L’MP3 compie 20 anni

Il formato di compressione audio MP3, quello che ha permesso il boom della musica digitale attraverso i lettori audio portatili (ma anche tramite i primi circuiti peer-to-peer come Napster), ha vent’anni e il suo sviluppatore e proprietario, la Fraunhofer IIS, ha annunciato la fine del programma di licenza perché è obsoleto e sono scaduti i brevetti di decodifica (quelli di codifica scadono prossimamente).

Niente panico: i dispositivi, i siti e le applicazioni che usano il formato MP3 continueranno a funzionare, ed è anzi possibile che ci sia un boom del settore se la Fraunhofer decide di concedere l’uso libero della sua tecnologia. Molti non ci fanno caso, ma per usare il formato MP3 occorre (o meglio occorreva) pagare una licenza: non si tratta di un formato libero.

Il formato MP3 iniziò presso l'Università di Erlangen-Nuremberg: era particolarmente innovativo perché consentiva di ridurre drasticamente le dimensioni dei file audio senza ridurne eccessivamente la qualità. In un’epoca nella quale la memoria costava cara e quindi dispositivi mobili con giga su giga di memoria erano impensabili, la possibilità di poter mettere una dozzina di canzoni nello spazio normalmente occupato da un brano solo era rivoluzionaria.

In seguito sono arrivati altri formati, ancora più efficienti e con qualità superiori, i prezzi delle memorie a stato solido sono crollati e la disponibilità delle connessioni Internet veloci per dispositivi mobili ha reso possibile lo streaming che rende irrilevante la capienza dei dispositivi, ma l'MP3 resta onnipresente.
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Commenti (23)
Questo articolo mi ha fatto tornare in mente il mio primo lettore MP3 portatile. Un vero gioiello della tecnologia all'epoca, mi ricordo che costò un bel gruzzolo.

128 MB (mega) di memoria, il che significava una settantina di brani da 3-4 minuti l'uno; un'enormità rispetto all'oretta e spicci di un cd audio. E dato che funzionava anche come "archivio di massa portatile", bastava sacrificare qualche canzone per avere in tasca l'equivalente di una mezza dozzina di floppy.

La comodità di trasporto, poi! Era grande poco più di uno stick di colla, tutt'altra roba rispetto al lettore CD, e perfino rispetto al walkman. Poi consumava molte meno pile (sì, andava a pile)... e se ci mettevi una pila ricaricabile e lo collegavi a una porta USB, la pila si ricaricava! Sembrava fantascienza.

Fast forward al giorno d'oggi: sul telefono ho suppergiù 1300 brani, che occupano meno di un quinto della memoria disponibile al netto di SO ed app; inoltre, per il trasporto dei dati, ho sempre con me una penna usb da 64 GB (giga), più piccola dell'unghia del mio pollice (Sandisk Cruzer Fit).

Miseria, 'ste cose mi fanno sentire vecchio...
Paolo, secondo le mie info il formato MP3 fu sviluppato in Italia nel laboratorio di sviluppo di Telecom a Torino (wikipedia docet):

"Il Centro Studi E Laboratori Telecomunicazioni, in acronimo CSELT, è stato un istituto di ricerca torinese nel campo delle telecomunicazioni[1][2], il principale nel ramo in Italia e uno dei più importanti d'Europa e a livello internazionale[3][4][5].

Nato come centro di ricerca per l'intero conglomerato IRI-STET[6], l'autorevolezza del centro fu presto riconosciuta in tutto il mondo nella ricerca applicata, innovativa e spesso anche pionieristica, in molti settori delle telecomunicazioni, con particolare riguardo alla commutazione numerica, le fibre ottiche, le tecnologie vocali e la standardizzazione internazionale di protocolli e tecnologie (ad esempio, la nascita dell'mp3, ideata, promossa e coordinata dal centro[7], è forse il caso più noto al grande pubblico)."
Per una trattazione divulgativa dei retroscena dello sviluppo del formato MP3 (in parallelo con la storia della pirateria musicale) consiglio "Free" di Stephen Witt. Un saggio documentatissimo ma avvincente come un romanzo.
Il 1997 è, secondo Wikipedia, l'anno in cui fu ideato l'acronimo MP3, ma lo standard esisteva già da prima.
Forse vale la pena di citare l'importante contributo italiano a MP3 da parte di Leonardo Chiariglione.
Su questa paternità di Chiariglione ho sempre avuto dei dubbi, nel senso di capire chi veramente ha fatto cosa. Infatti uno dei detentori del brevetto è la francese Thomson, assieme ai tedeschi dell'istituto Fraunhofer; almeno così si legge in giro.
Ma viste le diverse rivendicazioni ci devono essere sotto delle storie che sarebbe forse interessante capire.
Mi ricordo benissimo l'arrivo degli mp3.
Per quanto ormai mi ci sia abituato, personalmente non l'ho mai troppo amato come formato dato che, specialmente i primi anni, sentivo eccome la differenza della qualità tra questi file ed un CD normale.
Notare che la pagina di Wikipedia è stata modificata poco dopo il commento di C.R.:link

