibili, secondo il comunicato ufficiale di Google, "nella seconda metà del 2010". Il sistema operativo in sé sarà scaricabile da Internet "nei prossimi mesi di quest'anno".

Chrome OS sarà piuttosto differente dai sistemi operativi concorrenti: è concepito per essere leggero, veloce e soprattutto basato su Internet. Invece di installare programmi, gli utenti di Chrome OS useranno le applicazioni presenti in Rete. Niente client di posta: si andrà alla pagina Web di Gmail. Niente programma di scrittura, niente spreadsheet: si userà Google Docs. E così via.

Questo permetterà alcuni grandi vantaggi per l'utente: non saranno necessari computer potenti, perché l'elaborazione verrà effettuata dai computer di Google; non sarà necessario effettuare la configurazione, la manutenzione e l'aggiornamento dei programmi, perché se ne occuperà Google; i dati saranno accessibili da qualunque computer (a patto di conoscere le chiavi d'accesso) e saranno al sicuro sui server di Google. Se vi si guastasse il computer o ve lo rubassero, oggi quanto tempo ci mettereste a ripristinare tutto e tornare al lavoro (ammesso di avere un backup dei dati)? Chrome OS promette di eliminare tutti questi problemi.

Si tratterà, dice l'annuncio ufficiale, di un sistema operativo leggero e minimalista: praticamente lo stretto indispensabile per avviare il computer, gestire le sue periferiche e affacciarsi a Internet con un browser (Google Chrome, già disponibile per Windows), attraverso il quale si accederà alla posta, alle applicazioni e ai dati.

Chrome OS funzionerà sui comuni processori tipo x86 (quelli presenti nei normali computer odierni) e sui processori ARM dei telefonini evoluti. Sarà basato su un kernel di Linux (non si sa quale, per ora) e quindi il suo codice sorgente sarà aperto e ispezionabile. In altre parole, la gran fanfara mediatica riguarda in sostanza una distribuzione di Linux ridotta all'osso e marchiata Google.

La differenza importante è che Chrome OS beneficerà delle risorse economiche e del potere contrattuale di Google per indurre i fabbricanti di computer e periferiche a fornire prodotti hardware e software compatibili con Linux, a preinstallare questo sistema operativo al posto di Windows, cosa che finora è avvenuta in ben pochi casi, e attingerà al talento del personale di Google per offrire un'interfaccia utente pulita e professionale (come del resto già si trova in varie distribuzioni di Linux, come Ubuntu). Secondo le FAQ di Chrome OS, Google è già al lavoro con Acer, Adobe, ASUS, Freescale, Hewlett-Packard, Lenovo, Qualcomm, Texas Instruments e Toshiba per la commercializzazione di computer dotati del suo sistema operativo.

In tutto il clamore possono restare inevase due domande di fondo. La prima è la compatibilità: quello che si fa con Chrome OS sarà leggibile e utilizzabile da chi andrà avanti a usare Windows, Mac OS X o Linux? Sì, a patto di usare un browser conforme agli standard. A differenza delle applicazioni tradizionali, che funzionano soltanto su uno specifico sistema operativo e vanno quindi prodotte in versioni differenti per Mac, Windows e Linux, le applicazioni via Web di Chrome OS saranno infatti indipendenti dal sistema operativo, cosa che costituisce un grande incentivo alla loro realizzazione e che rende molto meno importante di oggi il ruolo del sistema operativo.

Ai più anziani utenti della Rete questo ricorderà qualcosa: Netscape e i suoi piani di rendere irrilevanti i sistemi operativi e di mettere il Web al centro di tutto. In quel caso, il timore di vedersi minare la principale fonte dei propri utili indusse Microsoft a comportamenti estremi, che furono condannati dalle sentenze antitrust statunitensi ma che costarono la vita a Netscape e rallentarono non poco l'evoluzione dell'informatica. Sarà interessante vedere quale sarà la reazione di Microsoft questa volta.

