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2016/12/20

Boldrini, bufale e “debunker di stato”: vediamo di capirci


Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora. Pubblicazione iniziale: 2016/12/20 5:41. Ultimo aggiornamento: 2017/01/06 12:30.

Da quando ho moderato un convegno sulle bufale a Montecitorio organizzato dalla Presidenza della Camera e sono stato citato dalla Presidente della Camera, Laura Boldrini, nel suo appello contro le false notizie che intossicano l’informazione, si è scatenata contro di me una notevole orda di, uhm, cordiali interlocutori come quelli mostrati qui sopra, che mi hanno rivolto alcune accuse piuttosto bislacche. Su Twitter sono arrivati personaggi spettacolari.

C’è gente che è andata persino a rivangare le mie preferenze informatiche ai lontani tempi di Windows Vista pur di trovare qualcosa su cui incazzarsi con me; altri che si sono accaniti per ore su una mia battuta sull’economia senza capire che era una battuta e come se litigare con me potesse cambiare le sorti del mondo e i loro tweet fossero l’ultimo baluardo contro i poteri forti. Gente convinta che twittare, e soprattutto twittare contro di me, sia come pigliar pallottole in guerra.

Link all’originale.


In confronto gli sciachimisti sono stati dei galantuomini impeccabili e meritevoli del premio Nobel. È stato molto educativo.

Siccome ripetere le stesse risposte alle stesse accuse è un tantinello noioso, lo faccio qui una volta per tutte, così ce le leviamo di torno e posso dare un link pronto in risposta ai futuri eroi di Twitter.


Sono diventato un debunker di stato, “arruolato” dalla Boldrini?


Link all’originale.
Risposta breve: LOL, no.

Risposta lunga: No. La Presidenza della Camera mi ha semplicemente chiesto di moderare una mattina di dibattito sulle bufale (fatto) e la Presidente Boldrini mi ha citato fra gli esperti che le daranno una mano nella sua iniziativa per contenere i danni causati dalle false notizie arruffapopolo e acchiappaclic. Tutto qui. Insieme a me la Boldrini ha citato Michelangelo Coltelli (Bufale un tanto al chilo), David Puente (Davidpuente.it) e Walter Quattrociocchi (CSSLab dell'IMT di Lucca).

Non sono stato arruolato, assunto, messo sotto contratto, messo a libro paga o iscritto al Nuovo Ordine Mondiale con una stretta di mano segreta e il sacrificio di una capra. La Presidenza mi ha chiesto informalmente se mi interessava collaborare a queste due specifiche iniziative e io altrettanto informalmente ho detto di sì, perché mi sembrano esperienze interessanti e potrebbero essere utili a molti.

Ma a parte queste due iniziative, sto andando avanti a fare il mio lavoro solito di giornalista informatico professionista che collabora da più di dieci anni con la Radiotelevisione Svizzera. Vivo da altrettanto tempo a Lugano dopo essere stato a lungo un contribuente tartassato del Fisco italiano (per questo ho lasciato l’Italia, dove arrivavo a stento a fine mese). Per cui le eventuali lusinghe della politica italiana mi lasciano del tutto indifferente. Finita questa parentesi, tornerò a fare quello che facevo prima.

Del resto, le menti migliori di Internet sanno che io sono da tempo immemorabile al soldo dei Rettiliani e della CIA, per cui prendere ordini da una Presidente della Camera sarebbe un abbassamento di grado, no?


Quanto mi pagano?


Link all’originale.
Zero. Nada. Niente. Non ho chiesto alcun compenso e la Presidenza della Camera non me ne dà. Mi rimborsa le spese di viaggio e basta; sono andato a Roma per questo incarico una sola volta e il resto della collaborazione si fa via Skype, Hangout e simili.

Non voglio che ci siano di mezzo dei soldi, perché altrimenti ci saranno i soliti diversamente furbi che diranno che faccio questo e quello per denaro. Lo dicono lo stesso, ma almeno posso dire loro che sono degli imbecilli che dicono balle.

Faccio debunking da anni non per denaro, ma perché mi piace farlo e spero di poter essere utile. Lo faccio perché mi preoccupa la marea di cazzate socialmente pericolose diffuse dai complottisti e dagli speculatori acchiappaclic, dentro e fuori dai giornali e dalle TV, spesso con la complicità consapevole o inconsapevole dei politici. Cazzate che per esempio fanno crollare le vaccinazioni, creano paure infondate e fanno arricchire i truffatori.

