Cerca nel blog

2018/11/23

Dataland: ecco come fa un grande magazzino a sapere che tua figlia è incinta. E a saperlo prima di te

Il 21 novembre (mercoledì) la Radiotelevisione Svizzera di lingua italiana ha trasmesso Dataland, una diretta speciale nazionale dedicata al fenomeno dei big data e dell’intelligenza artificiale.

Ho avuto il piacere di parteciparvi insieme a Giovanni Buttarelli (garante europeo per la protezione dei dati), Christa Rigozzi (miss Svizzera 2007), Luca Maria Gambardella (direttore dell’Istituto Dalle Molle di Lugano), Jean Christophe Gostanian (direttore Kindercity e titolare di Avatarion, che ha creato il robot Pepper presente in studio), Francesca Rigotti (filosofa), Olivio Lama (portavoce di Santé Suisse), Dario Bellicoso (ricercatore dell’ETH di Zurigo) con il robot quadrupede Anymal, e tanti altri ospiti in studio e in collegamento. Potete rivedere la serata qui insieme alle sue informazioni di contorno.



I documentari inclusi nella serata hanno esplorato le grandi questioni di privacy e di democrazia che ruotano intorno alla raccolta massiccia di dati personali effettuata da aziende e governi. L’esempio cinese, con il suo “punteggio sociale”, è particolarmente inquietante e sembra preso di peso da una puntata di Black Mirror. E le demo dei robot, fatte in diretta col rischio che fallissero, sono state notevoli. Per non parlare dei due megaschermi mossi con precisione dai bracci robotici giganti in studio.

Molti utenti non sono ancora consapevoli di quanto sia massiccia e profonda questa raccolta e di quali informazioni possano essere dedotte da dati apparentemente innocui. Uno degli esempi classici arriva da un articolo del New York Times del 2012, che racconta il data mining fatto dalla catena di grandi magazzini statunitense Target sugli acquisti fatti con le carte di credito, i buoni sconto, le mail e le visite al proprio sito:

Un uomo entrò in una filiale di Target nei dintorni di Minneapolis e chiese insistentemente di parlare con un responsabile. Brandiva dei buoni inviati alla figlia, ed era arrabbiato [...] “Mia figlia ha ricevuto questo nella posta!” disse. “Va ancora alle superiori, e le mandate buoni sconto per vestitini per neonati e culle? State cercando di incoraggiarla a restare incinta?”

Il responsabile non aveva idea di cosa stesse dicendo l’uomo. Guardò la pubblicità postale: era in effetti indirizzata alla figlia dell’uomo e conteneva pubblicità di indumenti premaman, mobili per camerette per neonati e foto di bimbi sorridenti. Il responsabile si scusò e poi richiamò qualche giorno dopo per scusarsi ancora.

Ma al telefono l’uomo era piuttosto imbarazzato. “Ho parlato con mia figlia” disse “E sono venuto a sapere che in casa sono successe cose di cui non ero ben consapevole. Mia figlia aspetta un figlio che nascerà ad agosto. Le devo le mie scuse.”

Come faceva Target a sapere della gravidanza? Semplice: i suoi analisti si erano accorti che c’erano una trentina di prodotti che, se analizzati insieme, permettevano di assegnare a ciascun cliente un punteggio di previsione di gravidanza: prodotti come integratori alimentari a base di calcio, magnesio e zinco o saponi non profumati.

Non solo: quest’analisi riusciva anche a prevedere la data approssimativa del parto, per cui Target poteva inviare pubblicità e buoni sconto su misura adatti alla specifica fase della gravidanza. Questa profilazione si rivelò così potente e inquietante per i clienti che fu necessario annacquarla inserendo nei buoni anche offerte di prodotti che non c’entravano nulla, in modo da non far spiccare troppo le offerte premaman.

Questo è il potere e il valore dei dati.

Nessun commento: