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2010/04/23

I computer causano penuria di carta igienica

L'ufficio senza carta prepara il mondo senza carta. Igienica


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "alemarchese" e "belillo04".

Ce l'abbiamo fatta: la promessa dell'ufficio senza carta sta cominciando ad avverarsi. L'avvento di Internet, della mail e degli e-book, iPad compreso, sta riducendo il numero di libri e di giornali stampati. Ma a questo punto entra in gioco la Legge delle Conseguenze Impreviste. Se non si stamperanno più libri e giornali, non ci sarà più carta igienica.

La sorprendente rivelazione scaturisce da un articolo pubblicato da Chemical and Engineering News, che spiega che "il calo dei giornali e delle riviste stampate è fonte di preoccupazione per i giornalisti, ma colpisce anche il mercato mondiale della carta". Il riciclaggio della carta stampata, spiega l'articolo, ha avuto così tanto successo che sta diventando difficile trovare carta di alta qualità, necessaria per produrre appunto la carta igienica.

Può infatti sorprendere sapere che per ottenere carta igienica morbida occorre usare fibre lunghe, e che a ogni ciclo di riciclaggio della carta le fibre s'accorciano. Di conseguenza, la carta igienica di qualità va fabbricata usando polpa vergine ricavata dagli alberi, cosa ecologicamente poco sostenibile e assai costosa, oppure usando carta che abbia subìto pochi passaggi di riutilizzo. Ma stando all'articolo, se prima c'era abbondanza di carta da riciclare di prima generazione, grazie all'uso abbondante da parte degli uffici, oggi "sta diventando sempre più difficile e costoso trovare carta d'ufficio bianca, grazie alla crescita delle comunicazioni elettroniche", e circa la metà di tutta la carta prodotta nel mondo viene successivamente riciclata, e la tendenza è in aumento. Inoltre i miliardi di abitanti della Terra che vivono nei paesi poveri stanno diventando meno poveri e quindi aspirano anche loro ad avere un rotolo fatto come si deve: "Se si considera la Cina e la sua popolazione, la quantità di fibra disponibile pro capite è sorprendentemente bassa".

Questo significa che se non verranno trovate nuove tecniche di fabbricazione, la morbidezza della carta igienica alla quale siamo lussuosamente abituati finirà. Sarà necessario introdurre il razionamento, magari con incentivi drastici come quello mostrato qui sopra.

Tutto questo a causa dell'informatica e delle sue buone intenzioni: il miraggio dell'ufficio senza carta, che sembrava una grande conquista tecnologica, potrebbe rivelarsi un autogol su un altro versante. La prossima volta che vedete qualcuno sfogliare un giornale digitale o che qualcuno vi manda una mail con l'ormai ossessiva postilla di non stamparla se non è indispensabile, perché bisogna pensare agli alberi, ricordategli che per colpa sua il futuro rischia di essere molto, molto ruvido: l'ecologia basata sul sentimentalismo a priori anziché sulla scienza comporta problemi spesso inattesi e imbarazzanti. A posteriori. 

256 commenti:

«Meno recenti   ‹Vecchi   201 – 256 di 256
Anonimo ha detto...

Per granmarfone1950

Deduzione arbitraria e ipotetica.

Scusa, visto l'accostamento che avevi fatto, mi pareva sottinteso che il vigile del fuoco fosse stato punto nell'esercizio delle sue funzioni.

Amplio il testo citato (e correggo la data: anno 2004)

Un caposquadra dei vigili del fuoco di Vercelli, Marco Serra, e' morto a 44 anni ucciso da una vespa che l'ha punto appena sotto l'occhio a Olcenengo, [...]


Che si possa morire per shock anafilattico è fuori discussione. Qualche dubbio sulla attendibilità di certi dettagli lo nutro: in seguito a una morte inaspettata non me li vedo i familiari che in lacrime raccontano al giornalista: "Sapesse quanti vespai ha rimosso in vita sua, quanti nidi di calabroni... e ne è bastata una isolata". Non sono discorsi di chi ha appena subito un lutto. Ma il fatto saliente, la morte, non si contesta.
Da motogio apprendo che in Italia le morti per punture da imenotteri sono in media dieci all'anno. A leggere le cronache locali, questa cifra si può tranquillamente quadruplicare o quintuplicare. Come mai? Semplice: non tutti sono morti veramente per la puntura di imenotteri; o come suggerisce Guido, pur senza crederci, la puntura è arrivata come colpo di grazia per uno stato di salute già molto compromesso. Infine: umanamente posso capire che se muore un figlio in giovane età che è stato punto da un'ape il venerdì, e che il sabato sera ha preso un po' troppa ecstasy in discoteca, i genitori raccontano al giornalista di turno che è stato shock anafilattico. Il mondo è così.

Dal documento pdf segnalato da motogio leggo che le morti per il veleno di vipera sono in Italia una all'anno, sempre in media. Ahimè, per avere un quadro completo vorrei sapere il numero delle vittime dei lupi, e anche quelle dei pipistrelli, e dei topi, e delle vedove nere... ma avrai capito dove voglio andare a parare. Un conto sono le paure ancestrali tramandate anche attraverso le fiabe, come nel caso dei lupi, un conto i pericoli reali. Se le fobie fossero in proporzione al numero di decessi per causa accertata, avremmo milioni di fobici dell'automobile, centinaia di migliaia di fobici del lavoro in fabbrica (e del lavoro manuale in genere), varie migliaia di fobici delle sigarette...