Cosa forse più importante a livello del singolo utente, quest'architettura significa che in realtà non ci sarà alcun bisogno di passare a Chrome OS per averne i benefici (salvo forse la velocità di avvio e la parsimonia di risorse), per cui la compatibilità perfetta potrebbe paradossalmente rivelarsi il maggior freno all'adozione di questo nuovo sistema operativo. Non c'è molto incentivo a migrare a Chrome OS, se tanto tutti i servizi di Google funzionano già con il Mac o Linux o Windows che avete, mentre i programmi e i giochi che conoscete bene non funzionano sotto Chrome OS.

La seconda domanda inevasa è ancora più concreta: se si usa un sistema operativo basato su applicazioni e dati che risiedono su Internet, che si fa quando Internet non c'è?

La risposta in parte c'è già: Gmail, la posta di Google, è già usabile anche senza connessione Internet grazie a Gears. Lo stesso vale per Google Docs. L'obiezione più sottile ai piani di Google riguarda invece le attività informatiche che richiedono un elevato flusso di dati, come per esempio l'elaborazione di foto o video: su connessioni Internet lente, sarebbero un vero supplizio.

Ci sarebbe anche la questioncella della sicurezza, ma dietro a tutto questo c'è una domanda ancora più fondamentale. Vogliamo davvero regalare tutta la nostra posta, tutti i nostri contatti, l'agenda di tutti i nostri impegni, tutti i nostri documenti e presto persino il funzionamento stesso dei nostri computer a una singola azienda?

Breve storia di OS/2, l’occasione mancata dell’informatica

A Short History of OS/2 una cronologia del'evoluzione di OS/2, il sistema operativo che doveva essere una vera rivoluzione ma che fu soffocato nella culla da Microsoft. Leggere le specifiche tecniche e piangere.

Anche IBM non ci fa una gran bella figura:

"IBM expected to sell about 275,000 Personal Computers - over a five year product life. in fact, IBM sold almost that many on August 11, the day before the official announcement. IBM held a preannouncement showing of the PC in Toronto at the annual ComputerLand Dealers of North America conference. ComputerLand dealers placed orders for nearly 250,000 computers that day. On August 12, IBM took orders for almost 250,000 more Personal Computers. IBM's planners have not been correct since."
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Sistemi operativi per computer, la classifica

Diffusione degli OS nel mondo


Secondo Gartner, a fine anno la situazione sarà questa (fonte):
Windows 96%
MacOS 2,8%
Linux 1%

By the end of the year, Linux will be running on 1% of the desktop PC's worldwide, compared with 2.8% for Apple MacOS, and 96% for Microsoft Windows, according to Gartner.

Secondo cifre Microsoft, ci sono attualmente 600 milioni di PC Windows al mondo e il 35% delle aziende che usano Windows utilizza ancora Windows 95/98/ME/NT.

Applicando questa cifra alle percentuali di Gartner, ci sarebbero - se ho fatto bene i conti - 625 milioni di PC desktop al mondo. Di questi, 600 milioni usano Windows, 17,5 milioni usano MacOS e 6,25 milioni usano Linux.

Io uso 3 PC e 5 sistemi operativi (un Mac, un Linux in dual-boot con XP, un laptop dual-boot XP e 98), chissà come mi conteggiano :-)
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Il sistema operativo più diffuso al mondo

Parliamo di TRON


No, non è il famoso film di fantascienza, è un sistema operativo. E no, il sistema operatico più diffuso non è Windows; è proprio TRON. Sta per The Real-Time Operating System Nucleus, creato dal professor Ken Sakamura dell'Università di Tokyo nel 1984. Gira nei chip embedded dei dispositivi elettronici più disparati, come fotocamere digitali, telefonini, apparecchi audio-video, condizionatori, fax e automobili.

Vengono prodotti 5,3 miliardi di chip embedded ogni anno nel mondo: di questi, circa la metà usa TRON. In un anno, a titolo di confronto, vengono venduti circa 150 milioni di personal computer (la maggior parte dei quali ha su Windows).

Il codice sorgente di questo OS è liberamente disponibile.

In altre parole, il sistema operativo più onnipresente del mondo, con miliardi di installazioni esistenti, è un prodotto open source.

Interessante.

Fonte: Web Japan