Che seguano il disinformatico e abbiano voluto "sotterrare" la bufala?

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Molti non ci fanno caso, ma per usare il formato MP3 occorre (o meglio occorreva) pagare una licenza: non si tratta di un formato libero.

Qui avrei una domanda... ma allora tutti gli .mp3 convertiti con i tantissimi software di conversione disponibili sarebbero illegali perché creati senza il permesso dello sviluppatore?

Perché dubito fortemente che un software open-source paghi una licenza per fornire una "cosa" proprietaria a milioni di utenti... di solito i codec proprietari vanno installati a parte e con licenze separate.
Ha ragione Silvano Marioni. Forse vale la pena di ricordare che il sito ufficiale dell'MPEG è http://mpeg.chiariglione.org/ (l'unico caso a me noto in cui il sito ufficiale di uno standard fa parte di un sito personale, le prime volte che l'ho cercato ero convinto che fosse un errore dei motori di ricerca), ed è stato uno dei fondatori del gruppo. Fraunhofer è uno dei detentori dei vari brevetti coinvolti nell'MPEG, in particolari per le parti audio e quindi per l'MP3. Secondo https://en.wikipedia.org/wiki/MP3 i relativi brevetti sono scaduti in Europa nel 2012.
Mi sono pentito di aver fatto conoscere l'MP3 a una mia amica (le avevo detto: Prendi l'automobile con la presa USB, in una chiavetta ci stanno migliaia di canzoni in MP3).
Ora ogni mese si presenta con la chiavetta e "Mettici il nuovo di... quella che fa... quello che canta... quelli in concerto a..." 8-o
Anche perchè le so scaricare con diversi bitrate. Di solito 256 KBps, che sono indistinguibili dall'audio originale.
Ingegner Chiariglione, hai inventato il formato più efficiente del mondo. Pure troppo!
@andy
No. Lo sviluppatore paga le royalty ai detentori del brevetto per poter inserire il codec nel programma di conversione. Dopodichè convertire un brano o un milione è irrilevante.
128 MB (mega) di memoria, il che significava una settantina di brani da 3-4 minuti l'uno; un'enormità rispetto all'oretta e spicci di un cd audio. E dato che funzionava anche come "archivio di massa portatile", bastava sacrificare qualche canzone per avere in tasca l'equivalente di una mezza dozzina di floppy.

Non voglio fare un discorso da nostalgico, tantomeno del tipo "una volta era meglio", ma fino a quando gli mp3 erano ospitati su supporti dalla capienza limitata, questi lettori rappresentavano un'ottima alternativa ai cd audio e musicassette e, allo stesso tempo, non modificavano il modo in cui veniva concepito e fruito l'ascolto della musica fuori casa.
Un cd rom riempito di mp3 (ovviamente a qualità massima) può contenere all'incirca 7-8 album, quindi non siamo poi molto lontani da quando si lasciavano nel cruscotto dell'auto 3 o 4 cassette/cd tra cui scegliere prima di mettersi in viaggio.

Ma con l'arrivo di chiavette e micro SD in grado di ospitare migliaia di brani, si è arrivati al punto per cui si va in giro con più musica di quanta potremmo mai ascoltarne. Non basta uscire di casa portandosi dietro "i dischi che ho voglia di ascoltare", ma anche "i dischi che POTREBBE venirmi voglia di ascoltare".
Risultato? Alla fine ci si porta dietro centinaia di album, ma poi bene o male ci si ritrova ad ascoltare sempre gli stessi oppure, ancora peggio, ci si affida al becero "random" che decide al posto nostro cosa farci ascoltare...che insieme al tasto "skip" sul volante (non sia mai che si debba fare troppa fatica per premere un tasto) ha fatto sì che molta gente disimparasse cosa vuol dire ascoltare un disco per intero.

Ovviamente non auspico un ritorno al passato, nè posso impedire che la tecnologia vada avanti...ma nel mio piccolo cerco di evitare che queste abitudini coinvolgano anche me. (E per questo ringrazio la mia Fiat Punto per non avere la funzione "random" integrata nell'autoradio di serie :D )
Coma hanno detto sopra, il formato MP3 fu BREVETTATO da Fraunhofer, ma le basi teoriche le ha poste lo CSELT (centro studi e laboratori di telecomunicazioni) una delle tanti punte di diamante italiane finite nella spazzatura..
Quello che posso citarvi personalmente è che ho conosciuto per lavoro molti personaggi del team CSELT di Chiariglione, e lo hanno sempre citato come "l'inventore dell'MP3".
Lo standard MP-3 (da non confondersi con lo standard MPEG-3: vedasi http://www.differencebetween.net/technology/protocols-formats/difference-between-mpeg-and-mp3/) e' stato un formato non libero; infatti distribuzioni come Ubuntu non supportavano il formato MP-3 almeno in forma diretta (in pratica bisognava utilizzare una distribuzione esterna per averlo).
Il formato MP3 (come pure molti dei suoi successori) utilizzano una compressione "lossy" ossia riducono le dimensioni del brano a scapito di una perdita di inofrmazione (ne consegue che avendo a disposizione un brano in formato MP3 non potrò' mai ripristinare l'originale); gli algoritmi sono tuttavia abbastanza "intelligenti" che la degradazione qualità' percepita dall'ascoltatore non e' pressoché' percettibile. A questo poi si aggiunge che la maggior parte della musica in streaming o scaricata non viene riprodotta in condizioni di alta fedelta'. Per avvertire la differenza fra un brano in formato MP3 ed in formato Raw (non compresso) bisogna avere un orecchio allenato e soprattutto un impianto ad alta fedeltà' istallato in un'appropriata zona d'ascolto (un audio filo vi dirà' che mettere lo stereo in salotto fra armadi e oggetti vari non e' proprio 'ideale). Detto questo anche se negli ultimi 20 anni la capacita' di immagazzinamento dei dispositivi sia decuplicato non vedo alcun interesse commerciale da parte dei vari provider di musica ( iTunes, Spotify ed altri) ad abbandonare un formato compresso a favore di un originale raw
Insisto, la situazione non è chiarissima. Sui brevetti Wikipedia dice: "La Thomson Consumer Electronics è proprietaria del brevetto MPEG-1/2 Layer 3 in U.S.A. e in Giappone" e poi c'è sicuramente l'istituto Fraunhofer.
Perché chi li ha "inventato" non ha il brevetto?
Perché una "eccellenza" è così eccellente da sparire dalla scena?
D'accordo che ci sono di mezzo i politici, quindi tutto è possibile ma sarebbe bello sapere i retroscena.
Ho sbagliato a scrivere, la qualità dell' Mp3 o Bitrate, si misura in migliaia di bit al secondo, cioè Kbps (non KBps).
Riguardo al già citato CSELT (oggi TILab) volevo solo aggiungere che dallo stesso è uscita Loquendo, una delle pioniere del Text To Speech, oggi utilizzato in moltissimi settori. Loquendo è stata poi, purtroppo, venduta all'americana Nuance... Venduta come tantissime altre eccellenze italiane.

È l'ennesima conferma di come in Italia le eccellenze ci sono eccome; aggiungerei la sonda Cassini, giusto per citare un'altra cosa a caso.
@MaurizioS
Per avvertire la differenza fra un brano in formato MP3 ed in formato Raw (non compresso) bisogna avere un orecchio allenato e soprattutto un impianto ad alta fedeltà' istallato in un'appropriata zona d'ascolto.

Quello che dici è fondamentalmente esatto, ma bisogna specificare un paio di cose:
1) il discorso è valido quasi esclusivamente per gli MP3 convertiti a 320 o, al massimo, a 256 kbps. In quei casi sfido chiunque, ascoltando un brano proveniente da un impianto stereo, un autoradio o un computer, a sapere se si tratta di un file loseless o un MP3, soprattuto senza avere la possibilità di confrontarlo con il brano originale
Ma con bitrate inferiori, la perdita di qualità diventa chiaramente percepibile anche senza aver mai sentito l'originale: si sente chiaramente che il suono è ovattato e compresso, come se uscisse da una musicassetta consumata. Purtroppo esistono alcuni figli di Satana che ascoltano e addirittura masterizzano MP3 a qualità 192 o 128, non rendendosi conto che sembra di ascoltare la musica attraverso un imbuto (per non parlare di quelli che riconvertono quei file a 320 pensando di poter recuperare la qualità perduta...poveri stolti!).

2) l'MP3 è un formato che si adatta perfettamente a generi come pop, rock e derivati, ovvero generi i cui brani hanno una gamma dinamica molto limitata. Difatti, all'interno dello stesso brano, non ci sarà mai una grande differenza tra le parti registrate a volume più basso (es. un intro di chitarra acustica) e quelle dove tutti gli strumenti suonano alla massima intensità, anche perchè sarebbe qualcosa che pregiudicherebbe l'ascolto.
Ma ci sono generi come la musica classica, dove è possibile passare ad un pianissimo suonato da un solo strumento, fino a un esplosivo fortissimo dell'intera orchestra. E in questi casi l'MP3, anche a massima qualità, può ridurre sensibilmente la differenza di volume e mangiarsi delle frequenze.
Diciamo che questo formato risulta "inoffensivo" soprattutto per quelle persone il cui ascolto della musica è già "compresso" in partenza, sia per il modo in cui viene registrata, sia per il modo in cui viene ascoltata.
@Replicante Cattivo
Perdonami ma quello che scrivi non mi torna affatto.
Non c'è nessun "effetto imbuto" in un MP3 a 192 Kbps ben fatto, e (sempre se è ben fatto) neppure a bitrate inferiori, purché non sotto i 128 Kbps.

Brani di qualsiasi genere, anche di classica e anche ad elevata dinamica, se compressi a soli 160 Kbps con bitrate variabile (VBR), qualità di compressione massima, joint stereo abilitato e filtro sotto i 10 Hz li puoi riprodurre anche in teatro a volume elevato e con grande piacere di ascolto. Davvero difficile che qualcuno abbia di che lamentarsi.
A me sta cosa "dell'inventore italiano del mp3" mi ha sempre fatto strano come quella "dell'inventote italiano di Google". Intendiamoci non è che lo penso perché "gli italiani sono incapaci" ma perché c'è di mezzo un brevetto.
@Replicante cattivo
Scusa ma non concordo con la tua affermazione che la compressione MP3 riduca il range dinamico. Gli algoritmi di compressione impiegati nello strandard MP3 non effettuato una compressione su altri effetti; per esempio eliminano frequente poco percepite dall'orecchio umano; più' precisamente filtra sfruttando il modello di percezione dell'orecchio. E' ovvio che più' spingi la compressione quindi più' diminuisci la bit rate più' il risultato di discosta dall'originale. Un'orchestra sinfonica ha molti strumenti e gli algoritmi si basa o anche sull'eliminazione di suoni adiacenti quindi in questo caso l'effetto e' più' marcato.
Inoltre la qualità e il range dinamico e' molto influenzato dal sistema di riproduzione, quindi con un riproduttore di bassa qualità' si annullano eventuali vantaggi di un file non compresso.
Ulteriori dettagli li ho trovati sull'articolo sottostante

http://audiophilereview.com/cd-dac-digital/how-much-does-mp3-affect-dynamic-range.html
Vi assicuro che quando ascoltate Enzo Carella (e chi è?) e le uniche tracce decenti che trovate sono i riversamenti da dischi in vinile degli anni '70/'80 scaricati come mp3 da YouTube, vi accontentereste anche di un 64 Kbps 😂
come cambiano le cose. MP3 sembrava che fosse il massimo del massimo e ora è storia. Ricordo quando andavo alle superiori, tutti stavano con 'sti lettori mp3...