Capisco che l'argomento dello shock anafilattico da parte di un entomofobo renda più scusabile una figuraccia non delle migliori, ma i pericoli maggiori per la salute, almeno in Italia, sono ben altri.

JohnWayneJr ha detto...

@ Accademia dei pedanti ♂ (ok così?)

Non capisco il tuo ragionamento. La paura degli insetti è infondata, e per questo si chiama fobia (paura sproporzionata e irrazionale), se fosse supportata da dati e casistiche saremmo nel semplice campo delle paure e dell'istinto di sopravvivenza: se sono nella savana e ho davanti un leone, e io sono disarmato, è naturale, normale e del tutto giustificato averne paura (possibile scenario conclusivo: il leone mi uccide e mi mangia), mentre se c'è un ragnetto nel mio bagno perché dovrei esserne terrorizzato? Eppure lo sono.

Certo che lo shock anafilattico esiste ed è documentato, esiste fortunatamente anche il siero (e infatti i morti sono spessissimo semplicemente persone ignare dell'allergia che hanno), quindi di solito la paura degli insetti è completamente infondata, anche per chi è allergico (basta che lo sappia).

Nessuno qui credo stia cercando di dimostrare che la paura per gli insetti è giusta e fondata: allo stesso modo non lo è quella per i topi e alcuni serpenti assolutamente innocui.

E' proprio questo il problema della fobia: non c'è spiegazione!

granmarfone ha detto...

@ Accademia dei pedanti ♂
non me li vedo i familiari che in lacrime raccontano al giornalista: "Sapesse quanti vespai ha rimosso in vita sua, quanti nidi di calabroni... e ne è bastata una isolata". Non sono discorsi di chi ha appena subito un lutto
perché i familiari? e se il giornalista si fosse informato in caserma? avrebbe ottenuto dati certi.

A leggere le cronache locali, questa cifra si può tranquillamente quadruplicare o quintuplicare
su che base, che dati hai?
Ho segnalato sette casi in cinque diversi anni, sparsi per l'Italia, dal 1992 al 2009

è stato punto da un'ape il venerdì, e che il sabato sera ha preso un po' troppa ecstasy in discoteca, i genitori raccontano al giornalista di turno che è stato shock anafilattico
lo shock anafilattico non è tardivo; in questi casi ci sono i bollettini medici e i referti autoptici.


Non comprendo questo atteggiamento dato che concordi sulla possibilità di shock anafil. con esito letale.

Anonimo ha detto...

Per granmarfone1950

non me li vedo i familiari che in lacrime raccontano al giornalista: "Sapesse quanti vespai ha rimosso in vita sua, quanti nidi di calabroni... e ne è bastata una isolata". Non sono discorsi di chi ha appena subito un lutto

perché i familiari? e se il giornalista si fosse informato in caserma? avrebbe ottenuto dati certi.


Non è impossibile, ma per questo tipo di articoli di cronaca locale molto improbabile. Si legge che il vigile del fuoco era assieme alla famiglia a una sagra di paese quando è stato punto, e che ha detto che tornava a casa per prendere l'ammoniaca. E che è stato soccorso immediatamente, ma invano. Qui la fonte sono i familiari, è evidente. Non essendo una morte sul lavoro, né in circostanze solenni, difficilmente si vanno a interpellare anche ex colleghi.

A leggere le cronache locali, questa cifra si può tranquillamente quadruplicare o quintuplicare

su che base, che dati hai?

Ho segnalato sette casi in cinque diversi anni, sparsi per l'Italia, dal 1992 al 2009


È una stima spannometrica, e si riferisce alle edizioni locali di tutti i quotidiani d'Italia, non solo il Piemonte. Ma le cronache dei giornali le leggo anche io (o meglio, le leggevo), vedo i telegiornali. In particolare mi ritorna in mente un articolo che anche se non parla di morti, parla di punture di api e di giornalismo:

«Li avete visti anche voi, i conduttori televisivi. Quando sono sul finire del telegiornale, e di notizie non ce ne sono più, eccoli lì che inalberano la faccia grave, di circostanza. Si fanno spuntare una lacrimuccia all'angolo dell'occhio e intonano la canzoncina.
Un bambino di Caltanissetta è stato traumatizzato dalla zia, che l'ha guardato con indebita severità. Poi si verrà a sapere che è stato il bambino a bistrattare la zia.
Una bambina è stata punta da un'ape nei pressi di Cerignola. Cosa fanno le autorità sanitarie per proteggere i nostri fanciulli dalle api, particolarmente aggressive quest'anno? Poi si scoprirà che quella bambina impertinente era andata a ficcare il naso nell'arnia delle api operose, disturbandole.
Segue l'immancabile intervento dell'esperto, che cerca di snocciolare il massimo numero di banalità possibile (spesso ci riesce)».
Beniamino Placido, La Repubblica, 28 settembre 1997

è stato punto da un'ape il venerdì, e che il sabato sera ha preso un po' troppa ecstasy in discoteca, i genitori raccontano al giornalista di turno che è stato shock anafilattico

lo shock anafilattico non è tardivo; in questi casi ci sono i bollettini medici e i referti autoptici.