Sì, avete capito bene: non faccio debunking per i soldi. Anche perché ci si guadagna poco. Oltretutto fare debunking non è il mio lavoro principale: mi guadagno da vivere principalmente facendo tutt’altro (il traduttore tecnico brevettuale, se proprio volete saperlo). Questo mi consente di essere indipendente e di dire le cose come stanno anche quando ci sono di mezzo le bufale pubblicate da politici o dai giornali o dai canali TV. Se volete degli esempi, cercate le etichette giornalismo spazzatura o leggi idiote in questo blog.



Ti dai alla politica?


Grazie, no, non ci penso nemmeno. Moderare un convegno e fare una consulenza con la Presidenza della Camera non significa darsi alla politica. Se un chimico fa l’analisi delle acque potabili a Montecitorio, mica entra in politica. Inoltre collaboro con la Presidenza, ossia con l’istituzione, a prescindere da chi ricopre questo ruolo.

Ho accettato l’invito della Presidenza perché consente di far arrivare i concetti del debunking e la conoscenza dei meccanismi ingannevoli delle bufale a un pubblico molto vasto, che normalmente non verrebbe raggiunto via Internet e per questo è più indifeso. Quando David Puente ed io abbiamo smascherato una delle tante fabbriche di false notizie che lavorano per denaro, la notizia è finita su tutti i principali giornali, raggiungendo in un solo giorno alcuni milioni di persone, allertandole all’esistenza di questo fenomeno poco conosciuto. Questo è un risultato che non sarebbe stato possibile ottenere usando canali online tradizionali.

Forse è un gesto politico, in effetti, ma nel senso alto del termine: quello di rendersi utili ai cittadini.



Faccio il censore?


No, manco morto: io segnalo semplicemente i siti che pubblicano bufale (e lo faccio anche quando il sito è quello di Repubblica o del Corriere). Ma non li censuro e non voglio che vengano censurati: preferisco che gli utenti di Internet li possano vedere, riconoscere come bufalari e poi decidere se vogliono evitarli. Se vi raccontano balle, non volete saperlo?

In realtà di solito sono i siti stessi a censurarsi da soli quando si sentono sputtanati, come è successo per esempio per Liberogiornale o Repubblica.

Per darvi un’idea di quanto mi stia in odio la censura, tenete presente che io insegno a eluderla, sia in questo blog, sia nei corsi di giornalismo informatico che tengo per esempio per i colleghi della Radiotelevisione Svizzera.



Sto prestando il fianco a un attacco alle libertà di Internet?


Se vi sembra strano che ci sia di colpo tutto questo interesse per le bufale da parte dei governi e dei media tradizionali, non siete i soli. Non siete i soli a sospettare che si tratti di una manovra per avere consenso popolare per introdurre nuove forme di censura e controllo di Internet, oppure per dare la colpa delle false notizie agli utenti di Internet e distrarre da un fatto fondamentale: i più grandi propagatori di balle sono i media tradizionali, per incompetenza o per calcolo, come ho segnalato tante volte in questo blog.

Programmi di panzane totali come Voyager o Mistero non sono video fatti da acerbi Youtuber: sono produzioni professionali delle reti televisive mainstream. E raggiungono, ad ogni puntata, un numero di persone che fa impallidire qualunque sito Internet. I siti di giornali come il Corriere ospitano pagine come quelle di Flavio Vanetti, per il quale ogni tafano che passa davanti all’obiettivo è un disco volante che arriva dal Pianeta Papalla. Agenzie di stampa come ADNKronos pubblicano idiozie come gli articoli che promuovono il “respirianesimo” (l’idea suicida di vivere senza cibo, “nutrendosi” solo di aria e sole), dando loro autorevolezza e credibilità.

Sono ben consapevole del fatto che la segnalazione dei siti che pubblicano bufale per denaro può essere strumentalizzata come giustificazione per tentativi (stupidi) di censura o schedatura degli utenti. Per questo non perdo occasione, come è successo anche al convegno di Montecitorio, per ricordare che questo non è un problema di Internet: è un problema dei giornalisti avidi di scoop e sensazionalismi, che ci sono anche nella carta stampata, alla radio e alla TV. E lì possono fare assai più danni di quanto si possa fare su Internet.



Perché non debunko questa o quell’altra cosa quando me lo chiedono?


Perché non sono una scimmietta ammaestrata che fa lo spettacolino a comando. Come ho già detto qui sopra, non sono pagato per fare debunking: è una passione, per cui decido io se mi va di farlo e a quale argomento dedicarmi. Non perdete tempo a scrivermi dicendo “Debunkami questo!”. E tenete presente che mi occupo solo di vicende concrete, non di opinioni.

Quindi è inutile (e anche piuttosto stupido) insinuare che non debunko una certa storia perché non voglio dare contro il potente di turno che è coinvolto. Se non lo faccio, è semplicemente perché:

a) non ho tempo: sto lavorando ad altro e il debunking non è il mio lavoro principale
b) il tema non mi interessa
c) è al di fuori del mio campo di competenza
d) non è una faccenda importante.