Infatti. Ma i giornalisti non lo sanno, o fingono di non saperlo. Raccolgono le notizie che possono (chiaramente gli esami autoptici sono riservati, almeno nell'immediato) e il resto lo inventano.

Non comprendo questo atteggiamento dato che concordi sulla possibilità di shock anafil. con esito letale.

Eh, ma qui pullula di scettici, Turz aggiungerebbe scettici allegri. :-)
E tanto più facili sono questi allarmismi, tanto più campanelli d'allarme fanno suonare. E quello degli insetti assassini durante l'estate è uno dei più facili.

Anonimo ha detto...

Per John Wayne jr.

Non capisco il tuo ragionamento. La paura degli insetti è infondata, e per questo si chiama fobia (paura sproporzionata e irrazionale), se fosse supportata da dati e casistiche saremmo nel semplice campo delle paure e dell'istinto di sopravvivenza:

Infatti il discorso è nato dalla frequentazione di ǚşå÷₣ŗẻễ di un cugino che ha paura delle api, e che sostiene di aver subito uno shock anafilattico. Aspettiamo conferme in tal senso.

Nessuno qui credo stia cercando di dimostrare che la paura per gli insetti è giusta e fondata:

Eppure qualcuno, surrettiziamente, fra le righe... Io nel dubbio preferisco metterci un tappo subito.

E' proprio questo il problema della fobia: non c'è spiegazione!
I maligni dicevano che nel caso di zerofobia, titolo di un Lp di Renato Zero e ovviamente di un'avversione invincibile, la spiegazione c'era eccome! :-D
Cattiverie, tra l'altro molto vecchie, dimentichiamocele.

yos ha detto...

Questo articolo, al contrario, sta bene nella sezione OT delle fobie dell'articolo sulla carta igienica

Yari Davoglio | Cronache dal '900 ha detto...

Io sono terrorizzato da api, calabroni e vespe, ma non sono allergico né sono stato mai punto...

Venendo all'articolo: io, pur utilizzando internet non meno di 10/12 ore al dì, amo la carta. Fino a tre anni fa compravo due quotidiani al giorno, ma poi ho cominciato a tagliare i costi...
Il problema dell'ecologismo, o, meglio, dell'ideologia ecologista, è fondamentalmente quello di non avere un approccio scientifico totale (come sottolineate sia tu che Gianni Comoretto).
Va considerato, inoltre, che le parole d'ordine di un certo ecologismo sono in bocca ai grandi gruppi europei e statunitensi, più che ad altri. Eppure inquinano "troppo" dai primordi del capitalismo e continuano a farlo.
Come mai solo negli ultimi anni questi due continenti spingono verso una maggiore tutela dell'ambiente? Perché sono rinsaviti tutt'un tratto, oppure perché tentano di frenare in un certo modo i Paesi emergenti come Cina, Brasile ed India, che stanno crescendo inquinando nello stesso modo in cui fecero i Paesi opulenti quando si svilupparono a loro volta?

(Spero la mini-riflessione sia abbastanza chiara, per me è ora di andare a trovare Morfeo, quindi perdonatemi.)

Accademia dei pedanti ♂,

sì, lo so, stai aspettando qualche info su quelle sentenze della cassazione... Questa settimana dovrei recuperare qualcosa dai codici universitari grazie ad un amico ;)

[OT]
Su Dillinger abbiamo pubblicato un articolo su Ron Hubbard di un nuovo autore. Chi volesse "divertirsi" come han fatto WeWee e Nico Murdock si faccia avanti, io sono abbastanza ignorante in materia :)
[/OT]

Anonimo ha detto...

Per Yari Davoglio

(Spero la mini-riflessione sia abbastanza chiara, per me è ora di andare a trovare Morfeo, quindi perdonatemi.)

Sí, è chiara. Ma io leggo che hai inserito il commento alle 9:41 di domenica mattina...

Accademia dei pedanti ♂,

sì, lo so, stai aspettando qualche info su quelle sentenze della cassazione... Questa settimana dovrei recuperare qualcosa dai codici universitari grazie ad un amico ;)


Perfetto. Meglio se lo scrivi nella vecchia discussione, così c'è continuità.

Fabrizio ha detto...

È la volta buona che passiamo alle tre conchigliette

markogts ha detto...

@Yari: forse è il tempo di uscire dall'equazione "ecologia"="costi insostenibili e rallentamento dello sviluppo". Oggi la Cina deve stare molto attenta a come gioca le sue carte in tema ambientale altrimenti morirà soffocata (letteralmente) nel suo stesso successo economico.

I costi legati alla deforestazione, alla salinizzazione, all'erosione del terreno, all'avvelenamento della catena alimentare sono enormi e oggi l'occidentecomincia a pagarli. I cinesi si stanno rendendo conto che è tempo di correre ai ripari. Il problema principale sarà chiaramente la CO2, ma anche le altre emissioni vanno controllate strettamente, è nel loro interesse. Prima lo capiranno, meglio sarà per loro.

Yari Davoglio | Cronache dal '900 ha detto...

Accademia dei pedanti ♂,

Sí, è chiara. Ma io leggo che hai inserito il commento alle 9:41 di domenica mattina...

Lavoro sui turni e avevo finito alle 08:00, così mi sono aggiornato su qualche blog prima di dormire un po', dato che ultimamente non ho tempo nemmeno di respirare... ;)

markogts,

forse è il tempo di uscire dall'equazione "ecologia"="costi insostenibili e rallentamento dello sviluppo"

Eh no, invece la causa di fondo è proprio il denaro, per di più considera che la Cina è un gigante, quindi i "costi dell'ecologia" sono enormi.

I cinesi si stanno rendendo conto che è tempo di correre ai ripari. Il problema principale sarà chiaramente la CO2, ma anche le altre emissioni vanno controllate strettamente, è nel loro interesse. Prima lo capiranno, meglio sarà per loro.

Non è tanto una questione di capire che bisogna limitare l'inquinamento: nel capitalismo ci sono leggi di mercato dalle quali non si sfugge e quella principale è il profitto. Non si tratta di avere governanti e industriali "buoni" o "cattivi", ma si tratta di sopravvivenza nel mercato che porta quasi sistematicamente a fare certe scelte politiche.

markogts ha detto...

Accademia: vieni qua a Trieste. Abbiamo uno dei siti inquinati più grandi d'Italia. Egoismo e miopia hanno apparentemente accelerato l'economia per un periodo. Oggi a TS non si può aprire un'azienda che sia una perché fisicamente non c'è un metro quadrato di terreno non da bonificare. Dov'è questo sviluppo, adesso? Infatti Triest, economicamente, sta morendo. Questo è egoismo, altroché. E se i cinesi non ci arrivano presto, proprio in virtù della loro densità demografica, ci rimetteranno le penne.

Il vero egoismo, il vero "pensare agli affari propri" è difendere l'ambiente.

Faber ha detto...

Ma le fobie sono curabili, mi pare. Non so se ci voglia psicologo o psichiatra, fatto sta che alla fine se ne esce, se si vuole.

Le fobie guariscono - si solito rapidamente - con un metodo più semplice ed efficace della psicoterapia.
Rapidamente significa dieci minuti, mezz’ora, due ore.

Anonimo ha detto...

Per Faber

Ma le fobie sono curabili, mi pare. Non so se ci voglia psicologo o psichiatra, fatto sta che alla fine se ne esce, se si vuole.

Le fobie guariscono - si solito rapidamente - con un metodo più semplice ed efficace della psicoterapia.
Rapidamente significa dieci minuti, mezz’ora, due ore.


Be', ci fai stare sulle spine?!? Dicci il metodo.

Yari Davoglio | Cronache dal '900 ha detto...

Secondo me Faber si riferisce alla "terapia da Isola dei Famosi"... Metti il soggetto in una stanza/teca con lo spauracchio (che deve essere precedentemente reso inoffensivo) e lo lasci finché non si calma. O muore dalla paura (come capiterebbe a me con api et similia). XD

JohnWayneJr ha detto...

Eppure qualcuno, surrettiziamente, fra le righe... Io nel dubbio preferisco metterci un tappo subito.

Oh come sei pedante... ah ops...

"terapia da Isola dei Famosi"

Non era "La Talpa"?

lo lasci finché non si calma. O muore dalla paura

In ogni caso, guarito.
Io mi tengo la fobia...

L'economa domestica ha detto...

John Wayne Jr

In ogni caso, guarito.
Io mi tengo la fobia...


Quale fobia? Quella delle Econome Domestiche furiose per battute infelici fatte su questo post?

Anonimo ha detto...

Per Yari Davoglio

Secondo me Faber si riferisce alla "terapia da Isola dei Famosi"... Metti il soggetto in una stanza/teca con lo spauracchio (che deve essere precedentemente reso inoffensivo) e lo lasci finché non si calma. O muore dalla paura (come capiterebbe a me con api et similia). XD

Tu dici? Ma in tal caso sarebbe una ripetizione, John Wayne jr. lo aveva già scritto al commento n° 80.
Aspettiamo che Faber ripassi di qui.

martinobri ha detto...

Comunque lo "zampone" è il ragno più diffuso dalle mie parti. È un ragno molto piccolo, ma con le zampe ubersproporzionate rispetto al corpo,

Un opilionide, scommetto:

http://digilander.libero.it/ilragnonero/NOdel/opil01.jpg

Stupidocane ha detto...

Per H (so che fai finta di arrabbiarti per il nick storpiato, ma che sotto sotto ti fa piacere)

Ecco, qui è un classico caso di morte sul lavoro, o "morte bianca", una calamità italiana di cui si parla troppo poco

Apro una parente (suocera naturalmente) OT nell'OT.

No, se ne parla pure troppo. Chiarisco il concetto:

Non che non se ne debba parlare, ma da qualche anno a questa parte le morti bianche hanno raggiunto gli "onori" della cronaca perchè sono notizie che fanno scalpore, additano un responsabile certo e veicolano il sentimento popolare contro il sistema.

Il fatto, purtroppo, è che ci sono sempre stati i morti sul lavoro e sempre ci saranno. I fatti segnalati dalle testate, hanno portato ad una legislazione più restrittiva (Testo Unico) ed aumento di costi da parte delle imprese (per adeguarsi alle disposizioni), entrambi a diretto scapito del prezzo finale del prodotto/servizio e quindi della produttività. Ma questo, giustamente, è un discorso che passa in secondo piano in quanto il costo del lavoro non è comparabile con il prezzo di una vita.