Fra l’altro, non sono mica l’unico debunker al mondo: ce ne sono molti altri, più bravi di me. Potete benissimo rivolgervi a loro.


Ma chi sono io per fare il debunker? Che titoli ho?


C’è chi s’inviperisce perché non ho una laurea apposita per fare debunking (sono diplomato in lingue, se ci tenete a saperlo; ho iniziato a lavorare come traduttore ancora prima di diplomarmi) dimenticandosi che non esiste una Facoltà di Debunking e che quindi lamentarsi che non ho titoli per fare debunking è una stupidaggine. Io ho oltre vent’anni d’esperienza nel settore, ho lavorato con alcuni fra i più grandi esperti del campo e comunque mi appoggio sempre a esperti degli specifici argomenti di cui mi occupo. Se avete di meglio da offire, fatevi avanti.


Ma il mio account Twitter è pieno di follower falsi perché li ho comprati?


Figuriamoci se ho tempo, voglia o bisogno di comprare follower. I fake sono un problema diffuso di Twitter: si attaccano spontaneamente agli account popolari e non ci sono metodi sicuri per filtrarli automaticamente (se ne conoscete, sono tutt’orecchi).

Comunque secondo il test che cito qui (e che ho commissionato io a Twitteraudit) il 56% dei miei follower è reale. Anche togliendo il 43% di falsi, mi restano 181.000 follower reali. È un problema?

Un criticone, @Frangit2000, ha insinuato pubblicamente questa balla dei fake, così ho chiesto ai miei follower di scrivergli educatamente spiegando che non erano fake. La risposta dei follower è stata epica: sono ormai giorni che @frangit2000 è sommerso di tweet individuali che gli dicono “non sono un fake”. Non so come ringraziarvi.


Ma perché me la prendo solo con le bufale del partito X e trascuro quelle del partito Y?


La cosa buffa è che vengo criticato dai twittatori di destra perché non faccio debunking sulle bufale della sinistra e dai twittatori di sinistra perché non debunko le cazzate di destra. Mai una gioia.

In tutti i miei anni di debunking ho cercato di non sottolineare l’affiliazione politica dei vari esponenti di cui verificavo le affermazioni, per cui faccio un po’ fatica a stilare un elenco di bufalari di destra, di centro e di sinistra: ne trovate un elenco parziale qui sotto. Se mi potete dare una mano sfogliando il Disinformatico e segnalandomi altri esempi, ve ne sarò grato.

– Italo Sandi, deputato dei Democratici di Sinistra, 2003 (scie chimiche)
– Piero Ruzzante, deputato dei Democratici di Sinistra, 2003 (scie chimiche)
– Severino Galante, deputato dei Comunisti Italiani, 2005 (scie chimiche)
– Davoli, Uras e Pisu (consiglieri di Rifondazione Comunista), 2006 (scie chimiche)
– Beppe Grillo, 2006 (cellulari cuociuova)
– Gianni Nieddu, senatore dell'Ulivo, 2006 (scie chimiche)
– Amedeo Ciccanti, senatore dell'UdC, 2007 e 2009 (scie chimiche)
– Katia Bellillo (deputata dei Comunisti Italiani e già ministro agli Affari Regionali e alle Pari Opportunità), 2007 (scie chimiche)
– Beppe Grillo, 2008 (Biowashball)
– Sandro Brandolini, deputato del Partito Democratico, 2008 (scie chimiche)
– Antonio Di Pietro, deputato dell'Italia dei Valori, 2008 (scie chimiche)
– Antonio La Forgia, Alessandro Bratti e Manuela Ghizzoni (Partito Democratico), 2009 (scie chimiche)
– Oskar Peterlini, senatore del Südtiroler Volkspartei, 2009 (scie chimiche)
– Domenico Scilipoti, deputato di Iniziativa Responsabile, 2011 (scie chimiche)
– Giuseppe Vatinno, deputato di Italia dei Valori, 2012 (interrogazione parlamentare sugli UFO)
– Roberto Zaffini (Lega Nord), 2013 (scie chimiche)
– Paolo Bernini, deputato Movimento 5 Stelle, 2013 (chip sottopelle segreti)
– Carlo Sibilia, deputato Movimento 5 Stelle, 2014 (negazione degli sbarchi sulla Luna)
– Bartolomeo Pepe (senatore, gruppo Grandi Autonomie e Libertà), 2016 (antivaccinismo)

201 commenti:

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puffolottiaccident ha detto...

@Martinobri

Fortuna che Daphne Rosen è perito elettronico, perchè se invece era architetto allora oltre al titolo bisognava metterci anche i prefissi cyber, mega, orochi e turbo.

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