Ma c'è anche un dato che i giornali non citano mai, quando indignandosi per l'ennesima svista fatale, riportano i numeri dei morti sul lavoro: Un terzo di queste morti avviene nel tragitto casa-lavoro-casa. (fonte database INAIL http://tinyurl.com/3x8ye7v)

Nel senso che per un punto di sensazionalismo non dicono che un terzo di queste vittime è dovuto ad incidenti stradali non nell'esercizio delle finzioni lavorative ma soprattutto per cause estranee al lavoro svolto. Però, siccome la vittima si trovava su quella strada per andare/tornare al/dal lavoro, ecco che questa vittima rientra nel computo delle morti bianche.

E credo che le stesse vittime di incidenti stradali-lavorativi vengano doppiamente contate nell'altra triste statistica delle vittime degli incidenti stradali annuali.

Ora mi chiedo: in un paese come l'Italia, famosa nel mondo per le sue strade piene di buche & rattoppi, guardrail assassini, rete viaria sottosviluppata per numero di mezzi circolante, trasporto pubblico da terzo mondo, etc. è possibile che l'unica soluzione sia quella di imporre regole più stringenti anziché potenziare e migliorare il sistema viario e quello dei mezzi pubblici? Non ne avrebbe diretto beneficio anche la statistica delle morti bianche?

Considerazione a latere: ultimamente sento assessori alla viabilità e responsabili delle associazioni di categoria che proclamano gli importanti risultati in fatto di sicurezza stradale e di sicurezza sul lavoro. Beh, mi vien da dire, in un periodo di crisi del lavoro quale è quella che stiamo attraversando, sfido chiunque a dire che la quantità di veicoli pesanti (ingombranti e pericolosi bestioni ma necessari all'attività lavorativa) che circolano sulle strade in questi tempi, siano in numero uguale a qualche anno fa.

Basta andare in qualsiasi zona industriale per rendersene conto: dal viavai ininterrotto di camion siamo passati a poterli contare sulle dita delle mani.

Spero che chi di dovere se ne renda conto e ne tenga altrettanto conto, prima di sparare altre cazzate sulla sicurezza...

Turz ha detto...

@Accademia dei pedanti:
avremmo milioni di fobici dell'automobile, centinaia di migliaia di fobici del lavoro in fabbrica (e del lavoro manuale in genere), varie migliaia di fobici delle sigarette...

Perché delle sigarette solo migliaia? Se fosse davvero proporzionale alla pericolosità, dovremmo averne milioni come per l'automobile.

@Stupidocane:
Ma c'è anche un dato che i giornali non citano mai, quando indignandosi per l'ennesima svista fatale, riportano i numeri dei morti sul lavoro: Un terzo di queste morti avviene nel tragitto casa-lavoro-casa.

Vero. Ma che gli altri due terzi esistano ancora nel 2010 è uno scandalo, quasi quanto che esista ancora gente che muore di fame.

Comunque per sicurezza al lavoro ci vado in tram.

Anonimo ha detto...

Per Stupidocane

Ecco, qui è un classico caso di morte sul lavoro, o "morte bianca", una calamità italiana di cui si parla troppo poco

Apro una parente (suocera naturalmente) OT nell'OT.

No, se ne parla pure troppo. Chiarisco il concetto:

Non che non se ne debba parlare, ma da qualche anno a questa parte le morti bianche hanno raggiunto gli "onori" della cronaca perchè sono notizie che fanno scalpore, additano un responsabile certo e veicolano il sentimento popolare contro il sistema.

Il fatto, purtroppo, è che ci sono sempre stati i morti sul lavoro e sempre ci saranno. I fatti segnalati dalle testate, hanno portato ad una legislazione più restrittiva (Testo Unico) ed aumento di costi da parte delle imprese (per adeguarsi alle disposizioni), entrambi a diretto scapito del prezzo finale del prodotto/servizio e quindi della produttività.


Dubito fortemente che il Testo Unico che citi sia stato varato in seguito agli articoli di stampa che sollevavano il problema. Come sempre, se non c'era mamma UE, col cavolo che l'Italia adottava una legislazione civile.
In più, ti risulta che le morti sul lavoro siano diminuite, dopo l'entrata in vigore del Testo Unico? Io non ho sentito notizie in questo senso. Il Testo Unico basta non applicarlo, come mille altre leggi, e i costi rimangono uguali.

Ma c'è anche un dato che i giornali non citano mai, quando indignandosi per l'ennesima svista fatale, riportano i numeri dei morti sul lavoro: Un terzo di queste morti avviene nel tragitto casa-lavoro-casa. (fonte database INAIL http://tinyurl.com/3x8ye7v)

Questo non lo sapevo. Insomma, la statistica che vede l'Italia ai primi posti per questi tipo di incedenti mortali, è falsata dal dato complessivo, che gli altri Paesi calcolano a parte?
So da conoscenti che facevano turni che l'automobile è una necessità: se nel luogo di lavoro i mezzi pubblici ad una data ora non passano più, l'automobile privata o la moto è un'appendice del luogo di lavoro; non trovo affatto sbagliato includerla nelle statistiche.

Anonimo ha detto...

Per Turz

avremmo milioni di fobici dell'automobile, centinaia di migliaia di fobici del lavoro in fabbrica (e del lavoro manuale in genere), varie migliaia di fobici delle sigarette...

Perché delle sigarette solo migliaia? Se fosse davvero proporzionale alla pericolosità, dovremmo averne milioni come per l'automobile.


Da combattente indefesso e rompiballe del fumo passivo, in più di un luogo di lavoro, sono l'ultima persona che minimizza i danni provocati alla propria salute da parte di chi non ha grande rispetto della propria. Però non voglio nemmeno drammatizzare il problema più del dovuto, come se tutte le vittime innocenti del fumo passivo morissero di tumore al polmone o di crisi respiratoria.
Nel computo dei fobici, insomma, ho messo solo i non fumatori, e solo quelli che sono verosimilmente esposti al fumo passivo. Chi è fumatore, per definizione, non è fobico delle sigarette.

oui, c'est moi ha detto...

Per Accademia dei pedanti:
"Se ti si posa una coccinella sulla mano, ad esempio, cosa fai?"

La guardo ammirata e poi ci soffio su per farla volare via...
No, non ho paura di tutti gli insetti, mi fanno molto ribrezzo gli scarafaggi, i vermi e quelle farfallone nere tipo pipistrello... Poi è chiaro che le zanzare le sterminerei e le mosche pure :-)

Turz ha detto...

@Accademia dei pedanti:
Nel computo dei fobici, insomma, ho messo solo i non fumatori, e solo quelli che sono verosimilmente esposti al fumo passivo. Chi è fumatore, per definizione, non è fobico delle sigarette.

In questo caso dovresti eliminare anche gli automobilisti dai fobici delle auto.

E allora ecco trovata una possibile causa di alcune fobie (oltre a quella genetica, perché non è un caso che si hanno spesso fobie verso animali che in passato potevano essere pericolosi per l'uomo/ominide).
Tra tutti coloro che possono imbattersi in un'ape, pochissimi sono nella vita apicoltori o entomologi. Tra tutti coloro che possono imbattersi in un'auto, moltissimi sono nella vita automobilisti o passeggeri, perciò vale per loro il detto "bere o affogare".

Detto da uno che da piccolo aveva paura degli ingranaggi e poi ha cominciato a smontare tutto ed è diventato ingegnere.

oui, c'est moi ha detto...

Per Alfred Borden:
"per non parlare di una specie di farfalle enormi, dalle nostre parti chiamate "'e cape 'e mort'"

Acherontia atropos?"

Non so, dovrei vederla ad ali spiegate, se è grande circa quanto un pipistrello, si! (come si fa la faccina terrorizzata/disgustata/schifata?)

Per Accademia dei pedanti:

in generale, dopo aver letto tutto il thread, sembra che tu voglia trovare necessariamente un nesso tra fobia e trauma subìto. Per quanto mi riguarda in alcuni casi il nesso c'è (vermi), in altri no (lo scarafaggio e la locusta mi fanno schifo, ma non ho mai avuto un incontro ravvicinato). Le farfallone nere credo che siano innocue, ma se te ne ritrovassi una appollaiata sulla spalla, come reagiresti? Secondo te sono da manicomio?

Stupidocane ha detto...

Accademia

No, non credo sia falsata dai dati sugli incidenti stradali, ma credo che buona parte di queste vittime sarebbero evitabili se la viabilità fosse adeguata alle esigenze di movimento degli italiani. Prova ne sia quanto tu stesso riferisci sul trasporto pubblico.

Ma c'è anche un altro fattore di cui tenere conto, ossia l'impianto produttivo italiano, fondato su migliaia di microimprese che espone i lavoratori a rischi ben più alti di una nazione con grandi industrie del terziario. Nel senso che la grande industria è più regolamentata delle imprese artigiane con la diretta conseguenza che le morti lavorative interessano maggiormente quei paesi che prediligono un'economia basata sulle PMI.

Ed il Testo Unico non è stato varato sulla spinta dei giornali bensì all'indomani del disastro alla Thyssenkrupps. E non solo non è "applicabile" a discrezione del datore di lavoro, ma è obbligatorio che il datore di lavoro stesso segua corsi di formazione con l'obbligo di firma per la presenza.

Da buon italiano all'estero, sei il peggior detrattore del nostro paese. Evviva l'Italia, mandolino, pizza, mamma e mafia...

Anonimo ha detto...

Per ué

in generale, dopo aver letto tutto il thread, sembra che tu voglia trovare necessariamente un nesso tra fobia e trauma subìto.

Al contrario, vorrei far capire che non c'è alcuna correlazione fra la diffusione di una fobia, o di una semplice antipatia per numerose specie animali ― i ragni, gli imenotteri, i cervi volanti (non nel senso di aquiloni), i serpenti, i pipistrelli, i topi, i lupi ― e il reale pericolo per la propria vita, o anche semplicemente per la salute.

Le farfallone nere credo che siano innocue, ma se te ne ritrovassi una appollaiata sulla spalla, come reagiresti?

Non ho memoria di una fase della vita in cui avevo paura di insetti o animali piccoli in genere. Li ho sempre considerati alla stregua di oggetti ornamentali, come un soprammobile di scarso valore.

Anonimo ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Anonimo ha detto...

Per Stupidocane

Ma c'è anche un altro fattore di cui tenere conto, ossia l'impianto produttivo italiano, fondato su migliaia di microimprese che espone i lavoratori a rischi ben più alti di una nazione con grandi industrie del terziario. Nel senso che la grande industria è più regolamentata delle imprese artigiane con la diretta conseguenza che le morti lavorative interessano maggiormente quei paesi che prediligono un'economia basata sulle PMI.

Mah, io risiedo in Danimarca, un Paese che non ha mai avuto né l'Ikea, né la Volvo, né la Saab, né la Scania, né la Ericsson... insomma, a differenza della vicina Svezia, qui le piccole e medie imprese sono la regola. Eppure la percentuale di incidenti mortali sul lavoro non è allarmante.

Ed il Testo Unico non è stato varato sulla spinta dei giornali bensì all'indomani del disastro alla Thyssenkrupps.

Ottimo esempio. Innanzitutto, visto quanto scritto poche righe sopra, par di capire che la ThyssenKrupp sia una delle tante PMI nelle quali la sicurezza è più difficile da introdurre. E poi, è consolante sapere che per una legge seria sulla sicurezza sul lavoro ci siano voluti sette morti carbonizzati. Fosse stata una pressione da parte dell'UE, sarebbe stato umiliante. Così, invece, è una vicenda edificante.

E non solo non è "applicabile" a discrezione del datore di lavoro, ma è obbligatorio che il datore di lavoro stesso segua corsi di formazione con l'obbligo di firma per la presenza.

Da buon italiano all'estero, sei il peggior detrattore del nostro paese. Evviva l'Italia, mandolino, pizza, mamma e mafia...


... E raccomandazioni.
Conosco i miei polli. Mi auguro come te che le misure del Testo Unico siano rispettate e funzionino a dovere, ma io ho ancora in mente gli effetti dell'introduzione della patente a punti, del Safety tutor, del divieto di vendita di alcolici ai minori di anni 16. Esaurito l'effetto novità, son stati rispettati?

Turz ha detto...

Temo che il Testo Unico venga usato da molte aziende per sopperire alla penuria oggetto di questo articolo.

JohnWayneJr ha detto...

Quale fobia? Quella delle Econome Domestiche furiose per battute infelici fatte su questo post?

Quella non è una fobia, è una paura razionale e reale dettata dal buonsenso e dall'esperienza (e come vedi, ho smesso di scavare: quelle due battute che tu hai scambiato per il fondo, sono appena sopra la mia superficie!)

Stupidocane ha detto...

Riguardo al Testo Unico no, non viene usato come da oggetto. E' stato ben studiato di modo da far produrre una buona mole di documenti rintracciabili, quindi carta canta. Grazie a questa legge, ora c'è un responsabile della sicurezza in ogni azienda, che deve rispondere in prima persona dei suoi dipendenti, sia civilmente che penalmente. In poche parole, bisogna sperare che non succeda mai nulla, altrimenti, in caso di non osservanza delle regole di sicurezza descritte nella legge, la pena è il carcere.

martinobri ha detto...

per non parlare di una specie di farfalle enormi, dalle nostre parti chiamate "'e cape 'e mort'"

Acherontia atropos?"

Non so, dovrei vederla ad ali spiegate, se è grande circa quanto un pipistrello, si!


Eccola. E' soprannominata così per il disegno sul torace:
http://www.linnea.it/lepidoptera-farfalle-falene/acherontia-atropos.php

Yari Davoglio | Cronache dal '900 ha detto...

Grazie martinobri,

ora che vado a letto avrò gli incubi per via del tuo link! Io ODIO le farfalle!!! :(

Anonimo ha detto...

Per Yari Davoglio

Grazie martinobri,

ora che vado a letto avrò gli incubi per via del tuo link! Io ODIO le farfalle!!! :(


Accidenti, un articolo sui problemi della carta igienica corredato di foto spiritosa ha messo a nudo tutte le debolezze dei commentatori abituali. Le fobie fra gli scettici allegri pare siano diffusissime. :-)

L'economa domestica ha detto...

@ Accademia dei pedanti

Accidenti, un articolo sui problemi della carta igienica corredato di foto spiritosa ha messo a nudo tutte le debolezze dei commentatori abituali. Le fobie fra gli scettici allegri pare siano diffusissime. :-)


Scettici allegri maschi, prego 8)

Anonimo ha detto...

Per L'economa domestica

Accidenti, un articolo sui problemi della carta igienica corredato di foto spiritosa ha messo a nudo tutte le debolezze dei commentatori abituali. Le fobie fra gli scettici allegri pare siano diffusissime. :-)

Scettici allegri maschi, prego 8)


Soprattutto maschi, sì. Ma anche ué è una donna, e ha dichiarato una certa ripugnanza per una grossa farfalla.

L'economa domestica ha detto...

@ Accademia dei Pedanti

Mannaggia, allora lo scettico allegro medio tende ad avere fobie?

oui, c'est moi ha detto...

Per martinobri:
"Eccola. E' soprannominata così per il disegno sul torace:
http://www.linnea.it/lepidoptera-farfalle-falene/acherontia-atropos.php"

No, non mi sembra lei, quella era tutta nera, ma provo a cercare io una foto, comunque avete presente un piccolo pipistrello? (e dire che, invece, non ho paura dei pipistrelli...)

oui, c'est moi ha detto...

http://www.fotopics.it/cache_fotografia/chatta/foto_1818_700.jpg

Forse potrebbe essere questa, ma non ne sono tanto sicura, dipende dalle dimensioni: quelle facevano impressione più per la grandezza che per altro :-(

oui, c'est moi ha detto...

E che ne dite di questa?
http://www.naturamediterraneo.com/Public/data3/mazzeip/FPM_0927_n_E%20l_800.jpg_2006321232553_FPM_0927_n_E%20l_800.jpg

Brrrrrrrr!
Credo che non mangerò mai più le farfalle al salmone!

oui, c'est moi ha detto...

Anche questa non è niente male:
http://www.panoramio.com/photos/original/4411430.jpg

E mò basta perché mi è venuto mal di stomaco!

Turz ha detto...

Scettici allegri maschi, prego 8)

Considerando che l'80% degli scettici allegri è di sesso maschile, non c'è nulla di strano che anche le segnalazioni di fobie siano in proporzione (il che comunque sfata il mito dell'uomo forte che non ha paura di nulla).

L'economa domestica ha detto...

Interessante di questa sproporzione (penso che siano solo 3 o 4 le scettiche allegre che commentanto su questo blog).

Turz ha detto...

Per qualche strano motivo, che i coniugi Pease sicuramente saprebbero chiarire, le donne tendono a stare alla larga dai siti di informatica.
A parte le donne ESTx (e forse quelle ISTx, che però non commentano).

oui, c'est moi ha detto...

Turz, che hai detto?

Unknown ha detto...

Spero che uè mi perdoni, ma (se le dimensioni che indica non sono ingigantite dal terrore) credo che la farfalla sia la saturnia del pero: http://www.naturamediterraneo.com/saturnia/ , è la più grande farfalla europea, 17 cm di apertura alare per la femmina. E' splendida!

Quanto alla rilevazione delle fobie tra chi legge questo blog, io convivo pacificamente con i ragni, prendo in mano i serpenti una volta accertato che non siano vipere, mia madre ha sempre lasciato un frutto in cucina a disposizione delle vespe che entravano (e nessuno è mai stato punto), ma la vista di uno scarafaggio mi riempie di autentico orrore.

oui, c'est moi ha detto...

"credo che la farfalla sia la saturnia del pero: http://www.naturamediterraneo.com/saturnia/ , è la più grande farfalla europea, 17 cm di apertura alare per la femmina. E' splendida!"

Forse è lei, ma non ne esiste una specie più scura, quasi nera? Sul fatto poi che sia splendida, forse in foto, ma prova a ritrovartela svolazzare davanti alla faccia...

Yari Davoglio | Cronache dal '900 ha detto...

Ma lo fate apposta allora con queste foto! O_O Io per curiosità tendo a vederle, ma sapendo che sono farfalle evito, e faccio un grande sforzo, credetemi XD

Non potremmo parlare di miceti (con una "T")? Io sarei diventato un micologo, proprio per via dell'impressione che mi fece una farfalla in laboratorio di anatomia a scuola :P

Pax ha detto...

@Tutti

Ad occhio e croce quella bestia li' sul rotolo di carta igenica mi sembra un Huntsman Spider. Bestioline assolutamente innocue, anzi utili, specialmente contro i red-back spiders (velenosi per l'uomo)

Unica controindicazione il fatto che sono brutti come la morte e a prima vista, specialmente ravvicinata, ti spaventano di brutto.

Gente che se li e' trovati nella doccia, in macchina mentre guidavano (tipo uscire dalle bocche d'areazione dell'auto), sul letto...

Roba comune in Australia. :-D

Unknown ha detto...

@ué
"Forse è lei, ma non ne esiste una specie più scura, quasi nera?"

Non saprei, non sono un'entomologa, su google ne ho trovato immagini dal marrone al grigio (è una falena), anche grigio scuro, ma non lo definirei quasi nero, comunque sempre con gli occhi di pavone sulle ali.
Ho proposto l'identificazione perché è l'unica farfalla europea abbastanza grande da adattarsi alla tua descrizione, ma può darsi che sia stata ingigantita dall'orrore ;-).

"Sul fatto poi che sia splendida, forse in foto, ma prova a ritrovartela svolazzare davanti alla faccia..."

Vedi come è ingiusta la vita? a me piace e sono riuscita a vederne due esemplari in tutto, e tu che la detesti ne vedi quante (non) ne vuoi...

oui, c'est moi ha detto...

Per chiaraxyz:
una volta un ragazzo sulla spiaggia ce l'aveva appollaiata sulla t-shirt e non se n'era accorto: diciamo che, ad ali chiuse, gli copriva tutta la scapola...

Anonimo ha detto...

Per ué

una volta un ragazzo sulla spiaggia ce l'aveva appollaiata sulla t-shirt e non se n'era accorto: diciamo che, ad ali chiuse, gli copriva tutta la scapola...

Curiosità mia: era anche lui entomofobico, o è rimasto indifferente di fronte alla grossa farfalla? ;-)

Anonimo ha detto...

Segnalo, per chi ha paura dei ragni, e anche per chi no, questa notizia del Corriere della sera su un uomo denunciato perché teneva in casa tarantole, ragni pericolosi, scorpioni e soprattutto tartarughe azzannatrici. Mamma mia che impressione! come avrebbe detto Sordi. Le azzannatrici!

oui, c'est moi ha detto...

Per Accademia dei pedanti:
Non se ne accorse! :-)

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